Qualcosa di particolare - 3
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Capitolo 10 - Se... sia giusto così, lasciate che sia!
Il restante giorno passò lento e pervaso da una strana ed
inquietante calma, il nostro rifugio improvvisato pareva un semplice
bivacco nella radura in mezzo al fitto bosco quasi totalmente celato
dalla moltitudine di alberi e tra gli arbusti del sottobosco. |
Vivevamo
completamente allo stato selvatico, quasi perennemente sopra ad un ramo
e distanti dal suolo per evitare di lasciare tracce che potevano essere
identificate oppure notate da qualche pattuglia dei Red Dragons in
perlustrazione.
Ognuno di noi si trovava in uno dei punti strategici stabiliti, una
volta arrivati a poche centinaia di metri dal fortino in palizzata che
rappresentava non solo il baluardo difensivo dell'organizzazione di quel
gruppo di assassini - ribelli, ma anche il luogo di prigionia degli
uomini appartenenti alla comunità delle Amazzoni della Cordigliera.
Ognuno di noi presidiava un ampio tratto di selva, in attesa che il
tempo trascorresse e che potesse così infine arrivare il momento tanto
atteso che ci avrebbe segnalato l'arrivo delle forze capitanate da
Stryker.
La pallida luce che illuminava la spettrale giornata avvolta
nell'ovattata coltre di perenne foschia di quei luoghi riusciva a
malapena a superare, con il suo debole tepore, la spessa divisa di
ordinanza dei guerrieri Betris di cui eravamo provvisti.
Il pettorale di pesante e duro cuoio veniva ora lievemente riscaldato da
quei pallidi e tenui raggi che riuscivano a filtrare tra la coltre di
rami e foglie del luogo, mentre la foschia intorno si alzava sempre di
più, come se la terra stessa respirasse, esalando il suo caldo fluido
natural respiro, donando così ad ogni angolo di quella boscaglia quella
coltre di foschia che permeava tutto il luogo. Dalle propaggini della
crosta di terra, piccole particelle di vapor acqueo, rarefatte dall'aria
fredda dell'altitudine a cui ci trovavamo, magicamente si condensava e
formava quella patina bianca ovattante che permetteva ai cadetti della
legione Uait ed alle amazzone della Cordigliera, nonchè a me, il
comandante Driz_do_Urden, di poterci celare ed attendere l'arrivo del
resto delle truppe provenienti da Myeislin.
Il mio sguardo spaziava tutta la radura, mentre accovacciato e
seminascosto tra i rami di un larice guardavo tutto quello che si stava
svolgendo intorno al nostro accampamento improvvisato. Ogni tanto il mio
sguardo andava più lontano, a cercare di vedere quell'accampamento
fortificato che, da lì a presto, avremmo preso d'assalto, incautamente e
forse anche un po' incoscientemente, in fondo... proprio con quella
incoscienza tipicamente... mia.
Un debole sorriso apparve tra le mie labbra serrate, mentre la gamba
destra penzolava inerte oltre il ramo su cui ero appollaiato di vedetta.
Pensieri, ricordi e sensazioni che riaffioravano dal buio bagaglio della
mia memoria, mentre rimanevo in silenzio a scrutar quel luogo ed
inconsciamente scrutar più dentro me stesso che verso quello che mi
circondava in quel momento... ed ecco rievocare l'immagine di Asjah,
bella e fiera, meravigliosa compagna con cui la mia vita nelle terre di
Arcano aveva preso una svolta decisiva e definitiva... con lo sguardo
mio perso a riviver mentalmente i lineamenti delicati e fini di quella
meravigliosa amazzone, la luce quasi trascendentale che proveniva dalle
sue iridi dalle mille sfaccettature di colori, le bionde chiome che
delicatamente cominciavano a carezzarle le spalle, adesso che la loro
crescita aveva aumentato non solo la rigogliosa capigliatura ma anche i
riflessi d'oro intenso che emanavano quando un raggio di luce sfiorava
quella corona di delizie che portava sul capo.
Lo sguardo era fisso in avanti e perso nel vuoto, a rivivere il suo
sorriso che a volte così malandrino compariva improvvisamente sulle sue
labbra, per poi rapidamente svanire ed esser sostituito dal suo modo di
arricciare le labbra in atteggiamento quasi di sfida e di
provocazione... nato dal suo animo indomito e forte, tipico della figlia
del vicario di Nistra, il re dei Barbari.
Socchiusi per un attimo gli occhi per cercare di rivedere mentalmente
ogni minima fase della mia vita trascorsa con lei, momenti di
allenamento, momenti d'amore dolci e delicatamente intensi come la forza
del vento che ci aveva uniti... quel vento di passione capace di farci
avvicinare all'inizio uno all'altro, come semplici foglie trasportate
dalla stessa corrente fino a divenire la stessa parte di quell'uragano
di passione che aveva legato le nostre due anime in un unico connubio
vorticante di passione e di amore, che mai niente avrebbe potuto
dividere e separare... nemmeno la morte.
"Già...." pensai dentro di me, mentre una sorta di velo scuro sembrava
quasi farmi presagire qualcosa nel profondo del mio animo "Nemmeno la
morte ci separerà amore mio....".
Lo sguardo ancor fisso nel vuoto mentre il tempo trascorreva, vedevo
ogni tanto qualcuno dei cadetti che faceva capolino dal proprio posto di
osservazione per far un cenno di intesa al compagno più prossimo, tutti
quanti senza far rumore. Ognuno di noi scrutava attento, cadetti della
Uait ed Amazzoni della Cordigliera, quell'accampamento da cui spesso si
levavano gemiti e grida di dolore accompagnati da schiocchi di frusta.
Rigagnoli di fumo disegnavano spettrali arabeschi nel cielo, animati e
sospinti da quel vento sempre presente nella valle di Thalos, fino a
quando la luce già debole irradiata da Amanuator non volse al termine,
raccogliendo infine la stessa piana ed il bosco ancora una volta
nell'abbraccio poco rassicurante della notte di quel luogo.
Niente e nulla di particolare era accaduto in quella lunga ed
interminabile giornata che ci aveva preparato al momento decisivo.
Riposammo ognuno al suo posto di osservazione. Alcuni dormivano
pesantemente, altri invece a tratti. Ognuno di noi sapeva in quale stato
d'animo si trovava ed ognuno di noi era ormai pronto per la giornata più
importante.
Tutto era stato ormai approntato la sera prima quando eravamo giunti
silenziosi come predatori a pochi passi dal cancello principale di quel
maledetto fortino improvvisato, che altro non era se non l'accampamento
fortificato da scarne palizzate in legno erette alla bene e meglio da
parte dei Red Dragons, per coprire non solo il loro corpo di guardia ma
anche l'ingresso principale di quella strana caverna da cui i ribelli
estraevano i minerali preziosi che facevano della loro tribù la
ricchezza primaria e fondamentale.
Lentamente mi ridestai da quel sonno inquieto che mi aveva vinto alla
fine della notte e richiamato nella vita normale di tutti i giorni. Un
vago e sordo rumore, come di piccoli tuoni ovattati in lontananza, la
sola evidente caratteristica che li differenziava dai rumori naturali
dei tuoni, era il costante e ritmato alternarsi tipico di qualcosa di
innaturale piuttosto che di qualcosa di casuale e naturale...
" BUM..... BUM..... BUM...." ritmo cadenzato, lento e cupo ma minaccioso
allo stesso tempo.
Aprii gli occhi richiamato da quell'incessante martellare, mentre lo
stesso rumore aveva sortito lo stesso effetto su ognuno di noi, presenti
e poco distanti da quel fortino maledetto.
"Comandante Driz.... forse ci siamo" la voce di Frederick, giovane e
chiara, ancor tipicamente adolescenziale, giunse dal basso del mio
nascondiglio ai piedi dell'albero, come un richiamo alla mia attenzione.
Rapidamente sollevai lo sguardo in direzione del fortino, giusto in
tempo per scorgere, proprio innanzi alla costruzione, una sottile linea
di figure che si disponevano in linea retta e frontale a quella
costruzione.
"Ci siamo.." dissi prontamente "Frederick, raduna tutti quanti e
controlla che le amazzoni siano già in posizione.. tra pochi minuti si
deciderà ogni cosa" dissi al mio giovane attendente mentre velocemente
ridiscendevo dal mio ramo di osservazione, più rapidamente possibile per
raggiungere il terreno.
Inutili furono i miei ordini al giovane attendente, in quanto le
amazzoni della Cordigliera si trovavano già in assetto di combattimento
e pronte, insieme ai giovani cadetti disposti e ben vigili per ricevere
le istruzioni necessarie sul da farsi. Intanto, il rumore sordo e
ritmato di ciò che alla fine si era rivelato esser prodotto dai tamburi
di segnalazione del comandante Styker, aveva già destato l'attività
giornaliera degli abitanti dell'accampamento fortificato dei Red dragons,
richiamando un certo numero di sentinelle su quei camminamenti posti
lungo la palizzata del fortino stesso.
"Cadetti della Uait, il momento è arrivato. Recuperate i destrieri ed
approntate le vostre armi.... si passa all'azione!"
