Qualcosa di particolare - 1
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Capitolo 1 - I cadetti della legione Uait
Klivia: la serata era appena cominciata quando feci ritorno con la
1° compagnia dei cadetti della legione Uait all'interno del corpo di
guardia dei Guerrieri Betris di stanza alla Kioskas di Klivia. |
Il cielo
azzurro e splendente che ci aveva accompagnato per tutta l'esercitazione
del pomeriggio stava cominciando a mutare di colore, l'azzurro intenso e
appena velato da qualche vaga nuvola bianca di passaggio stava cedendo
il posto ad un blu scuro che preannunciava l'ennesima notte calda ed
afosa tipica delle notti estive della piana di Klivia.
Raggiunto così il corpo di guardia diedi il rompete le righe ai 15
cadetti della 1° compagnia con permesso di 12 ore di libertà e mi recai
subito nella stanza del comando ove Spidersax il comandante dei
guerrieri Betris mi attendeva per sentire il resoconto dell'ennesima
giornata di addestramento dei cadetti.
Salii al piano superiore, accaldato e sudato dalla giornata faticosa per
l'esercitazione nella piana mentre mi domandavo come si potesse
impiegare quella banda di scalmanati e d indisciplinati della 1°
compagnia, dei cadetti della Uait; salivo i gradini della scalinata
interna di legno che portava all'ufficio mentre mi tornavano in mente i
volti di quei 15 ragazzi di età compresa tra i 17 ed i 24 anni, la loro
gioia di vita, l'esuberanza della gioventù e la rabbia che covavano
nascosta nell'animo verso qualsiasi regola e costrizione.
Per troppe volte quella giornata mi avevano fatto dare in escandescenza
quando quella banda di perdigiorno si erano arenati nei compiti più
semplici in cui si erano venuti a trovare come l'attraversamento di un
guado sopra una corda doppia tesa da una sponda all'altra oppure come
l'arrampicata di una parete senza corde e appigli artificiali ma solo
con l'ausilio delle loro mani e della loro capacità di scrutare e
trovare quelle risorse naturali atte per la riuscita della scalata.
Arrivai quindi davanti all'ufficio di Spidersax in una condizione che
variava tra il furioso ed il remissivo; troppe volte, bonariamente,
quella giornata mi ero detto... "sono solo ragazzi....." oppure...
"impareranno presto a capire cosa vuol dire esercitarsi veramente e
duramente..."
Bussai quindi alla sua porta ed una voce conosciuta e dura mi invitò ad
entrare.
- Comandante Spidersax, Driz a rapporto....- mi presentai appena entrato
nell'ufficio del mio superiore...
- Driz ti stavo aspettando, non c'è un minuto da perdere...- il tono del
comandante dei Betris non ammetteva repliche; mi avvicinai allo
scrittoio dove Spidersax si trovava seduto e lo guardai con fare
interrogativo: - Che succede Spi...-
Non riuscii a terminare la frase che subito il comandante dei Betris mi
fermò e messosi in piedi, mi guardò negli occhi dicendomi: - Driz, devi
prendere di nuovo la 1° compagnia ed uscire subito, c'è una missione
importante che non può attendere oltre, ogni minuto perso è, o può
essere, fatale per qualcuno...-
Lo sguardo deciso e fermo del mio comandante non ammetteva repliche, nè
tanto meno il suo tono di voce fiero e determinato ammetteva scuse
oppure giustificazioni; mi limitai quindi semplicemente ad annuire
mentre in cuor mio dicevo addio a quel sogno che per tutta la giornata
di duro lavoro mi aveva accompagnato nella piana di addestramento e
vicino alle rupi rocciose sparse un po' tutte intorno a Klivia, ottimo
terreno di addestramento per gli scalatori della Uait. Asjah, che
attendeva il mio rientro per quella sera, sarebbe stata costretta per
l'ennesima volta a sopportare la mia ennesima partenza improvvisa agli
ordini dell'esercito dei Betris.
Già mi vedevo mentalmente tutto ciò che avevo preparato a proposito
della tranquilla e splendida serata che avremmo potuto trascorrere
insieme, ma quella voce determinata e gli ordini prioritari di Spidersax
avevano cancellato tutti i preparativi di quella che poteva essere una
serata tranquilla di amore e tenerezze tra me e la mia dolce compagna...
Mi avvicinai maggiormente allo scrittoio di Spidersax guardandolo negli
occhi mentre sentivo un misto di collera e rabbia salire dal mio
animo...
- Spider, quei ragazzi oggi hanno dato l'anima sul campo... (anche se in
realtà in cuor mio sapevo che quella banda male assortita di lavativi e
perdigiorno si erano divertiti come matti a ridere e scherzare delle
disavventure sul campo dei loro commilitoni più impacciati....), ho dato
loro il permesso di libera uscita per 12 ore e non credo che riuscirò a
recuperarli....-
- Driz, si tratta di una sortita importante; non è necessario che
recuperi l'intera squadra, bastano cinque elementi insieme a te...
recupera chi vuoi, ma voglio almeno 5 elementi della 1° compagnia pronta
entro un'ora per partire... è importante.-
Il tono autoritario di Spidersax non ammetteva repliche e mi guardò
mentre diceva le cose con un'aria seria e decisa, le sue mani appoggiate
sul tavolo dello scrittoio e lo sguardo serio e deciso che non ammetteva
repliche; capivo quello sguardo e quando Spidersax diceva... "subito..."
non c'erano repliche che potessero persuaderlo a rinunciare a ciò che
aveva in mente.
Decisi di assecondare quindi la sua richiesta ed annuii: - Bene
Spidersax, dimmi tutto-
A questo punto, con la serata che sfumava e lo sguardo nella mente della
dolce Asjah che per l'ennesima volta doveva sopportare la mia nuova ed
improvvisa avventura.... (espressione ormai tra il seccata e
l'arrabbiata...) mi proposi di sentire cosa aveva da dire.
Spidersax con uno sguardo tra il divertito ed il serio cominciò: - Devi
recarti con 5 dei cadetti della prima legione alla biforcazione che c'è
tra la strada che unisce Krymenia e Kolise, è giunta notizia che oltre
il guado del Kruill ai piedi della cordigliera alcune fattorie sono
state assalite da un gruppo di ribelli; quella feccia sembra annidarsi
in una delle gole segrete della catena montuosa. Il vostro compito è
trovare questo gruppo di ribelli e ....- fece una breve pausa di
sospensione mentre un vago sorriso malizioso si disegnava sul suo
volto...- E... fare in modo che queste incursioni finiscano. E' tutto
Uait, puoi ritirarti...-
Spidersax girò le sue spalle possenti al mio volto mentre rimanevo di
stucco al pensiero di dover compiere un viaggio di circa 4 giorni a
marce forzate con un gruppo di giovani non preparati al peggio e poco
disciplinato come i cadetti della Uait della prima compagnia, e senza
attendere una mia recriminazione mi disse: - E' giunto il momento di
vedere cosa siano capaci di fare quei cadetti, è la loro prova Driz, se
falliscono... fallisce la Uait ...-
Capii subito nel tono di voce del comandante che non vi erano... e non
si potevano fare commenti, serrai i pugni stringendo le nocche fino a
farle sbiancare e serrai i denti tra me, rispondendo un semplice: - Come
volete Spider, sarà fatto-
Mi girai accennando un saluto con il mio comandante che continuva a
darmi le spalle ed uscii di corsa dal suo ufficio, scesi quindi
nuovamente la scala di legno e mi diressi subito nella baracca dietro il
corpo di guardia che ospitava la prima compagnia della legione Uait,
irruppi velocemente nella camerata e contai i membri al suo interno...
giusto i cinque richiesti da Spidersax.
