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Il Portale - Parte 2

RAYEARTH

Cap 8 - Per un pugno di terra: la prigionia

Mi allontanai dal villaggio, quella mattina il cielo era scuro, nuvole grigie cariche di pioggia sembravano addensarsi sul mio cammino, stranamente tutto intorno a me era quieto, non c'era un alito di vento; era come se tutto fosse immobile, in attesa, come la calma innaturale prima di una tempesta.

Raggiunsi i confini della Kioskas e li varcai per la prima volta: non ero mai stato da queste parti.
Costeggiai un fiume, stranamente le sue acque non erano piene di pesci come quelli che avevo fin ora attraversato ma questa non era l'unica cosa strana che avrei incontrato durante il viaggio.
Man mano che mi spingevo a nord, la vegetazione si diradava, dagli alberi rigogliosi che costeggiavano il mio sentiero, il cui verde era una gioia per gli occhi, si stava passando gradatamente a un fitto sottobosco fino a sparute macchie e i pochi alberi di alto fusto che si vedevano erano sinistramente privi di foglie.
Come se ciò non bastasse anche gli animali, la cui voce aveva costituito la mia maggior fonte di compagnia e distrazione durante la prima parte del viaggio, parevano sparire a poco a poco: il lieve cinguettio degli uccelli che rincuorava il mio spirito e mi faceva ricordare le dolci memorie di Crysania stava lentamente scemando, come del resto tutte le altre voci del bosco.
Arrivò l'oscurità e mi colse in una radura molto simile però ad un deserto.
La notte fu tetra, senza stelle, il silenzio era irreale ed io devo ammettere che non presi sonno facilmente, c'erano troppe incongruenze, il brusco cambiamento di paesaggio non poteva essere un frutto della natura.
Mi addormentai alla fine... mi svegliai il mattino seguente, un freddo venticello si stava insinuando tra le mie ossa acuendo le mie recenti ferite, e ovviamente nulla intorno a me era cambiato, anzi, più mi inoltravo e più tutto sembrava diventare sempre più spettrale, i rami degli alberi secchi si protendevano verso il cielo quasi a monito verso una chissà quale ingiustizia subita e l'unica presenza di vita era rappresentata da delle carcasse di animali che ogni tanto incontravo disseminate sul mio cammino.
Nella mia mente si faceva avanti con maggior forza il pensiero che c'era qualcosa che non quadrava e come se non bastasse si stava alzando una fitta nebbia, simile ai dubbi che mi attanagliavano, che contribuiva a rendere la cosa ancora più irreale.
Non so dire quando, ma arrivai in un villaggio, la nebbia si stava diradando, notai la cinta muraria decorata da pietre preziose, entrai: nessuno di guardia, nessuno per le strade.
La città era grande e le case ben solide, indubbiamente i residenti se la dovevano passare bene, pensai, o quanto meno in un passato recente questo posto sarebbe dovuto essere un centro sicuramente di scambi commerciali tra l'esterno e la Kioskas, ma gli abitanti che fine avevano fatto?
La risposta alla mia domanda non tardò a venire.
Raggiunsi il centro, rimasi stupefatto, la sola piazza era grande quanto il villaggio che avevo appena lasciato ma cos'era quella confusione e quel bagliore che vedevo?
Mi avvicinai lentamente, Kaarem non vibrava, ma comunque qualcosa mi spingeva a essere prudente.
Al centro della piazza vi era un enorme palazzo interamente d'oro con decorazioni di diamanti e smeraldi, non ne avevo mai visto di simili, rimasi letteralmente abbagliato.
Ai suoi piedi vedevo donne e uomini, bambini e anziani azzuffarsi indifferentemente, ognuno cercava di raggiungere una colonna sulla cui cima vi era una zolla di terra.
Già un umile pezzo di terra, possibile? Questa gente navigava nell'oro e si stava battendo senza esclusione di colpi per un misero pugno di terra? Non volevo credere ai miei occhi eppure era proprio così.
Improvvisamente qualcuno mi notò; sentii gridare:- un altro straniero vuole il nostro tesoro.. facciamolo pentire di aver messo piede qui, il tesoro è solo mio - no, mio, mio..- si sentiva dire da quasi ogni persona .
Dopo le iniziali incomprensioni queste persone capirono di doversi alleare contro di me e soltanto dopo avrebbero dovuto risolvere i loro problemi di rivendicazione. La situazione non mi piaceva, avevo quasi un'intera città che si stava movendo per darmi la caccia e io non potevo fare altro che scappare, certamente l'idea di fermarmi e combattere era improponibile, avrei dovuto battermi contro donne e bambini e non faceva di sicuro parte del mio codice.
Fuga quindi, e se avessi avuto il tempo per fermarmi e riflettere avrei trovato la situazione alquanto comica: io il grande guerriero che non indietreggiava di fronte a nulla costretto a scappare davanti a forconi e armi grossolane impugnate da uomini e donne 'espertissimi' nell'arte della guerra.
Mi sentivo come un topo in trappola, ogni via d'uscita dalla città era stata chiusa, ignoravo da chi, era come un labirinto dorato, dove avrei potuto avere un minimo di respiro?
Idea! Nel posto più insospettabile, il palazzo nella piazza, se fossi riuscito a raggiungerlo nessuno mi avrebbe cercato lì e avrei avuto il tempo per cercare di capire cosa spingesse queste persone a comportarsi così.
Con mille precauzioni riuscii nel mio intento, la piazza era deserta, tutti erano impegnati a cercarmi, forzai quindi la serratura con la mia spada ed ebbi cura di richiudere la porta appena fui al sicuro.
L'interno del palazzo era ancora più spettacolare della facciata.
Ampie sale decorate da ricchi drappeggi, candelabri in oro massiccio, arazzi e mosaici che ripercorrevano scene di caccia; mi aggirai per il dedalo di stanze, ognuna era simile all'altra eppure ne differiva per dei minimi particolari, ero stupefatto da ciò che si presentava alla mia vista quando Kaarem vibrò: dunque la chiave di tutto era proprio nel palazzo, era Oegus o qualche altro demone? Avevo solo un modo per scoprirlo: salire le scale che conducevano alla terrazza.
Procedevo con la mia spada sguainata, dritta davanti a me, pronto a colpire se qualcuno o qualcosa si dovesse presentare dietro gli angoli di quella interminabile scala a chiocciola.
Arrivai in terrazza; vidi seduto su uno scranno d'argento un essere che pareva la caricatura di un bardo, vestiva una tunica rossa con dei ricami dorati, in testa aveva una corona di alloro essiccato e suonava una specie di fisarmonica; mentre altri piccoli demoni, simili a gargoyles erano rannicchiati sul parapetto con un'espressione divertita, intenti a godersi la scena della rissa sottostante che puntualmente era ripresa dopo il vanificarsi della mia ricerca.
La cosa più assurda era che io non riuscivo a sentire il suono dello strumento; subito, quasi senza porre attenzione alla mia presenza, il poeta, senza smettere di suonare, si rivolse a me dicendo:
- Benvenuto Rayearth, vieni a godere anche tu dello spettacolo delizioso che i mortali ci stanno offrendo. Ammira quanto i tuoi simili possono essere manipolabili e involontariamente comici!-
Io mi avvicinai.
- Sai - riprese - le persone che tu stai vedendo erano tutti degli abili mercanti, vivevano nell'opulenza, come sono sicuro anche tu avrai dedotto, avevano a disposizione tutte le ricchezze possibili e immaginabili che il mondo offriva, raggiunsero un livello di benessere inimmaginabile, pari solo alla loro cupidigia. Già, la cupidigia li spingeva a voler sempre di più, diventarono sempre più quindi gelosi e invidiosi l'uno dell'altro giorno dopo giorno; fu quindi facile per il mio signore Oegus, giunto in questo luogo, chiedermi di allestire questo spettacolo in suo onore.
- Dunque non sei Oegus! Chi sei? E perché suoni?- chiesi.
- Io sono Muh, il suo fedele aedo e questi sono i miei servitori - disse accennando con la testa ai piccoli demoni pelosi che vedevo - Egli è a caccia; ha saputo del massacro da te compiuto e con la sua guardia è deciso a cercarti ovunque distruggendo qualsiasi altra forma di vita, animale o vegetale, che avrebbe incontrato sul suo cammino; credo che tu abbia notato la desolazione che regna qui intorno! Sono sicuro che ti starai anche chiedendo perché non senti la musica che proviene dalla mia fisarmonica: ebbene essa può essere ascoltata solo da chi possiede un animo avido! Certo che voi uomini siete una razza particolare: non desiderate le cose in sé, ma solo in relazione al loro valore; se la terra fosse tutta ricoperta d'oro, voi vi uccidereste per un pugno di fango: ecco, con il mio strumento capace di condizionare la volontà, sono riuscito, senza poi grandi sforzi a mettere in piedi questa commedia: guardali, navigano nell'oro e sono disposti a tutto per della polvere ahahahaha - e scoppiò in una grassa risata - Ora addio Rayearth, Oegus sarà felice... è tutto vostro miei amici!-
I demoni si avventarono su di me.
Erano piccoli ma decisamente tenaci e veloci, più cercavo di togliermeli di dosso e più non mollavano la presa, dovetti penare non poco per sbarazzarmi di loro grazie a Kaarem, riportando tuttavia delle ferite, non profonde ma fastidiosissime.
Il mio bersaglio era ora distruggere la fisarmonica, la sua musica era l'origine dello strano comportamento di quella gente, anche se dentro di me mi chiedevo in quale percentuale ciò fosse vero e se dopotutto, le parole di Muh non avessero colto a pieno una caratteristica dei miei simili.
Non era quello però il momento per filosofeggiare sulle condizioni e le aspettative umane, buoni o cattivi, gentili o avidi erano pur sempre delle persone e meritavano di essere salvate.
Muh non oppose resistenza, disse che la sua spada era la sua musica, gli presi la fisarmonica e la spezzai in due con Kaarem, non ero riuscito a sentire la musica, ma avevo come sottofondo le incessanti lamentele del musico e quelle purtroppo le sentivo benissimo ahimè.
Avrei voluto ucciderlo per farlo smettere, ma forse mi sarebbe stato utile e in fondo, sotto sotto, mi era un po' simpatico: strani personaggi i poeti, siano essi indifferentemente umani o demoni.
