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Il ricatto - Capitolo 2

FALCOS

Il sole, alto nel cielo, fu coperto da una nube grigia, di un cupo inquietante.
Uno strano brivido percorse la schiena di Falcos mentre, coi sensi all’erta, cercava di non perdere di vista la sua preda.
Una cerva adulta, abbastanza grande da poter sfamare l’intera Guarnigione dei Guerrieri di Caliur.
 

Apparteneva a questo reggimento da poco tempo, ma aveva imparato presto a sentirsi uno di loro. Aveva legato particolarmente con Appo, guerriero irascibile ma sincero, a cui avrebbe affidato la sua vita in combattimento ad occhi chiusi.
Falcos, un guerriero sulla trentina dalle spalle imponenti, barba corta sotto un naso affilato e due occhi felini, si era spinto fin lì proprio a causa di una scommessa con Appo.
Questi aveva affermato che lui non sarebbe stato capace di fornire del cibo per un’intera settimana per tutti i guerrieri.
Punto nell’orgoglio, e desideroso di mostrare a tutti il suo valore nell’arte della caccia, era partito all’alba da Klivia, e fino a quel momento aveva catturato due grossi cinghiali e una decina di anatre. Aveva lasciato la Kioskas a bordo di un carro, al quale aveva legato il suo fedele Ombromanto, splendido cavallo di un nero corvino e dal portamento fiero ed aggressivo, compagno di tante battaglie passate.
La cerva, ignara che la sorte le stesse riservando la peggiore delle punizioni, si era infiltrata nella boscaglia, col suo andamento altalenante.
Eravamo in autunno inoltrato, rosse macchie di vegetazione si alternavano a cespugli giallastri, con sfumature ora verdi ora marroni.
Il terreno era coperto da un fitto strato di foglie ed essa per cibarsi era costretta a strappare dei pezzi di corteccia dagli arbusti più giovani.
Per questo splendido esemplare però non sarebbe stato più necessario cercare il cibo, lo stava diventando lui stesso.
Falcos si addentrò anch’esso nella boscaglia, il suo arco pronto, la freccia incoccata.
La preda non doveva essere lontana.
La trovò poco dopo, immobile, le orecchie tese, alla ricerca di qualcosa che neanche lei ancora capiva, solo intuiva, grazie al suo istinto naturale.
Ora era a portata di freccia.
Falcos tese la corda dell’arco.
Un impercettibile rumore di legno in tensione rifece affiorare nella sua mente immagini di battaglie, le vite dei nemici che la sua arma aveva strappato, portato via da questo mondo e scaraventato in chissà quale inferno.
Di nuovo un brivido gli attraversò la schiena, una sensazione di disagio, quale mai aveva provato in vita sua.
L’arco, teso al massimo, era puntato sulla preda.
Le dita si stavano schiudendo per lasciar partire il dardo fatale, quando notò un movimento alla destra della cerva.
Rimase un istante immobile, i muscoli in tensione, fino a che non vide la causa di quel movimento.
Un piccolo cerbiatto, nato sicuramente da pochissimi giorni, si dirigeva verso di essa.
Falcos ebbe un attimo d’esitazione.
Non era da lui avere scrupoli del genere, si sentì ridicolo, mentre il braccio cominciava ad indolenzirsi.
“Perdonami creatura del bosco, ma i miei guerrieri sono affamati.”
Stava scoccando la sua freccia, quando un altro cerbiatto apparve, seguito da un altro, e da un altro ancora.
In breve la cerva fu circondata da una trentina di cuccioli.
“Che prodigio è mai questo?!” Pensò Falcos.
Non gli era mai capitata una cosa simile.
Si erano raccolti tutti intorno ad essa, formando un cerchio quasi perfetto, fissandola intensamente. Improvvisamente voltò la testa verso di lui.
Gli occhi enormi dell’animale si fissarono nei suoi.
Il brivido si ripresentò, più forte che mai.
La sensazione sgradevole, come un presentimento, gli chiuse la bocca dello stomaco.
Qualcosa di grave stava per accadere.
Fissando la creatura gli parve di udire una voce di donna chiamare il suo nome: “Falcos…. Proteggici…”. A questa se ne unirono delle altre, un vocio sommesso, come di bambini.
Di colpo, dalla destra di quell’insolito gruppo, saltò fuori un lupo di enormi dimensioni, che si avventò sui cuccioli.
Istintivamente, senza riflettere, con la freccia ancora incoccata nell’arco, puntò sulla fiera e tirò.
Questa cadde a terra, trafitta, a pochi centimetri dai cuccioli terrorizzati.
Di nuovo la cerva lo fissò negli occhi, e gli parve di udire di nuovo quella voce: “Grazie Falcos….. Ricordati…. Devi proteggerci…..”.
Lentamente, con un’andatura quasi regale, si allontanò, seguita dai cuccioli ancora tremanti di paura. “Questa la devo raccontare a Licht“, pensò Falcos, avviandosi verso il sentiero che portava a Klivia. Ormai aveva perso la voglia di proseguire nella sua caccia.
Appo si sarebbe accontentato delle prede che aveva già catturato, e se per caso avesse avuto il coraggio di dire che non sarebbero bastate per l’intera settimana, gli avrebbe fatto cambiare idea a suon di birra fresca, alla Taverna del Drago Verde, dove avevano appuntamento la sera stessa.



