La montagna - Cap. 1
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La historia fantastika et veritiera de le novelle avventure di amore
et di guerra di Madonna Acer et di Messer Helky narrate da essi
stessi.
Udite! Udite! Hammers!
Ora vi conteremo li amori et li combattimenti di Madonna Acer et di
Messer Helky a la conquista de la montagna. |
Capitolo 1 - HELKY
Nimira, con un gesto grazioso, mi porse la pergamena che presi
inchinandomi.
“Comandante, è scritto tutto qui! Mi affido a te e spero di rivederti,
quando verrai ad annunciarmi il successo della tua impresa”
L’Imperatrice si fermò un attimo, come colta da un pensiero improvviso,
poi riprese a parlare, ma con tono meno formale, sorridendo in modo poco
regale, ma molto… molto malizioso: “Ora potete andare e vi faccio i miei
auguri… non soltanto per la guerra… mi capite, vero? Che la benedizione
delle dee di Arcano sia su di voi.”
Acer era ammutolita dall’emozione, s’inginocchiò senza riuscire a
parlare, neanche per ringraziare, io m’inchinai in silenzio ed uscimmo.
Nimira con il suo atteggiamento regale ed allo stesso tempo di una
familiarità inattesa, mi aveva conquistato, ora capivo la devozione
degli Hammers per la loro sovrana e, d’ora in poi avrei avuto un motivo
in più per combattere.
Al crepuscolo, uscimmo dal Pulp accompagnati da Nusuth, la quale appena
fummo fuori, con tono beffardo, ci disse: “Allora miei piccioncini!
Sembra che per un po’ di tempo non ci vedremo più, però tu Helky!
Ricordati che mi devi una spada ed io ci conto, e tu Acer! Prova a
scendere dalla nuvoletta rosa, dove ti sei installata da quando conosci
quel bellimbusto che ti ha fatto perdere la testa, torna con i piedi per
terra, ragazza mia o non ti godrai il tuo uomo a lungo.”
Ci baciò entrambi sulle guance e si allontanò, poi si fermò e tornò
indietro: “Non vi chiedo dove andrete, né cosa farete, perché pare che
Nimira non voglia che lo si sappia, visto che ha scritto lei stessa i
vostri ordini, ma state attenti: voglio, al nostro prossimo incontro,
poter vedervi in buona salute e tutti interi!”
Risposi: “Non dubitare, Nusuth, da parte nostra c’impegneremo per farti
contenta.”
Attraversando la piazza per andare alle scuderie, dove avevamo lasciati
i nostri cavalli, mi parve di scorgere un uomo, vestito col saio, che ci
osservava con un sorriso enigmatico.
Appena fuori dalle mura della Kioskas imperiale, Acer ritrovò la sua
voce: rideva, chiacchierava del più e del meno, canticchiava… era
felice… ed io ero contento della sua felicità.
La notte scendeva rapidamente, la luna ci mostrava il suo viso,
illuminando la nostra strada, e pareva che volesse partecipare alla
nostra gioia.
Non saremmo mai riusciti ad arrivare alla Kioskas di Kolise prima della
chiusura delle porte, e fra me e me mi chiedevo dove avremmo potuto
fermarci per la notte, quando al limite del bosco vidi la piccola
fattoria di Altar e Manha.
“Guarda tesoro! Questo posto non ti ricorda niente?”
Acer si lasciò andare in una risata cristallina, poi rispose: “Certo!
Come farei a dimenticare, è lì che abbiamo dormito assieme per la prima
volta.”
“Proprio così, andiamo a vedere se ci faranno dormire anche questa
notte.”
Andai a bussare alla porta e subito notai che la luce che filtrava dalle
fessure delle imposte si spegneva.
Ragionando fra me e me, mi domandavo perché mai Altar avesse spento la
lampada, bussai un’altra volta e la porta si aprì.
Feci un salto all’indietro, con tale foga che andai a sbattere contro
Acer, con il rischio di farla finire a gambe per aria.
Di fronte a me c’era Altar che impugnava saldamente un'ascia da
boscaiolo e dietro di lui intravedevo Manha che tratteneva a stento un
enorme cane lupo che righiava minaccioso, mostrando i denti.
Altar ci riconobbe ed il suo viso si distese, abbassò l’ascia: “Buono
Wolf! Questi sono amici…guarda Manha, sono il Comandante Helky e
l’amazzone Acer… venite dentro in fretta che chiudiamo la porta!”
Dopo i saluti e gli abbracci, domandai: “Come mai questa diffidenza?”
“Di notte girano strani personaggi, l’altra notte abbiamo dovuto
difenderci da uno straniero… sapete uno degli invasori… di quelli che
avevano stabiliti delle piccole guarnigioni che chiamavano “posto di
controllo”… probabilmente era un sopravvissuto… se non fosse stato per
Wolf che lo ha azzannato alla gola, credo che ci avrebbe ucciso.”
“Questa è una notizia molto grave, dov’è il cadavere?"
“L’ho sepolto nel bosco… guardate, aveva questo.”
Altar andò a sollevare il coperchio della cassapanca e tornò con uno
oggetto alieno in mano, una specie di tubo di uno strano metallo, con
impugnatura, vari strumenti e pulsanti dei quali non capivo l’uso ed un
grilletto come hanno le balestre... era pesante e non avevo mai visto
niente di simile.
Acer, che fino a quel momento era rimasta zitta, esclamò: “Lo so io che
cos’è! È uno spow, ne aveva uno identico Nikra… è un'arma terribile!”
“Sai come si usa?”
“Non è difficile, si preme il grilletto e dal tubo scaturiscono dei
lampi che inceneriscono il bersaglio, uomo o cosa che sia; una volta le
Froll hanno distrutto un intero carico di questi spow, che Norman Atek
tentava d’introdurre di contrabbando per armare i ribelli, ma i pochi
nemici sopravvissuti sono riusciti a distruggere l’intero reparto di
amazzoni e hanno catturato la Comandante Myrt, l’hanno torturata per
obbligarla a tradire Nimira e, quasi ci riuscivano.”
“Per la Dea-Madre, bisogna avvertire subito Madras Asiram, ci penserà
poi lei ad informare l’Imperatrice! Su tesoro andiamo via!”
“No! Non potete partire ora!” disse Altar “viaggiare di notte è
pericoloso, rischiereste di cadere in un'imboscata, aspettate l’alba,
intanto riposatevi.”
Le parole di Altar erano sensate e così decidemmo di fermarci.
“Vi preparerò un letto nella stanzetta, dove avete già dormito…” disse
Manha “ho sentito che ora siete sposati… è vero?”
Acer arrossì leggermente: “Si, siamo andati al Tempio dei Sogni e la
Somma Sacerdotessa ha celebrato la cerimonia.”
“Bene! Bene! Lo sapevo che sarebbe finito così, ho veramente piacere che
sia successo.” disse Manha sorridendo.
La notte trascorse senza incidente ed appena il sole spuntò da sopra gli
alberi partimmo alla volta della Kioskas di Kolise.
Madras Asiram, con aria pensierosa, esaminava lo spow…
”Chissà quanti di questi arnesi sono in circolazione… è stata una
fortuna che vi siate fermati presso quella fattoria, se non l’aveste
fatto non sapremmo niente di tutto ciò… manderò immediatamente un
messaggio a Nimira per avvisarla di raddoppiare le precauzioni e la
sorveglianza, e poi le Koguars perlustreranno tutto il territorio alla
ricerca di altri ribelli. Non possiamo rimanere ad aspettare, dobbiamo
agire per primi, forse quell’uomo era solo uno sbandato ma potrebbe
anche non esserlo. Se non sapessi che l’Imperatrice vi ha affidato un
compito, vi chiederei di partecipare alla ricerca, ma credo che avete
altro da fare, quindi andate a prepararvi “
Capitolo 2 - ACER
Il cuore aveva smesso di pulsare per un secondo e non sapevo ancora se
ero viva o meno.
Nimira ci guardava e forse, in lei, rideva, perché aveva capito che
sciocchi piani avevo fatto!
Volevo darmi una botta in testa per quanto mi ero dimostrata
infantile!!!
Nimira m’aveva graziata ed io non sapevo che fare, la mia vita già la
possedeva e di più non potevo offrire.
Senza una parola uscii dal Pulp con Helky e Nusuth.
La mia Comandante ci salutò ed alla sua maniera, un po’ ironica, ci
augurò buona fortuna, raccomandandoci di aver cura di noi stessi.
Mi resi conto che mai nessun altro avrebbe preso il suo posto, perché
ero una sua amazzone e, tutto ciò che lei diceva era legge per me, e lo
sarebbe stato fino alla morte, ed un’altra volta, non trovando le parole
giuste, rimasi zitta mentre Helky parlava anche per me.
Ritrovai la mia solita gaiezza arrivando alle scuderie e montando il mio
cavallo.
E’ una bestia stupenda, me l’ha regalato uno stregone mio amico,
riconosce il mio odore, le mie emozioni ed il battito del mio cuore… per
questo non ha nome… non occorre che lo chiami… lui capisce quello che
voglio e quando cavalco diventiamo una cosa sola.
Non mi abbandonerebbe, neppure se gli chiedessi di cavalcare tra le
fiamme.
Galoppammo finché il sole non scomparve quasi del tutto ed il freddo
incominciava a farsi sentire.
Helky poi disse, indicando un puntino luminoso tra le fronde: “Guarda
tesoro! Te lo ricordi quel posto??”
Non potevo certo dimenticare la casetta dei due fattori che ci avevano
così gentilmente ospitati, e c’avvicinammo per chiedere di nuovo un
rifugio per la notte, ma appena Helky bussò furono spente le luci….
ancora bussammo e la porta venne aperta di scatto.
Vidi i visi stravolti dei due contadini ed i denti di quell’enorme
bestia… Wolf lo chiamavano.
Un cane lupo grigio con due occhi che abbagliavano e ti facevano
abbassare lo sguardo.
Ho dimestichezza con i lupi… con un segno del capo, spostandolo di lato
con uno scatto, gli intimai di stare buono.
Entrammo ed Altar, dopo brevi discorsi per giustificare la propria
diffidenza, ci mostrò un’arma terribile… uno spow!
Appena lo vidi, il mio cuore fece un sobbalzo, quell’oggetto aveva
risvegliato una parte della mia mente, sepolta da troppo tempo.
Quando giunsi a Kolise, all’età di 15 anni, Madras Asiram mi accompagnò
alla Taverna del Drago Verde… ricordo una strana botola e poi una
cantina buia.
Lì trascorsi una luna intera, con un guerriero che non si fece mai
vedere in viso, perciò lo chiamai Maestro Ombra.