I giovani hammers mi videro e capirono dal mio sguardo furente che
qualcosa non stava andando per il verso giusto....
- Cadetti della Uait, preparate i vostri bagagli leggeri, viaggeremo
veloci e spediti, si va in missione, vi voglio pronti al massimo tra
....- con lo sguardo li guardai fermamente e sondai i loro pensieri
mentre immaginavo lo stupore e le maledizioni che mentalmente mi stavano
inviando...
- Vi voglio pronti..... ADESSO!!!- gridai con un tono di voce arrabbiato
ed uno sguardo feroce dipinto sul volto, tanto feroce che i poveri
hammers recuperarono di fretta e furia i loro bagagli ed equipaggiamento
leggero e corsero fuori subito a prendere posizione davanti all'ingresso
della baracca che fungeva da loro dimora per il periodo di
addestramento.
Capitolo 2 - Giorni contati
I primi due giorni erano trascorsi nel mutismo quasi assoluto:
viaggiavamo spronando i nostri valorosi ed instancabili destrieri fino
allo spasimo, ci concedevamo qualche ora di riposo solo per permettere
ai destrieri ed ai nostri stanchi corpi di ritrovare un po' di forze
nelle brevi pause che ci separavano dalla nostra destinazione.
Viaggiare così a tappe serrate e forzate aveva cominciato a destare
curiosità ed anche un po' di risentimento nei giovani animi dei cadetti,
di quei poveri e sventuarti cinque hammers che chissà per quale ragione
strana del destino si erano attardati quel giorno nella camerata invece
di precipitarsi fuori dal fortino dei guerrieri Betris e disseminarsi
insieme ai loro compagni per le strade di Klivia. Sui loro volti
riuscivo a leggere un misto di rabbia ma anche determinazione e
rassegnazione agli ordini ricevuti; capivano che anche io, come loro,
ero soggetto agli ordini improvvisi e determinanti del comandante
Spidersax, quindi mi guardavano con un po' con fierezza per il mio modo
di ubbidire ciecamente agli ordini ed un po' con una punta di rabbia per
essere stati reclutati così rapidamente per quella missione.
La terza notte, quando ormai eravamo arrivati al guado che separava la
zona delle kioskas dalla catena montuosa della Cordigliera, ci
accampammo lungo un'insenatura del fiume Kruill; Mystryl splendeva con
il suo quarto di luna in alto nel cielo, le stelle perfettamente
visibili e luminose accompagnavano il crepitare del fuoco
dell'accampamento improvvisato lungo la riva del fiume mentre un coro di
rospi e rane ed un frinire di cicale allietava quel fugace pasto serale
intorno al bivacco fatto di cacciagione e di forme di pane di farina
integrale.
I cadetti parlavano tra di loro, ogni tanto si scambiavano una battuta
mentre io rimuginavo dentro di me quello che Spidersax aveva detto tre
giorni fa... naturalmente sentivo i loro sguardi incuriositi e timorati
addosso, fino a quando il cadetto più grande non prese coraggio e
avvicinandosi mi chiese: -Comandante.... Driz...-
Usava un tono abbastanza mite ed amichevole, i miei ragazzi sapevano che
con me in missione non erano importanti nè gradi e nè disciplina ferrea,
nella Uait si concordava ogni cosa ed ogni cosa poteva essere
pianificata insieme. Eravamo una compagnia con una gerarchia basata sul
rispetto reciproco e sulla fiducia incondizionata; certamente, la
gerarchia dei gradi ed il rispetto per i superiori c'erano sempre, ma il
tono quando si parlava tra di noi durante una missione era più che
amichevole, rispetto al semplice rapporto che generalmente c'è tra
superiore e guerriero.
-Driz...- continuò Frederick mentre si avvicinava a me ed i suoi
compagni lo guardavano di sfuggita ma intenzionati a sentire cosa li
attendesse -Comandante... cosa dobbiamo aspettarci?? perchè questa
missione così improvvisa???-
Frederick mi guardava impassibile anche se la sua espressione mostrava
evidenti segni di timore ma anche di essere pronto a ricevere qualsiasi
notizia oppure ordine...
Li guardai ad uno ad uno mentre ero seduto ed intento a mangiare
distrattamente un pezzo di pane ormai secco di tre giorni e duro quasi
come una pietra, poi annuii e mi alzai in piedi... il bagliore delle
tremolanti lingue di fuoco abbagliava il mio viso mentre il riverbero
della fiamma in quella serata fresca d fine stagione arrossava le mie
guance dando così un colorito particolare al mio viso che veniva in
parte illuminato dalla luce argentata di quel quarto di luna.
- Hammers... dobbiamo recarci sulla Cordigliera, cercare una banda di
ribelli che si diverte a razziare le fattorie sul confine tra la sponda
opposta al Kruill e la cordigliera ed annientarla....-
Scrutai i volti di quei ragazzi di età compresa tra i 17 ed i 22 anni
mentre i loro volti impassibili non rivelavano niente di anormale e non
facevano trasparire nessuna emozione. Erano ragazzi ancora giovani, ma
la loro mente forgiata negli ideali della legione Uait, pronti ad
intervenire anche numericamente inferiori ed in qualsiasi situazione e
luogo, li rendeva nel momento del bisogno, abili e preparati ad ogni
difficoltà e ad ogni pericolo. Dai loro volti scomparve quella
manifestata allegria di tre giorni fa di rientro dall'esercitazione e la
serietà e l'attenzione erano tornate sui loro visi come emozione unica
provata in quel momento di massima serietà.
-Abbiamo poco tempo, dobbiamo trovare quella feccia e distruggerla....
altrimenti...- li guardai ancora una volta ad uno ad uno negli occhi e
poi continuai sempre molte serio con il tono della voce -Altrimenti... è
la fine della legione Uait. Se falliamo, non ci saranno più
addestramenti particolari, tornerete ad essere normali guerrieri Betris...
certamente l'addestramento che avete ricevuto fino ad oggi vi renderà,
come dire... diversi dagli altri guerrieri, ma sarete reintegrati tra le
file dei guerrieri Betris... e non sarete più un gruppo speciale.-
Le mie parole avevano colpito il loro animo come un maglio di acciaio
che si abbatte su un portale di dura quercia nel tentativo di sfondarlo,
ma l'animo di resistente quercia di quei ragazzi era forte e pronto a
ricevere ed incassare ogni colpo, qualsiasi colpo. I cinque hammers si
guardarono tra di loro mentre i volti venivano rischiarati da quelle
fiamme intense e calde del falò, i loro pensieri vagavano
silenziosamente nell'aria come le scintille provenienti dai ceppi posti
sul fuoco che si libravano nell'etere come piccole stelle cadenti,
disperdendosi tutte intorno e spegnendosi prima di toccare terra.
