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Casato - Betris (Parte 1)

Antichi riti rievocavano le potenze del male
ombre avvolgevano le terre dell’Arcano
il terrore regnava nei cuori.
Betris Whitehorse
apparve come un sole di giustizia
la sua spada divenne simbolo di fedeltà all’Imperatrice

Prologo

Stelle, un’immensità di stelle disseminate nell’oscurità che avvolge l’universo.
In quell’abisso, gelida piaga del cosmo che non contiene altro che masse vaganti e comete smarrite tutto sembra fermo, immobile.
Ma il custode che vede attraverso quegli occhi lascia mutare la prospettiva alla sua mente, dall’universo alle stelle al buio oscuro ogni cosa assume una forma e un significato preciso.
L’universo giace sospeso sopra il palmo della mano della DEA, la luce delle galassie diventano splendide Kioskas illuminate dalle fiamme di torce e fuochi, le stelle punti luminosi lontani chissà dove i loro abitanti: splendide Amazzoni, invincibili Guerrieri, abili esploratori, puri spiriti di Preghiera, potenti Maghi, sensibili artisti e lucrosi mercanti, pazienti e umili scrivani, misteriose Streghe.
Il custode di questa realtà nella saggezza dei suoi pensieri fa sì che il Libro Sacro detti il ritmo dei battiti del Cuore di Arcano.
Lentamente le Kioskas si popolano di personaggi, i loro cuori si uniscono a quello delle terre dell’Arcano fondendosi in un'unica anima.
Ogni cosa inizia a prendere forma, ogni forma inizia ad avere un nome, ogni nome ha una storia propria, ogni storia ha i suoi fatti che la ricordano e … questi sono quelli che riguardano la nascita dei Guerrieri di Betris.


Capitolo 1

Erano i tempi dell’orrore e del terrore sulle magiche terre dell’Arcano, la sete di potere e di ricchezza degli Hammers aveva portato nuovamente quelle terre a varcare i confini della vita e della pace per entrare nel regno della morte e della guerra.
Dopo la Notte dei Limoni Neri, Arcano stava conoscendo ora un periodo ancora più oscuro e terribile che ne scuoteva le sue fondamenta fino ai più profondi segreti custoditi nel giardino del Saggio Custode.
Scendendo da nord a sud il fiume Kruill, come un giudice severo, era diventato il confine tra i due eserciti che rivendicavano il controllo di quelle terre misteriose.
Alla sua sinistra le leali armate amazzoni di Nimira che governava seguendo la tradizione secondo la volontà del popolo e combattevano percorrendo le nobili vie dell’onore e della giustizia, alla destra invece un nuovo potere si stava organizzando sotto la pressione esterna della Global Detector, una Multinazionale degli Stati dell’unione, interessata ai ricchissimi giacimenti della preziosa miara.
In principio l’esercito dei nemici di Nimira era composto da semplici ribelli, sbandati e senza guida, ma la sete di potere stava risvegliando ancestrali appetiti sopiti dal lento scorrere dei decenni nei cuori di alcune Madras che non riconoscevano più l’autorità dell’Imperatrice, celando le loro opere dietro il sorriso e la giustizia, ma tramando nell’ombra e con l’inganno.
La gravità della situazione e il precipitare dei fatti costrinse Nimira e il Consiglio delle Madras a prendere una forte e coraggiosa decisione: aprire le sue truppe anche agli uomini nascondendo per ora la terribile verità al popolo.
La notizia si diffuse rapidamente, gli scrivani instancabili e umili messaggeri portavano l’annuncio in ogni angolo delle terre dell’Arcano e la fiamma del coraggio, che ardeva sotto le ceneri delle conseguenze della notte dei limoni neri, ebbe un sussulto d’orgoglio riprendendo il suo antico vigore nel cuore degli uomini.
Valorosi combattenti, uomini che conoscevano i segreti della natura e l’arte della guerra, iniziarono a giungere dalle profonde terre del nord ricoperte dai ghiacci, dai lontani confini da dove sorgeva il sole, tutti animati da un solo desiderio: sconfiggere i nemici dell’Imperatrice Nimira.
La Kioskas di Madras Kolise fu la prima ad essere scelta dall’imperatrice per organizzare in eserciti regolari quella massa di uomini che incessantemente continuava ad arrivare e fu creato il primo gruppo armato composto di soli uomini: i Guerrieri di Ardes.
Licht fu tra i primi Uomini ad entrare nelle truppe di Nimira, ma gli uomini che per troppo tempo avevano represso il loro istinto di guerra continuavano ad arrivare come un fiume in piena e presto le truppe di quel primo corpo furono talmente numerose che Nimira, per dare una migliore organizzazione, creò i guerrieri di Betris il cui comando fu assegnato a Licht.
Questa decisione diede ancora più lustro al coraggio e alla saggezza dell’imperatrice per il fatto che Licht non era nato nelle terre di Arcano ma veniva dagli Stati dell’Unione e lavorava per quelli che ora erano la causa di questa nuovo periodo di orrori, la Global Detector.
A questa decisione di Nimira ne seguì presto un'altra molto importante: Kolise fu chiamata dall’imperatrice al palazzo imperiale come prima consigliera e il ruolo di Madras nella Kioskas fu assegnato a Klara.