DRAVEN

Uscire dalla valle nebbiosa era stato un toccasana, per le nostre membra così come per i nostri spiriti.
Gli eventi vissuti nella valle avevano scosso tutti noi, ma ci indussero anche a pensare sul da farsi in maniera più analitica.
Il mantello dei signori della notte era ormai sceso sulle nostre teste, il fuoco bruciava timidamente al centro del nostro bivacco, e consumavamo il nostro spartano pasto a base di formaggio e pane raffermo discutendo della situazione.
"Quella creatura non era per niente... normale" disse Armorica toccandosi la ferita, testandone il livello di guarigione.
Leggevo nei suoi occhi la rabbia per essere stata colpita così selvaggiamente dalla creatura che avevamo affrontato pochi giorni fa, e la voglia di trovare un senso a tutta quella faccenda che sembrava sempre più strana.
Licht attizzò il fuoco con alcuni ramoscelli secchi, e la fiamma si riflesse nei suoi occhi, accendendo il suo spirito guerriero.
"Qualunque cosa fosse, nulla mi fermerà in questa cerca che ho intrapreso" disse con lo sguardo fisso sul fuoco, o forse scrutando luoghi che si trovavano molto al di là della comune sorgente di calore "Ma non mi va l'idea che un'altra di quelle bestie possa incrociare il nostro cammino".
Misi da parte il ramo ed il taglierino che stavo usando per fabbricare una freccia, e alzai lo sguardo verso i miei due compagni di avventura.
"La creatura che ci ha attaccati non era di certo naturale, almeno non quando l'abbiamo incontrata noi" dissi.
Armorica sembrava particolarmente incuriosita da quell'ultima affermazione.
"Cosa vuoi dire?" mi chiese spronandomi a continuare.
Non mi feci pregare e continuai: "Ho notato un marchio, una sorta di runa mistica, alla base del collo della bestia... un simbolo che avevo scorto di già sugli stendardi degli stregoni ribelli quando assediarono la kioskas di kolise".
Il guerriero di Betris diede voce alle sue conclusioni, peraltro le stesse a cui ero arrivato io ripensando all'accaduto.
"Intendi dire che la creatura era un comune lupo grigio, ma qualcuno gli ha lanciato un sortilegio rendendolo più grosso e assetato di sangue?" m'incalzò, ed io gli diedi conferma con un rapido cenno del capo.
Armorica intervenne con una giusta conclusione "Dunque qualcuno sa che siamo in viaggio, sa dove ci troviamo, e soprattutto non vuole che arriviamo a destinazione..."
"Ma se neanche noi conosciamo la destinazione... come è possibile tutto questo?" la interruppe Licht, a cui stava ovviamente molto a cuore l'opinione di tutti, ma che non riusciva a trovare un senso a tutta la faccenda.
D'altro canto, pensai, chi può trovare un senso quando c'è in gioco la magia?
Gli esseri umani non sono che gocce nel lento fiume della vita, ma gli stregoni sono i sassi scagliati sulla superficie, possono creare grandi sconvolgimenti, e scomparire sul fondo senza che nessuno riesca più a scovarli.
Ma Armorica si era tuffata in quel fiume e, seppur non aveva raccolto il sasso, l'aveva individuato.
"C'è un solo posto dove uno stregone ribelle possa avere la conoscenza e i componenti necessari ad un simile incantamento, ed è sicuramente la kioskas di Ylea" ci illuminò l'amazzone.
Effettivamente, stranamente, la strada che stavamo percorrendo portava nei dintorni di quella particolare kioskas, ed il ragionamento di Armorica era convincente.
"Non è difficile arrivare ad Ylea, ci basterà seguire il corso del fiume, ma entrare sarà tutta un'altra storia" dissi, valutando le nostre possibilità.
Licht, che sembrava aver finalmente trovato una strada per uscire dal buio nel quale brancolava, si alzò in piedi ed esclamò: "Ben detto. Faremo un passo alla volta. Arriviamo ad Ylea tutti interi, e poi decideremo su come entrare. Se qualcuno ritiene che la cosa sia troppo pericolosa, questo è il momento per tirarsi indietro. Il vostro onore non sarà leso, ed io non vi serberò rancore. Sta di fatto che io andrò, con o senza di voi".
Armorica gli si affiancò e, sfiorando il suo viso con le labbra gli disse:
"Sai bene che non ti lascerò andare da solo" e si diresse lentamente verso il suo giaciglio.
Licht la seguì con gli occhi guardandola da sopra le spalle, fino a quando svanì dal suo campo visivo.
Poi si voltò verso di me.
Pensandoci bene, era già parecchio che avevo lasciato Rue, e avevo dei doveri come comandante dei Dragoni di Dulkar ai quali avrei dovuto badare.
Senza contare che stavamo andando a ficcarci proprio tra le fauci dei serpenti più pericolosi di Arcano: Ylea e le sue sue amazzoni oscure.
Ripresi il ramo col quale stavo lavorando, e misi mano al taglierino.
"Avremo bisogno di molte frecce, una volta giunti ad Ylea. Nel frattempo penserò ad un piano più dettagliato" dissi concentrandomi sulla mia opera.
Con gli occhi della mente potevo vedere Licht che mi sorrideva, quando mi disse: "Grazie, amico mio" e andò via per raggiungere Armorica.
Avremmo avuto bisogno di molto più che frecce, una volta giunti ad Ylea.
Ma la fortuna era qualcosa che ancora non riuscivo ad intagliare da un ramo di quercia.


LICHT

La luce del nuovo giorno arrivò presto, e trovò la piccola compagnia che stava ultimando i preparativi per riprendere il viaggio alla volta del fiume Kruill diretti all'altura di Trenain sulla sponda opposta rispetto alla parte dove si trovavano ora.
In quel posto Draven aveva stanziato una parte della sua guarnigione allestendo un piccolo ma ben organizzato campo militare armato che sarebbe stato di supporto alle missioni dei suoi esploratori dirette verso nord fin dentro il cuore delle alte montagne che minacciose si levavano all'orizzonte.
Il fuoco, con il crepitio della legna che ancora timidamente ardeva, aveva tenuto compagnia tutta la notte al dormiveglia del gruppo riscaldandone con il suo calore i loro corpi costretti a sottostare all'umidità e all'addiaccio ricoperti solo di pesanti coperte.
Licht finì di sistemare le sue cose sulla sella di Aronne poi tornò ad osservare il posto dove avevano dormito per vedere se nulla era rimasto a terra e ora che il sole stava sorgendo e le ardenti braci andavano spegnendosi lasciando solo tizzoni neri e fumanti si portò vicino al fuoco e con la punta degli stivali disperse i tizzoni ricoprendoli con la terra per spegnerli definitivamente.
Armorica e Draven erano già saliti a cavallo quando Licht li raggiunse, un leggero colpo con i talloni ai fianchi dei cavalli e ripresero il cammino verso il luogo da raggiungere.
Uscirono dal boschetto dove si erano riparati la notte, la strada che scorreva davanti ai loro occhi era ben tracciata e segni evidenti delle ruote dei carri indicavano che la strada era una via importante di attraversamento di quei territori che procedeva da est verso ovest seguendo una linea dritta.
Il cielo azzurro senza traccia di nuvole, l'aria fresca, sottili strisce di nebbie accompagnavano la loro marcia, nulla a che vedere con i terribili giorni passati nella valle nebbiosa dove neanche nelle ore di punta il sole riusciva a filtrare completamente la nebbia e i sentieri erano quasi nascosti da quella coltre umida e pesante che a volte sembrava togliere loro il respiro, senza ricordare poi nuovamente il terribile scontro con il lupo che poteva costare loro la vita.
Il clima tra di loro era lieto e sereno, procedevano affiancati a passo lento scambiando battute che a volte terminavano in sonore risate.
Giunsero al fiume Kruill a metà mattinata, risalirono le sue rive per circa un' ora fino a raggiungere un punto in cui il fiume si restringeva e l'acqua scorreva con più irruenza, li vi era costruito un ponte di legno non largo ma che permetteva di passare uno alla volta.
Dopo Licht e Armorica fu Draven a passare per ultimo dall'altra parte del fiume e senza un attimo di riposo tornarono a risalire il corso del fiume percorrendo poche miglia, poi abbandonarono la via che costeggiava il fiume e girarono a sinistra verso ovest puntando verso un pendio roccioso e tortuoso che li costrinse a rallentare ancora di più l'andatura procedendo a passo d'uomo attenti a non far ferire i loro stupendi animali che nonostante gli sforzi e la difficoltà del percorso avanzavano con eleganza e agilità.
Alla sommità del pendio si fermarono a far riprendere fiato ai cavalli mentre sotto i loro occhi vi era l'ampia valle dove scorreva come un serpente sinuoso il possente fiume Kruill.
Il tempo di mangiare un po' di frutta secca e ripresero a marciare procedendo sempre verso ovest scendendo per un breve tratto lungo una meno ripida parete rispetto a quella che avevano appena risalito, attraversarono un breve avvallamento per poi tornare a salire nuovamente verso la cima del colle che copriva loro l'orizzonte, l'altura di Trenain.
"Alla cima di questo colle ci sono i miei dragoni" disse Draven ai suoi amici.
"Ottimo posto per un accampamento, facile da difendere difficile da raggiungere" rispose Licht, mentre Armorica approvava quella scelta con un gesto di assenso del suo capo.
Mancavano pochi metri alla sommità del colle, già il cielo di un azzurro intenso iniziava a sovrastare la rocciosa cima, quando silenziosi Dragoni uscirono dai loro nascondigli da dove erano di guardia e salutarono il loro comandante gettando curiosi sguardi interessati all'amazzone che viaggiava con Lui e Licht.
Solo quando raggiunsero la cima i tre poterono riuscire a vedere le tende dell'accampamento che si trovava più la di circa un centinaio di metri, la grandezza dell'accampamento indicava la presenza di un centinaio di uomini.
La vita del campo scorreva frenetica ma serena, guerrieri che pulivano le armi, che strigliavano e accudivano i cavalli nei recinti, altri ancora che si allenavano chi con la spada chi con l'arco mentre iniziarono a dirigersi al centro dello stesso.


