Il ricatto - Capitolo 2
 |
FALCOS
Il sole, alto nel cielo, fu coperto da una nube grigia, di un cupo
inquietante.
Uno strano brivido percorse la schiena di Falcos mentre, coi sensi
all’erta, cercava di non perdere di vista la sua preda.
Una cerva adulta, abbastanza grande da poter sfamare l’intera
Guarnigione dei Guerrieri di Caliur.
|
Apparteneva a questo reggimento da poco tempo, ma aveva
imparato presto a sentirsi uno di loro. Aveva legato particolarmente con
Appo, guerriero irascibile ma sincero, a cui avrebbe affidato la sua
vita in combattimento ad occhi chiusi.
Falcos, un guerriero sulla trentina dalle spalle imponenti, barba corta
sotto un naso affilato e due occhi felini, si era spinto fin lì proprio
a causa di una scommessa con Appo.
Questi aveva affermato che lui non sarebbe stato capace di fornire del
cibo per un’intera settimana per tutti i guerrieri.
Punto nell’orgoglio, e desideroso di mostrare a tutti il suo valore
nell’arte della caccia, era partito all’alba da Klivia, e fino a quel
momento aveva catturato due grossi cinghiali e una decina di anatre.
Aveva lasciato la Kioskas a bordo di un carro, al quale aveva legato il
suo fedele Ombromanto, splendido cavallo di un nero corvino e dal
portamento fiero ed aggressivo, compagno di tante battaglie passate.
La cerva, ignara che la sorte le stesse riservando la peggiore delle
punizioni, si era infiltrata nella boscaglia, col suo andamento
altalenante.
Eravamo in autunno inoltrato, rosse macchie di vegetazione si
alternavano a cespugli giallastri, con sfumature ora verdi ora marroni.
Il terreno era coperto da un fitto strato di foglie ed essa per cibarsi
era costretta a strappare dei pezzi di corteccia dagli arbusti più
giovani.
Per questo splendido esemplare però non sarebbe stato più necessario
cercare il cibo, lo stava diventando lui stesso.
Falcos si addentrò anch’esso nella boscaglia, il suo arco pronto, la
freccia incoccata.
La preda non doveva essere lontana.
La trovò poco dopo, immobile, le orecchie tese, alla ricerca di qualcosa
che neanche lei ancora capiva, solo intuiva, grazie al suo istinto
naturale.
Ora era a portata di freccia.
Falcos tese la corda dell’arco.
Un impercettibile rumore di legno in tensione rifece affiorare nella sua
mente immagini di battaglie, le vite dei nemici che la sua arma aveva
strappato, portato via da questo mondo e scaraventato in chissà quale
inferno.
Di nuovo un brivido gli attraversò la schiena, una sensazione di
disagio, quale mai aveva provato in vita sua.
L’arco, teso al massimo, era puntato sulla preda.
Le dita si stavano schiudendo per lasciar partire il dardo fatale,
quando notò un movimento alla destra della cerva.
Rimase un istante immobile, i muscoli in tensione, fino a che non vide
la causa di quel movimento.
Un piccolo cerbiatto, nato sicuramente da pochissimi giorni, si dirigeva
verso di essa.
Falcos ebbe un attimo d’esitazione.
Non era da lui avere scrupoli del genere, si sentì ridicolo, mentre il
braccio cominciava ad indolenzirsi.
“Perdonami creatura del bosco, ma i miei guerrieri sono affamati.”
Stava scoccando la sua freccia, quando un altro cerbiatto apparve,
seguito da un altro, e da un altro ancora.
In breve la cerva fu circondata da una trentina di cuccioli.
“Che prodigio è mai questo?!” Pensò Falcos.
Non gli era mai capitata una cosa simile.
Si erano raccolti tutti intorno ad essa, formando un cerchio quasi
perfetto, fissandola intensamente. Improvvisamente voltò la testa verso
di lui.
Gli occhi enormi dell’animale si fissarono nei suoi.
Il brivido si ripresentò, più forte che mai.
La sensazione sgradevole, come un presentimento, gli chiuse la bocca
dello stomaco.
Qualcosa di grave stava per accadere.
Fissando la creatura gli parve di udire una voce di donna chiamare il
suo nome: “Falcos…. Proteggici…”. A questa se ne unirono delle altre, un
vocio sommesso, come di bambini.
Di colpo, dalla destra di quell’insolito gruppo, saltò fuori un lupo di
enormi dimensioni, che si avventò sui cuccioli.
Istintivamente, senza riflettere, con la freccia ancora incoccata
nell’arco, puntò sulla fiera e tirò.
Questa cadde a terra, trafitta, a pochi centimetri dai cuccioli
terrorizzati.
Di nuovo la cerva lo fissò negli occhi, e gli parve di udire di nuovo
quella voce: “Grazie Falcos….. Ricordati…. Devi proteggerci…..”.
Lentamente, con un’andatura quasi regale, si allontanò, seguita dai
cuccioli ancora tremanti di paura. “Questa la devo raccontare a Licht“,
pensò Falcos, avviandosi verso il sentiero che portava a Klivia. Ormai
aveva perso la voglia di proseguire nella sua caccia.
Appo si sarebbe accontentato delle prede che aveva già catturato, e se
per caso avesse avuto il coraggio di dire che non sarebbero bastate per
l’intera settimana, gli avrebbe fatto cambiare idea a suon di birra
fresca, alla Taverna del Drago Verde, dove avevano appuntamento la sera
stessa.
DRAVEN
Uscire dalla valle nebbiosa era stato un toccasana, per le nostre membra
così come per i nostri spiriti.
Gli eventi vissuti nella valle avevano scosso tutti noi, ma ci indussero
anche a pensare sul da farsi in maniera più analitica.
Il mantello dei signori della notte era ormai sceso sulle nostre teste,
il fuoco bruciava timidamente al centro del nostro bivacco, e
consumavamo il nostro spartano pasto a base di formaggio e pane raffermo
discutendo della situazione.
"Quella creatura non era per niente... normale" disse Armorica
toccandosi la ferita, testandone il livello di guarigione.
Leggevo nei suoi occhi la rabbia per essere stata colpita così
selvaggiamente dalla creatura che avevamo affrontato pochi giorni fa, e
la voglia di trovare un senso a tutta quella faccenda che sembrava
sempre più strana.
Licht attizzò il fuoco con alcuni ramoscelli secchi, e la fiamma si
riflesse nei suoi occhi, accendendo il suo spirito guerriero.
"Qualunque cosa fosse, nulla mi fermerà in questa cerca che ho
intrapreso" disse con lo sguardo fisso sul fuoco, o forse scrutando
luoghi che si trovavano molto al di là della comune sorgente di calore
"Ma non mi va l'idea che un'altra di quelle bestie possa incrociare il
nostro cammino".
Misi da parte il ramo ed il taglierino che stavo usando per fabbricare
una freccia, e alzai lo sguardo verso i miei due compagni di avventura.
"La creatura che ci ha attaccati non era di certo naturale, almeno non
quando l'abbiamo incontrata noi" dissi.
Armorica sembrava particolarmente incuriosita da quell'ultima
affermazione.
"Cosa vuoi dire?" mi chiese spronandomi a continuare.
Non mi feci pregare e continuai: "Ho notato un marchio, una sorta di
runa mistica, alla base del collo della bestia... un simbolo che avevo
scorto di già sugli stendardi degli stregoni ribelli quando assediarono
la kioskas di kolise".
