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Visione di una notte (parte 1)

Immagine del racconto  

KLODA

Abbandonai Kolise a sera tarda e in sella al mio destriero mi avviai verso Kanveska, la kioskas in cui risiedevo. Lo incitai a galoppare a spron battuto perché provavo un gran desiderio di tornare al mio alloggio dopo una giornata di duri allenamenti.

Sfrecciavamo nel bel mezzo della foresta senza sosta; Darkrjo procedeva saltando ogni ostacolo con una tale precisione che ne sottolineava la qualità e il grado d’addestramento. Rami, siepi, pozzanghere, fossi e massi non erano in grado di opporsi alla corsa sfrenata del mio cavallo. Darkrjo ed io correvamo come il vento; una perfetta sintonia ci univa in un’unica cosa.
A metà strada tra le due kioskas la mia attenzione cadde su una figura sfocata; appariva come un uomo per statura e sembianze. Teneva in mano una torcia per farsi strada in quella scura notte.
Mi sembrava inconsueto che qualcuno si trovasse in luogo così isolato a quell’ora della notte. Pensai che si trattasse di un uomo che si fosse perso e che cercava la via giusta per tornare a casa; fermai Darkrjo tirando le redini e lo guidai verso quella figura.
Non appena quel personaggio misterioso si accorse di noi, fuggì nascondendosi nella fitta foresta senza lasciare traccia alcuna. Cercai di raggiungerlo ma lo persi di vista; vano il mio tentativo di trovarlo.
Mi interrogai sulla situazione illogica che si era creata e sul motivo di quella fuga, ma ben presto decisi di proseguire il mio viaggio. Giunta al mio alloggio mi gettai sul comodo letto e mi abbandonai ad un sonno tranquillo.
Il mattino seguente mi svegliai di buon umore, ma non riuscivo a distogliere i miei pensieri da quell’immagine confusa ed enigmatica. Abbandonata Kanveska, decisi di far visita a Dolceluna per raccontarle ciò che avevo visto. La strega sembrava molto interessata a tale vicenda, così le proposi di tornare in quel luogo per scoprire qualcosa di nuovo.


DOLCELUNA

Ero tornata da qualche giorno a Klivia. Ero stata via per parecchio tempo, alla ricerca di alcune erbe e radici molto rare e difficili da trovare. Mi ero spinta lontano, perché ciò che stavo cercando cresceva in luoghi impervi ed isolati lontano dai passi degli hammers. Ero partita a notte fonda ed ero tornata allo stesso modo. Silenziosa ombra fra le ombre della notte.
Così rimasi stupita quando, quel giorno, Kloda si presentò nel mio alloggio raccontandomi l’esperienza della notte precedente. Lo trovai strano e singolare quanto lei e decisi di accompagnarla nella ricerca. Non mi preoccupavo per la sua salute, la sua abilità di amazzone era fuori discussione, ma come per ogni buon guerriero l’uso delle arti magiche le era estraneo. E così con un ritrovato spirito di avventura la seguii nella foresta.
Ci dirigevamo senza fretta verso il punto in cui la sua strada si era incrociata con quella dello straniero. Seguivo Kloda automaticamente, in realtà era lei a guidare il mio cavallo Ombra, perché io ero assorta nel sondare con la mente lo spazio circostante.
Avvertivo al tatto il movimento ondulatorio dell'animale, ma con la mente mi sentivo accarezzata ed attraversata da mille sensazioni derivanti dalle molteplici vite che toccavo.
Entrare in simbiosi con la natura e la vita della foresta era una sensazione inebriante, che mi colmava ogni volta di pace; poiché non vi era nulla di più armonico di essa e proprio da essa, il più delle volte, traevo l’energia necessaria ad evocare la magia che possedevo. Divenivo come un enorme catalizzatore tramite il quale potevo sprigionare quella forza che nessun mortale, seppur mago o strega, poteva definire sotto controllo.
La prima cosa che impari quando possiedi poteri, di qualunque genere o forma siano, è che non li puoi controllare completamente. Puoi soggiogare la loro forza, far si che assecondino le tue esigenze, che ascoltino le tue richieste … non puoi sottometterli.
Una sensazione di metallo percorse il mio corpo e la sentii forte e fredda… l’ombra della notte scorsa era vicina e si muoveva verso di noi.
Tornai da Kloda inconsapevole della sensazione che mi aveva pervaso disgustandomi. Le sfiorai la mano, con la quale teneva le briglie del mio cavallo, facendola voltare "E’ vicino!" mormorai.
Da guerriera esperta non le servì altro per comprendere la situazione. Ora ero io a seguirla.. questo era il suo campo d’azione.
Non ci volle molto perché sentissimo distintamente dei rumori fra la vegetazione. Gli animali si erano allontanati ed un silenzio surreale ci attorniava. Kloda mi fece cenno di seguirla e ci appostammo attendendo la preda come un cacciatore.
L’unica cosa che potevo fare in quel frangente era mimetizzarci e proteggerci... con una barriera magica che ci nascose agli occhi di Arcano.
Lì rannicchiate, in quella bolla di magia, attendemmo silenziose il nostro avversario.


KLODA

Dolceluna ed io ci nascondemmo non appena scorgemmo qualcuno avvicinarsi. L'uomo era solo ma ben armato, quindi ci preoccupammo di agire più silenziosamente possibile.
La strega ed io comunicavamo con gesti e sguardi, ma la nostra intesa era perfetta. L'obiettivo di entrambe era scoprire chi fosse quel guerriero, ma dubbiose che l'uomo ci potesse essere ostile, decidemmo di prenderlo di sorpresa.
Preparammo un agguato a tutti gli effetti. Dopo aver abbandonato i nostri cavalli, ci spostammo in direzione di quell'uomo. Io mi portai più avanti rispetto a lui in modo da poterlo aggredire alle spalle; Dolceluna si diresse proprio di fronte allo sconosciuto.
Nel frattempo l'uomo proseguiva il suo cammino senza accorgersi di nulla. Io controllavo da lontano attentamente ogni mossa di Dolceluna; appena la strega si parò di fronte alla nostra preda, io balzai fuori da un cespuglio e mi gettai su di lui aggrappandomi alle sue spalle e tappandogli la bocca con la mano in modo che non riuscisse ad urlare.
Dolceluna si preoccupò di immobilizzarlo con un incantesimo adatto alla situazione; l'uomo cadde a terra. Io, ancora sulla sua groppa, lo tenni fermo per sicurezza permettendo a Dolceluna di legargli gl'arti.
Ora l'avevamo catturato, ma le nostre intenzioni non erano ostili.
Dolceluna, dopo aver annullato l'incantesimo poichè l'uomo ormai era legato stretto, cominciò a parlargli quasi amichevolmente, mentre io mi guardavo intorno controllando che nessuno si avvicinasse. Gli disse che non doveva temere che gli facessimo del male e gli chiese di non urlare quando gli avrei tolto la mano dalla bocca per permettergli di parlare.
Per una maggiore credulità ci spogliammo da ogni arma; l'uomo vedendoci disarmate dimostrò una minor tensione.
Non appena gli tolsi la mano dalla bocca si sgolò: "Chi siete e cosa volete da me?".
Io mi affrettai a rincollargli la mano sulle labbra e Dolceluna lo supplicò di non urlare.
Dopo aver fatto un cenno con il capo, provai a liberargli nuovamente la bocca; capendo che fosse inutile contraddirci l'uomo stavolta sussurrò: "E allora? Si può sapere chi siete e cosa volete da me?".
Provai ad allentare la presa mentre Dolceluna rispondeva: "Siamo semplicemente una strega ed un'amazzone. Vorremmo parlare con te in un luogo sicuro, dove nessuno degli uomini laggiù ci possa aggredire." Alzò il braccio e indicò la direzione in cui intuimmo la presenza di un gruppo di persone probabilmente amiche dello sconosciuto. "Ci consenti ad accompagnarti poco lontano da quì?".
L'uomo rispose un po' diffidente: "Solo se mi slegate!".
Smisi di trattenerlo come fosse una preda e presi il mio pugnale; tagliai tutte le corde, ma gli sussurrai nell'orecchio di non provar a fuggire e tanto meno ad urlare.
Dolceluna tornò a prendere i nostri due cavalli e fece loro strada tenendoli per le redini. Io controllavo ogni mossa dello sconosciuto camminando alle sue spalle; gli indicai la via da percorrere ed egli eseguì senza obiettare.
Ci dirigemmo verso una piccola cascata, che Dolceluna aveva notato durante il nostro viaggio. L'uomo proseguiva assorto nei suoi pensieri; non gli staccai lo sguardo di dosso, così approffittai per squadrarlo da testa a piedi. Era alto di statura e robusto; ero convinta che nello scontro precedente non avesse utilizzato interamente la sua forza. Era di certo un uomo, poichè non notai in lui alcuna caratteristica disumana. Dai lineamenti dolci e dai capelli scuri e corti era d'altronde un guerriero di bella presenza.
In quei pochi attimi in cui lo guardai in viso non potei fare a meno di notare i suoi limpidi occhi azzurri, che esprimevano ingenuità.
Si muoveva con agilità nella fitta foresta, sorpassando qualsiasi ostacolo senza accennare ad una minima difficoltà. Alla cintola portava un pugnale, mentre sul fianco destro si trovava una guaina di cuoio con all'interno una lunga spada.
Poco dopo giungemmo in prossimità della cascata.