DRAVEN

Lasciare un reggimento di dragoni accampati nei pressi del Kruill, non troppo lontano da Ylea, era stata una delle prime decisioni che avevo preso assumendo la posizione di comandante di Dulkar.
La collinetta aveva un facile accesso ad una abbondante risorsa d'acqua, il fiume per l'appunto, ed era ricca di nascondigli naturali che i miei dragoni sapevano bene come sfuttare.
Inoltre si trovava in un punto centrale della pianura circostante, una sorta di torre di vedetta messaci a disposizione da madre natura stessa.
Il luogotenente che avevo lasciato al comando, Siward, ci accolse con un caldo, seppur frugale benvenuto.
Ci recammo nella sua tenda, dove ad accoglierci trovammo un buon pasto e dell'acqua per rinfrescarci.
Ci liberammo delle nostre armi, e, sorseggiando del vino, Siward ci ragguagliò sulla situazione attuale.
"Non ci sono stati molti movimenti negli ultimi tempi" incominciò l'esploratore srotolando una mappa della regione sul piccolo tavolo da campo.
"Alcuni reggimenti di amazzoni oscure che pattugliano la zona, qualche mercante di schiavi e merci varie, niente di eccessivamente preoccupante"
"Nemmeno qualcosa di inusuale, o strano?..." lo spronò Armorica, evitando di pronunciare la parola a cui sia io che Licht stavamo pensando in quel momento... magia.
"No... beh... effettivamente una cosa ci sarebbe" disse Siward grattandosi il capo "Alcuni esploratori hanno avvistato dei carri di mercanti dirigersi verso Ylea, scortati da un piccolo contingente di amazzoni oscure"
"Probabilmente trasportavano beni preziosi" dissi, non scorgendo cosa ci fosse di strano in quell'avvenimento.
"Si, è quello che avevo pensato anch'io. Per questo ordinai ad alcuni dragoni di seguire il carro, con l'intento di carpire qualche informazione, visto che i carri erano coperti, e con la speranza che magari potessimo... beh... ricavarci qualcosa" rispose Siward, un po' vergognandosi, non sapendo che approvavo completamente quella linea di condotta.
Dovevamo guadagnare qualsiasi vantaggio possibile sui nostri nemici, ad ogni costo.
Il furto era un mezzo accettabile ai miei occhi.
"E dunque?" volle sapere Licht, incuriosito dalla faccenda.
"E dunque, i dragoni hanno seguito i carri fino alle porte di Ylea, dove non hanno osato entrare, e sono ritornati indietro a farmi rapporto" temporeggiò l'esploratore, come se non volesse rivelarci l'esito di quella piccola missione.
Licht era al limite della pazienza e alzandosi in piedi sbottò: "Per l'amor del cielo, Siward, cosa c'era di così strano?"
Siward era intimorito dalla presenza di un comandante così conosciuto come Licht, la cui fama era arrivata anche a Klivia, e rispose senza esitare "I carri belavano, signore!"
Ci voltammo tutti di scatto, increduli di fronte a ciò che avevamo appena udito.
Mi rivolsi a Siward con tutta la calma che riuscii a racimolare "Spiegati meglio, dragone"
"I dragoni hanno udito dei suoni provenire dai carri, simili a lamenti di agnellini, e anche se mi sembrò strano che degli animali venissero trasportati in un carro, coperto per giunta" chiarì Siward "non ci feci troppo caso, visto comunque il pericolo che avremmo corso se avessimo indagato più a fondo, e lasciai perdere"
Riflettei su quella storia, ma non potevo trovare un nesso tra di essa e il nostro viaggio.
Congedai Siward, in modo che potessimo discutere in privato della situazione.
Il fedele soldato arrivò all'uscio della tenda, quando si fermò e si voltò.
"Un'ultima cosa, comandante" aggiunse "abbiamo ricevuto visite. Emissarie delle madras. Suppongo che tu voglia riceverle"
La notizia era una completa sorpresa.
Generalmente la madras Myrt aveva piena fiducia nell'operato di noi comandanti, elargendo a noi uomini un grande dono, in una società matriarcale come quella di Arcano.
Quelle sconosciute emissarie dovevano avere un compito da svolgere nel nostro accampamento, o notizie da riferire.
Forse possedevano informazioni che ci avrebbero aiutato a sbrogliare l'intricata matassa di eventi che ci trovavamo ad affrontare.
Dopo un rapido cenno di assenso da parte di Licht ed Armorica, riportai la mia attenzione su Siward e gli impartii un ultimo ordine: "Portale al nostro cospetto"


