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Il ricatto - Capitolo 1

LICHT

Mi risvegliai in piena notte, stanco, completamente spossato dopo un tempo che io reputavo lungo come secoli eppure a vedere la posizione della luna dovevo aver dormito al massimo due ore.
Mi ritrovai seduto sopra il letto, il respiro affannoso, il corpo sudato, la mia mente che cercava di capire cosa mi stesse accadendo ma ... trovava solo confusione.

In quella situazione l'unico che poteva aiutarmi era Archim, uno dei maghi più potenti della Kioskas, egli sapeva vedere laddove gli occhi degli altri si fermavano come davanti ad un muro impenetrabile.
Era notte fonda ma sapevo che la notte spesso era in piedi.
Scesi dal letto, indossai i miei vestiti e mi apprestai ad uscire.
Aprii la porta, una gelida folata di vento entrò nella mia capanna passando nella fessura aperta tra la porta e lo stipite, e dopo aver percorso pochi metri nella stanza la vidi morire sotto il peso della polvere che aveva sollevato.
Chiusi la porta alle mie spalle e andai verso l’alloggio di Archim.
Arrivai davanti alla porta della sua casa e mi stavo domandando se anche quella notte sarebbe stato in piedi o se era andato a riposare, ma la risposta non tardò ad arrivare accompagnata dagli eventi.
Ad un tratto vidi la porta aprirsi senza che io l'avessi toccata ma come se una mano invisibile l’avesse fatto, l'istinto mi fece fare un passo indietro ma l'amicizia con il mago e la curiosità di capire come si fosse aperta mi fecero avanzare e arrivare sulla soglia dove potei sbirciare nella stanza d'ingresso.
Un tremolante chiarore, debole, arrivava dal centro della stanza e presto i miei sensi furono avvolti da un forte odore d'incenso.
Un candelabro a cinque punte era posato al centro del tavolo e la luce delle candele accese illuminava un libro chiuso posto davanti al candelabro.
"Archim ci sei?" dissi sottovoce.
Attesi qualche secondo e alzando il tono della voce: "Archim sei in casa?"
Non udii risposta, e pensai che il mago doveva essere uscito da poco lasciando la porta socchiusa e il vento poi l'aveva aperta davanti a me.
Incuriosito dalle fattezze del libro mi avvicinai al tavolo e mentre lo facevo la porta cigolando si richiuse alle mie spalle.
Mi fermai e guardai verso la porta e poi girai … lentamente il mio sguardo lungo tutta la stanza senza scorgere nulla e dissi tra me che questa notte il vento doveva essere veramente dispettoso e accennai anche un sorriso.
Arrivai al tavolo, afferrai il libro e iniziai ad osservarlo.
Era di pelle dura, ruvida, pesante e nella sua pagina iniziale portava strane incisioni che non avevo mai visto neanche quando ero alla Global Detector.
Stavo per aprirlo quando alle mie spalle sentii la voce di Archim:
"Licht, vuoi forse farmi concorrenza diventando un potente mago?"
Non l'avevo sentito arrivare, non capivo da dove era entrato, non avendo sentito aprire quella porta cigolante che mi aveva invitato ad entrare.
Lo stupore mi fece sorridere, riposai il libro sul tavolo e mi voltai.
"Credo che prima dovresti insegnarmi a leggere questi strani caratteri" indicando con la mano il libro. Vedevo il mago e alle sue spalle una porta aperta che non avevo visto prima quando ero entrato.
"Vieni Licht, di là staremo più comodi" e m'invitò a seguirlo attraverso la porta da cui era entrato.
La stanza era più illuminata, il fuoco del camino l'aveva riempita di un caldo tepore ed Archim m'indicò di sedermi su una poltrona che all'aspetto era comodissima.
Mi sedetti ed osservai la stanza, arredata come era assomigliava più ad una abitazione del mondo da cui venivo che una povera capanna di Arcano.
Mi colpì moltissimo l'enorme quadro posto sopra il camino dai colori vivaci ma di cui non riuscivo a capire quale fosse il soggetto.
Archim prese da un tavolinetto appoggiato al muro una bottiglia stretta e lunga contenente un liquido rosso e denso, versò una parte della bevanda in una coppa di oro e me la porse.