Rapide e decise arrivarono le mie parole alle orecchie dei giovani
cadetti. "Nene., voi sapete già cosa fare... predisponete i vostri
elementi e cercate di raggiungere furtivamente le palizzate, ed al
momento opportuno agite come avete stabilito".
Il mio sguardo, ora divenuto cupo e determinato, scrutavano le iridi
della giovane amazzone che annuì semplicemente e con un cenno del capo
rivolto alle sue amazzoni si diressero al limitar della radura,
attendendo il momento opportuno per la sortita.
Intanto Mattew ed Eragorn erano tornati a recuperar i cavalli nascosti
in quel fitto sottobosco che ci aveva coperti e celati il giorno prima.
Ognuno di noi salì sul proprio destriero mentre gli sguardi di tutti
spaziavano or dal fortino le cui palizzate cominciavano ad animarsi di
un numero sparuto di curiosi.
Ora, alla parte terminale della radura boscosa in cui ci trovavamo,
mentre ci giunse l'eco quasi lontano della voce del comandante Striker,
che aveva ormai raggiunto la sua posizione ottimale per lanciare
l'inganno ai Red Dragons.
Le sentinelle del fortino intanto, visto quel numero di figure femminili
accampate a circa 100 passi dalle palizzate del loro accampamento,
diedero l'altolà e l'ordine di farsi riconoscere, mentre le prime punte
di frecce cominciavano a fare capolino tra le travi della palizzata
costruita come baluardo difensivo di quell'accampamento di morte e
desolazione.
"Fermate le vostre frecce ed il vostro impeto guerrieri Red Dragons..."
giunse la voce abilmente camuffata del comandante delle amazzoni della
Cordigliera "Siamo soltanto le donne di quella misera Kioskas che tempo
fa avete assaltato ed a cui son stati sottratti gli uomini ed i cari...
vi chiediamo soltanto di avere compassione di noi e di accoglierci per
poter terminare la nostra vita vicino ai nostri cari... siamo disarmate
e per nulla intenzionate a rendervi la vita difficile, anzi credo che se
accetterete la nostra supplica ne ricaverete certamente un buon
vantaggio."
La voce supplichevole e dolorante del comandante Strikers sembrò
raggiungere l'animo incauto e spavaldo dei ribelli, mentre una figura
imponente appariva sopra il cancello primario del fortino, il volto
celato da quella assurda maschera che lo identificava come il comandante
del campo nonchè come il capo di quel gruppo di ribelli.
"DONNE... FORSE NON SAPETE VERAMENTE COSA VI ATTENDE!!..." rispose
beffardamente ed in segno di disprezzo una voce cavernosa e resa
metallica dalla maschera che indossava "SE VOLETE MORIRE CON I VOSTRI
UOMINI, PRIMA DI TUTTO DOVRETE SODDISFARE I NOSTRI APPETITI... E QUANDO
AVREMO FINITO, ALLORA POTRETE TRANQUILLAMENTE MORIRE VICINO A CIO' CHE
RESTA DI QUEGLI ESSERI VILI CHE DEFINITE I VOSTRI... UOMINI...
HAHAHAHAHAHAHAHA!"
Ghiaccio freddo... come una morsa imponente di freddezza e glacialità
che paralizza il corpo e blocca ogni intenzione sembrava la voce del
comandante dei Red dragons che rispose in questo modo alla richiesta
miserevole delle amazzoni della cordigliera... invitandole, con quelle
parole, ad avvicinarsi alla fortificazione, mentre voci di giubilo e
frasi tutt'altro che rassicuranti cominciavano a sollevarsi
dall'accampamento dei Red Dragons.
Lo sguardo supplichevole di Strykers divenne per un attimo freddo e
glaciale, mentre rapidamente con un gesto quasi istintivo e ben
intenzionata a non farsi notare, la mano destra del comandante delle
amazzoni andò dietro la propria schiena a sincerarsi e rassicurarsi
della giusta posizione in cui si trovava la sua corta spada, toccando
l'impugnatura che volgeva verso il basso ed al lato destro del proprio
fianco, celata e nascosta dalla schiena della giovane. Intanto la
medesima mossa veniva approntata dal resto del gruppo delle amazzoni,
che aveva raggiunto il fortino insieme al loro comandante, nella loro
lunga e faticosa marcia.
I tamburi vennero lasciati nel luogo ove si erano accampate per quel
breve momento di trattative. Le mani delle donne, che continuavano a
tenere il capo chino e mesto in segno di rassegnazione, cercavano invece
le armi approntate per la sortita... impugnature di pugnali da lancio,
le else delle spade corte, i martelli da guerra forgiati.
Alcune di esse stringevano i lunghi bastoni che solitamente adoperavano
come arma di difesa, quei lunghi bastoni cavi all'interno capaci di
scagliare quei loro dardi micidiali, altre celavano gli archi corti
sotto i manti blu notte che indossavano, mentre la possente Urath, la
ciclopica guerriera, a capo chino e con la schiena ricurva manteneva ben
nascosta dietro le spalle la grande e possente ascia bipenne creata dai
cadetti della Uait appositamente per lei, arma che esaltava la possanza
e la tremenda pericolosità della giovane Amazzone della cordigliera,
caposaldo certamente di quella spedizione capitanata da Stryker Elianne.
Le porte principali del fortino si aprirono per permettere ad un gruppo
di circa 20 ribelli armati di spade e sopra ai propri destrieri di
dirigersi al passo verso le amazzoni che adesso si trovavano a circa una
trentina di passi dal fortino, fermandosi prudentemente e pronte a
ricevere la delegazione ribelle che stava avanzando verso di loro.
Spavaldi e sicuri delle loro capacità di forti guerrieri, i Red dragons
avanzavano verso le spaurite amazzoni della cordigliera, sicuri e decisi
di potersi divertire con le donne, prima di lasciarle andare da ciò che
restava dei loro uomini.
Lenti e fiduciosi, lanciando grida di esultanza verso le donne, si
avvicinavano, mentre le porte del fortino venivano lasciate aperte e
controllate da solo due guardie poste sopra i camminamenti, intente per
lo più a godersi quello spettacolo pietoso che da li a poco avrebbero
potuto godere dalla loro postazione.
Intanto, silenziose e parzialmente avvolte dalla foschia che permeava la
piana tutto intorno alla radura, Nene e le sue cinque amazzoni si
diressero con passo sicuro ed il corpo quasi chino al suolo verso le
palizzate laterali del fortino, giungendo così alla fine inattese e
pronte per l'azione.
Tre di esse, armate dei corti archi approntati a Myeislin, si disposero
parzialmente celate, quasi di fronte e leggermente spostate verso il
versante ad ovest del cancello di ingresso. Nene intanto si era portata
totalmente a ridosso della palizzata e, portatasi con il ventre a terra,
cominciò la sua lenta avanzata verso il cancello, ancor semiaperto,
mentre le altre due amazzoni, armate delle corte spade, si erano
disposte lateralmente nella zona ovest della palizzata, così da cercare
di scalare quel muro di tronchi improvvisati e sortire un
attacco-sorpresa da uno dei lati della fortificazione.
I 20 ribelli a cavallo arrivarono a circa 10 passi dalle amazzone che
apparivano ben misera preda ai loro occhi di sanguinari assassini,
specialmente perchè le vedevano disarmate e con il capo mesto di
vergogna simulata.
"FINALMENTE ADESSO CI DIVERTIREMO UN PO' CON DELLE DONNE....
HEHEHEHEHEHE" rise beffardamente colui che dirigeva le azioni di
avvicinamento del gruppo di ribelli mentre già una parte di loro
riponeva le spade nei foderi e scendevano fiduciosi e bramosi dai loro
destrieri, mentre il comandante dei Red dragons osservava beffardamente
la scena dei suoi uomini che già pregustavano di godersi quel gruppo di
donne, le mani poste ai fianchi ed il petto gonfio di orgoglio e di
superiorità... nel volto celato da quella assurda maschera dorata e
rossa rappresentante il volto scarno e famelico di un drago alato.
"AVANTI, DONNA...." continuava beffardamente il ceffo a schernire il
gruppo delle amazzoni che continuavano nella loro miserevole recita
"VEDI DI GUADAGNARTI IL DIRITTO DI ENTRARE NELL'ACCAMPAMENTO.. E DOPO
AVERCI SODDISFATTO POTRAI VEDERE CIO' CHE RESTA DEL TUO CONSORTE...
HEHEHEHEHEH" continuò spavaldamente la figura grottesca rivolgendosi al
comandante Stryker che, con le braccia aperte ed il volto supplichevole,
si limitava ad annuire con il capo sussurrando a denti stretti: "Vi
prego... vi prego possenti guerrieri... non fateci del male..."
Altrettanto miserevoli apparivano i gesti delle altre 15 amazzoni che,
ancor con le loro armi ben celate sotto i manti lunghi, simulavano lo
stesso aspetto pietoso e miserevole della loro comandante, mentre alcuni
singhiozzi cominciavano ad accogliere il resto dei ribelli dei red
Dragons che si erano recati all'appuntamento con loro.