HATSHEPSUT

Con Selenia, amazzone di Froll, avevamo seguito per giorni i carri, eravamo stanche e spossate, il nostro compito era cercare di scoprire dove venivano portati.
Il continuo pericolo, dovuto al fatto che non dovevamo essere scoperte ci stava logorando i nervi, sapevamo che numerose vite erano in pericolo.
Già da qualche giorno avevamo intuito che la destinazione finale sarebbe stata la kioskas di Ylea, ma un'intuizione non era sufficiente, per attuare un piano avremmo dovuto essere certe.
Da qualche tempo le amazzoni oscure rapivano i bambini dalle kioskas, li caricavano su quei carri e li nascondevano alla vista con dei teli.
Durante il tragitto, che era durato parecchie notti, avevamo notato che di giorno viaggiavano e la notte liberavano i bambini a piccoli gruppi, li rifocillavano e li ammansivano con dei gueffi dolci di cui erano ghiotti tutti i bambini.
La cosa più straziante era sentire il lamento di quei bambini durante il giorno, seppur viaggiassimo a distanza potevamo udire il pianto di quelle creature, era molto simile al belare degli agnellini.
Con Selenia non potevamo intervenire, in due non avremmo potuto fare nulla contro il numeroso gruppo delle amazzoni oscure, l'unica possibilità era di capire dove li avrebbero portati e se c'era un modo per farli scappare.
Non sapevamo perché Ylea li avesse rapiti, ma eravamo certe che tutto ciò non avrebbe portato a nulla di buono.
In prossimità della kioskas di Ylea i nostri piani subirono un cambiamento radicale, scorgemmo dei dragoni di dulkar che di misero a seguire i carri a debita distanza, non si accorsero di noi perché per il nostro inseguimento ci eravamo travestite da mercanti e tenevamo le nostre cavalcature a debita distanza.
"Selenia guarda laggiù!"... esclamai meravigliata "... sembra che non siamo le sole a seguire quei carri! Chi saranno quegli uomini?".
"Mi sembrano dragoni di Dulkar a giudicare dalle insegne!"... mi rispose Selenia, che aveva un vista migliore della mia, poi come colta da un'ispirazione continuò ..."Pensi quel che penso io? Se seguono quei carri potrebbero essere d'aiuto!!".
Io che avevo avuto la medesima idea, annuii e le chiesi: "Si!! Potrebbero aiutarci, ma credi che dovremmo abbandonare l'inseguimento?".
"Sappiamo dove sono diretti ormai, non abbiamo dubbi, il nostro problema è cercare di liberare quei bambini, ma sai bene che da sole non potremo mai riuscirci, quindi credo che abbandonare sia la scelta migliore" replicò con aria afflitta.
Entrambe sapevamo che un errore di valutazione sarebbe costato caro a tutti, per questo cercammo di raggiungere subito i dragoni per chiedere aiuto.
Quando riuscimmo ad essere abbastanza vicine, attirammo l'attenzione di quello che sembrava il capo della spedizione e gli spiegammo che dovevamo parlare assolutamente con il suo comandante, detto questo fummo scortate nell'accampamento in cima alla collina.
"Hei Sele, hai visto che posizione hanno scelto? In questo modo possono controllare tutta la valle!" esclamai soddisfatta di quel che vedevo, pensando che il comandante sapeva il fatto suo!!
"Si, ho notato" mi rispose lei con fare distratto, conoscevo quell'espressione, l'adottava quando stava elaborando dei piani o era troppo turbata per qualcosa.
Quando arrivammo all'accampamento, molti dei dragoni si girarono al nostro passaggio, credo che non fosse una cosa abituale avere degli ospiti, fummo così scortate nella tenda del luogotenente Siward, che ci disse che il comandante era fuori per una missione, ma probabilmente, sarebbe arrivato nella giornata.
Dopo una breve conversazione decidemmo che avremmo aspettato il suo arrivo per chiedere aiuto. Siward non fu molto contento di questo, ma ci fece portare da mangiare e da bere, poi tornò ai suoi compiti lasciando all'?ingresso della tenda due esploratori di guardia.
Rinfrancate dal pasto caldo e dal buon vino, fummo sopraffatte dalla stanchezza e ci addormentammo, fummo risvegliate ben presto da Siward che ci annunciava che il comandante Draven aveva dato ordini di portarci al suo cospetto.


ARMORICA

Quando le due amazzoni furono sulla soglia della tenda, eravamo ancora immersi in un silenzio carico di angoscia, i nostri pensieri si facevano sempre più torbidi.. troppi avvenimenti inusuali stavano capitando, e tutti quasi contemporaneamente... non potevano essere solamente coincidenze.
Licht era in piedi al centro della tenda, lo sguardo assente come a cercare tra le pieghe della sua mente delle risposte sensate a qualcosa che fino a quel momento non aveva senso alcuno.
Draven, ancora chino sul piccolo tavolo da campo, guardava e riguardava le mappe srotolate poc'anzi, tamburellando nervosamente con le dita contro il piano del tavolo stesso... scandiva un tempo che sembrava non passare mai.
Nel momento in cui vidi le due figure all'ingresso ebbi un attimo di sollievo, la tensione di quei momenti stava finalmente per allentarsi.
Riconobbi immediatamente una delle amazzoni, Hatshepsut si chiamava, faceva parte del mio stesso gruppo, eravamo entrambe amazzoni di Zaira, ed anche se non avevamo mai approfondito la nostra conoscenza, avevo sentito parlare di lei, del suo valore e della sua lealtà.
L'altra amazzone potei riconoscerla solo dai fregi, che indicavano le truppe imperiali Froll.
Mi alzai in piedi, e feci per avvicinarmi ad Hat per salutarla, quando Licht con un improvviso movimento del braccio mi fermò bruscamente tenendomi una spalla, stringendo così forte da farmi quasi male.
Si voltò verso le amazzoni e con sguardo fermo e tono imperioso disse:
"Niente convenevoli.. a dopo i saluti. Ditemi che notizie portate, e siate dettagliate, non abbiamo più molto tempo ormai!!"
In quel momento incrociai lo sguardo di Draven, e capii che nemmeno lui aveva mai visto Licht così preoccupato e soprattutto disorientato... e questo mise anche noi ulteriormente in allarme.
"Bene comandante - cominciò l'amazzone Froll - se vuoi notizie, le avrai.. ma non credo siano buone, perciò stai pronto ad un rapporto che forse non ti piacerà!"
Fu durante il racconto di Hat e Selenia (così si chiamava l'altra amazzone) che scoprimmo il terribile carico di quei carri: trasportavano bambini.
La presenza di creature innocenti in questa faccenda mise Licht ulteriormente in apprensione e questo non ci avrebbe certo aiutato.
Non so di preciso quanto tempo passò tra spiegazioni, congetture, ripensamenti.. forse un paio di ore.
Era buio quando Licht alzò lo sguardo da terra e con tono greve cominciò a parlare: " ... Se continuiamo così non arriveremo da nessuna parte... il tempo non è a nostro favore, e dobbiamo muoverci in fretta!!!"
Si alzò in piedi, disegnando una lunga ombra sulle pareti della tenda, ed in quel momento Draven fece lo stesso, come a significare che qualunque cosa ci fosse stata da fare, lui era pronto.
Hat e Selenia si guardavano con aria interrogativa, non riuscendo ad interpretare quei silenzi che troppo spesso erano calati durante la conversazione, e capii che era ora di intervenire:
"So che hai già in mente qualcosa Licht - dissi - ..sicuramente qualcosa di folle, se ti attardi ad esporlo... ma faresti meglio a metterci al corrente del tuo piano, se vuoi noi al tuo fianco... parla comandante, ti ascoltiamo."