Il guerriero di Betris diede voce alle sue conclusioni, peraltro le
stesse a cui ero arrivato io ripensando all'accaduto.
"Intendi dire che la creatura era un comune lupo grigio, ma qualcuno gli
ha lanciato un sortilegio rendendolo più grosso e assetato di sangue?"
m'incalzò, ed io gli diedi conferma con un rapido cenno del capo.
Armorica intervenne con una giusta conclusione "Dunque qualcuno sa che
siamo in viaggio, sa dove ci troviamo, e soprattutto non vuole che
arriviamo a destinazione..."
"Ma se neanche noi conosciamo la destinazione... come è possibile tutto
questo?" la interruppe Licht, a cui stava ovviamente molto a cuore
l'opinione di tutti, ma che non riusciva a trovare un senso a tutta la
faccenda.
D'altro canto, pensai, chi può trovare un senso quando c'è in gioco la
magia?
Gli esseri umani non sono che gocce nel lento fiume della vita, ma gli
stregoni sono i sassi scagliati sulla superficie, possono creare grandi
sconvolgimenti, e scomparire sul fondo senza che nessuno riesca più a
scovarli.
Ma Armorica si era tuffata in quel fiume e, seppur non aveva raccolto il
sasso, l'aveva individuato.
"C'è un solo posto dove uno stregone ribelle possa avere la conoscenza e
i componenti necessari ad un simile incantamento, ed è sicuramente la
kioskas di Ylea" ci illuminò l'amazzone.
Effettivamente, stranamente, la strada che stavamo percorrendo portava
nei dintorni di quella particolare kioskas, ed il ragionamento di
Armorica era convincente.
"Non è difficile arrivare ad Ylea, ci basterà seguire il corso del
fiume, ma entrare sarà tutta un'altra storia" dissi, valutando le nostre
possibilità.
Licht, che sembrava aver finalmente trovato una strada per uscire dal
buio nel quale brancolava, si alzò in piedi ed esclamò: "Ben detto.
Faremo un passo alla volta. Arriviamo ad Ylea tutti interi, e poi
decideremo su come entrare. Se qualcuno ritiene che la cosa sia troppo
pericolosa, questo è il momento per tirarsi indietro. Il vostro onore
non sarà leso, ed io non vi serberò rancore. Sta di fatto che io andrò,
con o senza di voi".
Armorica gli si affiancò e, sfiorando il suo viso con le labbra gli
disse:
"Sai bene che non ti lascerò andare da solo" e si diresse lentamente
verso il suo giaciglio.
Licht la seguì con gli occhi guardandola da sopra le spalle, fino a
quando svanì dal suo campo visivo.
Poi si voltò verso di me.
Pensandoci bene, era già parecchio che avevo lasciato Rue, e avevo dei
doveri come comandante dei Dragoni di Dulkar ai quali avrei dovuto
badare.
Senza contare che stavamo andando a ficcarci proprio tra le fauci dei
serpenti più pericolosi di Arcano: Ylea e le sue sue amazzoni oscure.
Ripresi il ramo col quale stavo lavorando, e misi mano al taglierino.
"Avremo bisogno di molte frecce, una volta giunti ad Ylea. Nel frattempo
penserò ad un piano più dettagliato" dissi concentrandomi sulla mia
opera.
Con gli occhi della mente potevo vedere Licht che mi sorrideva, quando
mi disse: "Grazie, amico mio" e andò via per raggiungere Armorica.
Avremmo avuto bisogno di molto più che frecce, una volta giunti ad Ylea.
Ma la fortuna era qualcosa che ancora non riuscivo ad intagliare da un
ramo di quercia.
LICHT
La luce del nuovo giorno arrivò presto, e trovò la piccola compagnia che
stava ultimando i preparativi per riprendere il viaggio alla volta del
fiume Kruill diretti all'altura di Trenain sulla sponda opposta rispetto
alla parte dove si trovavano ora.
In quel posto Draven aveva stanziato una parte della sua guarnigione
allestendo un piccolo ma ben organizzato campo militare armato che
sarebbe stato di supporto alle missioni dei suoi esploratori dirette
verso nord fin dentro il cuore delle alte montagne che minacciose si
levavano all'orizzonte.
Il fuoco, con il crepitio della legna che ancora timidamente ardeva,
aveva tenuto compagnia tutta la notte al dormiveglia del gruppo
riscaldandone con il suo calore i loro corpi costretti a sottostare
all'umidità e all'addiaccio ricoperti solo di pesanti coperte.
Licht finì di sistemare le sue cose sulla sella di Aronne poi tornò ad
osservare il posto dove avevano dormito per vedere se nulla era rimasto
a terra e ora che il sole stava sorgendo e le ardenti braci andavano
spegnendosi lasciando solo tizzoni neri e fumanti si portò vicino al
fuoco e con la punta degli stivali disperse i tizzoni ricoprendoli con
la terra per spegnerli definitivamente.
Armorica e Draven erano già saliti a cavallo quando Licht li raggiunse,
un leggero colpo con i talloni ai fianchi dei cavalli e ripresero il
cammino verso il luogo da raggiungere.
Uscirono dal boschetto dove si erano riparati la notte, la strada che
scorreva davanti ai loro occhi era ben tracciata e segni evidenti delle
ruote dei carri indicavano che la strada era una via importante di
attraversamento di quei territori che procedeva da est verso ovest
seguendo una linea dritta.
Il cielo azzurro senza traccia di nuvole, l'aria fresca, sottili strisce
di nebbie accompagnavano la loro marcia, nulla a che vedere con i
terribili giorni passati nella valle nebbiosa dove neanche nelle ore di
punta il sole riusciva a filtrare completamente la nebbia e i sentieri
erano quasi nascosti da quella coltre umida e pesante che a volte
sembrava togliere loro il respiro, senza ricordare poi nuovamente il
terribile scontro con il lupo che poteva costare loro la vita.
Il clima tra di loro era lieto e sereno, procedevano affiancati a passo
lento scambiando battute che a volte terminavano in sonore risate.
Giunsero al fiume Kruill a metà mattinata, risalirono le sue rive per
circa un' ora fino a raggiungere un punto in cui il fiume si restringeva
e l'acqua scorreva con più irruenza, li vi era costruito un ponte di
legno non largo ma che permetteva di passare uno alla volta.
Dopo Licht e Armorica fu Draven a passare per ultimo dall'altra parte
del fiume e senza un attimo di riposo tornarono a risalire il corso del
fiume percorrendo poche miglia, poi abbandonarono la via che costeggiava
il fiume e girarono a sinistra verso ovest puntando verso un pendio
roccioso e tortuoso che li costrinse a rallentare ancora di più
l'andatura procedendo a passo d'uomo attenti a non far ferire i loro
stupendi animali che nonostante gli sforzi e la difficoltà del percorso
avanzavano con eleganza e agilità.
Alla sommità del pendio si fermarono a far riprendere fiato ai cavalli
mentre sotto i loro occhi vi era l'ampia valle dove scorreva come un
serpente sinuoso il possente fiume Kruill.
Il tempo di mangiare un po' di frutta secca e ripresero a marciare
procedendo sempre verso ovest scendendo per un breve tratto lungo una
meno ripida parete rispetto a quella che avevano appena risalito,
attraversarono un breve avvallamento per poi tornare a salire nuovamente
verso la cima del colle che copriva loro l'orizzonte, l'altura di
Trenain.
