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Il
Portale - Parte 1
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CRYSANIA
Cap. 1 - Il Forestiero
Ormai erano passati alcuni giorni da quando avevo avuto la visione
in sogno di mia madre, che mi aveva fatto capire di non essere sola.
Non ero più triste, anzi, sprizzavo di felicità, e ogni sera mi
recavo in taverna per incontrarmi con i miei amici.
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Ma... ogni
volta vedevo una nuova coppia, tutte le mie amiche avevano ormai trovato
l'amore, ero forse l'unica destinata a restare single?
Io, Hatshepsut, Blackangel e le altre ci scherzavamo su, ma in fondo
sentivo davvero il bisogno di avere qualcuno da amare.
Le ferite che avevo ricevuto da i miei ultimi amori erano ancora aperte
e doloranti, anche se cercavo di non pensarci, avevo bisogno di qualcuno
che le rimarginasse.... e quella sera, l'uomo tanto atteso arrivò.
Ero seduta al bancone con Hat, e stavo cercando di resistere all'impulso
di bere (dopo la sera in cui avevo ballato con Dardel e mi ero
ubriacata, avevo deciso di bere di meno...), mentre discutevo con lei
delle ultime notizie dalla kioskas di Nimira.
Poi qualcuno entrò nella taverna, uno nuovo da queste parti, non l'avevo
mai visto.
Era coperto da un bellissimo e lungo mantello nero con i ricami argentei
che splendevano alla luce della luna che entrava dalla porta aperta.
Aveva un portamento fiero e regale. Aveva con lui una magnifica spada,
sicuramente non una semplice spada, si vedeva dal modo in cui brillava
alla luce delle lanterne.
Quando alzò la testa i suoi profondi occhi scuri incontrarono i miei, e
rimasi stregata da quello sguardo, così cupo, sicuro in cui leggevo
tanta sofferenza. Mi sembrò di essere rimasta ad osservarlo per
lunghissime ore, che in realtà erano pochi secondi. Venni risvegliata
dal suono della sua voce che disse cortesemente - Buonasera.-
Forse lo chiamai, forse la mia bocca si mosse da sola, la mia voce uscì
senza che me ne accorgessi, o forse parlarono i miei occhi da soli,
fatto sta che lui si avvicinò a me e mi chiese - Salve fanciulla, qual è
il tuo nome?- un attimo di amnesia... ero così emozionata che mi ero
dimenticata il mio nome...- Io...io mi chiamo...- mi guardava.... con
quegli occhi... credo di essere diventata tutta rossa, all'improvviso ho
cominciato a sentire un gran caldo - Crysania- , mi sorrise.
- Piacere Crysania, il mio nome è Rayearth, mi sono arruolato da poco
fra i guerrieri di Etek. Sono nuovo di queste terre-
I guerrieri di Etek, a Klivia, conoscevo il loro comandante. Cercai di
riprendere il controllo sulle mie sensazioni - Ma certo, conosco il tuo
comandante, Shadow..- ed ecco, come per magia, vidi entrare in taverna
proprio Shad, ma era strano, sembrava non ricordarsi più bene di me. Non
ci badai molto, ero troppo presa dal nuovo arrivato.
Allora Hat mi si avvicinò, sicuramente aveva notato il mio imbarazzo e
aveva capito le mie sensazioni - Ti piace il nuovo arrivato, eh?- mi
sussurrò - Forse questa volta è quello giusto... E' un bell'uomo, non
trovi?- oh...si che l'avevo notato....era bellissimo.
Hat si rivolse a Ray e, per aiutarmi ed incoraggiarmi, gli disse - Sai,
Crysania è stata da poco arruolata fra le Guardie Imperiali, è una
ragazza carina e simpatica, e molto coraggiosa- l'ultimo aggettivo mi
fece ridere sotto i baffi... Coraggiosa, io che appena avevo visto Ray
non avevo più neanche il coraggio di pronunciare il mio nome... Ray
rispose - buono a sapersi...- .
Hat mi fece un occhiolino e ci lasciò soli. Cosa dovevo fare? Non volevo
sbagliare un'altra volta... Lui mi offrì da bere ed io accettai con
piacere.
Mi sentivo già un pò meglio, avevo ripreso il coraggio. Parlammo un poco
e lui mi raccontò di essere l'ultimo dei cavalieri del cerchio di ferro,
mi disse che non aveva mai conosciuto i suoi veri genitori, e che gli
unici ricordi di sua madre erano la sua spada e un anello. Io gli parlai
della mia storia, dello stregone malvagio che era mio nonno e del mio
allenamento nella kioskas di Kolise.
Ormai il ghiaccio era rotto, mi sentivo più decisa e sicura di me
stessa. - Ah...I cavalieri mi sono sempre piaciuti, sai?- decisi di
usare un vecchio trucchetto che mi aveva insegnato la cara Hat, era lo
steso che aveva usato per conquistare il suo Falcos.
Mentre parlavo lui stava giocherellando con la spada, e accarezzava la
lama. - Bell'arma...Già ti immagino mentre combatti contro uno dei tuoi
demoni...-
-Ray...ti va di fare un giro con me?-
-Dove?- chiese lui ingenuamente mentre mi osservava. Mi avvicinai
lentamente a lui e gli sussurrai
-Seguimi...-
Capii dall'espressione del suo viso che mi avrebbe seguito ovunque.
Mi avviai verso la porta e, arrivata sulla soglia mi fermai un attimo
per vedere se Rayearth mi aveva seguita. Sentivo il suo respiro dietro
di me, vicino al mio collo. Mi sussurrò - Dove mi vuoi condurre?- - In
Paradiso- la risposta mi uscì di bocca senza che avessi il tempo di
fermarla.
I battiti del mio cuore mi rimbombavano nelle orecchie e tutto intorno a
me sembrava confuso, come avvolto dalla nebbia. - Il paradiso è ovunque
tu sei...- mi rispose. - Vieni!-
Gli sorrisi come una bambina e cominciai a correre verso il bosco.
I bianchi veli delle mie vesti volavano intorno a me, rallentando la mia
corsa, i capelli mi finivano sul volto, ma ero troppo felice, quella
corsa mi faceva bene. E lui mi seguiva da dietro, cercando di
raggiungermi. Io mi muovevo molto più agilmente di lui, senza l'armatura
addosso, inoltre era una serata abbastanza calda per essere inverno, e
non avevo bisogno di vesti troppo pesanti.
Finalmente arrivo al luogo tanto cercato, la riva del fiume, non lontano
dalla vecchia capanna di mia madre. Avevamo entrambi il fiatone, il
petto mi sembrava stesse per scoppiare. Stanca mi abbandonai per terra,
stesa fra i fili d'erba. Sentivo il dolce profumo della terra bagnata,
le goccioline nei miei capelli brillavano della luce lunare, intorno a
noi solo il suono dei nostri respiri. Mi girai verso di lui, che era
seduto al mio fianco e che stava raccogliendo un piccolo fiore bianco.
Fissai la sua figura che si stagliava nel cielo nero, avvolto da mille
stelle, il suo mantello sembrava la continuazione di quel cielo e i suoi
ricami le stelle. La sua pelle abbronzata splendeva di quel bagliore
magico che ci avvolgeva, e i suoi occhi....i suoi bellissimi occhi
scuri, mi guardavano dalle profondità della sua anima. Era tutto così
irreale... E poi.... la magia si spezzò! E cadde in mille frantumi ai
miei piedi. La spada di Rayearth cominciò a vibrare, poi da essa scaturì
una strana luce e lui si alzò di scatto in piedi
- Scusami...devo andare.-
-Ma...- non ebbi il tempo di obiettare, lui era già sparito
nell'oscurità della foresta, diretto verso chissà quale luogo. Rimasi lì
ferma a guardare lo scorrere del fiume ancora un poco, poi mi alzai e
tornai alla kioskas.
RAYEARTH
Cap 2 - La Strega
Andai via, andai il più lontano possibile da Crysania, non volevo
mettere in pericolo quella dolce fanciulla il cui sguardo era stato il
primo, dopo tanto tempo, a parlare alla mia anima.
Mi inoltravo nella foresta e nel frattempo la mia mente era affollata da
mille pensieri, mille interrogativi si ponevano d'innanzi a me: sapevo
perché la mia spada Kaarem stesse vibrando ma ignoravo da dove
provenisse la luce che essa emanava sempre più.. e poi Crysania, come
potevo dimenticare il nostro incontro e il suo corpo, lì sdraiato in
riva al fiume, così etereo,così in sintonia con la natura di quel luogo,
sembrava una ninfa dei boschi venuta a mostrarmi quanta bellezza e
perfezione potesse raggiungere il creato.