Egli mi mostrò tutte le armi ed il loro funzionamento, dalle lance alle
spade, alle armi dei ribelli.
Imparai a riconoscere i vari clan dei ribelli, dal tatuaggio che portano
impresso sul polso destro, simbolo d’appartenenza al clan e da quello
riconoscere le loro postazioni e le armi in possesso.
Passata quella luna, Madras Asiram venne a prendermi e non rividi mai
più Maestro Ombra, ed ora rivedo, dopo tanto tempo, quell’arma che era
stata oggetto di studio per tanti giorni..
Dissi ad Helky tutto quanto conoscevo dello spow ed Altar c’informò di
aver sotterrato nella foresta il ribelle che lo portava.
Helky voleva proseguire il viaggio per Kolise, senza aspettare l’alba,
per informare Madras Asiram, ma Altar, facendo presente i pericoli ai
quali saremmo andati incontro, lo convinse ad aspettare il levar del
sole, e così rimanemmo in quella stanzetta, dove avevo dormito con il
mio tesoro per la prima volta.
Aspettai fino a notte fonda, il pensiero di conoscere il clan di quell’uomo
mi uccideva, ricordavo chiaramente le parole del Maestro….
“Se incontri un ribelle, fai due cose, prima uccidilo e poi leggigli il
polso.”
Scivolai, piano… molto piano, fuori dal letto, pregando che il mio
tesoro non si svegliasse.
Non volevo che egli si preoccupasse per me… ma doveva sapere, ero stata
addestrata per questo.
Uscii dalla casetta e mi guardai attorno… non sapevo dove voltarmi, né
cosa fare, la foresta era immensa ed era notte, Madre Luna compariva e
scompariva dietro le nuvole e non riusciva a dirmi niente.
Ad un tratto, sentii qualcosa sfiorarmi la gamba.
Era quella bestia, Wolf, mi guardò e poi fece due balzi verso la
boscaglia ed io risi: “E così, amico, non ti sei impigrito a mangiare il
lardo che ti danno gli umani, sei ancora un lupo selvaggio! Bene bene,
guidami allora!”
Mi portò fino ad una radura, abbastanza lontana dalla fattoria, e si
fermò sopra un cumulo di terriccio.
Mi gettai su un albero e strappai un bel pezzo di corteccia, con quello
e con la spada, scavai nella terra fino a scoprire un'asse di legno, la
presi a forza e tirando, riuscii a sollevarla.
Sotto i miei occhi c’era un uomo morto, con una terribile ferita di
zanne sul collo, era molto giovane e la cosa mi spaventò, era davvero
poco più di un fanciullo ed ebbi quasi timore a sollevare il suo polso.
Non mi stupì scorgere un taglio netto di lama: era una regola nota,
incrostare il tatuaggio con il sangue, appena si scopre di non aver più
speranza di restar vivo... allora mi sedetti, cominciando a staccare il
sangue fermo con le dita e… vidi in tutto il suo splendore… non ricordo…
un cerchio nero… o blu scuro… sì un semplice cerchio… aspetta!!… erano
due!!!
Ma certo, due cerchi concentrici eppure… eppure perché ero così stanca?!
Ebbi soltanto il tempo di riseppellire il corpo ed appoggiandomi a Wolf,
tornare fra le braccia del mio tesoro.
Ero come avvelenata, sentivo qualcosa correre nelle mie vene… dovevo
stare molto attenta.
L’indomani tornammo alla Kioskas e portammo lo spow a Madras Asiram, ma
io non riuscii a dire nulla.
Tutti i miei muscoli erano impegnati a sembrare quasi normali ed a
reggermi in piedi… poi tornammo a casa ed il mio fido cavallo mi ci
portò senza neppure un comando, perché la mia mano non riusciva più a
tenere le redini.
Dovevo parlare con Helky e confessargli tutto.
Appena tornammo a casa, caddi sul pavimento, ero sudata e gli occhi mi
si chiudevano, sapevo che era il classico sintomo di avvelenamento ma…
da cosa???
Io non capivo cosa avevo assunto d’avvelenato!
Sentii il mio dolce sposo sollevarmi e portarmi a letto, posarmi una
mano sulla fronte, poi allontanarsi.
“No! non voglio nulla, ascoltami… ti devo raccontare quanto è successo
l’altra notte"… e cosi raccontai del corpo e del simbolo,
dell’avvelenamento…
“Ora” finii “devi fare una cosa per me, non so quanto tempo rimane, devi
prendere la spada e farmi una ferita qui, sul fianco, profonda! Avanti
amore mio, è il solo modo di salvarmi!”
Lui prese la sua spada, poi sentii un dolore acuto al fianco ed urlai.
Si fece buio attorno a me e dissi solo, attirando Helky a me “Ti amo!”
Avrei voluto baciarlo, ma non potevo, dovevo aspettare che il veleno
fluisse, sperando che non se ne andasse troppo sangue, così, allontanai
il suo volto, per non cadere in tentazione.
Mi risvegliai con un gran male di testa, ma viva e vegeta, accanto ad
Helky, la mia mano scese sul mio fianco… cercavo la ferita ma non la
trovavo, la mia pelle era liscia ed integra…
Helky aveva usato i suoi poteri e mi aveva guarita…
Lentamente mi voltai e mi gettai sopra di lui, presi la sua testa fra le
mani e lo baciai con quanto amore potevo.
Rimasi con lui, distesa, ancora dolcissimi secondi, poi c’alzammo.
“Acer, amore, ho curato la tua ferita, il veleno era pochissimo e quindi
non hai perso molto sangue, ora dimmi, che simbolo era?”
Io m’alzai e mi rivestii, poi dissi “Era del clan delle montagne
dell’ovest, hanno alcuni spow ed altre armi aliene, e sono esperti
nell’uso dei coltelli, è strano che sia giunto fin quaggiù, secondo me
sta per succedere qualcosa… sono in movimento… dobbiamo partire prima
possibile!”
Lui annuì pensoso, poi mi rispose, prendendomi per le spalle: “Oggi ci
sarà una riunione con i miei ufficiali per preparare la partenza, e
dovremmo parlare con Dardel.”
Poi si girò, s’avvicinò alla porta, quindi di nuovo si voltò verso il
mio viso.
“Preparati, che quando tornerò, dovrò presentare il mio nuovo fidato
compagno d’armi agli ufficiali.”
Se ne andò sorridendo, con un viso così luminoso che persino il sole
sarebbe apparso spento nei suoi occhi.
Capitolo 3 - HELKY
Rientrammo a casa, strada facendo pensavo già a come organizzare la
giornata, ma spesso i desideri non si realizzano… succede l’imprevisto.
Avevo appena chiuso la porta alle mie spalle, che Acer crollò svenuta…
cosa succedeva… che fosse rimasta incinta???… a volte succede alle donne
di svenire per questo motivo… la presi fra le braccia e la misi a letto…
però qualcosa non andava… aveva la fronte che scottava… aveva la febbre
alta… le misi una pezza bagnata sulla fronte ed aspettai… dopo un po’
riprese conoscenza.
“Acer, tesoro, come ti senti? Che ti succede? Cosa…"
Lei mi mise un dito sulle labbra e disse: “Helky, ti devo parlare…"
Lei parlò a lungo, ed io l’ascoltai, sempre più preoccupato… mi raccontò
che la notte precedente, mentre io dormivo, ignaro del suoi progetti,
lei si era alzata, era andata a dissotterrare il cadavere del ribelle
per scoprire a quale clan apparteneva, per mettere a nudo il tatuaggio
aveva toccato il sangue raggrumato del morto e si era presa una forte
infezione, senza un intervento immediato il mio amore rischiava di
morire.
Stavo già pensando a come preparare un antidoto, quando lei mi disse di
ferirla in profondità al fianco sinistra, il veleno sarebbe uscito dal
suo corpo, feci come diceva lei, anche se non ero tanto sicuro
dell’efficacia di quella cura, ma devo riconoscere che funzionò.
Giaceva pallida, svenuta ed io mi chinai ad esaminare la ferita: era
netta, senza slabbrature, ma probabilmente avrebbe lasciato una brutta
cicatrice ed avrebbe messo diversi giorni prima di rimarginarsi, ed io
non volevo vedere il suo corpo deturpato e neanche aspettare, non
avevamo tempo... così feci riscorso alla magia ed appoggiai le mani sul
suo fianco, recitando le formule di rito, non l’avevo mai fatto e quindi
non sapevo a che cosa andavo incontro.
Sentivo come un flusso nelle braccia, le forze mi abbandonavano, sudavo
freddo, avevo la fronte imperlata ma la ferita si rimarginava ed in
pochi minuti il mio amore era guarito.
Dopo averla coccolata per un po’, decisi di fare tutto quello che mi ero
prefissato di fare e dopo aver raccomandato ad Acer di prepararsi per
bene, me ne uscii di casa per andare in caserma.
Per prima cosa andai alla Taverna del Drago Verde, ero sicuro che lì
avrei trovato Dardel, il primo delle guide Vulkar; in effetti era seduto
solo ad un tavolo e fissava, con malinconia, il fondo della coppa vuota
che stringeva fra le mani.
Mi avvicinai: “Salve Dardel, vorrei parlarti.”
Egli alzò il viso ed emise un grugnito, non capii se di consenso o no,
ma mi sedetti.
“Senti Dardel, ti andrebbe di venire a casa mia, ho dell’ottimo vino.”
“Comandante! Perché vuoi offrirmi il tuo vino? Cosa c’è sotto?”
“Non posso parlare qui, ho ricevuto degli ordini direttamente da Nimira,
nemmeno le Madras sono al corrente.”
“E perché vorresti mettere al corrente proprio me?”
“Perché tu sai molte cose che io ignoro, e la più piccola informazione,
anche quella apparentemente insignificante, può essere preziosa… allora
ti decidi?”
“Va bene, vengo, ma spero che il vino ci sia davvero.”
Tutti i miei ufficiali erano presenti, erano curiosi di sapere perché li
avevo fatti venire a casa mia, anziché parlare in caserma, e poi la
presenza di Dardel e di Acer li intrigava.
“Bene, ci siamo tutti, allora possiamo incominciare; per prima cosa,
ascolteremo Dardel, non devo presentarvelo, lo conoscete tutti.”
Dardel mi guardò: “Cosa vuoi sapere?”
“Tutto quello che sai delle montagne ad ovest del Kruill, qualsiasi
cosa, e voi ascoltate bene!”
Dardel si riempì la coppa di vino, bevve una sorsata, si mise comodo ed
iniziò a parlare.