Capitolo 2

Erano giorni duri e pesanti per l’esercito di Klara: la posizione della sua Kioskas, vicino al Kruill, la rendeva soggetta ai continui scontri con i ribelli e la stanchezza era ormai l’abituale compagna di amazzoni e guerrieri.
Come tutte le notti Licht poteva concedere solo poche ore di riposo alle sue membra e anche quella sera andò a riposare a notte fonda.
Il sole non era ancora sorto quando un colpo, ancora un altro, si abbatterono possenti alla porta della sua capanna.
Si tirò su dal letto, stancamente, appoggiando il peso del suo corpo sui gomiti e diede una schiarita alla sua voce:
“Accidenti, vuoi buttarmi giù la casa?“ gridò per farsi sentire da chi bussava.
“Sbrigati ad aprire!” urlò forte la voce di donna da fuori.
Sembrava un ordine.
Un attimo dopo Licht, con la mente ancora impastata di sonno, realizzò che lo era davvero quando dalla voce riconobbe Maila, l’ufficiale amazzone che attendeva direttamente da Klara.
“Arrivo, arrivo … eccomi …” e aggiunse più piano sottovoce, sbuffando per non farsi udire dall’amazzone: “Che diamine vorrà questa cornacchia a quest’ora?”.
Alzandosi in fretta dal letto sentiva il dolce e caldo tepore delle coperte appena lasciate abbandonare il suo corpo, avvolto dal pungente abbraccio della fredda aria presente nella stanza.
Infilò velocemente i pantaloni, si mise la camicia abbottonando in modo disordinato solo due bottoni e scalzo raggiunse la porta.
Licht pensò dentro di sè che non doveva avere un bell’aspetto a giudicare dall’espressione che aveva la donna mentre lo squadrava da capo a piedi.
“Klara ti deve parlare” annunciò la voce dell’amazzone in tono perentorio e osservando la sorpresa sul viso di Licht urlò: “SUBITO!”
“Ehm… “ Licht emise un piccolo colpo di tosse abbozzando un lieve sorriso e con gli occhi indicò i suoi piedi scalzi.
“Pensi sia una giustificazione per continuare a perdere tempo?“ lo rimbrottò duramente l’amazzone.
Eccola davanti a me, pensava Licht, la guerriera perfetta solo ordine e disciplina... e così decise di non continuare con osservazioni ironiche come ad esempio farle notare che il sole si doveva ancora alzare all’orizzonte.
Ma Licht si sbagliava, Maila infatti era riuscita con un notevole sforzo di volontà a nascondere i suoi pensieri dietro la dura scorza di amazzone non appena lo vide apparire sulla soglia.
Era un uomo alto e robusto, dalla recondita bellezza, che veniva esaltata dai lineamenti marcati, ma addolciti da profondi ed intensi occhi marroni che lasciavano intuire la generosità del suo animo.
La corporatura robusta acuiva la sua mascolinità, le forti braccia, le mani grandi ma gentili lo rendevano piacevole allo sguardo.
Dalla camicia male abbottonata l'amazzone poteva intuire il disegno dei suoi pettorali, che scendevano su addominali ben scolpiti, ma non troppo accentuati.
La barba incolta e l'espressione assonnata completavano il quadro di un uomo che emanava virilità in ogni sua manifestazione e movimento.
Scosse il capo, come per svegliarsi, ed i capelli neri, che scendevano fin sopra le spalle, si mossero sull'ampia fronte, mentre un sorriso lasciò trasparire la perfezione dei denti, bianchi come l'avorio, degna cornice di un viso che difficilmente passava inosservato.
Era rientrato in fretta nella stanza, infilò le calze di lana, calzò gli stivali, si aggiustò la camicia e mentre usciva afferrò la giacca appoggiata sullo schienale della sedia e dopo aver chiuso la porta alla sue spalle fissò l’amazzone:
“Sono pronto, vogliamo andare?” le disse Licht.


Capitolo 3

Maila sembrava essersi ripresa dal fascino che emanava Licht, “Pronto? Vestito così più che un Comandante sembri un …” quindi, interrompendo il discorso si girò sui suoi tacchi e si avviarono agli alloggi di Klara.
Con passo veloce uscirono dal rione di Betris e iniziarono ad attraversare la piazza dei mercanti dove salutarono la carissima Asiram che con Tino stava preparandosi al suo solito giro mattutino nel bosco, alla ricerca di erbe e frutti da rivendere poi al suo negozio.
Giunti al centro della piazza girarono a destra entrando nel quartiere dove erano gli alloggi di Klara e in pochi secondi furono davanti al palazzo della Madras.
Le amazzoni di guardia scattarono sull’attenti e Licht non poté fare a meno di sorridere nel vedere tanta disciplina ma un'occhiataccia di Maila gli fece subito sparire il sorriso dalle labbra.
Oltrepassarono l’enorme portone che dava accesso agli alloggi della Madras, percorsero un breve corridoio non molto ampio che terminava davanti ad una porta finemente intarsiata.
Maila bussò e senza attendere risposta entrarono, fermandosi al centro dell’ampia stanza in silenzio. Subito dopo un leggero rumore di passi annunciava l’arrivo di Klara che si materializzò dopo pochi attimi davanti ai loro occhi:
“Buongiorno Licht” gli disse, mentre con il viso fece segno all’amazzone di uscire.
“Buongiorno Klara, cosa è successo?” rispose Licht, andando subito alla ricerca del motivo per cui era stato convocato con urgenza a quell’ora del mattino.
“Il comandante del corpo di guardia ha scoperto che due guerrieri di Betris non erano al loro posto, li stanno ancora cercando, hanno girato tutta la Kioskas senza trovarli e stiamo pensando ad una diserzione“.
Quella parola, diserzione, fu come un pugno nella bocca dello stomaco per il valoroso guerriero, lasciandolo per un attimo senza respiro e quasi smarrito nei pensieri della sua mente:
“Impossibile Klara, i miei ufficiali si sarebbero accorti di una simile idea nella testa dei loro uomini“ disse Licht con una stizza di rabbia, cercando di ribellarsi a quell’idea infamante per il corpo dei guerrieri di Betris.
“Licht, ora non dirmi che i tuoi ufficiali sanno leggere i pensieri nei cuori dei loro uomini?”
“Sì Klara, ne sono capaci“ rispose fermamente, convinto di quello che diceva.
“Va bene Licht, non è questa la questione, ma il fatto che due uomini hanno abbandonato il posto di guardia e ora non si trovano.”
“Come tu desideri Klara, parteciperò io stesso alle ricerche” disse Licht anticipando l’ordine della Madras che approvando con una rapida mossa del viso, alzò la sua mano per liberarlo dal colloquio. Uscendo dalla stanza Licht non poté fare a meno di notare il ghigno di soddisfazione sul viso di Maila, che era rimasta ad aspettarlo ben sapendo di cosa avrebbe parlato con la Madras.
Lo sguardo dell’amazzone sembrava che dicesse:“la disciplina è disciplina: e tu non sei in grado di comandare neanche te stesso”.
Licht sentì la rabbia scorrere nel suo sangue facendolo ribollire nelle vene, avrebbe voluto attaccarla al muro, respirò profondamente, cercando di mantenere il più possibile la sua proverbiale calma e con il sorriso sulle labbra le disse:
“Sai Maila, credo che non staresti male al posto di Morghul” e tirò dritto senza ascoltare gli ironici commenti che l’amazzone iniziò a recitare.