A volte la vita può essere tragicamente ironica, per la prima volta ero
venuto meno ad una promessa fatta a me stesso; avevo giurato infatti di
non innamorarmi mai più, troppo vivo era ancora il ricordo di Herih e
della sua tragica fine, benché fossero passati 5 anni da quella
maledetta notte; non volevo che delle persone a me care dovessero
soffrire a causa del mio destino
Invece cosa era successo? Ero da poco arrivato nella Kioskas, conoscevo
solo Gidan, un guerriero di Caliur che si era subito mostrato gentile
nell'accogliere uno straniero; così un po' per ambientarmi un po' perché
avevo voglia di bere qualcosa, decisi di andare in una taverna
consigliatami da lui, fu un attimo: il mio cuore, da tanto tempo
abituato ad esser solo, trovò negli occhi di una ragazza seduta al
bancone la luce che forse da sempre stava cercando, così mi ritrovai a
parlare con Lei.
La sua voce era così melodiosa che riuscì ad entrare nelle profondità
della mia anima, ogni sua parola era un dolce balsamo sulle mie ferite
ancora aperte che ovviamente lei ignorava; ma mi colpì soprattutto la
sguardo di Crysania, così tenero ma anche così triste, esprimeva un
bisogno di essere amata ma più di tutto di donare tutta se stessa a chi
avrebbe saputo trovare la chiave d'accesso al suo mondo interiore.
Tutte le lodi che le amiche tessevano su di lei erano ormai inutili:
stavo già naufragando nel mare azzurro dei suoi occhi e, come se
stessimo seguendo un copione già scritto, ci trovammo in riva al fiume.
Mi sembrava di vivere un sogno, una notte perfetta, Crysania era al mio
fianco e avevo capito che anche lei ricambiava i miei sentimenti, io ero
combattuto tra l'amore e il timore di poter farla soffrire un giorno,
anche se in cuor mio avevo già deciso chi avrebbe vinto; in quei momenti
non volevo pensare al motivo che mi aveva condotto alla Kioskas, al mio
passato e al mio incerto futuro, volevo solo essere lì, assaporare la
felicità di quell'attimo insieme a quella dolce fanciulla; purtroppo
come i sogni svaniscono all'alba, quell'incanto si ruppe, giunto al
limitare del cielo fui costretto a precipitare a terra dal peso del mio
destino.
Certe volte è proprio difficile essere Rayearth, non si può sfuggire a
ciò che il fato ha già scritto.
Ora basta pensare ai ricordi, dovevo stare in guardia, Kaarem stava
vibrando, era inequivocabile: un demone si stava avvicinando, non potevo
permettere che Crysania fosse messa in pericolo per causa mia e l'averla
abbandonata lì senza una spiegazione non faceva che acuire in me la
tristezza ma anche la rabbia verso quell'essere che aveva osato
infrangere il mio primo momento di serenità da quando decisi di
intraprendere il mio viaggio alla ricerca delle mie origini.
Raggiunsi una radura, mi fermai, mi sentivo strano, il silenzio di quel
posto era irreale, qualcosa stava per accadere, cosa mi avrebbe
aspettato in quel luogo? Un combattimento certo, ma quando? L'attesa era
inquietante, il mio respiro era l'unico rumore che udivo, la testa mi
girava, tutto sembrava confondersi intorno a me, chiusi gli occhi, capii
che non potevo fidarmi dei miei sensi e confidai in Kaarem.
Mi girai e l'estrassi, la puntai dritto davanti a me e riaprii gli
occhi.
La lama indicava una piccola collina e ai piedi di un albero era seduta
una creatura.
Una donna o meglio qualcosa che le assomigliava: aveva degli occhi
taglienti, orecchie appuntite, il corpo era coperto di un vestito appena
accennato, i capelli, direi quasi un qualcosa simile a alghe marine le
ricadevano sulle spalle e in mano aveva uno strumento musicale, credo
una specie di arpa.
Mi guardava con un ghigno beffardo
- bravo cavaliere, ti sei accorto di me, peccato che non hai portato la
tua amica, avrei preferito divertirmi prima un po' bevendo il suo
sangue.
- Non dirmi che soffri d'invidia perché lei è più bella di te?- risposi
io facendo un sorrisetto ironico e aggiunsi: - Mi dispiace ma la tua
ultima notte di vita la dovrai passare digiuna. Prenditela con chi ti ha
mandato. Ora combatti! -
- Piccolo uomo, la tua esistenza per noi avrebbe lo stesso peso di
quella di una foglia,se non avessi in te la chiave -
- La chiave?- ecco che ritornava la parola contenuta nell'antico
manoscritto lasciatomi da mia madre e che per me costituiva ancora un
enigma, chiesi :- Cosa ne sai tu della chiave?-
- Vuoi dire che non hai mai sentito parlare dei miti che riguardavano i
"cento anni del caos", il "sigillum"? Ha ahahaha - rise - quanto è
limitata la tua conoscenza! Ti basti sapere che Qualcuno, da tempo
immemorabile, ha Sigillato il "Cancello oscuro" l'unico portale per
diffondere le tenebre sull'intero mondo. Ora la cattiveria degli uomini,
di quelli che tu tanto difendi, ha indebolito il sigillo e ha permesso a
noi demoni di entrare, abbiamo solo bisogno della chiave affinché il
trionfo dell'oscurità sia completo.
Pensa, un mondo completamente immobile nelle tenebre, niente più dolore
o gioia, felicità o sofferenza, presente passato o futuro, esseri umani
o demoni, tutto avvolto dall'oscurità, sprofondato nell'oblio...-
Mentre parlava aveva iniziato a suonare il suo strumento, le sue parole
accompagnate da quella musica così incantatrice si insinuavano
dolcemente nella mia mente.. un torpore...la testa pesante...
Sì, perché no, dopotutto .. basta soffrire, basta con i tormenti,
sarebbe stato così facile dimenticare il mio doloroso passato, quella
notte, la mia infanzia.. tutto ciò che ero stato, cancellare con un solo
colpo gli affanni che la vita avrebbe posto innanzi a me ma anche a
tutti gli uomini... mi sentivo sprofondare.. la notte avvolgendomi mi
offriva la dimenticanza e la pace che ne derivava.
Ormai ero perso, avevo quasi ceduto quando un fulmine, l'immagine di
Crysania mi balenò nella mente. Lei era lì, mi guardava con i suoi occhi
azzurri dai quali trapelava tristezza ma anche tanta speranza per il
futuro, sembrava dirmi "Vivi". Trasalii, capii che il passato sarebbe
stato sempre con me, non esisteva l'oblio. Alla fine, proprio la mia
vita, proprio così come l'avevo vissuta, mi aveva portato a conoscere
Crysania, il vero amore.
La speranza in un futuro migliore non può realizzarsi senza il ricordo
del passato per quanto doloroso esso sia.
Con questa nuova convinzione mi svegliai.
Ero disteso per terra, disarmato, il demone chino su di me, pronto al
colpo fatale.
- Sarebbe stato meglio se tu non ti fossi svegliato, comunque morirai e
né la tua spada o tuo padre potranno venirti in aiuto. Ora tocca a te,
subito dopo alla tua amica.
- Hai dimenticato nell'elenco di nominarmi. - ora che avevo riscoperto
l'amore non avevo certamente intenzione di morire e usai tutta la mia
forza . Sentivo lo stesso furore che mi prendeva in battaglia crescere
in me, e tuttavia questa volta era diverso, non lo usavo più per
distruggere ma per costruire.
Mi liberai, vedevo un certo sconcerto negli occhi della creatura, ci
dibattemmo a lungo a mani nude, ero come un lupo che non avrebbe
lasciato la preda fin quando la sua fame non si fosse saziata, incurante
delle ferite riuscii a raggiungere Kaarem e ferii a morte il demone.
- Dimmi cosa sai tu di mio padre? Perché avrebbe dovuto correre in mio
aiuto? Chi è mio padre?
- Ancora non hai capito chi è il tuo vero padre? Hahahahaha - detto
questo morì.
Ero rimasto solo, ferito dai suoi artigli ma felice, Sì felice perché
avevo acquistato una nuova visione della mia vita, avevo capito... e
tutto questo grazie a Crysania !
Tuttavia la mia spada continuava a brillare e la luminescenza cambiava a
seconda della direzione in cui la rivolgevo ..perché?
Decisi di seguirla... arrivai in un luogo appena fuori la Kioskas di
Klivia.. la vegetazione era fittissima, Kaarem brillava come non mai.
Trovai un'apertura, con la spada tranciai gli arbusti che mi erano
d'impedimento e entrai.
L'oscurità era rotta solo dai bagliori della spada, la avvicinavo alle
pareti e scorsi degli strani simboli, sembravano descrivere una storia.
