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Casato -
Betris (Parte 1)
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Antichi riti
rievocavano le potenze del male
ombre avvolgevano le terre dell’Arcano
il terrore regnava nei cuori.
Betris Whitehorse
apparve come un sole di giustizia
la sua spada divenne simbolo di fedeltà all’Imperatrice |
Prologo
Stelle, un’immensità di stelle disseminate nell’oscurità che avvolge
l’universo.
In quell’abisso, gelida piaga del cosmo che non contiene altro che masse
vaganti e comete smarrite tutto sembra fermo, immobile.
Ma il custode che vede attraverso quegli occhi lascia mutare la
prospettiva alla sua mente, dall’universo alle stelle al buio oscuro
ogni cosa assume una forma e un significato preciso.
L’universo giace sospeso sopra il palmo della mano della DEA, la luce
delle galassie diventano splendide Kioskas illuminate dalle fiamme di
torce e fuochi, le stelle punti luminosi lontani chissà dove i loro
abitanti: splendide Amazzoni, invincibili Guerrieri, abili esploratori,
puri spiriti di Preghiera, potenti Maghi, sensibili artisti e lucrosi
mercanti, pazienti e umili scrivani, misteriose Streghe.
Il custode di questa realtà nella saggezza dei suoi pensieri fa sì che
il Libro Sacro detti il ritmo dei battiti del Cuore di Arcano.
Lentamente le Kioskas si popolano di personaggi, i loro cuori si
uniscono a quello delle terre dell’Arcano fondendosi in un'unica anima.
Ogni cosa inizia a prendere forma, ogni forma inizia ad avere un nome,
ogni nome ha una storia propria, ogni storia ha i suoi fatti che la
ricordano e … questi sono quelli che riguardano la nascita dei Guerrieri
di Betris.
Capitolo 1
Erano i tempi dell’orrore e del terrore sulle magiche terre dell’Arcano,
la sete di potere e di ricchezza degli Hammers aveva portato nuovamente
quelle terre a varcare i confini della vita e della pace per entrare nel
regno della morte e della guerra.
Dopo la Notte dei Limoni Neri, Arcano stava conoscendo ora un periodo
ancora più oscuro e terribile che ne scuoteva le sue fondamenta fino ai
più profondi segreti custoditi nel giardino del Saggio Custode.
Scendendo da nord a sud il fiume Kruill, come un giudice severo, era
diventato il confine tra i due eserciti che rivendicavano il controllo
di quelle terre misteriose.
Alla sua sinistra le leali armate amazzoni di Nimira che governava
seguendo la tradizione secondo la volontà del popolo e combattevano
percorrendo le nobili vie dell’onore e della giustizia, alla destra
invece un nuovo potere si stava organizzando sotto la pressione esterna
della Global Detector, una Multinazionale degli Stati dell’unione,
interessata ai ricchissimi giacimenti della preziosa miara.
In principio l’esercito dei nemici di Nimira era composto da semplici
ribelli, sbandati e senza guida, ma la sete di potere stava risvegliando
ancestrali appetiti sopiti dal lento scorrere dei decenni nei cuori di
alcune Madras che non riconoscevano più l’autorità dell’Imperatrice,
celando le loro opere dietro il sorriso e la giustizia, ma tramando
nell’ombra e con l’inganno.
La gravità della situazione e il precipitare dei fatti costrinse Nimira
e il Consiglio delle Madras a prendere una forte e coraggiosa decisione:
aprire le sue truppe anche agli uomini nascondendo per ora la terribile
verità al popolo.
La notizia si diffuse rapidamente, gli scrivani instancabili e umili
messaggeri portavano l’annuncio in ogni angolo delle terre dell’Arcano e
la fiamma del coraggio, che ardeva sotto le ceneri delle conseguenze
della notte dei limoni neri, ebbe un sussulto d’orgoglio riprendendo il
suo antico vigore nel cuore degli uomini.
Valorosi combattenti, uomini che conoscevano i segreti della natura e
l’arte della guerra, iniziarono a giungere dalle profonde terre del nord
ricoperte dai ghiacci, dai lontani confini da dove sorgeva il sole,
tutti animati da un solo desiderio: sconfiggere i nemici
dell’Imperatrice Nimira.
La Kioskas di Madras Kolise fu la prima ad essere scelta
dall’imperatrice per organizzare in eserciti regolari quella massa di
uomini che incessantemente continuava ad arrivare e fu creato il primo
gruppo armato composto di soli uomini: i Guerrieri di Ardes.
Licht fu tra i primi Uomini ad entrare nelle truppe di Nimira, ma gli
uomini che per troppo tempo avevano represso il loro istinto di guerra
continuavano ad arrivare come un fiume in piena e presto le truppe di
quel primo corpo furono talmente numerose che Nimira, per dare una
migliore organizzazione, creò i guerrieri di Betris il cui comando fu
assegnato a Licht.
Questa decisione diede ancora più lustro al coraggio e alla saggezza
dell’imperatrice per il fatto che Licht non era nato nelle terre di
Arcano ma veniva dagli Stati dell’Unione e lavorava per quelli che ora
erano la causa di questa nuovo periodo di orrori, la Global Detector.
A questa decisione di Nimira ne seguì presto un'altra molto importante:
Kolise fu chiamata dall’imperatrice al palazzo imperiale come prima
consigliera e il ruolo di Madras nella Kioskas fu assegnato a Klara.
Capitolo 2
Erano giorni duri e pesanti per l’esercito di Klara: la posizione della
sua Kioskas, vicino al Kruill, la rendeva soggetta ai continui scontri
con i ribelli e la stanchezza era ormai l’abituale compagna di amazzoni
e guerrieri.
Come tutte le notti Licht poteva concedere solo poche ore di riposo alle
sue membra e anche quella sera andò a riposare a notte fonda.
Il sole non era ancora sorto quando un colpo, ancora un altro, si
abbatterono possenti alla porta della sua capanna.
Si tirò su dal letto, stancamente, appoggiando il peso del suo corpo sui
gomiti e diede una schiarita alla sua voce:
“Accidenti, vuoi buttarmi giù la casa?“ gridò per farsi sentire da chi
bussava.
“Sbrigati ad aprire!” urlò forte la voce di donna da fuori.
Sembrava un ordine.
Un attimo dopo Licht, con la mente ancora impastata di sonno, realizzò
che lo era davvero quando dalla voce riconobbe Maila, l’ufficiale
amazzone che attendeva direttamente da Klara.
“Arrivo, arrivo … eccomi …” e aggiunse più piano sottovoce, sbuffando
per non farsi udire dall’amazzone: “Che diamine vorrà questa cornacchia
a quest’ora?”.