Fu una frazione di secondi, giusto il tempo che impiegò la grottesca
figura che capitanava quel drappello di ribelli per giungere a pochi
passi dalle amazzoni, che immediatamente e fulmineamente quello sparuto
e misero drappello di donne si trasformò davanti ai loro occhi in un
gruppo armato e deciso a scontrarsi di guerriere.
Colui che capitanava quella misera spedizione di ribelli rimase un
attimo impietrito, mentre nella mano destra del comandante delle
amazzoni Elianne compariva, fulmineamente, la nuda e scintillante lama
corta della sua spada impugnata con il pollice rivolto verso il pomolo
della stessa invece che verso l'elsa, così da ottenere una impugnatura
di manca roversa che, mortalmente e letale come poteva essere il
velocissimo e rapido gesto dell'amazzone, con un movimento ascensionale,
in diagonale davanti al corpo ed al volto esterrefatto di quello
sgherro, tracciò una linea di sangue sul suo immondo corpo lasciandolo
in pochi attimi incredulo ed esangue al suolo.
Fu solo un attimo di palese sgomento quello che capeggiò sul volto dei
ribelli quando videro colpito a morte il loro capo delegazione, un
attimo fuggevole di incredulità per passare poi rapidamente al
contrattacco urlando furiosamente all'allarme e cercando di gettarsi a
corpo morto, con una rinnovata ferocia inaudita sul gruppo delle 15
amazzoni, che ormai aveva snudato le proprie armi facendo palesemente
intendere ai ribelli le loro intenzioni.
"CADETTI DELLA UAIT.... ONORE E GLORIA.... AVANTIIIIIIIIII" risuonò
nella piana la voce possente di Driz che, al comando del piccolo
drappello di cavalleria della Uait, in sella ai propri destrieri e con
le spade sguainate, spronarono i loro destrieri allineati e riuniti in
formazione a cuneo, lanciandosi al galoppo, rapidi e funesti come furie
inferocite sbucate dal nulla... con i mantelli verde scuro della legione
Uait che svolazzavano alle loro spalle e le spade snudate, freddi e
glaciali messaggeri di morte.
Capitolo 11 - Una svolta nella vita
Rapidi come falchi in picchiata, capaci di piombare inaspettatamente e
silenziosamente sulle prede avvistate dall'alto e celati dalla coltre di
foschia creata dal vapor acqueo del tiepido mattino appena spuntato che
lentamente stava trasformando la nebbia mattutina in rugiada, la piccola
falange di cavalleria dei cadetti della legione Uait, capitanata dal
loro comandate Driz_do_Urden, uscì silenziosa e rapida dalla parte
terminale della radura ad ovest dell'accampamento fortificato dei Red
Dragons, rapidi e silenziosi dispensatori di morte lanciati in una
carica di cavalleria verso il gruppo di ribelli fuoriusciti dal fortino
fortificato, proprio mentre il comandante delle amazzoni Elianne Stryker
aveva dato inizio alla "sua azione di sorpresa" organizzata per sviare e
confondere le loro celate intenzioni nei confronti dei predoni che pochi
mesi prima avevano portato morte e desolazione nella Kioskas sconosciuta
della Cordigliera, chiamata Myeislin.
Ora il gruppo di predoni era uscito dall'accampamento fortificato per
poterle imprigionare, proprio per soddisfare la richiesta del gruppo di
Amazzoni che si erano presentate così miseramente indifese al cospetto
dei loro stessi carnefici di un tempo, dimostrandosi remissive e
sottomesse al loro destino, recitando egregiamente il ruolo di donne
sottomesse ed indifese... cosa tutt'altro che vera, fingendo di donarsi
alla merce' del nemico, ma solo per poter sferrare la loro decisiva
controffensiva, appoggiate dai cadetti della Legione Uait dell'esercito
dei guerrieri Betris delle terre di Arcano, quelle terre a loro così
sconosciute e misteriose, di cui mai erano venute a conoscenza prima
dell'incontro con il comandante Do_Urden ed i cadetti stessi,
rappresentanti di quelle terre lontane i cui abitanti sono chiamati
Hammers.
Come demoni urlanti, sbucati improvvisamente ed inaspettatamente fuori
dall'antro più celato e più buio dell'inferno, avvolti in parte nei loro
manti verde scuro, sospinti indietro dal turbine del furore della loro
cavalcata e parzialmente celati dalle loro divise di ordinanza mimetiche
capaci di fonderli con i colori della natura circostante, e le lame
delle spade sguainate e poste ritte e spinte in avanti come spine
portatrici di morte, il busto in parte chino quasi a sfiorare il collo
poderoso e muscoloso dei loro destrieri che come incessanti mantici
stantuffavano avanti ed indietro, nella folle corsa a spron battuto, le
criniere al vento turbinoso del loro cavalcare, verso il destino di
morte che attendeva gli incauti e spavaldi ribelli.
Le voci urlanti dei cadetti della Uait dell'esercito dei guerrieri
Betris, insieme alla sorpresa rapida e mortale di Stryker e delle sue
amazzoni, fecero gelare non solo il sangue, ma anche la capacità di
ripresa immediata da parte dei ribelli che, come avvolti da una sorta di
trance ipnotica da quelle furie a cavallo sbucate dal nulla, e dalla
ferocia nel combattere da parte di quel gruppo di donne, si trovarono
per pochi letali attimi in balia dell'incertezza, con le lame delle loro
spade sguainate ma indecisi sul da farsi.
Driz in testa alla spedizione, lo sguardo cupo ed inespressivo, il volto
incapace di descrivere qualsiasi tipo di emozione, la mente e l'animo
lontani da quel campo di massacro che si stava per macchiare di sangue
nemico, in ricordo dell'amata di un tempo Meka, la madre della sua
piccola ma fiera amazzone Elsyel, ritrovata così inaspettatamente ed
improvvisamente in quelle strane e misteriose terre dell'Imperatrice
Nimira... quelle terre sì aride e brulle, ma anche terre generose e
ricche di sentimenti e di fratellanza tra i suoi abitanti, gli Hammers
di Arcano.
Lo sguardo fisso in avanti che diventava il prolungamento della punta
acuminata di Caos, la sua katana lunga e fredda come se fosse stata di
ghiaccio, in quel momento impugnata dal guerriero Betris seguito subito
poco distante da altri due cadetti, a loro volta seguiti dai restanti
tre, con Frederick e Omar a chiudere l'estremità terminale del cuneo
rispettivamente sui due lati esterni.
Una eccelsa e letale falce a cavallo distribuita su un unico terreno
che, all'avanzar incessante e maestoso dei destrieri delle terre di
Arcano, tutti sapientemente addestrati dalle capaci mani della vice
comandante delle amazzoni Mokada Elenie, divoravano e riducevano la
distanza dai Red Dragons, semicoperti e resi ancor più temibili dai
vortici di nebbia sollevate dall'incedere maestoso del loro
sopravanzare.
L'aria, dapprima fredda del mattino appena spuntato, e subito dopo resa
in parte tiepida dai primi deboli raggi di Amanuator, si riempì
rapidamente delle urla frenetiche e rabbiose dei ribelli che, dopo il
primo momento di sbigottimento, cercarono di arginare l'attacco a
sorpresa repentino e micidiale da parte delle guerriere amazzoni della
Cordigliera, che prontamente si erano armate di quelle stesse armi
forgiate da Driz e dai suoi cadetti pochi giorni prima, cominciando così
un rapido e frenetico corpo a corpo, mentre l'azione di cavalleria della
Legione Uait cominciava a dispiegarsi sul terreno di battaglia.
Elianne ed Urath, la possente amazzone, si impossessarono repentinamente
delle loro rispettive armi, scagliandosi per prime sui nemici portando
con i loro fluidi e possenti attacchi lo scompiglio tra i primi ribelli;
affondi, fendenti e dritti venivano portati abilmente dalle due amazzoni
armate l'una di spada e l'altra dell'ascia bipenne, che subito furono
affiancate dall'altresì incessante opera di attacco da parte delle altre
loro eroiche sorelle amazzoni.
Quelle di loro armate di arco e frecce si disposero lateralmente al
gruppo cominciando subito a scagliare un numero imprecisato di frecce
sia contro i ribelli presenti nella piana, per bloccarne le azioni, sia
verso gli spalti del presidio fortificato dei Red Dragons, per bloccare
le loro azioni future e costringerli così al riparo dietro la palizzata
difensiva.
Il gruppo di amazzoni capitanate da Nene, intanto, si era portato,
celate dalla confusione che regnava in quel momento nella piana, scaltre
e silenziose, a ridosso dei punti stabiliti della palizzata di tronchi
che lambiva i fianchi del fortino fortificato dei ribelli.