Era appena finita la discesa quando sentii l'elsa bruciarmi le mani,
possibile che la mia compagna di tante battaglie avesse deciso di
ribellarsi a me?
La lasciai e con mio grande stupore la vidi allontanarsi e restare
sospesa a mezz'aria, mentre raggi di luce provenienti dalla sua lama
iniziavano a compiere sempre più veloci traiettorie circolari
illuminando progressivamente l'ambiente in cui mi trovavo.
Era un posto ovale, ogni centimetro del luogo era decorato da scritti e
figure a me incomprensibili, presto la velocità di rotazione della luce
divenne così alta che mi pareva di essere avvolto in un unico globo
bianco.
Improvvisamente un senso di calore e di pace, pace vera come quella che
un bambino prova nel grembo materno, una figura di luce andava
delineandosi, la sua voce era così carica di affetto, era la mia vera
madre
- Figlio mio, ora sei diventato un uomo - disse- questo posto è l'ultima
roccaforte della spiritualità dell'antico popolo, qui tuo padre forgiò
Kaarem con la lega mistica dello Xialtos, la cui fabbricazione però è
stata dimenticata come tanti altri segreti quando essi si estinsero.
So che il peso del tuo destino ti è sembrato tante volte troppo pesante,
ma ora conosci qual è la tua vera missione, impedire la riapertura del
Cancello e so che l'affronterai con uno spirito nuovo, se anche essa ti
costerà sacrifici e molti ostacoli ti si frapporranno innanzi, tu saprai
di avere me e tuo padre sempre dentro di te e potrai contare sulla forza
più grande di tutte, quella che viene dal combattere per le persone che
tu ami. Va ora figliolo, e segui il tuo destino!
La luce cessò, tutto tornò come prima e Kaarem era infissa davanti a me.
Avrei voluto chiedere tante cose a mia madre, ma provavo in quei momenti
un tale senso di conforto e di amore che tutte le domande perdevano di
importanza.
Uscii da quel luogo sollevato, per la prima volta la vista dell'alba
coincideva con una nuova alba del mio animo, ero pronto ad affrontare
qualunque cosa... che ironia, in una notte, l'amore che consideravo come
debolezza era divenuto la mia più grande forza!
Il giorno seguente mi recai alla stessa taverna per rivedere Crysania,
per raccontarle la mia storia, speravo di ricominciare da dove eravamo
stati interrotti.
Quanto grande fu la mia delusione quando non la trovai lì, chiesi a Hat,
Gidan, a tutti ma nessuno seppe dirmi nulla.
Vi tornai il giorno dopo ancora ma niente.. e come se non bastasse voci
circolavano sulla presunta venuta di alcune strane creature che si
stavano dirigendo verso gli estremi confini settentrionali della Kioskas.
Ancora una volta il destino bussava alla mia porta, dovevo partire.
Sarebbe tutto ricominciato come prima...
Avrei mai rivisto la fanciulla dagli occhi azzurri o avrei semplicemente
continuato a vivere e combattere da solo??
Con questo spirito mi recai alla taverna per l'ultima volta prima di
partire per non so quanto tempo, Crysania non c'era. Il mio destino era
dunque la solitudine, così dissi addio ai miei amici e all'ultimo
boccale di sidro, stavo già per andar via quando la porta si aprì e
apparve Crysania, in tutto il suo splendore, avvolta da una veste di
broccato blu che si intonava ai suoi occhi e i capelli incorniciati da
uno splendido diadema; la fanciulla mi salutò.
Non tutto allora era perduto e sentivo che stavo per aprire un nuovo
capitolo della mia vita.
CRYSANIA
Cap 3 - Ancora un addio
Era lì, davanti a me, nello stesso luogo in cui lo avevo incontrato la
prima volta... Dopo che lui mi aveva abbandonata sulla riva del fiume
avevo cercato di dimenticarlo, e mi ero sempre di più convinta che si
fosse trattato di un sogno. Ma il mio cuore mi diceva che lui era vero,
che dovevo cercarlo, che non avrei dovuto farlo andare via in quel
modo... Ma anche il fatto di non averlo più visto in giro e di aver
chiesto di lui senza ottenere niente, mi aveva fatto pensare ad un
bellissimo sogno.
Ed ora eccolo lì, in carne ed ossa, mi guardava con i suoi occhi scuri
pieni d'amore. Avrei voluto correre da lui e gridargli tutto il mio
amore, ma come potevo? Dopo il suo ultimo gesto avevo perso la fiducia
in me stessa che avevo il giorno del nostro primo incontro. Avevo paura
delle mie stesse parole e dei miei gesti, temendo potesse sparire di
nuovo, o potessi risvegliarmi, magari sulla riva del fiume con in mano
un piccolo fiore bianco...
Repressi i miei sentimenti e lo salutai con un semplice 'ciao'.
Sembrava che anche lui non potesse credere ai suoi occhi, mi guardava
come se fossi un fantasma, e questo suo strano atteggiamento mi fece
sorridere. Allora anche lui mi sorrise e camminò velocemente nella mia
direzione. Era più forte di me... tutto il mio autocontrollo svanì e lo
strinsi forte a me. Ray fece lo stesso. Il mio corpo venne avvolto dal
suo calore che mi salì alle guance colorandole di rosa. Allora prese
delicatamente il mio viso con le sue grandi mani e mi sollevò il mento.
Non era un sogno, lui era davvero accanto a me, sentivo il suo corpo
così vicino al mio. Ci guardammo negli occhi ancora alcuni secondi e
poi... ah, quanto avevo atteso quel momento... le nostre labbra si
fusero in un dolcissimo bacio, e tutte le mie preoccupazioni, tutti i
miei dubbi svanirono. Non mi importava più niente di cosa sarebbe
accaduto in futuro, se ci sarebbe stato qualcosa dopo quel bacio, se lui
sarebbe scappato ancora da me; volevo godermi quel momento fino alla
fine.
Quando le nostre bocche si staccarono e i nostri sguardi si incrociarono
di nuovo, vidi il suo viso diventare duro e serio, ma allo stesso tempo
triste.
- Cosa c'è? -
- Avrei voluto non dirti mai queste parole..-
Oh no! Avevo capito. Sarebbe andato ancora via da me; me lo sentivo...
Perché? Perché non potevamo vivere in pace la nostra storia d'amore?
Perché doveva sempre finire così? Abbassai il capo per nascondere le
lacrime che avevano ormai riempito i miei occhi e stavano scendendo
lungo le mie guance.
- Crysania...- mi alzò ancora una volta il mento e mi asciugò le lacrime
che ormai sgorgavano fluenti sul mio viso. Allora vidi il suo viso
intenerirsi.
- Devo partire. Non molto lontano da queste terre dei demoni malvagi
minacciano la kioskas, ed io come ultimo cavaliere del Cerchio di Ferro
devo recarmi lì per distruggerli. Sarà una difficile battaglia, lo so,
ma vedrai che tornerò da te, Crysania. Tornerò te lo prometto - aveva
uno sguardo deciso, non potevo che credergli.
- Si, ed io ti aspetterò dovesse questa attesa durare per sempre -.
L'avevo appena ritrovato e già dovevo perderlo di nuovo. Vedendomi così
triste e sconsolata si sfilò dal collo una catenella a cui era legato un
piccolo anello d'argento con un'incisione in una lingua a me ignota. -
Era di mia madre - disse Ray,- questo è l'unico ricordo che ho di lei,
vi è incisa una frase 'Va nel mondo e segui il tuo destino'. Te lo dono
e me lo restituirai quando tornerò. Ci tengo molto, tornerò sicuramente
a riprenderlo -.
Me lo aveva donato per rassicurarmi che sarebbe tornato, per farmi
capire quanto fossi importante per lui.
- E' il regalo più bello e prezioso che tu potessi farmi, ma forse non
dovresti, insomma un regalo di tua ma..-
- Shhh...- appoggiò il suo indice sulle mie labbra, e ancora una volta
ci baciammo. Ma era un bacio più passionale del primo. Vi misi tutta me
stessa, perché sapevo che sarebbe stato l'ultimo che gli avrei dato
prima della sua partenza. Strinsi forte l'anello in mano mentre i nostri
cuori si intrecciavano in quel bacio che ci avrebbe tenuti uniti fino al
suo ritorno. Ormai il legame che ci univa non avrebbe potuto essere
spezzato da nessuno, da nessuno demone, e neanche dalla morte stessa.
Purtroppo era arrivato il momento di lasciarci. Rayearth mi accarezzò
ancora una volta sussurrandomi dolcemente - Su. Ora basta piangere.-
- Si - risposi io, - Sarò forte. Ti aspetterò e quando tornerai non ti
lascerò mai più. Questa è l'ultima volta che mi lasci sola, la prossima
volta verrò anch'io con te...- lo guardai con aria di sfida, ma anche
con tenerezza, mentre mi asciugavo le lacrime con la manica del vestito.