Comunque quello che ne avrei fatto non avrebbe avuto importanza perché udii in lontananza i rumori di corni da guerra.
- E' Oegus che ritorna! Evviva - disse Muh.
Gli gettai un'occhiataccia, ma non avevo tempo per lui, dovevo scendere e accogliere degnamente Oegus cercando prima di mettere al riparo gli abitanti.
Scesi rapidamente, trovai quella gente ancora troppo inebetita per poter darmi ascolto, io dicevo loro di nascondersi di scappare, ma in risposta avevo i loro sguardi dai quali traspirava indifferenza, come se la loro mente fosse altrove, mentre il suono di quei maledetti corni si faceva man mano più intenso e vicino.
Avevo intenzione di portarmi verso la porta principale, cercare di resistere lì per quanto le mie forze lo permettevano, mi sentivo infatti la testa pesante, troppo pesante...ma era tutto inutile, i loro carri già invadevano la piazza.
Erano dei perfetti carri da guerra, con spuntoni e rostri attorno alle ruote e vicino al posto dell'auriga, usati come arma di difesa e attacco, inoltre i loro cavalli avevano delle protezioni che correvano lungo i loro punti deboli; tentare di speronare da terra anche uno solo di quei carri da terra era per me e la mia Kaarem impossibile; non avevo mai visto i demoni usare un tale spiegamento di forze e una tattica così simile alla nostra!
Decisi di salire sulla colonna della zolla di terra, da lì avrei potuto tentare di saltare su uno dei loro mezzi, le probabilità di riuscita erano scarse, ma tuttavia mi sembrava l'unica alternativa possibile mentre intorno a me infuriava il massacro, credo infatti che Oegus e i suoi uomini avessero voluto vendicarsi del fatto di non avermi trovato.
Riuscii a saltare su un carro e a liberarmi del conducente scaraventandolo letteralmente fuori, era la prima volta che guidavo un carro da guerra, gli unici che avevo mai portato erano quelli legati ad un aratro condotti da buoi: quanto erano diversi i mansueti buoi del mio paese natale da questi cavalli che sembravano ingovernabili!
Feci di necessità virtù e nonostante la mia limitata esperienza giovanile, fui capace di governarli e mi gettai così alla carica verso gli altri carri, cercando nel frattempo di individuare quello di Oegus.
Furono scontri massacranti, le scintille sprigionate dall'attrito tra i ferri ricadevano su di me come una pioggia di fuoco, cercavo di trovare tra i rostri uno spiraglio affinché Kaarem potesse colpire e inoltre sentivo la mia testa pulsare in maniera insolita.
Appena decapitato un auriga, la mia attenzione cadde su un povero bambino, era solo, lì in mezzo alla battaglia, aveva le mani vicino agli occhi e piangeva, intorno a lui polvere e sangue; non sarebbe mancato molto che qualche demone gli si fosse avvicinato e che fosse travolto dalle ruote.
Mi gettai verso di lui, fermai il carro; i miei cavalli, impennandosi, colpirono con i loro pesanti zoccoli ferrati alcuni demoni, feci cenno al bambino di salire ma era troppo spaventato; decisi quindi di scendere, stavo per portare il bimbo su quando mi dovetti girare per parare il colpo di un altro essere spuntato da non so dove e poi...un colpo secco dietro la nuca.. persi i sensi.
Dell'acqua gelida gettatami in faccia mi fece risvegliare: ero legato con dei lacci a degli assi di legno che si incrociavano a formare una X, dall'ombra proiettata da Kaarem alla luce delle fiaccole che intorno a me formavano un cerchio, capii che la mia spada era stata posta di traverso ai due assi superiori.
Di fronte a me vi erano demoni che mi guardavano con aria arrogante e nello stesso tempo arrabbiata, quale sorpresa... c'era anche il bimbo i cui occhi però erano di colore rosso fuoco; la mia testa sembrava scoppiare.
Si avvicinò a me Muh, con il suo solito sguardo pieno di orgoglio misto a divertimento, mi disse:
- credo che i morsi avvelenati dei miei amici, su in terrazza, abbiamo sortito l'effetto desiderato, ne convieni anche tu Rayearth? Ahaha - fece cenno verso il bambino - ho l'onore di presentarti il mio signore e padrone Oegus!
Vidi quella tenera creatura crescere a vista d'occhio, perdere a poco a poco i tratti umani per acquisire quelli di un mostro alto circa due metri, con la testa a forma di pipistrello, con degli artigli che spuntavano sulle spalle e lungo gli avambracci, solo lo sguardo era rimasto immutato: un ultimo sforzo e dispiegò anche le sue ali, che da piccole protuberanze erano aumentate via via di dimensione fino a costituire 'impalcatura attorno alla quale una membrana prima bianca quasi trasparente, andava scurendosi e assumendo di consistenza a poco a poco al contatto con l'aria.
Oegus mi si stava presentando in tutto il suo sinistro splendore.
Ero atterrito. Mi consideravo già morto, con un ultimo sforzo richiamai le poche energie rimastemi per tentare di rompere quei lacci: non servì a nulla, anzi essi sembravano diventare più stretti e perforarmi le carni tanto che il sangue iniziava a scolare in corrispondenza di quei legami.
- Ah Maledetto, perché questo dispiegamento di forze, perché questo massacro! - gridai, infatti ero 'unico essere umano ad essere sopravvissuto - perché non mi uccidi subito?
- caro Rayearth, non sai quanto piacere mi procurerebbe porre fine alla tua inutile vita e vendicare i miei Mastini..- disse Oegus avvicinandosi lentamente verso di me e sottolineando le sue parole accarezzandomi il viso con i suoi artigli fino a farmi sanguinare -..purtroppo ci servi per aprire il Portale. Il momento è vicino: per questo infatti noi demoni stiamo producendo lo sforzo massimo, per questo sono arrivato io Oegus il demone maggiore e il più forte, non possiamo farci scappare le poche occasioni che ci sono rimaste. Per tua sfortuna, o fortuna nostra, dipende dai punti di vista, il momento e sì vicino, ma non troppo, manca ancora un tassello; sarai quindi mio ospite! Miei fedeli mostrategli la nostra calda accoglienza!
Detto questo si allontanò, gli altri demoni iniziarono a sbeffeggiarmi, frasi di scherno accompagnate da violente percosse sulle gambe, sulle braccia, pugni nello stomaco; ma questo fu il minimo, poi vennero le spade o artigli, non ricordo bene, usate per trafiggermi o ferirmi mai mortalmente ma di sicuro dolorosamente, infine sentii uno prendere la frusta e dire:
- un colpo per ogni nostro fratello! E giù a colpirmi con quell'arma modificata: tre corde inanellate da cubetti di ferro.
Non diedi loro però la soddisfazione di sentirmi: gridai, soffrii in silenzio come mai avevo provato prima e ad un certo punto il mio corpo cedette: svenni nuovamente.
Mi risvegliai in un luogo buio, piccolissimo, sotterraneo evidentemente; l'unica presa di luce era costituita da una bocca sul soffitto dalla quale a stento passava una palla; avevo mani e piedi incatenati le une agli altri da pesanti catene di ferro e un collare al collo non mi dava libertà di movimento.
Avevo fame, sonno, mi sentivo stranito, ero tutto dolorante e coperto da croste di sangue, ero in uno stato confusionale, non sapevo dove mi trovavo.
La mente era presa da mille domande, quando il cancello si aprì e a stento riconobbi Muh che aveva in mano una scodella.
- salve Ray - disse trattenendosi - come sono cambiate le cose dal nostro ultimo incontro! Ti ho portato qualcosa da mangiare..- e mi mostrò la scodella con dentro una specie di brodaglia grigiastra - devi metterti in forza! Odio le mancanze di stile, hanno esagerato con te? io dopotutto mi trovo bene nel mio mondo.. non voglio stare a contatto con voi umani, siete troppo primitivi.
Queste furono le parole che disse, o meglio, quelle che mi parve di ricordare: ero ancora stordito.
Mangiai, facendomi forza per superare il sapore amarissimo del cibo.
Intanto il tempo passava e io lo trascorrevo in solitudine.
In quei momenti la mente mi presentava avanti ricordi del mio passato, morti, demoni da me uccisi che ritornavano per prendersi la loro vendetta o semplicemente per schernirmi, più il tempo passava e più non riuscivo a distinguere tra passato e presente, ricordi e immaginazione: ero in preda al delirio, sentivo la voce di Oegus fissa nelle mie orecchie, le pareti ogni tanto sembravano distorcersi mentre un fuoco nella testa pareva aver tutta l'intenzione di bruciarmi il cervello.
Sarei di sicuro impazzito se, tra le visioni, non ci fosse stata quella di Herih che mi mostrava un riflesso lontano; ricordo che cercavo di raggiungerlo ma invano; arrivavo davanti ad uno specchio l'immagine che si formava era quella di Crysania, tendevo la mano per afferrarla ma improvvisamente spariva con tanti cerchi concentrici di acqua.
Deliravo, ma ricorrente era in me il ricordo di Crysania, del nostro incontro in riva al fiume. Quante volte avrei voluto lasciarmi andare ma il pensiero che Lei stesse ad aspettarmi, infondeva in me la forza necessaria per superare quelle ore.
Alla fine, credo fosse notte, ma non so dopo quanto tempo, rividi Muh, stavolta mi portava un'altra scodella e mi disse di fare presto a finirla perché dopo sarei dovuto andare con lui.
Ero troppo debole anche per fare domande; mangiai avidamente e poi, incatenato mani e piedi con un lembo della catena nelle mani di Muh, egli mi condusse fuori.
Ci volle un po' prima che i miei occhi si riabituassero alla luce, seppur tenue delle mille candele che brillavano: era infatti una notte di eclissi lunare.
La disposizione dei cerchi ricordava strani simboli esoterici, un cerchio, una x e degli altri che non avevo mai visto.
Intanto sentivo i demoni mormorare qualcosa in una lingua sconosciuta come se fosse il canto di chissà quale liturgia; non riuscivo a vederli perché la luce era troppo fioca, non sapevo distinguere neanche se stessi in un luogo aperto o meno.
Vedevo solo Oegus, circondato da torce, seduto su un trono davanti ad un altare, sul quale sporgeva la mia inconfondibile Kaarem.
Infine, forse più grazie al mio cuore che ai miei occhi, scorsi Crysania. Che ci faceva la mia amata in disparte in un luogo pericoloso come questo e chi era il tizio che le stava vicino? Era forse venuta a vedere la mia fine?