ARMORICA E LICHT

In effetti - cominciò Licht - ho in mente qualcosa, ma prima di mettervi al corrente di tutto, se qualcuno di voi, per una qualsiasi ragione non se la sente... sto per esporre un'idea che forse non ci permetterà di tornare indietro.... quindi."
Venne interrotto dal rumore sordo delle pergamene che Draven aveva ancora in mano, e che per la stizza di un simil pensiero di Licht, aveva sbattuto sul tavolo, e mentre il comandante si voltava venne fulminato da uno sguardo del dragone che valeva sicuramente più di mille parole.
Io feci lo stesso, non risposi, avevo preso una decisione molto tempo prima... e questo Licht lo sapeva.
Solo le due amazzoni si fecero avanti: "Siamo con te comandante... parla pure!"
"Bene - continuò Licht - era quello che volevo sentire.. Dunque il nostro fine è raggiungere Ylea ed entrarvi, ma per fare questo dobbiamo percorrere un sentiero che in questo momento è molto battuto, e non potremo viaggiare insieme.. per lo meno non facendoci riconoscere... ed a questo proposito avrei pensato ad un piccolo stratagemma. Abbiamo avuto notizie da alcuni informatori - proseguì con tono compiaciuto - che in questo momento ad Ylea c'è un gran traffico di mercanti, artisti.. la kioskas è sempre affollata delle persone più disparate ed i controlli alle mura non sono particolarmente accurati. Ci è stato detto che nelle ultime settimane è aumentato molto il movimento degli schiavi... si è rivelato un buon commercio, ed i carichi di merce umana vanno e vengono indisturbati."
Mi guardai intorno per cercare di osservare le reazioni dei presenti alle parole di Licht e mentre mi voltavo sentii la voce di Draven che perplessa diceva: "...ma Licht... di amazzoni al mercato degli schiavi non se ne vedono molte... daremo sicuramente nell'occhio... non riusciremo a passare inosservati.." e mentre continuava in una serie di obiezioni peraltro sensate Licht lo interruppe di nuovo e con tono deciso ribattè: "...infatti Draven.. io non ho parlato di amazzoni... il carico saremo noi!!"
Draven rimase ammutolito come pure il resto dei presenti, me compresa.
Era sicuramente un buon piano.. ma di non facile attuazione... e mentre pensavo a come avremmo mai potuto farcela, Selenia prese la parola.
"Se mi permetti Licht - cominciò - avrei anche io qualcosa da dire. Conosco un mercenario a Ylea.. non è un tipo raccomandabile.. ma mi deve un favore.. e se lo paghiamo bene, lui potrebbe aiutarci, ne sono sicura."
"Ottimo Selenia - disse Licht soddisfatto - allora dobbiamo solo oltrepassare le mura... e la mia idea mi pare l'unica possibile... a meno che qualcuno di voi non ne abbia una migliore..." finì il suo discorso guardandoci uno per uno, cercando approvazione ed annuendo con il capo.
"Se questo è tutto Licht - intervenne Draven - propongo di ritirarci per riposare... domani ci aspetta una giornata lunga... anzi... a questo proposito comandante, farei una piccola modifica al tuo piano.. penso che un altro "schiavo" ci farebbe comodo in caso di guai, e porterei il mio luogotenente Siward se a te va bene."
"Vada per Siward, Draven... ci vediamo domani mattina.. partenza all'alba!"
E sull'eco di queste parole ci ritirammo nelle tende da campo che ci erano state assegnate.
Licht era assente... troppi pensieri aleggiavano nella sua mente... ci sdraiammo.. ed io mi avvicinai abbracciandolo.
Mi fissò con sguardo interrogativo, ma prima che potesse parlare dissi :" ...Lo sai come la penso Licht. Vivo un giorno alla volta.. ed ognuno come fosse l'ultimo. Potremmo non avere un'altra notte da trascorrere insieme... andremo incontro a quello che ci aspetta senza rimpianti.." ... mi sorrise.
L'alba livida ci accolse in una coltre di nebbia, eravamo tutti pronti: io, Licht, Draven, Hat, Selenia e Siward che era stato informato precedentemente dal suo capitano.
Draven aveva portato per lui, Licht e Siward un abbigliamento degno del nuovo rango a cui erano stati promossi e ci fornì delle corde con le quali avremmo dovuto legare gli uomini, per farli apparire prigionieri, ed in quel momento raccolsi tutte le forze che avevo, e ruotando il corpo colpii Licht in pieno viso.. tra lo stupore di tutti i presenti...
"Scusami amore - dissi - ma se dobbiamo essere credibili dobbiamo esserlo fino in fondo. Adesso è più verosimile" finii la mia frase mentre un rivolo di sangue usciva dal naso e dalla bocca dell'uomo che amavo.
Licht fissò anche lui con stupore Armorica, che come se non fosse accaduto nulla stava ora legando il capo della cima ancora libera alla sella del suo cavallo e appena ebbe finito si voltò di nuovo verso Licht dicendo:
"Sono pronta, quando vogliamo andare."
Licht mentre con la lingua cercava di raccogliere le gocce di sangue che lentamente stavano scendendo verso il mento, con le due mani legate prese un lembo della camicia sgualcita fornitagli da Draven e piegando la testa all'indietro tamponò la piccola emorragia raccogliendo tutto il sangue fuoriuscito.
Sentì il sapore dolciastro del sangue che dalle narici era filtrato nella bocca e si era impastato con la saliva quando deglutì, poi guardando la macchia rossa che era sulla camicia disse:
"Si Armorica, così è sicuramente più verosimile" e rivolgendosi a Daven e Siward disse: "Credo sia meglio andare dato che vorrei arrivare tutto intero a Ylea" e scoppiò in una fragorosa risata mentre ammiccava verso Armorica.