Ray mi sorrise divertito.
- Addio dolce Crysania -
- Addio mio prode cavaliere -
Ray si inginocchiò e mi baciò la mano, poi si alzò ed uscì dalla locanda
girandosi alla porta per vedere un'ultima volta il mio viso.
E così, ancora una volta lo vedevo andar via, a combattere i suoi
leggendari demoni.
Cosa avrei fatto mentre lui non c'era? Avrei resistito ai terribili
pensieri che mi affollavano la mente? Sarebbe davvero tornato da me?
RAYEARTH
Cap 4 - I mastini di Oegus
Chiusi la porta dietro di me, restai fermo lì, immobile, avrei voluto
rientrare dentro, avrei voluto dare ancora un ultimo bacio a Crysania,
ma a che sarebbe potuto servire? Avrei soltanto prolungato la
sofferenza, non mi avrebbe evitato la partenza e inoltre, non avrei
potuto sopportare oltre la vista di quegli splendidi occhi azzurri
inondati da lacrime.
Decisi di partire immediatamente, mi sistemai Kaarem sulla spalla e mi
avvolsi nel mio mantello: stavo imboccando la strada che il destino
aveva preparato per me e per la prima volta provai una strana
sensazione: non ero sicuro del mio ritorno.
Già, avevo affrontato pericoli di ogni genere, mettere la mia vita a
repentaglio non era mai stato un problema, ma stavolta c'era qualcosa di
diverso, le mie imprese erano diventate quasi leggendarie, la gente mi
considerava il 'mietitore' delle creature oscure, ignoravano che facevo
tutto ciò per trovare la morte sui campi di battaglia, mettere fine al
mio dolore e forse lo ignoravo anch'io prima di conoscere Crysania.
Ora era tutto diverso, avevo qualcuno che aspettava ansiosamente il mio
ritorno, qualcuno a cui la mia sorte era a cuore più della sua stessa
vita e io avevo qualcosa da perdere, se fossi stato sconfitto avrei
detto addio a chissà quali momenti felici da gustare in compagnia della
mia amata, non avrei più potuto bearmi della visione di quella stupenda
fanciulla. Avevo troppe cose da perdere, l'imperativo era ora più che
mai vincere e nel più breve tempo possibile!
La strada era deserta, dalle poche case in cui a quell'ora della notte
si vedeva il fuoco ancora vivo trapelava un senso di pace, la gente
stava continuando a vivere la propria quotidianità ignara del pericolo
che stava per abbattersi sulla Kioskas.
Ben presto mi trovai fuori dal villaggio, l'unica luce era quella della
luna che gettava il suo mantello argenteo sugli alberi del bosco intorno
al sentiero e le sole voci erano quelle amiche degli animali notturni..
ecco ora un gufo... dei pipistrelli in volo, cercavo di tenere la mente
occupata tentando di riconoscere le voci della notte per non pensare a
quello che avrei potuto incontrare al termine del mio viaggio.
Si era fatto troppo tardi, decisi di accendere un fuoco e di accamparmi
per cercare di dormire un po'.
Fu un riposo senza sogni, il primo senza gli incubi del mio passato,
avevo finalmente raggiunto una certa serenità e ora stavo mettendo in
gioco tutto ciò che avevo a fatica conquistato.
L'aria fresca del mattino mi svegliò dolcemente; il sole era riuscito a
squarciare il velo delle nuvole quasi a voler affermare il suo diritto a
splendere nonostante tentassero di impedirlo e spargeva la sua luce
rassicurante tutt'intorno a me, un giorno come un altro stava iniziando,
ed io, incoraggiato da questa vista, ripresi il cammino con un certo
buon umore.
Camminai per tutto il giorno fin quando arrivai in un piccolo villaggio
proprio ai confini della Kioskas. Erano case modeste ma ben tenute, una
piccola piazza nella quale tra un allegro via vai di donne e bambini i
mercanti stavano svolgendo il loro lavoro, mentre dei contadini stavano
arando alacremente i campi circostanti, sembrava di vivere un quadretto
elegiaco.
Appena mi videro i bimbi vennero intorno a me, forse incuriositi da uno
straniero che si aggirava con una spada tanto diversa dalle solite, la
mia Kaarem era infatti circa il doppio di uno spadone comune; e subito
dopo un signore anziano, dalla barba grigio chiara come la cenere mi
venne incontro dicendo: - Benvenuto viandante, in cosa possiamo esserti
utile?-
Rimasi sorpreso dalla cordialità di questa gente, non avevo mai
incontrato tanta disponibilità verso uno straniero.
- Buongiorno - mi presentai - sono Rayearth guerriero di Etek e sono qui
di passaggio per esplorare i confini della Kioskas.
Nascosi le mie vere intenzioni perché non volevo gettare un'ombra sulla
serenità di questa gente.
- Sono il reggente del villaggio, permettici almeno di offrirti qualcosa
da mangiare, sarai di sicuro affamato dopo un così lungo viaggio, ben
poche persone osano spingersi in queste terre così vicine al confine. -
disse con tono amichevole e prendendomi subito sotto braccio.
Devo ammettere che non avevo mangiato, ero un po' stanco e così accettai
l'invito.
Mi condusse in una locanda, un oste mi guardava con due piccoli occhi
sonnacchiosi; era infatti tardo pomeriggio, dei raggi di sole filtravano
attraverso le finestre immergendo il locale quasi deserto in
un'atmosfera così immobile che contrastava con il via vai e le voci che
giungevano dall'esterno.
Ci sedemmo ad un tavolo, mi sentii un po' a disagio vedendo il reggente
che mi fissava mentre mangiavo cercando di capire chissà quali pensieri
mi passavano per la mente o forse si tratteneva per il timore di
sembrare troppo invadente. Alla fine si decise:
- Che notizie mi porti allora dell'entroterra? Come sta Nimira?? -
Strano, voleva sapere tali notizie da uno che appena giunto nella
Kioskas subito era stato costretto a ripartire.
- ehm, le solite cose, la vita procede come al solito -.
Improvvisamente un urlo di una donna cadde come una lama a spezzare la
tranquilla quotidianità del villaggio.
A questo seguirono quello di molti altre; io e il reggente ci
precipitammo immediatamente fuori, riuscimmo a farci spazio tra la calca
della gente che si affollava verso la porta principale.
Un ragazzo poco più che adolescente era lì, in ginocchio, il suo volto
era una maschera di sangue, i suoi vestiti, o meglio i resti di
un'armatura in cuoio erano letteralmente a brandelli, piangeva, gridava
e si teneva un avambraccio o quello che gli rimaneva.
Il reggente gli si avvicinò, richiese un po' d'acqua e intanto cercava
di calmare il ragazzo e di farsi raccontare l'accaduto.
Assistetti a scene di panico, donne che piangevano e pronunciavano i
nomi dei loro cari, bimbi rimasti ammutoliti alla vista del giovane e
nel caos generale riuscii a capire che quel ragazzo faceva parte di un
gruppo di venti persone di cacciatori esploratori partito la mattina per
procurare la cacciagione agli abitanti del villaggio.
Quale forza sovrumana avrebbe potuto compiere un simile massacro?
Purtroppo dentro di me la risposta era chiara; intanto il ragazzo era in
uno stato confusionale, alle domande del reggente ripeteva
ossessivamente tra le lacrime: "... bosco, ... cani... sangue... tutti
morti... tutti...".
Non c'era tempo da perdere, per quello che sapevo qualunque cosa il
giovane avesse visto poteva già essere alle porte del villaggio..
riuscii a richiamare l'attenzione di quella gente ormai in preda alla
disperazione più assoluta, mi feci spiegare dunque dove fosse il bosco e
poi partii immediatamente raccomandando a tutti di restare chiusi in
casa e non uscirvi per nessuna ragione al mondo.
Se avevo fortuna, anche se parlare di fortuna in un simile frangente era
fuori luogo, li avrei trovati tutti lì poco distanti dal bosco.
Corsi disperatamente, ogni minuto era prezioso e sentivo Kaarem vibrare
sempre più: demoni dunque e sempre più vicini!
Arrivato nel luogo, lo spettacolo che mi si presentò innanzi fu uno dei
peggiori ai quali mai dovetti assistere: ovunque era l'odore acre del
sangue, la vegetazione circostante ne era coperta da spruzzi
inconfondibili, sparsi potevo scorgere pezzi di corpi, qui un braccio..
lì una gamba..e la vista peggiore di tutti.. un branco di esseri chinato
su delle carcasse umane che le stava divorando.. staccavano pezzi di
carne da quei corpi ormai irriconoscibili litigandoseli tra di loro,
proprio come degli sciacalli mentre uno di loro beveva da un elmo usato
come bicchiere.