Li guardai e capii le loro intenzioni, non c'erano commenti e non ne
furono fatti, da guerrieri quali erano, anche se ancora giovani e
specialmente... da legionari della Uait, sapevano che questa era una
prova decisiva per loro, il momento di dimostrare ciò che sapevano fare
e ciò per cui erano stati addestrati. Annuirono insieme e guardarono
alla fine il mio volto accennando un sorriso fiero e duro, in quel
momento capii dentro di me che i miei ragazzi, o almeno quei cinque
ragazzi, erano diventati legionari della Uait, in tutto e per tutto.
Senza esitare, passai subito ad organizzare ogni cosa per preparare i
turni di guardia.
-Frederick, Eragorn, voi siete il primo turno di guardia... a seguire,
Mattew e Felix il secondo, io e Mellion faremo l'ultimo, quello prima
dell'alba.-
Ci preparammo quindi per passare la notte mentre nel mio animo già
cominciava a prendere forma un piano su come avremmo proceduto domani
per recuperare indizzi sulle razzie dei predatori che infestavano quella
valle, e mentre ci preparavamo ognuno nel proprio giaciglio ed ognuno
perso dietro i suoi pensieri per recuperare il dovuto riposo, il mio
andò ancora una volta a Klivia, a ricordare quel sorriso, quella magia
di luce e di forza che erano il sorriso e lo sguardo della mia dolce ed
unica amazzone, di colei che aveva fatto nascere in me un sentimento
così forte ed intenso... Asjah, la mia amazzone di Zaira.
Capitolo 3 - Il segno del Drago
-Driz.... Driz... comandante svegliatevi...- Il tono di voce era basso e
repentino, sembrava non accettare repliche di nessun genere. Mi svegliai
aprendo gli occhi leggermente e portando la mano destra all'impugnatura
di Caos, la mia katana posta al fianco destro mentre mi sollevavo a
sedere e guardavo il volto tirato e perturbato del giovane Felix; era un
ragazzo di 18 anni, magro e scattante come il ramo elastico di un
salice, non troppo alto e con una capigliatura bionda e lunga. Nella
mano sinistra portava la sua spada di ordinanza dei guerrieri Betris,
con la runa che indicava la lettera B incisa sull'elsa della spada.
-Che succede ragazzo?- chiesi subito al giovane Uait presagendo già
dentro di me una specie di situazione di pericolo... il fuoco era
intanto stato spento abilmente senza causare fumo da Mattew, il compagno
di guardia del giovane cadetto e gli altri rimanenti del gruppo della
legione stavano già preparando i loro bagagli e preparando le
cavalcature.
-Avete il sonno pesante comandante???- chiese scherzosamente Felix per
cercare di mutare quel suo senso di vaga paura che cominciava a
delinearsi sul viso.
-Driz.... un gruppo di almeno 10 persone a cavallo è passato poco fa,
hanno guadato il fiume e si sono diretti in quella direzione- indicò con
il dito indice della mano destra un punto imprecisato al di là del fiume
verso l'altra sponda in direzione della base della catena rocciosa dei
monti della Cordigliera senza specificare nient'altro, ma la sua
espressione allarmata faceva capire che certamente non si trattava di
Hammers di Arcano.
Mi alzai subito e recuperai Caos ed Ombra che rimisi subito ai loro
rispettivi posti, Caos al fianco sinistro ed Ombra di traverso sulla
schiena con l'impugnatura che sporgeva leggermente da sopra la spalla
sinistra, recuperai in fretta la coperta che aveva svolto la funzione di
giaciglio per quelle notti, poi... -Cadetti, in sella... si va a
caccia!-
I cinque ragazzi sorrisero e si sentirono rincuorati, salirono sui loro
destrieri e ci avviammo così verso la riva del Kruill ove il gruppo di
sconosciuti era passato. Frederick si era subito affiancato a me e
Germanico, il mio Akhal-Teke', il destriero che ormai da un po' di tempo
cavalcavo e che mi seguiva nei miei spostamenti e nelle avventure; lui
montava un Roano dalla criniera biondo cenere alto e possente, sembrava
più un cavallo da tiro tanto erano possenti le muscolature delle sue
gambe e lo aveva chiamato Hybis. Arrivammo così in massimo silenzio al
guado del Kruill e scendemmo ognuno di noi dalle nostre rispettive
cavalcature per dare un'occhiata alle tracce... tutto intorno alla
sponda del fiume sull'arenario vi erano tracce fresche di cavalli, poco
profonde, segno che i destrieri erano agili e leggeri e carichi se non
soltanto dei guerrieri che li conducevano.
-Felix, Mattew- dissi a voce bassa per non turbare la quiete della notte
che ci avvolgeva candidamente -Venite qui e riferite bene cosa avete
visto....-
La mia richiesta fu prontamente esaudita ed i due giovani della Uait
spiegarono di aver notato un gruppo di circa dieci guerrieri, armati di
spade e di picche che attraversavano al galoppo il guado; non recavano
nè vessilli e neppure insegne di riconoscimento, nessun tipo di armature
e i vestiti che indossavano erano scuri come la notte per potersi meglio
nascondere nell'oscurità del territorio impervio della cordigliera.
Intanto, tutto intorno a noi i suoni dei predatori notturni avevano
ripreso a far vivere quel guado dove, per un attimo, sembrava che la
vita avesse arrestato il suo normale svolgimento.
Driz ascoltò la descrizione dei giovani cadetti ed annuì in segno di
soddisfazione, guardò verso la base dei monti rocciosi della Cordigliera
e poi verso l'alto in direzione della fitta boscaglia che si addentrava
lungo i fianchi delle montagne rocciose alternando così quel tetro e
parzialmente spoglio paesaggio roccioso in più punti come se cercasse di
individuare possibili movimenti nella notte che presagissero l'avanzare
di quel drappello di guerrieri stranieri.
-Qualcosa di strano però Driz... c'era...- continuò il giovane Felix che
mi aveva svegliato; il suo sguardo sembrava serio e pensieroso a
riguardo di ciò che stava per dirmi. Inarcai il sopracciglio destro
mentre davo le spalle ai cadetti e lentamente mi girai su me stesso
portando le mani ai fianchi strette a pugni adagiati lungo i lombi,
guardai il giovane in attesa che continuasse quello che aveva da dire...
-Il guerriero che era in testa al gruppo aveva qualcosa di insolito...
un bagliore proveniva dal suo viso, mentre gli altri avevano... come
dire... il volto celato da una specie di straccio che ne celava il
volto...- così dicendo, gesticolando fece cenno con la mano destra di
avere qualcosa sul viso che ne celasse le fattezze.