Cap 9 - L'eclissi di luna


Mi sembrava di impazzire, quel buio, la voce dei demoni che penetrava come un martello nei miei timpani e come se non bastasse Crysania, perché aveva abbandonato la sicurezza della Kioskas e soprattutto chi era quella figura scura che le stava accanto?
Sentivo la testa bruciare, l'unico mio sollievo era una leggere brezza che si era sollevata da poco, ero dunque all'aperto, ma dove?
Cercavo di guardare il cielo, di vedere la luna, nulla... era una notte oscura, era forse l'inizio dell'avvento delle tenebre eterne?
All'improvviso silenzio, i demoni tacquero, io mi guardavo intorno preoccupato anche se non riuscivo a distogliere lo sguardo da Crysania, il mio dolce amore era lì, a pochi passi da me e io non potevo far nulla per proteggerla, potevo solo stare ad aspettare e pregare che la fine venisse rapida e che magari un miracolo potesse far scampare Crysania da una morte certa.
Perché mi ero innamorato di lei! Se non mi avesse conosciuto, se io non avessi ceduto alla dirompente forza dell'amore, se avessi imparato una volta per tutte a cancellare definitivamente dal mio cuore ogni forma di sentimento forse lei non si sarebbe trovata in un simile pericolo!
Era ormai inutile però rimuginare sul passato, nel profondo sapevo che se avessi avuto la possibilità di tornare indietro mi sarei comportato nello stesso identico modo e se pur per poco tempo dopotutto ero felice di aver conosciuto il vero amore; avrei preferito solo una fine diversa, ma questo era ciò che il destino evidentemente aveva in serbo per noi due: non mi restava altro che guardare da spettatore chi stava decidendo delle nostre vite.
Oegus si alzò, notai che stranamente aveva un occhio bendato, chi mai era stato tanto ardito e coraggioso da fargli un simile oltraggio? Comunque con fare solenne iniziò a parlare:
- Miei fedeli, miei fratelli, il nostro momento è arrivato, la ricerca del portale è quasi terminata, aspettiamo a momenti il ritorno dei nostri esploratori ..è solo questione di tempo. Tuttavia la questione più gravosa non era riportare alla luce il Portale dalla polvere del passato ma riuscire ad averne la Chiave! Ebbene oggi è un giorno di giubilo, la Chiave è in nostro possesso - e fece cenno con una mano verso di me - questo stupido mortale di nome Rayearth è la Chiave; egli è troppo stolto per capire il grande potere che ha in sé e soprattutto come usarlo.. ora lasciamo che il rito si compia! Venite accanto a me, mia signora, suprema dama delle tenebre!
Crysania andò verso l'altare accompagnata da quella tetra figura.
Crysania... Mi aveva forse nascosto qualche piccolo particolare riguardo la sua identità? Cercavo di fare dell'umorismo a me stesso per stemperare la tensione che sentivo crescere, dovevo fidarmi di ciò che il mio cuore suggeriva o di quello che le apparenze mostravano?
Oegus continuò: - rendiamo omaggio alla nostra regina!-
Improvvisamente i demoni scoppiarono in una grossa risata, vidi Crysania sentirsi a disagio e apparire sul volto di Oegus una strana espressione compiaciuta, capii.
- Basta ora - Oegus li interruppe e si rivolse a Crysania - ragazzina, credevi veramente di ingannarmi?? Come sei ingenua! E non pensare di usare contro di me il medaglione di tuo nonno!-
Crysania si turbò: - come - disse - tu conosci la storia del mio medaglione e dei suoi poteri?
- Certo - rispose il demone - io conosco molte più cose sul vostro mondo di quante voi stessi ne pensiate di conoscere, la vostra vita paragonata alla mia ha la durata di un battito d'ali, io sono parte di quella stessa energia che è racchiusa nel tuo amuleto; i miei poteri trascendono l'umana comprensione. Perché credi dunque ti abbia permesso di raggiungere questo luogo? Faceva tutto parte del piano! In Questa notte c'è l'eclissi di luna, l'ultima prima di quella solare, è il periodo in cui la nostra forza aumenta, quale momento migliore per compiere il rito della Chiave? Rayearth in tuo onore!
Dopo queste ultime parole, pronunciate con un tono trionfante, gli altri demoni iniziarono a cantare quella loro canzone infernale e l'essere accanto a Crysania perse le sue forme umane, assunse quelle di un mezzo grifone e con i suoi artigli tagliò la gola alla mia dolce Crysania mentre i suoi occhi increduli lo guardavano come a chiedersi perché.
Intanto quel maledetto di Oegus si era gustato tutta la scena e poi mi lanciò un'occhiata piena di perfidia come a dirmi - ed ora grand'uomo che fai?
Io non potevo credere ai miei occhi! Il sangue sembrò gelarmi, tutto aveva perso importanza, anche la mia stessa vita, che serviva vivere senza Crysania? Non so come, ma mi ritrovai con le catene sciolte, per la prima volta sentii l'odio crescere in me, era talmente forte che sembrava voler travalicare i confini del mio corpo.
Iniziai a correre, stranamente le altre creature non sembravano far caso a me, mentre l'assassino di Crysania stava fermo immobile, quasi ad aspettarmi!
Raggiunsi l'altare, ero fuori di me, presi Kaarem, dissi - prima a lui, poi a te Oegus - rivolgendomi al demone senza neanche guardarlo.
Avevo già alzato Kaarem pronto a scagliarla con tutta la mia forza verso quell'essere, stavo per sferrare il colpo, quando un bagliore colpì i miei occhi; sembrava provenire da un medaglione appeso al collo di quest'ultimo.
Una lama sembrava lacerarmi il cervello, sentivo le mie pupille bruciare, infilzai Kaarem a terra davanti a me e con le mani cercai di avere un sollievo per gli occhi; abbassai d'istinto la testa, cercai di riaprirli nonostante il dolore lancinante e cosa vidi? Quella creatura demoniaca indossava un anello.. il mio! Possibile? eppure non vi erano dubbi, era proprio quello l'anello di mia madre.
Il dolore raggiunse il suo culmine, non riuscivo a tenere gli occhi aperti, ma a questo punto dovevo e volevo vedere il volto di chi mi era di fronte, sollevai la testa pian piano.. un medaglione con inciso un drago di platino... i lunghi capelli.. il suo volto.
Lo sguardo impaurito... era Crysania... sì, era proprio lei viva e davanti a me. Il dolore scomparve.
L'abbracciai d'istinto, anche lei rispose al mio gesto, fu un momento, ma quante cose ci scambiammo in quell'abbraccio anche se non parlammo!
Non era tempo di effusioni, eravamo circondati da demoni; impugnai nuovamente Kaarem e la puntai verso Oegus.
- Quale diavoleria è mai questa? Cosa stavate per farmi fare? - dissi con un tono misto di rabbia e di sicurezza per aver costatato che il mio amore era salvo.
Oegus cambiò totalmente di espressione, disse: - sei più forte di quanto sospettassimo, hai resistito al canto magico di noi demoni, infatti quel lamento erano le formule per provocarti l'allucinazione, quella che hai creduta morire non era Crysania ma un demone, e quello che stavi per uccidere era in realtà la tua donna, pensa, sarebbe morta per causa tua e allora la chiave si sarebbe liberata, ma tu no, tu piccolo mortale hai respinto il canto a costo di impazzire e ciò non può essere dovuto solo al forte sentimento che avverto tu provi verso questa ragazza!
La Chiave si sarebbe liberata se avessi ucciso Crysania? Qual è la vera natura della Chiave? Non era il tempo di domande, senti che un demone stava prendendo Crysania, mi voltai , mi gettai addosso a lui, l'avevo appena ucciso quando udii uno sbattere d'ali.
Oegus aveva preso Crysania e la stava portando in volo lontano da me.
- Maledetto, scendi e combatti - dissi.
Oegus si fermò a mezz'aria: - Rayearth, mio caro, questo è solo l'inizio, se riuscirai a sopravvivere ci rincontreremo e forse rivedrai la tua bella, ahahahaha - detto questo sparì nel buio della notte, e l'ultima cosa che vidi fu Crysania che protendeva le sue mani verso di me gridando 'Ray amore mio, ti amo'...
Con tutta la voce che avevo in corpo risposi 'Amore verrò a liberarti, resisti!!' ma non sono sicuro se le mie parole l'abbiano raggiunta.
Intanto un rumore, mi voltai: il caro vecchio Muh aveva fatto scudo con il suo corpo per salvarmi dal colpo traditore di quell'essere che aveva accompagnato Crysania.
Mai avrei pensato di provare pietà per un demone, lo guardai... rabbia mista a dolore, Crysania era andata chissà dove, il tempo a mia disposizione era poco e i nemici molti, la Chiave aveva un lato oscuro? ebbene, se io ero davvero la chiave quest'oscurità era parte di me e quale momento migliore per abbandonare ogni sentimento superfluo?
Fissai la creatura, dissi - tu sei il primo-? con uno sguardo glaciale e con lo sdegno dipinto sul mio viso e iniziai il massacro.
Ero una macchina da guerra, nessun sentimento, nessuna esitazione, la rabbia era padrona di me e soffocava qualsiasi altro sentimento del mio cuore, ed io continuavo ad uccidere, e devo ammetterlo anche se ciò mi fa rabbrividire, godevo nell'uccidere e nel vedere il sangue sprizzare e ricoprire la lama della mia Kaarem, il volto dei miei nemici non aveva importanza, davanti a me vi era solo il desiderio di fare pagare ad Oegus tutti i misfatti da lui compiuti e il dolore causato; le ferite erano come punture d'insetti d'estate, poco più di un leggero fastidio.
Agivo con tanta ferocia da far invidia ad un demone, mutilavo, decapitavo, nessuno chiedeva pietà anche perché non ne avevano occasione, la mia lama si scagliava alla luce delle candele come una rossa falce che mieteva il suo contributo di sangue.
Qualcuno riuscì a sfuggirmi, ma non me ne curavo.
Dopo circa un'ora e tanti cadaveri intorno a me, infilzai Kaarem al suolo davanti all'altare dove tutto era incominciato e che ora era ricoperto di sangue, non però di quello di Crysania per il quale era stato concepito.
Stanco, mi inginocchiai verso Muh. Era ancora vivo anche se per poco; lo presi tra le mie braccia e lo strinsi a me.
Egli mi guardava con due occhi dolcissimi, con le sue ultime forze disse:- Grazie Ray, ho capito che al mondo esistono anche i sentimenti puri e veri capaci di resistere ad ogni maleficio, ho capito che nel mondo esiste anche la luce...purtroppo l'ho capito troppo tardi... Và a Caer Olim ..ad ovest è lì che Oegus ha portato Crysania.. possa tu vivere felice pure per me... perdonami te ne prego - le sue ultime parole erano rotte dalle lacrime.
- Ti ho già perdonato, amico mio - risposi non riuscendo a trattenere il pianto e stringendolo ancora di più a me.
Vidi il suo volto rasserenarsi alle mie parole e quasi abbozzare un sorriso, poi spirò.
Un demone capace di piangere.... avevo avuto la dimostrazione che niente e nessuna cosa al mondo è totalmente di un colore... la speranza dunque si nasconde anche nei posti più remoti ed impensabili.
Diedi sepoltura a Muh, sì al mio bizzarro amico poeta, e posi sul suo tumulo al sua inseparabile fisarmonica.
Era ormai l'alba, il sole stava facendo capolino all'orizzonte, mi guardai intorno, uscii da quel luogo maledetto e trovai un cavallo di razza, dallo splendido manto, accanto a lui riconobbi Ruben, Crysania me ne aveva parlato così tante volte.
Mi avvicinai verso di loro, Ruben soffiò verso di me a il cavallo si impennò a volermi respingere.
Certo non credo di aver fatto loro una bella impressione, coperto di sangue e terra, con alcune ferite ancora aperte e uno spadone ancora rosso.
- Cari animali, so che avete paura di me e vi capisco, ma ho bisogno del vostro aiuto, ho bisogno di voi per raggiungere Crysania la mia amata e vostra padrona e amica; Lei ora è in pericolo, ogni secondo è prezioso, solo voi potete aiutarmi, confido in voi - e dicendo questo protesi la mia mano in avanti.
Non so se abbiano veramente compreso il senso delle mie parole, forse avrà colpito loro la sincerità della mia espressione o il sentimento che avevo messo nel rivolgermi a loro, comunque Ruben venne vicino a me e il cavallo si fece accarezzare il muso dalla mia mano.
- Vai bello ad ovest, corri come solo tu sai fare .. per Crysania!
E così partimmo con il sole nascente alle nostre spalle, sarebbe stata dura, mi accingevo ad un'impresa rischiosa che dovevo assolutamente concludere in un modo o nell'altro e avevo una solo occasione per riuscirci!