Alzandosi in fretta dal letto sentiva il dolce e caldo tepore delle
coperte appena lasciate abbandonare il suo corpo, avvolto dal pungente
abbraccio della fredda aria presente nella stanza.
Infilò velocemente i pantaloni, si mise la camicia abbottonando in modo
disordinato solo due bottoni e scalzo raggiunse la porta.
Licht pensò dentro di sè che non doveva avere un bell’aspetto a
giudicare dall’espressione che aveva la donna mentre lo squadrava da
capo a piedi.
“Klara ti deve parlare” annunciò la voce dell’amazzone in tono
perentorio e osservando la sorpresa sul viso di Licht urlò: “SUBITO!”
“Ehm… “ Licht emise un piccolo colpo di tosse abbozzando un lieve
sorriso e con gli occhi indicò i suoi piedi scalzi.
“Pensi sia una giustificazione per continuare a perdere tempo?“ lo
rimbrottò duramente l’amazzone.
Eccola davanti a me, pensava Licht, la guerriera perfetta solo ordine e
disciplina... e così decise di non continuare con osservazioni ironiche
come ad esempio farle notare che il sole si doveva ancora alzare
all’orizzonte.
Ma Licht si sbagliava, Maila infatti era riuscita con un notevole sforzo
di volontà a nascondere i suoi pensieri dietro la dura scorza di
amazzone non appena lo vide apparire sulla soglia.
Era un uomo alto e robusto, dalla recondita bellezza, che veniva
esaltata dai lineamenti marcati, ma addolciti da profondi ed intensi
occhi marroni che lasciavano intuire la generosità del suo animo.
La corporatura robusta acuiva la sua mascolinità, le forti braccia, le
mani grandi ma gentili lo rendevano piacevole allo sguardo.
Dalla camicia male abbottonata l'amazzone poteva intuire il disegno dei
suoi pettorali, che scendevano su addominali ben scolpiti, ma non troppo
accentuati.
La barba incolta e l'espressione assonnata completavano il quadro di un
uomo che emanava virilità in ogni sua manifestazione e movimento.
Scosse il capo, come per svegliarsi, ed i capelli neri, che scendevano
fin sopra le spalle, si mossero sull'ampia fronte, mentre un sorriso
lasciò trasparire la perfezione dei denti, bianchi come l'avorio, degna
cornice di un viso che difficilmente passava inosservato.
Era rientrato in fretta nella stanza, infilò le calze di lana, calzò gli
stivali, si aggiustò la camicia e mentre usciva afferrò la giacca
appoggiata sullo schienale della sedia e dopo aver chiuso la porta alla
sue spalle fissò l’amazzone:
“Sono pronto, vogliamo andare?” le disse Licht.
Capitolo 3
Maila sembrava essersi ripresa dal fascino che emanava Licht, “Pronto?
Vestito così più che un Comandante sembri un …” quindi, interrompendo il
discorso si girò sui suoi tacchi e si avviarono agli alloggi di Klara.
Con passo veloce uscirono dal rione di Betris e iniziarono ad
attraversare la piazza dei mercanti dove salutarono la carissima Asiram
che con Tino stava preparandosi al suo solito giro mattutino nel bosco,
alla ricerca di erbe e frutti da rivendere poi al suo negozio.
Giunti al centro della piazza girarono a destra entrando nel quartiere
dove erano gli alloggi di Klara e in pochi secondi furono davanti al
palazzo della Madras.
Le amazzoni di guardia scattarono sull’attenti e Licht non poté fare a
meno di sorridere nel vedere tanta disciplina ma un'occhiataccia di
Maila gli fece subito sparire il sorriso dalle labbra.
Oltrepassarono l’enorme portone che dava accesso agli alloggi della
Madras, percorsero un breve corridoio non molto ampio che terminava
davanti ad una porta finemente intarsiata.
Maila bussò e senza attendere risposta entrarono, fermandosi al centro
dell’ampia stanza in silenzio. Subito dopo un leggero rumore di passi
annunciava l’arrivo di Klara che si materializzò dopo pochi attimi
davanti ai loro occhi:
“Buongiorno Licht” gli disse, mentre con il viso fece segno all’amazzone
di uscire.
“Buongiorno Klara, cosa è successo?” rispose Licht, andando subito alla
ricerca del motivo per cui era stato convocato con urgenza a quell’ora
del mattino.
“Il comandante del corpo di guardia ha scoperto che due guerrieri di
Betris non erano al loro posto, li stanno ancora cercando, hanno girato
tutta la Kioskas senza trovarli e stiamo pensando ad una diserzione“.
Quella parola, diserzione, fu come un pugno nella bocca dello stomaco
per il valoroso guerriero, lasciandolo per un attimo senza respiro e
quasi smarrito nei pensieri della sua mente:
“Impossibile Klara, i miei ufficiali si sarebbero accorti di una simile
idea nella testa dei loro uomini“ disse Licht con una stizza di rabbia,
cercando di ribellarsi a quell’idea infamante per il corpo dei guerrieri
di Betris.
“Licht, ora non dirmi che i tuoi ufficiali sanno leggere i pensieri nei
cuori dei loro uomini?”
“Sì Klara, ne sono capaci“ rispose fermamente, convinto di quello che
diceva.
“Va bene Licht, non è questa la questione, ma il fatto che due uomini
hanno abbandonato il posto di guardia e ora non si trovano.”
“Come tu desideri Klara, parteciperò io stesso alle ricerche” disse
Licht anticipando l’ordine della Madras che approvando con una rapida
mossa del viso, alzò la sua mano per liberarlo dal colloquio. Uscendo
dalla stanza Licht non poté fare a meno di notare il ghigno di
soddisfazione sul viso di Maila, che era rimasta ad aspettarlo ben
sapendo di cosa avrebbe parlato con la Madras.
Lo sguardo dell’amazzone sembrava che dicesse:“la disciplina è
disciplina: e tu non sei in grado di comandare neanche te stesso”.
Licht sentì la rabbia scorrere nel suo sangue facendolo ribollire nelle
vene, avrebbe voluto attaccarla al muro, respirò profondamente, cercando
di mantenere il più possibile la sua proverbiale calma e con il sorriso
sulle labbra le disse:
“Sai Maila, credo che non staresti male al posto di Morghul” e tirò
dritto senza ascoltare gli ironici commenti che l’amazzone iniziò a
recitare.
Capitolo 4
Licht, appena lasciato il palazzo di Klara, avanzava ora a lunghe
falcate e con passo veloce, tra le vie ammantate di silenzio e assonnate
del rione di Betris che stava concedendo le ultime stille di riposo ai
suoi guerrieri, per raggiungere la capanna di UAIT BIR.