Capitolo 4

Licht, appena lasciato il palazzo di Klara, avanzava ora a lunghe falcate e con passo veloce, tra le vie ammantate di silenzio e assonnate del rione di Betris che stava concedendo le ultime stille di riposo ai suoi guerrieri, per raggiungere la capanna di UAIT BIR.
La porta era socchiusa, le nocche della sua mano quasi sfiorarono impercettibilmente il profilo esterno della porta.
‘Avanti!’ disse Uait.
La capanna di Uait, ampia e spaziosa, era già in ordine.
Sua moglie stava ora preparando il pranzo, mentre la sua adorata bimba stava dormendo in un angolo della capanna vicino al fuoco accesso del camino.
Licht alzò la sedia per scostarla dal tavolo senza fare rumore dopo che il suo grande amico l’aveva invitato a sedersi con un ampio gesto della mano.
Uait, infatti, immaginava che la presenza del suo comandante nella sua casa a quell’ora del mattino non lasciava presagire nulla di buono.
Licht raccontò brevemente quanto gli aveva detto Klara, ripetendo le stesse parole:.
”Impossibile, Betris non alleva traditori e codardi disertori” disse sottovoce UAIT, mentre i suoi pugni serravano l’aria.
“La stessa cosa che ho detto a Klara, ma sembra che l’evidenza ci dia torto. Quindi dobbiamo scoprire cosa è successo realmente“. Rispose Licht quasi volendo incoraggiare il suo amico.
Uait accarezzò il viso della sua bimba che serenamente era cullata dalle braccia di Morfeo, si avviò alla porta per uscire e diede un bacio sulla fronte di sua moglie, salutandola sulla soglia della loro capanna e insieme a Licht si avviarono verso la piazza dei mercanti che ormai era in piena attività e presero la via che attraversava dritta come la lama di una spada i quartieri di Vulkar e poi Mokada.
In breve arrivarono sul posto che dovevano presidiare i loro uomini e mentre Uait si mise subito a cercare tracce liberando il suo istinto di cacciatore, Licht iniziò a confabulare vivamente con il comandante Amazzone del corpo di guardia, per farsi raccontare nei dettagli quando e come si era accorto della scomparsa dei suoi uomini.
Licht lasciò l’amazzone e si diresse verso UAIT che ora silenzioso era assorto nei suoi pensieri mentre fissava alternativamente il bosco e il fiume Kruill, lasciando che fosse lui a parlare per primo una volta finito di leggere nel terreno.
“Sì Licht, sono scappati … di fretta verso il bosco, guarda …” disse molto lentamente Uait, indicando con l’indice della mano destra la terra ancora umida che portava impresse nella sua superficie le orme dei guerrieri “queste indicano che erano al loro posto e dalla profondità direi che ci sono stati per parecchio. Inoltre, dato che di profonde come queste non ce ne sono molte, significa che la guardia procedeva serena e tranquilla”.
Licht si abbassò per osservare bene la profondità delle tracce indicate da Uait, che ad un occhio anche esperto potevano sembrare uguali ma in realtà differivano dalle altre per delle frazioni di millimetro indicando così quanta abilità ci fosse in UAIT per studiare e leggere i segni della natura.
Licht si rialzò lentamente e rivolgendosi a UAIT:
“Sì, questo coincide con quanto mi ha detto il Comandante del corpo di guardia, la scomparsa l’ha denunciata dopo l’ultimo turno di ispezione; fino ad allora nei suoi giri non aveva notato nessun segno particolare …”.
Uait non lasciò terminare Licht e con lo sguardo fisso lungo il fiume Kruill riprese a parlare misurando sempre di più le sue parole:
“… ad un certo punto devono aver visto qualcosa, le orme qui sono più irregolari, fanno quasi violenza alla terra e … sono più marcate sulle punte“, iniziando a mimare il movimento di un uomo che cammina all’indietro quasi trascinando le punte dei piedi, “… qui si sono fermati, probabilmente erano spalla a spalla …”.
Licht ascoltava senza dire nulla l’analisi lucida e perfetta di UAIT, raccontata come se lui fosse stato presente alla scena appena descritta.
“Ma perché non hanno dato l’allarme allora?” disse Licht, formulando la domanda più a se stesso che a UAIT.
“Paura Licht, paura. Non so cosa abbiano visto ma erano terrorizzati a tal punto che non sono riusciti ad aprire bocca.”
Uait osservò Licht che aveva assunto un'aria preoccupata, e proseguì nel descrivere ciò che la fidata terra gli aveva raccontato, dei movimenti successivi dei due guerrieri che dovevano aver provato a tirare qualche colpo di spada che si era rivelato senza efficacia come se stessero combattendo contro un nemico invisibile fino ad abbandonarsi alla fuga ... verso la morte.
“Qui uno dei guerrieri ha gettato la sua spada prima di scappare e qualcuno l’ha raccolta …”
“Si Uait, l’ha presa il capo delle guardie e questo almeno indica che nessuno diserterebbe abbandonando la sua spada. Pensi li ritroveremo?” disse con aria seria e preoccupata Licht.
“…Ritrovarli, sì credo di sì, ma probabilmente morti ... caduti in qualche burrone o uccisi dai ribelli che non avranno creduto ai loro occhi quando hanno visto arrivare verso di loro guerrieri di Betris disarmati e terrorizzati. Vedi Comandante, non so perchè ma mi sembra che la cosa non sia casuale ma ci sia dietro un ben preciso disegno”.
L’analisi e i ragionamenti di UAIT andavano oltre gli eventi che si verificarono il primo pomeriggio quando gli esploratori riportarono i corpi senza vita dei guerrieri scomparsi pieni di graffi al viso e alle mani mentre ampie ferite da spade avevano devastato i loro corpi.
Ma era ancora presto perché Licht e Uait potessero intuire le effettive proporzioni di quello che sarebbe accaduto nelle settimane successive.


