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Qualcosa di particolare - 2

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Capitolo 6 - Al cospetto di Babette

Giunse così il momento di incamminarci nuovamente, questa volta scortati dalle nostre nuove guide, il gruppo di quelle 10 amazzoni particolari che avevano già dimostrato di non avere intenzioni pericolose verso di noi..

Non che temessimo la nostra inferiorità numerica, dal punto di vista delle armi, dei cavalli e della preparazione tattica, anzi.... ci sentivamo ben più capaci di quelle guerriere amazzoni delle rocce che, seppur abili conoscitrici del loro territorio, sembravano essere meno dotate dal punto di vista delle armi.
Il loro comandante seguiva ogni mio passo mentre conducevo per mano Germanico su per i sentieri che costeggiavano la catena montuosa della cordigliera, i miei ragazzi, i 5 cadetti della legione Uait erano a loro volta scortati da 2 amazzoni per ognuno di loro.
Il breve viaggio fu meno aspro di quello che avevamo cominciato, evidentemente la buona conoscenza del territorio da parte di quel gruppo di amazzoni le rendeva particolarmente scaltre nel ricercare la via più breve e veloce per raggiungere il luogo ove ci stavano portando.
Mi rivolsi più volte incuriosito alla comandante che faceva in quel momento le veci di guida chiedendole informazioni su dove ci stesse portando e più di una volta mi rispose semplicemente "Myeildhin" mentre altre volte, insieme a quel nome così strano, aggiungeva anche un'altro nome..."Babette", senza aggiungere altro.
La mia curiosità aumentava ogni minuto che passava mentre i ragazzi oltre ad essere cauti e guardinghi non riuscivano a nascondere il desiderio di conoscere di più i membri femminili della spedizione che ci aveva raggiunto e preso in consegna, senza far trasparire dai loro animi quel senso di disagio comune a tutti coloro che si sentono prigionieri... anche se potevamo godere di libertà di movimento quasi totale.
Il mattino ormai cominciava a farsi vedere, mentre il cielo buio e scuro della notte cedeva il passo ai primi bagliori di luce e di vita che si diffondevano in tutto l'altopiano che stavamo attraversando. Sembrava essere stati trasportati in un universo totalmente diverso da quello che avevamo vissuto qualche giorno fa alle pendici dei monti della catena della Cordigliera: verdi prati e pascoli abbondanti si rivelavano ai nostri occhi increduli una volta superato il costone roccioso che racchiudeva quella gola naturale celata agli occhi degli ignari pellegrini.
Resti di antichi villaggi e di antiche palizzate sorgevano un po' dappertutto, resti di case un tempo raffinate e stilizzate in pietra sorgevano un po' ovunque sparsi in quella vasta distesa di prati, oggi adibiti al pascolo delle greggi di capre di montagna e di alcune vacche da latte particolari con il manto peloso e lungo e con corna molto lunghe e ritorte.
Mentre attraversavamo quelle distese mi avvicinai alla nostra guida amazzone chiedendole gentilmente se avremmo dovuto camminare ancora tanto prima di raggiungere questo luogo chiamato da lei "Myeildhin", eravamo svegli dalla sera prima e la fatica seppur minima cominciava a farsi sentire... ma la risposta ogni volta era sempre vaga ed imprecisa, a volte rispondeva "alcune ore", altre volte "quando Amanuator avrà raggiunto il centro del cielo..." insomma sembrava che quell'amazzone diffidasse ancora di noi e che volesse mantenere segreto il luogo ove ci stavano portando.
Riuscii soltanto a capire da ciò che diceva che questa "Babette" che aveva menzionato prima era il loro capo, colei che governava quella che doveva essere la comunità oppure una kioskas sui monti della cordigliera chiamata appunto Myeildhin.
Ci fermammo giusto una volta, giusto per mangiare e riposare un po' mentre le amazzoni riunite insieme e tenendoci sempre d'occhio non smettevano mai di parlare tra loro e guardarci con aria dubbiosa, anche se alcune di esse ammiccavano e sorridevano con sincerità.
Verso mezzogiorno arrivammo infine a Myeildhin, un piccolo avamposto composto da un gruppo di circa 10 abitazioni fatte in parte in pietra ed in parte in legno; non vi erano segni di vita felici tra quelle mura e quelle dimore, nessuna voce di bambini e nessun suono felice come risate oppure allegria.
Il tempo sembrava essersi fermato, rozzi utensili per lo più fatti in pietra e rudimentali, e preziosi attrezzi agricoli di metallo ormai logori ed arrugginiti, mantenuti senza la dovuta manutenzione erano stati spesso abbandonati anche in mezzo alla strada principale, tutto intorno comunque regnava una strana aria di desolazione e quasi disperazione anche se lo sguardo fiero e deciso di quelle amazzoni trasmetteva una forza e nobiltà d'animo tipico di chi ha perduto tutto nella vita e si è trovato infine a dover ricominciare totalmente da capo.
Fummo quindi scortati, un po' sconcertati dalla desolazione del luogo, in quella che doveva essere la dimora del loro capo, lasciammo i nostri destrieri alle cure delle amazzoni mentre venivamo invitati ad entrare in una abitazione totalmente in pietra più grande delle altre; questa abitazione sembrava avere ancora qualche vaga traccia della nobiltà e fierezza di quel popolo.
Alle pareti di un vasto corridoio sotto un pergolato di legno di pino, ancora odoroso di resina che metteva in comunicazione la sala di ingresso con un salone principale, si potevano ammirare vecchie pitture su tele di pelle di animali, raffiguranti la storia di quello che doveva essere stato un popolo fiero di combattenti ed anche amanti del bel vivere; scene di donne e ritratti di amazzoni dai tratti forti e decisi ma dai lineamenti belli e quasi ultraterreni, scene di caccia in cui si vedeva spesso insieme a loro, figure di uomini forti e possenti che adoperavano picche ed archi nella caccia ai cinghiali ed alle capre di montagna... calpestammo tappeti ormai vecchi ed in parte logori, che però mostravano colori ancora accesi e vivi in alcuni punti, capaci di trasmettere calore ed emozioni di un popolo un tempo vissuto in armonia e con fierezza, ed in simbiosi con l'ambiente duro ed ostile che i monti della Cordigliera offrivano.
I cadetti guardavano ogni cosa in parte stupiti, mentre una semplice domanda imperversava in quel momento nella mia testa, e cioè: "avevamo visto le amazzoni e le loro dimore, ma erano quasi tutte vuote e non vi era traccia di bambini oppure di uomini... quindi che ne era stato del resto di quel popolo fiero??"
Ci fermammo alla fine del lungo corridoio davanti ad una porta di quercia scura e massiccia finemente lavorata con intarsi ed arabeschi che si univano trasformandosi in volti grotteschi e quasi disumani, guardai la nostra guida con uno sguardo in parte stranito ed in parte stupito per tutto quello che avevamo visto e lei, quasi a percepire la domanda che si stava formando dentro il nostro animo, annuì seriamente con il capo e disse semplicemente: "Andate oltre la porta... Babette vi sta aspettando..."
La porta fu aperta ed uno ad uno entrammo in un'ampia sala riccamente adornata da arazzi e tappeti, alle pareti ritratti di nobili e fiere amazzoni abbigliate riccamente, al centro una specie di grande sedia di legno finemente intarsiata con fregi d'oro e d'argento, e seduta su di essa una figura femminile dallo sguardo serio e scuro.
Alle pareti erano affisse nei bracci che le reggevano delle torce che mandavano la loro luce tremolante in tutto il perimetro della stanza; l'amazzone seduta sul trono continuava a fissarci mentre seguiva ogni nostro movimento. Prima di entrare ci erano state requisite le armi, cedute naturalmente mal volentieri, ma l'amazzone chiamata Stryke ci aveva assicurato che al cospetto di Babette saremmo dovuti apparire senza armi e privi di intenzioni bellicose, come segno di rispetto verso la sovrana di quelle terre, quindi avanzammo disarmati e cauti verso di lei.
La donna era rivestita da una bellissima tunica color rosso porpora, al suo fianco sinistro pendeva una robusta e grossa spada a due mani agganciata alla tunica e sorretta da una pesante catena d'oro al cui centro spiccava una fibbia finemente lavorata in argento ed oro rosso, tutta tempestata da piccoli cristalli chiari che riflettevano un riverbero di migliaia di colori quando erano illuminati dalla luce delle torce.