"Alla cima di questo colle ci sono i miei dragoni" disse Draven ai suoi
amici.
"Ottimo posto per un accampamento, facile da difendere difficile da
raggiungere" rispose Licht, mentre Armorica approvava quella scelta con
un gesto di assenso del suo capo.
Mancavano pochi metri alla sommità del colle, già il cielo di un azzurro
intenso iniziava a sovrastare la rocciosa cima, quando silenziosi
Dragoni uscirono dai loro nascondigli da dove erano di guardia e
salutarono il loro comandante gettando curiosi sguardi interessati
all'amazzone che viaggiava con Lui e Licht.
Solo quando raggiunsero la cima i tre poterono riuscire a vedere le
tende dell'accampamento che si trovava più la di circa un centinaio di
metri, la grandezza dell'accampamento indicava la presenza di un
centinaio di uomini.
La vita del campo scorreva frenetica ma serena, guerrieri che pulivano
le armi, che strigliavano e accudivano i cavalli nei recinti, altri
ancora che si allenavano chi con la spada chi con l'arco mentre
iniziarono a dirigersi al centro dello stesso.
DRAVEN
Lasciare un reggimento di dragoni accampati nei pressi del Kruill, non
troppo lontano da Ylea, era stata una delle prime decisioni che avevo
preso assumendo la posizione di comandante di Dulkar.
La collinetta aveva un facile accesso ad una abbondante risorsa d'acqua,
il fiume per l'appunto, ed era ricca di nascondigli naturali che i miei
dragoni sapevano bene come sfuttare.
Inoltre si trovava in un punto centrale della pianura circostante, una
sorta di torre di vedetta messaci a disposizione da madre natura stessa.
Il luogotenente che avevo lasciato al comando, Siward, ci accolse con un
caldo, seppur frugale benvenuto.
Ci recammo nella sua tenda, dove ad accoglierci trovammo un buon pasto e
dell'acqua per rinfrescarci.
Ci liberammo delle nostre armi, e, sorseggiando del vino, Siward ci
ragguagliò sulla situazione attuale.
"Non ci sono stati molti movimenti negli ultimi tempi" incominciò
l'esploratore srotolando una mappa della regione sul piccolo tavolo da
campo.
"Alcuni reggimenti di amazzoni oscure che pattugliano la zona, qualche
mercante di schiavi e merci varie, niente di eccessivamente
preoccupante"
"Nemmeno qualcosa di inusuale, o strano?..." lo spronò Armorica,
evitando di pronunciare la parola a cui sia io che Licht stavamo
pensando in quel momento... magia.
"No... beh... effettivamente una cosa ci sarebbe" disse Siward
grattandosi il capo "Alcuni esploratori hanno avvistato dei carri di
mercanti dirigersi verso Ylea, scortati da un piccolo contingente di
amazzoni oscure"
"Probabilmente trasportavano beni preziosi" dissi, non scorgendo cosa ci
fosse di strano in quell'avvenimento.
"Si, è quello che avevo pensato anch'io. Per questo ordinai ad alcuni
dragoni di seguire il carro, con l'intento di carpire qualche
informazione, visto che i carri erano coperti, e con la speranza che
magari potessimo... beh... ricavarci qualcosa" rispose Siward, un po'
vergognandosi, non sapendo che approvavo completamente quella linea di
condotta.
Dovevamo guadagnare qualsiasi vantaggio possibile sui nostri nemici, ad
ogni costo.
Il furto era un mezzo accettabile ai miei occhi.
"E dunque?" volle sapere Licht, incuriosito dalla faccenda.
"E dunque, i dragoni hanno seguito i carri fino alle porte di Ylea, dove
non hanno osato entrare, e sono ritornati indietro a farmi rapporto"
temporeggiò l'esploratore, come se non volesse rivelarci l'esito di
quella piccola missione.
Licht era al limite della pazienza e alzandosi in piedi sbottò: "Per
l'amor del cielo, Siward, cosa c'era di così strano?"
Siward era intimorito dalla presenza di un comandante così conosciuto
come Licht, la cui fama era arrivata anche a Klivia, e rispose senza
esitare "I carri belavano, signore!"
Ci voltammo tutti di scatto, increduli di fronte a ciò che avevamo
appena udito.
Mi rivolsi a Siward con tutta la calma che riuscii a racimolare
"Spiegati meglio, dragone"
"I dragoni hanno udito dei suoni provenire dai carri, simili a lamenti
di agnellini, e anche se mi sembrò strano che degli animali venissero
trasportati in un carro, coperto per giunta" chiarì Siward "non ci feci
troppo caso, visto comunque il pericolo che avremmo corso se avessimo
indagato più a fondo, e lasciai perdere"
Riflettei su quella storia, ma non potevo trovare un nesso tra di essa e
il nostro viaggio.
Congedai Siward, in modo che potessimo discutere in privato della
situazione.
Il fedele soldato arrivò all'uscio della tenda, quando si fermò e si
voltò.
"Un'ultima cosa, comandante" aggiunse "abbiamo ricevuto visite.
Emissarie delle madras. Suppongo che tu voglia riceverle"
La notizia era una completa sorpresa.
Generalmente la madras Myrt aveva piena fiducia nell'operato di noi
comandanti, elargendo a noi uomini un grande dono, in una società
matriarcale come quella di Arcano.
Quelle sconosciute emissarie dovevano avere un compito da svolgere nel
nostro accampamento, o notizie da riferire.
Forse possedevano informazioni che ci avrebbero aiutato a sbrogliare
l'intricata matassa di eventi che ci trovavamo ad affrontare.
Dopo un rapido cenno di assenso da parte di Licht ed Armorica, riportai
la mia attenzione su Siward e gli impartii un ultimo ordine: "Portale al
nostro cospetto"
HATSHEPSUT
Con Selenia, amazzone di Froll, avevamo seguito per giorni i carri,
eravamo stanche e spossate, il nostro compito era cercare di scoprire
dove venivano portati.
Il continuo pericolo, dovuto al fatto che non dovevamo essere scoperte
ci stava logorando i nervi, sapevamo che numerose vite erano in
pericolo.
Già da qualche giorno avevamo intuito che la destinazione finale sarebbe
stata la kioskas di Ylea, ma un'intuizione non era sufficiente, per
attuare un piano avremmo dovuto essere certe.
Da qualche tempo le amazzoni oscure rapivano i bambini dalle kioskas, li
caricavano su quei carri e li nascondevano alla vista con dei teli.
Durante il tragitto, che era durato parecchie notti, avevamo notato che
di giorno viaggiavano e la notte liberavano i bambini a piccoli gruppi,
li rifocillavano e li ammansivano con dei gueffi dolci di cui erano
ghiotti tutti i bambini.
La cosa più straziante era sentire il lamento di quei bambini durante il
giorno, seppur viaggiassimo a distanza potevamo udire il pianto di
quelle creature, era molto simile al belare degli agnellini.
Con Selenia non potevamo intervenire, in due non avremmo potuto fare
nulla contro il numeroso gruppo delle amazzoni oscure, l'unica
possibilità era di capire dove li avrebbero portati e se c'era un modo
per farli scappare.
Non sapevamo perché Ylea li avesse rapiti, ma eravamo certe che tutto
ciò non avrebbe portato a nulla di buono.