DOLCELUNA

Aveva accettato di seguirci troppo docilmente e la cosa mi insospettiva, ma tenni per me le mie considerazioni. Klo sembrava sicura del fatto suo e questo mi bastava.
Raggiungemmo la piccola radura, con la cascata, che avevo sfiorato con la magia mentre lo cercavamo. Era un posto tranquillo e rilassante proprio adatto a parlare.
Notai che Klo controllava ogni mossa del nostro ospite ed io non mancai di stringergli attorno invisibile un laccio magico, che non gli avrebbe permesso mosse avventate nei nostri confronti.
"Allora che ci facevi ieri sera nella nostra foresta?" mi ritrovai a chiedergli impaziente.
Ci eravamo accomodati su dei massi sporgenti a pochi centimetri dall’acqua.
"Stavamo cacciando.. e comunque..." aggiunse guardandomi direttamente, con quegli occhi cristallini "…mi sembra arrogante definire propria una foresta!".
Arrossii involontariamente, mi aveva colta in fallo e la cosa mi bruciava più di quanto volessi ammettere.
Non sapevo Kloda cosa ne pensasse di quel forestiero, ma personalmente trovavo che il suo sguardo mi toccava troppo in profondità. Dovevo certamente riflettere su quanto stava succedendo, poiché non avvertivo magia in lui e per questo non capivo il motivo di tanto smarrimento.
"Fa comunque parte dei territori posti sotto il controllo dell’Imperatrice e per questo per estensione noi, suoi sudditi, le definiamo nostre…" lo contraddisse Kloda guardandolo con altrettanta fermezza "…non vi era arroganza alcuna nelle parole di Dolceluna!".
Lo straniero fece un cenno d'assenso con il capo: "…in ogni caso ci siamo forse spinti un pò troppo oltre i nostri confini arrivando ad oltrepassare i vostri… ma eravamo nell’impeto della caccia e come immagino saprete, in quei frangenti, non ci si accorge di sconfinare…".
"Da dove vieni?" chiese Kloda. Era troppo che quella domanda le bruciava sulla lingua.
Più precisamente da quando aveva realizzato che quello straniero, pur essendo un umano, non faceva parte degli hammers e che quindi doveva provenire da quei territori tanto decantati e misteriosi di cui avevamo sentito parlare, ma di cui non avevamo che leggende.
Ed ora, proprio a noi, si presentava la splendida occasione di conoscere quel mondo e la sua gente. Eravamo incuriosite ed ansiose di ogni parola che avrebbe pronunciato.
"Provengo dalle terre confinanti.. quelle che voi chiamate inesplorate, ma che per me ed il mio popolo sono semplicemente casa!" ci sorrise ed ora aveva un sorriso cordiale "…. la mia casa si chiama Arborania ed è un posto magnifico!".
Lo aveva detto con tale dolcezza che mi ritrovai a fissare Klo contenta di notare che avevamo entrambe colto quella sfumatura.
"…. siamo un popolo pacifico... se non attaccato e votiamo la nostra vita a proteggere la famiglia Reale…. che da secoli ci guida e ci governa! Ha condotto il nostro popolo attraverso anni difficili, all’occorrenza con le armi in pugno… siamo guerrieri anche noi, ma con un ordinamento totalmente diverso dal vostro…" le sue dita agili giocherellavano con fili d’erba "….noi non abbiamo Madras a dirigerci e non viviamo nelle kioskas, ma in comunità che fanno capo direttamente alla famiglia Reale!".
Alzò lo sguardo come per trasmetterci le sue sensazioni e fu quando riprese a parlare che lanciai l’incantesimo. Avevo già deciso che dovevamo vedere quello che lui voleva trasmetterci e con l’aiuto della magia ce l’avremmo fatta... leggendo i suoi ricordi.
Kloda mi guardò sconcertata quando le iniziarono ad affluire le immagini nella mente, rilassandosi un attimo dopo ad un mio cenno d’assenso. Ogni volta che lo straniero avesse evocato un ricordo, durante il racconto, lo avrebbe condiviso con noi.
Perciò fu come immergersi nella natura quando ci raccontò delle sterminate foreste abitate da esseri millenari e da animali dei quali non avevamo mai sentito parlare. Vedemmo con i suoi occhi le sterminate praterie percorse dai cavalli selvatici. Un’antica razza di quadrupedi indomabili dal manto bianco come la neve e dalla criniera argentata.
Ci descrisse dei picchi innevati, incastonati in catene rocciose, che si distendevano a nord dei loro confini. Scrigni candidi ed impervi che celavano i segreti cunicoli, dove una parte della sua gente vi abitava forgiando i metalli più diversi.
Sentimmo il calore delle fucine e della terra sulle nostre guance, mentre descriveva quello che lui chiamava il popolo dei metalli. Ci fece immergere, fra le onde, al largo delle frastagliate scogliere che ad est delimitavano le loro terre. Spaziammo con lo sguardo fugace un po’ ovunque, gustandoci gli assaggi di quelle terre e del popolo che le abitava, finché non giungemmo nel cuore pulsante del regno, dove risiedeva la famiglia reale con la corte.
Riuscimmo ad intravedere solo alcuni volti, in modo sfocato, poi si dissolse tutto come in un sogno.
Lo straniero ci guardava incuriosito, forse non gli era sfuggito il modo in cui assorbivamo ogni sua parola. Guardandolo negli occhi compresi che forse aveva intuito qualcosa… forse in quel momento si sentiva derubato dei suoi ricordi e questo mi dispiacque molto; ma quello che avevamo anche solo intravisto, del suo mondo, aveva acceso una fiamma in noi. Kloda mi guardava fissa.
Ero certa che anche in lei si era accesa una luce, forse in una maniera più profonda di quanto fosse accaduto in me... essa l’avrebbe sicuramente guidata in quei luoghi ed io volevo esserle a fianco.
"… spero di aver soddisfatto almeno in parte la vostra curiosità!" mormorò lo straniero ancora sulla difensiva ed attento ad ogni parola.
Guardandolo mi sentivo un po’ vuota dentro, lo avevo privato di una parte si sé... dei suoi ricordi e forse non avrei mai avuto modo di sdebitarmi "… si grazie sei stato molto esauriente.. " dissi guardando Kloda in cerca di conforto.
"..si… deve essere un bel posto quello che ci hai descritto… " continuò l’amazzone del tutto imperturbabile.
Lo straniero ci scrutò, attentamente ed a lungo entrambe, prima di alzarsi: "Credo allora di poter andare…. avete avuto quello che cercavate!". Aspettava un nostro cenno. Sembrava inerme, ma non ci avrei scommesso.
Ci scambiammo uno sguardo e lasciai alla mia amica la decisione: "Certo non ti tratteniamo oltre… " confermò Kloda.
Lui fece un mezzo sorriso, quasi con una punta di divertimento. Era a pochi passi da noi, quando lo fermai per un’ultima domanda "Scusa…." si voltò a guardarci, sembrava se lo aspettasse… i suoi occhi fissi su di noi "…qual è il tuo nome?".
Ebbe un momento di esitazione, continuando a spostare il suo sguardo prima sull’una e poi sull’altra "Prima il tuo, amazzone" fece rivolto prima alla mia amica. Valutava ogni nostra mossa.
"Kloda amazzone Froll… al tuo servizio.. " aveva un sorriso ironico che le dipingeva il bel volto, mentre faceva un breve inchino.
"….la mia gente mi chiama Ombrasolitaria… o più semplicemente Ombra!" mi fissò col suo sguardo "…nient’altro Dolceluna?".
Il suo nome era somigliante a quello del mio fedele amico quadrupede e questo mi sconcertò alquanto, ma ricambiai lo sguardo: "No niente altro.... buon ritorno a casa!" lo liberai del laccio magico, sicura che questo incontro avrebbe movimentato i nostri giorni a venire.