CRYSANIA

Cap 10 - Prigioniera

La situazione si era complicata: i nostri ruoli si erano invertiti... Ora ero io ad essere prigioniera! Oegus mi portava in braccio sballottandomi da una parte e dall'altra durante il volo. Ancora una volta eravamo stati separati... tutti i miei sforzi, tutte le mie fatiche non erano servite a niente! Ero furiosa e disperata. Come avrei fatto ad uscire da quella situazione? Non potevo neanche provare a liberarmi dagli artigli di Oegus, che inoltre mi strappavano le vesti e mi riempivano di graffi. Se mi avesse lasciata sarei caduta al suolo e sarei morta subito... avrei messo subito fine alle mie sofferenze... l'idea devo ammettere che sul momento mi sembrò allettante, ma poi il destino di miei amici e il ricordo del mio amato Rayearth mi fecero cambiare idea. Cominciai a riflettere... ripensai a tutto quello che mi era accaduto nei giorni precedenti, cercavo di riunire i tasselli che componevano quella bizzarra storia in cui ero andata a inciampare e che ormai aveva cambiato profondamente la mia vita (o almeno quegli ultimi istanti di vita che mi rimanevano).
Il demone atterrò bruscamente facendomi tornare alla reltà. Mi scagliò per terra e cominciò a ridere.
"Hai rovinato i miei piani, mi hai ferito, mi hai offeso, mi hai ferito. Ma ora verrai punita per le tue azioni! Ti farò pentire di ciò che hai fatto! Mi pregherai e mi supplicherai finchè non morirai ahahahah E, se riuscirai a resistere, avrai anche l'onore di assistere alla fine dei tuoi amici, del tuo Ray e del tuo mondo!"
- Ma perchè? Perchè fai tutto questo?-
"Come perchè?! Ma per la mia regina ovviamente... la mia Dea: la somma Morghul!"
- Ma cosa ci ricavate voi da tutto questo dolore... da tutte queste stragi....-
"Ahahahah Parli tu, quando quelli della tua razza si uccidono a vicenda senza pietà!"
- E' vero... alcuni di noi hanno seguito la via del male e seminano morte, ma... non siamo tutti così! Noi vogliamo la pace! Non potremmo provare a convivere insieme su questo pianeta?-
"Non credevo la tua stupidità arrivasse fino a questo punto! Noi siamo superiori a voi umani, non ci abbasseremo mai al vostro livello."
- Non tutti la pensano così... Conosco demoni che hanno imparato a convivere con noi... non dico che abbiano socializzato molto, ma... almeno ci hanno rispettati! E non ci hanno sterminato come state facendo voi...-
"Sono dei deboli! Dei traditori! Morghul li punirà per non aver seguito i suoi insegnamenti! Si sono lasciati contagiare dai vostri stupidi sentimenti, dai vostri stupidi ideali... ma io no! Non riuscirai a manipolare la mia mente."
- Sei senza speranza Oegus... mi fai pena davvero...-
"Incredibile! Nella tua posizione dire certe cose!" una sua zampata mi arrivò violentemente allo stomaco facendomi volare di qualche metro. Il sangue mi bagnò le labbra; piagata in due per il dolore riuscii a sussurrare... - Non riuscirai... a farla franca... anfanf... - raccolsi un pò delle mie forze e urlai - IO E RAY TI FERMEREMO!!- caddi sulle ginocchia sempre tenendomi lo stomaco.
"Quello stupido cavaliere... non lo sa, ma mi sarà estremamente utile mhmhmhm ahahahah!"
Si avvicinò e mi prese violentemente il viso con le sue zampacce. "Anche tu mi sarai utile..." e dicendo questo mi leccò "gustosamente" il sangue dalle labbra. Disgustata gli sputai nell'unico grande occhio sano.
"SGUALDRINA!"
Sentii ancora una volta qualcosa colpirmi, ma stavolta alla testa e poi l'oscurità mi avvolse.
Una goccia di uno strano liquido puzzolente mi risvegliò. Mi trovavo stesa nell'erba nel luogo dove mi aveva portata Oegus e proprio davanti al mio viso un'orribile creatura mi stava annusando ed era stata la sua bava a risvegliarmi...
- AAAhhhhhh!!!!! Cosa diavolo....???- Lo spinsi lontano da me e mi pulii il viso con la manica del vestito, se così poteva essere ancora chiamato. Era una creatura orrenda... somigliava tanto ad un grosso rospo, il suo corpo era viscido e pieno di strane protuberanze, tutto coperto della sua stessa bava... emanava un fetore terribile, tanto che corsi dietro un cespuglio e vomitai.
Oegus si era goduto tutta la scena e rideva compiaciuto.
Lo guardai con sguardo torvo... La mia mente fu attraversata da oscuri pensieri... quanto desideravo farlo a pezzi e usare la sua orribile testa di pipistrello come trofeo! Più cercavo di nascondere i miei pensieri e più loro salivano a galla! Non avevo mai odiato tanto qualcuno.
Sentivo il sapore del sangue in bocca e avevo una guancia gonfia: quel maledetto mi aveva colpita ed ora rideva ancora di me. La rabbia mi aveva assalita, facendomi dimenticare la mia posizione e altri 'piccoli' particolari....
Mi avventai con tutta la forza che avevo in corpo contro Oegus ed usai le armi che avevo a disposizione: denti e unghie. Il demone rimase sorpreso dal mio attacco, ma, naturalmente, non avevo speranze contro di lui.
Se solo avessi avuto con me il mio arco, avrei potuto utilizzare i poteri dell'aria... I demoni-rospo (così chiamai quelli esseri ripugnanti) mi bloccarono le braccia e le gambe e, per quanto mi agitassi e cercassi di liberarmi, non riuscii a fuggire alla loro presa. Dovevo avere un aspetto terribile: sporca, con gli abiti lacerati e i capelli arruffati, coperta di sangue e di graffi, con una guancia gonfia... chissà Ray, vedendomi così, cosa avrebbe pensato di me...L'unica cosa che mi era rimasta da fare era urlare. Urlare tutta la mia rabbia e la mia disperazione, poiché sapevo che ormai non avevo più speranze: i demoni-rospo erano venuti per riferire al loro padrone il luogo del Portale.
Oegus godeva del mio dolore e della mia paura, ma cosa potevo fare oramai? Avevo scoperto tutte le mie carte e... il medaglione non dava segni di vita. Quando ebbi finito tutto il fiato che avevo in corpo fui costretta a sottomettermi alla forza dei miei 'carcerieri'.
Anche ai demoni-rospo spuntarono due paia di ali, o qualcosa che assomigliava vagamente a delle ali, mi venne spruzzata negli occhi la loro bava che mi fece gridare per il dolore e le tenebre mi avvolsero nascondendo ai miei occhi l'orrendo ghigno di Oegus e dei suoi rospi...
Così ricominciammo il viaggio verso il luogo segreto del Portale e, non potendo contare più sulla mia vista, la mia testa fu di nuovo vittima di mille pensieri, di mille dubbi, di mille paure.
Ed ecco apparire, come quando ero bambina, dalle tenebre una radiosa luce (voglio precisare che, a quel punto, non capivo più se stessi sognando o se fossi ancora sveglia): lo spirito di mia madre non mi aveva abbandonata e mi illuminò la strada, come aveva fatti ogni volta che ero stata in difficoltà. Dovevo mantenere la calma, continuare a sperare e non arrendermi mai! E, mentre il mio cuore si riempiva di speranza, dalle mie labbra cominciò ad uscire una dolce e serena melodia che aumentò di intensità a mano a mano che riacquistavo fiducia. Il vento, che mi era amico, portò le note del mio magico canto attraverso le nuvole; l'eco delle mie parole si diffuse nell'aria riuscendo ad addolcire perfino i demoni-rospo che allentarono un poco la presa e rallentarono l'andatura. Ed io speravo... speravo che il canto giungesse fino al cuore del mio amato e che gli indicasse la giusta via... L'unico che sembrava irritato dalla melodia incantata era Oegus. Su di lui sembrava non avere molto effetto e questo potevo appurarlo dai suoi continui brontolii e dai suoi versacci che giungevano alle miei orecchie fra una nota e l'altra. Poi, ormai scocciato dai miei lamenti decise di farmi tacere e mi imbavagliò. Persi di nuovo i sensi.
Quando rinvenni eravamo arrivati, non so dove, ma eravamo fermi. Aprii gli occhi e mi resi conto che l'effetto della bava andava dileguandosi; cominciavo a distinguere, anche se con molta difficoltà, le sagome dei demoni, degli oggetti... Era tutto sfocato, non riuscivo a capire se fossi in un luogo chiuso o aperto, tutto intorno però vedevo un cerchio di colonne...
Provai ad alzarmi, ma delle catene mi legavano e le gambe non mi reggevano in piedi. Notai che non avevo più il bavaglio... 'Oegus! Sarebbe questo il luogo del Portale?!'