In prossimità della kioskas di Ylea i nostri piani subirono un
cambiamento radicale, scorgemmo dei dragoni di dulkar che di misero a
seguire i carri a debita distanza, non si accorsero di noi perché per il
nostro inseguimento ci eravamo travestite da mercanti e tenevamo le
nostre cavalcature a debita distanza.
"Selenia guarda laggiù!"... esclamai meravigliata "... sembra che non
siamo le sole a seguire quei carri! Chi saranno quegli uomini?".
"Mi sembrano dragoni di Dulkar a giudicare dalle insegne!"... mi rispose
Selenia, che aveva un vista migliore della mia, poi come colta da
un'ispirazione continuò ..."Pensi quel che penso io? Se seguono quei
carri potrebbero essere d'aiuto!!".
Io che avevo avuto la medesima idea, annuii e le chiesi: "Si!!
Potrebbero aiutarci, ma credi che dovremmo abbandonare l'inseguimento?".
"Sappiamo dove sono diretti ormai, non abbiamo dubbi, il nostro problema
è cercare di liberare quei bambini, ma sai bene che da sole non potremo
mai riuscirci, quindi credo che abbandonare sia la scelta migliore"
replicò con aria afflitta.
Entrambe sapevamo che un errore di valutazione sarebbe costato caro a
tutti, per questo cercammo di raggiungere subito i dragoni per chiedere
aiuto.
Quando riuscimmo ad essere abbastanza vicine, attirammo l'attenzione di
quello che sembrava il capo della spedizione e gli spiegammo che
dovevamo parlare assolutamente con il suo comandante, detto questo fummo
scortate nell'accampamento in cima alla collina.
"Hei Sele, hai visto che posizione hanno scelto? In questo modo possono
controllare tutta la valle!" esclamai soddisfatta di quel che vedevo,
pensando che il comandante sapeva il fatto suo!!
"Si, ho notato" mi rispose lei con fare distratto, conoscevo quell'espressione,
l'adottava quando stava elaborando dei piani o era troppo turbata per
qualcosa.
Quando arrivammo all'accampamento, molti dei dragoni si girarono al
nostro passaggio, credo che non fosse una cosa abituale avere degli
ospiti, fummo così scortate nella tenda del luogotenente Siward, che ci
disse che il comandante era fuori per una missione, ma probabilmente,
sarebbe arrivato nella giornata.
Dopo una breve conversazione decidemmo che avremmo aspettato il suo
arrivo per chiedere aiuto. Siward non fu molto contento di questo, ma ci
fece portare da mangiare e da bere, poi tornò ai suoi compiti lasciando
all'?ingresso della tenda due esploratori di guardia.
Rinfrancate dal pasto caldo e dal buon vino, fummo sopraffatte dalla
stanchezza e ci addormentammo, fummo risvegliate ben presto da Siward
che ci annunciava che il comandante Draven aveva dato ordini di portarci
al suo cospetto.
ARMORICA
Quando le due amazzoni furono sulla soglia della tenda, eravamo ancora
immersi in un silenzio carico di angoscia, i nostri pensieri si facevano
sempre più torbidi.. troppi avvenimenti inusuali stavano capitando, e
tutti quasi contemporaneamente... non potevano essere solamente
coincidenze.
Licht era in piedi al centro della tenda, lo sguardo assente come a
cercare tra le pieghe della sua mente delle risposte sensate a qualcosa
che fino a quel momento non aveva senso alcuno.
Draven, ancora chino sul piccolo tavolo da campo, guardava e riguardava
le mappe srotolate poc'anzi, tamburellando nervosamente con le dita
contro il piano del tavolo stesso... scandiva un tempo che sembrava non
passare mai.
Nel momento in cui vidi le due figure all'ingresso ebbi un attimo di
sollievo, la tensione di quei momenti stava finalmente per allentarsi.
Riconobbi immediatamente una delle amazzoni, Hatshepsut si chiamava,
faceva parte del mio stesso gruppo, eravamo entrambe amazzoni di Zaira,
ed anche se non avevamo mai approfondito la nostra conoscenza, avevo
sentito parlare di lei, del suo valore e della sua lealtà.
L'altra amazzone potei riconoscerla solo dai fregi, che indicavano le
truppe imperiali Froll.
Mi alzai in piedi, e feci per avvicinarmi ad Hat per salutarla, quando
Licht con un improvviso movimento del braccio mi fermò bruscamente
tenendomi una spalla, stringendo così forte da farmi quasi male.
Si voltò verso le amazzoni e con sguardo fermo e tono imperioso disse:
"Niente convenevoli.. a dopo i saluti. Ditemi che notizie portate, e
siate dettagliate, non abbiamo più molto tempo ormai!!"
In quel momento incrociai lo sguardo di Draven, e capii che nemmeno lui
aveva mai visto Licht così preoccupato e soprattutto disorientato... e
questo mise anche noi ulteriormente in allarme.
"Bene comandante - cominciò l'amazzone Froll - se vuoi notizie, le
avrai.. ma non credo siano buone, perciò stai pronto ad un rapporto che
forse non ti piacerà!"
Fu durante il racconto di Hat e Selenia (così si chiamava l'altra
amazzone) che scoprimmo il terribile carico di quei carri: trasportavano
bambini.
La presenza di creature innocenti in questa faccenda mise Licht
ulteriormente in apprensione e questo non ci avrebbe certo aiutato.
Non so di preciso quanto tempo passò tra spiegazioni, congetture,
ripensamenti.. forse un paio di ore.
Era buio quando Licht alzò lo sguardo da terra e con tono greve cominciò
a parlare: " ... Se continuiamo così non arriveremo da nessuna parte...
il tempo non è a nostro favore, e dobbiamo muoverci in fretta!!!"
Si alzò in piedi, disegnando una lunga ombra sulle pareti della tenda,
ed in quel momento Draven fece lo stesso, come a significare che
qualunque cosa ci fosse stata da fare, lui era pronto.
Hat e Selenia si guardavano con aria interrogativa, non riuscendo ad
interpretare quei silenzi che troppo spesso erano calati durante la
conversazione, e capii che era ora di intervenire:
"So che hai già in mente qualcosa Licht - dissi - ..sicuramente qualcosa
di folle, se ti attardi ad esporlo... ma faresti meglio a metterci al
corrente del tuo piano, se vuoi noi al tuo fianco... parla comandante,
ti ascoltiamo."
ARMORICA E LICHT
In effetti - cominciò Licht - ho in mente qualcosa, ma prima di mettervi
al corrente di tutto, se qualcuno di voi, per una qualsiasi ragione non
se la sente... sto per esporre un'idea che forse non ci permetterà di
tornare indietro.... quindi."
Venne interrotto dal rumore sordo delle pergamene che Draven aveva
ancora in mano, e che per la stizza di un simil pensiero di Licht, aveva
sbattuto sul tavolo, e mentre il comandante si voltava venne fulminato
da uno sguardo del dragone che valeva sicuramente più di mille parole.
Io feci lo stesso, non risposi, avevo preso una decisione molto tempo
prima... e questo Licht lo sapeva.
Solo le due amazzoni si fecero avanti: "Siamo con te comandante... parla
pure!"