Era una donna di un'incredibile bellezza, indossava calzari anch'essi dorati con cinghie argentate che salivano e si annodavano lungo le sue gambe tornite e ben modellate, il volto triangolare e la carnagione scurita dal sole di quegli altipiani, i capelli lunghi fin oltre la bassa schiena, neri e lucenti come le ali di un corvo, gli occhi parevano due lunghe ed affusolate fessure leggermente poste in obliquo e le iridi di un verde intenso e lucente come due splendidi smeraldi.
Continuò a guardarci per qualche momento mentre ci avvicinavamo a lei, titubanti ed in parte intimoriti dalla regalità e dalla forza che quella Amazzone incuteva in noi... i miei cadetti erano a disagio, non sapendo come comportarsi al cospetto di quella donna, sapevamo tutti che era come se fossimo stati al cospetto di una regina, ma noi riconoscevamo come regina ed imperatrice soltanto la nostra Imperatrice Nimira e riconoscevamo la sovranità sua e della principessa Hirih, ma quella figura così regale e forte rendeva il nostro animo inquieto facendoci sentire a disagio, ma come se la nostra ospite leggesse i nostri pensieri ci anticipò...
-Venite avanti guerrieri Hammers, è così che vi chiamate nelle terre di Arcano... non è così??-
Ci fermammo dubbiosi e sospettosi davanti a lei incapaci di parlare in parte per rispetto ed in parte affascinati e conquistati sia dalla bellezza che dalla regalità di quella amazzone.
-Venite dunque e discutiamo del nostro nemico comune.... le mie esploratrici mi hanno riferito del vostro seguire le orme di quel gruppo di rinnegati che sono chiamati Red Dragons, quindi- fece una piccola pausa mentre il suo sguardo indagatore e scrutatore passava sui nostri volti a cercare ogni minima traccia di emozioni che facessero trasparire i nostri intenti..... -Quindi non temete, uniamo le nostre forze e riusciremo a liberarci di questo nemico comune-
Finita la frase un lieve sorriso comparve sul suo volto mentre le mani affusolate e lunghe si intrecciavano e si posavano sul piatto grembo in posizione di riposo.
Rimasi a guardare quel volto incantevole per alcuni attimi mentre i cadetti dietro di me rimanevano in impassibile silenzio a guardare quella figura importante, poi mi avvicinai a lei dicendole: -Mia signora.... non possiamo riconoscere in toto tutta la vostra sovranità e la vostra regalità, noi siamo Hammers e abbiamo giurato fedeltà e riconosciamo soltanto la nostra Imperatrice Nimira... come...-
Babette alzò delicatamente la mano destra fermando così il mio discorso: -Non temere guerriero, non vi sto chiedendo di rinnegare la vostra sovrana.... vi chiedo soltanto di unire le vostre forze alle nostre ormai poche risorse rimaste per poter fronteggiare un nemico non troppo forte numericamente, ma nemmeno troppo debole per essere annientato soltanto da un gruppo di 10 amazzoni-
Qui fece un'altra piccola pausa riflessiva e, come se si sentisse un po' in imbarazzo, continuò la sua storia.
-Siamo ormai ciò che rimane di un popolo di fiere amazzoni che hanno sempre vissuto su queste catene rocciose. Un tempo dominavamo tutti gli altopiani ma poi poco alla volta la nostra popolazione e le nostre kioskas vennero abbandonate a causa di una serie di malattie e carestie... mentre le terre si spopolavano, le tribù scomparivano ed il mio popolo diventava sempre più debole ed esiguo. Adesso siamo stati privati da quei predoni anche degli ultimi uomini della tribù che vengono usati come schiavi al lavoro nella loro miniera di Miara-.... la regina si alzò dal suo trono e cominciò a venirci incontro mentre quei suoi occhi verdi e lucenti non smettevano di catturare le nostre attenzioni e le sue parole poco alla volta cominciavano a conquistare il nostro cuore e l'animo.
-I nostri uomini sono tenuti prigionieri, inoltre quei rinnegati hanno portato via gran parte delle nostre armi tra cui la nostra leggendaria Spada delle Lacrime, una spada in grado di cantare durante le battaglie... il suo canto si riesce a sentire nelle profondità delle gole più lontane di questi altopiani, quando la mano di un'amazzone di sangue puro e di animo nobile la brandisce e facendola roteare sul capo produce una serie di sibilanti note provocandone quindi il suo canto....-
Si fermò un attimo ad un passo da noi mentre continuava a fissarci con occhi pieni di speranza e quasi supplicanti, ma sapevamo dentro di noi che non era possibile rimanere impassibili davanti a quella richiesta così accorata ed a quella domanda di aiuto.... avevamo visto il valore nel passato rappresentato nelle pitture di quel fiero e forte popolo, e vederlo adesso così in balia di quegli esseri ci animava il cuore di rabbia e di voglia di vendicare quest'altro affronto alla libertà ed all'onore di un popolo fiero come quello delle amazzoni della Cordigliera.
-Vi chiedo dunque o guerrieri a nome di ciò che rimane del popolo delle amazzoni delle montagne rocciose di aiutarci a distruggere questo nemico comune, per il bene comune e per la liberazione e la possibilità di riportare in vita il nostro popolo e le nostre tradizioni...-
Non so bene cosa mi prese in quel momento, sentivo come una forza che prendeva vita dal profondo del mio io e mi faceva sentire così piccolo e meschino davanti a quella figura se non avessi donato il mio... anzi il nostro aiuto a quel popolo così fiero e forte, quindi abbassai il capo e.... incapace di guardare in volto la signora delle amazzoni delle montagne rocciose riuscii soltanto ad annuire e dire un semplice: -Saremo con voi mia signora- mentre il sorriso cominciava a comparire sui volti di quei cinque ragazzi, i cadetti della legione Uait che sembravano alla fine impazienti di rimettersi in marcia per affrontare il nemico per cui ci eravamo spinti fino a quei territori remoti.


Capitolo 7 - Il giusto senso del vivere

Così era giunto infine l'incontro con la regina Babette, la calda ed amichevole accoglienza che la regina delle amazzoni della Cordigliera ci aveva riservato aveva avuto il potere di dissipare definitivamente i dubbi che fino ad ora si erano susseguiti nel mio animo, domandandomi quale fosse il significato di quell'incontro con quel popolo di fiere amazzoni.
Quattro dei cinque cadetti furono quindi rimandati agli alloggi che ci erano stati riservati per riposarsi e ritemprarsi in parte. Naturalmente i ragazzi non persero l'occasione per familiarizzare e fare amicizia con quelle amazzoni, era necessario che il gruppo dei 5 Betris della legione Uait e le amazzoni della Cordigliera si conoscessero e familiarizzassero tra di loro, visto che presto avrebbero dovuto combattere uno al fianco dell'altro e quindi la reciproca fiducia dei due gruppi era indispensabile.
Io e Frederick, giovane cadetto che ormai consideravo il mio braccio destro tra i legionari della Uait, insieme al comandante delle amazzoni della Cordigliera chiamata Styke ed una giovane amazzone che sicuramente doveva essere il secondo in capo rispetto al comandante Stryke, fummo nuovamente convocati al cospetto della regina Babette.
Ci incontrammo davanti alla porta dell'alloggio privato della regina, Frederick guardava con ostinata curiosità la giovane amazzone vicina al comandante Stryke, era una vecchia ma robusta porta di Rovere che sicuramente avrebbe tenuto anche alle cariche più insistenti del guerriero più massiccio; il piccolo locale antistante la stanza della regina era piccolo, ma alle pareti spiccavano come sempre quelle tele finemente dipinte di scene di caccia e di ritratti di Amazzoni, meravigliose e fiere nei loro tratti così insoliti, tutte con quel particolare taglio degli occhi... così obliqui... che le rendeva particolarmente affascinanti ed insolite.
Lungo le pareti laterali, candelieri a cinque bracci reggevano candele che emanavano la loro luce brillante e naturale tutto intorno, rendendo così quel piccolo postribolo più accogliente e caldamente umano, rincuorando così l'animo di Frederick, un po' a disagio, ed il mio.
-Comandante Driz_do_Urden- disse la voce amichevole e decisa di Stryke -Questa è Nene, la mia amazzone scelta, è spesso lei che mi aiuta nello svolgimento delle azioni e delle imprese ordinate dalla regina Babette.-
Stryke mentre parlava si spostò leggermente di lato per dar meglio la possibilità a Nene di farsi vedere; era una giovane amazzone quasi ventenne, corporatura snella ed agile e capelli castano chiari, quasi biondi, gli occhi grandi e marroni, alta circa 1,75.