KLODA

Ascoltavo attentamente ogni singola parola pronunciata dall’uomo; ero meravigliata di scoprire l’esistenza di una comunità umana che abitasse le terre inesplorate, quelle confinanti all’Impero di Nimira ancora sconosciute agli Hammers. L’uomo parlava con una sicurezza tale da farmi capire che conoscesse già a sufficienza Arcano da non esser sorpreso d’incontrare persone non appartenenti alla sua popolazione. Parlava di confini loro e nostri, come se non mettesse in dubbio l’esistenza di un impero poco distante dalle terre che abitava. Sapeva che noi Hammers vivevamo nelle kioskas e che esistevano le Madras. Quello del forestiero doveva essere indubbiamente un popolo colto che in passato probabilmente aveva mandato degli esploratori nelle terre di Nimira.
Rimasi meravigliata poi dalle immagini che vidi grazie all’intervento di Dolceluna. Erano luoghi mai visitati da parte mia; foreste, praterie, catene montuose, villaggi, abitazioni ed edifici di ogni genere mi comparvero nella mente così nuovi e lontani. Intravidi un fiume, sembrava proprio il Kruill... Queste terre si trovavano forse all’aldilà del Kruill? Un mistero che decisi di risolvere.
Alla fine del suo racconto l’uomo si alzò in piedi. "Non ti tratteniamo oltre" gli risposi e con un cenno della mano gli feci segno che poteva ritornare nel luogo dove aveva abbandonato i suoi compagni. Lo guardai allontanarsi sperando che non raccontasse ai suoi amici dell’incontro appena avvenuto; sarebbe potuto risultare pericoloso per Dolceluna e me.
Mi soffermai un attimo a discutere dell’avvenimento con la strega.
"E quindi non siamo soli su questo mondo!" dissi a Dolceluna ridacchiando.
"Già, ma ora cosa facciamo? Raccontiamo cosa abbiamo scoperto agli altri Hammers o lo teniamo per noi?" mi rispose dubbiosa l’amica.
"Io non lo racconterei ancora in giro, aspetterei prima di verificare con i nostri occhi l’esistenza di queste terre." risposi facendo intendere a Dolceluna le mie intenzioni.
"Va bene Kloda, concordo, ma tu che ne pensi di ciò che abbiamo visto?" mi chiese come se volesse confrontare le mie opinioni con le sue.
Ci pensai su un po’ e poi sicura risposi "Indubbiamente non ho mai visto terre simili; sono completamente diverse dalle nostre, anche se non so già stabilire se siano più o meno belle. Mi sembrano straordinarie proprio perché non ci sono mai stata, perché sono tutte da scoprire. La curiosità di conoscere questi luoghi mi persiste nella mente. Penso proprio di volerci fare una visitina" feci una pausa poi continuai "Dolceluna vuoi partire con me?"
La strega sorridendo mi fece un cenno del capo come risposta affermativa e mi raccontò cosa pensasse lei di ciò che avevamo visto nei ricordi dell’uomo.
"Bene, prima che si faccia sera andrei in taverna, che ho proprio voglia di un buon pasto caldo."
Saltai in sella al mio Darkrjo e feci a Dolceluna un cenno con la mano di seguirmi.
Arrivate in taverna urlai le mie ordinazioni ad un oste inesistente e poi mi diressi, senza soffermarmi troppo a salutare gli altri presenti, al tavolo più appartato della taverna. Mi feci pensierosa, mentre attendevo l’arrivo di una persona alla taverna. Poco dopo Dolceluna, che si era trattenuta per qualche minuto al bancone per salutare un’amica, mi raggiunse e si sedette al mio tavolo. Continuammo a parlare per un bel po’ di terre inesplorate e di un possibile viaggio. Appena vidi Paido giungere alla taverna, mi alzai in piedi e lo chiamai a gran voce; lo feci sedere al nostro tavolo. "Sai Paido, io e Dolceluna stiamo per intraprendere un viaggio" dissi a bassa voce in modo che gli altri presenti nel locale non riuscissero ad udire le mie parole. Dolceluna mi squadrò perplessa, probabilmente ricordando il discorso che le avevo fatto precedentemente sul fatto di non raccontarlo a nessun altro. Rivolta ad entrambi continuai "Penso che un esploratore potrebbe tornarci utile"; detto ciò la strega intuì che volessi coinvolgere Paido, non a caso un esploratore, nel nostro viaggio. Dolceluna ed io cominciammo a raccontare all’amico la nostra avventura...