Capitolo 5

Le ombre della sera, avanguardia silenziosa della notte oscura con un cielo ricoperto di nubi nere e minacciose, stavano calando sulla kioskas ammantando con il suo scuro mantello tutte le cose e le forme di vita alimentando la paura e le promesse di morte della notte precedente nel cuore degli abitanti.
Solitari Hammers addetti all’illuminazione delle vie stavano accendendo rapidamente lumi e torce mentre il loro fumo nero lentamente iniziava a salire verso il cielo.
Il malessere era palpabile per le vie di Kolise, il mistero che avvolgeva la morte delle sentinelle poneva domande inquietanti nelle menti dei guerrieri e delle amazzoni mentre un pressante senso di angoscia attanagliava loro il cuore.
Klara dopo un breve confronto con Licht aveva ordinato di raddoppiare gli uomini e le Amazzoni di guardia, fece accendere nuove torce sui muri esterni di Kolise ogni venti passi invece dei consueti cinquanta credendo che ciò sarebbe bastato.
La notte trascorreva lenta, le minacciose nubi nere iniziavano a confondersi con la nebbia che lentamente avanzava dal bosco di Matek verso Kolise e proseguiva adagiandosi nelle vaste praterie oltre il Kruill mentre Licht e Uait stretti nei loro mantelli stavano rientrando ai loro alloggi dopo aver svolto l’ultimo sopralluogo e tutto sembrava essere a posto.
Mancava poco all’alba, la nebbia fitta e densa che si poteva tagliare con un coltello aveva avvolto Kolise e la visibilità era ridotta a meno di un metro.
Il sonno di Licht era stato un dormiveglia agitato e nervoso, sentiva nel suo cuore un'angoscia profonda, e visto che non poteva dormire decise di tornare a verificare la situazione personalmente. Come uscì dalla sua casa fu subito inghiottito dalla nebbia e si trovò costretto, anche se conosceva benissimo le vie, ad avanzare con passo lento.
Fu riconosciuto dalle Amazzoni che controllavano la porta Est di Kolise, superò il grosso portone costeggiando le mura della kioskas verso destra.
Fatti pochi passi udì un rumore cupo che assomigliava ad un grido soffocato, ma benchè non ne fosse sicuro accelerò il passo appoggiandosi con una mano alle possenti mura dove le torce lottavano contro l’umidità per rendere meno incerto il suo andare.
La fitta nebbia non gli permetteva di orientarsi ma sapeva che ormai mancavano poche decine di passi per arrivare al luogo di guardia dei suoi uomini.
Poco dopo la regolarità della fioca luce delle torce fu rotta in un punto, la distanza tra due fiamme era il doppio di quelle incontrate fino ad allora.


Capitolo 6

“Betris”, gridò il Comandante alla ricerca di una voce che rispondesse al suo grido, “Betris, Betris, Betris“ ripetè più volte non avendo ottenuto risposto la prima volta.
Nulla, nessuno rispondeva e così levò alto nell’aria, con tutto il fiato in corpo, il grido di allarme mentre tornando indietro di pochi passi recuperò la torcia dal muro a lui più vicina e iniziò a correre in avanti. Intanto il grido di allarme era stato raccolto dal posto di guardia più vicino e veniva affidato all’aria viaggiando da un posto di guardia all’altro.
In breve tutta Kolise fu sveglia e in piedi, grida concitate provenivano da ogni dove, guerrieri e amazzoni indossavano le loro uniformi, impugnavano le armi andando a posizionarsi ai loro posti, chi sugli spalti chi sulle torri.
Intanto Licht si stava rialzando dopo che la sua corsa era terminata inciampando su qualcosa appoggiato a terra e che non aveva visto, raccolse la sua torcia avvicinandola verso il luogo dove si trovava l’oggetto in cui era inciampato e vide il corpo inerme di un guerriero di Betris ai suoi piedi.
McQuire era il nome del guerriero che giaceva immobile, con il corpo rivolto verso l’alto e sul viso era disegnata una cerea maschera di terrore.
Licht piegato su quel corpo ferito a morte appoggiato sulla terra con il ginocchio destro, la torcia nella mano sinistra mentre con la mano libera appoggiata sul collo del guerriero cercava con calma di trovare un flebile segno di vita, ma le sue speranze svanirono presto.
Ad un tratto alle sue spalle un rantolo sommesso seguito da un flebile soffio di voce fece girare di scatto Licht che si alzò rapidamente in piedi mentre i suoi occhi cercavano nella nebbia e nell’oscurità, cercavano di capire il punto da dove arrivavano quei deboli suoni, avanzava lentamente in avanti alla sua destra con tutti i suoi sensi in allerta, quando improvvisamente vide una sagoma scura a terra che si muoveva e con uno scatto la raggiungeva.
Mentre si abbassava piantò con un colpo secco e deciso la torcia a terra vicino al viso del guerriero, che ora illuminato dalla tremolante luce permetteva a Licht di riconoscerlo: Melchiot.


Capitolo 7

Melchiot era uno dei più giovani guerrieri di Betris, tutti lo chiamavano Mec e lo consideravano, per via della sua età, il fratello minore da proteggere.
Non aveva ancora diciotto anni, i lunghi e lisci capelli biondi cadevano a cascata su un viso limpido e pulito con due occhi azzurri che lo illuminavano.
Alto e di corporatura robusta, ora quasi irriconoscibile anche agli occhi del suo comandante.
I rossi che coloravano le sue guance avevano ceduto il posto ad un tetro colore bianco, gli occhi sbarrati dalla paura sembravano pietrificati mentre il corpo era completamente irrigidito.
“Mec, Mec, mi senti?” disse Licht mentre lo sollevava con entrambe le mani per farlo respirare meglio, appoggiandone la testa al suo petto.
“Via … male…tto fant…asma via …” rispose il giovane con un filo di voce.
“Mec…, calma, calma , … sono Licht …”, il Comandante parlava al suo guerriero con voce calma e tono rassicurante accarezzando il suo viso per tranquillizzarlo, “stai tranquillo Mec, il tuo Comandante è qui e non c’è nessun altro”.
Licht sentì un fremito che attraversava il corpo del guerriero moribondo e subito dopo lo sguardo di Mec sembrò ritrovare la sua lucidità mentre un sorriso accennato distendeva il suo viso.
“Licht, Coman…”
“Non parlare Mec, non sforzarti” disse Licht stringendo a se il ragazzo che in quel momento reclinò il capo in avanti emettendo un sospiro profondo e l’ultimo alito di vita si spense per sempre in quel corpo mortale.
Poi tutto avvenne velocemente, Licht con gli occhi lucidi stava ora tornando ad ascoltare quello che accadeva intorno a Lui, decine di voci che urlavano eccitate e sovrapponendosi si confondevano tra loro, il rumore sempre più distinto dei passi indicava che Guerrieri e Amazzoni si stavano avvicinando.
Fu Uait Bir il primo a raggiungere al posto di guardia e a scorgere nella nebbia l’ombra del suo Comandante ancora inginocchiato a terra appoggiato con il busto sui suoi polpacci mentre teneva abbracciato il corpo senza vita di un uomo.
“Scopriremo cosa li ha uccisi, Licht” disse sottovoce Uait che si era avvicinato riconoscendo il corpo senza vita di Mec, e stava appoggiando una mano sulla spalla di Licht accentuando leggermente la stretta come per far ascoltare a Licht i suoi sentimenti.
Licht con gli occhi rossi e lucidi mentre una lacrima lasciava una striscia salata sulla sua guancia senza alzare lo sguardo rispose con un lento cenno di assenso del suo capo.