-Felix, come hai fatto a vedere....- cominciò subito Frederick tenendo
Hybis per le briglie ed avanzando verso me e le tracce sul terreno.
-La luna, Fred.....- rispose il giovane Uait -la luce argentata ha
illuminato per un attimo i loro volti, tutti avevano il viso celato da
una specie di rete nera, sai una di quelle reti per pescare... il primo,
quello che conduceva il gruppo, aveva sul volto qualcosa di metallico
che rifletteva la luce di Mystryl....-
-Felix- dissi guardando seriamente in volto il ragazzo -ricordi cosa
fosse quella maschera sul volto?? Un elmo con visiera.... una maschera
di protezione....??-
Cominciavo ormai a capire qualcosa mentre un oscuro presagio si stava
insinuando nella mia mente e vaghi ricordi di un tempo ormai passato, di
quando da ragazzo arrivai in queste terre, dopo la mia fuga dalla
Piramide della stregoneria della Global... ricordavo poco o niente di
quel periodo; ricordavo Meka, la prima donna che conobbi e che poi mi
donò quella figlia che non avevo mai conosciuto, se non ultimamente ad
Arcano, Elsyel.
Aveva il viso e gli occhi di sua madre, la prima volta che la vidi
distrattamente mi parve farmi rammentare di qualcuno, ma il mio pensiero
non andò a Meka se non soltanto quando fu lei stessa a nominare il nome
di sua madre e... di quell'amazzone che per prima conobbi ed amai in
queste terre.
Venne poi, l'avventura con El_Grizzly per aiutarlo a recuperare il
necessario per poter curare quel suo problema causatogli... lasciamo
perdere da chi... quel Betris, non credo che avrà mai vita normale con
me...!! In una sola sera, in quella unica sera ricca di emozioni
contrastanti in cui amore, risentimento, ricordi, lacrime, dolore ed
amore ancora, si fusero insieme, avevo recuperato parte del mio passato,
dell'affetto che per pochi giorni ma intensamente mi aveva legato alla
prima amazzone che mi nascose alla caccia dei sicari della global e da
quegli strani guerrieri, i Red Dragons, guerrieri spietati che un tempo
erano appartenuti alle truppe speciali della Global e che
successivamente si erano riuniti in gruppi sparsi di distruttori e
dispensatori di morte in tutto il territorio di Arcano.
Mentre pensavo a quel gruppo di assassini e predoni ricordai qualcosa:
ogni capo aveva un elmo modellato con le sembianze di un Drago.
Quelle stesse truppe,quegli stessi demoni, erano stati coloro che
avevano ucciso Meka, l'amazzone che avevo conosciuto prima di ogni altra
persona su Arcano, che avevo amato e da cui ero stato costretto a
fuggire affinchè non arrivassero mai al villaggio ove viveva, ma a
quanto pare ogni cosa fu inutile..
Elsyel mi raccontò della morte di sua madre, quando lei era ancora
giovane: quella banda di assassini era giunta al suo villaggio, ed
avevano ucciso parte degli abitanti, tra cui la stessa Meka. Dopo che
Elsyel mi descrisse le atrocità di quel gruppo particolare di ribelli al
soldo della Global, giurai, per onorare Meka ed il suo ricordo, che non
vi sarebbe stata pace nel mio cuore finchè non avessi annientato del
tutto quel gruppo di prezzolati assassini della Global.
I cinque ragazzi della Uait mi guardavano incapaci di parlare in attesa
di un qualsiasi mio ordine, mentre una maschera di durezza e glacialità
si dipingeva sul mio volto. Continuavo a fissare in silenzio le cime dei
monti della Cordigliera, con le sue vette innevate ed i fianchi delle
montagne a strapiombo su abissi che si aprivano imponentemente
elevandosi a più di 1000 piedi di altezza; sapevo che ci aspettava una
lunga ed estenuante ricerca, ed il tempo a disposizione era poco...
Spidersax aveva accennato al fatto che il tempo era prezioso e non si
poteva attendere più a lungo, pena lo scioglimento della Uait. Era la
nostra occasione per dimostrare il valore di quel piccolo gruppo
particolare di guerrieri Betris e, per Arawen, lo avremmo dimostrato.
-Felix, Mattew, disponetevi sui fianchi della colonna che comporremo,
armate i vostri archi e.. pronti ad usare le frecce...- il mio ordine
arrivò silenzioso e quasi sussurrato a labbra strette mentre i miei
occhi marroni si chiudevano a fessura. La notte stava ormai cedendo il
passo alle prime luci dell'alba, ed il cinguettio degli uccelli sugli
alberi cominciava a dare il benvenuto al nuovo giorno.
-Frederick, nella retroguardia, Mellion ed Eragorn, al centro e tenete a
portata di mano spade e pugnali, non si sa cosa possiamo incontrare...
quanto a me, andrò avanti, l'alba ormai sembra cominciare a svegliare
ogni cosa, cerchiamo le tracce di quegli esseri e facciamola finita una
volta per tutte!! FORZA CADETTI.... IN MARCIA!!- il mio più che un
ordine era quasi un grido sussurrato di vendetta detto a denti stretti e
in parte soffocato dall'odio per quegli esseri.
I cadetti si sentirono spronati da quelle deboli e quasi sussurrate
parole dette a denti stretti, mentre salivano a cavallo per disporsi
ognuno in formazione. Di colpo l'animo dei ragazzi si era risollevato,
erano quasi allegri di andare incontro a quell'ignoto destino che li
aspettava o meglio che ci aspettava chissà in quale remota gola della
Cordigliera, oppure dietro quale fitto bosco che si sviluppavano quasi
selvaggiamente ed improvvisamente su quelle rare piane distese di terra
e roccia tipiche degli altopiani della catena Montuosa.
In cielo ormai, mentre guadavamo il Kruill, Amanuator cominciava a
splendere regalando e promettendo sicuramente un'altra giornata calda ed
afosa, tipica ormai di questo periodo di fine stagione, ma il nostro
cuore era oltre quel caldo che ci aspettava, era già pronto e preparato
a rendere giustizia a tutte quelle povere persone morte per mano di
quella banda di assassini... incuranti del rispetto della vita degli
hammer e pronti a morire per un pugno di miara.
Capitolo 4 - Il cammino impervio
Così detto, passammo il guado ed arrivammo alla sponda successiva mentre
le tracce ancora fresche di quegli assassini si dipanavano chiare in
direzione di una insenatura ai piedi della Cordigliera. Le rocce a
strapiombo sul letto del Kruill sembravano come per magia separarsi in
un angusto budello di terreno, da cui potevano passare a stento soltanto
due cavalieri alla volta.
Raggiungemmo quindi quell'istmo naturale di roccia e terra e rimanendo
guardinghi e con gli occhi in parte puntati verso l'alto, ed in parte a
seguire le orme, superammo quella prima stretta gola per inoltrarci su
un camminamento di montagna che costeggiava il fianco sud della catena
montuosa.