"Questa è una mia specialità"
Non chiesi neanche cosa fosse, presi il bicchiere nelle mie mani ed iniziai a bere.
Un gusto intenso, dolce ma non troppo, leggermente frizzante:
"Buona, Archim, molto buona, complimenti" dissi apprezzando la bevanda che mi aveva offerto.
"Grazie Licht, ma non dirmi che sei venuto a casa mia in piena notte solo per assaggiare questa bevanda" e vidi comparire un ghigno nel suo viso.
"Già Archim, la verità è che neanche io so perché sono venuto da te, cerco risposte ma non so la domanda, cerco soluzioni ma non conosco neanche il problema"
E il ghigno precedente si stava trasformando in un sorriso sarcastico, ma se conoscevo Archim quel sorriso stava significare che lui aveva già capito cosa volevo, aveva già trovato la soluzione.
Vidi il suo sguardo fissarmi, mi si avvicinò per versarmi ancora da bere e mentre lo faceva mi disse:
"Licht, ti piace quel quadro?"
Mi voltai nuovamente verso il quadro, rividi i suoi vivaci colori, molto belli ma non capivo cosa rappresentasse e gli dissi:
"Si Archim, diciamo che mi piace, i colori sono vivaci, belli, vivi ma ..."
Cosa stava accadendo al quadro, il disegno sembrava che si stesse ricomponendo in una nuova forma...
"Ma cosa, Licht?"
Non risposi, forse neanche avevo capito la nuova domanda, stavo cercando di capire cosa stava avvenendo al quadro, ora … ora sembrava una cosa viva.
I colori vivaci erano scomparsi, il disegno assomigliava sempre di più al mio ritratto, mi sembrava di vedere la mia immagine, il mio viso.
Pensai di lasciare il bicchiere, di alzarmi dalla poltrona, di avvicinarmi al quadro e quando fui li vicinissimo al quadro mi voltai, e ... vidi il mio corpo immobile con il bicchiere in mano sulla poltrona, guardai nuovamente il quadro e il mio corpo ora lo vedevo chiaramente anche lì.
Volevo gridare, volevo chiedere ad Archim cosa mi stesse accadendo ma non riuscivo a sentire la mia voce eppure stavo parlando.
Mi sentivo attratto dal quadro e presto mi ritrovai nel corpo disegnato dentro, vidi lo sfondo del quadro scomporsi in un effetto a vortice che inghiottiva tutto il quadro compreso il mio riflesso.
Mi sentii trasportare in quel vortice e dopo un tempo che non seppi misurare vidi una luce sempre più intensa come alla fine di un tunnel.
L’intensità della luce aumentava, i raggi di luce si trasformarono nella criniera di un Leone, al centro del fascio apparvero due occhi rossi, si vedevano le zanne aprirsi lasciando vedere una lingua di colore rosso sangue.
Il vortice mi portò all'interno di quella bocca e mi ritrovai come sospeso in un cielo azzurro.
Sentii una voce lontana, profonda che mi diceva:
"Osserva Licht, guarda e troverai tutte le risposte"
Capii che era Archim che mi parlava, ma non lo vedevo, non avvertivo neanche la sua presenza e allora volsi lo sguardo verso il basso e vidi la forma di un sinuoso fiume scorrere nell'immensa pianura verde e andare a morire nel seno delle montagne.
Volsi il mio sguardo a sinistra dove era una città, la sua forma mi ricordava Klivia e vidi apparire una donna dal viso bellissimo, vestita da amazzone che mi sorrideva e sembrava che volesse indicarmi la via.
Tornai ad osservare le montagne, si avvicinavano sempre di più, fino a quando riuscii a leggere scolpita nella roccia una frase:
“Grida innocenti sveleranno i cuori”
Stavo per tornare a guardare verso la città dove avevo visto la bellissima Amazzone ma in quel momento sentii il mio essere come risucchiato dal vortice che mi aveva condotto sin li.
Ebbi appena il tempo di pensare che stavo ritornando indietro quando persi i sensi.
"Licht..., Licht ..."
Sentivo risuonare il mio nome nella mia mente, la voce mi sembrava quella familiare di Archim, sentivo la sue mani che scuotevano il mio corpo spingendo sulle mie spalle, ebbi un sussulto... sentii il rumore della coppa d'oro sbattere sul pavimento, realizzai che ero tornato nel mio corpo e nella casa di Archim appena lo sentii dire:
"Ecco, io ti offro da bere e tu mi sporchi casa e abbozzi le mie coppe d'oro"
"He he he" questa volta ero io che ridevo, sentivo il mio cuore sereno e gli dissi: "Cosa mi hai dato da bere?"