Capitolo 8

Nimira, consapevole del pericolo rappresentato dagli eserciti di Ylea, stava organizzando un nuovo corpo militare: la Guardia Imperiale.
Per realizzare ciò doveva reclutare amazzoni sia negli eserciti già costituiti sia tra la popolazione degli hammers e dar loro il necessario addestramento.
Chiese quindi a Klara e a Myrt, madras che avevano tutta la fiducia della giovane imperatrice, di pensare anche alla difesa della Kioskas imperiale.
La madras di Kolise e i suoi comandanti erano riuniti da quasi due ore nella sala del consiglio di guerra per discutere insieme le strategie e i compiti che ciascun esercito avrebbe svolto per contrastare l’azione delle Amazzoni nemiche e dei ribelli.
La sala del consiglio era una grande stanza quadrata, ampie e robuste colonne appoggiate alle pareti sostenevano la pesante struttura di legno color marrone chiaro su cui era stato realizzato il soffitto.
Al centro della stanza si trovava un grande e pesante tavolo di legno intorno al quale si erano radunati Klara e tutti i comandanti discutendo la posizione degli eserciti indicandola sulla grande mappa delle terre dell’Arcano posta sopra il tavolo.
Le amazzoni di Gana, dell’agile e scattante Nusuth, la più abile amazzone nei corpo a corpo e nelle azioni di guerriglia, e i guerrieri di Ardes dell’invincibile Signore dei Lupi grigi Raf Graywolf avrebbero agito nella fascia di corridoio tra Kolise e Klivia, il tratto di terre che dal Kruill si stendeva alla Kioskas Imperiale.
Gli esploratori di Vulkar guidati dall’esperto Dardel Tyrel unico tra tutti gli esploratori di Nimira a fregiarsi del titolo di Prima Guida insieme alle amazzoni di Mokada della più giovane ma già esperta Comandante Kethry avrebbero agito oltre il bosco di Matek per proteggere Nimira da eventuali attacchi da Ovest.
La difesa di Kolise e di Nimira da un eventuale attacco dalle terre del sud fu affidato alle truppe Amazzoni di Roka guidate da Diamante, il più esperto dei comandanti Amazzoni e dagli impavidi guerrieri di Betris guidati da Licht.
Invece da Klivia gli eserciti di Myrt avrebbero provveduto a difendere i territori a nord della kioskas imperiale.
Quando Klara iniziò a ripiegare la mappa congedando tutti i presenti chiese a Licht di restare per parlare delle misteriose morti dei guerrieri.


Capitolo 9

"... Fantasma, il mio guerriero ha pronunciato questa parola prima di morire" disse Licht a Klara alla fine del racconto dei tristi eventi che lo avevano visto protagonista la notte precedente.
"Magari nella nebbia, di notte, con la scarsa visibilità le ombre si possono confondere con degli spiriti ..."
"Klara! Non so cosa hanno visto e cosa ha ucciso i miei guerrieri, ma di una cosa siamo certi: non c'erano altre tracce di hammers oltre a quelle degli uomini di guardia."
Il tono deciso del comandante di Betris fece aumentare la preoccupazione della Madras per quella situazione.
Lei così razionale, sempre sicura di se e pronta a combattere contro spavaldi eserciti nemici, ora il senso d'impotenza che provava nel sentire che i suoi guerrieri morivano e non si sapeva cosa li uccideva, faceva vacillare la sua fiducia e le sue speranze.
Uno di fronte l'altra i due si guardavano fissi negli occhi mentre il silenzio li avvolgeva.
Licht capì il particolare momento della giovane madras e le disse senza staccare gli occhi dai suoi:
"Klara, tu sei il simbolo di questa Kioskas. Se Kolise e Nimira ti hanno scelto come guida è perché sapevano che quando sarebbero arrivati problemi, all'apparenza insormontabili e senza soluzione, tu li avresti superati. Sì, magari all'inizio ti avrebbero confuso, scoraggiato e magari ti avrebbero messo con le spalle al muro come in questo momento ... ma loro sapevano che avresti comunque vinto."
E un attimo prima che il silenzio tornasse a far sentire le sue mille voci nella mente della Madras, lei ritrovò le sue certezze.
"Sì ... grazie Licht. Dobbiamo scoprire prima possibile cosa sta accedendo, altrimenti questa situazione rischia di travolgere il morale dei nostri guerrieri e delle nostre amazzoni."
Licht annuì con un gesto del capo alle ultime parole di Klara e insieme uscirono dalla sala del consiglio e mentre Klara salutando Licht si dirigeva ai suoi alloggi, quest'ultimo abbandonò in fretta il palazzo della Madras.
Di una cosa era certo Licht, per capire cosa si nascondeva dietro la morte dei guerrieri occorreva indagare nella sfera spirituale delle Terre dell'Arcano.
Quando Licht arrivò nella piazza dei mercanti si avvicinò alla fontana e iniziò a sorseggiare la fresca acqua che usciva da una delle sue cannelle.
Finito di bere iniziò a raccogliere l'acqua nei palmi delle sue mani e mentre stava rinfrescando il viso udì una voce chiamarlo:
"Eila Licht, hai deciso di ubriacarti con l'acqua?"
La battuta fece girare Licht verso la giovane sacerdotessa che l'aveva pronunciata con un largo sorriso sul volto:
"Ah ah ah, non farti sentire altrimenti Berserk la prosciuga. Come stai Goldmoon?"
"Bene Comandante, tu invece mi sembri un po’ stanco?"
"Te lo ha suggerito la nostra Dea?"
"No, la mia vista Licht hi hi"
Licht interpretò l'incontro con la giovane sacerdotessa come la risposta della Dea Madre ai pensieri presenti nella sua mente.
"Gold, io non ho ancora toccato cibo, che ne diresti di andare a mangiare qualcosa da Kristal?"
"Sai che non rifiuto mai simili proposte, volentieri Licht"