"Bene - continuò Licht - era quello che volevo sentire.. Dunque il
nostro fine è raggiungere Ylea ed entrarvi, ma per fare questo dobbiamo
percorrere un sentiero che in questo momento è molto battuto, e non
potremo viaggiare insieme.. per lo meno non facendoci riconoscere... ed
a questo proposito avrei pensato ad un piccolo stratagemma. Abbiamo
avuto notizie da alcuni informatori - proseguì con tono compiaciuto -
che in questo momento ad Ylea c'è un gran traffico di mercanti,
artisti.. la kioskas è sempre affollata delle persone più disparate ed i
controlli alle mura non sono particolarmente accurati. Ci è stato detto
che nelle ultime settimane è aumentato molto il movimento degli
schiavi... si è rivelato un buon commercio, ed i carichi di merce umana
vanno e vengono indisturbati."
Mi guardai intorno per cercare di osservare le reazioni dei presenti
alle parole di Licht e mentre mi voltavo sentii la voce di Draven che
perplessa diceva: "...ma Licht... di amazzoni al mercato degli schiavi
non se ne vedono molte... daremo sicuramente nell'occhio... non
riusciremo a passare inosservati.." e mentre continuava in una serie di
obiezioni peraltro sensate Licht lo interruppe di nuovo e con tono
deciso ribattè: "...infatti Draven.. io non ho parlato di amazzoni... il
carico saremo noi!!"
Draven rimase ammutolito come pure il resto dei presenti, me compresa.
Era sicuramente un buon piano.. ma di non facile attuazione... e mentre
pensavo a come avremmo mai potuto farcela, Selenia prese la parola.
"Se mi permetti Licht - cominciò - avrei anche io qualcosa da dire.
Conosco un mercenario a Ylea.. non è un tipo raccomandabile.. ma mi deve
un favore.. e se lo paghiamo bene, lui potrebbe aiutarci, ne sono
sicura."
"Ottimo Selenia - disse Licht soddisfatto - allora dobbiamo solo
oltrepassare le mura... e la mia idea mi pare l'unica possibile... a
meno che qualcuno di voi non ne abbia una migliore..." finì il suo
discorso guardandoci uno per uno, cercando approvazione ed annuendo con
il capo.
"Se questo è tutto Licht - intervenne Draven - propongo di ritirarci per
riposare... domani ci aspetta una giornata lunga... anzi... a questo
proposito comandante, farei una piccola modifica al tuo piano.. penso
che un altro "schiavo" ci farebbe comodo in caso di guai, e porterei il
mio luogotenente Siward se a te va bene."
"Vada per Siward, Draven... ci vediamo domani mattina.. partenza
all'alba!"
E sull'eco di queste parole ci ritirammo nelle tende da campo che ci
erano state assegnate.
Licht era assente... troppi pensieri aleggiavano nella sua mente... ci
sdraiammo.. ed io mi avvicinai abbracciandolo.
Mi fissò con sguardo interrogativo, ma prima che potesse parlare dissi
:" ...Lo sai come la penso Licht. Vivo un giorno alla volta.. ed ognuno
come fosse l'ultimo. Potremmo non avere un'altra notte da trascorrere
insieme... andremo incontro a quello che ci aspetta senza rimpianti.."
... mi sorrise.
L'alba livida ci accolse in una coltre di nebbia, eravamo tutti pronti:
io, Licht, Draven, Hat, Selenia e Siward che era stato informato
precedentemente dal suo capitano.
Draven aveva portato per lui, Licht e Siward un abbigliamento degno del
nuovo rango a cui erano stati promossi e ci fornì delle corde con le
quali avremmo dovuto legare gli uomini, per farli apparire prigionieri,
ed in quel momento raccolsi tutte le forze che avevo, e ruotando il
corpo colpii Licht in pieno viso.. tra lo stupore di tutti i presenti...
"Scusami amore - dissi - ma se dobbiamo essere credibili dobbiamo
esserlo fino in fondo. Adesso è più verosimile" finii la mia frase
mentre un rivolo di sangue usciva dal naso e dalla bocca dell'uomo che
amavo.
Licht fissò anche lui con stupore Armorica, che come se non fosse
accaduto nulla stava ora legando il capo della cima ancora libera alla
sella del suo cavallo e appena ebbe finito si voltò di nuovo verso Licht
dicendo:
"Sono pronta, quando vogliamo andare."
Licht mentre con la lingua cercava di raccogliere le gocce di sangue che
lentamente stavano scendendo verso il mento, con le due mani legate
prese un lembo della camicia sgualcita fornitagli da Draven e piegando
la testa all'indietro tamponò la piccola emorragia raccogliendo tutto il
sangue fuoriuscito.
Sentì il sapore dolciastro del sangue che dalle narici era filtrato
nella bocca e si era impastato con la saliva quando deglutì, poi
guardando la macchia rossa che era sulla camicia disse:
"Si Armorica, così è sicuramente più verosimile" e rivolgendosi a Daven
e Siward disse: "Credo sia meglio andare dato che vorrei arrivare tutto
intero a Ylea" e scoppiò in una fragorosa risata mentre ammiccava verso
Armorica.
HATSHEPSUT
Fummo portate al cospetto di Draven, ma con mia sorpresa erano presenti
anche Armorica, amazzone di Zaira, e Licht comandante dei guerrieri di
Betris.
Le loro espressioni indicavano un profondo turbamento, soprattutto Licht
aveva uno sguardo fisso e concentrato, che non lasciava presagire nulla
di buono.
Con Selenia raccontammo di come, alcuni giorni prima, era iniziato il
nostro inseguimento, man mano che procedemmo nel racconto le facce dei
nostri ascoltatori divennero più scure e minacciose.
Non avevo mai incontrato di persona i due comandanti, ma la loro fama
nelle kioskas era notevole, entrambi avevano combattuto per Nimira ed
avevano dimostrato la loro lealtà e fedeltà all'imperatrice. Armorica,
nonostante appartenesse al mio reggimento, l'avevo incontrata solo poche
volte in piazza o alla taverna, ma sapevo che in più di una battaglia
non si era risparmiata.
Le domande che ci rivolsero furono tantissime, ma spesso il silenzio
calava all'improvviso e tutti sembravamo immersi in mille pensieri..
La mia preoccupazione maggiore era il tempo, sapevo che dovevamo fare in
fretta, la vita di quei bambini era appesa ad un filo sempre più
sottile.
Occorreva un piano per entrare a Ylea, sapevamo che non sarebbe stato
semplice, nonostante tutto, ciò che propose Licht mi sembrò pazzesco, ma
in cuor mio sapevo che era l'unica via da seguire.
L'idea di farci passare per delle mercanti di schiavi per riuscire a
passare i controlli delle mura della kioskas mi sembrò l'unica
attuabile, perciò accettai prontamente di tentare l'impresa.
Sapendo che l'indomani sarebbe stata una giornata molto pesante, Draven
propose di andare a dormire, non prima di aver deciso che tra gli
schiavi ci sarebbe stato il suo luogotenente Siward, sapevamo che
avremmo avuto bisogno di tutto l'aiuto possibile.
La giornata si preannunciava tetra e triste come la nostra missione, una
cupa coltre di nebbia copriva alla vista il paesaggio, solo alcune
sagome delle tende indicavano che intorno a noi era presente un intero
campo, davanti alla tenda di Draven erano stati legati i nostri cavalli
già sellati e caricati di provviste, segno che non tutti avevano
dormito.