La porta era socchiusa, le nocche della sua mano quasi sfiorarono
impercettibilmente il profilo esterno della porta.
‘Avanti!’ disse Uait.
La capanna di Uait, ampia e spaziosa, era già in ordine.
Sua moglie stava ora preparando il pranzo, mentre la sua adorata bimba
stava dormendo in un angolo della capanna vicino al fuoco accesso del
camino.
Licht alzò la sedia per scostarla dal tavolo senza fare rumore dopo che
il suo grande amico l’aveva invitato a sedersi con un ampio gesto della
mano.
Uait, infatti, immaginava che la presenza del suo comandante nella sua
casa a quell’ora del mattino non lasciava presagire nulla di buono.
Licht raccontò brevemente quanto gli aveva detto Klara, ripetendo le
stesse parole:.
”Impossibile, Betris non alleva traditori e codardi disertori” disse
sottovoce UAIT, mentre i suoi pugni serravano l’aria.
“La stessa cosa che ho detto a Klara, ma sembra che l’evidenza ci dia
torto. Quindi dobbiamo scoprire cosa è successo realmente“. Rispose
Licht quasi volendo incoraggiare il suo amico.
Uait accarezzò il viso della sua bimba che serenamente era cullata dalle
braccia di Morfeo, si avviò alla porta per uscire e diede un bacio sulla
fronte di sua moglie, salutandola sulla soglia della loro capanna e
insieme a Licht si avviarono verso la piazza dei mercanti che ormai era
in piena attività e presero la via che attraversava dritta come la lama
di una spada i quartieri di Vulkar e poi Mokada.
In breve arrivarono sul posto che dovevano presidiare i loro uomini e
mentre Uait si mise subito a cercare tracce liberando il suo istinto di
cacciatore, Licht iniziò a confabulare vivamente con il comandante
Amazzone del corpo di guardia, per farsi raccontare nei dettagli quando
e come si era accorto della scomparsa dei suoi uomini.
Licht lasciò l’amazzone e si diresse verso UAIT che ora silenzioso era
assorto nei suoi pensieri mentre fissava alternativamente il bosco e il
fiume Kruill, lasciando che fosse lui a parlare per primo una volta
finito di leggere nel terreno.
“Sì Licht, sono scappati … di fretta verso il bosco, guarda …” disse
molto lentamente Uait, indicando con l’indice della mano destra la terra
ancora umida che portava impresse nella sua superficie le orme dei
guerrieri “queste indicano che erano al loro posto e dalla profondità
direi che ci sono stati per parecchio. Inoltre, dato che di profonde
come queste non ce ne sono molte, significa che la guardia procedeva
serena e tranquilla”.
Licht si abbassò per osservare bene la profondità delle tracce indicate
da Uait, che ad un occhio anche esperto potevano sembrare uguali ma in
realtà differivano dalle altre per delle frazioni di millimetro
indicando così quanta abilità ci fosse in UAIT per studiare e leggere i
segni della natura.
Licht si rialzò lentamente e rivolgendosi a UAIT:
“Sì, questo coincide con quanto mi ha detto il Comandante del corpo di
guardia, la scomparsa l’ha denunciata dopo l’ultimo turno di ispezione;
fino ad allora nei suoi giri non aveva notato nessun segno particolare
…”.
Uait non lasciò terminare Licht e con lo sguardo fisso lungo il fiume
Kruill riprese a parlare misurando sempre di più le sue parole:
“… ad un certo punto devono aver visto qualcosa, le orme qui sono più
irregolari, fanno quasi violenza alla terra e … sono più marcate sulle
punte“, iniziando a mimare il movimento di un uomo che cammina
all’indietro quasi trascinando le punte dei piedi, “… qui si sono
fermati, probabilmente erano spalla a spalla …”.
Licht ascoltava senza dire nulla l’analisi lucida e perfetta di UAIT,
raccontata come se lui fosse stato presente alla scena appena descritta.
“Ma perché non hanno dato l’allarme allora?” disse Licht, formulando la
domanda più a se stesso che a UAIT.
“Paura Licht, paura. Non so cosa abbiano visto ma erano terrorizzati a
tal punto che non sono riusciti ad aprire bocca.”
Uait osservò Licht che aveva assunto un'aria preoccupata, e proseguì nel
descrivere ciò che la fidata terra gli aveva raccontato, dei movimenti
successivi dei due guerrieri che dovevano aver provato a tirare qualche
colpo di spada che si era rivelato senza efficacia come se stessero
combattendo contro un nemico invisibile fino ad abbandonarsi alla fuga
... verso la morte.
“Qui uno dei guerrieri ha gettato la sua spada prima di scappare e
qualcuno l’ha raccolta …”
“Si Uait, l’ha presa il capo delle guardie e questo almeno indica che
nessuno diserterebbe abbandonando la sua spada. Pensi li ritroveremo?”
disse con aria seria e preoccupata Licht.
“…Ritrovarli, sì credo di sì, ma probabilmente morti ... caduti in
qualche burrone o uccisi dai ribelli che non avranno creduto ai loro
occhi quando hanno visto arrivare verso di loro guerrieri di Betris
disarmati e terrorizzati. Vedi Comandante, non so perchè ma mi sembra
che la cosa non sia casuale ma ci sia dietro un ben preciso disegno”.
L’analisi e i ragionamenti di UAIT andavano oltre gli eventi che si
verificarono il primo pomeriggio quando gli esploratori riportarono i
corpi senza vita dei guerrieri scomparsi pieni di graffi al viso e alle
mani mentre ampie ferite da spade avevano devastato i loro corpi.
Ma era ancora presto perché Licht e Uait potessero intuire le effettive
proporzioni di quello che sarebbe accaduto nelle settimane successive.
Capitolo 5
Le ombre della sera, avanguardia silenziosa della notte oscura con un
cielo ricoperto di nubi nere e minacciose, stavano calando sulla kioskas
ammantando con il suo scuro mantello tutte le cose e le forme di vita
alimentando la paura e le promesse di morte della notte precedente nel
cuore degli abitanti.
Solitari Hammers addetti all’illuminazione delle vie stavano accendendo
rapidamente lumi e torce mentre il loro fumo nero lentamente iniziava a
salire verso il cielo.
Il malessere era palpabile per le vie di Kolise, il mistero che
avvolgeva la morte delle sentinelle poneva domande inquietanti nelle
menti dei guerrieri e delle amazzoni mentre un pressante senso di
angoscia attanagliava loro il cuore.