Capitolo 10

Entrati nella Locanda, i due amici salutarono il Guerriero del Sacro Fuoco Gidan, che conversava amabilmente tenendo la mano con la sua dolce Xena e andarono a sedersi in fondo alla locanda vicino al camino spento.
Anche se Licht aveva cercato di apparire sereno e tranquillo, GoldMoon aveva capito che c'era qualcosa di terribile che turbava l'animo di Licht:
"Guarda, Licht, guarda com'è buffo Berserk, tutto sbrodolato di birra con lo sguardo avido sul prosciutto di cinghiale che ha in mano!".
In effetti vedere il possente guerriero appassionatamente abbracciato al cinghiale arrostito era uno spasso, tranne ovviamente per il povero animale.
"Ah ah ah, Gold riesci sempre a strapparmi un sorriso!"
"Ciao Berserk, non ti smentisci mai, eh?" disse sorridendo la Sacerdotessa, ma non ottenne nessuna risposta, se non un soffocato "compf.. ciao.. compf...".
Intanto all'occhio attento e vigile di Asiram non era sfuggito l'ingresso nella locanda dei due carissimi amici, ma soprattutto 'preziosi' clienti.
Quindi era scomparsa velocemente nelle cucine per avvisare la sua socia Kristal che preso un pezzo di pergamena e intinta la piuma d'oca nell'inchiostro era corsa al tavolo di Licht e Gold.
"Ecco i menu, amici", esordì Kristal con uno splendido sorriso,"vi consiglio l'Herbolata de Maio: oggi è veramente speciale!"
"Grazie Kris, ma io e Gold INIZIEREMO con l'Herbolata de maio, poi proseguiremo con le Pappardelle alla lepre e Braciole di bue alla Hammers. Va bene per te Gold?" rispose Licht che ben conosceva il sano e robusto appetito di Gold.
"Solo questo? Perchè non prendiamo anche il fritto di ricotta e il dolce?"
"Ti sei messa a dieta Gold?" disse il guerriero, sorridendo alla sua amica.
"Dai, vediamo se riesci a mantenere il mio ritmo: scommettiamo che non vincerai neanche stavolta Licht?"
Kristal prese le ordinazioni e mentre la sua mente contava già le preziose scaglie di Miara un largo sorriso illuminò il suo volto, ritirò i menu e andò in cucina a preparare l'abbondante e succulento pranzo.
Dopo un po' di minuti in cui parlarono di diverse cose che riguardavano soprattutto gli affari del tempio, Gold decise di venire al dunque.
"Senti Licht, non crederai mica che non ti abbia capito".
"E tu non crederai mica che ti abbia portato a pranzo solo per pagartelo" rispose il Comandante di Betris.
"Allora, si può sapere cosa ti succede?"
"Gold, cerco risposte."
"Mmh, amico mio, se posso aiutarti lo farò con tutto il cuore. Sei o non sei il mio compagno di forchetta?"
"Ah ah ah" Licht rispose con una sonora risata.
"A proposito di forchetta, ecco Kristal con la cena. Mi raccomando, non ti macchiare l'armatura come tuo solito. Hi hi hi!! Buon Appetito, Comandante."
"Anche a te, amica mia".
Mentre i due consumarono il pasto, Licht espose il problema alla Sacerdotessa, chiedendole cosa ne pensasse delle morti misteriose.
Gold guardò seraficamente Licht, e rispose: "Mi spiace, amico mio, non saprei cosa dirti, ma forse potrei indicarti qualcuno che potrà illuminare la tua ricerca. Prova a rivolgerti a Trillian la Strega.. sono sicura che ti darà le risposte che cerchi!"
Lo sguardo di Licht si fece interrogativo e le disse:
"Prima dici che non sai cosa dirmi, poi dici che Trillian saprà darmi sicuramente risposte, cosa non mi vuoi raccontare Gold?"
"Una notte Licht ero fuori al tempio, stavo aspettando una mia sorella per andare ... ehm ... da una parte come altre volte hihihi, ma lei tardava ad uscire dalla sua cella. Ad un tratto un'ombra furtiva attirò la mia attenzione e decisi di seguirla. L'ombra arrivò alla cella di sorella Hash, entrò dentro. Io pensando a qualcosa di pericoloso, hihihi, mi avvicinai e mi misi ad origliare. Non capii molto e poi avevo da fare ma riuscii a capire che l'ombra era Trillian ed era venuta per consegnare alla Somma il Sacro Libro dei Misteri delle terre dell'Arcano. Quindi caro Comandante o la risposta sta in quei Libri come io penso, oppure ... beh in questo caso ti ho sfilato un pranzo... he he he"
Licht si alzò, guardò la raggiante Sacerdotessa e disse: "Grazie, Gold, seguirò il tuo consiglio: in cambio tu potrai finire il mio pasto... non ce la farò mai a mangiare quanto te! La prossima volta per vincere farò nascondere Bers sotto il tavolo"
I due scoppiarono in una grassa risata.
GoldMoon si alzò e abbracciò con affetto il suo caro amico sussurrandogli in un orecchio: "Buona strada Comandante e fai attenzione, da quello che mi hai detto non credo sia una strada facile da percorrere".
Licht lasciò una manciata di scaglie di Miara sul tavolo e uscì velocemente dalla Locanda.