La giovane si fece avanti e cominciò a guardarci con aria seria e decisa, il suo sguardo penetrante e indagatore sembrava voler raggiungere le profondità più recondite del nostro animo per carpirne ogni minima informazione o segreto. Notai con la coda dell'occhio un certo imbarazzo da parte di Frederick che ricambiava quello sguardo deciso ed indagatore con altresì fierezza e compostezza. Il giovane della Uait fermo sul posto e le mani ai fianchi scrutava negli occhi la giovane amazzone, tra quei due giovani sembrava quasi che si stesse svolgendo una specie di gara mentale a chi avesse di più la capacità di fissare l'altro, senza batter ciglio, finchè un piccolo colpetto di tosse proveniente dal comandante delle amazzoni della Cordigliera fece distogliere lo sguardo di uno dall'altro.
-Bene comandante Stryke....- dissi in un momento di pausa in quella specie di rito dello scrutamento -credo che la Regina ci stia attendendo quindi... non indugiamo oltre-
Il mio sguardo si posò dapprima su Stryke e successivamente sulla giovane attendente chiamata Nene, sguardo serio e composto, senza ombra di malvagità negli occhi ma piuttosto serietà e rispetto verso le due figure davanti a noi. Stryke annuì e si avvicinò così alla grossa porta di vecchia quercia bussando con la mano destra tre volte, con decisione.
Da dietro la porta sentimmo subito la voce della regina Babette che ci invitava ad entrare, così entrammo subito dopo le due amazzoni e ci guardammo subito intorno. Ci attendeva in piedi dietro un piccolo tavolo rotondo con il piano di marmo bianco, sul lato nord della stanza si trovava un grosso camino di marmo con il fuoco acceso all'interno, un fuoco dalla fiamma vivace che permetteva in parte di illuminare la stanza oltre che riscaldarla; angoli ancora bui della stanza della regina venivano illuminati da candelieri a 3-5 braccia mentre la tremolante luce dorata delle candele illuminava angoli di quella stanza, mobilio magistralmente intarsiato, sul pavimento pellicce di animali dall'aspetto feroce con le bocche spalancate ed irte di denti acuminati, molto simili ai nostri leoni delle paludi, ma con un folto pelame nero ed irto, quasi una lanugine come quella dei cinghiali dei boschi della foresta inesplorata.
Avanzammo con decisione verso la regina che ci accolse con un sorriso sincero ma un po' ombrato, la regina Babette sicuramente stava vivendo ormai da troppo tempo le fatiche e la tensione tipica di chi governa un popolo quasi destinato ad estinguersi.
Io ed il giovane Frederick portammo il pugno destro chiuso all'altezza del cuore e ci inchinammo piano in avanti con il busto in segno di saluto verso la regina, mentre le amazzoni si inchinavano semplicemente con il busto.
-Venite amici miei cari e lasciamo da parte i convenevoli- disse la regina delle amazzoni della cordigliera, sempre con quel sorriso vagamente nostalgico e stanco -E' giunto il momento infine di unire le nostre forze e le nostre conoscenze per fronteggiare il nemico comune...- fece qui una piccola pausa di riflessione, quindi abbassò il suo sguardo sul tavolo ove era posta una mappa dettagliata della zona tutta intorno a Myeildhin, la loro Kioskas. Sollevò subito dopo lo sguardo su di noi ed attese.
Io guardavo la mappa e, dopo averla ben memorizzata, sollevai lo sguardo a cercare prima gli occhi della regina e successivamente quelli del comandante delle amazzoni Stryke; Frederick sempre serio e tranquillo, dopo aver guardato rapidamente la mappa si mise in attesa, come tutti noi, di ascoltare
le parole successive della regina Babette.
-Questa è Myeildhin....- disse la regina indicando con l'indice della mano destra il punto in cui ci trovavamo adesso.... il dito continuò sulla mappa a disegnare un ipotetico cerchio intorno al nome della kioskas e continuò: -Proprio qui ad ovest della mappa-
I nostri occhi seguivano i gesti della sua mano destra che poco a poco ci faceva familiarizzare con i nomi e le descrizione dei luoghi segnati sulla mappa stessa, identificammo così la catena montuosa della Cordigliera, un'ampia pianura e dei fitti boschi, due guadi e ancora catene montuose sparse un po' su tutta la piantina.
-Tutto intorno vi sono i monti della Cordigliera, mentre ad Est si trova il passo chiuso, sbarrato dalla cascata delle lacrime.- La regina Babette continuava la sua descrizione dei luoghi passando con il dito sulla piantina -La cascata delle lacrime altri non è che la sorgente del fiume Thalos, il cui corso divide in due versanti la grande piana della Cordigliera, chiamata appunto piana del Thalos.-
I nostri sguardi incuriositi e bramosi di conoscenza guardavano e seguivano i disegni posti sulla mappa, ed indicati sapientemente dalla regina delle amazzoni della Cordigliera, tutti e quattro eravamo attenti a non perdere nemmeno per un attimo nessuna frase o parola della sua spiegazione....
-Qui, nella parte più a nord, ai piedi di questa zona della catena della Cordigliera, ove il fiume diventa più ampio....- il suo dito lungo ed affusolato si spostò con grazia ed eleganza verso la destra del piccolo tavolo che accoglieva la mappa mentre un'ombra lievemente più cupa coronava la sua espressione e tendeva a cangiare il tono della sua voce...-Proprio in questa zona si trova l'accampamento fortificato dei Red Dragons...-
Al pronunciare quel nome, il velo di tristezza sul volto della regina si incupì maggiormente passando dalla tristezza ad una espressione forte e risolutrice... l'indice della mano destra si spostò con delicata decisione verso la parte ad ovest della pianta, fermandosi appunto dove aveva descritto la zona, in cui il fiume si allargava maggiormente, quindi sollevò lo sguardo dalla mappa e cercò di incontrare i nostri, tentando di capire le emozioni e le sensazioni che albergavano nei nostri cuori all'udire il nome di quel gruppo di assassini che tanto dolore e sofferenza aveva causato sia alla tribù delle amazzoni della Cordigliera, quanto agli Hammers ed ai territori di Arcano.
Il suo sguardo serio e deciso infine si fermò a cercare quello della sua comandante, e trovatolo infine chiese a Stryke: -Cosa sappiamo di quei Red Dragons mio Comandante?? abbiamo sufficienti informazioni su di loro? Quanti sono e come sono armati? ...-
Ci fu una pausa di silenzio imbarazzante tra le due amazzoni, intanto il mio sguardo continuava ad indugiare su quella piantina (insieme allo sguardo del mio giovane Uait...), finchè si fissò definitivamente sulla figura del comandante delle amazzoni, attendendo così le informazioni preziose che sicuramente sapeva per poter mentalmente avere un quadro più nitido della situazione.
Stryke indugiò un momento come se stesse riordinando le idee, la sua mano destra andò ad accarezzare lievemente la punta del mento mentre gli occhi fissi sulla mappa cercavano le parole giuste per dire quello che sapeva e di cui era a conoscenza di quel gruppo di assassini; la sua lunga tunica di lana grezza color blu notte, stretta intorno alla vita da una cintura in cuoio a cui era stata agganciata la sua spada a due mani, sembrava brillare alla luce evanescente delle candele e risplendere lievemente piccole luminescenze color cobalto al chiarore della fiamma del camino, la mano destra passò successivamente a sistemarsi una ciocca di capelli, quei lunghi e neri capelli lucenti che avevano tanto affascinato i miei cadetti, mentre il suo sguardo diventava truce e risoluto, si schiarì la voce e cominciò il suo rapporto.
-E' un accampamento fortificato mia regina, un vero e proprio nido di serpenti velenosi, che misura circa 80-100 piedi di diametro, in posizione semicircolare ad abbracciare così una piccola parte della piana del Thalos- la voce di Stryke era decisa e sicura, e lo sguardo attento e cupo sulla mappa...
-è riparato ad ovest dalla radura boscosa del bosco di Turas, mentre ad est, dall'altra radura boscosa dei monti dell'Hur, alle spalle dell'accampamento fortificato, la catena montuosa dell'Hur- fece una breve pausa di silenzio come a riordinare le idee mentre gli occhi di tutti noi erano puntati con impazienza su di lei, in attesa di sapere quante nozioni possibili potesse darci rispetto a quell'accampamento.. Poi proseguì: -E' una palizzata di tronchi, semicircolare sormontata da tre torrette rialzate di avvistamento, la palizzata è alta circa 10 piedi dal suolo, e tutto intorno ad essa corre un camminamento per il percorso di ronda delle sentinelle che costantemente pattugliano la palizzata. Al centro ed alle spalle della palizzata si trova, a ridosso della catena degli Hur, una grossa miniera in cui ogni giorno al sorgere di Amanuator i nostri uomini vengono condotti per svolgere l'estenuante e faticoso lavoro di estrazione dei minerali, dei metalli e della Miara. Al centro della palizzata si trova un portone di accesso fatto di tronchi, l'unica via di accesso al forte principale posto a ridosso della palizzata stessa, che funge da quartier generale di quei ribelli assassini.-
La giovane Nene che fino a quel momento era rimasta in disparte ad ascoltare le spiegazioni del suo comandante si schiarì la voce e chiese di poter parlare, allorchè un cenno di assenso da parte sia della regina che di Stryke le permise di cominciare ed integrare le informazioni che finora erano state dette dal comandante stesso delle amazzoni della Cordigliera.