“Comandante, tu vuoi sapere molte cose, ed io ti dirò quello che so, ma
temo che non sia molto... dunque, una volta quelle montagne erano
abitate da pastori, non direi gente pacifica, perché erano pronti a
scannarsi per una capra od una pecora, oppure per il diritto di fare
pascolare le proprie bestie in un posto piuttosto che in un altro, ma
tutto sommato si scannavano fra di loro senza infastidire il prossimo.”
“Ed ora, chi le abita? Non ci sono più i pastori?”
“Si, ci sono ancora i pastori, ma ci sono anche i ribelli, sono per la
maggior parte i guerrieri sconfitti di Konuk l’usurpatore; poi ci sono
gli stranieri, quei pochi invasori che sono scampati alla distruzione
delle loro guarnigioni quando li abbiamo cacciati da Arcano, ed ora ci
sono anche delle amazzoni Darkayers sopravvissute alla battaglia di
Nistra, hanno trovato rifugio sulle montagne e si sono unite ai
ribelli.”
“Secondo te, sono numerosi? E come sono organizzati?”
“Non so il numero esatto di quella marmaglia, ma posso stimarli in
diverse migliaia, alcuni ben armati, altri solo sbandati, ma tutti morti
di fame. Da quello che mi dicono sembrerebbe che i predoni, dopo la
morte di Oman che, come sapete è stato ucciso da Crudelia, si sono
dispersi, quelli che hanno tentato di scendere dalle montagne per
attraversare il Kruill, passando da Nosambra, sono stati fatti a pezzi
dalle Hibryans, gli altri si sono uniti ai ribelli.”
“E cosa mi puoi dire degli stranieri?”
“Sono pochi disperati, ma pericolosi perché ben armati, però credo che
garantendo un salvacondotto per lasciare Arcano, sarebbero disposti a
trattare… beh… non dico una resa… ma l’evacuazione.”
“Dunque il grosso problema sono i ribelli e le Darkayers, è così? Quali
sono i loro rapporti con gli stranieri?”
“Sì! è proprio così, i ribelli e le Darkayers. Con gli stranieri si
combattono, perché vogliono le loro armi, ma senza grande successo.”
“Bene, allora parliamo dei ribelli e delle Darkayers, cosa ci racconti?”
“Quelli non si arrenderanno mai, forse qualche disertore, ma niente
altro, sono feroci ed odiano le amazzoni, se riescono a catturarne una
la sottopongono a tutti gli abusi sessuali possibili ed immaginabili,
anche le cose più oscene... ho saputo che alcune erano state costrette
ad accoppiarsi con degli animali, cani… porci…. perfino asini…"
Dardel si fermò, guardò Acer a disagio: “Scusa Acer… mi ero scordato
che… insomma… che c’era una donna fra noi… non sono cose da dire alle
ragazze.”
Acer si era fatta rossa in viso, un po’ dalla collera ed un po’ dalla
vergogna per le sue sorelle amazzoni torturate in quel modo, alzò il
viso con piglio serio e disse: “Vai avanti Dardel, una deve pure sapere
cosa rischia, dunque e poi?”
“E poi! Niente, vengono sgozzate come bestie, perché rifiutano di
sottomettersi, anche se facendolo eviterebbero certe torture ed
avrebbero la vita salva, verrebbero tenute in vita per soddisfare le
voglie degli uomini,… ecco! Ho detto tutto.”
“E le Darkayers?” chiesi io.
“Il trattamento riservato agli uomini catturati non è migliore, prima lo
usano per il loro piacere e se il malcapitato sopravvive, lo evirano e
le riducono in schiavitù.”
“Va bene, Dardel, a parte Nosambra, esiste un posto dove si possa
attraversare il fiume senza dare nell’occhio?”
“Comandante! Cosa credi? Se vuoi fare passare i tuoi guerrieri
sull’altra riva del Kruill senza essere visto puoi rinunciare subito al
tuo progetto.”
“Non c’è un posto? Che ne so, io! Un guado? Un posto fuori mano, lontano
dalle abitazioni?”
“No! però, una possibilità ci sarebbe.”
“Quale possibilità?”
“Krymenia! Il passaggio non è completamente bloccato, pochi uomini
potrebbero passare, ma non i cavalli.”
“Quanti uomini? Dieci, venti, trenta?”
“Direi una ventina, potrebbero passare senza farsi scoprire… se decidi
di farlo, avvisami: li guiderò personalmente.”
Guardai le facce preoccupate dei presenti, solo Acer sembrava
perfettamente calma, mi fissava con attenzione ed il suo sguardo
esprimeva tutta la sua fiducia.
Le sorrisi poi ripresi: “Per prima cosa, dovrete reclutare venti
volontari, devono essere uomini svelti col pugnale. Dardel li guiderà
fra le macerie di Krymenia, il loro compito sarà di risalire lungo il
Kruill verso nord ed eliminare tutte le sentinelle che i ribelli vi
hanno piazzato per sorvegliare i movimenti su questa riva. Una volta
raggiunta Nosambra dovranno prendere contatto con le Hibryans, avvisarle
del nostro arrivo ed aspettarci.”
Mi fermai un momento per studiare le reazioni degli uomini, poi ripresi:
“Divideremo i guerrieri in compagnie di cento uomini, le compagnie
saranno a loro volta divise in plotoni di venti uomini, che si
divideranno in squadre di quattro uomini. Ogni compagnia, plotone o
squadra dovrà, in caso di necessità, essere in grado di agire
autonomamente, Vi è chiaro? Ci sono domande?”
Così era organizzato l’esercito degli Helky, il quale non era mai stato
sconfitto, neanche dovendo affrontare un nemico superiore in numero.
Non vi furono domande ed allora proseguii: “Ricordatevi che la guerra
non è una serie di duelli fra singoli guerrieri, ma uno scontro fra due
eserciti e, solo quello che rimane ordinato e compatto conquista la
vittoria. Dunque tenete i vostri uomini a freno, che a nessuno venga in
mente di uscire dai ranghi per sfidare un nemico. Questa notte il gruppo
degli incursori seguirà Dardel attraverso Krymenia, noi aspetteremo
tutta la giornata di domani, così avranno il tempo di compiere la loro
missione, tutto deve essere pronto per la partenza delle compagnie
all’alba di dopodomani e ricordatevi che nessuno, dico nessuno, deve
sapere dove andiamo, il segreto va mantenuto.”
L’atmosfera di perplessità e di preoccupazione era sparita, il pensiero
dell’azione imminente era riuscito a catturare tutta la loro attenzione.
Era giunto il momento di dare l’ultimo annuncio.
“Vi prego di darmi ancora un attimo della vostra attenzione. Acer, che
conoscete tutti, ci accompagnerà, in qualità di mio Aiutante di Campo,
non è un privilegio che mi prendo perché lei è mia sposa, ma questo è
l’ordine ricevuto dall’Imperatrice Nimira, e pertanto, pure restando
un'amazzone, lei è un ufficiale dei guerrieri di Gams, ora potete
andare.”
Appena fummo soli, Acer mi saltò al collo, ci baciammo, poi lei appoggiò
la testa sulla mia spalla e mormorò: “Amore, sei sicuro che tutto andrà
bene, non dico la conquista delle montagne, ma con i tuoi guerrieri…
trovarsi una donna fra gli ufficiali… potrebbero sentirsi sminuiti.”
“Amore mio, nell’esercito della mia gente ci sono reparti di cavalleria,
composti da uomini ma comandati da donne, ed altri composti da donne ma
comandati da uomini, e non ci sono mai stati problemi… e non ce ne
saranno neanche qui.”
“Lo spero tanto, non vorrei essere la causa di malumori.”
“Tesoro, l’ordine viene da Nimira… non è discutibile, e questo lo sanno
tutti, ora aiutami a stendere gli ordini per le varie compagnie.”
Prima di sera, ogni ufficiale al comando di una compagnia aveva ricevuto
da Acer la pergamena con gli ordini scritti.
Ancora un giorno e saremmo partiti per la guerra.
Capitolo 4 - ACER
Sentii nell’altra stanza sbattere la porta, ed un refolo di vento
penetrare nella nostra dimora.
Conoscevo ormai il passo di Helky, sicuro e fiero, seguito da altre
persone, immaginavo i suoi ufficiali e Dardel.
Feci un respiro profondo ed entrai, andandomi a sedere di fronte ad
Helky, tra sguardi perplessi e curiosi.
Non credo fosse successo di frequente che un'amazzone si sedesse al
tavolo di ufficiali guerrieri, e la cosa metteva in agitazione quegli
animi, ma siccome il Comandante non intervenne, nessuno si azzardò ad
obiettare o domandare il perché della mia presenza.
Ascoltai tutto il discorso senza dire nulla; ogni tanto sorridevo nel
cuore per la sicurezza e la tranquillità che aveva il mio sposo, di
tanto in tanto guardavo gli ufficiali, ma appena posavano gli occhi su
di me, per paura di sembrare arrogante o troppo fiera, subito
distoglievo lo sguardo.
Finché non sentii Dardel parlare delle atroci bestialità e soprusi fatti
dai ribelli sulle mie sorelle amazzoni e divenni rossa in viso al solo
pensiero, allungando la mano sul pugnale per istinto; quando poi mi
chiese scusa, imbarazzato per il suo racconto, m’arrabbiai nel profondo!
Pensava forse che noi queste cose non le sapevamo meglio di lui?
Tutte noi amazzoni conoscevamo quel destino terribile, riportato nei più
piccoli particolari dalle poche, pochissime sopravvissute che erano
riuscite ad evadere!
“Ricordate bene!” disse Nusuth al primo allenamento che feci “Voi siete
amazzoni! Donne destinate a combattere per Arcano e Nimira, il vostro
solo compito è distruggere il nemico, ad ogni costo! E sappiate che, se
cadrete in mano loro, beh, ragazze avrete poche possibilità si
sopravvivere rimanendo fedeli alla vostra Imperatrice, dovrete dare loro
tutto ciò che desidereranno, informazioni, spiate… ma in primo luogo il
vostro corpo, perciò ricordate le mie parole… la morte è meglio di
qualsiasi tortura, il come è affare vostro, con catene, legacci… ma il
coraggio di morire… beh, quello è affare mio! Io vi insegnerò questo, ad
essere guerriere fin nella carne più tenera, e v’insegnerò a morire se
sarà necessario!” e così fece.
Ma invece d’arrabbiarmi, dissi a Dardel di andare avanti a spiegare,
tanto una scenata che avrebbe portato?
Infine Helky, dopo aver spiegato la divisione delle truppe, mi presentò
come suo Aiutante di Campo, quindi come un ufficiale del suo esercito.