Capitolo 11

Quando si fermò davanti alla casa di Trillian sperava con tutto se stesso di trovarla in casa.
Chiamò ad alta voce la strega o forse credeva di averlo fatto visto che nei suoi pensieri c’era solo una cosa, risolvere il mistero di tutte quelle morti.
Non udendo risposta, meccanicamente spinse in avanti la porta e si affacciò sulla soglia guardando dentro l’alloggio della Maga.
Appena in tempo per vedere l’agile corpo di Trillian che si lanciava in volo nell’aria come un angelo vendicatore con il braccio destro disteso in avanti e la mano aperta cercando di afferrare Ariel la quale con mossa fulminea all’ultimo istante riuscì ad evitare di un soffio quella tremenda presa. I
l tavolo sotto di lei non poté resistere alla forza d’urto con cui Trillian stava ricadendo e cedette al centro ricoprendola di assi mentre pergamene e vasellame annaspavano nel vuoto.
Il fragore del legno spaccato riempì la stanza, subito seguito dal tintinnio che piatti, bicchieri e cesti i di rame facevano ruzzolando goffamente sul pavimento.
Il silenzio che seguì a quel casino durò solo un attimo, fu subito rotto da un grido di rabbia misto ad una smorfia di dolore.
“Arielllll ... sei morta, per questa sera sarai cibo per vermi”.
Licht non poté fare a meno di notare il rapido e leggero filo di stupore che attraversò gli occhi di Trillian quando vide la mano del suo amico distesa pronta ad aiutarla per rialzarsi.
Alla sorpresa seguì da parte di Trillian un rapido cambiamento di sguardo, i suoi occhi che pulsavano di rabbia calmarono ridonando profondità e intensità al suo sguardo.
Le sue mani si portarono velocemente ai capelli arruffati per sistemarli rapidamente con un paio di ‘pettinate’ ridonando così a quel viso mistico e immoto la serenità che gli apparteneva.
“Trillian, se uccidi Ariel sarebbe come uccidere l’energia magica dell’anima della lupa” disse Licht.
“Uhm … Comandante, hai ragion,e forse possono bastare pochi secoli di gabbia. Guarda come mi ha ridotto casa.”
Licht si girò guardandosi intorno: in effetti oltre al tavolo spaccato, alle pergamene e alle pentole che giacevano immobili a terra, vi era il letto completamente disfatto con le coperte che giacevano a terra, sedie rovesciate e libri strappati.
“Beh Trillian, non mi sembra molto diversa da come potrebbe essere dopo una notte di Amore con il tuo Lupo e la tua Volpe, ah ah ah”
“Ah, ah, ah... è vero Licht”.
Visto che il buon umore era tornato, Ariel timidamente si affacciò dal suo nascondiglio e andò a porgere una sedia a Licht per farlo accomodare.
“Grazie Ariel, vedo che tue al contrario di me non hai dimenticato le buone maniere. Perdonami se non ti ho ancora salutato” disse Licht al grazioso spiritello.
“Oh no Comandante, hai fatto ancora di più, visto che mi hai salvato le penne”
“Sparisci Ariel, sennò ci ripenso” disse con fare minatorio Trillian.


Capitolo 12

Rimasti soli, Licht iniziò a raccontare a Trillian il motivo per cui era andato da lei, descrivendo ogni dettaglio di tutte quelle strani morti e cercando di ricordare ogni particolare che lui e Uait avevano scoperto.
Lei restò in silenzio per tutto il tempo, ascoltando senza mai interrompere il racconto aspettandone la fine.
Appena Licht terminò, Trillian socchiuse gli occhi appoggiandosi allo schienale della sedia, mentre cercava una risposta nella sua mente.
Sospirò profondamente e prese a parlare con un tono di voce lento ma per nulla rassicurante:
“Licht ... è stata invocata la Maledizione del Terrore del Dio Mur. Il Dio del Pianto e della Miseria Custode del Regno dei Morti, colui che solo aveva il Potere di giudicare le Anime dei Defunti”
Anche se Licht non era un hammer, aveva letto i sacri libri della Dea e conosceva Mur ma non quella maledizione, non ne aveva mai sentito parlare e il tono con cui Trillian parlava fece scorrere un brivido lungo la sua schiena.
“Nessuno, Licht, è immune a tale maledizione... La Storia si perde nel mistero dei tempi antichi quando Mur uccise la parte di luce che era in lui, ma tale azione gli costò una tremenda battaglia con gli altri Dei... Ma cosa sono i Dei? Essi non esisterebbero se non esistessero gli uomini e quella battaglia divampò quindi anche nei cuori degli Uomini. Le terre dell’Arcano furono sconvolte dalle guerre e dal sangue...” Trillan si fermò un attimo per riprendere fiato e poi: ”Comandante, cosa sai di Betris?”
“Ascoltando qualche vecchio hammer ne ho sentito parlare come di un grande guerriero ma sempre avvolto dal fascino di qualche leggenda, e a parte il fatto che il mio esercito porta il suo nome non so altro” rispose Licht.
“Grande guerriero ... leggende... he he, no Licht. Betris è molto di più, egli è l’eroe senza macchia e senza paura ... egli è la Leggenda … ma andiamo con ordine. Bene, allora dicevo, cosa sono gli Dei se non esistessero gli Hammers? Cosa si potrebbero contendere? Sono forse gelosi delle pietre? O dei fiori? No, loro bramano il possesso dei cuori perché è lì che loro acquistano potere, godono della loro esistenza… Mur e Morghul ispirarono la Maledizione del Terrore ai cuori malvagi di streghe e sacerdotesse dedite alla negromanzia. La Maledizione, sotto forma di una densa nebbia, ti avvolge e il senso di terrore attraversa gli occhi, penetra nelle vene, divora tutto il coraggio che sgorga dal cuore e scorre nel sangue e quando anche l’ultima stilla di coraggio viene divorata, il Terrore impugna la sua falce dorata e cavalcando sul bianco cavallo della paura ormai padrona del cuore arriva a decapitare il senno degli uomini accompagnandoli per mano nei freddi campi della vita … oltre la vita”
Licht era completamente preso dal terribile racconto, i suoi occhi erano fissi in quelli di Trillian che continuava a raccontare tutto quello che sapeva.
“Visto l’immenso potere della Maledizione, gli altri Dei allora ispirarono tramite i sogni l’arte degli antichi fabbri, questi forgiarono una spada dalla fattura finissima, la lunga lama era stata rifinita con incisioni della Lingua degli DEI e benchè sottile e stretta era in grado di contrastare ogni tipo di arma, l’elsa riccamente rifinita a forma di Aquila aveva due rubini, rossi come il sangue che scorreva nelle terre dell’Arcano, al posto degli occhi. La spada fu chiamata per la sua particolare elsa la Spada dell’Aquila Divina. Ma la potente arma era solo il primo passo, l’acciaio e la magia non sarebbero serviti a nulla senza un cuore di un hammer e così mentre i fabbri lavoravano alla spada, il DIO Akthon, Dio della Pace e del Sole prese le sembianze di un misterioso viandante e iniziò a girare nelle Terre dell’Arcano scrutando i cuori di Guerrieri e Amazzoni alla ricerca di colui che avrebbe impugnato la Spada.”
“E Betris fu il guerriero scelto” disse Licht a Trillian