Quando ci presentammo agli altri, vedemmo che Draven, Siward e Licht
avevano indossato degli abiti degni degli schiavi, le loro armi erano
sparite e accantonate vicino all'entrata della tenda erano presenti
numerose corde....
Ci sarebbero servite per legarli, proprio come si faceva con gli
schiavi, nulla doveva essere tralasciato, anche il più piccolo dettaglio
sbagliato avrebbe potuto segnare la fine della nostra missione e
soprattutto la fine della vita di quei bambini.
Per rendere veritiero il nostro travestimento facemmo, ai polsi dei tre
guerrieri, dei nodi che all'apparenza sembravano complicati da
sciogliere, ma sapevamo che i tre potevano slegarsi, in caso di
pericolo, con estrema facilità.
Proprio quando eravamo pronti a partire Armorica fece un gesto che ci
lasciò costernati, colpì il suo amato Licht con un pugno che gli fece
perdere del sangue dal naso, anche quello era un particolare, non
potevano essere degli schiavi autentici se non avevano i segni della
cattura.
Il silenzio tra noi si fece assoluto, nessuno aveva il coraggio di
esprimere a parole i propri pensieri, tutti valutavamo i rischi che
quella missione comportava.
Seguire il Kruill, dopo aver abbandonato il campo, non era difficile, la
pianura di Yestel si estendeva davanti a noi, la nebbia che diradava
rivelava i piccoli particolari uno ad uno, creando degli effetti di luce
e colore che riempivano il nostro cuore e la nostra vista.
Viaggiammo per tutto il giorno senza incontrare molte persone, la notte
ci accampammo in riva al Kruill, nessuno di noi però dormì; quando la
mattina successiva arrivammo in prossimità delle mura incontrammo i
primi gruppi di mercanti che attendevano l'apertura delle porte della
kioskas.
Infatti, Ylea aveva dato ordine che la notte fossero chiuse e che a
nessuno fosse permesso di entrare, nella vaga speranza che nessun nemico
potesse penetrare nelle sue fila.
L'idea di confonderci con tutta quella gente per farci passare
inosservati purtroppo non sortì l'effetto voluto, infatti, attirammo
l'attenzione di due guardie che ci fermarono.
La tensione era tangibile, ma la nostra esperienza ci aveva insegnato ad
essere freddi, perciò nel momento in cui si avvicinarono le due guardie
eravamo calati tutti nel nostro personaggio e le nostre mani erano
pronte ad impugnare le armi che avevamo celato tra i nostri bagagli.
"Hei, voi mercanti di schiavi fermatevi!!" gridò una delle due guardie
avvicinandosi.
"Salute a voi!" rispose prontamente Selenia "Che cosa possiamo fare per
voi?".
"Chi siete e perché siete qui?" proseguì la guardia osservando troppo
attentamente i tre schiavi.
"Siamo mercanti di schiavi, veniamo qua per vendere questi tre magnifici
esemplari" rispose Selenia "Guardate come sono in forze, sono allenati
al duro lavoro, siamo state costrette a legarli strettamente affinché
non scappassero, speriamo di ricavarne un bel gruzzoletto! Non è che
avete bisogno di uno schiavo?".
Nel porre l'ultima domanda Selenia smontò da cavallo e si avvicinò a
quello che sembrava il capo, sfoderando il suo più bel sorriso.
Era una tattica pericolosa che poteva segnare la fine della nostra
missione, ma l'amazzone conosceva meglio di noi come funzionavano le
cose ad Ylea visto che ci era stata più volte in missione.
Iniziò a chiacchierare con il comandante, mentre noi, sempre in sella,
cercavamo di mostrare la nostra espressione più annoiata guardandoci
intorno.
Fu la fortuna che ci permise di proseguire la nostra strada,
l'attenzione delle due guardie fu attratta da un ragazzino che scappava
con dei panini in mano appena presi dal banco di un panettiere che
urlava "Al ladro" con quanto fiato aveva in gola.
"Andate, andate, via di qua!!" ci gridò il capo impugnando la sua spada
e iniziando a correre nella direzione in cui era scappato il ragazzino.
Selenia montò a cavallo senza farselo ripetere due volte; la nostra
strada ora era più facile, dovevamo solo raggiungere la locanda del
Drago d'oro dove avremmo trovato il Casteldragon, il mercenario che
forse ci avrebbe aiutato.
Camminare tra tanta gente non era semplice, però avevamo la
consapevolezza che l'essere riusciti ad evitare le guardie alle mura
poteva significare la buona riuscita del piano.
Selenia ci guidò attraverso le stradine della kioskas, la locanda era
situata non lontano dal palazzo di Ylea ed era famosa perché punto di
ritrovo dei mercanti di schiavi e dei mercenari.
L'insegna, un drago d'oro dipinto su una tavola di legno, era affissa
sopra un'ampia vetrina che lasciava intravedere un locale spazioso con
numerosi tavoli ai quali erano sedute numerose persone.
Selenia arrestò il suo cavallo e smontando esclamò: "Eccoci arrivati,
ora cerchiamo Casteldragon!".
LICHT
I tre uomini furono legati insieme ai cavalli allo steccato davanti alla
taverna e mentre Hatshepsut rimase con loro, le altre due amazzoni si
avviarono alla porta.
Armorica e Selenia entrarono nella locanda, tagliando il fumo che
aleggiava nella sala comune con lo sguardo.
Selenia intravide infine l'uomo che stava cercando.
Era seduto ad un tavolo da solo, o per meglio dire era accasciato su di
un piccolo scanno di legno invaso da boccali vuoti resti della notte
appena trascorsa.
Con un cenno degli occhi invitò Armorica a seguirla e quando furono
vicinissime Selenia gli agguantò il capo tirandolo per i capelli scuri
che gli coprivano gli occhi blu ed offuscati dai fumi dell'alcool.
Fissò il suo viso dalla mascella squadrata, reso ancor più rude dalla
barba incolta e dalle cicatrici che si era procurato durante le numerose
battaglie che aveva affrontato.
"Ho bisogno di te Casteldragon, o almeno di quello che ne resta. Un
lavoretto semplice nel palazzo di Ylea" disse decisa Selenia, andando
subito al punto.
Casteldragon la guardò con i suoi occhi vuoti, mentre dalla sua mente
emergeva lentamente il ricordo di quel viso e di quella voce e le disse:
"Non esistono lavoretti facili nel palazzo di Ylea. Il prezzo sarà molto
alto." ed esplose in una potente zaffata di alcool.
Selenia lo guardò con disprezzo: "Mi fai ribrezzo Casteldragon. Và
all'inferno"
Casteldragon abbassò gli occhi fissando la profondità del boccale che
stringeva tra le mani: "Ci sono già, piccola amazzone, ci sono già...."
"E dovremmo affidare le nostre vite a questo relitto umano?" con aria
interrogativa disse Armorica da dietro le spalle del mercenario.
A quelle parole Casteldragon alzò le sue spalle e si voltò lentamente
verso Armorica fissandola negli occhi:
"Non credo che ci conosciamo mia splendida amazzone, altrimenti un
simile pensiero non ti sarebbe neanche apparso nella mente."
Voltandosi nuovamente verso Selenia le disse: "Questo non è posto per
parlare di certe cose, anche i tavoli potrebbero avere le orecchie..
meglio andare fuori."