Klara dopo un breve confronto con Licht aveva ordinato di raddoppiare
gli uomini e le Amazzoni di guardia, fece accendere nuove torce sui muri
esterni di Kolise ogni venti passi invece dei consueti cinquanta
credendo che ciò sarebbe bastato.
La notte trascorreva lenta, le minacciose nubi nere iniziavano a
confondersi con la nebbia che lentamente avanzava dal bosco di Matek
verso Kolise e proseguiva adagiandosi nelle vaste praterie oltre il
Kruill mentre Licht e Uait stretti nei loro mantelli stavano rientrando
ai loro alloggi dopo aver svolto l’ultimo sopralluogo e tutto sembrava
essere a posto.
Mancava poco all’alba, la nebbia fitta e densa che si poteva tagliare
con un coltello aveva avvolto Kolise e la visibilità era ridotta a meno
di un metro.
Il sonno di Licht era stato un dormiveglia agitato e nervoso, sentiva
nel suo cuore un'angoscia profonda, e visto che non poteva dormire
decise di tornare a verificare la situazione personalmente. Come uscì
dalla sua casa fu subito inghiottito dalla nebbia e si trovò costretto,
anche se conosceva benissimo le vie, ad avanzare con passo lento.
Fu riconosciuto dalle Amazzoni che controllavano la porta Est di Kolise,
superò il grosso portone costeggiando le mura della kioskas verso
destra.
Fatti pochi passi udì un rumore cupo che assomigliava ad un grido
soffocato, ma benchè non ne fosse sicuro accelerò il passo appoggiandosi
con una mano alle possenti mura dove le torce lottavano contro l’umidità
per rendere meno incerto il suo andare.
La fitta nebbia non gli permetteva di orientarsi ma sapeva che ormai
mancavano poche decine di passi per arrivare al luogo di guardia dei
suoi uomini.
Poco dopo la regolarità della fioca luce delle torce fu rotta in un
punto, la distanza tra due fiamme era il doppio di quelle incontrate
fino ad allora.
Capitolo 6
“Betris”, gridò il Comandante alla ricerca di una voce che rispondesse
al suo grido, “Betris, Betris, Betris“ ripetè più volte non avendo
ottenuto risposto la prima volta.
Nulla, nessuno rispondeva e così levò alto nell’aria, con tutto il fiato
in corpo, il grido di allarme mentre tornando indietro di pochi passi
recuperò la torcia dal muro a lui più vicina e iniziò a correre in
avanti. Intanto il grido di allarme era stato raccolto dal posto di
guardia più vicino e veniva affidato all’aria viaggiando da un posto di
guardia all’altro.
In breve tutta Kolise fu sveglia e in piedi, grida concitate provenivano
da ogni dove, guerrieri e amazzoni indossavano le loro uniformi,
impugnavano le armi andando a posizionarsi ai loro posti, chi sugli
spalti chi sulle torri.
Intanto Licht si stava rialzando dopo che la sua corsa era terminata
inciampando su qualcosa appoggiato a terra e che non aveva visto,
raccolse la sua torcia avvicinandola verso il luogo dove si trovava
l’oggetto in cui era inciampato e vide il corpo inerme di un guerriero
di Betris ai suoi piedi.
McQuire era il nome del guerriero che giaceva immobile, con il corpo
rivolto verso l’alto e sul viso era disegnata una cerea maschera di
terrore.
Licht piegato su quel corpo ferito a morte appoggiato sulla terra con il
ginocchio destro, la torcia nella mano sinistra mentre con la mano
libera appoggiata sul collo del guerriero cercava con calma di trovare
un flebile segno di vita, ma le sue speranze svanirono presto.
Ad un tratto alle sue spalle un rantolo sommesso seguito da un flebile
soffio di voce fece girare di scatto Licht che si alzò rapidamente in
piedi mentre i suoi occhi cercavano nella nebbia e nell’oscurità,
cercavano di capire il punto da dove arrivavano quei deboli suoni,
avanzava lentamente in avanti alla sua destra con tutti i suoi sensi in
allerta, quando improvvisamente vide una sagoma scura a terra che si
muoveva e con uno scatto la raggiungeva.
Mentre si abbassava piantò con un colpo secco e deciso la torcia a terra
vicino al viso del guerriero, che ora illuminato dalla tremolante luce
permetteva a Licht di riconoscerlo: Melchiot.
Capitolo 7
Melchiot era uno dei più giovani guerrieri di Betris, tutti lo
chiamavano Mec e lo consideravano, per via della sua età, il fratello
minore da proteggere.
Non aveva ancora diciotto anni, i lunghi e lisci capelli biondi cadevano
a cascata su un viso limpido e pulito con due occhi azzurri che lo
illuminavano.
Alto e di corporatura robusta, ora quasi irriconoscibile anche agli
occhi del suo comandante.
I rossi che coloravano le sue guance avevano ceduto il posto ad un tetro
colore bianco, gli occhi sbarrati dalla paura sembravano pietrificati
mentre il corpo era completamente irrigidito.
“Mec, Mec, mi senti?” disse Licht mentre lo sollevava con entrambe le
mani per farlo respirare meglio, appoggiandone la testa al suo petto.
“Via … male…tto fant…asma via …” rispose il giovane con un filo di voce.
“Mec…, calma, calma , … sono Licht …”, il Comandante parlava al suo
guerriero con voce calma e tono rassicurante accarezzando il suo viso
per tranquillizzarlo, “stai tranquillo Mec, il tuo Comandante è qui e
non c’è nessun altro”.
Licht sentì un fremito che attraversava il corpo del guerriero moribondo
e subito dopo lo sguardo di Mec sembrò ritrovare la sua lucidità mentre
un sorriso accennato distendeva il suo viso.
“Licht, Coman…”
“Non parlare Mec, non sforzarti” disse Licht stringendo a se il ragazzo
che in quel momento reclinò il capo in avanti emettendo un sospiro
profondo e l’ultimo alito di vita si spense per sempre in quel corpo
mortale.
Poi tutto avvenne velocemente, Licht con gli occhi lucidi stava ora
tornando ad ascoltare quello che accadeva intorno a Lui, decine di voci
che urlavano eccitate e sovrapponendosi si confondevano tra loro, il
rumore sempre più distinto dei passi indicava che Guerrieri e Amazzoni
si stavano avvicinando.
Fu Uait Bir il primo a raggiungere al posto di guardia e a scorgere
nella nebbia l’ombra del suo Comandante ancora inginocchiato a terra
appoggiato con il busto sui suoi polpacci mentre teneva abbracciato il
corpo senza vita di un uomo.