Due di esse raggiunsero il lato ovest della palizzata armate di archi,
frecce e rampini fissati a lunghe funi, altre due raggiunsero il lato
est dello stesso fortino sempre armate nel medesimo modo, mentre Nene ed
un'altra coraggiosa, sempre silenziose e rapide come fluidi e sinuose
leonesse delle pianure, pronte a sferrare il loro agguato, raggiunsero
la parte frontale della piccola roccaforte dei ribelli, sistemandosi
proprio a ridosso della porta principale d'ingresso al presidio, con le
spade sguainate ed acquattate nella penombra del primo mattino in attesa
di portare il loro attacco ai ribelli.
I cavalli da guerra della legione Uait con in sella il loro bagaglio di
morte piombò incessantemente come una falce mietitrice sul rimanente
gruppo di guerrieri ribelli; i cadetti comandati da Driz fecero roteare
le loro lame in mulinelli e riddoppi letali capaci di mutilare e
raggiungere così le parti vitali dei nemici.
Qualche testa rotolò sul campo di battaglia, mentre la loro incessante
carica lasciò lo stesso campo privo di quegli ultimi ribelli che fino a
poco tempo prima erano usciti spavaldi e sicuri di loro per far
prigioniere lo spaurito ma agguerrito gruppo di amazzoni.
Driz ed i cadetti terminarono la loro corsa al limite esterno della
piana per poi compiere in sincronismo eccelso una convergenza verso
destra, facendo perno sull'ultima ala all'esterno della loro linea di
attacco, e dirigersi nuovamente verso il comandante Elianne, rimasta ora
padrona suprema di quel campo di battaglia disseminato di cadaveri dei
ribelli, arrestarono le loro cavalcature proprio a pochi passi da
Elianne ed i loro sguardi si incrociarono per un attimo, giusto una
frazione di secondo in cui tutti quanti si scambiarono un sorriso
trionfale, per poi volgere lo sguardo all'unisono verso il portone
principale del fortino dei ribelli.
Intanto, dall'alto della palizzata, le sentinelle poste a guardia dei
camminamenti cercavano riparo dietro gli aguzzi tronchi terminali della
palizzata, urlando a più non posso l'allarme, mentre il centro del
presidio dei Red Dragons veniva così definitivamente svegliato.
Guerrieri ancora assonnati ed in parte offuscati dai festeggiamenti
della sera prima cercavano invano di raggiungere le porte del presidio
disordinatamente, cercando di allacciarsi alla vita le pesanti cinture
in cuoio borchiato che reggevano i foderi delle loro spade già
sguainate; altri invece, armati di archi, cercavano di raggiungere le
scalette in legno poste lateralmente alle torrette di avvistamento per
poter raggiungere i camminamenti di ronda e dare così man forte ai
compagni che già ivi si trovavano, mentre gruppi continui di frecce
copiose come chicchi di grandine che si abbattono sulle colture
continuavano a sciamare dalla piana antistante per ricadere all'interno
del presidio armato, continuando a portare la loro opera di morte sui
ribelli.
Dal recinto degli schiavi, e quindi dal gruppo di uomini catturati mesi
prima dai Red Dragons durante la conquista di Myeislin, cominciarono a
provenire urla di furore e di incitamento alla lotta. I poveri abitanti
della kioskas sconosciuta della Cordigliera, appena sentirono i primi
rumori di battaglia provenire dalla piana, si svegliarono repentinamente
da quello stato di dormiveglia in cui ormai da mesi erano costretti a
vivere per riversarsi repentinamente verso il recinto di contenzione,
che li voleva così, costretti come animali in gabbia, con i polsi
incatenati e le mani serrate intorno alle sbarre di legno che
delimitavano il loro spazio vitale, urlando e battendo i proprio pugni
incatenati contro la palizzata che fungeva da recinto di contenzione.
"All'ordine... all'ordine!!" perentoria giunse la voce cupa e cavernosa
da sotto la maschera dorata a forma di muso di drago che indossava il
capo dei ribelli, mentre con la spada sguainata ed impugnata nella
destra si dirigeva a passo solerte verso il centro del presidio.
Alto di statura e dal fisico possente, rivestito da un'armatura
splendente, agitava in aria e sopra il proprio capo la grande spada a
due mani, incurante dei gruppi di frecce che continuavano a piovere
verso il centro e gli spalti del presidio armato dei ribelli.
"AVANTI, MASSA DI...... AI CAVALLI PRESTO... TUTTI IN SELLA, VEDETTE...
PREDISPONETE LA DIFESA DEL FORTE MENTRE NOI CERCHIAMO DI RIPORTARE LA
NORMALITA' NELLA PIANA..." il volto mascherato del ribelle spaziava a
destra e sinistra mentre impartiva gli ordini ai propri subalterni, ed
il caos che fino a poco tempo prima era regnato nell'accampamento
cominciò lentamente a scemare, così come pure il lancio di frecce da
parte delle amazzoni all'esterno del fortino, che misero a tracollo
l'arco ed impugnarono chi le corte spade, chi le piccole asce monopenne,
chi invece i magli da guerra oppure i loro micidiali bastoni cavi capaci
di lanciare quelle letali frecce intinte nel veleno di loro produzione.
Repentinamente la grande porta di tronchi del presidio dei Red Dragons
si aprì mentre Nene e la sua compagna rimanevano celate dietro l'uscio
ed una folla urlante di ribelli a cavallo, armati di spade e di corte
lance, si riversarono al di fuori del fortino capitanate da quella
possente ed oscura figura che indossava l'elmo a forma di testa di
drago.
La piana, fino a pochi attimi prima silenziosa a causa del momento di
stasi che si era creata dopo il primo combattimento, fu inondata dal
possente rumore di zoccoli di destrieri lanciati al galoppo,
sottolineati dalle urla di guerra dei ribelli che si diressero
velocemente verso il gruppo di amazzoni a piedi e verso lo sparuto
gruppo dei legionari della Uait.
Driz osservò un'ultima volta lo sguardo inflessibile del comandante
Elianne indi, silenzioso ed impassibile come sempre, fece girare il
proprio destriero mentre i cadetti stessi, sempre schierati a cuneo ai
lati del loro comandante, effettuarono la medesima manovra per poi
spronare a loro volta i propri destrieri verso l'orda a cavallo dei
ribelli che si avvicinavano.
Il comandante Elianne sollevò in alto la propria spada emettendo un
forte ed acuto urlo di battaglia sottolineato dalla stessa azione delle
sue sorelle amazzoni, mentre Urath, la possente amazzone che adesso
brandiva nella destra l'ascia bipenne ed una spada strappata dalle mani
inerti di un nemico, lanciò a sua volta un raggelante e forte urlo di
rabbia per poi dirigersi a passo di corsa dietro i destrieri dei cadetti
della Uait, seguita così, da Elianne e dalle altre amazzoni, accettando
quindi il proprio destino... qualunque esso fosse.
Driz continuava a spronare incessantemente il fedele Germanico, fidato
destriero e compagno di molte avventure e battaglie mentre i cadetti,
disposti a cuneo ai suoi fianchi e dietro di lui, lo seguivano nella
loro folle carica verso il destino segnato.
In quell'attimo di follia distruttrice, il gruppo di Nene cominciò la
sua opera: le amazzoni armate di archi ripresero a bersagliare gli
spalti ormai sguarniti, ma colpendo con rapidità e precisione le poche
sentinelle rimaste in cima ai camminamenti e costringendo così le
restanti a cercare riparo dietro la palizzata, mentre le altre due
armate di rampino e corda lanciarono le loro funi e si apprestarono così
a cominciare la scalata alle mura laterali della palizzata.
Contemporaneamente, Nene e la sua compagna penetrarono dalla porta
principale che cominciava lentamente a chiudersi ingaggiando un feroce
duello con le guardie predisposte alla sorveglianza della grande porta.
Veloci e rapidi come folgori si avventarono sui quattro malcapitati,
ingaggiando un aspro e duro duello.
La maestria e l'eleganza di Nene e della propria compagna accompagnavano
ogni loro gesto ed ogni loro tecnica di assalto e di parata portata
verso i ribelli, per contrattaccare subito e repentinamente con affondi
ed azioni di controtempo sugli attacchi dei loro stessi aggressori. Le
lame cozzavano ripetutamente mescolandosi alle urla di dolore
provenienti dai ribelli rimasti feriti all'interno del fortino, urla di
rabbia e di furore sovrastavano ormai ogni altro rumore presente nel
presidio dei ribelli; il duello tra i contendenti trasmetteva rabbia e
furore ai prigionieri che erano costretti a rimanere a guardare senza
poter dar man forte alle proprie compagne ed alle proprie amazzoni...
mentre il furore e la rabbia traspariva palesemente dagli occhi
iniettati di sangue dei prigionieri.
La scalata alle mura laterali durò poco più di un minuto, mentre le
quattro amazzoni raggiungevano così gli spalti per riprendere a
bersagliare ora dall'alto dei camminamenti ormai sguarniti il restante
delle truppe dei ribelli presenti nel piazzale del presidio, pronti per
accorrere e portare aiuto ai compagni impegnati nel duello con Nene e la
sua compagna.
Le quattro amazzoni continuavano a lanciare frecce su frecce che
raggiungevano sempre il loro bersaglio, per poi lasciarsi cadere dagli
spalti poco più alti di circa 5 mt., con le spade snudate, sopra i
restanti ribelli presenti nel piazzale.