HATSHEPSUT

Fummo portate al cospetto di Draven, ma con mia sorpresa erano presenti anche Armorica, amazzone di Zaira, e Licht comandante dei guerrieri di Betris.
Le loro espressioni indicavano un profondo turbamento, soprattutto Licht aveva uno sguardo fisso e concentrato, che non lasciava presagire nulla di buono.
Con Selenia raccontammo di come, alcuni giorni prima, era iniziato il nostro inseguimento, man mano che procedemmo nel racconto le facce dei nostri ascoltatori divennero più scure e minacciose.
Non avevo mai incontrato di persona i due comandanti, ma la loro fama nelle kioskas era notevole, entrambi avevano combattuto per Nimira ed avevano dimostrato la loro lealtà e fedeltà all'imperatrice. Armorica, nonostante appartenesse al mio reggimento, l'avevo incontrata solo poche volte in piazza o alla taverna, ma sapevo che in più di una battaglia non si era risparmiata.
Le domande che ci rivolsero furono tantissime, ma spesso il silenzio calava all'improvviso e tutti sembravamo immersi in mille pensieri..
La mia preoccupazione maggiore era il tempo, sapevo che dovevamo fare in fretta, la vita di quei bambini era appesa ad un filo sempre più sottile.
Occorreva un piano per entrare a Ylea, sapevamo che non sarebbe stato semplice, nonostante tutto, ciò che propose Licht mi sembrò pazzesco, ma in cuor mio sapevo che era l'unica via da seguire.
L'idea di farci passare per delle mercanti di schiavi per riuscire a passare i controlli delle mura della kioskas mi sembrò l'unica attuabile, perciò accettai prontamente di tentare l'impresa.
Sapendo che l'indomani sarebbe stata una giornata molto pesante, Draven propose di andare a dormire, non prima di aver deciso che tra gli schiavi ci sarebbe stato il suo luogotenente Siward, sapevamo che avremmo avuto bisogno di tutto l'aiuto possibile.
La giornata si preannunciava tetra e triste come la nostra missione, una cupa coltre di nebbia copriva alla vista il paesaggio, solo alcune sagome delle tende indicavano che intorno a noi era presente un intero campo, davanti alla tenda di Draven erano stati legati i nostri cavalli già sellati e caricati di provviste, segno che non tutti avevano dormito.
Quando ci presentammo agli altri, vedemmo che Draven, Siward e Licht avevano indossato degli abiti degni degli schiavi, le loro armi erano sparite e accantonate vicino all'entrata della tenda erano presenti numerose corde....
Ci sarebbero servite per legarli, proprio come si faceva con gli schiavi, nulla doveva essere tralasciato, anche il più piccolo dettaglio sbagliato avrebbe potuto segnare la fine della nostra missione e soprattutto la fine della vita di quei bambini.
Per rendere veritiero il nostro travestimento facemmo, ai polsi dei tre guerrieri, dei nodi che all'apparenza sembravano complicati da sciogliere, ma sapevamo che i tre potevano slegarsi, in caso di pericolo, con estrema facilità.
Proprio quando eravamo pronti a partire Armorica fece un gesto che ci lasciò costernati, colpì il suo amato Licht con un pugno che gli fece perdere del sangue dal naso, anche quello era un particolare, non potevano essere degli schiavi autentici se non avevano i segni della cattura.
Il silenzio tra noi si fece assoluto, nessuno aveva il coraggio di esprimere a parole i propri pensieri, tutti valutavamo i rischi che quella missione comportava.
Seguire il Kruill, dopo aver abbandonato il campo, non era difficile, la pianura di Yestel si estendeva davanti a noi, la nebbia che diradava rivelava i piccoli particolari uno ad uno, creando degli effetti di luce e colore che riempivano il nostro cuore e la nostra vista.
Viaggiammo per tutto il giorno senza incontrare molte persone, la notte ci accampammo in riva al Kruill, nessuno di noi però dormì; quando la mattina successiva arrivammo in prossimità delle mura incontrammo i primi gruppi di mercanti che attendevano l'apertura delle porte della kioskas.
Infatti, Ylea aveva dato ordine che la notte fossero chiuse e che a nessuno fosse permesso di entrare, nella vaga speranza che nessun nemico potesse penetrare nelle sue fila.
L'idea di confonderci con tutta quella gente per farci passare inosservati purtroppo non sortì l'effetto voluto, infatti, attirammo l'attenzione di due guardie che ci fermarono.
La tensione era tangibile, ma la nostra esperienza ci aveva insegnato ad essere freddi, perciò nel momento in cui si avvicinarono le due guardie eravamo calati tutti nel nostro personaggio e le nostre mani erano pronte ad impugnare le armi che avevamo celato tra i nostri bagagli.
"Hei, voi mercanti di schiavi fermatevi!!" gridò una delle due guardie avvicinandosi.
"Salute a voi!" rispose prontamente Selenia "Che cosa possiamo fare per voi?".
"Chi siete e perché siete qui?" proseguì la guardia osservando troppo attentamente i tre schiavi.
"Siamo mercanti di schiavi, veniamo qua per vendere questi tre magnifici esemplari" rispose Selenia "Guardate come sono in forze, sono allenati al duro lavoro, siamo state costrette a legarli strettamente affinché non scappassero, speriamo di ricavarne un bel gruzzoletto! Non è che avete bisogno di uno schiavo?".
Nel porre l'ultima domanda Selenia smontò da cavallo e si avvicinò a quello che sembrava il capo, sfoderando il suo più bel sorriso.
Era una tattica pericolosa che poteva segnare la fine della nostra missione, ma l'amazzone conosceva meglio di noi come funzionavano le cose ad Ylea visto che ci era stata più volte in missione.
Iniziò a chiacchierare con il comandante, mentre noi, sempre in sella, cercavamo di mostrare la nostra espressione più annoiata guardandoci intorno.
Fu la fortuna che ci permise di proseguire la nostra strada, l'attenzione delle due guardie fu attratta da un ragazzino che scappava con dei panini in mano appena presi dal banco di un panettiere che urlava "Al ladro" con quanto fiato aveva in gola.
"Andate, andate, via di qua!!" ci gridò il capo impugnando la sua spada e iniziando a correre nella direzione in cui era scappato il ragazzino.
Selenia montò a cavallo senza farselo ripetere due volte; la nostra strada ora era più facile, dovevamo solo raggiungere la locanda del Drago d'oro dove avremmo trovato il Casteldragon, il mercenario che forse ci avrebbe aiutato.
Camminare tra tanta gente non era semplice, però avevamo la consapevolezza che l'essere riusciti ad evitare le guardie alle mura poteva significare la buona riuscita del piano.
Selenia ci guidò attraverso le stradine della kioskas, la locanda era situata non lontano dal palazzo di Ylea ed era famosa perché punto di ritrovo dei mercanti di schiavi e dei mercenari.
L'insegna, un drago d'oro dipinto su una tavola di legno, era affissa sopra un'ampia vetrina che lasciava intravedere un locale spazioso con numerosi tavoli ai quali erano sedute numerose persone.
Selenia arrestò il suo cavallo e smontando esclamò: "Eccoci arrivati, ora cerchiamo Casteldragon!".


LICHT

I tre uomini furono legati insieme ai cavalli allo steccato davanti alla taverna e mentre Hatshepsut rimase con loro, le altre due amazzoni si avviarono alla porta.
Armorica e Selenia entrarono nella locanda, tagliando il fumo che aleggiava nella sala comune con lo sguardo.
Selenia intravide infine l'uomo che stava cercando.
Era seduto ad un tavolo da solo, o per meglio dire era accasciato su di un piccolo scanno di legno invaso da boccali vuoti resti della notte appena trascorsa.
Con un cenno degli occhi invitò Armorica a seguirla e quando furono vicinissime Selenia gli agguantò il capo tirandolo per i capelli scuri che gli coprivano gli occhi blu ed offuscati dai fumi dell'alcool.
Fissò il suo viso dalla mascella squadrata, reso ancor più rude dalla barba incolta e dalle cicatrici che si era procurato durante le numerose battaglie che aveva affrontato.
"Ho bisogno di te Casteldragon, o almeno di quello che ne resta. Un lavoretto semplice nel palazzo di Ylea" disse decisa Selenia, andando subito al punto.
Casteldragon la guardò con i suoi occhi vuoti, mentre dalla sua mente emergeva lentamente il ricordo di quel viso e di quella voce e le disse:
"Non esistono lavoretti facili nel palazzo di Ylea. Il prezzo sarà molto alto." ed esplose in una potente zaffata di alcool.
Selenia lo guardò con disprezzo: "Mi fai ribrezzo Casteldragon. Và all'inferno"
Casteldragon abbassò gli occhi fissando la profondità del boccale che stringeva tra le mani: "Ci sono già, piccola amazzone, ci sono già...."
"E dovremmo affidare le nostre vite a questo relitto umano?" con aria interrogativa disse Armorica da dietro le spalle del mercenario.
A quelle parole Casteldragon alzò le sue spalle e si voltò lentamente verso Armorica fissandola negli occhi:
"Non credo che ci conosciamo mia splendida amazzone, altrimenti un simile pensiero non ti sarebbe neanche apparso nella mente."
Voltandosi nuovamente verso Selenia le disse: "Questo non è posto per parlare di certe cose, anche i tavoli potrebbero avere le orecchie.. meglio andare fuori."
Usciti dalla taverna Casteldragon notò lo sguardo d'intesa tra Armorica e Hatshepsut che si trovava vicino ai tre schiavi e un sorriso increspò le sue ruvide labbra:
"Uhm... Selenia allora non siete sole, scommetto che quei tre schiavi faranno parte del nostro piano. Peccato perché a vederli credo che avreste potuto ottenere un buon prezzo al mercato" e scoppiò a ridere.
"Senti, il tuo affare è quello di portarci nella tana della volpe a liberare..." Selenia si fermò prima di continuare ma l'astuto mercenario continuò: ".. a liberare quei poveri fanciulli innocenti... eh eh eh, non fare quella faccia, eppure mi conosci bene e sai che nulla entra ed esce da questa città senza che io lo sappia".
Selenia tornò seria e approvò con il viso quello che aveva detto il mercenario.
"Bene, questa notte portate seicento scaglie di miara per pagarvi il biglietto d'ingresso."
Selenia non lo fece finire: "Uomo, non credi che il tuo prezzo sia un po' troppo alto?"
"... ho detto per entrare, altrettante ne occorrono per uscire e ringrazia il fato che oggi ho la mente offuscata dall'alcool e non ti chiedo cento scaglie anche per ogni bambino che farete uscire... ah ah ah. A questa notte amica mia, ci rivedremo qui davanti alla locanda"