PAIDO

Quella sera decisi di passare dalla taverna perché avevo proprio voglia di farmi una bevuta tra amici. Dopo aver spinto fuori di casa il mio gatto, chiusi la porta e mi incamminai verso la Kioskas di Kolise. Arrivai alla Taverna del Drago Dormiente un po’ stanco per la camminata ed entrai subito, visto che il vociare all’interno del locale denotava la presenza di Hammers.
“Aikydo a tutti”, dissi a gran voce per sovrastare il brusio che c’era e tutti i presenti mi salutarono di rimando. Feci appena in tempo a prendermi una birra al bancone che sentii la voce di Kloda chiamarmi dall’altro lato della taverna. Era in piedi e mi faceva segno di raggiungerla al suo tavolo, dove era seduta con lei anche Dolceluna. Mi avvicinai alle due e le salutai con un largo sorriso: “Buonasera ragazze, tutto bene? Posso offrirvi da bere?”.
“Grazie ma vorremmo parlarti un attimo”, rispose Kloda. “Sai Paido, io e Dolceluna stiamo per intraprendere un viaggio”.
Non riuscivo a capire per quale motivo stesse parlando sottovoce. C’era già abbastanza confusione e riuscii a malapena a sentire le sue parole. Notai un fugace sguardo perplesso partire dagli splendidi occhi di Dolceluna e raggiungere quelli di Kloda che sembrava aver capito, al contrario di me, a cosa si stesse riferendo.
“Penso che un esploratore potrebbe tornarci utile”, continuò Kloda rivolgendosi ad entrambi. Dolceluna a quelle parole fece un cenno di assenso con la testa.
“Scusate se vi interrompo”, intervenni io con fare interrogativo, “esattamente dove, come, quando e perché vorreste intraprendere questo fantomatico viaggio?”.
L’amazzone e la strega iniziarono a raccontarmi tutta la vicenda. Era curioso come non omettessero nessun dettaglio di quanto accaduto, sembravano due bambine che raccontavano il loro primo amore ad una amica. Rimasi ad ascoltare in silenzio, sorseggiando di tanto in tanto la birra e facendo piccoli cenni con il capo per indicare che stavo seguendo il discorso.
Mi parlarono dell’incontro con questo uomo misterioso, del dialogo che hanno avuto con lui, dei bellissimi paesaggi che hanno visto nella sua mente, del fatto che conoscesse la presenza degli Hammers, delle Kioskas e della figura delle Madras. L’eccitazione era chiaramente distinguibile nel tono di voce delle due ragazze. Mi persi nel loro racconto e mi sembrò di essere stato presente al momento dell’incontro con l’uomo.
Finito di spiegarmi il punto della situazione, e finita anche la birra, mi rivolsi ad entrambe: “Quindi, da quanto ho capito, non siamo soli. Scommetto che volete partire per poter visitare quei luoghi che mi avete descritto e che avete udito della loro presenza dalle labbra di quell’uomo......”.
“Esatto”, rispose Dolceluna. “Avevamo pensato di non parlarne con nessuno perché volevamo essere noi a scoprire quei luoghi.......”
“E soprattutto non vogliamo che gli Hammers si mettano in allarme troppo presto. Non sappiamo se quei luoghi esistono davvero”, intervenne Kloda.
Rimasi a pensare. Effettivamente mi suonava strano il fatto che quell’uomo conoscesse così tanto di noi e, al contrario, noi non conoscessimo neanche l’esistenza del loro popolo. In più, come mi aveva descritto perfettamente Kloda, le loro terre erano completamente diverse dalle nostre e mi sembrava strano che tale cambiamento geografico, si possa ritrovare solo sull’altra sponda del fiume, come avevano ipotizzato le due. Comunque non potevo essere certo di questo.
Le due ragazze mi fissavano per cercare di capire i miei pensieri e le guardai negli occhi: “Mmmhhh.... sapete? Mi avete fatto venire la curiosità pure a me”, dissi grattandomi il mento con la mano sinistra. “Certo, il fatto che sappiano così tante cose di noi è strano, quasi sospetto. Non vorrei mai che fosse una trappola dei ribelli per spingere qualche Hammers nella loro tana”, continuai con tono sospettoso.
“Un ribelle? No no no, non mi sembrava affatto uno di quelle carogne”, disse con tono disgustato Dolceluna. “Forse è una popolazione neutrale di cui ignoriamo l’esistenza ma a quanto sembra loro sanno che siamo qui. Credo che abbiano mandato qualche esploratore in passato”.
Mi guardai intorno poi mi avvicinai, allungando il collo, al centro del tavolo e a bassa voce dissi: “E va bene, sono con voi. Andiamo a scoprire se queste terre esistono davvero”.
Dolceluna sorrise felice alla mia decisione e lo stesso fece Kloda.
“Acqua in bocca però”, mi disse quest’ultima. “La cosa deve rimanere tra te, Dolceluna e me. Non lo deve sapere nessuno, mi sono spiegata?”.
Feci un cenno di affermazione con il capo: “Quando avete intenzione di partire?”......


KLODA

Ero proprio contenta che Paido si fosse unito a noi nel nostro viaggio. Mi femai un attimo a pensare cosa rispondere alla sua domanda riguardo al giorno in cui saremmo partiti. Io ero molto ansiosa di conoscere queste terre inesplorate dal nome di Arborania, quindi mi sarei messa in viaggio il prima possibile. Prima di dare una risposta definitiva chiesi ad entrambi i miei interlocutori se nei giorni seguenti sarebbero stati impegnati. Si scambiarono una veloce occhiata tra loro e entrambi arrivarono alla conclusione che non avessero nulla di troppo importante da fare nei giorni appresso.
Senza farmelo ripetere una seconda volta, entusiasta dissi loro tutto ad un fiato: "Partiamo domani mattina all'alba; potremo impiegare moltissimo tempo a raggiungere le terre di Arborania, anche un'intera giornata. Visto che le foreste non mi sembrano più ormai troppo sicure alla notte, penso che sia meglio viaggiare durante le ore solari. Spero soltanto che ci basti una giornata per raggiungere la nostra meta. Ipotizzando che dobbiamo oltrepassare il Kruill, propongo di non allontanarci troppo dal fiume questa notte. Io penso di trascorrerla nelle vicinanze di Kolise; infatti Kanveska è piuttosto lontana e ciò implicherebbe il fatto che dovrei alzarmi ancora prima dell'alba, rubandomi preziose ore di sonno. I nostri cavalli dovranno essere riposati, quindi vi propongo di lasciarli qui a Kolise, magari sotto la custodia dell'oste della taverna. Dovremo portarci viveri sufficienti al viaggio; domani prima di partire, quando torneremo a prendere i cavalli, ci preoccuperemo di fare provviste. Siccome non sappiamo che tipo di accoglienza potremo avere ad Arborania, io e Paido ci armeremo un po' più del solito. Dolceluna, procurerò anche a te qualche arma, come dei semplici stiletti, non si sa mai... Non dimenticate di portarvi qualcosa di pesante, non sappiamo quanto possa fare caldo o freddo laggiù. Non so quanto ci potranno servire nelle terre inesplorate, ma è meglio che ognuno di noi si porti dietro qualche scaglia di miara. Detto ciò aggiungo che dovremo partire più furtivamente possibile; all'oste, nel caso in cui indaghi, diremo che le provviste ci servono per una scampagnata organizzata nei pressi del Kruill in occasione del mio compleanno, tanto lui mica lo sa quando sono nata... E con questo vi ho detto tutto. Obiezioni? Domande?"
Entrambi i miei amici mi guardarono perplessi per la mia dettagliata e non corta risposta. Paido ironizzando mi disse: "Kloda, c'è qualcosa che ti è sfuggito??"
Mi resi conto che avevo già pianeggiato tutto con una tale sicurezza che la mia risposta fu un gigante sorriso. Non sembravano sorpresi del mio desiderio di partire il prima possibile, forse perchè mi conoscevano abbastanza da capire la mia esaltazione.
Paido si soffermò a domandarmi come sarei stata in grado di stabilire in che direzione dovessimo incamminarci e io gli risposi: "Grazie all'incantesimo di Dolceluna ho potuto vedere fino a dove gli abitanti di Arborania si fossero spinti per cacciare; ho riconosciuto la sponda del Kruill. E poi Paido l'esploratore sei tu....."
Paido con un cenno del capo mi fece intendere di aver capito, anche sei notai una sua espressione un po' dubbiosa. Dolceluna, che dimostrava un po' più di sicurezza, mi chiese dove avrei trascorso la notte ed io le spiegai che intendevo passarla in taverna, ma prima mi sarei occupata di procurarmi il materiale occorrente girando per Kolise e nelle kioskas vicine. Indecisa la strega si mise a pensare se fosse il caso di rimanere anche lei in taverna.
Dopo aver bevuto l'ultimo sorso della mia bevanda, mi alzai in piedi: "Penso che siate decisi a partire con me entrambi. Ve lo leggo negl'occhi. Ora vi lascio a discuterne tra voi. Devo fare un saltino da un'amica. Ci troviamo tutti e tre all'alba domani qui in taverna. Aikydo aikydo"
Diedi un bacio al fratellone, sorrisi a Dolceluna e di corsa abbandonai la taverna.