Una stretta strada si inerpicava lungo il fianco del monte che stavamo
per affrontare, mentre dall'altro lato nessuna barriera naturale a
protezione; man mano che salivamo, alla nostra sinistra lo strapiombo
che ci avrebbe portato sicuramente a morte certa aumentava di altezza,
un fresco vento di Nord ci spingeva quasi con delicatezza verso il lato
riparato della roccia. Le tracce ancora ben nitide ci indicavano la
strada da seguire, il cielo era limpido e sgombro da nuvole; ogni tanto,
la strada si allargava permettendoci nuovamente di camminare uno di
fianco all'altro mantenendo la formazione iniziale che avevamo
stabilito. Ogni tanto, piccole frane di terreno provenienti da sopra le
nostre teste ci avvisavano del passaggio di qualche strana capra di
montagna, più simili a piccoli pony di grandezza che a capre stesse, con
corna ritorte in un giro concentrico che terminavano con una punta
acuminata e pericolosa. Le capre di montagna passavano senza pericoli da
un dirupo all'altro, con l'agilità tipica di chi è costretto a vivere da
sempre in quell'ambiente solitario ed ostile. Ogni tanto nel cielo
appariva la figura di qualche grosso rapace, mentre ci inerpicavamo
sempre più in alto lungo la parete rocciosa.
Soltanto pietre e rocce con qualche sparuto ciuffetto d'erba e qualche
alberello sbucato improvvisamente tra una roccia e l'altra a
testimonianza della vita impervia e difficile che doveva esservi in quel
luogo, sì desolato ma anche ricco di rispetto e di amore per le poche
creature che avevano deciso di stabilire lì la loro dimora.
Con la coda dell'occhio guardavo i miei cadetti che incuranti del
pericolo, affrontavano quella marcia estenuante sopra quel percorso
accidentato di montagna ove ogni angolo ed ogni curva poteva nascondere
un'insidia oppure un crepaccio apertosi improvvisamente capace di farci
precipitare a valle compresi di cavalcature, con la stessa velocità di
una freccia scagliata verso il basso dall'alto di quella rupe, ma con
conseguenze più disastrose.
La strada si restringeva ulteriormente ed improvvisamente, tanto che fu
impossibile procedere in sella ai nostri destrieri; decidemmo quindi di
scendere da cavallo e passare quel tratto a piedi, ma quando i cavalli
ad un certo punto decisero di fermarsi perché il baratro alla nostra
sinistra era diventato troppo profondo e pericoloso, fummo costretti a
ricorrere allo stratagemma di bendarli per celare i loro occhi a quel
pericolo naturale che costantemente vedevano e condurli così a mano.
Passammo a grande fatica quel budello di passaggio che se affrontato
incautamente ci avrebbe portato sicuramente a morte certa ed una volta
dall'altro lato sentii alcuni dei miei ragazzi esalare un sospiro di
sollievo.
-Comandante Driz- esclamò allora Frederick che in quel momento si
trovava leggermente più avanti di qualche passo -forse ci siamo...
guardate!!-
Mentre raggiungevo il giovane Betris , che si era fermato ed attendeva
il mio arrivo con la mano destra armata della sua spada di ordinanza
puntata in avanti verso nord e la mano sinistra lungo il fianco
sinistro, guardai avanti e vidi un fitto boschetto di pini e castagni
che magicamente si apriva innanzi a noi come per magia; la strada
improvvisamente si allargava ed alberi e piante montane come gruppi di
felci e di erica bianca crescevano un po' dappertutto colorando e
rendendo quel paesaggio fino a poco tempo fa brullo e spoglio,
rigoglioso di verde e di vita vegetale così inaspettatamente.
Feci cenno agli altri cadetti di arrestarsi e di montare a cavallo
nuovamente, poi guardando il folto bosco e valutando che le impronte dei
guerrieri che seguivamo sparivano nel folto sottobosco di verde e
muschio decisi di dividere il gruppo.
Mi girai e rimasi a fissare i cinque ragazzi che attendevano
pazientemente una mia parola: - Ragazzi, ho bisogno che un paio di voi
vada avanti e faccia da esploratori-staffetta. Non sappiamo cosa si
nasconde dentro questo bosco e non conosciamo il terreno, quindi due di
voi lascino i propri cavalli, prendano arco, frecce e spada e si
inoltrino nel bosco... noi vi seguiremo poco dopo, chi si offre
volontario??-
Guardai i ragazzi cercando di scorgere qualche vana paura nei loro
sguardi, ma sembrava invece che l'incoscienza tipica di ragazzi quali
sono, pronti ad affrontare un nuovo gioco, si dipingesse sui loro volti.
Infatti non fu necessario ordinare di andare avanti a nessuno di loro,
tutt'altro, erano intenzionati tutti quanti a voler andare avanti in
avanscoperta, per esplorare e mettere così a frutto tutto ciò che
avevano imparato fino ad allora... ma vista l'impazienza di ognuno di
loro fui io a decidere il da farsi...
-Frederick, Mellion, ragazzi tocca a voi ...-
I due ragazzi felici di essere stati scelti annuirono e scesero dalle
loro rispettive cavalcature, recuperarono gli archi e le faretre piene
di frecce mentre le spade di ordinanza erano già appese ai loro
rispettivi fianchi; scesi anch'io dal mio destriero e mi avvicinai a
quei due ragazzi pronti per partire per la loro vera prima missione
esplorativa.
Mi avvicinai e li guardai negli occhi con un'espressione fiera e decisa
poi annuendo con il capo rammentai loro: -Fred... Mell.... non è
un'esercitazione questa... ricordate tutto quello che vi ho detto e
ricordate di rendervi parte stessa del luogo che
attraverserete, camminate leggeri e non invadete il terreno,
rispettatelo e sarete accolti da lui stesso, silenziosi e scaltri come
parte integrante della natura stessa. Dirigetevi verso sud... piuttosto
fondete la vostra anima con quella del bosco e.... e state attenti,
Betris.-
Il mio sguardo da serio era divenuto per un attimo timoroso per quello
che avrebbero potuto incontrare.... -E che Arawen vi accompagni...
ragazzi miei!-
Posai la mia mano destra prima sulla spalla di Mellion e successivamente
su quella di Frederick mantenendo sempre l'espressione seria e priva di
emozione, poi ricevetti le briglie dei loro destrieri e li vidi sparire
nel folto bosco tra la vegetazione, mantenendosi nascosti e correndo a
velocità sorprendente e con una sicurezza invidiante, senza fare o
destare il minimo rumore.
Quei ragazzi ci sapevano fare, annuii dentro di me, mentre le loro
divise di ordinanza color verde scuro e marrone li celavano e li
confondevano con l'ambiente che stavano esplorando, quindi mi girai
verso i cadetti rimasti e dissi loro: -Legionari della Uait,
proseguiamo-
Guardai in alto nel cielo ed Amanuator stava quasi raggiungendo il
centro del suo viaggio, guardai poi verso Nord e subito dopo il terreno,
cercando gli indizi del passaggio di quei guerrieri che poco tempo prima
erano stati avvistati dai due cadetti della Uait, indi con un cenno del
capo ricominciammo a seguire la nostra difficile pista.