Capitolo 13

“Sì, Betris Whitehorse, Betris il grande, roccia contro la quale s’infransero i flutti dei nemici dell’Imperatrice, fu scelto tra una moltitudine di valorosi guerrieri e amazzoni, a Lui fu dato il potere di diventare il Signore della Spada dell’Aquila Divina. Il vero potere della spada non era nella lama che resisteva ad ogni tipo di materiale ma negli occhi dell’Aquila raffigurata nell’elsa, essi avevano la capacità di assorbire la Nebbia della Maledizione, ma per farlo la mano che impugnava la spada doveva vincere ogni paura, il suo cuore doveva essere limpido e sereno … senza macchia. Betris si rese degno della fiducia che gli Dei avevano riposto in Lui, sconfisse e uccise tutti gli operatori d’iniquità e i profeti del male mettendo fine alla maledizione dopo furiose battaglie. I nemici sconfitti piegarono il capo chiedendo perdono e giurando eterna fedeltà all’Imperatrice. Le sue epiche imprese risvegliarono nei cuori degli hammers i sentimenti di lealtà e fedeltà verso l’imperatrice e le terre dell’Arcano conobbero un periodo di pace e tranquillità che mai si sarebbe ripetuto nel corso dei secoli. L’eroe delle terre dell’Arcano fu la coscienza morale delle Terre dell’Arcano, da Nord a Sud e da Est ad Ovest il suo nome, Betris, significava obbedienza alle sacre leggi dell’Impero e servizio ai più deboli. Alla sua morte non ci fu Hammers che non versò lacrime di dolore e l’oceano di pietà giunse fino alle sponde del regno degli dei. Questi fecero risplendere il nome del valoroso guerriero nel sacro libro della vita, il suo Spirito fu accolto al loro cospetto nella loro casa. Nei cuori degli Hammers i ricordi di Betris presero le sembianze del mito e della leggenda. L’imperatrice chiamò la magica spada con il nome dell’impavido guerriero e fu consegnata nelle mani del Saggio Custode”.
Trillian terminò tutto d’un fiato il racconto sulle gesta di Betris, poi si fermò un attimo per riprendere fiato.
Quando tornò a parlare il suo tono di voce era più basso e preoccupato:
“Probabilmente, non so come, le pergamene della Maledizione del Terrore sono state ritrovate e ora per la prima volta dopo tanti secoli il terribile potere è stato risvegliato.”


Capitolo 14

…in forza dei poteri del comando
conferitomi dalla nostra Divina Imperatrice
per la fedeltà alla nostra amata Kioskas
per il servizio alla Madras Klara
per volontà della nostra Madre Dea
per il valore e il coraggio dimostrato:
da questo momento Kintaro assume
il ruolo di Vice Comandante del
Glorioso Esercito di Betris.
Forza e Onore

Klara aveva terminato di leggere la pergamena che Licht le aveva fatto recapitare in cui Kintaro veniva nominato ufficialmente Vice Comandante dei guerrieri di Betris e avvisandola inoltre del suo viaggio alla Kioskas Imperiale a seguito del colloquio avuto con Trillian.
Gli Dei avevano protetto la cavalcata da Kolise alla Kioskas imperiale di Licht, Uait e il piccolo gruppo di guerrieri di Betris.
I controlli per accedere alla corte di Nimira erano ferrei, tre volte il piccolo drappello di uomini era stato fermato prima di giungere e varcare il portone della città.
La bellezza della prima città dell’impero sotto una pallida luce argentata riflessa dalla luna piena rapì gli occhi e la mente di Licht e dei suoi uomini.
Emozioni scoppiarono nel loro cuore appena entrarono nell’enorme piazzale.
L’evanescente luce avvolgeva di una bellezza pudica e misteriosa tutte le costruzioni finemente decorate con cornicioni, statue e dipinti.
Laddove non arrivava la fioca luce naturale ecco brillare possenti torce che tinteggiavano di rosso tutto quello che accarezzavano.
Al centro della Kioskas si levava maestoso verso il cielo uno dei dodici PULP di Arcano, il più alto, il più imponente, il più affascinante con i suoi rivestimenti di pietre bianche.
Visto nella notte, illuminato dai tanti bracieri accesi sui cornicioni che lo adornavano, sembrava rappresentare il simbolo della bellezza dell’arte degli hammers.
Alla sua sinistra una costruzione, anche questa di pietre bianche, attirò l’attenzione di Licht; gli ampi archi, come bocche sorridenti, sembravano invitarlo ad avanzare.
Anche lì grossi bracieri, sistemati d’intorno, effondevano luce e calore sulle fredde pietre e il rosso della fiamma sembrava dare vita alle luminose e dorate rifiniture di Miara.


Capitolo 15

Licht scese da cavallo, affidò le briglie di Aronne ad uno dei suoi uomini e si avviò verso quella costruzione.
Le Amazzoni che erano presso gli archi lo lasciarono passare senza neanche guardarlo come se un ordine silenzioso fosse arrivato alle loro menti.
Entrato nell’arco centrale avanzava verso le ampie e ripide scale di marmo bianco che ora gli si paravano dinanzi.
Mentre saliva la volta celeste, con i suoi punti luminosi, prima intravista in un piccolo spiraglio tra la cima delle scale e la volta dell’alto soffitto si mostrava sempre di più ai suoi occhi.
Saliti tutti i gradini un enorme giardino si mostrava agli occhi di Licht, avanzava lentamente nella ghiaia che tracciava uno dei tanti sentieri rompendo ad ogni passo il silenzio che vi regnava, dirigendosi verso l’unico punto illuminato.
Superò siepi, alberi da frutto e fiori per arrivare nel luogo dove brillavano le torce poste a corona della fontana che zampillava al centro di un grande piazzale.
In quell’atmosfera pregna di sensualità e di mistero, avvolto dal silenzioso mantello della notte, si ergeva la mistica figura del custode.
La sua bianca tunica con i bordi finemente ricamati da un tessuto leggero intriso di polvere di miara risaltava nello sfondo scuro del cielo che brulicava di stelle pulsanti.
Il tempo sembrava aver fermato la sua inarrestabile corsa, a Licht sembrava di ascoltare i pensieri del Custode immersi nelle profonde pieghe dei misteri della terra dell’Arcano.
Il generoso guerriero non osava avvicinarsi... un leggero rumore, fruscio di passi che scorrono lenti e silenziosi, fecero voltare il Comandante di Betris e alle sue spalle apparvero cinque bellissime donne.
A fatica Licht trattenne l’espressione di meraviglia che si stava disegnando sul suo viso nel vedere tanta bellezza e grazia.
La sua mente analitica tornò indietro nel tempo, a quando lavorava alla Global Detector.
Tra i tanti rapporti che arrivavano e che decodificava ce n'era uno che parlava di un misterioso giardino abitato da un Saggio Custode alla cui presenza erano cinque spiriti, e la notte assumevano sembianze di splendide e sensuali figure femminili.

(continua)

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