Lo stupore fu silenzioso, ma più percepibile di mille voci, accettavano
l’ordine di Nimira e non capivo se bene o male, eppure non sentii volare
una mosca.
E finalmente la riunione venne sciolta e mi rilassai.
Ero rimasta in tensione tutto il tempo, aspettando magari che qualcuno
s’alzasse e dicesse: “E perché mai una donna dovrebbe venire con noi in
una spedizione così lunga e pericolosa? Perché ti porti dietro la moglie
Comandante? Hai paura che rimanga sola tutto questo tempo?”
Ma poi capii quanto quegli uomini amavano Helky e quanto rispettavano le
sue parole, come io rispettavo le parole di Nusuth.
Trascorremmo il resto della giornata scrivendo le pergamene con gli
ordini per ogni ufficiale, ed infine fui mandata a portarle.
Camminavo veloce per le vie, andando a recapitare l’ultima pergamena,
finché non vidi una figura aspettare qualcosa o qualcuno nell’ombra,
appoggiata ad un muro. Come mi vide, s’alzò e s’avvicinò: era Sardek,
l’ultimo ufficiale.
Porsi il rotolo e lui fece un sorriso.
“Grazie Acer, sono sicuro che la tua conoscenza delle tribù sarà molto
utile.”
Fece per voltarsi, ma lo bloccai, nessuno degli ufficiali mi chiamava
per nome, e come faceva lui a sapere tutto questo sulle mie conoscenze
delle tribù???
Lui sorrise ancora più amichevolmente e rispose alla mia silenziosa
domanda.
“Non ti preoccupare piccola Acer, andrà tutto bene, il Comandante è un
bravissimo capo e vinceremo tutte le battaglie; tu però, stai attenta… e
guarda ogni nemico negli occhi! Io non ti conosco, ma sono un uomo
perspicace… ah, ancora un cosa, io sarò il primo guerriero che passerà a
Krymenia, e dovrò utilizzare solo il pugnale, t’affido il mio arco e la
mia faretra, me li restituirai la prossima volta che c’incontreremo.”
Senza che riuscissi a fermarlo, si voltò e sparì nell’oscurità, io
rimasi a guardare il suo arco, era meraviglioso e teso con cura, e la
faretra era carica di frecce.
Perché li aveva dati a me?
Corsi a casa e misi tutto sotto il letto, senza più pensare a quell’incontro,
poi andai a letto e sprofondai in un sonno senza sogni, senza neppure
vedere Helky coricarsi, tanto ero stanca.
Ma mi svegliai molto presto, girandomi vidi che il mio tesoro aveva il
volto accanto al mio ed il suo braccio mi proteggeva dagli incubi della
notte, provai tenerezza ed amore.
“Comandante… io…”
Lo sentii sorridere nell’oscurità.
“Comandante? Mhhh sei entrata bene nella parte del mio Aiutante di Campo
vero? E dai che qui non c’è nessun guerriero, puoi rilassarti, amore
mio, avanti dammi un bacio e torna a riposare.”
Ma io non avevo intenzione di riposare.
“Helky… quanto tempo manca perché spunti il sole? Quante ore ci separano
dalla partenza di domani? Quanto tempo ho ancora per dirti l’ultima
volta che ti amo prima di partire; e chissà mai quando potrò di nuovo
sfiorare le tue labbra? Ma ora riposa, buonanotte Helky, Comandante!”
Mi girai dall’altra parte, con gli occhi pieni di silenziose lacrime ed
un gran vuoto nel cuore.
Continuavo a chiedermi perché mai mi ero innamorata di quest’uomo?
Perché mi faceva piangere per amore?
E mi risposi immediatamente che senza quest’amore, io sarei stata vuota.
Lui allora, senza preavviso disse: “Avanti, vieni qui!”
E mi prese a forza, girandomi verso di lui e posando il mio capo sul suo
petto.
Continuai a piangere, mentre m’accarezzava ed io cominciai a baciarlo,
sul collo, poi sulle guance, sulla fronte e poi, infine, sulle labbra, a
lungo, assaporando ogni secondo come un regalo incredibilmente buono.
La mattina m’alzai per prima e mi vestii velocemente, prendendo la spada
e l’arco, sistemando la faretra, poi dissi: “Helky, amore, io devo
andare un attimo alla biblioteca, tornerò entro il pomeriggio!”
Lo baciai velocemente e poi scappai fuori, era una cosa importante!
Fischiai al cavallo e montai con un balzo, cavalcando senza sella né
redini fino a Kanveska.
Mi feci aprire ed entrai nella biblioteca infinita, carica di rotoli e
di volumi rilegati e semplicemente meravigliosi, rintanati nelle loro
cellette di maestosa quercia, vidi in fondo la Madras su una scala e con
ansia m’avvicinai.
“Madras, ho bisogno del tuo aiuto!”
Lei scese, preoccupata dal mio viso stanco: “Oh! Per le dee! Acer che ti
succede? Calmati per favore!”
“Ho bisogno del libro del Maestro Ombre! Ho bisogno di quel volume
Madras, ora, adesso!”
Lei non capiva ed era in ansia per la mia inquietudine: “Acer, ma di che
stai parlando?”
Io non ce la facevo più!
La bloccai per le spalle e dissi tutto d’un fiato: “Madras ti prego! Tu
sai cos’è successo quando sono giunta a Kolise! Tu sai degli
insegnamenti di quel guerriero sui ribelli e le armi! Madras Kristal, se
non vorrai aiutarmi, lo cercherò da sola, ma ci vorrebbero anni ed io
non ho anni per questo, è una cosa urgente.”
Lei si fece seria ed annuì, poi salì nuovamente sulla scala, ma giunse
fin sopra agli scaffali, in una nicchia tirò fuori il volume e me lo
porse, dicendo: “Ebbene Acer, questo è quanto hai domandato.”
L’abbracciai e poi mi voltai, sfogliando il libro.
Cercai tutta la mattinata, e cominciavo a perdere la speranza finché…
non apparve e per poco non lasciai cadere il libro.
Era quel simbolo!
I due cerchi blu con un triangolo sopra, piccolo e perfetto!
C’era un disegno nel mezzo di questi due dannati cerchi… una giovane
amazzone impalata all’asta di una bandiera, i suoi occhi erano
completamente bianchi ed urlava, mentre gli uomini ballavano tutt’attorno
a lei.
Fremetti a lungo, era un avvertimento, era il destino che mi
preparavano.
Sotto scriveva, in lettere rovinate dal tempo: “Relictio est!!”
Questo era il simbolo dell’abbandono!
Ma certo, come avevo potuto scordarlo?
Questo simbolo m’aveva perseguitata fin da bambina, che m’ero sentita
sola ed abbandonata, scordata dal mondo!
M’appariva negli incubi la notte, nei miraggi della fame di giorno!
Era l’emblema di un clan delle montagne!
Un clan potente, detentore di strani poteri che m’avevano attirato, come
api al miele… mi stavano portando alle loro fauci!
Capivo cosa mi aveva legata a loro, il sentimento della solitudine che
mi aveva così unito ai ribelli dei cerchi blu delle montagne, ma s’era
spezzato con la venuta di Helky, la sua magia s’era dissolta, eppure
ricordavo troppo bene le notti passate a piangere perché quell’immagine
girava nella mia testa… dovevo riuscire ad ucciderli tutti!
Dal primo all’ultimo, non si sarebbe salvato nessuno, finché non avrei
visto il segno bruciare per sempre nel fuoco dell’inferno!!
Salutai Kristal con un abbraccio e me ne andai.
Era notte fonda quando tornai da Helky, che m’attendeva: “Ma dove sei
stata? Devi ancora preparare le tue cose!”
Io lo guardai negli occhi e lui s’alzò di scatto, scuotendomi e
gridando: “Che t’hanno fatto? Acer, ti prego!!”
Ero immobile, senza parlare, sconvolta da quanto ricordato… poi però la
voce del mio sposo mi salvò ancora una volta… io m’inginocchiai e dissi:
“Amore mio, unico sostegno della mia vita! Giurami che li uccideremo
tutti!!”
Lui semplicemente mi tolse la faretra dalla schiena, tolse il cuoio con
legato il coltello e le altre armi, e posò tutto sul tavolo, poi mi
prese la mano.
“Avanti, ora dobbiamo andare a riposarci; domani partiremo amore mio!”
Io sorrisi e lo baciai, poi mi tolsi l’armatura e mi gettai sotto le
coperte.
Quella notte ci amammo a lungo, con molta passione e tenerezza, Helky fu
tanto dolce ed io mi persi nell’estasi dei sensi.
Capitolo 5 - HELKY
Un’alba livida copriva Arcano, le compagnie, pronte per la partenza,
erano allineate sul campo di manovra, aspettavano silenziose l’arrivo
del Comandante.
Fuori dalle mura della Kioskas, una folla di Hammers osservava lo
spettacolo.
Avrei preferito una cosa meno spettacolare, ma la partenza di un così
grande numero di guerrieri non poteva passare inosservata.
I miei incursori avevano già attraversato Krymenia ed iniziato a
ripulire la sponda occidentale del Kruill di ogni possibile sguardo
indiscreto.
Attraverso la grande porta, uscii dalla Kioskas, seguito da Acer che
innalzava fieramente la mia bandiera, quella che mi ero portata da
Tyrsis e che non era mai più stata spiegata fino a quel giorno: un'ascia
bipenne d’oro in campo azzurro.
Con un segno del capo salutai Madras Asiram, che era venuta ad onorarci
della sua presenza, e ci presentammo di fronte ai guerrieri, che alzando
le spade al cielo irruppero in un solo grido: “Nimira ed Helky!!”
Alzai il braccio, dando così il segnale della partenza e le dieci
compagnie mi seguirono sulla via del nord.
Nella mia vita di guerriero, ho sempre amato l’inizio delle spedizioni
di guerra.
È tutto così semplice e diretto... si lavora, si mangia, si dorme.
Un compito può essere eseguito solo in un modo e non in un altro, non
c’è posto per le interpretazioni.
C’è l’arte del guerriero, che ha la grazia della semplicità, e c’è la
compagnia di altri guerrieri, i quali condividono il nostro modo di
vedere le cose, e questa volta la presenza di Acer al mio fianco mi
rendeva tutto ancora più gradito.
I miei guerrieri erano disposti a credere alle mie capacità di
Comandante e inoltre avevano deciso che ero uno di loro.
In quanto ad Acer, fu presto evidente che la guardavano come un
guerriero, non davano importanza al fatto che fosse una amazzone, era
l’Aiutante del Comandante… portava la sua bandiera e camminava nella sua
ombra.