Seguimmo per alcune ore tracce lievi di zoccoli intervallate da momenti
in cui qualsiasi traccia spariva completamente dal suolo, allora ci
mettevamo a cercare piccoli indizi come rami spezzati di alberelli
oppure erba calpestata. Una volta trovammo anche in un cespuglio di rovi
un pezzetto di stoffa, sicuramente appartenuto ad uno di quei predoni.
La natura ci avvolgeva e celava completamente il passo dei nostri
destrieri mentre ognuno di noi familiarizzava e si sentiva parte
dell'ambiente che stavamo attraversando.
Piccoli scoiattoli facevano capolino dalle tane degli alberi cavi ove
dimoravano, una lepre sbucò all'improvviso da un gruppo di rovi
selvatici abbondanti di frutti neri e succulenti, capaci di ristorare e
rinfrescare il palato riarso dei miei ragazzi, ma nessuno di loro si
fermò per raccoglierli, erano tutti concentrati a guardare e sentire il
mondo che li stava avvolgendo, estraniandosi per lunghi periodi dalla
realtà che avevano lasciato a Klivia per far parte di quel mondo e di
quella missione che stavano vivendo... quindi rincuorati da quelle poche
tracce seguimmo la nostra rotta, continuando a cercare insistentemente
le tracce del passaggio di quella banda di assassini.
Il bosco rigoglioso di vita e di colori con le folte fronde degli alberi
ci donava frescura e protezione dalla calura del giorno, e mentre il
tempo trascorreva guardavamo sempre innanzi a noi sperando di scorgere
il ritorno delle due staffette che avevamo mandato avanti in
esplorazione.
Passavamo piccoli guadi di ruscelletti e tappeti di muschio così morbidi
da farci sembrare quasi di poter camminare su pelli di animali dal manto
morbido capace di attutire il nostro procedere ed il rumore degli
zoccoli dei nostri destrieri, ogni tanto qualche piccolo serpente ci
tagliava la strada mentre stormi di uccelli che riconoscemmo come
ghiandaie e qualche timida beccaccia sbucavano improvvisamente dai loro
nascondigli per spostarsi rapidamente in volo da un albero all'altro.
Raggiungemmo infine un ampio spiazzo vicino ad un piccolo ruscello e
decidemmo di fermarci, nella speranza che i nostri ragazzi tornassero
indietro e potessero così ritrovarci e riferire quello che avevano
scoperto.
Approntammo un piccolo campo a ridosso di una piccola parete rocciosa
verticale incapace di essere scalata, non accendemmo il fuoco per
impedire che il suo odore oppure il fumo potessero essere riconosciuti
in lontananza e ci acquattammo nell'ombra e dietro quei ripari naturali
per riposare a turno, mentre almeno uno di noi rimaneva vigile e sveglio
ad attendere il ritorno dei due ragazzi mandati in perlustrazione.
Dopo alcune ore Frederick e Mellion fecero il loro ingresso nel nostro
accampamento improvvisato, subito gli altri del gruppo si diressero
verso di loro mentre io mi aggiustavo dietro la schiena le due katane,
quindi mi risollevai dall'improvvisato giaciglio che aveva accolto il
mio breve riposo ed andai ad accoglierli.
Il quarto giorno ormai andava scemando, Amanuator mandava gli ultimi
bagliori di luce mentre Mystryl in cielo cominciava a sorgere e
timidamente richiamava a sè le prime stelle della sera a salutare
l'astro infuocato del cielo di Arcano che scendeva ormai inesorabilmente
verso est sparendo dietro le cime più alte dei monti innevati della
cordigliera.
-Frederick, Mellion, rapporto- dissi subito con voce sicura e senza
accettazione di repliche -Cadetti della Uait, voi tutti a consiglio...
forza ragazzi muoviamoci!!-
I ragazzi cominciarono quindi a formare un piccolo capannello di uomini
di fronte ai loro fratelli Hammers mentre i due giovani cominciavano il
loro rapporto.
-Driz...- disse subito Mellion che dei due era quello che non andava
tanto per il sottile -Abbiamo esplorato tutto il territorio fino alle
pendici di quella catena rocciosa a Nord... lì...- indicò con il dito
indice la catena montuosa che si elevava alla base di quell'altipiano
posto a nord rispetto a noi, quindi proseguì -Le tracce del gruppo a
cavallo proseguono intervallate da altre tracce non presenti sul terreno
come zoccoli, ma sembrano dirigersi proprio all'interno della gola che
costeggia quella catena montuosa di fronte a noi-
Il giovane Betris guardava i miei occhi in attesa di una approvazione e
successivamente quelli dei suoi fratelli hammers, indi proseguì dopo una
breve sosta come se riordinasse le idee: -Inoltre, abbiamo trovato delle
altre tracce....- si fermò un attimo mentre sembrava che cercasse le
parole adatte per poter continuare -Sì... comandante Driz...- lo
interruppe Frederick che sembrava impaziente di continuare la
descrizione dell'esplorazione -Altre tracce di un gruppetto sparuto di
persone che sembra quasi che li seguissero a piedi... abbiamo trovato
rami spezzati e cespugli calpestati da stivali ed un frammento di....
di..- cercò per un attimo nella sua piccola borsa che portava a tracolla
ed estrasse quella che sembrava una strana punta di freccia, molto
sottile ed insolita, mai vista nel territorio di Arcano. Era molto più
piccola di una punta di freccia da arco normale, ma sembrava sempre una
freccia, la punta era stretta e formata a due sezioni che si
incastonavano una sull'altra con piccolissimi barbigli ad uncino che si
trovavano lateralmente nella zona di intersezione della punta di ferro
ed il legno che la sosteneva. L'impatto con quel tipo di freccia sarebbe
stato sicuramente devastante sul corpo del malaugurato che l'avrebbe
accolta nelle sue carni, la parte terminale era stretta e lunga almeno
la metà di un braccio mentre le piume direzionali erano di colore
azzurro intenso ma molto piccole... insomma, sembrava una freccia
giocattolo che poteva essere lanciata soltanto da un arco minuscolo,
quasi un arco giocattolo, ma... sicuramente un arco giocattolo molto
letale...
-A quanto pare...- risposi dopo aver preso tra le dita ed esaminato la
freccia -Su questi altipiani non ci sono soltanto Betris e Assassini...
ma anche qualche popolazione a noi sconosciuta-
Rimasi a fissare i cadetti della Uait mentre passavo loro la strana e
piccola freccia affinchè potessero osservarla meglio.
-Bene ragazzi.... riposatevi almeno due ore, e poi prepararsi per
ripartire.. Il buio celerà il nostro avanzare e... tenete gli occhi
aperti...-
Finii il mio breve discorso poi subito accennai: -Mattew, con me...
pensiamo noi a fare la guardia mentre gli altri riposano-
Ci allontanammo quindi di almeno 30 passi dall'accampamento e ci
nascondemmo nella vegetazione sempre tenendo gli occhi e le orecchie ben
aperte. Qualsiasi cosa poteva ormai essere a conoscenza del nostro
passaggio... qualsiasi cosa... o qualcuno, pensai dentro di me.