-Ci sono circa 5 sentinelle armate di archi e giavellotti disposte in ordine sulle torrette, due per ognuna di quelle che sovrastano il cancello principale....- il suo dito si spostò a tracciare sulla mappa una pseudo immagine di un accampamento fortificato immaginario, con il cancello e le torrette centrali... -e l' altra posta nella torre di avvistamento laterale che volge ad est, verso il bosco degli Hur- il dito della giovane Amazzone si spostava e disegnava linee ed immagini irreali che sembravano prendere consistenza nella nostra immaginazione con la sua narrazione.
-Sul percorso di ronda che costeggia la palizzata vi sono circa 6 red dragons che si alternano nelle posizioni strategiche, lungo il camminamento, compiono brevi soste di pochi attimi, nel posto ove sono e subito dopo ripartono lungo la via di ronda per intercambiarsi con i loro compagni- Gli occhi della giovane Nene si sollevarono quindi dalla mappa e cercarono lo sguardo prima della sua regina e poi quelli della sua comandante, incontrando infine gli occhi di Frederick che la guardava con interesse ed ammirazione. La giovane, con un vago rossore sulle gote ed indice chiaro di lieve imbarazzo, distolse lo sguardo dal giovane Uait e continuò il suo rapporto.
-Abbiamo contato circa 60 ribelli, più una figura imponente che possiede uno strano elmo da guerra con la testa di un drago rosso con le fauci spalancate a sormontar il cimiero, e quello dovrebbe essere il loro capo, colui che ogni volta esce con le pattuglie di assassini per terrorizzare e razziare ogni cosa nelle vicinanze...-
Il mio sguardo si fece piano piano cupo e nero, gli occhi marrone scuro parvero diventare due fessure nere ed impenetrabili, mentre rughe di pensieri si formavano sopra la mia fronte. Subito tornai con la mente alle descrizioni fatte da Spidersax nel darmi notizie di quegli assassini, ricordai quando i miei giovani Uait mi riferirono della pattuglia di quei Red Dragons che avevano scorto e che a capo si trovava appunto questa famigerata figura ignota, che doveva essere certamente il più feroce e spietato di quegli assassini, ed anche naturalmente il più temibile, ma i miei pensieri furono di nuovo interrotti dal proseguire della descrizione della giovane amazzone Nene:
-Ai piedi della catena degli Hur si trova una miniera che è stata scavata dai nostri uomini, circa una trentina, senza contare quelli che sono morti di fatiche e di privazioni nella loro cagione di prigionieri; tutte le sere vengono riuniti in un grande recinto per le bestie posto all'esterno, esposto alle intemperie della notte e senza alcun riparo, il cibo che gli viene offerto è scarso e poco nutriente....- gli occhi della giovane amazzone parvero tremolare di incertezza alla luce dorata delle candele, mentre un velo sottile di lucidità dovuto a lacrime di dolore imperlava quelle iridi profonde e scure come a ricordare l'evento drammatico dell'assalto notturno alla loro Kioskas ed il rapimento di suo padre, l'unico membro della sua famiglia scampato all'eccidio di quella notte.
Quell'attimo di nostalgia e di dolore coinvolse l'animo mio e quello del mio cadetto Frederick, che sentimmo nel petto una morsa di dolore quasi soffocante durante la narrazione degli eventi da parte della piccola Nene.
-Si... Hammers..- rispose la regina Babette che aveva percepito il disagio ed il dolore nei nostri cuori -I nostri uomini furono catturati circa 60 giorni indietro, rispetto al sorgere di Amanuator, in una incursione da parte di quei demoni, durante una notte buia e silenziosa, in cui nemmeno il conforto della luce argentata di Mystryl avrebbe potuto confortare il dolore di quella immane tragedia...-
La regina Babette fece una piccola pausa di silenzio in ricordo dell'evocazione dei morti di quella tragica notte, mentre gli sguardi di tutti noi indugiavano in quel silenzio oppressivo di dolore e di angoscia, poi riaprì piano piano i suoi occhi socchiusi per velare il dolore e continuò...
-Il nostro villaggio fu messo a ferro e fuoco, tutto successe velocemente e durante una notte.... giunsero silenziosi come uccelli notturni che scivolano imperscrutabili sulle ali del vento, nessun suono, nessun avviso, solo silenzio e morte finchè le prime luci degli incendi che avevano appiccato alle case non rivelarono uno ad uno i volti celati di quegli assassini... cavalcavano per le vie della Kioskas mietendo vittime ed uccidendo bambini, vecchi, donne ed uomini, riuscendo in breve tempo, prima che riuscissimo ad organizzare una resistenza adeguata, a riunire gli ultimi uomini rimasti del villaggio e saccheggiare le nostre case-
Un silenzio glaciale scese su di noi, mentre ricordi spettrali di quella notte di lacrime e sofferenza tornarono a tormentare i ricordi di Stryke e di Nene, mentre immagini surreali, di morte, dolore e distruzione cominciavano a formarsi nella mente mia e di quella del mio giovane attendente.
I miei ricordi andarono istintivamente a quella tragica notte in cui io stesso persi i miei genitori, durante una incursione di guerrieri feroci della Global Detector, a danno del mio villaggio e della mia famiglia... quella famiglia e quel villaggio che io stesso avevo abbandonato da ragazzo per seguire l'ordine oscuro ed abominevole dei seguaci della piramide della stregoneria, la setta negromantica guerriera, affiliata alle truppe della Global stessa.... quello stesso eccidio del mio villaggio ad opera di quei guerrieri assetati di sangue innocente... tra cui io stesso mi trovavo.
Potevo sentire trasparire nel racconto della regina Babette l'odore nauseante ed indescrivibilmente ferroso del sangue che si raduna in grosse pozze a causa dello sterminio di innumerevoli persone, potevo ascoltare dentro di me le urla di disperazione di Amazzoni a cui venivano strappati i loro bambini, le urla agghiaccianti di donne che venivano violentate e poi trucidate nella maniera più abominevole, potevo sentire e trasparire disperazione, odio, lacrime e sgomento... potevo sentire ogni cosa che quel fiero e sfortunato popolo aveva vissuto ad opera di quegli assassini... potevo, e riuscivo a sentire ogni cosa ed ogni nota di dolore.... ma, come per magia ad un certo punto, mentre la regina continuava la narrazione del racconto di quella terribile notte, il mio sguardo dapprima perso nel nulla tornò a concentrarsi sulla mappa che avevo dinnanzi.. e piano piano qualcosa di innato scaturì in me, come pensieri che si mettono poco alla volta in funzione e cominciano a produrre idee e strategie...
Sentivo l'angoscia ed il dolore della regina Babette, il dolore della giovane Nene e la rabbia montante del comandante delle amazzoni Stryke... che piano piano cominciavano a soccombere sotto l'insistente formazione dei miei stessi pensieri e poco alla volta un ghigno quasi diabolico e beffardo prevalse sul mio volto.
La regina e le amazzoni si accorsero di quel mio cambiamento improvviso di umore e parvero rimaner turbate. Per un attimo, il silenzio calò su ognuno di noi, mentre il giovane Frederick, in parte imbarazzato da quella mia espressione sul viso, si avvicinò e mi sussurrò: -Comandante Driz... tutto bene??-
Sollevai così infine lo sguardo sul mio giovane attendente, mutando il mio ghigno in un triste sorriso ed annuii... poi volsi il mio sguardo verso la regina Babette.
-Regina Babette.. ho in mente un piano per annientare le forze di quegli assassini e cercare di liberare i vostri uomini... ci serviranno circa due o tre giorni per poterci preparare, e poi partiremo alla volta della fortificazione di quel campo di ribelli.