DOLCELUNA

Kloda lasciò la taverna come un fulmine e mi ritrovai a fissare Paido negli occhi per l'ennesima volta in quella serata.
"Sembra che abbiamo gli stessi dubbi e pensieri sul viaggio.." mormorai.
L'esploratore spostò lo sguardo sul bicchiere di birra che aveva davanti e ne bevve un lungo sorso tanto da finirla. "E' stimolante e Klo riesce a toccare la parte più nascosta di noi.." rispose.
"In effetti sono al tempo stesso elettrizzata al pensiero di partire.. ma temo anche che affronteremo pericoli dai quali usciremo molto cambiati in un modo o nell'altro.. e questo mi spaventa!"
Paido mi fissò cercando di capire quello che intendevo "... si è che non amo i cambiamenti repentini.. sono più un tipo riflessivo e valuto ogni cosa con calma da tutte le angolazioni e forzare questo mio modo di fare mi rende agitata e poco concentrata.. credo che questa avventura mi aiuterà a smussare questi miei angoli.. a volte bisogna prendere decisioni rapide.." conclusi.
"Ti capisco... altra birra?" propose per cambiare discorso.
"Si ma è l'ultima altrimenti con concluderemo nulla.. dobbiamo raccogliere le provviste e dormire almeno un paio d'ore perché non so se riusciremo più a riposare tranquilli una volta fuori dai confini dell'Impero...".
La serata proseguì parlando di altre cose. Argomenti più pratici sulla imminente partenza, finché raccolte provviste e vestiario si lasciarono andare ad un sonno leggero.
Alloggiarono anche loro alla locanda prendendo due stanze attigue in attesa che Klo si facesse viva. Quella notte mi ritrovai a sognare quel forestiero.
Aveva lasciato uno strano ricordo nella mia testa. Il luogo non era definito e colori vividi ci circondavano, mentre camminavamo diretti chissà dove. Le parole uscivano dalle sue labbra ma non arrivavano distinte al mio orecchio... erano come schegge, frammenti di una frase di un più vasto discorso che non mi era chiaro. Era gentile ed era scomparso il sorriso ironico che mi aveva lanciato prima di andarsene, mentre mi conduceva a volte per mano in un posto chissà dove. Finché non raggiunsi Kloda e Paido che mi aspettavano. Erano affaticati e stanchi, sembravano usciti da una battaglia. Gli abiti da combattimento strappati e sporchi macchiati del sangue nemico. Anche le mie mani erano sporche di sangue. Mi guardai e notai che indossavo stranamente il corpetto di cuoio delle amazzoni con grosso proteggi braccia in metallo.
I fregi erano della mia congrega, ma non ricordavo di aver mai indossato quell'indumento da quando ero giunta tra gli hammers. Non ne avevo avuto più bisogno da molto tempo. Era un regalo di mio padre adottivo. Guardai i miei compagni di avventura e vidi lo sgomento sui loro volti. Fu un breve attimo quando i loro occhi allarmati mi cercavano di avvisare di qualcosa... poi il dolore forte e lancinante sulla schiena. La lama che penetra tra le scapole dolorosa....
"Svegliati insomma che succede??" Paido aveva il viso a due centimetri dal mio mentre mi scuoteva.
Mi alzai a sedere sul letto "niente niente, un sogno.." mormorai cercando di chiarirmi le idee "..ho solo fatto un sogno!".
"Avevi gli occhi aperti e mi sono preoccupato ma non rispondevi e sembrava che parlassi ma non sentivo nulla.." Paido era spaventato.
"Fammi radunare le idee... non è stato piacevole! forse solo la tensione della partenza!" sorrisi, ma non ero convinta.
Paido annuì, ma dal suo sguardo compresi che non lo era neanche lui. "Va bene" disse infine ".. cerca di riposare.. è quasi ora!".
Uscì dalla camera ed io non ripresi a dormire, cercando di comprendere quello che era successo.. non era un sogno frutto delle mie ansie... era una previsione oppure un avvertimento che avrei dovuto condividere con i miei compagni.
Quando Kloda entrò nella mia stanza ero già pronta ed avevo indossato la sua stessa tenuta da amazzone, come nel sogno. Era piacevole indossare nuovamente quegli abiti comodi. Gli stiletti che mi aveva dato li avevo sistemati in un punto nascosto ed avevo deciso di prendere la spada di mio padre. Se il sogno era una premonizione, sembrava volermi dire che non avrei usato molto la mia magia e per questo avevo rispolverato l'altra parte di me. L'amazzone mancata che mio padre aveva addestrato con cura. Ero parecchio fuori esercizio, ma era tutto questione di tempo.. il viaggio era lungo!
Klo mi guardò critica e poi fece un cenno d'assenso con la testa "Bene, lo sapevo che c'era un po di sangue di amazzone nelle tue vene!". Era il miglior complimento che potesse farmi.
"Ti devo parlare.. anche a Pai.. ma strada facendo!".
Partimmo dalla locanda all'alba diretti tra le braccia delle terre sconosciute e del nostro destino.. quanto tempo sarebbe passato prima del nostro ritorno!
E come saremmo tornati un giorno?!


KLODA

Uscii di corsa dalla taverna e mi diressi verso un alloggio lì vicino. Dopo aver bussato alla porta, Asia mi fece accomodare all'interno della sua modesta abitazione. Mi offrì del buon sano grog, mentre lei mi faceva compagnia sorseggiando dell'idromele. Parlammo per un bel po' delle solite cose, come le nostre missioni da Froll, ambizioni, progetti, chiacchiere sugli altri Hammers e così via. Prima di alzarmi per tornare alla taverna, le ricordai che qualche giorno prima mi ero scordata degli stiletti sul tavolo di casa sua.
"Vero, mi ricordo..." La sua risposta mi rassicurò, in quanto avevo il dubbio di averli lasciati chissà dove. Riflettè per un po' su dove li aveva riposti e li andò a prendere nella sua stanza da letto. Erano semplici stiletti, ma uno di essi era piuttosto importante per me, poichè si trattava di un dono di un amico che ormai non vedevo da molto. Mi porse gli stiletti che sistemai con cura alla mia cintola. La salutai augurandole la buona notte.
Tornata in taverna, mi incamminai diretta alla mia stanza. Sprofondai nel lettone in un breve ma profondo sonno.
Appena mi svegliai, per prima cosa mi precipitai nella stanza di Dolceluna. Sorpresa la vidi già pronta con addosso un'armatura simile alla mia. Le porsi gli stiletti e aggiunsi: "Bene, lo sapevo che c'era un po di sangue amazzone nelle tue vene..."
Abbandonai la sua stanza e scesi le scale. Mi fermai ad un tavolo per saziarmi prima di partire; poco dopo mi raggiunsero anche Paido e Dolceluna. Finita la colazione, cominciai a caricare sul mio Darkrjo parte del nostro bagaglio, ossia il minimo indispensabile per sopravvivere un giorno. L'importante per me era che il mio affezionato Darkrjo non fosse messo sotto eccessivo sforzo.
Era arrivato il giorno della partenza e finalmente avrei potuto soddisfare il mio desiderio di scoprire Arborania. Ero eccitata per l'avventura che stava iniziando e qualcosa mi diceva che sarebbe stato un entusiasmante viaggio. Non mi preoccupavo di eventuali aspetti negativi che avremmo potuto incontrare nelle terre inesplorate, perchè qualcosa dentro me mi diceva che sarebbe andato tutto a meraviglia. Ero anche felice d'intraprendere questo viaggio in compagnia del mio adorato fratellone e di una cara amica, sapendo che avrei sempre potuto contare su di loro.
Montai in sella a Darkrjo e sorridente mi girai verso i miei compagni di viaggio. Li guardai entrambi negl'occhi esprimendo loro tutto il mio entusiasmo.
Sospirai e... "Partiamo ragazzi!!!"
La maggior parte degli Hammers all'alba ancora dormivano nei loro caldi letti; non ci fu difficile quindi allontanarci da Kolise senza esser osservati da occhi indiscreti. Il nostro primo obiettivo sarebbe stato il raggiungimento della sponda opposta del Kruill...