Capitolo 5 - Una strana sorpresa
Dopo la breve sosta ci preparammo per salire a cavallo e continuare
l'esplorazione del territorio, tutti ormai a conoscenza che in quei
luoghi, oltre a trovarsi quella banda di assassini di cui non
conoscevamo il numero dei componenti, si trovava anche qualcuno che, non
si sa come, viveva nascosto e in segreto, celato in qualche gola di quel
brullo e desolato territorio montano.
Andai indietro con i ricordi a rievocare le giornate splendide e
piacevoli passate a discorrere con Madras Kristal, profonda conoscitrice
delle tradizioni e del territorio di Arcano.... ricordo ancora quanto
rimasi affascinato dalla sua figura dolce e allo stesso tempo forte e
determinata, temprata da anni ed anni di lavori e di guerre passate, che
segnarono la storia di Arcano... ricordo ancora le sue lezioni sulla
popolazione degli Hammers e sulle nozioni che mi diede a proposito della
conoscenza del territorio, ma... per quanto potessi ricordare, non mi
disse niente a proposito di una particolare popolazione che vivesse
confinata sugli altipiani rocciosi della catena montuosa della
Cordigliera.
Procedevamo a cavallo lentamente e senza nessuna fretta, la notte celava
ogni nostro movimento e le divise di ordinanza si fondevano
perfettamente con il buio circostante, raggiungendo così la conca che
divideva il fitto bosco lasciato alle spalle, dalla catena montuosa vera
e propria della Cordigliera. Cominciai a provare uno strano senso di
inquietudine... come se sentissi su di me gli occhi di qualcuno di
sconosciuto puntati addosso; sentivo come un vago senso di minaccia che
aleggiava in quel brullo ed oscuro paesaggio alpino mentre ci
avvicinavamo sempre di più ai piedi della catena rocciosa.
Arrivati all'ennesima stretta gola, scendemmo da cavallo e cominciammo a
salire il ripido sentiero che costeggiava la parete rocciosa; ognuno di
noi conduceva il proprio destriero a mano. I miei occhi abituati a
vedere bene al buio, grazie anche ai continui allenamenti notturni con i
cadetti della Uait ed agli anni trascorsi nella piramide della
stregoneria della Global Detector, mi permettevano di scorgere bene
imperfezioni ed ombre di piccoli animali notturni, illuminati per
qualche piccolissima frazione di secondo dalla luce argentata di Mystryl
che in cielo continuava a risplendere con il suo quarto di luna ancora
ben visibile.
Mano a mano che salivamo lungo la parete rocciosa il terreno diventava
sempre più duro e compatto, aspro e brullo; mentre al nostro fianco
riparato dalla montagna pareti marmoree bianche si elevavano a cercar di
raggiungere la vetta come impavidi scalatori, che tentano di raggiungere
la cima, quel vago senso di disagio cominciava a pervadere l'animo dei
miei ragazzi... quei quattro giorni estenuanti di controllo del
territorio e di esplorazioni continue a caccia di quella banda di
tagliagole stava cominciando a dare i suoi veri frutti e i giovani della
Uait, che erano stati preparati adeguatamente per quel compito,
cominciavano a vivere quelle sensazioni corporee come parte integrante
della loro vita. Avevano lasciato alle spalle gli agi e le comode
cuccette ed i pasti della camerata dei Betris per entrare completamente
a contatto con quella natura così meravigliosa ma anche così
dannatamente selvatica come il loro animo.
Ci sentivamo osservati e captavamo nella notte piccoli rumori insoliti
come rotolamenti di pietre inaspettati su quei pendii e strani richiami
di animali o predatori notturni mai sentiti...
-Cadetti... tenete le armi a portata di mano, niente archi... solo spade
e coltelli...- dissi subito ai giovani della Uait mentre procedevo
avanti a tutti, con un filo di voce appena percettibile.
Poco più avanti il sentiero si restringeva nuovamente tanto da formare
l'ennesimo budello da attraversare con estrema cautela, da un lato la
solida roccia a farci da riparo, dall'altro uno strapiombo di centinaia
di verghe che avrebbero portato a morte certa lo sfortunato incauto che
avesse messo il piede in falso.
Subito dopo quel piccolo tratto stretto ci apparve una curva molto
stretta e cieca che impediva la visuale; la strada da seguire era
sicuramente questa, non vi erano altre possibili alternative quindi
sempre armi in pugno procedevamo in fila uno dietro l'altro
accompagnando a mano le nostre cavalcature, avanzammo. Superata la curva
cieca, i nostri sensi furono improvvisamente come risvegliati di colpo,
la strada sembrava allargarsi tanto da permettere il passaggio di almeno
due cavalieri in sella ai loro rispettivi destrieri, ai lati della
strada che tendeva ad infiltrarsi in una nuova piccola radura di abeti e
Larici si trovavano grossi cespugli di ginepro e di erica rossa.
Avanzammo sempre mantenendo le nostre cavalcature per mano ricompattando
la formazione, Eragorn e Frederick al centro, io e Mattew in testa,
mentre Mellion e Felix chiudevano la fila, e fu in quel momento, proprio
quando stavamo per serrare i ranghi, che dai cespugli vicini alla strada
apparvero improvvisamente un numero imprecisato di guerrieri, almeno una
decina e male armati. Avevano un aspetto molto particolare per essere
dei guerrieri, le gambe lunghe ed affusolate, lunghe chiome corvine che
celavano in parte i tratti dei loro volti. Erano alti e vestiti
rozzamente con pelli di quelle particolari capre che avevamo visto
qualche giorno prima, ma... c'era qualcosa di particolare in quegli
individui che ci fece esitare, non capivamo bene ancora cosa fosse, e
rimanemmo per un attimo di più fermi con le spade levate in alto oppure
basse al fianco incapaci di difenderci o di replicare in qualche modo ai
loro atteggiamenti guardinghi e timorosi verso di noi.
-Restate fermi dove siete- una voce femminile si levò dal centro del
gruppo di quei particolari guerrieri -E nulla vi verrà fatto- continuò
la stessa voce suadente.
Guardai i miei cadetti e in un attimo, scambiandoci un gesto di intesa,
non accennammo a replicare a quelle parole dette dalla nostra strana
guerriera, indi portammo le spade in alto sul capo alzando
contemporaneamente entrambe le mani in segno di resa, facendo così
intendere a quei guerrieri che non avevamo intenzioni dannose.