HATSHEPSUT

Mentre Armorica e Selenia entravano nella locanda, rimasi di guardia ai tre schiavi, per questo mi spostai di qualche metro e mi misi al riparo della grande tenda che copriva l’ingresso della taverna.
Il tempo trascorreva veloce, sentivo l’urgenza di muoverci, di andare via da quel luogo, mi sentivo troppo esposta e i tre guerrieri davano troppo nell’occhio, essendo il mercato degli schiavi nella parte opposta della città.
Più il tempo trascorreva, più la sensazione di essere osservata si fece strada nella mia mente, per questo iniziai ad osservare le persone che affollavano la via.
Il mio sguardo fu catturato da un mercante che dava ordini a due bambini di circa 10 anni, non faceva che urlare di stare attenti e di muoversi, ma si vedeva chiaramente che la sua attenzione era puntata sui tre schiavi.
Osservai meglio la scena e quelli che in principio mi erano sembrati dei bambini mi accorsi che erano dei nani, il loro compito consisteva nel trasferire, da un carro ad un altro, delle grosse scatole di legno all’apparenza pesantissime, ma dai visi dei due non traspariva nessuna traccia di sforzo, per questo ne dedussi che erano vuote.
La curiosità per questo strano fatto non poté esser soddisfatta perché in quel momento Armorica e Selenia uscirono dalla taverna seguite da un uomo disgustoso.
Anche da lontano si vedeva che era reduce da una sbronza e non toccava acqua per lavarsi da molto tempo.
Il comandante mi lanciò uno sguardo perplesso, subito spuntò sulle labbra del mercenario un sorriso compiaciuto quasi a significare che tutti avevano sottovalutato il suo valore.
Ad aumentare il mio disgusto contribuì la richiesta che l’uomo ci fece, per entrare nel palazzo avremmo dovuto pagare ben 100 scaglie di miara a testa.
La stessa cifra l’avremmo sborsata per uscire.
“600 scaglie di miara?” esclamai a voce troppo alta, attirando ulteriormente l’attenzione del mercante e dei due nani “dove le troviamo? Abbiamo troppo poco tempo!”, il prezzo era ben alto, ma tutti sapevamo bene che valeva la posta in palio.
Un espediente doveva esser trovato al più presto.
Il mercante dopo la mia osservazione fece un sorriso e si avvicinò al nostro gruppo, si presentò come Arak il mercante di schiavi dei giochi.
“Non ho potuto fare a meno di notare la prestanza di questi tre schiavi” ci disse tenendo lo sguardo puntato sui tre “sarebbero perfetti per i giochi che si svolgono nell’arena proibita di Ylea, ci si può guadagnare parecchio e a quanto pare avete urgente bisogno di denaro!”.
Con Armorica e Selenia ci guardammo, non potevamo chiedere ai nostri tre compagni un parere, sarebbe sembrato alquanto strano; malgrado fossi perplessa mi sembrava una buona idea, per questo feci un cenno di assenso.
“Arak, quanto possiamo guadagnare? Ma soprattutto quanto possiamo perdere?” le domande mi uscirono dalla bocca prima ancora che mi accorgessi di averle pensate.
“Avete da guadagnare 2000 scaglie di miara se vincono!” ci rispose il mercante.
“E se perdono?” intervenne Armorica che già immaginava la risposta.
“La vita, rischiano la vita!” rispose lui con un sorriso compiaciuto.
La decisione da prendere si preannunciava ben più dura di quel che avevamo previsto in principio, ci ritrovavamo con le mani legate, avevamo bisogno della miara, ma la vita dei nostri tre compagni era ben più preziosa.