PAIDO

Dopo aver salutato Dolceluna e Kloda, mi diressi nella mia camera in cerca di riposo. Non lo trovai. Rimasi sveglio ancora per tre ore, guardando il soffitto, pensando… Cosa ci aspetterà? Quando torneremo?…. Torneremo? Domande, domande e cui non potevo rispondere. Alla fine, il sonno prevalse.
La mattina mi svegliai presto e dopo aver controllato maniacalmente il mio equipaggiamento e le mie razioni, mi misi la sacca in spalla ed andai a svegliare Dolceluna. La trovai con gli occhi spalancati, che muoveva le labbra senza emettere nessun rumore.
Mi preoccupai all’istante e cercai di svegliarla: “Svegliati! Insomma che succede?”, dissi scuotendola per le spalle. Lei si sedette sul bordo del letto e mi spiegò che aveva avuto un sogno.
Chiarito il tutto la esortai a riposare ancora per un po’ ed uscii dalla sua camera, tornando nella mia. Mi armai. Caricarsi di armi non era l’ideale, soprattutto se dovevamo attraversare il Kruill. Misi nelle piccole fodere della mia cintura i miei quattro stiletti, poi infilai dei bracciali in metallo ed infine presi un’asta finemente intagliata il giorno prima, la quale mi sarebbe servita sia come sostegno nei momenti di stanchezza che come arma.
Quando uscii dalla mia camera, incontrai Dolceluna che passava davanti alla mia porta e scendemmo in taverna insieme. Lì incrociammo anche Kloda che aveva già iniziato a fare colazione e ci unimmo anche noi. Con le menti fresche e lo stomaco pieno, sellammo i nostri cavalli e partimmo all’incitazione della mia sorellina. Era la prima volta che la vedevo così entusiasta, anche se lo era ogni volta che faceva qualcosa.
Spronammo i nostri cavalli al galoppo alla volta del fiume Kruill. Nel momento stesso in cui lasciammo Kolise, i miei pensieri ricaddero per un attimo sulla mia Madhatter e sul fatto che sarebbe trascorso un po’ di tempo prima che l’avessi rivista.
“A cosa pensi?”, mi chiese Dolceluna notando la mia espressione un po’ assente.
“A cosa vuoi che pensi? Pensa alla sua fidanzata! Vedi di concentrarti sul viaggio, invece di fantasticare sulla tua ragazza”, disse sghignazzando Kloda.
“Pestifera”, risposi guardandola ad occhi stretti.
Fortunatamente, la giornata si era volta al bello e l’arietta mattutina ci garantiva un po’ di frescura in una giornata altrimenti afosa. In capo ad un quarto d’ora, si sentì il rumore dello scorrere delle acque del fiume:
“Siamo arrivati al fiume….. adesso tocca attraversarlo”, dissi tirando le redini del mio cavallo per fermarlo. Kloda e Dolceluna fecero lo stesso fermandosi una alla mia destra e una alla mia sinistra. “Proseguendo per altre due miglia a nord, troveremo un ponte. Anche se cavalchiamo da poco, è meglio se proseguiamo al passo. I cavalli ci servono i più freschi possibili”.
Le mie due compagne annuirono quasi in contemporanea e ci dirigemmo verso il ponte. Kloda era tutta eccitata e non vedeva l’ora di arrivare a destinazione. Sorrisi a vederla così affamata d’avventura e ammetto che il suo entusiasmo iniziava a coinvolgere anche me; io mi godevo il viaggio, riempiendomi le narici del candido profumo dell’erba che iniziava a diventare più alta e mi bagnava appena gli stivali di rugiada; Dolceluna, invece, sembrava un po’ preoccupata. Un paio di volte notai il suo sguardo rivolto su di me e Kloda, ma adesso si era leggermente staccata di qualche metro da noi. Non capivo quale fosse il suo disagio e mi avvicinai per capire cosa la turbasse:
“Ehi, come sei taciturna… c’è qualcosa che non va?”, le chiesi un po’ preoccupato.
Dolceluna voltò il capo in mia direzione e mi rispose: “No, non è niente. Ma….”
“Ma….?”, le feci da eco.
“Ecco…. io….. stavo ripensando al sogno di ieri notte. A dire il vero, ci penso da quando siamo partiti”, fu la sua risposta.
“Ne vuoi parlare?”, chiesi con voce rassicurante.
La strega scosse leggermente la testa in segno di negazione, guardandomi dritto negli occhi con sguardo un po’ turbato. Allungai la mia mano verso il suo volto e le accarezzai una guancia, cercando di tranquillizzarla con un mio sorriso:
“Su dai, non essere così pensierosa. Vedrai che non c’è niente di cui preoccuparsi. Non ci accadrà nulla di male e torneremo il più presto possibile alla nostra vita di tutti i giorni”.
Le mie parole non suonavano molto convincenti neanche alle mie orecchie e aggiunsi: “Coraggio, fammi un bel sorriso”.
Dolceluna mi guardò ancora un secondo e poi sul suo volto si dipinse uno dei più bei sorrisi che io abbia mai visto. Soddisfatto di essere riuscito a risollevarle il morale, o almeno così mi fece intendere, le tolsi la mano dalla guancia.
Ad un tratto mi venne in mente una cosa che la strega mi disse la mattina, prima di partire, e mi girai verso la mia sorellina dicendole:
“A proposito… Dolce mi ha detto che dovevi parlarci ma che volevi farlo strada facendo. Beh… siamo quasi arrivati al ponte e mi sembra l’occasione buona per iniziare a fare quattro chiacchiere, tanto il viaggio è ancora lungo e non vorremmo passarlo in silenzio spero…..”.