L'orrore e lo sdegno in me raggiunsero il massimo, sguainai la spada e
gridai:
- Maledetti, come avete potuto compiere un simile scempio, ma ora avete
gustato il vostro ultimo pasto, venite da me a prendere il dolce!-
Essi sollevarono le loro teste e ad unisono si alzarono, capii allora
perché quel giovane parlava di cani: avevano un corpo coperto da folti
peli fulvi, tozzo e robusto anche se non erano molto alti ma soprattutto
avevano la testa a forma di cane, simile a quella dei mastini che delle
volte ho visto usare in battaglia e sul loro volto spiccavano dei canini
oltremodo pronunciati; non avevano armi ma al posto delle unghie dei
rasoi all'apparenza affilatissimi.
Uno di loro si sollevò per ultimo, era più grosso degli altri e aveva
ancora il muso rosso ricoperto di sangue, mentre quasi con noncuranza
giocherellava con gli scarni resti di un teschio, disse:
- Dalla spada credo che tu sia Rayearth, ci stavamo appunto chiedendo
quando ti avremmo incontrato... sarai un ottimo dessert e una sorpresa
gradita al nostro signore Oegus, noi siamo infatti i Mastini di Oegus e
prepariamo la strada per la sua venuta! Accogliamo volentieri il tuo
invito!-
Appena finì di dire queste parole ululò e a tale segnale un folto gruppo
di Mastini si gettò verso di me protendendo le unghie in avanti quasi a
voler fendere l'aria, mentre degli altri si disperdevano nel bosco e
solo lui continuando a trastullarsi, sembrava avere l'intenzione di
godersi la scena.
Sentivo crescere in me l'adrenalina, lo sdegno era troppo forte,
ripensavo alle grida di disperazione della gente del villaggio, a quello
che i poveri caduti dovettero provare, non volevo certo che la mia testa
diventasse un trofeo per quell'Oegus, ma soprattutto il mio pensiero
correva a Crysania all'ipotesi di non doverla rivedere mai più.
Impugnai Kaarem con entrambe le mani e mi gettai incontro a quell'orda
da solo, solo come uno scoglio che tenta di infrangere i flutti della
marea e intanto sentivo provenire dalle profondità più remote del mio
cuore la mia vecchia forza, quell'ira che mi prendeva in battaglia stava
risorgendo ma in una maniera a me sconosciuta, non era più sete di
distruzione fine a sé stessa anche se di quella ne conservava intatta la
brama; era piuttosto un sentimento di protezione per gli affetti a me
più cari che mi faceva sentire invincibile, come quello provato da una
madre che usa tutte le proprie capacità per difendere i suoi cuccioli se
li vede minacciati.
Essi rimasero un po' sorpresi, forse si aspettavano che scappassi o che
stessi fermo ad attenderli e invece mi trovarono tra le loro file a
gettar scompiglio.
La lama di Kaarem era di Xialtos, una lega capace di spezzare qualsiasi
cosa se dosata con la forza giusta e ringrazio il mio destino che mi
fece entrare tra i Cavalieri del Cerchio di ferro dove imparai a saper
sfruttare in modo esatto sia forza che agilità; l'unica possibilità di
salvezza contro un numero così numeroso e agguerrito di nemici, era per
me infatti di sapere esattamente in ogni momento cosa fare e dove e chi
colpire, anche la pur piccola esitazione mi sarebbe potuta essere
fatale.
La mischia infuriava mentre io, con la stessa sicurezza di un attore che
in ogni situazione della scena conosce perfettamente la sua posizione e
le sue battute, seminavo morte tra i Mastini e la mia lama affondava nei
loro corpi quasi fossero fatti di burro, emanando bagliori sempre più
rossi sotto i raggi del sole al tramonto.
Vedere quelle creature immonde cadere sotto i miei colpi mi faceva
sentire un certo senso di benessere e allo stesso tempo mi rendeva
ancora più avido del loro sangue, se mi avesse visto Crysania, non so se
si sarebbe ancora innamorata di me e della mia dolcezza.
Il sole era già quasi tutto scomparso dietro le colline e la sua ultima
luce rossastra illuminava un posto disseminato di cadaveri e un
cavaliere, stanco, ferito,ma pur sempre vivo che fronteggiava con aria
di sfida l'ultimo dei Mastini.
Infatti gli altri nascosti nel bosco per accerchiarmi non ebbero maggior
fortuna di quelli del fronte principale, uccisi anche loro non esitando
ad usare come scudo i cadaveri dei loro compagni.
Di fronte a me c'era l'ultimo demone, leggevo nei suoi occhi
un'espressione incredula, aveva perso la sicurezza di prima, si guardava
intorno e disperatamente gridava:
- Fratelli come è stato possibile? Ditemi che siete vivi! - poi si
rivolse a me dicendo - Tu, mortale, hai osato tanto... i miei fratelli,
i miei diletti fratelli giacciono a terra, caduti sotto i colpi della
tua spada e io non li rivedrò più... meriti la più crudele delle morti!!
- Sangue chiama sangue - risposi, anche se nonostante avessi voglia di
ucciderlo non ero più sicuro di chi fosse il buono e chi il cattivo.
Ci fronteggiammo al lungo con pari forza, era un osso molto duro,
combatteva anche lui per vendicare i proprio fratelli a cui dopotutto
voleva in qualche modo bene, non fu facile; dovetti ritardare all'ultimo
istante una parata ad un suo colpo mortale per farlo sbilanciare e
riuscire a mozzargli ambedue le mani, privandolo così della sua
principale arma di attacco.
Oramai vistosi perso con uno sguardo fiero cercava la morte, io prima
volli chiedergli dove fosse Oegus; lui rispose:
- Se proprio desideri la tua distruzione vai a nord per una giornata di
cammino, lo troverai lì ed egli saprà di certo come vendicare la morte
dei Suoi Mastini.-
- Grazie - gli dissi - ora va ad incontrare i tuoi fratelli ovunque essi
siano!-
Detto questo gli diedi il colpo di grazia; talvolta la morte può essere
più misericordiosa del risparmiare la vita. Morì sereno ed io mi sentii
male, per la prima volta avevo visto il limite che segna la differenza
tra esseri umani e demoni non così netto come ero abituato a pensarlo.
Ritornai al villaggio, il giovane purtroppo era morto, aveva perso
troppo sangue e già era un miracolo che fosse riuscito a ritornare a
casa.
Il reggente vedendomi mi abbracciò e mi ringraziò, ma si vedeva
chiaramente che nella sua espressione, come del resto in quella di tutti
gli altri abitanti non vi poteva essere gioia: troppo forte e grande era
stata la tragedia che aveva segnato quel piccolo paese forse per sempre.
Da parte mia avevo solo voglia di dormire e di trovare Oegus per
impedire che altre disgrazie e altro dolore dovessero ripetersi.
Delle donne mi medicarono però prima le ferite e mi prepararono una cena
secondo le usanze della loro medicina per aiutarmi a riprendere le forze
in breve tempo.
L'indomani, seppur contro il loro parere, dicevano infatti che ero
troppo debole per sperare di sostenere un altro scontro del genere,
decisi di partire e mi incamminai verso Nord.
CRYSANIA
Cap 5 - La partenza
Quanti giorni erano passati dall'ultima volta che avevo visto il dolce
volto del mio Rayearth? Tanti ormai... avevo perso il conto...
Sedevo lì, sul mio letto, accarezzando l'anello d'oro e rileggendo
milioni di volte le parole incise. La stanza era illuminata dalla tenue
luce della candela, che rendeva l'atmosfera quasi irreale. Tutti gli
oggetti infatti non sembravano gli stessi, sembravano cambiare forma con
i movimenti della fiamma della candela. Ruben era steso al mio fianco
sul letto e dormiva tranquillo...quanto avrei voluto dormire anche io,
ma da quando Rayearth era partito, non avevo passato una notte
tranquilla; non sapevo a quali pericoli andasse incontro, ma immaginavo
cose terribili, il pensiero di non rivederlo più era così doloroso e
frequente...