La compagna di Nene si disimpegnò prima del proprio comandante, dei
propri nemici e si parò al fianco della stessa, ma un repentino cenno
del capo da parte di Nene le fece intendere di occuparsi dei prigionieri
mentre lei continuava la propria danza macabra di morte e di lame verso
i propri aggressori. L'amazzone annuì e si diresse così verso il recinto
dei propri uomini e con due precisi fendenti ruppe il pesante catenaccio
che continuava a mantenere chiuso il recinto degli uomini della Kioskas
di Myeislin, lasciandoli così liberi ed urlanti di rabbia affinchè
potessero riversarsi nel piazzale e scatenare la loro folle ira sui
superstiti, furenti di rabbia e sostenuti dai lunghi mesi di prigionia
in cui avevano avuto tutto il tempo per covare e celare ogni loro
risentimento per i fratelli e gli amici morti nelle buie caverne della
miniera che si erigeva tetra ed oscura alle spalle estreme del fortino
dei Red Dragons.
Nene intanto, per niente distratta dalla confusione che continuava a
regnare nel piazzale, si disimpegnò dai propri assalitori con passi
laterali e fulminei affondi schivate e parate di attacchi degli stessi
per poi finire repentinamente e simultaneamente il primo degli
assalitori con un dritto sgualembrato al torace sguarnito della prima
guardia, per poi girarsi completamente su se stessa e portare così il
lungo pugnale impugnato con il pollice sopra il pomo dello stesso e la
lama perpendicolare all'avambraccio sinistro e spingendo in avanti il
braccio sinistro armato verso l'alto ed in avanti, a seguir la rotazione
del proprio corpo, fece descrivere alla letale lama un perfetto dritto
tondo che andò a recidere la base del collo del secondo aggressore,
facendogli perdere quindi la presa sulla sua arma mentre stramazzava ai
suoi piedi portandosi entrambe le mani al collo.
Intanto nella piana antistante il fortino dei ribelli le urla di
incitamento da parte del comandante dei Red Dragons, accompagnate dal
rumore incessante e maestoso degli zoccoli dei destrieri lanciati al
galoppo,sovrastava ogni altro suono proveniente dalla radura
circostante, suoni e rumori che ormai regnavano sovrani in quello
spiazzo maledetto ove si svolgeva lo scontro tra le forze schierate.
Le forze a cavallo, disposte uno di fronte all'altra, riducevano
velocemente la distanza che li separava. ll gruppo di circa trenta
ribelli usciti dal forte per fronteggiare l'assalto dei nemici, con le
armi sguainate e lo sguardo duro e fisso davanti a loro, continuavano a
spronare in quella folle e furente carica i propri destrieri, a cercare
il bersaglio, nei volti del piccolo drappello di cavalleria della
Legione Uait, seguito poco distante dall'incessante corsa a piedi delle
Amazzoni della Cordigliera, agguerrite e feroci nella loro
determinazione e nei loro sguardi, le armi impugnate saldamente nelle
mani ed il passo veloce e sicuro, che dirigeva a seguire la folle
galoppata dei sei elementi della legione Uait contro il numeroso gruppo
di cavalieri ribelli lanciati al galoppo verso di loro.
Driz, in testa al proprio drappello di cavalleria, con Caos sguainata ed
impugnata nella mano destra, spinta in avanti a cercare così di ridurre
ulteriormente la distanza che lo separava dai suoi nemici, lanciò il
fidato Germanico alla sua folle corsa verso il nemico, la mancina appena
accennata nel contenere le briglie di comando, mentre lo sguardo fisso e
cupo rivolto all'attenzione di quella orrenda maschera dorata a forma di
testa di drago faceva trasparire chiaramente le sue intenzioni.
Intanto i restanti cadetti, sempre ordinatamente disposti lateralmente
alla sua figura, lo seguivano a pochi passi di distanza ma sempre
predisposti per quella loro azione a cuneo, le armi sguainate e gli
sguardi carichi di rabbia ed odio verso l'odiato nemico.
Rapidamente la distanza tra i due schieramenti a cavallo diminuì mentre
Driz stesso continuava il suo avanzare fino a giungere a portata di lama
con il comandante degli odiati nemici, si sollevò appena
percettibilmente sulle staffe mentre il braccio destro armato si
protraeva indietro ed il busto si torse lievemente verso il proprio lato
destro, portando indietro così il braccio armato per poi girare
bruscamente lo stesso busto in una semirotazione verso sinistra.
La lama volse con il filo affilato verso la propria sinistra mentre
compiva una traiettoria orizzontale e parallela al terreno avanti al
proprio corpo così da portare direttamente un veloce e possente dritto
tondo al comandante dei ribelli, che subito a sua volta portò la grande
lama a due mani, impugnata soltanto nella destra mano, con il debole
verso l'alto e leggermente inclinata alla propria sinistra, con una
semirotazione del proprio busto ad intercettare il letale colpo del
comandante della Uait, mentre i destrieri continuavano la loro folle
corsa oltre il primo ostacolo incontrato da ambo le parti.
I cadetti ai lati del proprio comandante portarono le loro tecniche,
alcuni di loro trovando fortuna nell'impeto della loro cavalcata di
attacco, portando così rapidamente la morte tra le file dei nemici,
mentre Driz richiamò velocemente la propria lama spingendola dapprima
verso il basso per disimpegnarla dall'intreccio delle due lame che si
era venuto a creare e porsi quindi nuovamente verso il successivo nemico
che sopravanzava, tirando indietro braccio ed avambraccio armato, per
poi spingerlo in avanti, così da portare un affondo diretto al petto del
malcapitato ribelle che seguiva il comandante dei Red Dragons.
Caos, letale ed assassina, seguì il suo percorso di morte strappando un
rantolo dalla gola morente del ribelle, mentre l'aria contenuta dei
polmoni del malcapitato moriva lentamente, in rantoli di agonia e, tra
il sangue che ormai sgorgava come acqua da una piccola sorgente, dalla
sua bocca.
Germanico ebbe un attimo di rallentamento sollevandosi sugli zoccoli
anteriori ed andando così a colpire il capo scoperto di un altro ribelle
appena sopravanzato dietro al primo ucciso dal comandante della Uait
fracassandogli il cranio e lasciandolo scivolare all'indietro con gli
occhi sbarrati e le braccia aperte oltre il posteriore del proprio
destriero, che continuò solitario la propria carica privato ormai del
proprio cavaliere.
"BETRIS DELLA UAIT...." urlò a pieni polmoni il comandante Driz
rivolgendosi ai propri ragazzi che continuavano nella loro folle corsa
di morte sui nemici "CONVERGENZA A SINISTRA... AVANTI RAGAZZI,
PORTIAMOCI AL LIMITARE EST DELLA RADURA!!"
I giovani della Uait si disimpegnarono con ferocia dal combattimento
ingaggiato con parte della falange nemica male organizzata e seguirono
Driz, spronando i loro destrieri verso la radura boscosa ad est del
fortino fortificato dei ribelli, lasciandosi così alle spalle nemici ed
amazzoni nella speranza di dividere le forze nemiche. Speranza che non
venne meno in quanto il comandante dei Red Dragons seguì a sua volta la
manovra diversiva del comandante della Uait e, seguito da circa una
decina dei propri uomini ancora a cavallo, si gettarono all'inseguimento
del gruppo dei sei legionari della Uait spronando come folli i propri
destrieri, mentre una restante dozzina di loro continuava la folle corsa
di attacco verso le amazzoniche ormai si erano portate a distanza di
attacco.
Le amazzoni di Elianne arrestarono di colpo la loro folle corsa verso il
nemico, preparando così un fronte slargato alla cavalleria che ormai
sopravanzava in avanti e verso di loro; quelle di loro armate degli
archi incoccarono rapidamente le frecce e portatele frontalmente al
proprio corpo ed in posizione verticale tesero le frecce incoccate al
canapo, trattenendole alla cocca per poi lasciarle partire, silenziose,
rapide e letali, verso il proprio bersaglio designato.
Un gruppo di quattro destrieri fu rapidamente abbattuto, facendo
crollare al suolo la loro possente mole e trascinandosi dietro la loro
rovinosa caduta i propri cavalieri; intanto i corpi feriti e doloranti
dei cavalli nemici lanciati nella loro folle corsa furono di ostacolo al
resto dei ribelli che sopravanzavano, tanto che alcuni di essi,
inciampando rovinosamente nei corpi feriti dei propri compagni di
sventura, sbalzarono al suolo altri ribelli che subito e prontamente
furono impegnati in un feroce duello da parte di quelle amazzoni armate
di asce e di spada.
Come furie scatenate le magistrali amazzoni della cordigliera
combattevano coraggiosamente e con furore contro l'odiato nemico, seppur
alcuni di loro riuscirono a mantenere la supremazia a cavallo.