RAYEARTH

Cap 11 - Caer Olim

Il sole era già alto ed io avevo cavalcato per circa tre ore, quando iniziai a sentire il peso delle ferite e della fatica, non avevo dormito quella notte e non sapevo quanto il mio corpo avrebbe tollerato ancora lo sforzo, volevo disperatamente raggiungere Caer Olim il più presto possibile, avevo nella mia mente l’immagine di Crysania con le braccia protese verso di me.
Non avevo la minima idea di ciò che avrei incontrato in quel luogo, inoltre sentivo Calacyria respirare affannosamente, forse stavo chiedendo troppo non solo a me stesso ma anche a questo superbo cavallo, solo Ruben sembrava avere un aspetto apparentemente tranquillo.
Decisi di fare una sosta, mi fermai all’ombra di una quercia, era circa mezzogiorno, riposai un momento mentre Calacyria stava brucando dell’erba, sentivo la testa pesante, forse le ferite ricevute in battaglia avevano preso infezione, ero come spossato….
Ad un tratto non avevo più Ruben raggomitolato accanto a me, dov’era finito? Non potevo certamente perderlo, altrimenti il mio dolce amore ne avrebbe sofferto tantissimo, pensavo a lei immaginando che tutta questa storia fosse già finita e invece restava da giocare ancora la partita più ardua; mi guardavo intorno, lo chiamavo, ecco, sbucava da una siepe e aveva un’espressione quasi a voler dire “seguimi”.
Andai verso di lui, -“vieni bello”- dissi e stavo per prenderlo quando mi sfuggì, persi l’equilibrio e caddi oltre la siepe in un laghetto.
L’acqua fu come balsamo per la mia pelle, riemersi e vidi Ruben sdraiato su un masso in riva al lago.
Quasi senza accorgermene sentii un canto dolcissimo, non saprei dire da dove provenisse, Ruben sembrava ascoltarlo beandosi anche lui di quella melodia, quasi come se fosse una voce a lui nota da tanto tempo.
Io provavo un senso di calore e di pace, sentivo quella musica e quella voce cristallina scendermi fino nella parte più nascosta della mia anima, sentivo che essa mi rasserenava e quasi come una carezza sulle mie sofferenze, mi rassicurava.
Non avevo mai udito una melodia e una voce così belle e soavi, eppure in cuor mio sapevo di conoscerla già.
Non me ne resi conto, ma le mie ferite furono risanate miracolosamente, ero di nuovo fresco e forte, mi specchiai alla superficie del lago, nessuna cicatrice, solo la mia barba incolta, quella voce aveva compiuto un prodigio!
Mi rivolsi a Ruben che mi guardava con un’aria soddisfatta, certamente lui ne sapeva più di me su quanto era accaduto! Forse la mia amata aveva usato le sue rinomate arti magiche per prestarmi soccorso nonostante ella stessa fosse in una situazione mortalmente pericolosa?
Ripresi il cammino, dopo essermi rasato, avevo degli abiti talmente logori che chiamarli vestiti era un eufemismo, comunque non ci badai e cavalcai sulle ali del vento spinto dalla volontà di riabbracciare Crysania e da un’insaziabile sete di vendetta verso chi la stava facendo chissà in quali modi soffrire!
Verso il tramonto mi imbattei in una carro.
Era trainato da due cavalli non di razza, si muoveva lentamente verso la mia direzione, era pieno all’inverosimile di chincaglierie e oggetti vari.
Alla guida vi era un uomo dall’aspetto giovanile; mi avvicinai meglio e vidi che era solo un ragazzino.
Scusa amico – dissi – conosci la strada per Caer Olim?
- Quello è un posto maledetto, viandante, si dice che sia infestato dai demoni della razza più crudele, nessuno mai si è avvicinato a quella montagna – e indicò il monte dietro di lui – i pochi pazzi che hanno osato andarvi non sono più tornati!
- Grazie amico, quella è la mia meta, significa allora che sarò il primo pazzo a ritornare vivo!- dissi queste ultime parole con un sorriso deciso, lo salutai e feci per andarmene.
- Fermo - mi disse - chi mai ha forgiato quella enorme spada che vedo sporgere dal tuo cavallo?
- Quella è la mia Kaarem, la mia compagna di avventura, forgiata da mio padre in persona! Sono sicuro che anche stavolta potrò contare su di lei!- e diedi dei colpetti sull’elsa della mia spada.
- Tu sei dunque il Prescelto!-
- Io… prescelto .. che vuoi dire?-
- Tra la mia gente c’è una profezia che dice “quando le tenebre staranno per ingoiare il mondo intero e il caos sembrerà regnare tra tutti gli esseri umani e non, allora giungerà un uomo, con una spada senza pari forgiata dal suo stesso sangue in grado di piegare la luce e le tenebre, di distruggere e di proteggere.. nel suo pugno egli reggerà le sorti del presente e del futuro di tutti coloro che vivranno il suo tempo”. Si da quando siamo piccoli ci viene tramandata questa storia.. Io credo che tu sia il Prescelto, i tempi attuali recano in loro i segni preannunciati, tu hai la spada e hai negli occhi una grande forza simile quella creatrice che plasmò tutte le cose. Aspetta, il Prescelto non può andare in giro con degli abiti logori! – detto questo entrò all’interno del carro e dopo un po’ uscì con una maglia, dei pantaloni di cuoio neri e una cotta di ferro insieme ad un elmo anch’essi neri – ecco a te .. lo so non sono il massimo, ma spero ti siano utili per la tua missione.
- Grazie amico.. un ultimo favore, la profezia dice anche se riuscirò nella mia impresa?-
- No, non lo dice, infatti il mondo intero starà a guardare la tua decisione sperando di poter vedere l’alba del giorno seguente. Io ho fiducia in te!
- Grazie per la fiducia, Non ti deluderò! È una promessa!
Lo salutai e ripresi a cavalcare verso il monte.
I miei nuovi vestiti mi stavano a pennello, erano comodi e parevano allo stesso tempo resistenti, utili per la battaglia che certo mi attendeva.
Cavalcai senza incontrare anima viva, vedevo il monte farsi sempre più grande davanti a me, arrivai infine al pendio che segnava l’accesso all’unico sentiero che si inerpicava sin sulla vetta ed era già notte.
Una timida mezzaluna illuminava il mio cammino e spargeva la sua luce sulla landa desolata intorno a me; Calacyria procedeva a passo lento, Ruben era inquieto, anch’io sentivo che nell’aria c’era qualcosa di strano, quel paesaggio era troppo scarno, funereo, quasi un cimitero, nessun segno di vita animale o tracce recenti di passaggio: avanzavo con le redini in una mano e con l’altra pronta ad estrarre Kaarem.
All’improvviso un leggero soffio, un attimo e due ombre sbucarono da entrambi i miei lati, non ebbi tempo per capire cosa fossero… subito dopo essi si ritrovavano tagliati in due tronconi dalla mia spada; non mi interessava capire chi o cosa fossero: non ne avevo il tempo, ero vicino al luogo dove era Crysania ed avevo ricominciato ad uccidere e la cosa mi piaceva!
Proseguii ancora, ogni tanto sbucavano dalle tenebre delle strane creature, troppo deboli per me, un rapido stuzzichino in attesa del banchetto finale, senza neanche rendermene conto mi stavo ritrovando a pensare come un demone!
Stavo salendo, l’aria si faceva più rarefatta e il sentiero più accidentato, raffiche di vento fredde e pungenti da entrarti nelle ossa ogni tanto ci costringevano a rallentare ulteriormente il passo: arrivai alla vetta.
Uno spiazzo, un castello e la via che vi conduceva era segnata ai bordi da teschi e ossa usati come limiti della strada praticabile.
Dal fossato intorno al castello sembrava nascere un fiume di color rosso sangue che dopo un breve percorso si insinuava nelle viscere della terra chissà a raggiungere cosa. Ovunque vi era l’inconfondibile odore del sangue.
Decisi di procedere a piedi, lasciai Calacyria e Ruben all’entrata del cancello, li sentivo inquieti e cercai quindi di rassicurarli con delle carezze.
Entrai con passo deciso, Kaarem era sguainata ma stranamente non vibrava, devo dire che mi ero figurato un’accoglienza decisamente diversa.
L’interno del castello era illuminato da bracieri che gettavano delle ombre inquietanti sugli oggetti di arredamento, sulle armature e le armi che decoravano tutto il corridoio.
Arazzi di creature infernali che dipingevano strane scene di massacri sulle pareti..quale orrore! Erano realizzati con elementi umani.
Visitai tutte le stanze del castello, nulla, nessuna traccia di Crysania, certo Oegus aveva uno strano gusto dell’arredamento, ma non ero venuto per dargli consigli; arrivai infine in una sala ottagonale, piena di statue altissime che riproducevano strani esseri armati con varie armi: chi con spade, chi con lance, chi con falci.
Subito le porte si chiusero dietro di me, Kaarem iniziò a vibrare e le statue presero vita.
Non erano molto disponibili al colloquio evidentemente, infatti iniziarono subito a portare colpi violentissimi verso di me: erano tante ma per mia fortuna, la loro grossa mole non li rendeva agili nei movimenti!
Devo ammettere che erano proprio resistenti, Kaarem sembrava non scalfirli affatto, tentare la fuga era impossibile, nessuna uscita, alla fine avrebbero certamente vinto loro, non potevo continuare a resistere in eterno.
Per caso colpii una statua in mezzo al petto, essa si accasciò al suolo emanando uno strano rumore ed emettendo uno strano liquido violaceo dall’odore disgustoso; notai che avevo centrato uno strano medaglione di color rosso scarlatto a forma di diamante, tutte ne erano provviste: avevo scoperto il loro punto debole!
Fu relativamente facile allora aver ragione di quelle cose.. esseri inanimati o specie di demoni? Non l’avrei mai scoperto.
Dopo che tutto intorno a me era disseminato di cocci e di simulacri ormai inerti sentii sbattere una porta, mi voltai e vidi una creatura dall’aspetto di gargoyle spiegare le ali pronta la prendere il volo; lanciai quindi la mia spada e infilzai una sua ala alla parete.
Il gargoyle emise un grido acuto, mi avvicinai e rivoltando Kaarem nella sua ferita dissi: - Se vuoi che io smetta di farti soffrire dimmi dov’è Oegus e la ragazza!
- Mai – rispose la bestia mugolando.
- Forse non mi sono spiegato abbastanza – continuai prendendogli la testa e volgendola all’indietro e fissandolo con due occhi crudeli – voglio sapere dov’è Oegus!
Iniziai dunque a far scendere Kaarem in modo tale da tagliarli quasi di netto l’ala.
- Va bene parlerò, ma smettila te ne prego!-
- Forse la smetterò, ma dimmi prima ciò che voglio sapere!-
- Abbiamo trovato il Portale, Oegus e la donna sono lì, ormai il tempo di noi demoni è giunto! Regneremo incontrastati su tutta la terra e tu non potrai far nulla!-
- Io sono la Chiave, senza di me il portale non si aprirà mai!-
- per questo Oegus mi aveva incaricato di portare a lui il tuo corpo nel caso fossi morto, ma visto che sei vivo, e il mio signore ne era certo, ha detto di raggiungerlo nell’altopiano della terra di Ecaton prima dell’eclissi di sole, altrimenti la tua amata morirà!-
- Grazie - e detto questo lo sgozzai, avevo promesso di smetterla di torturarlo, non di farlo vivere; avevo perso il mio senso di pietà ma la cosa non mi preoccupava affatto al momento!
Uscii dal castello, avevo già sentito parlare della terra di Ecaton in varie leggende legate alla storia dell’antico popolo,ma non mi aspettavo di dovervi andare.
Saltai su Calacyria, “su bello verso Ecaton, andiamo a scrivere l’ultimo passo della commedia!”
Abbandonammo Caer Olim, era ancora buio, ma il sole stava preparando la sua rinascita come ogni giorno e io speravo che il momento per riabbracciare Crysania non fosse troppo lontano! Dopotutto avevo saputo che il mio amore stava bene e che non le sarebbe accaduto nulla di male fin quando non fossi arrivato ad Ecaton.