Una strana luce venne improvvisamente sprigionata dal mio medaglione...già,
il medaglione... antico oggetto sacro di mia madre, profanato dalla
magia oscura di mio nonno. Su un lato spiccava lucida la figura del
drago di platino, simbolo dell'antico dio benefico adorato dai miei
antenati, e sull'altro lato, completamente nero, erano incise oscure
parole nella lingua arcana della magia nera... Quale strana magia era
racchiusa in quel medaglione? Ricordo che mio nonno mi raccomandò di
portarlo sempre con me e mi ripeté varie volte di non farlo toccare mai
a nessuno, poiché solo io avrei potuto usufruire dei suoi poteri, e
chiunque lo avesse toccato sarebbe morto istantaneamente se devoto al
bene o ferito mortalmente se devoto al male. Ma perché? Perché un così
grande potere era nelle mie mani? A cosa mi sarebbe mai servito questo
potere? Una cosa era certa: mi aveva salvata tante volte quando ero in
pericolo e sono anche sicura che sia grazie alla sua magia se sono nata.
Ed ora splendeva, come volesse avvisarmi di qualcosa, forse di un
pericolo. Ma io ero al sicuro fra le mura della kioskas, e tutto era
avvolto dalla tranquillità, dove poteva essere il pericolo?? O forse non
ero io ad essere in pericolo, ma una persona a me cara.... ?...Rayearth!?
Avevo promesso di aspettarlo, ma per la prima volta nella mia vita, una
forza più forte della mia volontà, l'amore, guidò le mie azioni e mi
preparai a partire. Presi tutte le mie cose, legai la borsa da viaggio
al nuovo cavallo che avevo appena comprato da Gidan, il mio bellissimo
Calacyria (Passo di luce in lingua elfica), lo sellai, e svegliai Ruben,
non mi andava di partire senza di lui.
Sarebbe stato un lungo viaggio e sarei stata guidata solo dall'istinto e
dalla grande forza che mi univa a Rayearth. Non potevo lasciarlo solo!
Non dovevo lasciarlo solo! Lo avrei aiutato con tutta me stessa.
Lasciai un messaggio alle mie compagne per avvisarle della mia partenza,
e poi partì a cavallo nella notte.
Cavalcai senza sosta per parecchie ore finché all'orizzonte non
cominciai a scorgere le prime luci dell'alba. Il cielo si andava
lentamente colorando di rosa, e tutto ciò che di notte mi era sembrato
inquietante diventava a quella luce un paesaggio tranquillo. Il mio
cavallo era stremato e anch'io avevo bisogno di riposare, così ci
accampammo nei pressi di un piccolo fiume. Quando mi svegliai era ormai
pomeriggio inoltrato. Continuammo il nostro viaggio, nonostante le
continue lamentele di Ruben che non sopportava i continui sbalzi del
cavallo, e i tanti insetti che infestavano la zona. Finalmente giunsi
nei pressi di un villaggio, all'apparenza tranquillo. C'era poca gente
per le strade, ed avevano tutti un'espressione triste. Chiesi
informazioni ad un uomo anziano che sedeva vicino ad una casa
- Salve buonuomo, sono una giovane amazzone e vengo dalla kioskas di
Nimira, saprebbe dirmi se ha visto un nobile cavaliere, con un grande e
bellissima spada e con un mantello nero dai ricami argentei? Sapete lo
sto cercando da molto tempo e...-
- Rayearth.- non mi diede il tempo di finire la frase.
- Lo conoscete? Allora è passato di qui?-, chiesi ansiosa di avere sue
notizie e felice per aver seguito la giusta via.
- Entrate mia cara, entrate pure, così vi racconterò le nobili gesta di
quel cavaliere che tanto cercate e avrete anche l'occasione di fermarvi
per fare rifornimenti...- come potevo non accettare un simile invito, e
poi morivo dalla voglia di sapere di Ray.
Il vecchio mi fece accomodare ad un tavolo e mi offrì da bere e da
mangiare, e intanto mi raccontava...
- Rayearth, il nostro salvatore, è venuto qui qualche giorno fa, con la
sua magnifica spada ha sconfitto i demoni che minacciavano il villaggio,
ma non è riuscito ad impedire che molti innocenti morissero, è per
questo che il paese è a lutto. Comunque gli saremo per sempre
riconoscenti per il suo coraggio. E' ripartito subito, nonostante le sue
numerose ferite, noi abbiamo cercato di fermarlo, ma non ha voluto
ascoltarci. Ma ora ditemi fanciulla, come vi chiamate, e perché lo
cercate?- allora Rayearth non era più qui, dovevo sbrigarmi se volevo
raggiungerlo, e ferito, come mi aveva detto l'uomo, non sarebbe andato
molto lontano...o almeno così speravo...
- Mi chiamo Crysania, e vi ringrazio per il cibo e per le informazioni.
Sono molto preoccupata per lui, è per questo che lo cerco -,
- Ohh! Capisco... voi lo amate!- e il vecchio mi sorrise. - Mia cara
spero davvero per voi che lo troviate prima che sia troppo tardi... si è
messo contro i demoni, e non sono sicuro che da solo ce la possa fare...
buona fortuna.-.
- La ringrazio ancora signore, che la pace possa ritornare nel
villaggio.- detto questo mi alzai, feci cortesemente un cenno di saluto
e mi avviai verso il mio cavallo, chiamando Ruben che stava mangiando
appassionatamente la sua porzione di cibo.
Dove sarebbe diretto? Quale direzione avrei dovuto prendere per
raggiungerlo? Di sicuro ero avvantaggiata grazie al mio magnifico
cavallo, uno dei più veloci della kioskas, scelto appositamente da Gidan
per me... quante discussioni avevamo avuto...
Questo pensiero mi tirò su di morale e mi fece finalmente ridere.
- Su, Calacyria! E' ora di andare, altrimenti non raggiungeremo mai
Rayearth!-
E così ripartimmo ancora una volta... Decisi di prendere la strada che
attraversava il bosco vicino al villaggio, ma lo spettacolo che mi
trovai davanti mi fece subito pentire della mia scelta. Tutto...gli
alberi, i cespugli, l'erba, le pietre, tutto era coperto da grandi
macchie di sangue e a terra giacevano decine di corpi... ma non umani!!
Erano dei mostri! Assomigliavano tanto a dei cani, ma ... molto più
brutti! Avevano tutti delle ferite orribili! Erano stati mutilati in una
maniera orribile, con una ferocia fuori dal normale... chi aveva potuto
compiere tale strage? E cos'erano queste strane creature? Demoni? Quante
domande affollavano la mia mente...e Ray? Era sopravvissuto a questa
strage??
Cercai fra i cadaveri il corpo del mio amato, e quando non lo trovai mi
sedetti su una roccia sollevata. Dunque era ancora vivo... Poi un
terribile pensiero attraversò la mia mente: E se fosse stato lui a fare
tutto questo?!
Ma no... il Ray che conosco non farebbe mai una cosa del genere...
Cercai di allontanarmi il prima possibile da quella puzza di carne morta
e per riprendere il mio viaggio, dovevo essere sulla giusta traccia.
Cap 6 - Ospite di un demone.
Il sole stava calando sopra la foresta, e tutto si colorava di arancio.
Finché il buio non avvolse tutto nel suo freddo abbraccio. Ma non era
una sera come le altre... c'era troppo silenzio. Le voci della foresta
che mi avevano accompagnato per tutto il viaggio non si sentivano più,
inoltre stava calando la nebbia. Ma era pericoloso fermarsi lì, dovevo
continuare.
Anche Ruben e Calacyria erano agitati, e il mio medaglione aveva
ricominciato a splendere, tagliando l'oscurità come una lama. Ero un
bersaglio troppo facile! Nascosi il gioiello, ma ormai era troppo tardi.
Sentii un rumore alle mie spalle e Calacyria si impennò spaventato
facendomi cadere di sella. Subito presi la balestra e la puntai nella
direzione dove avevo sentito il rumore... Il buio era troppo fitto ora
che la luna e le stelle erano state coperte dalle nuvole e dalla nebbia,
non riuscivo a scorgere il mio assalitore. Poi due lumi rossi si
accesero poco distante da me... guardai meglio e mi accorsi che erano
due occhi! Due occhi malefici...era un demone, probabilmente un demone
della notte.
Scagliai due dardi contro la creatura che scoppiò in una risata, se così
poteva essere chiamata...
Poi mi parlò
'Cosa ci fa una fanciulla nella nostra foresta a quest'ora? Ahahahah
Cosa intendete fare con quell'aggeggio? Io sono un demone della notte,
non coniglio! Ahahah Ora capirete quanto grande è state il vostro
errore! Sarò lieto di potervi assaggiare!'
- Non mi toccherai neanche con un dito stupida creatura!- dissi io con
aria di sfida. Avevo capito che le mie armi non potevano niente contro
un demone della notte, contro un'ombra. Così decisi di ricorrere
all'astuzia. - Fossi in te non mi avvicinerei demone! Io sono molto più
potente di te, e non sono la semplice fanciulla che credi! Io sono la
signora delle tenebre, e questa è solo la mia forma umana.-
'Ahahahah! Ma chi credi di prendere in giro ragazzina? Mi hai davvero
preso per uno stupido? Non sento il tuo potere...Ma ora basta
chiacchierare, mi hai stancato! Passiamo ai fatti...'