"Ma che c'entra la bevanda, io ti ho chiesto come ti sembrava il quadro" e scoppiammo tutti e due in una risata fragorosa.
Il sole era alto nel cielo azzurro e terso, ero ancora sdraiato sul letto a riposare.
Non avevo dormito molto, era quasi l'alba quando uscii dalla casa di Archim e pensavo continuamente a quello che mi era accaduto.
La decisione ormai era presa, tirai via la pesante coperta e mi alzai dal letto iniziandomi a vestire. Subito dopo iniziai a preparare i pochi effetti personali che mi sarei portato dietro nel viaggio che stavo per intraprendere.
Un viaggio tracciato per grandi linee da una visione ma di cui non sapevo nè la durata nè il percorso.
Le due sacche da viaggio furono presto pronte ma mi restava da fare la cosa più difficile.
Le Amazzoni di guardia all'ingresso del palazzo della Madras mi riconobbero subito ma dovetti fermarmi e attendere che mi annunciassero alla Madras.
L’attesa durò pochi minuti e mi venne incontro un ufficiale amazzone per accompagnarmi da Klara.
Seguivo l'amazzone pensando alle parole da dire ma mi sembrava che qualunque cosa pensassi non fosse sufficiente ad avere il suo permesso per allontanarmi da Kolise.
La mano alzata dell’amazzone per indicarmi di fermarmi mi distolse dai miei pensieri, eravamo davanti all’enorme portone che dava accesso alle camere, udii il bussare energico dell’amazzone contro il portone e subito dopo mi fece segno di proseguire da solo e che lei mi avrebbe aspettato lì.
Mentre aprivo il pesante portone di legno scuro, non potei fare a meno di vedere i suoi splendidi intarsi e le splendide maniglie di ferro battuto finemente lavorate.
Aperta la porta mi fermai sulla soglia e udii la sua voce chiara e decisa:
"Avanti Licht"
Klara era al centro della stanza, la sua presenza da sola riempiva gli ampi spazi vuoti della sala; mi fece segno di entrare, mi mossi verso di lei richiudendo il portone alle mie spalle.
Quando ci trovammo uno di fronte all’altro fu Lei a prendere la parola e mi disse:
"Licht, temo di sentire quello che mi stai per dire, deve essere sicuramente qualcosa d'importante o molto grave se hai voluto vedermi così d'urgenza"
"Madras, devo lasciare Kolise"
I nostri sguardi erano incatenati, ognuno poteva scrutare negli occhi dell’altro per ascoltarne i sentimenti.
"Per quanto tempo Licht? … o per sempre"
"Non so Klara, so che sarà lungo ma non so quanto durerà … e se ritornerò"
Sentivo che con il suo sguardo stava scrutando il mio cuore, rimanemmo in silenzio per alcuni secondi poi:
"Beh Licht, oggi non hai certo contribuito a mettermi di buon umore e iniziare nel modo migliore la giornata. Quindi prima che cambi idea e ti faccia mettere ai ferri ti conviene lasciare Kolise".
Rimasi in silenzio a fissarla ancora un attimo, m’inginocchiai per salutarla.
“…. Grazie … Madras ”
“Non perdere tempo a salutarmi perché devi tornare presto”
Abbozzai un sorriso, mi rialzai e tornai oltre il portone dove l'amazzone che mi scortava mi riaccompagnò all'uscita.
Passai a salutare tutti i miei ufficiali e dirgli che sarei stato via per un po’.
Era quasi l’ora di pranzo quando andai alle stalle a prendere Aronne.
Tornai alla capanna a prendere le mie cose, prima caricai le due sacche da viaggio alla sella poi tornai dentro, alzai una grossa tavola del pavimento, tirai fuori un lungo involucro ricoperto con un panno di velluto verde.
Iniziai ad aprirlo lentamente sopra il tavolo con gesti simili a quelli di una cerimonia religiosa.
Il panno verde era completamente aperto e disteso sul tavolo, sopra di esso brillavano la cresta e i rivestimenti dorati del fodero che conteneva la mia spada.