LICHT

I tre amici prigionieri si guardavano tra loro esprimendo con gli sguardi gli stessi dubbi e indecisioni che ora stavano provando le amazzoni.
Il silenzio durò qualche secondo poi fu Armorica a parlare: “Bene Arak, a che ora e dove?”.
“Sono felice che abbiate deciso di partecipare, oggi pomeriggio prima che il sole tramonti un mio schiavo si presenterà da voi in questo luogo e lo riconoscerete dalla metà di questa medaglia” nel dire ciò allungò la sua mano verso quella di Armorica facendo cadere una medaglia spaccata a metà.
Le amazzoni seguite dagli schiavi incatenati si avviarono verso il mercato dove acquistarono del cibo e cercarono un posto abbastanza appartato dove consumare quel pasto frugale e poter parlare liberamente.
Tutti concordarono sulla risposta di Armorica ad Arkan perché se la vita dei tre coraggiosi guerrieri era importante ancora di più era riuscire a bloccare il paino di Ylea e salvare i bambini.
Come aveva detto il mercante, quando mancava poco al tramonto del sole un uomo si avvicinò ai sei mostrando una parte di una medaglia.
Armorica tirò fuori la sua e le due parti combaciarono perfettamente.
L’uomo prese il pezzo di Armorica e fece cenno di seguirlo.
Attraversarono quasi tutta la città finché arrivati di fronte ad un enorme palazzo l’uomo bussò in codice ad una porta di legno robusta.
Poco dopo un uomo aprì la porta e li lasciò entrare.
Guidati dallo schiavo di Arak s’inoltrarono lungo un corridoio alla fine del quale iniziarono a discendere delle scale a chiocciola che li condusse in un ampia sala da cui partivano quattro corridoi diversi.
Lo schiavo invece di avviarsi verso uno di quei corridoi si voltò verso la parete che si trovava alle sue spalle.
La sua mano impugnò un rosone che sembrava scolpito nella parete e una porta segreta si aprì dinanzi ai loro occhi.
I sei provavano tutti gli stessi sentimenti di sorpresa e curiosità consapevoli che avrebbero condiviso insieme i rischi di quell’avventura.
Attraversato il passaggio segreto si trovarono come dentro una grotta scavata nella roccia e ogni tanto nel camminare attraversavano qualche vena di acqua.
La guida si muoveva sicura e veloce in tutti quei cunicoli dimostrando di conoscerli a memoria e solo dopo una quindicina di minuti una luce e comparve lontana alla fine di un cunicolo e l’eco delle voci risuonava nelle volte cavernose.
Lo spettacolo che si presentò agli occhi della piccola compagnia appena uscirono dal cunicolo era di stupore e timore.
Una profonda grotta naturale, enormi bracieri sistemati lungo i bordi e pesanti torci appese alle pareti ne illuminavano la volta da cui pendevano giganteschi pezzi di roccia appuntiti come le fauci di una bestia mostruosa.
La folla composta per lo più da amazzoni, guerrieri, mercenari era tutta in piedi, come fiere assetate di sangue, intorno ad una arena dal combattimento situata al centro della grotta.
L’arena era circondata da un alta struttura di legno nelle cui pareti interne erano attaccate lame taglienti e appuntite.
La violenza e il sangue che scorreva in quel luogo aveva ubriacato le menti degli spettatori che maledivano imprecavano o esultavano a seconda se il lottatore su cui avevano scommesso stava vincendo oppure aveva subito un duro colpo.
Il servo si fece largo agitando quando i gomiti, quando una frusta tra la folla insensibile anche alle botte presa come era dal combattimento in corso.
A fatica riuscirono a girare intorno all’arena arrivando in un'altra grotta dove invece si trovavano gli organizzatori e coloro che dovevano assicurare il divertimento incatenati ad grossi anelli di ferro attaccati alla parete.
Lì furono parcheggiati Licht, Draven e Siward.
Arak si mosse subito verso il piccolo gruppo guidato dal suo schiavo e accolse le amazzoni con un beffardo sorriso: “Come sono felice di vedere le mie amiche in questo luogo di perdizione”
“Noi lo saremo di più dopo che i nostri schiavi ci avranno reso ricche” rispose Selenia guardando fissa negli occhi il mercante di Ylea.
“Già ricche … o senza più schiavi … he he he”
Mentre Arak scherniva le amazzoni un boato degli spettatori salutò la vittoria di uno dei due lottatori e la fine dell’incontro.
“Oggi i miei campioni sono in splendida forma, se tutti gli incontri finiscono ancora prima d’iniziare” disse Arak compiaciuto dopo aver visto che il vincitore apparteneva alla sua scuderia.
“… o forse i tuoi avversari sono delle autentiche femminucce invece che … veri lottatori” rispose acidamente Hat.
“Veri lottatori, e chi sarebbero … quelli?” indicando con lo sguardo verso i loro amici in catene “… siccome mi siete simpatiche e dato che tenete ai vostri schiavi dirò ai miei uomini di non farli soffrire troppo ah ah ah”.
“Certo Arak se i tuoi uomini sono veloci come la tua lingua allora i nostri schiavi non avranno scampo!”.
“Mmmh avete ragione, stiamo solo perdendo tempo. Se volete fare accomodare il primo dei vostri schiavi nell’arena?”.
Armorica si avvicinò ai tre amici con sguardo interrogativo.
“Vado io per primo” disse Licht, Draven e Siward acconsentirono con un gesto del capo.
Armorica quindi accompagnò il suo uomo verso la porta d’ingresso dell’arena.
Questa volta il pubblico non era distratto dal combattimento ma desideroso di dissetarsi alla fonte del nuovo sangue che stava per scorrere.
Urlava e inveiva contro Licht cercando allo stesso tempo di studiarne la forza e le sue possibilità di vittoria contro Rahm di Mander visto che era ora di fare nuove scommesse.
Licht avanzava con lo sguardo come perso nel vuoto ma in realtà fissava ogni movimento del suo avversario che lo aspettava nell’arena e inducendo i più a pensare che avesse scarse possibilità di vittoria.
L’uomo di guardia all’ingresso dell’entrata nell’arena aprì la porta e disse a Licht ed Armorica di aspettare il suono del gong, che indicava il termine di chiusura delle scommesse, prima d’iniziare il combattimento.
Licht sentì chiudere alle sue spalle la porta di legno come un cigolio lontano, sentiva le urla del pubblico come appartenere ad un'altra dimensione.
La sua concentrazione era tutta sull’avversario che si era portato alla rastrelliera a scegliere l’arma con cui combattere.
L’avversario aveva la sua stessa corporatura anche se i muscoli erano più marcati, era vestito solo con un cingilombi mentre il suo corpo era tutto ricoperto di olio.
I capelli tutti rasi sopra la testa, erano raccolti invece in una lunga treccia dietro le spalle.
Un piccolo movimento innaturale del ginocchio destro dell’avversario mentre provava un colpo con una mazza chiodata gli rivelò il punto debole.
Licht si avvicinò a sua volta alla rastrelliera e scelse solo uno scudo di ferro circolare, abbastanza grande da proteggere tutta la figura del busto.
Selenia intanto aveva scommesso tutta la loro miara sulla vittoria di Licht.
La grossa mazza colpì il gong e il suo suono percosse le pareti della grotta, facendo vibrare le immense rocce che pendevano dalla volta e scatenando gli istinti bestiali del pubblico.
Licht iniziò a girare lentamente da sinistra verso destra intorno a Rahm, poi improvvisamente iniziò a ruotare in senso contrario per vedere se effettivamente il ginocchio sinistro era il suo punto debole. Aveva ragione, il tempo di reazione del ginocchio di Rahm fu in leggero ritardo rispetto al movimento di Licht che rallentò il suo movimento e Rahm lanciando un urlo bestiale si scagliò con tutto il peso del suo corpo accompagnando la mazza chiodata contro Licht.
Lo scudo si alzò a parare il violentissimo colpo, ma la potenza lo fece indietreggiare, Rahm continuò nella sua azione spingendo Licht verso le lame interne dell’arena.
L’ultimo colpo andò a colpire e spezzare una lama mentre Licht si gettava alla sua sinistra evitando il colpo mortale.
Rahm si girò e trovò Licht di nuovo in piedi ad aspettarlo.
Le persone avevano scommesso quasi tutti su Rahm e il loro grido di esultanza nel vedere Licht in difficoltà sembrava passare la barriera di roccia che li separava dall’esterno.
Rahm caricato e eccitato da quelle grida portò allora un nuovo affondo ma questa volta Licht non oppose il suo scudo bensì si spostò con un rapido movimento di gambe e del busto verso destra. Rahm andò a vuoto e mentre si girava vide con la coda dell’occhio lo scudo di Licht che era sospeso nell’aria e diretto verso il suo ginocchio.
L’impatto fu durissimo, la rotula del ginocchio si spezzò sotto il movimento rotatorio del disco e Rahm senza più il sostegno della sua gamba cadde pesantemente a terra.
Licht si avventò su di Lui strappandogli la mazza, la levò in alto per sferrare il colpo mortale che fermò all’altezza del viso di Rahm.
‘Ho vinto!!!!!’ poi girato verso il pubblico alzò le braccia in segno di vittoria mentre questi imprecavano e maledivano per le scommesse perse.
'Bene Arak, avrei bisogno di Rahm per cacciare un po’ di zanzare dalla mia abitazione, me lo presti' disse perfidamente Hat al mercante.
'Tutta fortuna, il prossimo incontro sarà due contro due e vediamo come finirà per i vostri schiavi'.
 

 

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