- Queste saranno le tue ultime parole demone della notte...- e, detto
questo estrassi il mio medaglione dalla parte nera e lo portai proprio
di fronte agli occhi di fiamma del mostro.
'Ahhhhhhh!!!! Mia signora! Scusatemi! Come potevo sapere...no vi pregooo
risparmiatemiiii!'
Il medaglione fu più efficace di quanto pensassi! Lui si prostrò ai miei
piedi e mi chiese perdono spaventato dal potere del gioiello. Avevo
provato quello stratagemma perché pensavo di non avere altre
possibilità, ma non credevo davvero che avrebbe funzionato!
- Si, si, vi risparmierò, ma in cambio dovrete darmi delle
informazioni...-
'Qualsiasi cosa...'
- So che è in giro un cacciatore di demoni chiamato Rayearth, ho un
conto in sospeso con lui, sono sicuro che sapete dove sia...-
'Ah! Ma certo! Quel maledetto che ha ucciso i mastini del mio signore
Oegus..'
- Mastini? Oegus? Chi è Oegus? -
'Ma come... voi che siete la signora delle tenebre non conoscete Oegus?!
Il demone più potente che io e miei compagni demoni della notte abbiamo
mai conosciuto??'
- certo...Oegus...- stavo per farmi scoprire - si, ma è un demone così
inferiore a me che non mi importava molto di lui...-
'Mmhm... io non ne sarei così sicuro mia signora...egli ha un potere
grandissimo! E quando si impossesserà del Portale lo sarà ancora di
più...'
- Il Portale? -
'si certo...' mi raccontò la storia del Portale e cosa sarebbe successo
se lo avessero trovato e lo avessero aperto con la chiave, ma la cosa
che mi stupì di più fu il nome della chiave... '...la chiave per aprire
il portale è quell'uomo, Rayearth, per questo anche Oegus lo sta
cercando!'
Così anche il capo dei demoni cercava Ray...come avrei fatto a salvarlo
da questo branco di mostri oscuri?? Fino a quando questo demone della
notte mi avrebbe creduta?
- Ma non lo hanno ancora catturato, vero? -
'Non lo so, domani arriveranno alcuni miei compagni con le notizie dal
castello di Oegus. Fino ad allora mia Signora la invito a restare nella
nostra dimora'
- D'accordo...ma mi promettete che domani mi aiuterete a trovare quell'uomo?-
'Certo, sempre che non l'abbia già fatto Oegus stesso...ahahaha'
- Però ora ti prego, prendi delle sembianze un pò più umane...-
'Bah...se le fa piacere...' una luce intensa scaturì dai suoi occhi
accecandomi per alcuni istanti, quando riaprii gli occhi mi ritrovai di
fronte un uomo alto, dai capelli e il pizzetto neri, mi ricordava
vagamente qualcuna di quelle figure raffiguranti esseri chiamati
'Vampiri' che avevo visto anni prima nella biblioteca della kioskas di
Kolise. I suoi occhi erano rimasti di un rosso fuoco, e guardarli mi
faceva rabbrividire.
Mi portò nella sua tana...il posto più terrificante che avessi mai visto
in tutta la mia vita...
Erano una serie di cunicoli, quasi completamente bui se non per qualche
candela sui muri, la loro luce fioca si rifletteva nel liquido denso e
rosso che scendeva dalle pareti e che riempiva i lati dei cunicoli...sangue.
Sui muri inoltre apparivano ossa di.... non oso immaginare quale
creatura...composte per formare arcani simboli e strane forme.
Chiusi gli occhi per non vedere quel macabro spettacolo e cercai di non
pensare all'orrenda puzza che aleggiava nell'aria...In che razza di
posto ero finita?? Finalmente arrivammo ad un portone fatto di strani
materiali, e anche di miara...in effetti, non l'avevo notato prima, ma
tutti i cunicoli erano fatti di miara, probabilmente queste erano alcuni
dei vecchi passaggi sotterranei che collegavano tutta Arcano. Le
maniglie del grande portone erano due teschi umani... Povere creature...pregai
in silenzio per le loro anime.
Il mio accompagnatore aprì il portone e mi presentò la mia stanza, una
delle più lussuose che avevano disse... bah...i gusti sono gusti. In
compenso il giaciglio era abbastanza comodo e caldo, coperto da varie
pellicce.
Ruben non faceva altro che soffiare per la paura, così lo presi in
braccio e lo calmai...ma in realtà stavo solo cercando i calmare me
stessa. Tutto quello che era accaduto mi aveva sconvolta dentro, non
riuscivo ad immaginare un posto più orrendo di quello, neanche l'inferno
sarebbe arrivato a tanto, eppure il pensiero del mio Rayearth in
pericolo mi dava il coraggio di continuare a cercarlo, a costo della
vita.. Con questi pensieri mi addormentai, ma fu un sonno agitato, pieno
di incubi...
Quando credevo ormai di essere sprofondata nella tenebra più scura, mi
risvegliai. Ero ancora lì, ed ora accanto a me c'era anche il mio
'compagno' demone che mi sorrideva.
'Ben alzata Signora, come avete riposato?'
- Mmhm...benissimo! - il demone sembrò soddisfatto della mia risposta e
mi offrì un vassoio con la mia 'colazione'.
Come tutto il resto anche quella era una cosa orripilante: una specie di
brodaglia scura con una testa al centro...per mia fortuna non era una
testa umana, altrimenti giuro che avrei vomitato in faccia al demone.
Invece mi trattenni ed ebbi anche la forza di dire - No grazie... non ho
fame... Piuttosto, sono arrivati i tuoi amici? -
'certo mia Signora, loro sono sempre puntuali'
Cap 7 - Oegus
Il demone, di cui avevo finalmente saputo il nome, Orlok, mi portò dai
suoi 'amici': erano tre ombre... All'inizio mi guardarono con sospetto,
ed ebbi davvero paura che scoprissero la mia vera identità, in quel caso
non avrei avuto scampo, ma per fortuna Orlok spiegò loro chi ero e mi
lasciarono in pace. L'incontro avvenne in una sala circola con un grande
cerchio al centro, in cui svolgevano chissà quali riti... Orlok chiese
loro di Oegus e di Rayearth ed essi risposero che Oegus aveva distrutto
grandi terreni, ma alla fine egli si era presentato proprio nella sua
dimora e non aveva avuto scampo.
A queste parole il mio cuore ebbe un sobbalzo, e credetti davvero di
svenire, ma cercai di ricompormi e di capire meglio.
Per fortuna, (o sfortuna dovrei dire?) Rayearth era stato catturato, ma
la bella notizia era che non era ancora morto! Potevo ancora salvarlo, e
dopotutto i demoni non avevano ancora il Portale, ma io ancora non
immaginavo la triste realtà...
Le due ombre raccontarono di aver sentito parlare del Portale, ma di non
aver mai visto la sua forma. Quindi era difficile trovarlo, pensai,
avevo tutto il tempo di trovare Ray e portarlo in salvo.
- Bene demoni, portatemi dal vostro padrone, Oegus, voglio parlargli del
prigioniero - le ombre si insospettirono ancora una volta, ma bastò un
gesto di Orlok per farle calmare.
'D'accordo Signora, noi ti porteremo da Oegus, ma cosa avremo in
cambio?'
In cambio? Non avevo pensato a questa eventualità...cosa potevo fare
ora? Poi mi venne un'idea...
- In cambio io non dirò niente al tuo Signore del tuo..
ehm...'attentato' alla Signora delle Tenebre, cioè me.- dissi il più
decisamente possibile. Ancora una volta il mio piano funzionò e Orlok
accettò di portarmi da Oegus.
Finalmente uscii da quell'orribile posto, credevo che non avrei più
rivisto la luce del sole...e infatti, partimmo solo quando il sole fu
del tutto scomparso dietro l'orizzonte.
Fu una notte lunghissima, forse una delle più lunghe che abbia mai
passato. I demoni correvano molto più velocemente del mio cavallo, ed
era difficile starli dietro.
Inoltre quella situazione mi sembrava sempre più incredibile...certo, io
ormai ero più che abituata alla magia, e non mi sconcertava più di
tanto, ma essere in mezzo a quei demoni, alla ricerca di un castello, di
notte, in un luogo che non avevo mai visto, quasi completamente
desertico, andava oltre la mia immaginazione. Pensavo davvero che dopo
quella esperienza niente mi avrebbe più sconcertata, eppure mi
sbagliavo...me ne accorsi solo tempo dopo.