La mia mano destra accarezzò il fodero a partire dalla cresta e salire fino all’impugnatura della spada.
Il pollice con mossa rapida e sicura sganciò il perno che fissava la spada al fodero, un rapido movimento dell’avambraccio sguainò la spada, ora era dritta davanti ai miei occhi come un prolungamento della mia mano.
L’impugnatura aveva la forma di una testa d’aquila, due rubini erano i suoi occhi, dal becco aperto partiva l’elsa a forma di ala che proteggeva la mano.
Da sotto il mio polso scendeva la Dragona composta da due cordoncini incrociati per assicurare una presa più sicura della spada.
Ammirai la spada per qualche minuto ripensando a come era arrivata nelle mie mani e che ora era il momento d’impugnarla.
Riposi la spada nel fodero, e attraverso il cordoncino dorato attaccato alle campanelle del fodero la fissai alla cinta che mi cingeva la vita.
Chiusi la porta e salii su Aronne dirigendomi al portone d’uscita dove non incontrai nessuno, visto che era l’ora del pranzo.
Al portone salutai i guerrieri e le amazzoni di guardia e lanciai Aronne al galoppo per un centinaio di metri poi …
Tirai le redini, fermai Aronne lo feci voltare verso Kolise e osservai la mia cara Kioskas pensando alla gioia del momento in cui sarei tornato e l'avrei rivista.
Accarezzai Aronne sul suo collo e lo lanciai di nuovo al galoppo, destinazione Klivia.


ARMORICA

"Sono appena arrivata... mi chiamano Armorica, per il nome che porto sulla spada.
Ryu, il mio lupacchiotto, non è molto felice di trovarsi qui, è buio nella Kioskas ed un misto tra fuliggine e nebbia avvolge le cose... le persone... ne sfuma i contorni, rende tutto più etereo.
Sto cercando la mia casa, mi hanno detto che è qui vicino... vorrei ripararmi da questo freddo, e riposare, il viaggio è stato lungo e sono stanca.
All'improvviso Ryu si ferma, rimane immobile... ha sentito qualcosa.... ora la sento anche io.... una presenza, alle spalle, non troppo vicino.
Come un animale spaventato mi giro di scatto brandendo la spada e la punto contro l'ignoto......
Credo di avere un'espressione buffa, perché colui che mi seguiva mi sorride... non lo vedo bene... è sempre più buio, ma sono colpita dai bagliori che scaturiscono dai suoi occhi che mi scrutano, mi osservano... indagano dentro e fuori di me.
Ryu non è allarmato dalla sua presenza e questo mi rassicura... ci possiamo fidare.
Alla figura si accompagna una voce.. profonda, calda... mi avvolge, mi rassicura, mi indica la strada... non ho quasi più freddo ora.. mentre lo ascolto mi rendo conto di sentirmi a mio agio lì, in piedi di fronte a lui... non temo il suo sguardo, anzi mi infonde certezze che non avevo da un po'.
Sto per prendere fiato, domandare qualcosa.... quando in lontananza una voce lo chiama.
Prima di congedarsi con garbo deciso, arruffa con la mano la testa di Ryu sdraiato ai miei piedi... ed il suo sguardo intenso percorre tutta la mia figura.
Allontanandosi nella nebbia si gira... una volta soltanto.... e con lo sguardo mi sorride.
Lo vedo sparire nel fumo... sento solo il rumore dei calzari che si dilegua piano... sempre più piano.....
Licht... lo hanno chiamato Licht... questo è il primo ricordo che ho di colui che ha segnato la mia vita qui su Arcano."


LICHT

Avevo cavalcato tutto il giorno ma non ero riuscito ad evitare l'oscurità e a complicare la visibilità, ora c'era anche la nebbia che aveva steso il suo umido mantello davanti al mio cammino.
Finalmente tirai un sospiro di sollievo appena vidi le luci delle torce e dei fuochi brillare nel buio riconoscendo i contorni delle mura di Klivia.
Davanti a me imponente, sontuoso si ergeva socchiuso, il grosso portone di legno d'ingresso di Klivia.
Massicci cardini di ferro ferivano i grossi blocchi di pietra squadrati sostenendo cosi il peso del portone.