Cominciammo così a guardare meglio i guerrieri che ci circondavano e
notammo subito cosa ci avesse fatto inconsciamente accettare la loro
richiesta di non muoverci... certe volte l'istinto capisce prima della
ragione fatti e realtà che soltanto con un semplice colpo d'occhio si
riesce a scorgere subito, mentre la ragione impiega più tempo ad
elaborare le immagini provenienti dal nostro senso della vista. I
guerrieri che avevamo di fronte erano in verità guerriere, erano
amazzoni sicuramente, ma non appartenevano a nessun gruppo di amazzoni
delle terre di Arcano, non portavano nessuna uniforme di riconoscimento
se non soltanto quei rozzi abiti di fortuna ed anche il loro
armamentario era vario e piuttosto inconsueto.
Io ed i miei ragazzi ci accorgemmo di esserci arresi ad un gruppo di
donne che ci puntavano contro lunghi e sottili bastoni cavi all'interno,
portavano questi bastoni lunghi almeno 1 braccio e mezzo accostati alla
bocca, con l'intenzione di soffiarci dentro; ai loro fianchi pendevano
coltellacci fatti di ardesia, una pietra particolarmente dura e dai
bordi frastagliati e taglienti se scheggiata, con lame lunghe e grosse e
incastrate in rudimentali manici d'osso o di corno; soltanto la donna
che ci stava parlando sembrava possedere un lungo pugnale di acciaio
brunito con delle rune antiche disegnate lungo la lama mentre l'elsa era
di bronzo rosso e l'impugnatura modellata anatomicamente e rivestita di
strisce di cuoio indurite e scurite.
-Bene amazzoni... non abbiate timore di noi...- Dissi subito continuando
a mantenere le mani ben in vista -Non abbiamo nessuna intenzione di
provocare guai e neppure di causare danni, lasciateci passare e vedremo
di dimenticarci di questo fatto... non riferendo niente all'imperatrice
Nimira...-
-Silenzio uomo!!- la stessa voce che ci aveva intimato di arrenderci
adesso avanzava dal centro del gruppo per portarsi in testa alle sue
guerriere. Apparve ai miei occhi una guerriera dall'aspetto forte e
caparbio, alta almeno 1,80 con capelli neri come la notte ed occhi
impossibili da distinguerne il colore a causa del buio della notte.
La voce era calda e denotava attitudine al comando, il corpo temprato e
forte ma.... giustamente adornato di quelle caratteristiche femminili
capaci di ammaliare ogni uomo normale; abbassai lentamente le mani
rinfoderando la mia katana al fianco e rimasi a guardare quella
guerriera con uno sguardo un po' perplesso ....
-Mettete via le vostre armi, potete tenerle, non temete.. non vi
temiamo, e siamo in grado di comprendere quello che traspare dai vostri
occhi, proveniente direttamente dal vostro cuore....- Guardai perplesso
la guerriera con uno sguardo tra lo stupito e l'incredulo, mentre alle
parole di quella strana amazzone le sue guerriere abbassarono quelle
strane canne lunghe portandole lungo i loro rispettivi fianchi; alcune
di loro ancora tendevano a guardarci con sospetto, ma mi accorsi che
almeno un paio di loro guardavano con interesse i miei ragazzi, che per
niente intimoriti sembravano ricambiare con piacere le occhiate che
ricevevano da quello sparuto gruppetto di strane guerriere.
Mi voltai a guardarli in volto, scuro e serio, smorzando subito quell'accenno
di scambio di occhiate e di inviti sottovoce che tra le due parti stava
già accadendo.
-ORDINE CADETTI!! Vediamo di finirla con questa farsa..- continuai a
guardarli serio in volto mentre i ragazzi smettevano di sorridere alle
guerriere e rimettevano a posto le loro armi, poi mi girai verso la
figura che sembrava essere il capo della loro spedizione, e tesi la mano
destra in avanti in segno di saluto con il palmo aperto.
-Mi chiamo Driz_do_Urden e sono il comandante della Legione Uait, siamo
in missione per conto dell'imperatrice Nimira- notai subito negli occhi
scuri della guerriera un senso di disagio mentre pronunciavo per la
seconda volta e volontariamente il nome della nostra Imperatrice.
-Comandante do_Urden... imperatrice Nimira?? cosa state dicendo uomo??-
la voce della guerriera era calda e chiara... mi guardò perplessa e
continuò poco dopo: -L'unica donna che noi riconosciamo come nostra
condottiera ed Imperatrice è la principessa Babette- rispose la donna
che aveva posto adesso le mani ai fianchi, in quella posizione così
tremendamente femminile che mi fece pensare subito alla mia Amazzone
Asjah con un grande senso di nostalgia per lei...
-E sarete subito portati al suo cospetto- rispose ancora la fiera
amazzone e proseguì: -Dovete chiarire la vostra posizione qui nei nostri
territori-
-Amazzone... non abbiamo tempo da perdere- accennai un passo in avanti
verso quella guerriera abbastanza arrabbiato per il contrattempo
incontrato, ma subito la guerriera con il palmo aperto mi indicò di
fermarmi dove ero, mentre alcune delle sue guerriere, quelle più
guardinghe, avevano già riportato quelle strane canne alla bocca pronte
a far partire chissà quali dardi letali verso di me...
-Non capisci amazzone... stiamo inseguendo un gruppo di predoni, assass...-
-Stryke.....-
Guardai la guerriera incapace di comprendere, poi continuai... -Sentite,
amazzone... dobbiamo.... siamo sulle loro tracce...-
-Mi chiamo Stryke- disse l'amazzone delle rocce -Ed appartengo al gruppo
delle combattenti della catena montuosa agli ordini della regina Babette..
e quegli individui che inseguite li conosciamo, anche noi gli diamo la
caccia da molto tempo-
Rimasi fermo e con la bocca aperta guardando l'amazzone delle rocce
mentre ascoltavo le sue parole: -Verrete con noi e deciderà la regina
Babette cosa fare di voi- mi guardò sorridendomi maliziosamente mentre
le sue guerriere si avvicinavano ai miei cadetti... ma senza intenzioni
bellicose.
-Stryke... comandante Stryke?!?...- dissi incerto sul suo grado ma con
tono rispettoso come se parlassi con una Madras.
-Andiamo, comandante do_Urden..?!?.- disse l'amazzone con tono sensuale
e provocatorio, mentre girandosi mi dava le spalle e faceva cenno con la
mano destra di seguirla. Guardai i miei cadetti e le altre amazzoni che
si erano adesso disposte una di fianco ad ogni cadetto a formare così
una fila insolitamente promiscua alternata, due guerriere per un
guerriero.... i ragazzi sembravano felici per quella inaspettata
sorpresa.
-Felix... se queste sono le missioni di Driz, ci metto la firma e mi
offro volontario per sempre- disse Mellion sottovoce sperando di non
farsi sentire nè da me e neppure dagli altri.
Scossi la testa incredulo di accettare ciò che le mie orecchie avevano
percepito... dissi subito: -Ragazzi avanti, un po' di serietà... per
Arawen, siete legionari della.... vabbèh... lasciamo perdere..-
Così cominciai a seguire quella strana ma particolare amazzone delle
rocce, seguito da quei cinque cadetti felici e con gli ormoni alle
stelle.
(Continua)
Driz_do_Urden
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