Nonostante i vari ostacoli, come il brutto tempo, il vento e il freddo
(problemi solo miei, tra l'altro) finalmente arrivammo al famoso
castello.
Esso si stagliava nelle tenebre dominandole, la sua oscurità superava le
altre, e emanava un potere così negativo che mi si accapponò la pelle, e
un brivido mi attraversò la spalla; sperai che i demoni non l'avessero
notato...che ingenua.
La luna nera rendeva l'atmosfera ancora più spettrale; dalle torri più
alte venivano urli strazianti, che mi facevano tremare di paura, e
immaginavo Rayearth lì, incatenato e urlante di dolore..Quali oscure
torture gli stavano infliggendo? Sperai di essere ancora in tempo per
aiutarlo...o per morire al suo fianco.
Intorno al castello volavano strane creature con le ali di pipistrello,
ma dal corpo di bestia; ovunque si scorgevano nel buio occhi
fiammeggianti bramosi di carne viva e calda.
Sopravvivere in quell'inferno era davvero un miracolo! Ero nel covo del
male... eppure mi sembrava di esserci già stata, forse in uno dei miei
strani sogni; mio nonno mi narrava spesso di posti come questo, anche la
sua vera dimora aveva più o meno questo aspetto diceva...
Quando arrivammo ai grandi portoni del castello, Orlok mostrò il suo
segno di riconoscimento a due mostri che facevano da guardie, così
entrai in un posto ancora peggiore della tana dei demoni della notte...
non riesco ora a descrivere quello che vidi... cose così spaventose e
orrende che la mia mente non è riuscita a sopportare, e forse per questo
le ha in parte rimosse...
Cose che non riuscireste neanche a immaginare, anzi, penso che non
esistano ancora le parole per descriverle, o per farvi capire le mie
sensazioni, quindi preferisco saltare questa parte.
Infine giunsi alla sala 'reale', o quello che poteva sembrarlo.
Su un trono fatto di ossa e di pelle, con gioielli infilati ovunque,
dalle orbite vuote dei teschi alle piccole fratture nelle ossa.
Essi rilucevano di una luce scura, ovvero rilucevano di buio...una cosa
che non riesco ancora adesso a spiegarmi...come fa una luce ad essere
buia?
Eppure non riesco a trovare un aggettivo più giusto! Della stessa luce
brillavano gli occhi di Oegus, il signore dei demoni, anche se essi
apparivano rossi simili a due grossi rubini; il suo corpo era ricoperto
da peli scuri e lucidi; aveva il muso simile a quello di un grosso
pipistrello nero; al posto delle unghie, le sue grandi mani e i suoi
grandi piedi erano muniti di artigli giganteschi e affilatissimi...Infine
imponenti crescevano dalle sue spalle due grandissime ali demoniache.
Davanti alla sua imponenza mi sentii piccola piccola... neanche davanti
all'Oscuro o a tutto l'esercito di Ylea mi sarei sentita così
terrorizzata! Ero completamente paralizzata dalla paura... se avrebbe
voluto mi avrebbe ucciso col suo solo sguardo, ma per fortuna preferì
parlare.
Orlok, che in quel momento mi sembrava la creatura più rassicurante del
mondo, ci lasciò soli... e così caddi nella più nera disperazione.
Dagli abissi delle tenebre giunse dritta al mio cervello la voce di
Oegus 'Cosa vuoi da me?'
- S-s-s-s.....s-sono..- non riuscivo a spiaccicare parola, eppure dovevo
essere forte! Altrimenti sarei morta lì senza neanche rivedere Rayearth.
Mi schiarii la gola e finalmente riuscii a parlare - Sono Crysania, e
sono qui per parlarvi del vostro prigioniero....-
'Ahahahah! Siete davvero buffa! E' la prima volta che una piccola umana
ha il coraggio di parlarmi... con questa confidenza poi! Siete
coraggiosa ad essere arrivata fin qui! Certo, avete ingannato i miei
demoni, e siete stata abile, mi congratulo con voi, vi rispetto proprio
per questo. Davvero coraggiosa... complimenti...'
- Signore, io sono qui per un motivo preciso: voglio il prigioniero! A
qualunque costo.-
'mpf...ahahahahah! Vi prego...' si piegò letteralmente in due dalle
risate, ed io pensai che da un momento all'altro sarebbe stramazzato a
terra per il troppo ridere...
Rimasi sbalordita... cosa trovava così divertente? Io stavo
letteralmente facendomela addosso dalla paura e lui... Il sangue mi salì
alla testa e mi infuocai di rabbia.
- E allora?? Cosa c'è da ridere?? Siete davvero più stupido di quanto
immaginassi! Vi ho davvero sopravvalutato... D'accordo! Continuate pure
a ridere, io intanto vado a prendermi Rayearth!-
'Che cosa?! Un affronto?? A me? Ma sapete chi sono??' aveva finito di
ridere, e adesso anche lui bruciava di rabbia.
L'avevo fatta grossa... Si alzò violentemente dal macabro trono e aprì
di scatto le grandi ali facendomi volare di qualche metro.
Ero nel panico più assoluto, presi la balestra, anche se sapevo
benissimo che non sarebbe servita a niente e cominciai a scagliare dardi
all'impazzata, ma essi si sbriciolavano prima di arrivare a sfiorare
anche uno solo dei suoi peli. Allora presi uno dei miei coltelli e lo
lanciai in direzione di uno dei grandi occhi infuocati e... incredibile
a vedersi... lo centrai! L'occhio, come se fosse fatto di vetro scoppiò
in mille schegge facendo ululare il demone di dolore...
Rimasi a bocca aperta... Il coltello comunque non si era conficcato
nell'orbita, ma era schizzato via con le schegge, fino ad arrivare a
pochi passi da me; lo raccolsi e lo guardai incredula...era quello che
mi aveva regalato Malekith...
Prima che il mostro si riprendesse, uscii dalla sala e mi imbattei in
Orlok...
- Orlok, ti prego portami via! Oegus mi ha sfidata ed ha avuto una bella
lezione dalla signora delle tenebre, ma non credo che riuscirei a
resistere al suo intero esercito...-
'Cosa avete fatto mia signora... D'accordo vi aiuterò, ma voi non
dovrete rivelare a nessuno quello che sto facendo'
- No, ma mi ricorderò sempre di voi e di come mi avete salvata...- lui
mi guardò un pò perplesso, ma poi capì che la situazione era più grave
del previsto e mi portò nel luogo più nascosto del castello. Allora mi
fece travestire per non farmi riconoscere e mi trasportò come se fossi
anch'io una prigioniera... non potevo che fidarmi di lui, dopotutto, o
la fede o la morte.
Orlok mi fece rinchiudere in una delle celle migliori (sempre secondo i
loro canoni di bellezza e comodità) e lì rimasi, completamente
incappucciata, con le ombre amiche di Orlok di guardia.
Quella notte stessa, sentii da altri prigionieri, ci sarebbe stato un
rito... dove avrebbe partecipato anche Rayearth.
Orlok mi portò nella sala grandissima, senza soffitto, dove si scorgeva
benissimo la luna nera...infatti, cosa che notai solo allora, essa
splendeva della stessa luce degli occhi, anzi, dell'occhio di Oegus e
dei suoi gioielli. Al centro della sala vi erano strani simboli, molto...anzi,
troppo simili a quelli del mio medaglione! Ad un'estremità della sala
appariva il trono di Oegus, e lui vi era seduto, toccandosi più volte
l'occhio infermo; davanti a lui un altare...con la riconoscibilissima
spada di Ray! Cosa stava per accadere? Avevano forse trovato il Portale?
Poi presi istintivamente il mio medaglione, aveva di nuovo cominciato a
brillare, e....ancora una volta quella luce oscura!
Guardai bene il lato nero del medaglione e poi di nuovo la stanza,
infine ebbi un terribile presentimento.... che fosse destino che io
Rayearth ci fossimo incontrati? Anch'io avevo qualche legame con questa
storia... perché il mio medaglione si comportava così?? Sembrava
riflettere la luce della luna...Cosa stava succedendo?
'Ray...dove sei?'
Proprio a quelle parole vidi apparire al centro della stanza il mio
amato, completamente incatenato, coperto di ferite, con i vestiti
laceri, la barba incolta e pieno di lividi, quasi irriconoscibile, ma
quegli occhi... li avrei riconosciuti fra mille!
Anche lui mi guardò e i nostri sguardi si incrociarono come la prima
volta, sembrava quasi non riconoscermi... cosa gli avevano fatto??
Poi Orlok si voltò verso di me 'E' arrivato il vostro momento mia
signora....' la sua voce non era più sottomessa come prima, ma sembrava
quasi deridermi... mai fidarsi della parola di un demone...
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Parte
1 |
Parte 2 |
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