Non c’è gioia maggiore di questo sentirsi accettato, ed il mio amore era
felice di cavalcare, fiera ed orgogliosa al mio fianco.
La marcia verso Nosambra non sarebbe stata uno scherzo.
Avremmo evitato ogni luogo abitato e viaggiato in un territorio del
tutto aspro s selvaggio.
Le carte in mio possesso davano scarsi dettagli e più di una volta
dovetti affidarmi alla mia buona stella.
Due cose sapevo comunque per certo: i carri carichi di vettovaglie per
noi e di sale per le Hibryans procedevano con difficoltà e la velocità
era essenziale, perché mi ero prefissato di raggiungere Nosambra in
dieci giorni.
Un guerriero durante una campagna vive più duramente di uno schiavo, e
quella marcia, attraverso una terra desolata cosparse di rocce, fu una
prova terribile come una battaglia.
Ero preoccupato per Acer: fingendo di non guardarla, non perdevo
occasione di osservarla, temevo che non sarebbe riuscita a resistere
alle fatiche e che fosse crollata dalla stanchezza.
Sapevo che sarebbe stato un colpo terribile per il suo orgoglio, ma
anche per il suo prestigio fra i guerrieri, i quali, molto spesso,
guardano alle amazzoni come se fossero delle ragazzine che giocano alla
guerra; bisogna però ammettere che le amazzoni si sentono superiori a
qualsiasi guerriero, e non ne fanno mistero.
Ma il mio tesoro tenne duro e non sfigurò neppure in confronto al
migliore dei miei guerrieri, ero veramente fiero di lei e glielo dissi:
“Acer tesoro, tu sei la degna moglie di un Comandante, stai dimostrando
di meritare i gradi di ufficiale, sono molto fiero di te.”
Lei alzò il viso e mi guardò con piglio severo: “Cosa credevi? Di aver
sposato una donnetta qualsiasi? Sono un’amazzone di Gana! Ricordatelo!”
“Non me lo dimenticherò mai più, Signora Aiutante di Campo!”
Il suo viso si sciolse in un sorriso luminoso, di quelli che mi
stringono il cuore, in quel momento avrei voluto abbracciarla e rapirla
sul mio cavallo, per fuggire con lei lontano dal mondo.
“Signore! È permesso ad un Aiutante di Campo di amare il proprio
Comandante?”
“Certo Signora, è permesso, quando l’Aiutante è una persona deliziosa
come lei.”
“Ti amo, Helky, vorrei tanto baciarti.”
“Anch’io, sto morendo dalla voglia dei tuoi baci… ma cosa direbbero gli
uomini nel vedere il Comandante baciare il proprio Aiutante?”
Lei rise, poi disse: “Sarà per un’altra volta.”
La prima sera ci accampammo al limite del bosco, montammo le tende,
piazzammo le sentinelle e non accendemmo fuochi, per non rivelare la
nostra presenza, mangiammo carne secca e pane raffermo.
Sotto la tenda, Acer si raggomitolò contro di me e si addormentò subito,
senza darmi neanche il tempo di baciarla.
Per altri nove giorni, viaggiammo cosi, senza incontrare anima viva, poi
una sera una pattuglia mandata in esplorazione tornò con la notizia,
eravamo arrivati in vista di Nosambra.
Radunai gli ufficiali: “Ecco, la marcia di avvicinamento finisce qui;
quando calerà il sole, scenderò a valle per incontrare le Hibryans ed
esaminare con loro tutte le possibilità da attraversare la palude
velocemente e senza dare nell’occhio. Intanto fate scaricare il sale e
le provviste, perché dovremo abbandonare i carri, li nasconderemo e
forse un giorno torneremo a riprenderceli, ci sono domande?”
Acer alzò la mano “Posso parlare Comandante?”
“Certo che puoi.”
“Hai per caso intenzione di recarti da solo ad incontrare le Hibryans?”
“Si! Perché? Non vedo la necessità di andarci in gruppo.”
“Comandante, verrò con te, l’Imperatrice nominandomi il tuo Aiutante mi
ha dato un incarico preciso, non posso lasciarti andare da solo.”
Repressi a stento un sospiro, non volevo che Acer venisse con me, poteva
essere pericoloso, ma non volevo neanche lanciarmi in una discussione
senza speranza, perché conoscendo mia moglie sapevo che poteva essere
testarda come un mulo, decisi comunque di fare un tentativo.
“Avresti per caso l’intenzione di discutere le mie decisioni?”
Vedevo Acer infervorarsi e d’altra parte i miei ufficiali reprimere a
stento i sorrisini divertiti.
“Comandante! Hai per caso deciso di destituirmi?”
Non sapevo se arrabbiarmi o mettermi a ridere.
“Ma che discorso è questo?”
Ma Acer non rideva per niente, mi guardò con aria di sfida e disse:
“Comandante, se dovesse capitarti un incidente in mia assenza, come
potrei giustificarmi davanti all’Imperatrice?”
Ora nessuno aveva più voglia di sorridere, quello che ai miei ufficiali
era sembrato un battibecco fra un marito ed una moglie un po’ rompi, era
improvvisamente diventato una questione seria, Acer mi aveva incastrato.
“Va bene, verrai con me.”
Devo riconoscere che Acer si comportò bene, non fece pesare la sua
vittoria, si accontentò di annuire, senza dimostrare la sua
soddisfazione.
Così, mentre la notte scendeva ci allontanammo dall’accampamento diretti
a Nosambra.
Giunti alla zona paludosa, ci sedemmo ad aspettare.
Acer bisbigliò: “Helky, amore, sei arrabbiato con me?”
“No, non sono arrabbiato, sono soltanto preoccupato, se ci fosse qualche
ribelle nei dintorni….."
Lei non mi lasciò finire di parlare: “Se ci fossero dei ribelli qui
attorno, saresti solo ed io all’accampamento sarei morta dall’angoscia…
lo capisci questo? Testone mio!”
La discussione fu interrotta… era arrivata una Hibryan, si avvicinò
cautamente… poi parlando a voce bassa, chiese: “Tu sei il Comandante
Helky?”
“Si, sono Helky e questa è il mio Aiutante di Campo, Acer.”
“Bene! Ti aspettavamo, i tuoi esploratori sono arrivati a Nosambra due
giorni fa, e ci hanno annunciato il tuo arrivo, cosa possiamo fare per
te?”
“Voglio portare i miei guerrieri sulla montagna e distruggere i nemici
di Nimira, ma vorrei farlo senza essere scoperto.”
L’Hibryan sorrise: “Sapevo già tutto questo, i tuoi uomini ce l’avevano
detto… noi abbiamo preparato tutto. La prossima notte, alcune di noi
raggiungeranno il tuo accampamento e guideranno te ed i tuoi attraverso
Nosambra… poi saliranno sulle montagne per aprirti la strada.”
“Ti ringrazio, intanto se vuoi mandare della gente all’accampamento,
abbiamo un grosso carico di sale per voi, è Nimira che ve lo manda.”
“Quando la vedrai, ringrazia l’Imperatrice a nome nostro ed assicurala
della nostra fedeltà.”
L’Hibryan emise un leggero fischio e dalla notte si materializzò un
folto gruppo di guerriere.
“Queste mie guerriere vi accompagneranno per prelevare il sale e non
temete sorprese, abbiamo eliminato tutte le spie dei ribelli; da qui a
due giorni di marcia, ci rivedremo domani sera... ti auguro la buona
notte, Comandante ed anche al tuo aiutante faccio lo stesso augurio.”
Come era arrivata, l’Hibryan sparì senza rumore.
Non avevo mai visto queste strane creature ibride, avevano una coda
sottile, due piccole, ma robuste corna sulla sommità del capo, ricurve
come quelle di un ariete, e piccole ali palmate sulla schiena. Ne avevo
sentito parlare, ma avevo sempre ritenuto che erano fantasie… invece,
no! esistevano davvero.
Capitolo 6 - ACER
Era da molto tempo che non mi mettevo in viaggio per un lungo periodo,
ma appena saltai in sella, ritrovai in me subito quelle sensazioni note
da anni: l’allerta verso l’ignoto e la voglia di superare ogni ostacolo,
la ricerca della meta che è sempre un po’ più vicina, ad ogni passo.
Devo riconoscere che Helky è un Comandante molto efficiente e dotato.
In tutti i dieci giorni di viaggio si era sempre dimostrato sicuro e
saldo come una roccia, solo a guardarlo i suoi guerrieri riacquistavano
la fiducia e riuscivano ad andare avanti.
Pochi giorni dopo aver iniziato il cammino credetti di non riuscire a
finirlo mai più.
La mia gola era arsa dalla sete ed il corpo stremato dalle fatiche, ma
l’orgoglio mi salvò.
Come una mano invisibile m’obbligò a cavalcare con la schiena eretta e
gli occhi avanti, bloccò la sete e chiuse ogni pensiero di fatica, ora
sapevo che niente mi poteva più fermare dal compiere la mia vendetta.
I soli erano tutti uguali, cavalcavamo tutto il giorno e ci fermavamo
quando nell’orizzonte apparivano, meravigliose, le stelle che in quella
terra parevano ancora più splendide.
Dopo la cena, consumata in fretta, Helky riuniva gli ufficiali, si
parlava del cammino percorso durante il giorno, di quello da percorrere
l’indomani, ed anche di quando avremmo dovuto affrontare i ribelli. Dopo
queste riunioni, io mi dedicavo all’arco ricevuto in consegna, prima
della partenza da Kolise, non avevo molta dimestichezza con quell’arma,
solo i guerrieri di Gams la usavano, tutti gli altri usavano la
balestra.
Avevo intrecciato con dei rami flessibili una specie di cerchio molto
leggero, legato ad una lancia.
La sera, subito dopo il consiglio di guerra, prendevo l’arco, la faretra
ed il mio bersaglio, dirigendomi ai margini dell’accampamento, avendo
cura di rimanere nel cerchio delle sentinelle.
Impiantavo la lancia nel terreno per poi allontanarmi e mirare al buco
della ghirlanda.
Non feci mai centro in tutti quei giorni.
La grande difficoltà era appunto la leggerezza e flessibilità del
bersaglio, che si muoveva al ritmo del vento beffardo, che si divertiva
a cambiare direzione ed intensità quando avevo già scoccato la freccia.
Ed una sera, in uno scatto d’ira per l’ennesimo tiro a vuoto, ruppi la
corda dell’arco.
Caddi in ginocchio per questo che mi pareva un delitto ma non dissi
nulla, misi via tutto, arco, frecce e bersaglio e tornai indietro, per
scivolare nella tenda del mio amore ed addormentarmi immediatamente
vicino al suo corpo caldo, senza neppure riuscire ad augurare la
buonanotte.