“Scopriremo cosa li ha uccisi, Licht” disse sottovoce Uait che si era
avvicinato riconoscendo il corpo senza vita di Mec, e stava appoggiando
una mano sulla spalla di Licht accentuando leggermente la stretta come
per far ascoltare a Licht i suoi sentimenti.
Licht con gli occhi rossi e lucidi mentre una lacrima lasciava una
striscia salata sulla sua guancia senza alzare lo sguardo rispose con un
lento cenno di assenso del suo capo.
Capitolo 8
Nimira, consapevole del pericolo rappresentato dagli eserciti di Ylea,
stava organizzando un nuovo corpo militare: la Guardia Imperiale.
Per realizzare ciò doveva reclutare amazzoni sia negli eserciti già
costituiti sia tra la popolazione degli hammers e dar loro il necessario
addestramento.
Chiese quindi a Klara e a Myrt, madras che avevano tutta la fiducia
della giovane imperatrice, di pensare anche alla difesa della Kioskas
imperiale.
La madras di Kolise e i suoi comandanti erano riuniti da quasi due ore
nella sala del consiglio di guerra per discutere insieme le strategie e
i compiti che ciascun esercito avrebbe svolto per contrastare l’azione
delle Amazzoni nemiche e dei ribelli.
La sala del consiglio era una grande stanza quadrata, ampie e robuste
colonne appoggiate alle pareti sostenevano la pesante struttura di legno
color marrone chiaro su cui era stato realizzato il soffitto.
Al centro della stanza si trovava un grande e pesante tavolo di legno
intorno al quale si erano radunati Klara e tutti i comandanti discutendo
la posizione degli eserciti indicandola sulla grande mappa delle terre
dell’Arcano posta sopra il tavolo.
Le amazzoni di Gana, dell’agile e scattante Nusuth, la più abile
amazzone nei corpo a corpo e nelle azioni di guerriglia, e i guerrieri
di Ardes dell’invincibile Signore dei Lupi grigi Raf Graywolf avrebbero
agito nella fascia di corridoio tra Kolise e Klivia, il tratto di terre
che dal Kruill si stendeva alla Kioskas Imperiale.
Gli esploratori di Vulkar guidati dall’esperto Dardel Tyrel unico tra
tutti gli esploratori di Nimira a fregiarsi del titolo di Prima Guida
insieme alle amazzoni di Mokada della più giovane ma già esperta
Comandante Kethry avrebbero agito oltre il bosco di Matek per proteggere
Nimira da eventuali attacchi da Ovest.
La difesa di Kolise e di Nimira da un eventuale attacco dalle terre del
sud fu affidato alle truppe Amazzoni di Roka guidate da Diamante, il più
esperto dei comandanti Amazzoni e dagli impavidi guerrieri di Betris
guidati da Licht.
Invece da Klivia gli eserciti di Myrt avrebbero provveduto a difendere i
territori a nord della kioskas imperiale.
Quando Klara iniziò a ripiegare la mappa congedando tutti i presenti
chiese a Licht di restare per parlare delle misteriose morti dei
guerrieri.
Capitolo 9
"... Fantasma, il mio guerriero ha pronunciato questa parola prima di
morire" disse Licht a Klara alla fine del racconto dei tristi eventi che
lo avevano visto protagonista la notte precedente.
"Magari nella nebbia, di notte, con la scarsa visibilità le ombre si
possono confondere con degli spiriti ..."
"Klara! Non so cosa hanno visto e cosa ha ucciso i miei guerrieri, ma di
una cosa siamo certi: non c'erano altre tracce di hammers oltre a quelle
degli uomini di guardia."
Il tono deciso del comandante di Betris fece aumentare la preoccupazione
della Madras per quella situazione.
Lei così razionale, sempre sicura di se e pronta a combattere contro
spavaldi eserciti nemici, ora il senso d'impotenza che provava nel
sentire che i suoi guerrieri morivano e non si sapeva cosa li uccideva,
faceva vacillare la sua fiducia e le sue speranze.
Uno di fronte l'altra i due si guardavano fissi negli occhi mentre il
silenzio li avvolgeva.
Licht capì il particolare momento della giovane madras e le disse senza
staccare gli occhi dai suoi:
"Klara, tu sei il simbolo di questa Kioskas. Se Kolise e Nimira ti hanno
scelto come guida è perché sapevano che quando sarebbero arrivati
problemi, all'apparenza insormontabili e senza soluzione, tu li avresti
superati. Sì, magari all'inizio ti avrebbero confuso, scoraggiato e
magari ti avrebbero messo con le spalle al muro come in questo momento
... ma loro sapevano che avresti comunque vinto."
E un attimo prima che il silenzio tornasse a far sentire le sue mille
voci nella mente della Madras, lei ritrovò le sue certezze.
"Sì ... grazie Licht. Dobbiamo scoprire prima possibile cosa sta
accedendo, altrimenti questa situazione rischia di travolgere il morale
dei nostri guerrieri e delle nostre amazzoni."
Licht annuì con un gesto del capo alle ultime parole di Klara e insieme
uscirono dalla sala del consiglio e mentre Klara salutando Licht si
dirigeva ai suoi alloggi, quest'ultimo abbandonò in fretta il palazzo
della Madras.
Di una cosa era certo Licht, per capire cosa si nascondeva dietro la
morte dei guerrieri occorreva indagare nella sfera spirituale delle
Terre dell'Arcano.
Quando Licht arrivò nella piazza dei mercanti si avvicinò alla fontana e
iniziò a sorseggiare la fresca acqua che usciva da una delle sue
cannelle.
Finito di bere iniziò a raccogliere l'acqua nei palmi delle sue mani e
mentre stava rinfrescando il viso udì una voce chiamarlo:
"Eila Licht, hai deciso di ubriacarti con l'acqua?"
La battuta fece girare Licht verso la giovane sacerdotessa che l'aveva
pronunciata con un largo sorriso sul volto:
"Ah ah ah, non farti sentire altrimenti Berserk la prosciuga. Come stai
Goldmoon?"
"Bene Comandante, tu invece mi sembri un po’ stanco?"
"Te lo ha suggerito la nostra Dea?"
"No, la mia vista Licht hi hi"
Licht interpretò l'incontro con la giovane sacerdotessa come la risposta
della Dea Madre ai pensieri presenti nella sua mente.
"Gold, io non ho ancora toccato cibo, che ne diresti di andare a
mangiare qualcosa da Kristal?"
"Sai che non rifiuto mai simili proposte, volentieri Licht"
Capitolo 10
Entrati nella Locanda, i due amici salutarono il Guerriero del Sacro
Fuoco Gidan, che conversava amabilmente tenendo la mano con la sua dolce
Xena e andarono a sedersi in fondo alla locanda vicino al camino spento.