Cap 12 - Morte e resurrezione

Ecaton, la valle teatro di tante leggende che sentivo da bambino, mi era stata descritta come un luogo infausto, dove le creature soprannaturali hanno un assoluto dominio, credevo che fosse soltanto una delle tante sciocchezze che si dicono ai bimbi per terrorizzarli quando ti chiedono di raccontare loro delle storie da brivido e invece ora mi trovavo a dovermi recare lì, pur non sapendo dove fosse di preciso.
Certo, Oegus aveva congeniato un piano astuto, davvero sottile, sapeva che mi sarei rifiutato di essere la chiave per aprire il portale e quale cosa migliore che rapire Crysania per costringermi a fare il suo gioco? Sapeva troppo bene infatti che avrei messo a rischio l’esistenza del mondo intero per salvare il mio amore!
La mia mente era presa da questi pensieri, che c'entrava il mio passato, Crysania, il mio presente e quella profezia che avevo ascoltato dal giovane, veramente io ero il filo conduttore di tutto ciò? Veramente il mondo si reggeva nelle mie mani?
E intanto cavalcavo senza sosta, il tempo dell’eclissi di sole stava avvicinandosi, avevo solo tre giorni per trovare Ecaton, il paesaggio intorno a me stava cambiando, ma non era solo un fatto apparente, sentivo che qualcosa di ben più profondo stava preparandosi a sconvolgere l’anima stessa del mondo.
La leggenda diceva che l’ingresso della valle era posto lì dove i monti sembrano formare il calice che accoglie il sole per il suo riposo, ma dove erano situati? Dove era una conformazione delle montagne tale da formare perfettamente un calice delle stesse dimensioni del disco solare?
Vagai per un po’ senza meta, seguendo l’istinto, gli animali sembravano fuggire dai loro luoghi natii, quasi avessero paura di qualcosa che minacciava il loro habitat, il cielo stesso sembrava sempre più tingersi di un colore rossastro e il vento diffondeva la sua voce di dolore tra i rami della foresta, più passava il tempo e più qualcosa di inquietante si stava impossessando lentamente non solo di ogni essere vivente ma anche dell’essenza propria delle cose.
Viaggiavo e ogni tanto mi imbattevo in delle carovane di persone, pochi carri, riempiti però fino all’inverosimile di ogni cianfrusaglia che potesse servire, erano intere famiglie, interi villaggi che scappavano, a chiunque chiedessi il motivo, la risposta era sempre la stessa: i campi erano diventati sterili, il terreno si apriva e mostrava il suo sangue, alluvioni, eruzioni, terremoti, e inoltre orrende creature mai viste prima iniziavano a popolare la terra; tutte queste persone erano brava gente, fuggivano anche se non sapevano dove rifugiarsi, ovunque si presentava sempre più o meno la stessa situazione.
Capii dunque anche perché gli animali erano tanto spaventati, veramente si era giunti all’epilogo finale! Non si poteva più tornare indietro, e il cielo che si riempiva sempre più di lingue rosse di fuoco faceva una degna cornice al tremendo spettacolo che si stava dipingendo sulla terra.
Avevo quasi già perso ogni speranza, nessuno sapeva indicarmi il luogo e intanto il secondo giorno del mio viaggio infruttuoso stava avviandosi al termine.
Ero seduto davanti ad un fuoco, accarezzavo Ruben mentre Calacyria sembrava anche lui fissare il fuoco immerso in chissà quali pensieri, avrei scommesso che anche i miei compagni d’avventura si rendevano conto di ciò che stava accadendo.
A me toccava scrivere una pagina della storia del mondo e speravo che quella non fosse proprio il finale del libro, che non dovessi scrivere la parola “fine”; la situazione non era delle migliori, anch’io avevo trovato quelle strane creature narrate dai viandanti che avevo incontrato: esse erano perlopiù caricature dei cari animali a noi noti ma avevano tutte negli occhi una sete di sangue a una malvagità innate, la stessa sete di vendetta che sentivo aumentare in me ogni giorno nei confronti di Oegus per quello che stava facendo soffrire alla mia dolce Crysania!
Cry, come la chiamavo io in quei pochi momenti di intimità che avevamo avuto, era una ragazza indubbiamente forte, ma non sapevo se avrebbe resistito agli orrori dei demoni, questo pensiero mi martellava nel cervello e mi rendeva ancor più furioso verso quell’essere.
Stavo per addormentarmi quando sentii avvicinarsi un’ombra, presi Kaarem, “chi sei fatti riconoscere!” mi alzai con la mia spada e presi un tizzone di fuoco: era un vecchio mendico con un bastone, capii che era cieco.
- Figliolo, saresti così gentile da permettere ad un povero vecchio di usufruire del tuo fuoco?- disse il vecchio con un tono umile ma allo stesso tempo pieno di dignità
- Certo - risposi e gli diedi anche quel poco che avevo cacciato, quegli strani animali che avevano tentato di assalirmi e che ora costituivano la nostra frugale cena.
- Giovane, avverto che c’è qualcosa che ti preoccupa, quali gravi pensieri agitano il tuo spirito?-
- La mia ragazza è stata rapita e devo trovare Ecaton, l’accesso dovrebbe essere posto ai piedi di alcuni monti che formano una corona attorno al sole…-
- Certo La corona del re, il posto da dove vengo, è lì che devi andare.. fidati di un cieco - disse quest’ultima frase con un amaro sorriso e mi descrisse nei minimi particolari la strada da seguire.
- Grazie, non so come ringraziarti, non ci siamo neanche presentati … io sono…-
- non ti preoccupare mi hai già ricompensato abbastanza con la tua gentilezza e molto altro starai ancora per fare per tutti noi, ora riposiamo, ti attende un lungo e faticoso viaggio - detto questo si avvolse nel suo mantello e prese a dormire.
Mi addormentai anch’io, finalmente sapevo la mia meta.
Il mattino seguente riaprii gli occhi dopo un sonno insospettatamente profondo e rigenerante, il vecchio non c’era più al suo posto, disegnata nella polvere, una testa di drago abbozzata.
Ripresi il mio viaggio, nonostante lo strano colore del cielo che sempre più assomigliava al colore del sangue, una fitta e insistente pioggia aveva iniziato a cadere a rendeva tutto più difficile; man mano che mi avvicinavo ai monti, le creature si facevano più numerose e violente e creavano un fastidioso rallentamento per il mio cammino, ero costretto ad ucciderli, poco male, un leggero allenamento in attesa di Oegus.
La stessa terra era in rimescolamento, scosse di terremoto si facevano frequentissime e forti, il terreno si spaccava facendo comparire degli spuntoni di roccia o talvolta addirittura delle lingue di lava.
Giusi alla “corona del re” verso il tramonto e quale spettacolo, il sole sembrava realmente posarsi tra quei monti, un calice dalle dimensioni gigantesche accoglieva la sfera dorata, forse questo era l’ultimo tramonto che la terra vedeva, l’indomani era il giorno dell’eclisse!
Arrivai alle falde di quelle montagne, due pilastri enormi, ornati da due serpenti che correvano lungo i lati a mordersi la coda l’un con l’altro, costituivano l’ingresso della valle di Ecaton; vi era scritto in tre lingue, elfica, una a me sconosciuta e la mia: “questa è la valle di Ecaton, il confine, dove in mondo del soprannaturale scende a toccare quello contingente, dove vita e morte sono legate in maniera indissolubile, varcando questa soglia abbandonerai le tue certezze, sii rispettoso di questo mistico luogo altrimenti i tuoi occhi non rivedranno più il sole del tuo mondo”