Il decimo giorno eravamo in vista di Nosambra ed Helky decise di andare
ad incontrare le Hibryans da solo.
Non lo avrei mai lasciato partire solitario verso una zona ignota!
Potevano esserci dei nemici e lui, per quanto coraggioso e forte poteva
trovarsi nei guai e poi… il mio compito era quello di stargli accanto, e
se Nimira ordinava questo, ebbene io l’avrei fatto con o senza il suo
consenso.
Poiché Helky non poteva controbattere agli ordini dell’Imperatrice, si
arrese e mi permise di seguirlo; ed io lo feci.
Incontrammo le ibride verso sera e, dopo un breve colloquio, tornammo
scortati da alcune di loro verso l’accampamento che avevamo piazzato
sulle rive di un affluente del Kruill.
Erano davvero degli esseri eccezionali e completi, di una strana
bellezza selvaggia.
Io ne avevo visto uno soltanto in un disegno di Althea, una mia sorella
amazzone, che aveva da tempo una forte amicizia con una di loro, quando
ne parlava le tremava la voce.
Ogni tanto si recava a Nosambra a visitare quella sua amica, e tornava
sempre trasformata, con un'aria allo stesso tempo sognante e felice, la
pelle che pareva più luminosa ed una rinnovata carica d’energia.
Mentre camminavamo, m’accorsi che una di quelle creature mi guardava con
insistenza e cercava, senza farsi notare dagli altri, di attirare la mia
attenzione.
Quando giungemmo al campo, mi portai al suo fianco e le sussurrai: “Cosa
cerchi da me?”
Lei fece cenno di stare zitta e di seguirla dietro un gruppo di tende ed
io ubbidii.
A quel punto lei mi prese per una mano e disse: “Il mio nome è Iori e
due giorni fa è giunto a Nosambra il gruppo dei tuoi guerrieri, uno m’ha
detto d’aver una cosa per te."
Sulla mia mano fece scivolare, da non so dove, una specie di lungo
vermicello, lo guardai meglio e con stupore m’accorsi che era proprio la
corda di un arco, come quella che avevo rotta il giorno prima! Non
riuscendo a farle domande, lei continuò: “M’ha detto anche di
rimproverarti se per caso avessi rotto la corda del suo arco, perché non
è facile costruirne una nuova e perfetta per quell’arma! Ha detto
inoltre di allenarti con impegno e di voler trovare la sua arma
prediletta perfettamente a posto quando vi rivedrete... ora devo
scappare amazzone, i miei saluti!”
E mi lasciò lì, imbambolata con quella corda in mano e mille quesiti per
la testa.
Poi sul fiume giunsero le zattere destinate al trasporto del sale, e fu
allora che conobbi Misime.
Quella sera, nonostante la stanchezza, portai l’arco nella tenda dove
dormivamo e risposi allo sguardo del mio tesoro.
“Comandante, ho bisogno di una mano per tendere bene la corda di quest’arco,
io non ne sono capace.”
Lui prese l’arma ed agganciò da una parte la corda, mentre tirava l’arco
dall’altra, per chiuderla.
Io rimasi a guardare, ma ero preoccupata, persino Helky metteva fatica
nel posizionarla… era davvero uno strumento raro.
Alla fine fu premiata la sua forza e l’arco fu pronto.
Gli saltai al collo per la felicità, facendolo cadere all’indietro.
Sentendo rumori strani una sentinella s’avvicinò alla tenda.
“Tutto bene Comandante Helky?”
Subito mi staccai da lui, che rispose: “Si, tutto bene, fa buona guardia
e tieni gli occhi aperti.”
Sospirai, neppure quella sera ero riuscita a dargli un bacio, neanche
uno soltanto, ma dopotutto sarebbe stato peggio dover attenderlo a
Kolise, senza nemmeno vederlo per troppe, troppe lune.
Ma mi sbagliavo: dopo aver chiuso la tenda per bene, Helky mi prese la
mano e mi fece sedere a lui vicino, mi tolse la corazza e sciolse i
legacci che chiudevano il mio corpetto.
Chiusi gli occhi e mi abbandonai alle sue carezze... non saprei spiegare
cosa successe, ebbi una strana sensazione, come se il mio spirito avesse
abbandonato il mio corpo per abbracciare quello di Helky.
Fu sconvolgente e meraviglioso, allacciati raggiungemmo le stelle
lontano dal mondo, mio tesoro mi amò con tutto il suo essere, come mai
mi aveva amata prima.
La mattina seguente non ci mettemmo in marcia come ogni giorno, ma ci
ritrovammo fuori dalle tende, in uno spiazzo largo ed Helky dettò gli
ordini ad ogni ufficiale per preparasi ad attraversare Nosambra..
Poi andammo al fiume, per vedere a che punto erano giunte le Hibryans
con il carico del sale, e constatammo che questo era terminato e Misime
ci annunciò di essere pronta a caricare i nostri carri per nasconderli
in Nosambra.
Notai che mentre parlava con Helky, Misime non staccava gli occhi da me,
ma credetti che lo facesse perché la vista di una donna l’incuriosiva.
La vista dell’acqua limpida che scorreva a pochi passi era una
tentazione irresistibile, così dissi ad Helky: “Come mi piacerebbe poter
immergermi in queste acque così limpide, sono giorni che non riesco a
lavarmi in maniera decente, ma con tutti questi uomini in giro non mi
sarà possibile.”
Misime sorrise e mi disse: “Se vuoi davvero bagnarti, noi ti
aiuteremo... erigeremo un riparo in mezzo al fiume dove c’è quel masso
emergente, e nessuno ti potrà vedere, vuoi?”
L’offerta era troppo allettante per rifiutarla, e dopo aver interrogato
Helky con lo sguardo, accettai.
In pochi minuti, le Hibryans avevano eretto attorno al masso una piccola
struttura di giunchi e foglie intrecciate, ed io seguii Misime nel
fiume.
Per prima cosa lei prese le mie armi e le consegnò ad una sua
subordinata, raccomandandole di conservarle con la massima cura, poi mi
aiutò a togliere la corazza, ed infine senza che glielo chiedessi, mi
aprì il corpetto della divisa e mi spogliò.
Mi fece immergere completamente ed usando delle piante a me sconosciute
iniziò a lavarmi i capelli, poi, incurante delle mie proteste, mi lavò
completamente.
Mi aiutò ad uscire dall’acqua e sempre con piante e fiori acquatici mi
frizionò per asciugarmi.
Mi ripeteva di continuo: “Quanto sei bella, Acer.“
Era così piacevole che, dopo un attimo d’imbarazzo, la lasciai fare, mi
sentivo bene, fresca e pulita, e gli olii essenziali penetravano la mia
pelle ammorbidendola.
Giunte sulla riva, Misime mi s’avvicinò offrendomi un fiore: “Ho colto
questo fiore per te... quando tornerai dalla montagna, vorrei che tu ti
fermassi a Nosambra, ti farei da guida per visitare il nostro mondo, ti
sarei amica e se lo vorrai… potrei essere anche di più.”
Non mi era chiaro il senso di questo discorso ma accettai il fiore di
buon cuore, dicendo: “Misime, ti sono grata per il fiore ed anche per
l’invito, ma quando, e se, scenderemo dalle montagne, non credo che mi
sarà possibile di fermarmi, avrò un dovere da eseguire.”
“Ma il tuo Comandante non potrebbe forse autorizzarti a rimanere qui,
almeno per un po’?”
“Certo! Il mio Comandante può autorizzarmi a rimanere qui, ma sono io
che non voglio, devo presentarmi a Nimira e rendere conto del mio
operato, e poi voglio seguire mio marito.”
Misime mi guardò confusa, la delusione le si vedeva in faccia.
“Oh! Sei sposata con un uomo, e dov’è ora?”
La domanda mi pareva così ingenua che non riuscii a trattenere una breve
risata, aumentando in questo modo la confusione di Misime.
“Certo che sono sposata con un uomo! Le donne sposano gli uomini! È
normale, in quanto a dove si trova mio marito, ebbene è qui di fronte a
te, è il Comandante Helky.”
La povera Misime era sempre più a disagio, così Helky, che fino ad
allora aveva assistito alla nostra conversazione in assoluto silenzio,
decise d’intervenire e disse: “Misime, non avertene a male, sono certo
che Acer è felice di aver conquistato la tua simpatia. Vedi per noi è
ovvio che una donna sia sposata con un uomo, ed è stata la tua sorpresa
a lasciarci stupiti, ma oltre che ad essere mia moglie, lei è anche un
guerriero e deve ubbidire agli ordini dell’Imperatrice.”
Misime sorrise: “Oggi ho imparato una cosa, ma vedi a Nosambra ci sono
alcune donne, tutte amazzoni che sono riuscite a sfuggire ai loro
aguzzini e che abbiamo accolte, sono rimaste da noi, forse si
vergognavano troppo per tornare alle Kioskas, e nessuna di loro aveva
mai accennato a questo cose.”
Poi tornò a rivolgersi direttamente a me: “Malgrado tu sia sposata,
accetteresti di diventare la mia amica del cuore? Non te ne pentiresti
mai, te l’assicuro, perché il sentimento che provo per te è più forte
della semplice amicizia o simpatia.”
Ignoravo assolutamente il senso delle parole di Misime, e così non ebbi
difficoltà a rispondere.
“Certo Misime, sarò felice di essere la tua amica del cuore.”
Lei fece un largo sorriso e dalla borsa che portava appesa alla cintura
prese un anellino d’oro, raffigurante delle foglie di ninfee
intrecciate, con fare quasi solenne, me lo mise al dito mignolo della
destra e mi diede un bacio sulle labbra.
“Ora a Nosambra, tutte sapranno che sei la mia amica del cuore, sarei
sempre la benvenuta e tutte ti saranno d’aiuto nel bisogno.”
Detto questo, Misime si allontanò per tornare ad occuparsi delle
zattere.
Guardavo quell’anellino, mi ricordava qualcosa, ero certa di averne già
visto uno simile, ma non riuscivo a ricordarmi dove… poi all’improvviso,
nella mia mente, vidi la mano destra di Althea.
A metà mattinata arrivarono Dardel, la guida Vulkar, e Sardek,
l’ufficiale che aveva guidato gli incursori attraverso Krymenia e lungo
la riva occidentale del Kruill, per fare il loro rapporto e di colpo mi
dimenticai delle strane parole di Misime.
Fecero un lungo e dettagliato rapporto su quello che avevano fatto e
quello che avevano scoperto, la discussione durò a lungo, ed Helky diede
l’ordine di preparasi ad attraversare Nosambra.