Usciti dalla taverna Casteldragon notò lo sguardo d'intesa tra Armorica
e Hatshepsut che si trovava vicino ai tre schiavi e un sorriso increspò
le sue ruvide labbra:
"Uhm... Selenia allora non siete sole, scommetto che quei tre schiavi
faranno parte del nostro piano. Peccato perché a vederli credo che
avreste potuto ottenere un buon prezzo al mercato" e scoppiò a ridere.
"Senti, il tuo affare è quello di portarci nella tana della volpe a
liberare..." Selenia si fermò prima di continuare ma l'astuto mercenario
continuò: ".. a liberare quei poveri fanciulli innocenti... eh eh eh,
non fare quella faccia, eppure mi conosci bene e sai che nulla entra ed
esce da questa città senza che io lo sappia".
Selenia tornò seria e approvò con il viso quello che aveva detto il
mercenario.
"Bene, questa notte portate seicento scaglie di miara per pagarvi il
biglietto d'ingresso."
Selenia non lo fece finire: "Uomo, non credi che il tuo prezzo sia un
po' troppo alto?"
"... ho detto per entrare, altrettante ne occorrono per uscire e
ringrazia il fato che oggi ho la mente offuscata dall'alcool e non ti
chiedo cento scaglie anche per ogni bambino che farete uscire... ah ah
ah. A questa notte amica mia, ci rivedremo qui davanti alla locanda"
HATSHEPSUT
Mentre Armorica e Selenia entravano nella locanda, rimasi di guardia ai
tre schiavi, per questo mi spostai di qualche metro e mi misi al riparo
della grande tenda che copriva l’ingresso della taverna.
Il tempo trascorreva veloce, sentivo l’urgenza di muoverci, di andare
via da quel luogo, mi sentivo troppo esposta e i tre guerrieri davano
troppo nell’occhio, essendo il mercato degli schiavi nella parte opposta
della città.
Più il tempo trascorreva, più la sensazione di essere osservata si fece
strada nella mia mente, per questo iniziai ad osservare le persone che
affollavano la via.
Il mio sguardo fu catturato da un mercante che dava ordini a due bambini
di circa 10 anni, non faceva che urlare di stare attenti e di muoversi,
ma si vedeva chiaramente che la sua attenzione era puntata sui tre
schiavi.
Osservai meglio la scena e quelli che in principio mi erano sembrati dei
bambini mi accorsi che erano dei nani, il loro compito consisteva nel
trasferire, da un carro ad un altro, delle grosse scatole di legno
all’apparenza pesantissime, ma dai visi dei due non traspariva nessuna
traccia di sforzo, per questo ne dedussi che erano vuote.
La curiosità per questo strano fatto non poté esser soddisfatta perché
in quel momento Armorica e Selenia uscirono dalla taverna seguite da un
uomo disgustoso.
Anche da lontano si vedeva che era reduce da una sbronza e non toccava
acqua per lavarsi da molto tempo.
Il comandante mi lanciò uno sguardo perplesso, subito spuntò sulle
labbra del mercenario un sorriso compiaciuto quasi a significare che
tutti avevano sottovalutato il suo valore.
Ad aumentare il mio disgusto contribuì la richiesta che l’uomo ci fece,
per entrare nel palazzo avremmo dovuto pagare ben 100 scaglie di miara a
testa.
La stessa cifra l’avremmo sborsata per uscire.
“600 scaglie di miara?” esclamai a voce troppo alta, attirando
ulteriormente l’attenzione del mercante e dei due nani “dove le
troviamo? Abbiamo troppo poco tempo!”, il prezzo era ben alto, ma tutti
sapevamo bene che valeva la posta in palio.
Un espediente doveva esser trovato al più presto.
Il mercante dopo la mia osservazione fece un sorriso e si avvicinò al
nostro gruppo, si presentò come Arak il mercante di schiavi dei giochi.
“Non ho potuto fare a meno di notare la prestanza di questi tre schiavi”
ci disse tenendo lo sguardo puntato sui tre “sarebbero perfetti per i
giochi che si svolgono nell’arena proibita di Ylea, ci si può guadagnare
parecchio e a quanto pare avete urgente bisogno di denaro!”.
Con Armorica e Selenia ci guardammo, non potevamo chiedere ai nostri tre
compagni un parere, sarebbe sembrato alquanto strano; malgrado fossi
perplessa mi sembrava una buona idea, per questo feci un cenno di
assenso.
“Arak, quanto possiamo guadagnare? Ma soprattutto quanto possiamo
perdere?” le domande mi uscirono dalla bocca prima ancora che mi
accorgessi di averle pensate.
“Avete da guadagnare 2000 scaglie di miara se vincono!” ci rispose il
mercante.
“E se perdono?” intervenne Armorica che già immaginava la risposta.
“La vita, rischiano la vita!” rispose lui con un sorriso compiaciuto.
La decisione da prendere si preannunciava ben più dura di quel che
avevamo previsto in principio, ci ritrovavamo con le mani legate,
avevamo bisogno della miara, ma la vita dei nostri tre compagni era ben
più preziosa.
LICHT
I tre amici prigionieri si guardavano tra loro esprimendo con gli
sguardi gli stessi dubbi e indecisioni che ora stavano provando le
amazzoni.
Il silenzio durò qualche secondo poi fu Armorica a parlare: “Bene Arak,
a che ora e dove?”.
“Sono felice che abbiate deciso di partecipare, oggi pomeriggio prima
che il sole tramonti un mio schiavo si presenterà da voi in questo luogo
e lo riconoscerete dalla metà di questa medaglia” nel dire ciò allungò
la sua mano verso quella di Armorica facendo cadere una medaglia
spaccata a metà.
Le amazzoni seguite dagli schiavi incatenati si avviarono verso il
mercato dove acquistarono del cibo e cercarono un posto abbastanza
appartato dove consumare quel pasto frugale e poter parlare liberamente.
Tutti concordarono sulla risposta di Armorica ad Arkan perché se la vita
dei tre coraggiosi guerrieri era importante ancora di più era riuscire a
bloccare il paino di Ylea e salvare i bambini.
Come aveva detto il mercante, quando mancava poco al tramonto del sole
un uomo si avvicinò ai sei mostrando una parte di una medaglia.
Armorica tirò fuori la sua e le due parti combaciarono perfettamente.
L’uomo prese il pezzo di Armorica e fece cenno di seguirlo.
Attraversarono quasi tutta la città finché arrivati di fronte ad un
enorme palazzo l’uomo bussò in codice ad una porta di legno robusta.
Poco dopo un uomo aprì la porta e li lasciò entrare.
Guidati dallo schiavo di Arak s’inoltrarono lungo un corridoio alla fine
del quale iniziarono a discendere delle scale a chiocciola che li
condusse in un ampia sala da cui partivano quattro corridoi diversi.
Lo schiavo invece di avviarsi verso uno di quei corridoi si voltò verso
la parete che si trovava alle sue spalle.
La sua mano impugnò un rosone che sembrava scolpito nella parete e una
porta segreta si aprì dinanzi ai loro occhi.
I sei provavano tutti gli stessi sentimenti di sorpresa e curiosità
consapevoli che avrebbero condiviso insieme i rischi di quell’avventura.
Attraversato il passaggio segreto si trovarono come dentro una grotta
scavata nella roccia e ogni tanto nel camminare attraversavano qualche
vena di acqua.
La guida si muoveva sicura e veloce in tutti quei cunicoli dimostrando
di conoscerli a memoria e solo dopo una quindicina di minuti una luce e
comparve lontana alla fine di un cunicolo e l’eco delle voci risuonava
nelle volte cavernose.