Lo sguardo della regina indugiò per un attimo su di me e poi sulla sua Amazzone scelta, quindi scuotendo il capo cominciò: -Comandante do_Urden vi ringrazio, ma come possono 6 Hammers riuscire a snidare e distruggere le forze nemiche di circa 50 assassini spietati e nello stesso contesto riuscire a liberare i nostri...-
-Regina...- risposi, con voce calma e pacata -saremo affiancati da 20 delle vostre amazzoni che saranno suddivise in due gruppi, 15 viaggeranno per un'altra strada agli ordini del comandante Sryke, mentre 5 di esse si uniranno ai miei ragazzi e viaggeranno a cavallo insieme a noi.... giungeremo in prossimità del forte quasi contemporaneamente, e mentre il gruppo delle vostre amazzoni cercherà di attirare fuori dalla fortificazione il nemico, io ed i cadetti della Uait daremo loro una sorpresa che ancora ignorano...-
Un sorriso perfido e sadico comparve così sul mio volto...
-E mentre saremo impegnati all'esterno con le truppe dei Red Dragons, le 5 amazzoni che saranno giunte con noi si occuperanno di scalare la palizzata e neutralizzare la ronda, per poi dirigersi verso il recinto dei vostri uomini, liberarli e creare scompiglio stesso all'interno dell'accampamento...-
La regina sentì come un brivido percorrere la sua schiena mentre come un vago senso di speranza sembrava riaccendere il suo sorriso... sembrava quasi che la vita cominciasse nuovamente a far rivivere il cuore pulsante, caldo e orgoglioso di quel popolo della Cordigliera...
-Driz.... Driz_do_Urden... la mia gente, le mie amazzoni, sono scarsamente equipaggiate e non possediamo altro che poche spade e queste canne vuote con cui lanciamo a distanza media i dardi... insomma Hammer, siamo quasi inerti nel combattere quegli assassini....-
La regina sembrava incerta su cosa dire ma un cenno del mio capo la costrinse a fermare il suo discorso.
-Mia regina...- le dissi mentre mi avvicinavo a lei e posavo il mio ginocchio destro sul pavimento di caldo legno di quercia -Questi tre giorni serviranno a me ed ai miei uomini per ricostituire e ricostruire gli armamenti necessari per le vostre amazzoni, ci servirà tutto il ferro ed il metallo che potrete recuperare nel villaggio, vecchi attrezzi agricoli, monili, ogni cosa mia regina... al resto penseremo noi.. e la metallurgia...-
I miei occhi indugiarono in quelli della regina Babette in attesa di un suo cenno di assenso, mentre sentivo un'eccitazione fervente crescente sempre più nell'animo mio, sentivo che il mio piano stava prendendo forma, sentivo che quella strana eccitazione tipica che accompagna ogni guerriero pronto per la battaglia stava per traboccare dal vaso dell'anima mia, che fino ad allora lo aveva contenuto, per dilagare ed inondare l'animo dei miei cadetti e di quelle amazzoni fiere che ci avrebbero accompagnati.
Lo sguardo della regina si illuminò allora di colpo di un sorriso radioso di speranza, annuì con il capo e guardò il comandante Stryke.
-Elianne...- disse la regina alla sua comandante rivolgendosi a lei per la prima volta con il suo nome di nascita -provvedi ad aiutare il comandante do_Urden, recuperate ogni attrezzo, ogni oncia, ogni piccola scaglia di metallo rimasta nel villaggio-
-Sarà fatto mia regina- rispose sorridente e felice di ricominciare a sentire dentro di sè il desiderio di riscatto e di rivalsa su quel gruppo di assassini che avevano quasi decimato il suo stesso popolo.
-Regina Babette.... il mio nome è Driz- dissi con un leggero imbarazzo sul volto, mentre indugiavo verso la regina e mi rimettevo in piedi. Poi, con un piccolo inchino in avanti del busto e la mano destra appoggiata al petto, chiesi congedo dalla regina delle amazzoni della Cordigliera, seguito da Frederick che già pregustava il desiderio di riferire ogni cosa del piano approntato agli altri cadetti che ci aspettavano.


Capitolo 8 - Ferro... e fuoco

Ritornai con Frederick dagli altri quattro cadetti della Uait, ed appena arrivammo nella casa che ci era stata riservata si riunirono intorno a noi, ignari dell'esito dell'incontro che avevamo avuto con la regina ed i suoi due attendenti. Subito cominciarono a porre domande, ansiosi di conoscere ogni particolare della vicenda.
Notarono i nostri volti contratti e seri, per le notizie ed i racconti che la regina Babette ci aveva forniti, i segni della rabbia e della sopportazione erano ben evidenti sui nostri volti e fecero subito intendere ai nostri compagni che una nuova fase di quella insolita avventura così improvvisa stava per cominciare.
I ragazzi fecero subito cerchio intono a me e Frederick mentre noi due procedevamo a spiegare ogni cosa nei minimi particolari; li osservai attentamente, i loro sguardi incuriositi crebbero di intensità man mano che ci inoltravamo sempre di più nel racconto e nelle nozioni che le amazzoni della Cordigliera ci avevano fornito, finchè alla fine del resoconto ero ormai convinto di aver raggiunto il loro animo ed il loro senso del dovere di fronte alla minaccia chiamata Red dragons.
Eravamo in piedi, uno vicino all'altro, io con le mani appoggiate ai fianchi e lo sguardo duro e provato a causa delle emozioni ricevute da quella giornata.
Il mio sguardo era fisso e penetrante a cercare i loro occhi per vedere fino in profondità nel loro animo, per cercare di capire quali sentimenti e quali desideri avessero creato in loro le azioni e la narrazione di ciò che era stato compiuto dal gruppo di rinnegati a quel popolo fiero, ai poveri coloni delle terre di confine di Arcano... ed in cuor mio speravo di poter vendicare il nome della mia cara compagna di tanto tempo fa, Meka, la madre di Elsyel, nata dall'amore tra un'amazzone ed uno sprovveduto fuggiasco che cercava di nascondersi per sfuggire ad una probabile cattura da parte dei seguaci della Global Detector... un giovane traditore della causa degli SDU, a cui era stato insegnato solamente come uccidere e come provare piacere dall'annientamento degli altri e dei nemici, e che per la prima volta nella sua vita, aveva invece conosciuto, grazie a quell'amazzone, l'importanza dell'amore, dell'affetto e della fiducia verso gli altri.
Finito il resoconto, guardai i ragazzi davanti a me e comunicai loro le mie intenzioni.
-Cadetti della Uait, dobbiamo aiutare questo popolo... uniremo i nostri sforzi e le nostre conoscenze alle loro per poter fronteggiare questo nemico comune- feci una piccola pausa per scrutare ad uno ad uno negli occhi quei giovani ragazzi -Appronteremo una fucina, costruiremo degli stampi di argilla e raccoglieremo ogni cosa di ferro, oppure di altra lega metallica che sia rimasto in questa Kioskas, forgeremo nuove armi ed armeremo un gruppo di amazzoni scelte, con cui cercheremo di annientare questa forza dei red Dragons.-
Cominciai a leggere tremori di eccitazione negli occhi dei cadetti, mentre nei loro volti iniziavano a comparire strani sorrisi sornioni, freddi e determinati all'idea di ciò che avremmo fatto nei prossimi giorni.
-Ci divideremo in due squadre, tre di noi si occuperanno della fucina e della preparazione degli stampi per creare le nuove armi; dovremmo costruire tutto ciò che possiamo, lame di ascia, spade corte e punte di freccia, queste ultime in un numero non inferiore a circa 200. Gli altri tre si occuperanno di scovare e recuperare ogni oggetto di ferro o di metallo che le nostre amiche amazzoni potranno metterci a disposizione, e poi si dedicheranno alla ricerca di aste per le frecce e per la costruzione di archi corti e flessibili... dovremmo così poter armare almeno otto amazzoni-
Li guardai ancora cercando qualche ombra di dubbio nei loro sguardi, ma non ne rilevai, tutt'altro, sembravano quasi impazienti di cominciare a darsi da fare.
-Il comandante Stryke ed il suo attendente Nene sono d'accordo con noi e ci aiuteranno a recuperare ogni metallo presente nel villaggio. Io, Mattew ed Eragorn ci occuperemo della fucina e degli stampi, mentre Frederick, Mellion e Felix si occuperanno del resto. Adesso ragazzi, rechiamoci dal comandante delle amazzoni, che, ci porterà nel luogo adatto ove potremmo organizzare una fucina e cominciare il lavoro-
I cadetti si disposero quindi in fila, i loro sguardi erano freddi e determinati. Uscimmo perciò da quella dimora improvvisata, che era ormai divenuto il nostro quartier generale e ci dirigemmo all'appuntamento con Styke e la sua attendente Nene.