Una frase decisamente d’effetto, che farebbe riflettere, io però non avevo tempo, decisi comunque di passare la notte accampato al di fuori.
Mi svegliai ancor prima dell’alba, varcai l’ingresso: silenzio, si sentiva solo il rumore degli zoccoli di Calacyria tutto era troppo immobile, tutto sembrava in attesa di un qualcosa; mi addentravo in Ecaton, seguivo il mio istinto, nessun segno di vita, il sottobosco che mi circondava, il sentiero di ciottoli che stavo percorrendo, niente recava in sè i segni del passaggio di esseri viventi di qualsiasi forma, il sole pareva essere sopraffatto dalle nuvole incombenti.
Arrivai alla parete di un altopiano, era quasi mezzogiorno, sembrava un gigantesco mezzo cono che si stagliava al centro della vallata, guardai in su, il cielo era stavolta proprio del colore del sangue e c’era una strana immobilità nell’aria: un’arrampicata non certo facile, ma sentivo che una volta arrivato in cima si sarebbe giunti all’epilogo.
Lasciai Calacyria e Ruben, li rassicurai ancora una volta, misi Kaarem in spalla ed iniziai ad arrampicarmi.
Non so quante volte avevo rischiato di perdere la presa e di cadere, ma la determinazione e la rabbia mi facevano tenere duro sino alla cima e quando la raggiunsi si aprì davanti a me un sipario che avrei preferito non aver veduto mai.
Dalla mia posizione sopraelevata, vedevo una moltitudine enorme di demoni di ogni grado e razza stare fermi immobili, presumibilmente in preghiera, raccolti ordinatamente in settori delimitati da strane gigantesche colonne attorcigliate che sembravano disegnare delle navate disposte a convergere verso un unico punto.
In quel punto vi era un qualcosa di rialzato, dalla forma circolare, il pavimento sembrava trasparente, forse di cristallo; al centro una croce, una donna vi era legata e un demone spaventoso le era accanto, seduto su un trono bianco.
Il disco solare stava iniziando a scomparire, le tenebre stavano avvolgendo la terra, non sapevo che fare, c’erano troppi esseri infernali ed io ero solo, non avrei mai avuto possibilità di scampo, ma come un attore ero costretto a recitare un copione, purtroppo, non scritto da me, così iniziai a scendere il pendio..
- Benvenuto Rayearth, stavamo tutti aspettando te, sei in ritardo, per un attimo io e la tua amata avevamo creduto che non saresti venuto ahahahaha!- pronunciò il demone alzandosi dal suo scranno e facendomi un inchino in tono sarcastico. Conoscevo fin troppo bene quella voce, era Oegus! Ma come aveva potuto vedermi? Improvvisamente mi trovai addosso gli occhi di tutti quei demoni, la prima cosa che mi venne in mente fu quella di sguainare Kaarem e gridare con tutta la voce che avevo in corpo:- Mi conosci fin troppo bene vecchio mio, ho mantenuto la mia parola, sono qui ora libera Crysania!- poi dissi rivolto alla mia amata - Non ti preoccupare, tra poco sarà tutto finito! Sono al tuo fianco!
- Oh Ray…- Crysania non riuscì a finire la frase perché la mano di Oegus le chiuse la bocca.
- Bravo cavaliere hai ben detto, sarà tutto finito, guarda qui…ecco.. ed ora che fa il buono e giusto Rayearth?
I miei occhi non potevano credere a ciò di cui erano stati testimoni, Oegus con un colpo secco aveva tagliato la gola di Crysania con il suo artiglio e mi stava ora a guardare con un’aria soddisfatta!
Stavolta non vi erano illusioni o magie, era proprio la mia Crysania in croce, era proprio lei col capo chino che aveva dato l’addio alla vita.
Fu per me la sensazione più terribile che avessi mai provato, piantai Kaarem davanti a me, sentivo come soffocarmi, mi piegai su me stesso era come se qualcuno mi avesse colpito in pieno ventre, avevo ricevuto una ferita che non avrei mai potuto credere di riportare, il mio cuore era come spaccato in due, un dolore immenso che nessuna parola saprebbe cogliere, tutto improvvisamente aveva perso d’importanza, solo il vuoto nell’anima freddo e inesorabile nel quale stavo sprofondando.
Mentre cadevo in questo abisso senza speranza mi ripercorrevano davanti tutti i bei momenti anche se pochi trascorsi con Crysania, il nostro primo incontro, il fiume, le parole dette tra noi, i nostri baci, e ogni singolo dolce ricordo era intervallato dalla vista di Cry a capo chino sulla croce: erano come fotogrammi che si succedevano nella mia mente a ritmo sempre più forsennato alternando gioia e dolore, amore e sofferenza, luce e buio.
Improvvisamente un pensiero, “NON PUO’ FINIRE COSI’, E’ INGIUSTO!”; esso si faceva strada a poco a poco dentro di me, alimentato da una forza che sentivo venire da non so dove e intanto cresceva sempre più, era come se qualcosa fosse scoppiato dentro di me e il mio corpo era incapace di assorbire la forza di quell’esplosione, era come l’eruzione di un vulcano, il magma stava risalendo dentro di me bruciando tutto ciò che ero stato sin a quel momento, tutti i sentimenti, le emozioni, lasciando solo qualcosa di simile alla rabbia ma più forte e quasi inumano, un fuoco che aveva bisogno di espandersi!
Gridai con tutta la mai forza alzando la testa verso il cielo seguendo il moto interiore di quel magma che stava divorandomi, una pioggia color rosso sangue stava iniziando a scendere e sentivo le sue gocce solcarmi il viso come quelle lacrime roventi che i miei occhi non riuscivano ad esprimere ma il mio cuore provava benissimo.
Afferrai Kaarem, avvertii che vibrava di quella stessa rabbia che aumentava in me di minuto in minuto, anzi una luce rossa percorreva tutta la sua lama partendo dall’elsa fino alla punta diventando via via più intensa.
Mi gettai di corsa nel mezzo dei demoni, i miei occhi vedevano solo Oegus, il resto era un mare informe che mi impediva di raggiungerlo. I demoni si lanciavano contro di me emettendo alte grida, io li facevo letteralmente a pezzi come fossero stati fatti di burro e lasciavo i resti dei loro corpi ancora ad agitarsi dietro di me.
Saltavo, schivavo, spaccavo crani, mutilavo, il tutto senza mostrare il minimo segno di sentimento, solo rabbia e soddisfazione per il massacro che stavo compiendo, mi interessava solo uccidere e provocare il massimo dolore possibile, e forse avvertivo solo il sottile piacere che derivava da queste mie azioni; ma erano comunque in troppi e Oegus era ancora troppo lontano, mi avevano accerchiato.
Ebbi l’idea di agitare la mia spada fendendo l’aria, quale prodigio, un’onda di energia piegava l’aria intorno a me e come una falce si abbatteva sui miei nemici squarciandoli letteralmente, non avrei mai creduto che una simile cosa potesse avvenire a soprattutto che io e la mia spada fossimo capaci di generare una tale potenza!
A seconda di come orientavo Kaarem, i colpi lasciavano traccia anche nel terreno, spaccavano le colonne e le facevano rovinare sui demoni, stava diventando facilissimo aprire un varco in mezzo a quella torma di esseri, certo alcuni li uccidevo personalmente, non potevo negarmi tale piacere, ma quando essi stavano per soverchiarmi usavo la mia onda; anche se sembravano non finire mai riuscii a raggiungere Oegus che stava seduto comodamente sul suo trono d’ossa.