Lo spettacolo che si presentò agli occhi della piccola compagnia appena
uscirono dal cunicolo era di stupore e timore.
Una profonda grotta naturale, enormi bracieri sistemati lungo i bordi e
pesanti torci appese alle pareti ne illuminavano la volta da cui
pendevano giganteschi pezzi di roccia appuntiti come le fauci di una
bestia mostruosa.
La folla composta per lo più da amazzoni, guerrieri, mercenari era tutta
in piedi, come fiere assetate di sangue, intorno ad una arena dal
combattimento situata al centro della grotta.
L’arena era circondata da un alta struttura di legno nelle cui pareti
interne erano attaccate lame taglienti e appuntite.
La violenza e il sangue che scorreva in quel luogo aveva ubriacato le
menti degli spettatori che maledivano imprecavano o esultavano a seconda
se il lottatore su cui avevano scommesso stava vincendo oppure aveva
subito un duro colpo.
Il servo si fece largo agitando quando i gomiti, quando una frusta tra
la folla insensibile anche alle botte presa come era dal combattimento
in corso.
A fatica riuscirono a girare intorno all’arena arrivando in un'altra
grotta dove invece si trovavano gli organizzatori e coloro che dovevano
assicurare il divertimento incatenati ad grossi anelli di ferro
attaccati alla parete.
Lì furono parcheggiati Licht, Draven e Siward.
Arak si mosse subito verso il piccolo gruppo guidato dal suo schiavo e
accolse le amazzoni con un beffardo sorriso: “Come sono felice di vedere
le mie amiche in questo luogo di perdizione”
“Noi lo saremo di più dopo che i nostri schiavi ci avranno reso ricche”
rispose Selenia guardando fissa negli occhi il mercante di Ylea.
“Già ricche … o senza più schiavi … he he he”
Mentre Arak scherniva le amazzoni un boato degli spettatori salutò la
vittoria di uno dei due lottatori e la fine dell’incontro.
“Oggi i miei campioni sono in splendida forma, se tutti gli incontri
finiscono ancora prima d’iniziare” disse Arak compiaciuto dopo aver
visto che il vincitore apparteneva alla sua scuderia.
“… o forse i tuoi avversari sono delle autentiche femminucce invece che
… veri lottatori” rispose acidamente Hat.
“Veri lottatori, e chi sarebbero … quelli?” indicando con lo sguardo
verso i loro amici in catene “… siccome mi siete simpatiche e dato che
tenete ai vostri schiavi dirò ai miei uomini di non farli soffrire
troppo ah ah ah”.
“Certo Arak se i tuoi uomini sono veloci come la tua lingua allora i
nostri schiavi non avranno scampo!”.
“Mmmh avete ragione, stiamo solo perdendo tempo. Se volete fare
accomodare il primo dei vostri schiavi nell’arena?”.
Armorica si avvicinò ai tre amici con sguardo interrogativo.
“Vado io per primo” disse Licht, Draven e Siward acconsentirono con un
gesto del capo.
Armorica quindi accompagnò il suo uomo verso la porta d’ingresso
dell’arena.
Questa volta il pubblico non era distratto dal combattimento ma
desideroso di dissetarsi alla fonte del nuovo sangue che stava per
scorrere.
Urlava e inveiva contro Licht cercando allo stesso tempo di studiarne la
forza e le sue possibilità di vittoria contro Rahm di Mander visto che
era ora di fare nuove scommesse.
Licht avanzava con lo sguardo come perso nel vuoto ma in realtà fissava
ogni movimento del suo avversario che lo aspettava nell’arena e
inducendo i più a pensare che avesse scarse possibilità di vittoria.
L’uomo di guardia all’ingresso dell’entrata nell’arena aprì la porta e
disse a Licht ed Armorica di aspettare il suono del gong, che indicava
il termine di chiusura delle scommesse, prima d’iniziare il
combattimento.
Licht sentì chiudere alle sue spalle la porta di legno come un cigolio
lontano, sentiva le urla del pubblico come appartenere ad un'altra
dimensione.
La sua concentrazione era tutta sull’avversario che si era portato alla
rastrelliera a scegliere l’arma con cui combattere.
L’avversario aveva la sua stessa corporatura anche se i muscoli erano
più marcati, era vestito solo con un cingilombi mentre il suo corpo era
tutto ricoperto di olio.
I capelli tutti rasi sopra la testa, erano raccolti invece in una lunga
treccia dietro le spalle.
Un piccolo movimento innaturale del ginocchio destro dell’avversario
mentre provava un colpo con una mazza chiodata gli rivelò il punto
debole.
Licht si avvicinò a sua volta alla rastrelliera e scelse solo uno scudo
di ferro circolare, abbastanza grande da proteggere tutta la figura del
busto.
Selenia intanto aveva scommesso tutta la loro miara sulla vittoria di
Licht.
La grossa mazza colpì il gong e il suo suono percosse le pareti della
grotta, facendo vibrare le immense rocce che pendevano dalla volta e
scatenando gli istinti bestiali del pubblico.
Licht iniziò a girare lentamente da sinistra verso destra intorno a Rahm,
poi improvvisamente iniziò a ruotare in senso contrario per vedere se
effettivamente il ginocchio sinistro era il suo punto debole. Aveva
ragione, il tempo di reazione del ginocchio di Rahm fu in leggero
ritardo rispetto al movimento di Licht che rallentò il suo movimento e
Rahm lanciando un urlo bestiale si scagliò con tutto il peso del suo
corpo accompagnando la mazza chiodata contro Licht.
Lo scudo si alzò a parare il violentissimo colpo, ma la potenza lo fece
indietreggiare, Rahm continuò nella sua azione spingendo Licht verso le
lame interne dell’arena.
L’ultimo colpo andò a colpire e spezzare una lama mentre Licht si
gettava alla sua sinistra evitando il colpo mortale.
Rahm si girò e trovò Licht di nuovo in piedi ad aspettarlo.
Le persone avevano scommesso quasi tutti su Rahm e il loro grido di
esultanza nel vedere Licht in difficoltà sembrava passare la barriera di
roccia che li separava dall’esterno.
Rahm caricato e eccitato da quelle grida portò allora un nuovo affondo
ma questa volta Licht non oppose il suo scudo bensì si spostò con un
rapido movimento di gambe e del busto verso destra. Rahm andò a vuoto e
mentre si girava vide con la coda dell’occhio lo scudo di Licht che era
sospeso nell’aria e diretto verso il suo ginocchio.
L’impatto fu durissimo, la rotula del ginocchio si spezzò sotto il
movimento rotatorio del disco e Rahm senza più il sostegno della sua
gamba cadde pesantemente a terra.
Licht si avventò su di Lui strappandogli la mazza, la levò in alto per
sferrare il colpo mortale che fermò all’altezza del viso di Rahm.
‘Ho vinto!!!!!’ poi girato verso il pubblico alzò le braccia in segno di
vittoria mentre questi imprecavano e maledivano per le scommesse perse.
'Bene Arak, avrei bisogno di Rahm per cacciare un po’ di zanzare dalla
mia abitazione, me lo presti' disse perfidamente Hat al mercante.
'Tutta fortuna, il prossimo incontro sarà due contro due e vediamo come
finirà per i vostri schiavi'.
|