Appena giunti, ci furono riconsegnate le nostre armi, che fino ad allora erano state confiscate, e notai un senso di rilassatezza nei volti dei cadetti che senza di esse si sentivano come nudi. Quindi fummo portati davanti ad un vecchio locale con un forno a legna ormai in disuso da molto tempo.
La fucina era in condizioni discrete, anche se il locale era piccolo era comunque fornito di tutti gli accessori di cui avremmo avuto bisogno, incudini, magli, grosse pinze, mantici ed argilla per creare gli stampi. Fu allora che ci dividemmo in due gruppi, Frederick organizzò la sua squadra e cominciò a recuperare tutto il materiale ferroso che riuscì a trovare nella kioskas, aiutati naturalmente dalle amazzoni, mentre io ed Eagorn ci occupavamo della creazione dei nuovi stampi di argilla per le frecce e per le lame; Mattew intanto si occupava dell'accensione della fucina.
Il tempo passò così nella preparazione di tutto ciò che ci serviva e quando ormai Amanuator aveva raggiunto lo zenit eravamo pronti per fondere le prime leghe; avevamo approntato tre stampi di argilla per forgiare lame di lunghezza media, più simili a lunghi e grossi coltelli che a vere e proprie lame di spada. Furono preparati gli stampi per le else e per le punte di freccia, e mentre arrivava il materiale ferroso, Mattew azionava a più non posso il mantice per mantenere caldo il forno, aggiungendo ceppi di legno di quercia e di carpino, la cui combustione rallentata aveva la capacità di sviluppare maggiore calore e mantenere quindi il forno a temperature elevate.
Verso le prime ombre della sera, ormai stanchi e prosciugati da qualsiasi liquido corporeo, in quell'inferno di fiamme e calore che era diventata la fucina, avevamo ormai preparato tre corte spade, complete di else e di foderi in cuoio trattato, circa duecento di punte di frecce e due lame grosse per ascia, lavorate e finemente affilate.
Le prime tre spade corte erano state preparate con un procedimento particolare, dopo la prima forgiatura e ribattitura il metallo era stato nuovamente scaldato e riportato a temperatura, molato con il maglio e messo a raffreddare in olio caldo puro per favorire un raffreddamento più lento e dare così più consistenza alle lame.
L'olio aveva la caratteristica di coprire ed annullare quelle piccolissime imperfezioni della forgiatura che causava la formazione di bolle d'aria piccolissime ma a volte letali per la resistenza della lama stessa, inoltre rendeva il metallo lucido e splendente come se la lama fosse dotata di luce propria.
Alla fine della giornata, le prime tre lame erano state approntate, montate e sistemate sulle loro rispettive else e riscaldate nuovamente all'altezza del forte della lama, per formare così un corpo unico tra l'arma, elsa ed impugnatura.
In tarda serata intanto erano rientrati gli altri componenti della squadra dei cadetti, che avevano rastrellato l'intera kioskas e recuperato un buon quantitativo di metallo; avevamo stimato di riuscire così a produrre altre tre spade ed almeno una lama bipenne per un'ascia molto grossa e robusta in grado di frantumare e ridurre in poltiglia anche il cranio più coriaceo racchiuso nell'elmo più robusto.
Le punte delle frecce vennero infine montate sulle astine di frassino, lunghe e perfettamente dritte alle cui estremità distali erano state applicate le penne di derivazione per mantenere la freccia in assetto ottimale dopo lo scocco.
Non riposammo quasi mai, ci alternavamo alla forgia ed alla fucina a gruppi di tre, nel buio della notte, rischiarata solo dai bagliori del fuoco, provenienti da quel piccolo locale ove stavamo incessantemente lavorando, che si diffondevano tutto intorno, illuminando la strada antistante la fucina, mentre il rumore incessante del maglio sull'incudine e la raspatura delle lime per le punte delle frecce accompagnava il silenzio irreale che era ormai sceso a notte inoltrata sulla Kioskas. Ricevemmo un paio di volte la visita inattesa del comandante Stryke Elianne, e della sua vice Nene, che incuriosite da quei rumori incessanti erano venute a vedere come procedevano i lavori; così, mentre spiegavo il procedimento della forgiatura al comandante Stryke, Frederick mostrava il lavoro fatto a Nene che, con occhi pieni di meraviglia, rimase affascinata dalla lucentezza e dalla levigatezza di quelle tre spade corte, affilate e forgiate a regola. Ne saggiò la bilanciatura ed il controllo dell'impugnatura, compiendo dei movimenti all'esterno della fucina con grazia ed eleganza. Frederick seguiva ammirando i movimenti lenti e veloci che si alternavano in quella danza di lame compiuta con destrezza e profonda conoscenza della tecnica da parte della giovane amazzone, che faceva susseguire movimenti di affondo e di sgualembri contro immaginari avversari per poi ritirarsi in parate semplici e ricominciare con inviti a guardia aperta e poi passare ad altrettanto letali dritti tondi e parate di porta alta.
Così continuammo con questo ritmo incessante ad assemblare le ultime tre spade, a costruire archi e preparare le tre asce che avevamo approntato. Alla fine del secondo giorno, ormai avevamo prodotto sei corte spade, 200 frecce ed otto archi, due asce monopenne con puntone posteriore ed un'ascia bipenne con puntone superiore. Furono anche rimodellati due dei tre grossi magli usati per la forgiatura ed adattati come armi da combattimento, ed infine quattro lame a mezzaluna che montammo e fissammo sulle estremità di due bastoni di tasso, forte e resistente, da usare come Urugosh, un'arma letale e veloce se usata da abili mani esperte.
Era quindi ormai giunto il momento di consegnare le armi prodotte alla Regina Babette che le avrebbe consegnate a sua volta al comandante Stryke, per armare le sue amazzoni. Così, dopo questi due giorni ed una notte di estenuante lavoro, ricevemmo il meritato riposo, con la ripromessa di vederci nuovamente l'indomani mattina al campo di addestramento per familiarizzare e constatare l'abilità e le tecniche di combattimento di quelle fiere amazzoni.
A mezzogiorno inoltrato del giorno dopo, quando ormai Amanuator aveva raggiunto lo zenit in alto nel cielo, seppur coperto e velato da una coltre di nuvole cariche di pioggia, ci preparammo in maniera adeguata; indossammo così le nostre divise da ordinanza verde-marrone scuro, e dopo esserci armati ci dirigemmo verso il palazzo della regina delle amazzoni della cordigliera, stanchi e provati per quell'interminabile lavoro, ma fieri dei risultati che avevamo ottenuto.
Con passo cadenzato ed in fila ordinata raggiungemmo in poco tempo il luogo designato per l'incontro. Appena giunti in prossimità del palazzo scorgemmo la grande arena circolare usata dalle amazzoni per le esercitazioni. Le nostre armi, consegnate direttamente alla regina Babette la mattina presto, erano state distribuite in modo da poter armare almeno 22 amazzoni.
Alla fine del nostro operato avevamo approntato 8 archi lunghi di tasso, con 25 frecce per ogni arciere, 6 spade medie, non troppo lunghe la cui lama raggiungeva circa i 70 cm di lunghezza, 2 asce monopenne con puntone posteriore ed un'ascia bipenne con puntone superiore, due martelli da guerra ricavati dai vecchi magli che avevamo trovato nella fucina della Kioskas, e due Urugosh.
L'aria fresca della giornata poco assolata, era un corroborante per quelle 22 amazzoni che all'interno dell'arena si stavano esercitando con le armi appena ultimate; diedi l'ordine ai cadetti di fermarsi e di rimanere fermi ai loro posti mentre quelle formidabili guerriere davano sfogo a tutta la loro maestria e conoscenza dell'arte militare.
-Ragazzi- dissi ai giovani cadetti voltandomi verso di loro -dividetevi in due gruppi e vedete di socializzare e cominciare ad addestrarvi con le amazzoni.-
I cadetti della legione mi guardarono seri in volto, si intuiva subito che nei loro animi albeggiava soltanto il desiderio di cominciare a scaldare le armi ed affinare i propri movimenti in attesa dell'imminente battaglia contro i Red Dragons.
-Driz.. comandante Driz...- Eragorn si era fatto avanti e con quel suo sguardo incapace di celare ilarità si avvicinò e disse: -Dobbiamo scaldare soltanto i muscoli e le armi oppure......?-
Guardai il cadetto cercando a stento di reprimere un sorriso sornione, nel mio animo sapevo che quei ragazzi avevano ormai familiarizzato abbastanza con alcune di quelle amazzoni ed in cuor mio non li biasimai di certo.... anzi.