Il cristallo sotto ai miei piedi sembrava brillare di un luce propria verdastra che proveniva da chissà quale profondità.
- Bravo cavaliere, sei giunto fino a me, ma non crederai di sconfiggere la persona più potente dopo Morghul!-
- Non voglio parlare ora, combatti - dissi con un’espressione sul volto sicuramente più cattiva di quella che potesse avere Oegus, le sue dimensioni non mi spaventavano, il suo potere non poteva certo essere più forte dell’odio e della rabbia che io provavo nei suoi confronti!
Le nostre spade si incrociarono, ci scambiammo colpi poderosi e ad una velocità incredibile, sicuramente anche la sua spada doveva essere non comune altrimenti credo che una delle due si sarebbe indubbiamente rotta; ci ferimmo a vicenda, ma non sentivamo dolore, anche lui era in grado di lanciare le onde, così combattemmo a distanza ma le nostre energie interferivano a vicenda creando soltanto delle profonde incrinature sul cristallo e ci ritrovammo vicini, spada contro spada, con la sua grossa testa sopra la mia, ci fissammo negli occhi credo che fossimo diventati più simili di quanto pensassi: usammo le nostre onde, ma ci fu solo una grossa sfera di luce che ci sbalzò lontano l’uno dall’altro!
Oegus si alzò in volo e disse:- è la tua fine, ora basta! E con le mani sul suo capo formò un’enorme globo di energia che scagliò contro di me.
Io aspettai, poi con tutta la mia forza misi Kaarem avanti a me quasi a voler squarciare quel globo, le mie carni stavano per bruciare, ma la mia volontà era più forte del dolore fisico, sentivo di essere diventato una cosa sola con la mai spada e misi in lei tutto ciò che provavo: partì da Kaarem una luce bianca che non solo dissolse il globo ma colpì anche Oegus tranciando di netto un’ala e parte del braccio destro.
Egli precipitò al suolo, ma aveva ancora la forza di combattere, era però visibilmente indebolito e riuscii con relativa facilità a staccargli anche l’altra ala aggirandolo; Oegus cadde a terra, era ora sotto i miei piedi.
- Bravo cavaliere, hai ottenuto la tua vendetta, ora chiudi il cerchio e uccidimi, è questo ciò che vuoi. - disse il demone in tono di sfida.
Certo che era ciò che volevo, quanto lo desideravo e finalmente avrei vendicato Cry, guardai il cielo, il sole era ormai completamente oscurato, aveva smesso di piovere,c’era una strana quiete, i pochi demoni superstiti guardavano attoniti l’epilogo delle storia, mentre tutt’intorno vi era il brulicare dei resti dei caduti che inspiegabilmente continuavano ad agitarsi; diedi un ultimo sguardo a Cry, lì sulla croce, fissai Oegus, stavo per trapassargli il petto quando il mio cuore si sciolse e piansi. Sì piansi per il dolore, qualsiasi vendetta non avrebbe potuto ridarmi indietro la mia Cry, guardai il mio nemico negli occhi e piansi di pietà anche per lui, vittima come me del tragico gioco del nostro destino.
Le lacrime scesero dalla mia guancia e caddero su di lui, vidi l’espressione di Oegus tramutarsi da sprezzante in terrorizzata, quasi avesse timore delle mie lacrime: infatti quando esse scesero su di lui, partì un disco sottile luminoso, che come il fuoco che brucia una carta dal centro, si diffuse come un cerchio su Ecaton polverizzando nettamente lui e tutti i demoni, mentre vidi sotto la superficie del pavimento degli occhi di donna venir verso di me e poi rapidamente essere risucchiati nell’abisso e la luce verdastra sparì del tutto: forse avevo visto gli occhi di Morghul!
Comunque deposi Cry dalla croce e la tenni stretta tra le mie braccia piangendo come un bambino.
Il sole si era finalmente liberato dal suo disco oscuro e i primi suoi raggi ritornavano a baciare la terra.
La luce divenne sempre più intensa, innaturale e quasi senza accorgermene mi trovai avvolto in essa: due figure si stavano delineando a poco a poco nella luce.
Una era la mia vera madre, quale gioia provai nel rivederla, l’altra pareva essere il vecchio cieco che avevo rifocillato, ma mutò ancora e vidi un uomo con l’armatura d’oro raffigurante un drago, aveva un’espressione fiera e felice allo stesso tempo, mi guardava con amore e aveva al fianco, legata, una spada simile alla mia Kaarem.
- figliolo, eccoti Rayearth, l’antico dio e tuo padre!!- disse mia madre.
Io restai allibito, ero figlio di un dio? Da queste mie origini dunque traevo quella forza che mi era stata utile tante volte in battaglia? Ecco i perché di molte cose ora mi erano più chiari!
- figlio, sono orgoglioso di te! Io sono il custode del mondo ma ormai il ricordo di me nelle persone è sparito e io non posso far nulla per proteggere il tuo mondo, per questo ho racchiuso in te la chiave, io avevo già vinto Morghul tanto tempo fa e sapevo che ora tu non mi avresti deluso!- detto questo il dio si avvicinò a me e mi abbracciò!
Quale sensazione di amore, di sicurezza, di pace, ero tra le braccia di mio padre ma non riuscivo ad essere completamente felice. Chiesi: ma cos’è la chiave?
Rayearth sorrise e disse: “La chiave è la forza che viene dalla speranza, la speranza che tu e gli uomini non vi abbandoniate al dolore e allo sconforto, ma sappiate riconoscere lo spirito di fratellanza che vi rende uguali, partecipi tutti del gioco della vostra esistenza e sappiate costruire un futuro migliore nonostante le tenebre che sembrano avvolgere il vostro mondo!
Infatti se tu avessi ceduto alla rabbia e avessi ucciso Oegus, Morghul avrebbe avuto accesso al vostro mondo portando il suo regime di terrore, invece tu, con il tuo atto di pietà hai perdonato e hai mostrato come è possibile andare oltre la rabbia e l’odio, hai mostrato a lei e a tutti che la speranza esiste e forse il mondo non è destinato a perdersi nell’oscurità del male! So cosa ti rattrista Ray, ricorda che qui siamo ad Ecaton, la terra in cui non vi è distinzione tra vita e morte, hai visto come i cadaveri dei demoni uccisi continuavano a muoversi, ricorda che se ciò che provi per Crysania è vero e puro nulla è perduto per sempre!
Ora dobbiamo andare, ma io e tua madre saremo sempre al tuo fianco, il tuo destino è quello di difendere la terra al posto mio, ora che conosci le tue origini e le tue potenzialità e hai qualcuno con te al tuo fianco sarà tutto più semplice! Ti vogliamo bene!”
Le parole di mio padre mi toccarono il cuore, e pensare che stavo per cedere al male, se solo non avessi guardato Cry in quel momento! Abbracciai i miei genitori e con le lacrime agli occhi dissi loro “Vi voglio bene!! E vi avrò sempre nel mio cuore!”
La luce scomparve e mi ritrovai con Crysania ancora tra le mie braccia, non so perché ma le sussurrai ti amo quasi che lei potesse sentirmi e chiusi gli occhi… dopo un po’ sentii: “anch’io ti amo Ray!!”
Era la voce di Crysania, era tornata in vita!! I miei occhi incrociarono i suoi, quale spettacolo era per me, avrei rivissuto esattamente tutta la mia vita per vedere l’espressione che la mia dolce amata aveva mentre quasi con stupore si trovava tra le mie braccia..a che servivano le parole a questo punto… le diedi un bacio, l’unico segno che poteva esprimere adeguatamente la gioia e l’amore che provavo nel rivederla e il mio desiderio di continuare il mio cammino con lei al mio fianco!

 

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