Anche se Licht aveva cercato di apparire sereno e tranquillo, GoldMoon
aveva capito che c'era qualcosa di terribile che turbava l'animo di
Licht:
"Guarda, Licht, guarda com'è buffo Berserk, tutto sbrodolato di birra
con lo sguardo avido sul prosciutto di cinghiale che ha in mano!".
In effetti vedere il possente guerriero appassionatamente abbracciato al
cinghiale arrostito era uno spasso, tranne ovviamente per il povero
animale.
"Ah ah ah, Gold riesci sempre a strapparmi un sorriso!"
"Ciao Berserk, non ti smentisci mai, eh?" disse sorridendo la
Sacerdotessa, ma non ottenne nessuna risposta, se non un soffocato "compf..
ciao.. compf...".
Intanto all'occhio attento e vigile di Asiram non era sfuggito
l'ingresso nella locanda dei due carissimi amici, ma soprattutto
'preziosi' clienti.
Quindi era scomparsa velocemente nelle cucine per avvisare la sua socia
Kristal che preso un pezzo di pergamena e intinta la piuma d'oca
nell'inchiostro era corsa al tavolo di Licht e Gold.
"Ecco i menu, amici", esordì Kristal con uno splendido sorriso,"vi
consiglio l'Herbolata de Maio: oggi è veramente speciale!"
"Grazie Kris, ma io e Gold INIZIEREMO con l'Herbolata de maio, poi
proseguiremo con le Pappardelle alla lepre e Braciole di bue alla
Hammers. Va bene per te Gold?" rispose Licht che ben conosceva il sano e
robusto appetito di Gold.
"Solo questo? Perchè non prendiamo anche il fritto di ricotta e il
dolce?"
"Ti sei messa a dieta Gold?" disse il guerriero, sorridendo alla sua
amica.
"Dai, vediamo se riesci a mantenere il mio ritmo: scommettiamo che non
vincerai neanche stavolta Licht?"
Kristal prese le ordinazioni e mentre la sua mente contava già le
preziose scaglie di Miara un largo sorriso illuminò il suo volto, ritirò
i menu e andò in cucina a preparare l'abbondante e succulento pranzo.
Dopo un po' di minuti in cui parlarono di diverse cose che riguardavano
soprattutto gli affari del tempio, Gold decise di venire al dunque.
"Senti Licht, non crederai mica che non ti abbia capito".
"E tu non crederai mica che ti abbia portato a pranzo solo per
pagartelo" rispose il Comandante di Betris.
"Allora, si può sapere cosa ti succede?"
"Gold, cerco risposte."
"Mmh, amico mio, se posso aiutarti lo farò con tutto il cuore. Sei o non
sei il mio compagno di forchetta?"
"Ah ah ah" Licht rispose con una sonora risata.
"A proposito di forchetta, ecco Kristal con la cena. Mi raccomando, non
ti macchiare l'armatura come tuo solito. Hi hi hi!! Buon Appetito,
Comandante."
"Anche a te, amica mia".
Mentre i due consumarono il pasto, Licht espose il problema alla
Sacerdotessa, chiedendole cosa ne pensasse delle morti misteriose.
Gold guardò seraficamente Licht, e rispose: "Mi spiace, amico mio, non
saprei cosa dirti, ma forse potrei indicarti qualcuno che potrà
illuminare la tua ricerca. Prova a rivolgerti a Trillian la Strega..
sono sicura che ti darà le risposte che cerchi!"
Lo sguardo di Licht si fece interrogativo e le disse:
"Prima dici che non sai cosa dirmi, poi dici che Trillian saprà darmi
sicuramente risposte, cosa non mi vuoi raccontare Gold?"
"Una notte Licht ero fuori al tempio, stavo aspettando una mia sorella
per andare ... ehm ... da una parte come altre volte hihihi, ma lei
tardava ad uscire dalla sua cella. Ad un tratto un'ombra furtiva attirò
la mia attenzione e decisi di seguirla. L'ombra arrivò alla cella di
sorella Hash, entrò dentro. Io pensando a qualcosa di pericoloso, hihihi,
mi avvicinai e mi misi ad origliare. Non capii molto e poi avevo da fare
ma riuscii a capire che l'ombra era Trillian ed era venuta per
consegnare alla Somma il Sacro Libro dei Misteri delle terre
dell'Arcano. Quindi caro Comandante o la risposta sta in quei Libri come
io penso, oppure ... beh in questo caso ti ho sfilato un pranzo... he he
he"
Licht si alzò, guardò la raggiante Sacerdotessa e disse: "Grazie, Gold,
seguirò il tuo consiglio: in cambio tu potrai finire il mio pasto... non
ce la farò mai a mangiare quanto te! La prossima volta per vincere farò
nascondere Bers sotto il tavolo"
I due scoppiarono in una grassa risata.
GoldMoon si alzò e abbracciò con affetto il suo caro amico
sussurrandogli in un orecchio: "Buona strada Comandante e fai
attenzione, da quello che mi hai detto non credo sia una strada facile
da percorrere".
Licht lasciò una manciata di scaglie di Miara sul tavolo e uscì
velocemente dalla Locanda.
Capitolo 11
Quando si fermò davanti alla casa di Trillian sperava con tutto se
stesso di trovarla in casa.
Chiamò ad alta voce la strega o forse credeva di averlo fatto visto che
nei suoi pensieri c’era solo una cosa, risolvere il mistero di tutte
quelle morti.
Non udendo risposta, meccanicamente spinse in avanti la porta e si
affacciò sulla soglia guardando dentro l’alloggio della Maga.
Appena in tempo per vedere l’agile corpo di Trillian che si lanciava in
volo nell’aria come un angelo vendicatore con il braccio destro disteso
in avanti e la mano aperta cercando di afferrare Ariel la quale con
mossa fulminea all’ultimo istante riuscì ad evitare di un soffio quella
tremenda presa. I
l tavolo sotto di lei non poté resistere alla forza d’urto con cui
Trillian stava ricadendo e cedette al centro ricoprendola di assi mentre
pergamene e vasellame annaspavano nel vuoto.
Il fragore del legno spaccato riempì la stanza, subito seguito dal
tintinnio che piatti, bicchieri e cesti i di rame facevano ruzzolando
goffamente sul pavimento.
Il silenzio che seguì a quel casino durò solo un attimo, fu subito rotto
da un grido di rabbia misto ad una smorfia di dolore.
“Arielllll ... sei morta, per questa sera sarai cibo per vermi”.