Nel pomeriggio, Misime tornò con una mappa abbastanza dettagliata delle
montagne più vicine e dopo averla esaminata non ci rimaneva che
aspettare la sera.
Per ingannare il tempo fino al momento della partenza, presi l’arco, la
faretra ed il mio bersaglio, volevo fare un ultimo tentativo. Mi
allontanai un po’ dalle tende che gli uomini stavano già smontando e
piantai la lancia nel suolo.
Presi bene la mira e tentai di concentrarmi molte volte, ma fu inutile!
Quel dannato cerchio, l’avrei bruciato dalla rabbia che mi procurava...
ad un tratto sentiì delle risa: “Ah ah ah, ma Ufficiale che combina?”
Era un guerriero biondo, con i capelli corti e gli occhi neri, giovane,
che s’avvicinava tranquillamente, avvolto in un mantello scuro.
Io m’infervorai ancora di più delle sue parole e lasciai un’altra
freccia che finì di molto sopra, non potei trattenermi.
“Accidenti! Io non ci riesco ad usare questo strumento!!”
Lui s’avvicinò e lo prese dalle mie mani: “Mi farebbe provare?”
Gli diedi una freccia e lui la lanciò, mancando il centro di poco a
sinistra; mi ritornò l’arma: “Mhh, non sono poi molto bravo, mi spiace!”
Mi misi a ridere, era bravo e modesto: “Non è vero! Sei bravissimo! Con
questo vento poi! Dai insegnami un po’!”
Lui sembrava inquieto e si guardò in giro: “Perché non lo chiede al
Comandante?”
“Smettila! Dammi del tu! E poi lo sai benissimo che il Comandante è
impegnato, non ha tempo per darmi lezioni di tiro con l’arco, anche se
sicuramente sarebbe un bravissimo maestro!”
Sospirai a pensare al mio amore ed alle sue carezze.
Il guerriero mi fece tendere l’arco, poi si mise in meditazione ed
esclamò: “Più in alto quel gomito… guarda esattamente la punta della
freccia, bene, ora alzalo un po’ di più e tendi ancora… ancora… ancora!”
Ma non riuscii a trattenere la mano e lanciai malissimo, lui sbuffò
divertito vedendomi prendere l’ultima freccia dalla faretra e sentirmi
dire: “Bene, questa è mia!”
Tesi l’arco… ma stavo per non farcela.
La fatica era terribile…. allora l’uomo si mise dietro di me ed inclinò
il mio braccio avanti, per prendere meglio la mira, poi s’avvicinò
ancora e mise la sua mano sulla mia per trattenere la corda, guardammo
entrambi la punta della freccia, sentivo la sua concentrazione poi
sussurrò al mio orecchio: “Ora!!”
Scoccai… ed il cerchio cadde al suolo.
Rimasi impietrita a vedere la freccia conficcata nella lancia,
esattamente sul legaccio che avevo messo per tenere la ghirlanda unita.
Un altro guerriero passò di lì e ci vide, ancora vicini all’arco e corse
verso di noi, urlando: “Hei, tu, Zalesc! Che fai? Cosa diavolo stai
facendo! Perdonalo Ufficiale, ti prego di perdonarlo!”
Io tentai di spiegare: “Mi stava solo insegnando a tirare con l’arco,
nulla di più! Calmati per favore!”
Ma lui non riusciva a calmarsi e mi resi improvvisamente conto che
doveva essere sembrato qualcosa di terribile!
Ma Zalesc bloccò il compagno per le spalle e disse: “Hai sentito quanto
ha detto l’Aiutante di Campo del nostro Comandante? È vero quanto dice,
perciò smettila di agitarti e se ti sento parlare con qualcuno di quanto
hai visto, non sfuggirai alla mia ira!’
Il guerriero scappò via annuendo e Zalesc si girò verso di me,
spostandosi un ciuffo dalla fronte.
“Bene, a presto Ufficiale, la prossima volta lo centrerà stia
tranquilla! Però avrebbe bisogno di un arco adatto alla sua statura,
questo è troppo grande per lei. I miei saluti, è proprio una bravissima
amazzone.”
E se ne andò come era venuto, nel vento.
Io mi girai con un terribile vuoto nel cuore… avevo paura che qualcuno
avesse potuto fraintendere tutto, anzi, che Helky per primo potesse
venire a conoscenza di verità contorte e trasformate dalla bocca di quel
guerriero o peggio ancora che avesse visto lui stesso!
“Si fida di me, non devo preoccuparmi!”
Così pensavo, eppure sentivo un’ansia ed un turbamento… e maledicevo la
mia leggerezza.
Corsi alla tenda, ma non lo trovai.
Allora mi misi a fare su le sacche da viaggio, finché non lo sentii
posarsi accanto a me.
Senza guardarlo negli occhi dissi: “Comandante ho fatto le sacche, cosa
posso fare ora?”
Ma m’irrigidii a sentire la sua mano sulla mia, era aperta la tenda, lui
non poteva dimostrarmi il suo affetto davanti a tutto l’esercito!
Respirai profondamente e girai piano la testa….
Capitolo 7
- HELKY
Tornammo indietro scortati da alcune guerriere Hibryans.
Appena giunti all’accampamento, vidi diverse zattere risalire la
corrente dell’affluente del Kruill lungo le rive del quale avevamo
piantato le tende.
Le zattere attraccarono ed una giovane Hibryan, con un balzo, raggiunse
la riva e mi si presentò.
“Sei tu il Comandante Helky?”
“Si sono Helky.”
“Ti saluto, il mio nome è Misime, il mio compito è di organizzare il
carico del sale e di provvedere a nascondere i tuoi carri.”
Tornò a salutare prima di dirigersi verso le zattere ed impartire le
istruzioni.
Da parte mia, mi affrettai a chiamare gli ufficiali.
“Tenete gli uomini a distanza da questi esseri, hanno troppe
similitudini con le donne per non suscitare qualche pensiero nelle loro
menti, mandateli a riposare, che questa sarà forse la loro ultima notte
di tranquillità.”
Ci ritirammo sotto la nostra tenda, e dopo aver sistemato la corda di un
arco, come mi aveva chiesto Acer, non poté resistere più a lungo, la
presi per la mano e la feci sedere al mio fianco, poi le levò la corazza
di cuoio che ricopriva il suo torace, lentamente sciolsi i legaci del
suo corpetto per aprirlo e sempre molto piano iniziai a spogliarla.
Lei stava ferma, teneva gli occhi chiusi ed il suo respiro si era fatto
un po’ affannoso, la baciavo sulle palpebre, sulla bocca, sul collo,
sulle spalle, sul seno ed, a mano a mano, che scoprivo suo corpo, la
bocca scendeva.
Mi spogliai in fretta.
Dopo giorni di astinenza e di desiderio repressi, ci buttammo nelle
braccia l’uno dell’altra, le nostre labbra erano incollate, le nostre
lingue erano intrecciate, le nostre mani, come dotate di volontà
propria, percorrevano, con una lentezza disperante, i nostri corpi di
carezze snervanti.
Acer raddoppiò la foga del suo bacio e fummo una sola carne; non
esisteva più niente all’infuori della mia donna, solo lei riempiva i
miei pensieri.
Nella mia mente si materializzò un essere luminoso d’indicibile
bellezza, che sorridendo mi tendeva le braccia... era lo spirito di Acer
che, spinto dalla forza dell’amore, aveva infranto ogni barriera per
congiungersi con il mio.
Ci amammo con il corpo e con la mente, fra le sue braccia ero
trasportato negli spazi senza confini di un estasi infinita, solo
nell’universo con il mio tesoro.
Il nuovo giorno ci trovò ancora avvinghiati.
Dopo un rapido bacio, ci alzammo e ci vestimmo in fretta, poi andammo in
riva al fiume per vedere come procedevano le operazioni di carico del
sale.
Le Hibryans avevano già completato l’opera e le prime zattere si erano
già allontanate.
Misime ci raggiunse e disse: “Hai visto Comandante, le cose sono andate
bene, quando torneranno le zattere caricheremo i tuoi carri e li
nasconderemo a Nosambra, dove nessuno li potrebbe trovare.”
Ma mentre parlava, i suoi occhi non lasciavano Acer; non ci prestai
molta attenzione, ritenendo che fosse semplicemente curiosa.
“Mi complimento con te Misime, siete molto efficienti.”
A questo punto intervenne Acer, manifestando la propria delusione di non
poter fare un bagno nel fiume.
Misime sorrise e propose ad Acer di fare erigere un riparo in mezzo al
fiume, dove Acer avrebbe potuto bagnarsi nascosta agli sguardi
indiscreti.
Acer mi lanciò uno sguardo interrogativo ed io annuii.
Pochi minuti dopo, le Hibryans avevano eretto una specia di cabina in
mezzo al fiume, ed Acer, bene nascosta, sguazzava nell’acqua.
Quando dopo il bagno mi raggiunse, Acer era gaia come un fringuello,
felice di sentirsi fresca e pulita.
Misime ci raggiunse e porse un fiore ad Acer, dicendole che lo aveva
colto per lei, ed invitandola a fermarsi a Nosambra quando saremmo scesi
dalle montagne, offrendole la sua amicizia e se lo avesse voluto anche
di più…
Io, ignorante del fatto che le Hibryans potevano, all’occorrenza,
cambiare sesso, assisteva allibito a questa scena incredibile, almeno
per me... Misime stava corteggiando apertamente Acer.
In quell’occasione, Acer dimostrò di possedere molto tatto e
sensibilità, rifiutò gentilmente l’invito pure dimostrando tutto il suo
apprezzamento per lo stesso, ma quando saremmo tornati dalle montagne,
lei avrebbe dovuto presentarsi a Nimira.
Misime però non si dava per vinta ed insisteva, dicendo che io avrei
potuto darle il permesso di fermarsi; non c’erano più alternative ed
Acer le rispose che era lei a non voler fermarsi perché intendeva
seguire il suo marito.
Misime mostrò una grande sorpresa e disse: “Oh! Sei sposata con un uomo,
e dov’è adesso?”
Acer si mise a ridere, mandando la povera Misime in completa confusione,
poi mi presentò: “Ecco mio marito! È il Comandante Helky.”
E le spiegò che era una cosa normale, almeno per gli umani, che le donne
sposassero gli uomini.
Misime non sapeva più come comportarsi, era rossa in viso, mi fece
pena... così decisi d’intervenire nei loro discorsi per spiegare all’Hibryan
che, se Acer rideva, era per la sorpresa, non per prenderla in giro.