Il gruppo di Elianne cominciava ad avere la peggio, mentre il comandante
e la possente Urath facevano ormai coppia fissa, spalla a spalla, nel
cercare di impegnare più ribelli possibili e sottrarre così le proprie
sorelle, che cominciavano a sentire la stanchezza della battaglia e
della marcia forzata dei giorni precedenti, al pericolo mortale che
piano piano iniziava ad incombere su ognuno di loro.
"AVANTI... AVANTI AMAZZONI.... RENDIAMO SANGUE AL SANGUE E DOLORE ALLA
MORTE... PER MYEISLIN, PER BABETTE, PER OGNUNA DI NOI..." incitava così
Elianne mentre continuava a calare fendenti e parare colpi che
provenivano dai nemici sbalzati dai cavalli, mentre altri ancora
arrestavano la loro folle corsa per cercare di impegnare quelle feroci
tigri sotto forma umana che si battevano con foga e determinazione
disumana.
Il rumore delle armi che squarciavano e laceravano tessuti e carni si
mescolò con le urla raccapriccianti dei feriti e dei morenti che ancora
una volta divennero parte della natura della piana antistante il
fortino, e provenienti ormai da entrambi gli schieramenti.
Le prime amazzoni cominciavano a soccombere sotto la furia dei colpi
dello sparuto gruppo a cavallo dei Red Dragons rimasti, mentre l'ombra
cupa del dolore e della disfatta sembrava comninciar ad albeggiare nel
cuore e nell'animo del comandante Stryker Elianne... il tutto, quando
lontano dalle loro orecchie continuava a riecheggiare il sordo rumore di
zoccoli dei destrieri di quello sparuto gruppo della Uait e dei loro
inseguitori che volgeva verso la radura boscosa ad est dell'accampamento
fortificato dei ribelli.
Capitolo 12 - Qualcosa di particolare...
Le amazzoni di Elianne cominciavano ad avere la peggio sotto il numero
ancor troppo alto dei ribelli che si erano staccati dal comandante dei
red Dragons per raggiungere così le loro prede che, ancora a cavallo e
numericamente maggiore rispetto alle truppe delle amazzoni della
Cordigliera, cominciavano adesso a vedere un barlume di vittoria sul
malcapitato gruppo di assaltatrici che avevano osato attaccare la loro
fortezza.
Sorrisi compiaciuti cominciarono a comparire sui volti duri e risoluti
dei guerrieri ribelli che, ancor armi in pugno, cominciavano a
pregustare il sapore della vittoria, fiduciosi delle loro forze e della
presenza all'interno del proprio fortino di quel gruppo di compagni
lasciati a presidiare l'accampamento fortificato, ignari del tutto di
quanto era accaduto nel loro accampamento.
"CAGNE MALEDETTE, VI ACCORGERETE PRESTO COSA SIGNIFICA INGAGGIARE
BATTAGLA CONTRO I RED DRAGONS..." disse con un'aria perfida e malefica
il luogotenente di quello sparuto gruppo di ribelli che impugnava la
spada nella propria mancina, mentre dall'alto del proprio destriero
continuava ad incitare quel gruppo di circa dieci elementi ancora tutti
a cavallo contro il decimato drappello di sei elementi rimasti delle
amazzoni capitanate dal comandane Stryker Elanne che, sempre fianco a
fianco con la possente Urath, continuava ad incitare attimo dopo attimo
le proprie milizie rimaste, difendendosi come meglio potevano.
"AVANTI AMAZZONI... FORMAZIONE A QUADRATO.... AVANTI... PER BABETTE, PER
MYEISLIN E PER LA LIBERTA'..." incitò a gran voce Elianne le restanti
guerriere, che subito si disposero lateralmente e posteriormente alla
propria comandante ubbidendo all'unisono all'ultimo comando impartito
dal loro comandante.
Le amazzoni si disposero quindi in modo da formare un piccolo quadrato
di tre elementi per ogni lato, così da formare un fronte compatto al
nemico ancor a cavallo che dall'alto dei propri destrieri sembrava
divertirsi ad osservare l'ultima disperata difesa approntata dallo
sparuto gruppo di donne pronte a battersi e morire fino all'ultimo
piuttosto che lasciare le proprie armi ed ammettere la sconfitta.
Gli sguardi duri e risoluti delle sei donne rimaste osservavano i propri
nemici uno dopo l'altro che, sempre sul dorso dei propri destrieri, e
con un sorriso diabolico stampato sul volto, le spade snudate ed
impugnate, grondanti di sangue, già pregustavano l'imminente vittoria.
Un silenzio irreale sembrava pervadere quell'attimo di preparazione alla
fine, la piana antistante all'accampamento fortificato dei Red Dragons e
tutta la vita che fino a poco prima la governava sembravano essersi
celate improvvisamente in quell'attimo di stasi. Solo un sottile ansimar
di vento spazzava la piana, mentre lo stesso riecheggiar dei rumori
della battaglia prodotti precedentemente dalle due fazioni rivali
sembrava esser stato inghiottito rapidamente da quell'attimo di quiete
che preannunciava certamente di nuovo tempesta.
Lo sguardo risoluto delle guerriere amazzoni schierate a quadrato di
fronte alla ormai evidente supremazia numerica dei ribelli non rivelava
ciò che cominciava ad albeggiare nei loro animi indomiti: dolore per le
perdite subite, dolore per le molteplici ferite riportate da ognuna di
loro, dolore ed aspro sapor di sconfitta... che piano piano sembrava
pervadere il loro animo in quell'attimo seppur di sconforto, importante
e di vitale necessità per la loro vita futura, una vita che sembrava
ormai preannunciare il forte ed acido sapor della sconfitta.
Cominciavano a sentire gli arti impugnanti le armi, pesanti e inerti,
quasi incapaci di fronteggiare ancora lo spauracchio della disfatta e
del dolore della imminente schiavitù che presto, di lì a poco, sarebbe
divenuta compagna insindacabilmente unica della loro restante vita
futura... le armi ancor impugnate ognuna nella mano dominante di quel
gruppo di sei amazzoni rimaste, a formare quel quadrato di libertà e di
speranza, un quadrato di riscatto e di vendetta contro i ribelli
usurpatori della loro libertà e della loro vita.
Il silenzio spettrale fu rotto dalla voce dura ed aspra di quell'infimo
luogotenente che, con la mano destra sollevata verso l'alto, sempre a
cavallo del proprio destriero, lentamente, riportò l'arto armato lungo
il fianco destro e sorridente si avvicinò al comandante Elianne per
puntarle verso il volto la parte terminale della propria spada.
"GETTATE LE ARMI.. DONNE!" disse con fremente disprezzo l'oscura figura
rivolgendosi con voce cupa e minacciosa al comandante di quell'ultimo
ostacolo ormai presente nella piana, mentre il vento ancor portava tra
le fronde della radura boscosa poco distante un malinconico e doloroso
sussurro di disperazione "GETTATE LE ARMI E VERRETE RISPARMIATE.. AVETE
COMBATTUTO BENE OGGI E SARETE RISPARMIATE PER SODDISFARE I LETTI VUOTI
DEI NOSTRI GUERRIERI..... GHGHGHGHG" sogghignò acidamente l'oscura
figura mantenendo sempre sotto la minaccia della punta della propria
lama il comandante Elianne, che continuava lo stesso a mantener
saldamente impugnata la propria spada, sporca di sangue nemico che
gocciolava lentamente macchiando così l'erba secca e riarsa della piana
antistante l'accampamento fortificato dei ribelli.
"NON C'E' ONORE NELLA SCONFITTA... NON CI SARA' VITA RISPARMIATA PER
RISCALDARE I VOSTRI GIACIGLI DI CANI RIBELLI!! AMAZZONI... PREPARATEVI A
MORIRE E CHE ARAWEN CI APRA LE PORTE DEI CIELI ACCOGLIENDOCI COME FIGLE
DEVOTE PRONTE A FAR RITORNO ALLA MADRE" aspre e dure furono le parole di
risposta del comandante delle amazzoni rivolgendosi tanto alle proprie
guerriere quanto ai ribelli trionfatori che, sempre in sella ai propri
destrieri, guardavano divertiti le ormai prossime vittime delle loro
sanguinarie spade.
"UOMINI DELLA CORDIGLIERA... GUERRIERI E GUERRIERE DI MYEISLIN....
NESSUNA PIETA' PER L'OPPRESSORE!!" un grido forte e disperato si levò
dalle porte del fortino fortificato dei Red Dragons nel momento in cui
le stesse si spalancarono di colpo... ed una folla urlante di uomini
smagriti, ma con l'odio palesemente trasfigurato sui volti, si riversò
insieme al gruppo delle sei amazzoni capitanate dalla giovane e valorosa
Nene nella piana antistante e cominciò a dirigersi verso il luogo ove si
trovavano Stryker Elianne e le sue restanti valorose amazzoni, armati
come meglio poterono fare, impossessandosi delle stesse armi usate poco
prima dai guerrieri rimasti a presidiare il fortino ormai caduto nelle
mani dei prigionieri e delle amazzoni della Cordigliera.