-Eragorn....- risposi cercando di celare il mio tono gioviale al ragazzo -Cerca soltanto di non creare guai-
Rimasi quasi serio ed inflessibile a guardare il giovane cadetto della Uait che, con i suoi 17 anni, mi guardava incapace di comprendere se stessi parlando seriamente oppure se stessi scherzando; quando alla fine accennai un piccolo sorriso con il lato sinistro della bocca inarcando il sopracciglio destro, il giovane ricambiò il mio sorriso e fece per dirigersi verso un gruppetto di amazzoni che si stavano allenando con gli archi nel tiro al bersaglio....
-Ragazzi... vedete di non disturbare troppo quelle amazzoni, specialmente adesso che sono armate e stanno dando prova di coraggio ed abilità nel loro uso.-
Non feci tempo a finire la frase che i cadetti avevano già rotto le righe e si stavano sparpagliando in giro per l'arena ad osservare le guerriere intente ad allenarsi. Eragorn e Mattew sembravano essere attirati dalle 8 arciere che, con mira precisa e perfetta, coordinazione tra incocco, mira e scocco, portavano un centro dopo l'altro, piantando le frecce in otto bersagli circolari posti almeno a quaranta piedi di distanza.
Frederick, ormai era dato per scontato, si era subito diretto verso la giovane Nene, che si stava allenando con altre sei amazzoni nell'uso della spada, mentre Felix e Mellion stavano guardando al centro dell'arena una possente amazzone, alta almeno 2 metri chiamata Urath, che armata della possente ascia bipenne e di uno dei martelli da guerra si destreggiava mettendo in grande difficoltà altre due sue compagne armate con le altre due asce monopenne.
L'ascia bipenne impugnata a due mani dalla possente amazzone veniva ora usata per portare letali colpi di ridoppio oppure usata come scudo, con le grandi lame, per deviare i colpi di rincalzo portati dalle sue due amiche, alternando con il possente maglio tremendi colpi di tondo e sgualembri dall'alto verso il basso con traiettoria diagonale. Un misto di forza, possanza ed agilità veniva fuori da quei movimenti compiuti dalle tre amazzoni, mescolando pericolosità, agilità e ritmo sfrenato in quella serie illimitata di colpi e di parate, rendendo il tutto più simile ad una letale danza più che ad un combattimento vero e proprio, una danza mortale che poteva affascinare e far sviare l'attenzione di un guerriero esperto ammaliato e conquistato dalla plasticità e dall'armoniosità di quei movimenti flessuosi e sinuosi.
Poco distante dalle tre amazzoni armate di asce, vidi il comandante Elianne che si stava allenando con due delle sue amazzoni armate di Urugosh, quei particolari bastoni alle cui estremità erano state montate le lame a mezzaluna. Le due amazzoni impugnavano i loro letali bastoni lunghi circa 1.50 cm, adoperando la guardia destra, cioè con la mano destra posta sull'impugnatura maggiore
e cioè nella parte distale dello stesso a circa una trentina di centimetri dalla lama a mezzaluna superiore.
La mano dominante e quindi la mano destra, chiamata in questo caso direttrice, è quella che esercita maggiormente l'azione di leva e di forza nei movimenti di attacco semicircolari portati da quella letale arma, mentre la sinistra, che impugnava l'estremità più bassa del primo terzo del bastone, serviva per coordinare e rendere i movimenti della pesante asta più bilanciati e precisi, in maniera da far descrivere alle possenti e letali lame delle traiettorie lineari e semicircolari senza oscillazione di sorta da parte del bastone.
In questo particolare tipo di arma, l'impugnatura del bastone armato avveniva con la mano dominante nella posizione detta di pugno di quarta, cioè le unghie della mano destra rivolte verso l'alto ed il pollice rivolto verso destra a seguir la linea tracciata dalla parte distale del bastone stesso; il polso quindi era mantenuto in posizione supina, mentre la mano sinistra adoperava un'impugnatura inversa rispetto alla mano dominante e quindi in posizione prona, e cioè con le unghie rivolte verso il terreno ed il pollice che guarda a destra.
Sorrisi ammirando la maestria e l'agilità del comandante delle amazzoni che si sottraeva con grande abilità ai movimenti circolari ed alle letali rotazioni dei due bastoni armati, aggirandone le traiettorie oppure bloccandone il percorso con il forte della sua spada, oppure mentre metteva in difficoltà lei stessa le sue due compagne di allenamento con rapidi colpi di imbroccata alla gola verso una di esse, oppure rapidi dritti sgualembrati verso la seconda.
Nella mano sinistra manteneva l'altro martello da guerra che avevamo adattato, usandolo a mo' di scudo per parare e deviare le lame letali e rapide delle sue compagne, mentre altre volte ne usava la potenza devastante.
Mentre guardavo quelle amazzoni prepararsi in quel modo fiero e feroce per l'imminente lotta che avremmo sostenuto di lì a pochi giorni rimasi affascinato dalla possanza e dalla loro fierezza, e compresi quale era stato il senso che avevo percepito nell'animo mio quando avevo ammirato tutti quei dipinti e quelle tele che erano sparsi nel palazzo della regina Babette, quelle scene che raffiguravano un popolo fiero e prode, ricco di storie a noi Hammers sconosciute.. e che per tante ere erano rimaste celate e nascoste.
E mentre le guardavo allenarsi con tenacia ed ostinazione mi fu 'impossibile fare dei paragoni tra quelle amazzoni della cordigliera e le amazzoni di Arcano che conoscevo e rispettavo con profondo onore; alcune di loro sembravano rispecchiare i tratti somatici di alcune amiche, sorelle amazzoni con cui avevo condiviso vicende passate.
Quanti ricordi, quanti sentimenti ridestati da quei volti di quelle giovani donne della Cordigliera, che facevano rivivere in me, in quel momento di lontananza, il sentimento di attaccamento a quelle terre di Arcano che mi avevano accolto così calorosamente, ed accettato per quello che ero.. e per quello che potevo offrire all'imperatrice Nimira ed alla principessa Hirih, le mie spade, le mie conoscenze, il mio valore, il mio onore, ogni singola parte di me e del mio cuore, ogni goccia stillata di sentimento buono, che quella terra così generosa era riuscita a far germogliare in me, nel cuore di quella persona così fredda, chiusa e diffidente come ero all'inizio del mio peregrinare in queste terre sconosciute di Arcano... in queste terre, sì difficili ed ostili per certi versi, ma anche calde, dolci e forti di sentimenti ricchi e veri, di vita vera, e non di vita in penombra, come era stata la mia fino ad allora, fino a quando non lasciai alle spalle il mio oscuro passato per cercare di ricominciare una vita di luce, in questa terra di luce..... Arcano.


Capitolo 9 - La via per la vita

Giunse così il momento tanto atteso della partenza, Amanuator per tutto il giorno era rimasto celato dalla plumbea e minacciosa coltre di nuvole fin quando al termine della giornata era riuscito ad affacciarsi dall'alto del cielo per qualche minuto, districandosi da quella barriera invalicabile, per poi scomparire silenziosamente verso ovest, dietro la catena montuosa del massiccio della Cordigliera.
Per tutto il giorno, il freddo vento aveva sostituito quella tiepida brezza proveniente dalle assolate pianure poste alla base della catena montuosa, l'aria calda del periodo estivo, che ormai volgeva al termine, si incanalava lungo i dirupi ed i sentieri che portavano all'altopiano su cui si trovava la kioskas di Mieslyn.
La natura stava così volgendo al suo destino, il cambio di stagione stava lentamente ed inesorabilmente cambiando come ogni anno, silenziosa e naturale; Mystryl intanto cominciava pian piano a sorgere, prendendo così il posto del compagno astro del giorno, mentre quel fitto ed impenetrabile banco di nuvole si accingeva ad avvolgere nel suo abbraccio ovattato di quiete il familiare corpo celeste che tante volte era stata guida e tante altre volte sorella consolatrice dell'animo inquieto degli erranti e dei viandanti.
Ci radunammo tutti quanti davanti al palazzo della regina delle Amazzoni della cordigliera, Babette era davanti alla porta principale del palazzo e sorrideva malinconica, così dolce e salda presenza di quel popolo fiero e forte della Cordigliera, guida spirituale di quel gruppo di eroi pronti a donare la propria vita per la libertà del suo popolo.
Ci guardava, sicura delle nostre capacità, avendo imparato a conoscerci e confidando tanto nel livello di preparazione delle sue abilissime guerriere. Indossava una tunica di lana bianca, con una bordatura dorata lungo le maniche, ricami raffiguranti antiche rune e disegni floreali fatti di fili dorati ed argentati, intorno al capo una fascia di color nero con disegnate delle rune argentate di cui non conoscevamo il significato; la fascia serviva anche per legare i suo lunghi capelli neri corvino lucidi e perfettamente lisci, tali da dare al suo viso una luminosità ed una bellezza che difficilmente poteva riguardare queste terre.