KLODA

"A proposito… Dolce mi ha detto che dovevi parlarci ma che volevi farlo strada facendo. Beh… siamo quasi arrivati al ponte e mi sembra l’occasione buona per iniziare a fare quattro chiacchiere, tanto il viaggio è ancora lungo e non vorremmo passarlo in silenzio spero…..". Furono queste le parole di Paido.
Ci riflettei sopra; non sapevo da dove iniziare. Per prima cosa cominciai a spiegare loro che non avevo stabilito una scadenza precisa del nostro viaggio. Non sapevamo ancora quanto ci saremmo voluti trattenere ad Arborania, tutto dipendeva dal nostro interesse verso quelle terre.
Ero molto fiduciosa nel successo del nostro viaggio; non ero a conoscenza di ciò che avremmo trovato al di là d’Arcano, ma ero certa che ciò che avremmo visto, bello o brutto che sia, ci avrebbe arricchito d’esperienza.
Aggiunsi poi, con tono più serio, che sarebbe stato di vitale importanza che nessuno di noi si comportasse in modo azzardato, né per interesse personale, né per quello del gruppo. Sottolineai che eravamo una squadra, seppure di soli tre componenti, quindi dovevamo agire con la coscienza che ogni nostra singola azione si sarebbe riflessa sugli altri.
Mi soffermai su queste raccomandazioni forse perché mi sentivo un po’ la capogruppo; provavo in ogni modo una forte stima nei miei due compagni di viaggio.
Mi rivolsi a Dolceluna: "Mi raccomando... A meno che la situazione non lo richieda, cerca di astenerti ad impugnare le armi contro un possibile nemico. Paido ed io siamo più esperti di te, quindi se dovesse capitare che qualcuno ci sia ostile cercheremo di cavarcela senza il tuo appoggio. Ci servirai viva in altre occasioni... Da strega!" Conclusi ridacchiando un po’.
Ricevetti per risposta un cenno del capo di Dolceluna: "Si, penso tu abbia ragione!"
Mi zittii per qualche attimo e poi conclusi: "Ragazzi, buona fortuna! Sono sicura che vivremo un’entusiasmante avventura!".
Arrivammo poco dopo in prossimità del ponte. Decidemmo di fermarci un po’ per permettere ai nostri cavalli di abbeverarsi.
Dopo un breve ma rilassante bagno, riempii le borracce che avevamo già svuotato. Le adagiai con cura tra i nostri bagagli, approfittando della situazione per curiosare quali cianfrusaglie si fossero portati Paido e Dolceluna; soddisfatta trovai il minimo indispensabile, realizzando che avevano ascoltato il mio consiglio.
La strega nel frattempo aveva esplorato la zona circostante raccogliendo delle erbe che le sarebbero potute tornare utili.
Paido disegnava su una pergamena il nostro percorso, esaminando dettagliatamente il viaggio. Mi dispiacque un po’ interromperli, ma ben presto ricominciammo il nostro cammino; attraversammo il ponte...


DOLCELUNA

Non ci mettemmo molto ad attraversare quel ponte e le terre che sorgevano impervie al di là. Kloda aveva programmato tutto con uno scrupolo ed una meticolosità tali da permetterci di riposare e recuperare in tempi non troppo lunghi per non renderci un facile bersaglio.
I turni di guardia, a mano a mano che ci avvicinavamo sempre più al confine, erano frequenti ma non tanto da appesantirci e rischiare di addormentarci. Kloda conosceva perfettamente il limite di sopportazione che le amazzoni avevano ed aveva adattato anche a noi due i suoi stessi ritmi. Fidava molto nella nostra resistenza fisica e mentale. Sinceramente Paido, come esploratore era altrettanto allenato ed in effetti ero io l'elemento stonato del gruppo.
Per fortuna Nurah tempo prima mi aveva insegnato una miracolosa pozione rigenerante, che ti permetteva di recuperare in fretta le forze e le energie perdute, e mi ero premunita di raccoglierne le foglie e le bacche necessarie alla preparazione, prima di lasciare le nostre terre. Il viaggio sarebbe stato lungo e le piante si sarebbero rinsecchite, ma sarebbero state comunque utili allo scopo.
Quando oltrepassammo il limite dei confini dell'impero di Nimira mi sembrò quasi di entrare in un altro mondo!
La vegetazione risultava del tutto uniforme e ignara dei confini, ma era l'aria che si respirava che mi metteva a disagio. Guardai Kloda e Paido ma i due sembravano non avvertire la mia stessa sensazione e così mi concentrai per capire da dove nasceva.
Forse era una percezione dei miei pensieri nascosti dalla razionalità, o forse un'eco delle mie paure, oppure.... lasciai la frase a metà! Era sciocco preoccuparsi per un'ipotesi. Dovevo capire e lasciai che Ombra, che ormai avevo ribattezzato in cuor mio Ombroso, seguisse i miei due amici.
Non ci volle molto a trovare il problema che avevo avvertito. Sembrava incredibile, ma a poca distanza da noi e dai confini di Arborania stava infuriando una battaglia.
Mi soffermai poco su di essa per non venire travolta dal dolore delle anime che lasciavano questa vita. Guardarlo era come vedere una sorta di fumo opaco lasciare i corpi, ormai privi della scintilla vitale, che a mano a mano, avviluppandosi su se stessi, si innalzavano perdendosi verso il cielo.
Il dolore, i sogni, le aspettative che ognuno di loro aveva in vita si disperdevano tutt’intorno prima di seguire l’anima nel luogo del riposo. Stavo andandomene via per avvertire Kloda e Piado, quando fui attratta da una figura che conoscevo bene.
Ombrasolitaria stava combattendo proprio in quel campo di battaglia. Con colpi precisi e letali abbatteva come foglie quelli che gli si opponevano. Non riuscivo a definire i suoi avversari… sembravano tutti vestiti uguali. Delle specie di maglie metalliche di non so quale materiale li rivestivano come una seconda pelle. Avevano delle protezioni rinforzate nei punti nevralgici delle braccia e delle gambe ed un pettorale su cui non vedevo fibbie ne chiusure. Erano come rivestiti appunto di questo materiale metallico.
Del sangue mi schizzò in volto facendomi ritrarre istintivamente, ma in realtà attraversò solamente lo spazio che mentalmente occupavo.
Era strano, ma sembrava proprio che la sensazione che avevo provato nell’entrare in Arborania mi fosse provocata da quell’uomo che avevo legato con il laccio magico a me. Evidentemente non ero riuscita a tagliare quel legame che mi aveva involontariamente condotto a lui, avvisandomi della sua presenza.
Forse avrei dovuto contattare Nurah in qualche modo per chiederle consiglio, oppure leggere nel Fascinatio, ma il nostro viaggio doveva restare segreto e benché mi fidassi ciecamente della Suprema non potevo decidere solo io…. ma si, quella cosa stava succedendo a me e dovevo risolverla da sola senza ricorrere ad aiuti esterni!
Guardai un’ultima volta Ombrasolitaria in volto prima di andare e mi ripromisi di verificare prima o poi cosa ci legava ancora. Il dolce cullare di Ombroso ed il suo nitrire mi ridestò dalla piccola esplorazione "Ragazzi credo ci siano guai in vista …" iniziai.
Gli avrei raccontato tutto, lasciando fuori unicamente il particolare che mi aveva condotto ad Ombrasolitaria. In ogni caso non sarei riuscita a spiegarlo, così come non riuscivo a spiegarlo ancora a me stessa. Il sogno o la visione della notte prima di partire, tornava alla mia mente ed in cuor mio mi ritrovavo a sperare che non gli succedesse nulla. E forse inconsapevolmente lo stavo seguendo nel suo mondo.