Il luogotenente dei Red Dragons, la cui attenzione era stata
momentaneamente distorta dalla sua nemica, volse or lo sguardo incredulo
verso le porte del fortino, capì subito quanto era accaduto al suo
interno, quasi sguarnito a causa della loro uscita per fronteggiare il
nemico, per poi voltarsi nuovamente a cercare le iridi dell'odiata
amazzone che ancora minacciava con la punta della propria spada..
Lo sguardo dapprima disperato di Elianne ora era divenuto un forte
presagio di sventura funesta per i restanti dodici Red Dragons che si
trovavano ancora a cavallo, pronti a compiere la strage di quelle
valorose donne che ormai consideravano soltanto una semplice preda..
"ADESSO E' GIUNTO IL TEMPO.. E' LA TUA FINE CANE ROGNOSO, IMPLORA
PIETA'!!!" urlò di rimando Elianne mentre sentiva il calpestio dei piedi
della massa di uomini condotti dalle sei amazzone giunte insieme al
fortino per un'altra via insieme al comandante della Uait Driz_do_Urden,
e nello stesso momento sollevava la propria spada verso l'alto.
Con un improvviso movimento rotatorio del proprio polso destro così da
deviar la debole ed ormai inefficace traiettoria della punta della lama
nemica verso il proprio lato esterno e liberando così la strada alla
propria lama che si spinse in avanti scivolando verso l'alto, sulla lama
stessa del luogotenente dei ribelli, raggiunse il suo fianco destro
ormai sguarnito.
"LIBERTAAAAAAAAAA'....." gridarono all'unisono le sei amazzoni
circondate dai ribelli a cavallo, che ormai vedevano la distanza che li
separava da quell'orda inferocita di vecchi compagni strappati dalla
patria Myeislin affievolirsi attimo dopo attimo... e sentendosi
rincuorate da ciò che stavano osservando, mentre già le prime frecce
lanciate dal gruppo di Nene cominciavano a mietere le prime vittime tra
i ribelli rimasti.
Urath, la possente guerriera amazzone, spiccò un improvviso balzo in
avanti fino a portarla in volo davanti ad un altro ribelle a cavallo e
raggiungendo la sua stessa altezza, impugnando ora l'ascia bipenne con
entrambe le mani e mantenuta sollevata sopra la propria testa scagliò
tutta la sua rabbia e tutto il proprio risentimento in un fendente di
inaudibile potenza che spaccò completamente il cranio del ribelle fino
ad arrivare alla sua clavicola destra, rimanendo così per un attimo
conficcata nelle carni sanguinolente del nemico, mentre la massa umana
dei prigionieri di Myeislin ormai aveva raggiunto i restanti ribelli
avventandosi con ferocia inaudita su di loro, cominciando ad animare
nuovamente la radura circostante di urla e di rumori di lame e di ferro
che cozzava l'uno contro l'altro.... suoni e musica di battaglia per le
orecchie dei guerrieri e delle amazzoni, inno funesto di morte e
sventura per i rimanenti ribelli.
Intanto, lontano da tutto ciò, Driz ed i cadetti della Legione Uait
spingevano ormai i loro destrieri al massimo della velocità,
raggiungendo così quella radura ad est posta lateralmente al presidio
fortificato dei Red Dragons, inoltrandosi ancora di più nella foresta
che ormai li circondava ovunque.
Il comandante dei Red Dragons, a pochi metri di distanza dai legionari
della Uait, continuava a seguire il gruppo di assaltatori, che avevano
osato sfidare la sua supremazia nel proprio stesso territorio, mettendo
così in ridicolo la sua figura di fronte ai suoi uomini.
Un gruppo di dodici ribelli ormai era rimasto a seguire le orme del
proprio comandante, lanciati al galoppo dietro la stessa figura
mascherata che raggiunse infine la radura boscosa ove pochi attimi prima
avevano visto sparire misteriosamente il gruppo di guerrieri a cavallo.
Appena entrati all'interno della radura boscosa, il fitto ed intricante
sottobosco della radura stessa, fatto di rovi ed arbusti, i ribelli
limitarono la loro folle corsa, costringendo a mantenere al passo i
propri destrieri spingendoli così a volte al breve galoppo dietro figure
evanescenti e solitarie che improvvisamente spuntavano fuori dalla
semioscurità incipiente del luogo.
I cadetti della Uait e lo stesso Driz si erano separati: Mellion ed Omar
avevano continuato la loro finta fuga a cavallo su due fronti diversi,
mentre Driz, Frederick e gli altri cadetti avevano lasciato i propri
destrieri e si erano inoltrati a piedi lungo gli angusti sentieri che
avevano tracciato la sera prima e dove avevano preparato le trappole per
i ribelli stessi.
Si divisero in due gruppi di due elementi ciascuno, silenziosi e rapidi
come ombre appena sbucate dagli antri infernali più tenebrosi,
cominciando a seguire adesso, nel fitto intricato sottobosco, le loro
prede, celandosi con l'ambiente ed adoperando ogni tecnica da loro
appresa per il pattugliamento e l'inseguimento a piedi dei nemici.
Si spostavano silenziosi da un ramo all'altro degli alberi toccando
raramente il terreno, mentre i ribelli continuavano a seguire le due
figure evanescenti a cavallo che apparivano e scomparivano sapientemente
ad intervalli regolari dal loro campo visivo, in luoghi sempre diversi e
lontani dai ribelli e gettandoli così in una continua confusione che li
faceva procedere sempre in circolo lungo il perimetro che i legionari
della Uait avevano approntato la sera prima cospargendo il terreno di
infime trappole.
Un silenzio spettrale avvolgeva tutta la radura boscosa, mentre la fioca
nebbiolina ancor presente del mattino in quel luogo continuava a rendere
ogni suono ed ogni immagine ovattata e difficile da scorgere oppur
sentire.
Il comandante dei Red Dragons aveva diviso le proprie forze in due
drappelli, così da poter seguire le due figure a cavallo che apparivano
e sparivano improvvisamente dal nulla in luoghi diversi, in modo da
avere maggiore possibilità di riportare il proprio successo sulle due
formazioni distanti che si erano formate dopo l'inseguimento dei
legionari all'interno del bosco fitto.
Lo sguardo attento e vigile del comandante dei ribelli scrutava ogni
angolo della radura da sotto la maschera dorata, mentre continuava a
mantenere la possente e maestosa spada a due mani impugnata con la mano
destra, seguito dai suoi fedeli seguaci.
Improvvisamente, dal lato opposto ove si trovavano i ribelli capitananti
dal comandante dei Red Dragons cominciarono a levarsi urla improvvise di
dolore, proprio poco tempo dopo che Driz e Frederick avevano fatto
scattare la prima trappola, recidendo con un preciso colpo di spada una
corda che tratteneva un ramo ricurvo e posto orizzontalmente al suolo a
misura d'uomo a cavallo, su cui avevano legato la sera prima dei paletti
acuminati della lunghezza di 40 centimetri.
La forza di inerzia del ramo piegato, nel momento in cui fu recisa la
corda che lo teneva in trazione, scattò come una saetta in avanti
portando così i paletti acuminati verso il torace dei ribelli, che si
trovavano a cavallo, e ferendo gravemente tre di essi.
Le tre ignare figure dei ribelli rovinarono a terra trascinati
dall'impatto del possente ramo, con il petto trafitto dai paletti
acuminati; due di essi giacevano ora quasi privi di vita riversi sul
terreno, mentre il terzo aveva ricevuto soltanto l'impeto del colpo del
ramo, finendo lo stesso sbalzato dal proprio destriero e stordito al
suolo a causa dell'impatto con la testa contro il duro terreno.
I tre ribelli rimanenti di quel gruppo restarono ad osservare
pietrificati l'orrenda scena di morte che si manifestava così
improvvisamente di fronte a loro, senza riuscire a capire da dove fosse
giunta, nè riuscire a scorgere le figure che avevano azionato quel
meccanismo di morte... lasciandoli così stupefatti ed incapaci a
proseguire la perlustrazione. Intanto, Driz e Frederick osservavano
dall'alto di due diverse querce, poco distanti dal gruppo dei ribelli,
gli sguardi attoniti dei tre ribelli rimasti.
Il comandante della Uait portò quindi le iridi nere verso il proprio
fidato cadetto, sempre restando celato tra le foglie, portò le mani
racchiuse a coppa davanti alle labbra e soffiò dentro di esse producendo
un lungo e cupo suono, quasi un verso di qualche predatore notturno
alato, così da segnalare agli altri cadetti presenti nella radura che
parte del nemico era caduto nell'imboscata.
Dall'altro lato della radura boscosa riecheggiò sinistro ed acuto, per
tre volte, il verso di un rapace diurno, stridulo e raggelante, subito
seguito dalle urla doloranti di un gruppo di persone.
Il gruppo capitanato dal comandante dei ribelli era rimasto vittima di
un'altra trappola tesa dai cadetti della Uait, che la sera prima avevano
scavato una bassa buca e ricoperta con un mantello cosparso di felci e
muschio, così da celarne l'ubicazione, e poco più avanti, celati tra i
cespugli di rovi posti proprio innanzi alla buca scavata, sbucavano
appena percettibilmente alla vista umana le punte di altri cinque
paletti acuminati conficcati diagonalmente nel terreno, su cui si erano
impalati due dei ribelli seguenti il comandante dei Red Dragons,
sbalzati dalla rovinosa caduta dei loro destrieri a causa della buca
celata.