Al fianco sinistro portava la sua spada dall'elsa finemente lavorata e cesellata, ricca di intarsi a forma di steli di erba che convergevano nell'elsa a forma di grande foglia di acero, l'impugnatura grande fatta per poter impugnare la spada a due mani ed il pomolo della stessa spada fatto da un grosso turchese che rifletteva i rari e momentanei bagliori dei raggi lunari di quella serata.
Il comandante Stryker Elianne, con il suo gruppo di 15 amazzoni, adesso armate di tutto punto e spalleggiate da quella possente amazzone chiamata Urath, era ormai pronta e nei suoi occhi si poteva visibilmente leggere la trepidazione dell'attesa del momento tanto aspettato, cioè il via all'inizio dell'operazione di riscatto della sua gente.
Guardando la possente amazzone Urath con profondo rispetto, non potei fare a meno di paragonare la sua imponente figura a quella del nostro Vicario di Nistra, il comandante dei guerrieri Ardes Berserk, imponente, truce e maestoso, nella sua inseparabile pelle d'orso che lo rendeva agli occhi degli ignari incauti ancor più temibile e letale. Berserk, figura principale e di massima fiducia dell'esercito di Arcano, con la sua possanza e la sua maestria e ferocia nell'uso dell'ascia bipenne, in battaglia, diventava inarrestabile e coloro che si venivano sciaguratamente a trovare sotto i suoi colpi possenti oppure sotto il filo temibile della sua ascia bipenne non avevano da sperare di avere vita lunga, anzi.... al contrario.
Sollevai quindi lo sguardo a cercare i volti di ognuno dei cadetti e poi posai le mie iridi sulla figura della regina che con un cenno del capo delicato annuì, dando il segnale di partenza. Allora, tutti insieme come mossi da un unico pensiero, voltammo le spalle avviandoci ognuno per il nostro cammino.
Il mio gruppo di cadetti e quelle cinque amazzoni, compreso il capitano Nene, salimmo sui nostri destrieri avviandoci per la nostra strada, mentre il gruppo del comandante Stryker si avviò a piedi per la via più veloce, ma anche per la più impervia; avrebbero camminato per un giorno ed una notte completa tra le difficoltà di quella terra montana e le asperità di quei territori rocciosi che le avrebbero infine condotte all'appuntamento prestabilito, davanti all'accampamento fortificato dei Red Dragons.
Lì nella piana antistante ci saremmo radunati nuovamente per cercare di riscattare ogni torto ed ogni sopruso che il nostro animo aveva subito. Portavamo con noi la sofferenza di quelle famiglie di hammers trucidate e derubate dei loro miseri averi, mentre le amazzoni della cordigliera portavano nel loro animo il desiderio di riscatto e di vendetta che ormai da troppo tempo covava nel cuore e nei pensieri di quel popolo fiero, assaliti e depredati di ogni onore e di ogni desiderio di vita da quei predoni senza scrupoli.
Passammo la notte principalmente a cavallo, attraversando il bosco che portava alla meta tanto agognata e sospirata, valicammo il fiume attraverso il guado e ci inoltrammo infine in quel secondo bosco ricco di alberi di rovere e aceri, a tratti illuminati dalla pallida luce argentata di Mystryl, che riusciva a far capolino saltuariamente dai banchi di nuvole mentre cercavano di oscurarla completamente. Silenziosi come ombre che vagano per la terra con in mente un solo pensiero ed un solo desiderio, quello di rivalsa e di riscatto, su quel gruppo di ribelli.
Il capitano Nene cavalcava sullo stesso destriero del giovane Frederick, scambiando con lui parole e sussurri impercettibili ad un orecchio umano normale; sembravano ormai persi in un loro mondo fatto di intese e di reciproci incoraggiamenti. Tra quei due ragazzi era nata una sorta di comunione profonda e veritiera, nata non soltanto dal comune desiderio di riscatto, ma anche da qualcosa che lentamente era nato nei loro cuori, così simili e così innocentemente legati uno all'altro. Sorrisi al pensiero di vederli un giorno abbracciati a scambiarsi delicate affettuosità, ed in cuor mio speravo che dopo questa missione, ciò si sarebbe avverato, se entrambi fossero ritornati indietro.
Le altre amazzoni viaggiavano silenziose sui destrieri degli altri cadetti, senza scambiare parole o sguardi, oppur sussurri, come invece avveniva sovente tra quei due giovani... così, verso il finire della notte, quando ormai il rossore del giorno cominciava a regalare quelle tonalità infuocate di un cielo cremisi facendo presagire sì ad una bella giornata, ma anche ad un futuro rosso come il sangue, giungemmo a circa 300 passi dal limitar di quel bosco che dava direttamente sulla piana e di conseguenza proprio vicino all'accampamento fortificato dei Red Dragons.
Smontammo quindi dai nostri destrieri celati dall'oscurità della notte che ormai lasciava spazio al primo albeggiare del mattino, e ci accampammo ai limiti della radura. I cadetti e le amazzoni controllavano il loro equipaggiamento mentre chiamai a bassa voce Frederick ed il capitano Nene, pregandoli di raggiungermi.
-Capitano, voi con le vostre amazzoni restate qui a presidiare il nostro piccolo accampamento...-
guardai negli occhi fieri e decisi il capitano del drappello delle amazzoni della Cordigliera che annuì decisa, dopo aver ascoltato le mie parole. Sicuramente presagiva già il motivo della mia decisione, indi si fece leggermente da parte facendo così spazio al giovane cadetto della legione Uait che attendeva i miei successivi ordini.
-Frederick, dì agli altri cadetti di affiancarsi alle amazzoni e di allestire l'accampamento per la notte, dopo di chè chiama Felix ed Eragorn, noi quattro andremo avanti a cercare di prendere conoscenza con il territorio circostante, e finchè durerà questa parvenza di quiete cerchiamo di sfruttarla per preparare qualche sorpresa per quello che ci aspetterà tra un giorno, quando il resto del gruppo delle amazzoni capeggiate da Stryker arriverà.-
Frederick ascoltò le mie disposizioni in perfetto silenzio annuendo, indi prima di congedarsi ed andare a portare le disposizioni ai cadetti rimase per un attimo a guardare la giovane Nene negli occhi... poi si dileguò verso il resto delle nostre truppe.
Il capitano Nene si accodò a lui, mentre io rimanevo a guardare dentro di me, cercando così di rivedere mentalmente quello che sarebbe stato il nostro piano di attacco per il giorno dopo, e mentre rimanevo perso nei miei pensieri sentii i passi leggeri dei tre cadetti della legione Uait che si avvicinavano, per prendere così disposizioni.
Parlai quindi a bassa voce con loro spiegando a gesti e sussurri ciò che avremmo fatto quindi, silenziosi come predatori notturni, ci dirigemmo verso il limitar del bosco per sfruttare ancora l'oscurità per dirigerci verso la piana che rimaneva antistante l'accampamento fortificato dei Red Dragons.
Giunti così a pochi passi dall'accampamento dei ribelli, silenziosi ed avvolti ancora da quella pace e sonnolenza che colpisce ogni vedetta a quell'ora ormai inoltrata della notte, cominciammo a mettere in opera le nostre... sorprese per il nemico che avremmo incontrato il mattino del giorno dopo, all'arrivo delle amazzoni del comandante Stryker.
Indi ci dirigemmo verso il limitare del bosco che costeggiava la piana antistante l'accampamento fortificato, e che volgeva ad ovest rispetto alla radura da cui eravamo giunti, per approntare anche lì quelle misure diversive che ci avrebbero facilitato il compito, il giorno dopo, durante la battaglia finale contro i Red Dragons.
Finiti i preparativi, quando ormai Mystryl cominciava a calare ed il suo fedele compagno Amanuator si accingeva a prendere il dominio su tutto l'altopiano, ritornammo a ritroso sui nostri passi per ricongiungerci così agli altri cadetti della legione Uait, che avevano ormai approntato un piccolo rifugio di emergenza, ben celato e nascosto nella parte più fitta del bosco, ove ci eravamo separati.
Così, lentamente ed inesorabilmente, attendemmo l'arrivo della successiva sera, che avrebbe portato nei nostri cuori e nei nostri animi l'imminente desiderio di riscatto con il suo carico di vitalità che precede l'animo di ogni guerriero ed amazzone che si stia preparando alla guerra.

(Continua)

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