PAIDO

Nessun problema. Forse mi ero preoccupato per niente. Prima della partenza ero un po' in apprensione per il viaggio, ma esso risultò tranquillo e senza complicazioni. Per tutta la durata del viaggio, la compagnia di Kloda e Dolceluna mi aveva accompagnato serenamente dandomi la possibilità di conoscerle meglio, più di quanto non le conoscessi già. Ero veramente felice di poter passare un po' di tempo con loro.
L'ultima notte, prima di arrivare ad Arborania, allungai volontariamente il mio turno di guardia, dando la possibilità a Dolceluna di riposarsi per un tempo maggiore, visto che mi sembrava un po' affaticata. Mi dispiaceva per lei, non è abituata a certi ritmi.
Quando arrivammo ad Arborania, il paesaggio che ci si presentò davanti mi colpì: la sua vegerazione era molto prosperosa e la splendida giornata di sole contribuiva a rendere quelle terre ancora più belle. A quella vista, il volto di Kloda si illuminò, sfornando un bellissimo sorriso di soddisfazione...
Dolceluna però, non mi sembrava molto felice. Questi suoi atteggiamenti, l'affaticamento mentale e fisico... non mi piacevano. Ero veramente preoccupato. Il suo sguardo era distante e la sua espressione non era delle più rilassate, coperta da un leggero velo di malinconia.
Decisi di non dire nulla per evitarle di dare spiegazioni di una cosa che forse, non capiva nemmeno lei.
Continuammo l'esplorazione senza problemi.
"No... c'è qualcosa che non va. E' tutto strano. Nessun problema, nessun imprevisto, nessun incidente.. niente. Non mi piace, ho un brutto presentimento. Spero di sbagliarmi.. lo spero davvero..." pensai.
Perso nei miei pensieri, cavalcavo al fianco di Kloda, noncurante del fatto che Dolceluna era rimasta indietro. Percepiva qualcosa che noi non riuscivamo a vedere. Un bene o un male? Dal mio punto di vista era un bene, visto che Dolceluna non era tranquilla... Chissà cosa avvertiva.....?
L'unica cosa certa è che non potevamo andare avanti così. Le preoccupazioni di Dolceluna mi stavano avvolgendo, trascinandomi nel suo stesso stato d'animo. Non ho il suo potere di strega, quindi le mie erano solo sensazioni.. forse lei sapeva. Era per questo? Lei sapeva? Sapeva cosa?
Forse stavo solo cercando una scusa, una spiegazione... non riuscivo a reggere la situazione.
Kloda spesso si girava a chiedermi cosa avessi ma l'unica cosa che dicevo era:
"Niente... niente... stavo pensando a casa".
Ormai Kloda doveva pensare: "Ma che razza di esploratore è, che gli manca casa dopo qualche giorno di viaggio?".
Una folata d'aria mi accarezzò il viso. Mi ripresi dai miei pensieri. Quella folata era diversa dalle altre: più pungente.
Un brivido mi percorse la schiena e le mie narici si riempirono dell'odore della tristezza, dell'odio... del sangue. Chiusi gli occhi per non pensarci.
E' vero: non mi sentivo a mio agio. Probabilmente Arborania me la immaginavo diversamente... almeno l'aria che si respira. Un certa elettricità galoppava nella vento, ed echi lontani risuonavano nelle mie orecchie come una folla ammassata nelle vie del mercato. Eppure non c'era anima viva.
"Ragazzi.. credo ci siano guai in vista..." esordì Dolceluna, spezzando il silenzio che regnava già da qualche minuto.
"Lo sapevo!" pensai tra me e me. Guardai la strega negli occhi, cercando di ghermire una qualsiasi cosa che mi permettesse di percepire i suoi pensieri. O forse stavo cercando i miei? I nostri?
Il mio sguardo rimase incollato al suo fino a quando le sue guance non si colorarono leggermente di rosso, dicendomi:
"Perchè mi fissi in quel modo, Paido?".
Scossi leggermente la testa come se mi fossi svegliato da una visione e risposi:
"Ehm.. no, niente. Mi ero incantato. Scusa, non volevo metterti a disagio".
"Non preoccuparti di questo, non mi da fastidio. Piuttosto vorrei confidarti una cosa: ecco.. vedi... sono preoccupata. C'è qualcosa che non va in queste terre. Almeno in questo periodo della storia di Arborania".
"Qualcosa non va?", chiese Kloda notando che avevamo rallentato il passo per parlare.
"A dire il vero sì", risposi. "Io e Dolceluna abbiamo uno strano presentimento. Forse è solo una nostra fantasia causata dal fatto che siamo un po' spaesati nel trovarci in terre a noi sconosciute."
Kloda ci fissò entrambi con aria interrogativa, poi fermò il cavallo. Noi la imitammo.
"Forse è giunto il momento di fare quattro chiacchiere... di smascherare i nostri timori, i nostri pensieri, le nostre convinzioni...."


KLODA

Fermai il mio adorato Darkrjo per ascoltare quel che preoccupava i miei due compagni di viaggio. "Forse è giunto il momento di fare quattro chiacchiere... di smascherare i nostri timori, i nostri pensieri, le nostre convinzioni..." mi disse Paido, mentre Dolceluna annuiva con il capo alle sue parole.
Neanche il tempo di capire dove volesse arrivare con quella frase, tutti e tre sentimmo una voce umana provenire da lontano. Sembrava un grido di battaglia e poco dopo fu seguito da un secondo urlo. Non appena udii quest’ultimo, non esitai ad afferrare le redini del mio destriero guidandolo verso il grido.
Paido e Dolceluna si sorpresero dell’immediatezza con cui mi precipitai e, dopo essersi guardati negli occhi dimostrando una certa inquietudine, decisero di seguirmi.
Avvicinandomi riconoscevo sempre più il suono di lame che s’incrociavano, di spade che attraversavano le membra di corpi, del tormento d’uomini in fin di vita, dello scoccare di frecce, di grida di battaglia. Immaginai subito che proprio in quel momento si stesse combattendo una guerra non molto lontano dai confini d’Arborania con Arcano.
Fermai Darkrjo e attesi che i miei amici mi raggiungessero; anche loro udirono gl’inconfondibili suoni e di certo questo non li tranquillizzò viste le loro precedenti preoccupazioni.
Scesi da cavallo e, trattenendolo con le redini in modo che non gli venisse la pazza idea di fuggire, mi avvicinai quatta ad un cespuglio lì vicino; oltre a questo potevamo intravedere il campo di battaglia, rimanendo ad ogni modo nascosti dalla fitta foresta che caratterizzava quella regione d’Arborania. Paido e Dolceluna mi imitarono non osando mormorare una singola parola per la paura di essere scoperti dagli indigeni del posto.
Quello ai nostri occhi era uno scenario orripilante. Uomini e donne impavidi si gettavano sui loro nemici. Combattevano con ferocia dopo aver sguainato le loro spade. Alcuni di loro feriti o sconfitti cadevano a terra.
Con orrore vedevo tutto quel sangue in un lugubre scenario che quasi mi ipnotizzava. Tra i vari guerrieri Dolceluna scorse Ombrasolitaria.
"K.. K.. Klo... Kloda!! E’ lui!" mi sussurrò puntando l’indice della sua mano verso il campo di battaglia. Quando mi accorsi anch’io che l’uomo stava combattendo proprio lì di fronte ai nostri occhi, rimasi piuttosto sorpresa. Lo fissavo nella sua maestria nel sferrare colpi di spada; con un sol fendente si sbarazzava di ogni avversario.
Nonostante la battaglia lo impegnasse molto, Ombrasolitaria sembrava ancora nel pieno delle sue forze. Per un po’ mi incantai contemplando i suoi muscoli e, accorgendosene, Paido mi diede una scrollatina facendomi tornare alla tragicità dell’evento.
"Ragazzi, non mi sembra molto utile star qui continuando a osservare la battaglia, rischiando solo di esser scoperti, ricevendo un non troppo accogliente benvenuto...." dissi aspettandomi un loro parere sulla situazione e sul da farsi.

 

 

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