Licht non poté fare a meno di notare il rapido e leggero filo di stupore
che attraversò gli occhi di Trillian quando vide la mano del suo amico
distesa pronta ad aiutarla per rialzarsi.
Alla sorpresa seguì da parte di Trillian un rapido cambiamento di
sguardo, i suoi occhi che pulsavano di rabbia calmarono ridonando
profondità e intensità al suo sguardo.
Le sue mani si portarono velocemente ai capelli arruffati per sistemarli
rapidamente con un paio di ‘pettinate’ ridonando così a quel viso
mistico e immoto la serenità che gli apparteneva.
“Trillian, se uccidi Ariel sarebbe come uccidere l’energia magica
dell’anima della lupa” disse Licht.
“Uhm … Comandante, hai ragion,e forse possono bastare pochi secoli di
gabbia. Guarda come mi ha ridotto casa.”
Licht si girò guardandosi intorno: in effetti oltre al tavolo spaccato,
alle pergamene e alle pentole che giacevano immobili a terra, vi era il
letto completamente disfatto con le coperte che giacevano a terra, sedie
rovesciate e libri strappati.
“Beh Trillian, non mi sembra molto diversa da come potrebbe essere dopo
una notte di Amore con il tuo Lupo e la tua Volpe, ah ah ah”
“Ah, ah, ah... è vero Licht”.
Visto che il buon umore era tornato, Ariel timidamente si affacciò dal
suo nascondiglio e andò a porgere una sedia a Licht per farlo
accomodare.
“Grazie Ariel, vedo che tue al contrario di me non hai dimenticato le
buone maniere. Perdonami se non ti ho ancora salutato” disse Licht al
grazioso spiritello.
“Oh no Comandante, hai fatto ancora di più, visto che mi hai salvato le
penne”
“Sparisci Ariel, sennò ci ripenso” disse con fare minatorio Trillian.
Capitolo 12
Rimasti soli, Licht iniziò a raccontare a Trillian il motivo per cui era
andato da lei, descrivendo ogni dettaglio di tutte quelle strani morti e
cercando di ricordare ogni particolare che lui e Uait avevano scoperto.
Lei restò in silenzio per tutto il tempo, ascoltando senza mai
interrompere il racconto aspettandone la fine.
Appena Licht terminò, Trillian socchiuse gli occhi appoggiandosi allo
schienale della sedia, mentre cercava una risposta nella sua mente.
Sospirò profondamente e prese a parlare con un tono di voce lento ma per
nulla rassicurante:
“Licht ... è stata invocata la Maledizione del Terrore del Dio Mur. Il
Dio del Pianto e della Miseria Custode del Regno dei Morti, colui che
solo aveva il Potere di giudicare le Anime dei Defunti”
Anche se Licht non era un hammer, aveva letto i sacri libri della Dea e
conosceva Mur ma non quella maledizione, non ne aveva mai sentito
parlare e il tono con cui Trillian parlava fece scorrere un brivido
lungo la sua schiena.
“Nessuno, Licht, è immune a tale maledizione... La Storia si perde nel
mistero dei tempi antichi quando Mur uccise la parte di luce che era in
lui, ma tale azione gli costò una tremenda battaglia con gli altri
Dei... Ma cosa sono i Dei? Essi non esisterebbero se non esistessero gli
uomini e quella battaglia divampò quindi anche nei cuori degli Uomini.
Le terre dell’Arcano furono sconvolte dalle guerre e dal sangue...”
Trillan si fermò un attimo per riprendere fiato e poi: ”Comandante, cosa
sai di Betris?”
“Ascoltando qualche vecchio hammer ne ho sentito parlare come di un
grande guerriero ma sempre avvolto dal fascino di qualche leggenda, e a
parte il fatto che il mio esercito porta il suo nome non so altro”
rispose Licht.
“Grande guerriero ... leggende... he he, no Licht. Betris è molto di
più, egli è l’eroe senza macchia e senza paura ... egli è la Leggenda …
ma andiamo con ordine. Bene, allora dicevo, cosa sono gli Dei se non
esistessero gli Hammers? Cosa si potrebbero contendere? Sono forse
gelosi delle pietre? O dei fiori? No, loro bramano il possesso dei cuori
perché è lì che loro acquistano potere, godono della loro esistenza… Mur
e Morghul ispirarono la Maledizione del Terrore ai cuori malvagi di
streghe e sacerdotesse dedite alla negromanzia. La Maledizione, sotto
forma di una densa nebbia, ti avvolge e il senso di terrore attraversa
gli occhi, penetra nelle vene, divora tutto il coraggio che sgorga dal
cuore e scorre nel sangue e quando anche l’ultima stilla di coraggio
viene divorata, il Terrore impugna la sua falce dorata e cavalcando sul
bianco cavallo della paura ormai padrona del cuore arriva a decapitare
il senno degli uomini accompagnandoli per mano nei freddi campi della
vita … oltre la vita”
Licht era completamente preso dal terribile racconto, i suoi occhi erano
fissi in quelli di Trillian che continuava a raccontare tutto quello che
sapeva.
“Visto l’immenso potere della Maledizione, gli altri Dei allora
ispirarono tramite i sogni l’arte degli antichi fabbri, questi
forgiarono una spada dalla fattura finissima, la lunga lama era stata
rifinita con incisioni della Lingua degli DEI e benchè sottile e stretta
era in grado di contrastare ogni tipo di arma, l’elsa riccamente
rifinita a forma di Aquila aveva due rubini, rossi come il sangue che
scorreva nelle terre dell’Arcano, al posto degli occhi. La spada fu
chiamata per la sua particolare elsa la Spada dell’Aquila Divina. Ma la
potente arma era solo il primo passo, l’acciaio e la magia non sarebbero
serviti a nulla senza un cuore di un hammer e così mentre i fabbri
lavoravano alla spada, il DIO Akthon, Dio della Pace e del Sole prese le
sembianze di un misterioso viandante e iniziò a girare nelle Terre
dell’Arcano scrutando i cuori di Guerrieri e Amazzoni alla ricerca di
colui che avrebbe impugnato la Spada.”