Credevo che tutto fosse finito lì, invece Misime, che non aveva
intenzione di rinunciare ai suoi intendimenti, chiese ad Acer di
diventare la sua amica del cuore; noi non sapevamo cosa intendessero le
Hibryans con queste poche parole e, dopo avermi interrogato con lo
sguardo, Acer accettò, ed allora, Misime le mise al dito mignolo della
mano destra un anello d’oro, poi la baciò sulle labbra e si allontanò
per tornare ad occuparsi delle zattere.
Acer ed io ci guardavamo perplessi, c’era qualcosa che ci sfuggiva, ma
non capivamo che cosa.
Forse in un futuro, più o meno lontano, gli avvenimenti ci avrebbero
fatto capire in quale situazione ci eravamo lasciati coinvolgere.
Infatti, prima che il sole si alzasse un’altra volta, tutto sarebbe
stato chiaro.
A metà mattinata, arrivarono Dardel e Sardek, l’ufficiale che aveva
guidato gli incursori attraverso Krymenia e lungo la riva occidentale
del Kruill, di colpo ci dimenticammo di Misime per dedicarci ai nuovi
arrivati.
Gli ufficiali riuniti ascoltavano Dardel e Sardek: “Dunque, Comandante,
appena usciti da Krymenia, abbiamo avvistato una postazione ribelle,
l’abbiamo attaccata, distrutta ed uccisi gli occupanti, poi abbiamo
iniziato la marcia verso il nord. I ribelli avevano posti di
osservazione, distanti l’uno dall’altro a circa mezza giornata di
cavallo... nessuno degli occupanti si è salvato, inoltre ci siamo
impossessati di alcuni spow. Solo di fronte a Nosambra non abbiamo
trovato niente, le Hibryans non hanno mai permesso che i ribelli
s’installassero nelle vicinanze, appena tentavano di costruire una
postazione questa veniva attaccata e distrutta. Qui siamo stati accolti
bene ed il sentiero che porta al passo è libero, per almeno una giornata
di marcia, la cosa è certa, perché l’abbiamo percorso senza incontrare
anima viva, con il favore delle tenebre le compagnie possono
attraversare il fiume in tutta tranquillità!.”
“Bene, preparatevi e tenete gli uomini pronti, questa notte, passando
per Nosambra raggiungeremo l’altra riva ed inizieremo a salire sulle
montagne.”
Nel pomeriggio Misime tornò, ci portava una carta abbastanza dettagliata
dei monti e gli insediamenti dei ribelli più vicini vi erano segnati; si
sedette vicino ad Acer e, con la massima naturalezza, non perdeva
occasione per toccarle la mano oppure il braccio, lasciandomi alquanto
perplesso di fronte a tanta familiarità.
Terminato quell’incontro me ne andai a visitare le compagnie, parlavo
con gli ufficiali e gli uomini, ascoltavo le loro preoccupazioni di non
essere all’altezza dell’impresa da compiere... nessuno di loro aveva mai
partecipato ad una battaglia reale, ed io li rassicuravo, ma constatavo
che il morale era alto.
Intanto Acer si era allontanata per dedicarsi al suo passatempo
preferito… il tiro con l’arco!
Dopo aver finto il mio giro d’ispezione, me ne tornavo verso la nostra
tenda quando vidi due guerrieri azzuffarsi, non potevo tollerare una
cosa simile e mi avvicinai a grandi passi.
“Hei!! Voi due! Che fate? Vi sembra una condotta degna di due guerrieri
di Gams? Perché litigate?”
Si erano fermati, tenevano gli occhi bassi, guardandosi la punta dei
piedi, ma non rispondevano.
“Allora! Sto aspettando una spiegazione! Avanti! Parlate!”
Uno dei due si decise ad alzare il viso ed a parlare: “La prego,
Comandante, non s’arrabbi, ma io ho visto Zalesc mancare di rispetto al
suo Aiutante di Campo, col pretesto d’insegnarle a tirare con l’arco;
egli le stava appiccicato addosso... secondo me, non era una buona
ragione per starle incollato in quel modo e…”
“Basta così! E tu Zalesc, cosa mi puoi dire?”
“Ma è la verità, Comandante, non c’era niente di riprovevole, ma questo
qui invece di ascoltare l’Aiutante di Capo, si è messo a gridare e se
non lo fermavo andava a gridare questa bugia per tutto l’accampamento.”
“E cos’ha detto l’Aiutante di Campo?”
“Che io le stavo insegnando a tirare con l’arco.”
Mi rivolsi all’altro guerriero: “Per caso non credi alle parole
dell’Aiutante di Campo?”
L’uomo in preda ad un evidente imbarazzo rispose: “Si, Comandante, ma
credevo che volesse coprire Zalesc per evitargli di incorrere nella tua
ira.”
“Dunque, tu credevi che l’Aiutante di Campo mentisse?”
“No, Comandante, io non…..”
Rimase zitto, non sapeva più cosa rispondere.
“Bene! Raggiungete le vostre compagnie! E ricordatevi, se sento una sola
parola su questo fatto, ve ne pentirete amaramente! Ed ancora un’altra
zuffa e vi mando via, non sareste più degni di fare parte dei miei
guerrieri… siamo intesi?”
Li guardai che si allontanavano mogi mogi, e tornando verso la tenda
pensavo a quanto fosse stata imprudente Acer: avrebbe dovuto pensare che
non si poteva più comportare come una semplice amazzone, ora che era un
Ufficiale dei miei guerrieri… inoltre non potevo tollerare che la
reputazione di mia moglie fosse sfiorata, neppure dall’ombra del più
minimo dubbio sulla sua moralità.
Quando arrivai alla tenda, trovai Acer visibilmente a disagio... evitava
di guardarmi in faccia.
Notai, leggermente sorpreso, che era senza corazza, la stava lucidando,
cosa assolutamente inutile, ma lo faceva per darsi un contegno.
Mi fece pena a vederla così agitata, tanto che le dissi: “Ciao, amore,
va tutto bene, non preoccuparti.”
Lei, finalmente, alzò il viso per guardarmi e mi accorsi che aveva gli
occhi gonfi dal pianto, feci finta di niente: non era il caso
d’insistere su questa storia, però guardandomi intorno mi accorsi che
l’arco e la faretra erano spariti.
La sera scendeva rapidamente su Arcano, eravamo pronti ad iniziare la
traversata di Nosambra, aspettavamo solo il segnale che le Hibryans ci
dovevano dare.
Eravamo fermi sul limite dell’acquitrino, Acer, Misime, un’altra Hibryan
di nome Iori ed io, scrutavamo la palude.
Improvvisamente vidi una serie di luci avanzare in file parallele verso
di noi.
“Cosa sono?” chiesi a Iori.
“Stanno segnando i margini del sentiero.” Mi rispose l’Hibryan.
“Come fanno?”
“Oh! È semplice, si costruiscono delle gabbiette con dei fili d’erba e
vi si mettono delle lucciole, da vicino si vede bene e da lontano, anche
se uno dovesse vedere, si confonde con le lucciole lasciate in libertà.”
Era di una semplicità e di una ingegnosità sorprendente.
Missime diede il segnale ed i guerrieri si misero in marcia, l’uno dopo
l’altro, squadra dopo squadra, plotone dopo plotone, compagnia dopo
compagnia, tutto il mio piccolo esercito ci stava sfilando davanti.
Mi tornò in mente il ricordo di quando guidavo l’esercito degli Helky
contro i giganti, migliaia di guerrieri, opliti e cavalieri, inquadrati
in battaglioni, squadroni e reggimenti, ed ora disponevo soltanto di un
pugno di uomini per compiere un'impresa disperata, che nessuno aveva mai
osato tentare.
La voce di Iori mi distolse dai miei pensieri: “Comandante! Dobbiamo
andare, Acer e Misime sono già sparite dalla nostra vista.”
Ci avviammo a piedi, con la sinistra tenevo il cavallo per la briglia,
mentre Iori mi aveva preso la mano destra e mi guidava lungo quel
sentiero; dietro di noi alcune Hibryans erano impegnate a togliere le
gabbiette con le lucciole.
La traversata di Nosambra prese più tempo di quanto avessi pensato, il
sentiero era contorto, girava e rigirava, tornava indietro per poi
riprendere la direzione voluta, costeggiavamo isolotti dove si vedevano
delle abitazioni montate su palafitte, senza guida non saremmo mai
riuscito ad attraversare questo luogo.
Non riuscimmo a recuperare il ritardo causato dalle mie meditazioni,
sicché quando, finalmente, giungemmo sulla terra ferma, eravamo soli.
Iori mi disse: “Non preoccuparti, Comandante, ora potremo camminare più
speditamente e fra poco raggiungeremo i tuoi guerrieri.”
Un forte vento, proveniente dalle montagne, si alzò improvvisamente
cacciando le nuvole che nascondevano la luna.
La luce dell’astro notturno illuminò il paesaggio e fra la vegetazione,
vidi…
Misime ed Acer abbracciate… si baciavano… rimasi impietrito…
Non so quanto durò quel bacio… forse pochi secondi… forse un'eternità…
ero fermo e non riuscivo a staccare gli occhi dalla mia amata
avvinghiata a Misime… il mio cuore sanguinava… ecco cosa vuole dire
amare… essere rapito dalla felicità più assoluta… oppure cadere nella
disperazione più completa… eppure malgrado il dolore non riuscivo ad
odiare Acer… anzi sentivo il mio amore per lei crescere a dismisura… mi
feci forza… chiusi il mio cuore e mi avviai proprio quando Misime si
staccò da Acer e s’allontanò nella boscaglia.
Iori si era accorta della mia sorpresa e della mia disperazione, con
gesto gentile mi sfiorò la guancia: “Cos’hai, Comandante? Ti sei forse
alterato perché hai assistito all’addio di Misime alla sua amica del
cuore? Lo sapevi, se avevi permesso ad Acer di accettare l’amore di
Misime.”
Soltanto allora capii, per le Hibryans l’amica del cuore era la
benamata, l’amante…
Chiusi la mia mente e scacciai il dolore, raggiunsi i miei guerrieri e
trovai Acer che canticchiava piano una ballata d’amore, le rivolsi un
sorriso e le chiesi di chiamare a raccolta i comandanti di compagnia,
Dardel e Sardek, lei si mosse velocemente e pochi attimi più tardi
eravamo riuniti.
“Preceduti dalle guerriere Hibryans e dagli incursori, risaliremo questa
valle, appena sarà giorno ci nasconderemo nella boscaglia, riprenderemo
la marcia al crepuscolo, voglio arrivare al passo senza destare il
minimo allarme tra i nostri nemici.”
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