"MALEDETTI.... QUI COMBATTIAMO CONTRO I FANTASMI..." urlò il comandante
dei ribelli arrestando improvvisamente il proprio destriero e facendolo
girare su se stesso, sempre brandendo la propria grande lama nella mano
destra "INDIETRO.... TORNIAMO INDIETRO E LASCIAMO QUESTO POSTO DI
SPIRITI...." Repentinamente fece girare il proprio destriero dirigendolo
a ritroso sui propri passi, mentre nella radura cominciarono a
susseguirsi una serie di richiami ed ululati di bestie imprecisate che
altro non erano se non i richiami usati dai cadetti della legione Uait
per comunicare tra di loro...
"AVANTI.. MALEDIZIONE.... TORNIAMO AL FORTE E RICONGIUNGIAMOCI CON GLI
ALTRI" gridò il comandante dei ribelli mentre spronava ora il proprio
destriero cercando così di allontanarsi più velocemente possibile da
quel bosco maledetto.
In breve tempo, il gruppo dei quattro ribelli rimasti con il capo dei
Red Dragons raggiunse il piccolo drappello spaurito dei restanti tre, da
cui si erano divisi, per poi cercare di ritornare indietro verso il
fortino, sperando così di arrivare al sicuro tra la palizzata del loro
accampamento.
Ma l'intricata e fitta rete di rami degli alberi, che ricopriva quasi
completamente il cielo celandone così la luce, poco permetteva loro di
riuscire ad orientarsi tra la nebbia e la fioca luce che celava dietro
ogni arbusto e dietro ogni albero insidie e tranelli.
A mano a mano che i ribelli cercavano disperatamente di raggiungere il
limitar del bosco, il silenzio opprimente veniva alterato dal rumore
sordo di un corpo che improvvisamente cadeva dal proprio destriero per
rimanere definitivamente al suolo, chi con la schiena trafitta da una
lama sbucata improvvisamente dal folto dei rami, chi con una freccia
piantata in fronte...
"AVANTI... AVANTI, MALEDETTI.... SBRIGATEVI... AL FORTE PRESTO!!"
incitava intanto il comandante dei Red Dragons con quella sua voce resa
metallica da quella assurda maschera che ne celava il volto mentre era
seguito dagli ultimi tre uomini rimasti in vita.
Driz e gli altri cadetti della Uait si ricongiunsero così ai due cadetti
ancora a cavallo e, saliti ognuno sui rispettivi destrieri, cominciarono
a correre verso il limitare del bosco riformando, passo dopo passo,
quando la vegetazione lo permetteva, quella loro formazione a cuneo,
sempre brandendo le spade, e spronando i propri destrieri alla massima
velocità concessa.
Raggiunsero così la parte terminale del bosco riemergendo nell'ampia
piana, ove ormai le amazzoni del Comandante Stryker Elianne e gli uomini
di Myeislin prigionieri avevano sbaragliato completamente gli ultimi
ribelli rimasti.
Intanto il comandante dei Red dragons si era separato dai tre ribelli
rimasti e si dirigeva a spron battuto verso la porta principale del
fortino, la spada sguainata nella mano destra, mentre calava un
mulinello montante al malcapitato rimasto a guardia delle porte del
presidio e lanciando così il proprio destriero verso l'interno
dell'accampamento.
"FREDERICK SEGUIMI, QUEL VERME CERCA SICURAMENTE UNA VIA DI FUGA A NOI
SCONOSCIUTA" urlò il comandante della Uait al suo giovane e fidato
luogotenente, mentre spronava Germanico a superare anch'egli la porta
ormai sguarnita del forte per precipitarsi dietro l'odiato nemico.
Tutto intorno, intanto, si levavano urla di giubilo e di gioia tra le
restanti amazzoni, che ora riabbracciavano gli amati oppure i fratelli
ritrovati, presi prigionieri pochi mesi prima dall'orrida sortita
notturna dei ribelli nella loro Kioskas.
Driz arrestò Germanico scendendo così con un rapido salto in avanti, con
la fedele katana Caos sguainata ed impugnata nella mano destra, mentre
il capo dei ribelli continuava la sua folle corsa verso l'imboccatura
della miniera scavata dai prigionieri.
Frederick era poco distante dai due che ora erano scomparsi e quasi
inghiottiti nel buio della oscura e minacciosa miniera, arrestò quindi
il proprio destriero mentre già sentiva provenir dall'interno della buia
grotta il ritmato e forte rumore del metallo che cozzava contro il
metallo stesso.
Urla di rabbia e parole quasi senza senso giunsero alle sue orecchie
mentre si dirigeva al massimo delle sue capacità di corridore
all'interno della buia caverna.
Arrestò quindi il suo incedere per un attimo, attendendo così, affinchè
la vista si abituasse al buio opprimente del luogo, per poi spingersi in
avanti nel buio quasi totale, seguendo il rumore sordo del
combattimento.
Intanto, avvolti nel buio totale, i due comandanti, uno di fronte
all'altro, continuavano il loro combattimento fatto di colpi rapidi e
letali, fendenti e parate, seguiti da circoletti e cavazioni portati dal
Betris della legione Uait che venivano intercettati altrettanto
abilmente da parte del comandante dei ribelli, che rispondeva abilmente,
colpo su colpo, ai veloci attacchi del comandante della Legione Uait.
Gli sguardi si incontravano nel buio per un attimo, illuminati dal vago
chiarore di una torcia quasi consumata appesa ad una delle pareti della
grotta, occhi iniettati di sangue e colmi di rabbia.. sudore e polvere
che imperlavano e sporcavano i volti dei due contendenti, rabbia cieca e
pura che traspariva dai loro cuori, fino a quando comparve poco distante
da loro la figura del giovane della Uait, che aveva seguito il suo
comandante in quell'angusto antro infernale.
Driz accortosi dell'arrivo del fidato giovane volse per un attimo lo
sguardo verso di lui, mentre Caos giaceva in posizione di parata così da
mantenere legata la lama del proprio avversario; con entrambe le mani,
con le gambe leggermente flesse e pronto a spiccare un balzo verso lo
stesso per disimpegnare la lama, ruotò il busto da destra verso sinistra
rapidamente in modo da allontanare la grande lama avversaria dalla
propria traiettoria rettilinea assunta, per poi torcere improvvisamente
il polso destro e volgere il filo affilato della propria lama verso
l'odiato nemico mentre spingeva in avanti tutto il peso del proprio
corpo a cercare quindi un roverso riddoppio dall'alto verso il basso e
da sinistra a destra in traiettoria diagonale a cercare l'addome
sguarnito del malcapitato nemico.
Il rumore del ferro che cozzava contro il ferro fu subito interrotto da
un'improvvisa imprecazione, poi seguita da due urla, contemporaneamente,
che parevano allontanarsi misteriosamente da quel luogo.
Frederick senza esitare un attimo recuperò dalla parete il piccolo
moncone di torcia che spandeva il suo maleodorante aroma nell'angusto
cunicolo per cercare di far luce tutto intorno, senza però riuscire a
scorgere più la figura del proprio comandante... osservò attentamente
ogni anfratto, ogni centimetro di quel luogo, fino a giungere così sul
ciglio di un profondo baratro, buio come la notte più cupa e senza
stelle che un cielo coperto di nubi temporalesche potesse avere.
Si avvicinò impietrito davanti a quella voragine senza fine, cercando di
illuminare, con la debole fiamma della torcia, quell'angusta buca che
pareva non avere mai fondo, mentre il piede destro toccò... anzi, quasi
sfiorò impercettibilmente qualcosa di duro e robusto. Il giovane della
Uait, abbassato quindi lo sguardo verso il proprio piede, portò la mano
sinistra a recuperare l'oggetto sfiorato, sollevandolo e rimanendo per
un attimo incredulo a guardare per sincerarsi di cosa potesse trattarsi.
Lentamente scosse il capo, incredulo ed impossibilitato a credere in
cosa vedeva e stringeva nella mancina, mentre lentamente la torcia
cominciava a diminuire ancora di più il proprio potere di illuminazione.
Il giovane cadetto della Uait indietreggiò, passo dopo passo, verso
l'uscita ripercorrendo i propri passi a ritroso, mentre la debole luce
ormai morente della torcia si spegneva tra le sue mani.
Raggiunse quindi l'uscita rischiarata da un pallido sole velato, mentre
stringeva nella mano sinistra.... qualcosa di particolare... qualcosa di
unico che forse adesso, non potendo più appartenere al suo comandante,
sarebbe stata portata a Klivia... al vice comandante delle amazzoni
Zaira.
Caos giaceva ora inerte tra le mani del giovane cadetto, che con lo
sguardo serio e cupo raggiunse quindi i giovani legionari della Uait,
mentre dentro l'animo suo sapeva bene cosa sarebbe successo.. in
seguito.
Driz_do_Urden
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