“E Betris fu il guerriero scelto” disse Licht a Trillian
Capitolo 13
“Sì, Betris Whitehorse, Betris il grande, roccia contro la quale
s’infransero i flutti dei nemici dell’Imperatrice, fu scelto tra una
moltitudine di valorosi guerrieri e amazzoni, a Lui fu dato il potere di
diventare il Signore della Spada dell’Aquila Divina. Il vero potere
della spada non era nella lama che resisteva ad ogni tipo di materiale
ma negli occhi dell’Aquila raffigurata nell’elsa, essi avevano la
capacità di assorbire la Nebbia della Maledizione, ma per farlo la mano
che impugnava la spada doveva vincere ogni paura, il suo cuore doveva
essere limpido e sereno … senza macchia. Betris si rese degno della
fiducia che gli Dei avevano riposto in Lui, sconfisse e uccise tutti gli
operatori d’iniquità e i profeti del male mettendo fine alla maledizione
dopo furiose battaglie. I nemici sconfitti piegarono il capo chiedendo
perdono e giurando eterna fedeltà all’Imperatrice. Le sue epiche imprese
risvegliarono nei cuori degli hammers i sentimenti di lealtà e fedeltà
verso l’imperatrice e le terre dell’Arcano conobbero un periodo di pace
e tranquillità che mai si sarebbe ripetuto nel corso dei secoli. L’eroe
delle terre dell’Arcano fu la coscienza morale delle Terre dell’Arcano,
da Nord a Sud e da Est ad Ovest il suo nome, Betris, significava
obbedienza alle sacre leggi dell’Impero e servizio ai più deboli. Alla
sua morte non ci fu Hammers che non versò lacrime di dolore e l’oceano
di pietà giunse fino alle sponde del regno degli dei. Questi fecero
risplendere il nome del valoroso guerriero nel sacro libro della vita,
il suo Spirito fu accolto al loro cospetto nella loro casa. Nei cuori
degli Hammers i ricordi di Betris presero le sembianze del mito e della
leggenda. L’imperatrice chiamò la magica spada con il nome dell’impavido
guerriero e fu consegnata nelle mani del Saggio Custode”.
Trillian terminò tutto d’un fiato il racconto sulle gesta di Betris, poi
si fermò un attimo per riprendere fiato.
Quando tornò a parlare il suo tono di voce era più basso e preoccupato:
“Probabilmente, non so come, le pergamene della Maledizione del Terrore
sono state ritrovate e ora per la prima volta dopo tanti secoli il
terribile potere è stato risvegliato.”
Capitolo 14
…in forza dei poteri del comando
conferitomi dalla nostra Divina Imperatrice
per la fedeltà alla nostra amata Kioskas
per il servizio alla Madras Klara
per volontà della nostra Madre Dea
per il valore e il coraggio dimostrato:
da questo momento Kintaro assume
il ruolo di Vice Comandante del
Glorioso Esercito di Betris.
Forza e Onore
Klara aveva terminato di leggere la pergamena che Licht le aveva fatto
recapitare in cui Kintaro veniva nominato ufficialmente Vice Comandante
dei guerrieri di Betris e avvisandola inoltre del suo viaggio alla
Kioskas Imperiale a seguito del colloquio avuto con Trillian.
Gli Dei avevano protetto la cavalcata da Kolise alla Kioskas imperiale
di Licht, Uait e il piccolo gruppo di guerrieri di Betris.
I controlli per accedere alla corte di Nimira erano ferrei, tre volte il
piccolo drappello di uomini era stato fermato prima di giungere e
varcare il portone della città.
La bellezza della prima città dell’impero sotto una pallida luce
argentata riflessa dalla luna piena rapì gli occhi e la mente di Licht e
dei suoi uomini.
Emozioni scoppiarono nel loro cuore appena entrarono nell’enorme
piazzale.
L’evanescente luce avvolgeva di una bellezza pudica e misteriosa tutte
le costruzioni finemente decorate con cornicioni, statue e dipinti.
Laddove non arrivava la fioca luce naturale ecco brillare possenti torce
che tinteggiavano di rosso tutto quello che accarezzavano.
Al centro della Kioskas si levava maestoso verso il cielo uno dei dodici
PULP di Arcano, il più alto, il più imponente, il più affascinante con i
suoi rivestimenti di pietre bianche.
Visto nella notte, illuminato dai tanti bracieri accesi sui cornicioni
che lo adornavano, sembrava rappresentare il simbolo della bellezza
dell’arte degli hammers.
Alla sua sinistra una costruzione, anche questa di pietre bianche,
attirò l’attenzione di Licht; gli ampi archi, come bocche sorridenti,
sembravano invitarlo ad avanzare.
Anche lì grossi bracieri, sistemati d’intorno, effondevano luce e calore
sulle fredde pietre e il rosso della fiamma sembrava dare vita alle
luminose e dorate rifiniture di Miara.
Capitolo 15
Licht scese da cavallo, affidò le briglie di Aronne ad uno dei suoi
uomini e si avviò verso quella costruzione.
Le Amazzoni che erano presso gli archi lo lasciarono passare senza
neanche guardarlo come se un ordine silenzioso fosse arrivato alle loro
menti.
Entrato nell’arco centrale avanzava verso le ampie e ripide scale di
marmo bianco che ora gli si paravano dinanzi.
Mentre saliva la volta celeste, con i suoi punti luminosi, prima
intravista in un piccolo spiraglio tra la cima delle scale e la volta
dell’alto soffitto si mostrava sempre di più ai suoi occhi.
Saliti tutti i gradini un enorme giardino si mostrava agli occhi di
Licht, avanzava lentamente nella ghiaia che tracciava uno dei tanti
sentieri rompendo ad ogni passo il silenzio che vi regnava, dirigendosi
verso l’unico punto illuminato.
Superò siepi, alberi da frutto e fiori per arrivare nel luogo dove
brillavano le torce poste a corona della fontana che zampillava al
centro di un grande piazzale.
In quell’atmosfera pregna di sensualità e di mistero, avvolto dal
silenzioso mantello della notte, si ergeva la mistica figura del
custode.
La sua bianca tunica con i bordi finemente ricamati da un tessuto
leggero intriso di polvere di miara risaltava nello sfondo scuro del
cielo che brulicava di stelle pulsanti.
Il tempo sembrava aver fermato la sua inarrestabile corsa, a Licht
sembrava di ascoltare i pensieri del Custode immersi nelle profonde
pieghe dei misteri della terra dell’Arcano.
Il generoso guerriero non osava avvicinarsi... un leggero rumore,
fruscio di passi che scorrono lenti e silenziosi, fecero voltare il
Comandante di Betris e alle sue spalle apparvero cinque bellissime
donne.
A fatica Licht trattenne l’espressione di meraviglia che si stava
disegnando sul suo viso nel vedere tanta bellezza e grazia.
La sua mente analitica tornò indietro nel tempo, a quando lavorava alla
Global Detector.
Tra i tanti rapporti che arrivavano e che decodificava ce n'era uno che
parlava di un misterioso giardino abitato da un Saggio Custode alla cui
presenza erano cinque spiriti, e la notte assumevano sembianze di
splendide e sensuali figure femminili.
(continua)
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Parte 1 |
Parte 2 |
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