Ero a pochi metri dal portone quando mi giunse l'altolà delle guardie e mi affrettai a rispondere:
"Licht di Betris"
Una guardia si avvicinò e con la luce della sua torcia illuminò il mio volto.
"Pessima serata per una passeggiata, Comandante"
"Già, la nebbia si taglia con la spada"
Sentii il portone cigolare, il rumore delle pesanti catene che scorrevano mentre si apriva, salutai le guardie e mi ritrovai nel cortile ampio e spazioso sotto alla torre di guardia, e andai verso le stalle dove lasciai Aronne.
Mi misi sulle spalle le due sacche e tornai verso il piazzale.
Il forte odore acre del fumo che copioso usciva dei camini mescolato con le gocce d'umidità della nebbia arrivò alle mie narici.
Anche dentro Klivia nonostante le torce e i fuochi accesi la nebbia nascondeva l'anima delle case e delle persone mostrando solo fredde figure dai contorni confusi senza riconoscerne i particolari.
Il freddo intenso era penetrato fino al midollo delle mie ossa, l'umidità aveva bagnato ogni parte del mio mantello e lo stava forando.
Il mio udito riconobbe un leggero rumore di passi veloci ma i miei occhi non scorsero nulla, la mia mente dice che non è nulla.
Poi piano piano i miei occhi iniziano a distinguere nella nebbia due figure che si muovevano pochi metri davanti a me, e continuando a camminare con il mio passo sostenuto mi avvicino alle ombre che ora sono immobili e ferme davanti a me: un lupo e una donna.
Distinguo il rapido movimento del braccio della donna, il corpo che ruota, una mano brandisce una spada dritta verso la mia gola.
Mi fermo, i miei occhi che scrutano, osservano... indagano oltre la lama, dentro e fuori quella donna.
Il lupo nonostante il suo aspetto non è allarmato dalla mia presenza, e forse è questo che aiuta la donna a rilassarsi, accennando un leggero sorriso le rivolgo un complimento:
'Rapida e precisa, chi mai oserà avvicinarsi ad una sì tale guerriera?'
Abbassata la spada mi avvicino di altri due passi, distinguo sempre più i tratti del suo viso, i suoi lineamenti, mi colpisce la semplicità della sua bellezza e ... ma non sento risposta cosi continuo:
“I tuoi fregi indicano Zaira, sei lontana dai tuoi alloggi e vai nella direzione sbagliata. Volta a destra e prosegui dritta per un centinaio di passi, troverai la tua casa”
Ancora silenzio, studio attentamente i tratti del suo volto sottile in basso e ampio alla fronte.
I lunghi capelli neri tutti raccolti dietro la testa da un fine cordoncino di cuoio.
Le delicate ciglia scure ombreggiavano sopra ai suoi occhi grandi e neri dando luminosità al viso.
Le labbra carnose sembravano tinte di rosso scarlatto facendo risaltare il bianco dei suoi denti simili a perle.
Bella, luminosa e ...
Indossava un mantello lungo di colore rosso dal bordo decorato di un fine tessuto dorato, trattenuto alla base del collo da un fermaglio d'oro a forma di spada e con un cappuccio che cadeva dietro le spalle sotto il fascio dei suoi capelli.
Il braccio che ancora impugnava la spada l'aveva scoperta dal caldo abbraccio del mantello e l'aderente divisa di amazzone invitava la mia mente ad immaginare l'avvenente bellezza del suo corpo.
La corta gonna corta lasciava scoperte le sue gambe lunghe e sensuali e i suoi polpacci erano rivestiti dal cuoio dei suoi calzari.
Forte era la tentazione di dire: se vuoi ti accompagno ai tuoi alloggi, ma una voce mi distolse da questo pensiero.
Sentii il mio nome, mi girai ma la nebbia non mi permetteva di vedere chi mi stava chiamando ma solo due figure confuse nella nebbia.
Mi domandai come diavolo hanno fatto a riconoscermi in quella nebbia, probabilmente le guardie che mi avevano visto lo avevano riferito a qualche mio amico.
Prima di seguire la voce che mi aveva chiamato, arruffo con la mano la testa del lupo sdraiato ai suoi piedi... e con lo sguardo accarezzo tutto il corpo dell'amazzone fino a fermarmi ai suoi occhi.
Un brivido percorre la mia schiena, questa amazzone è cosi somigliante a quella della visione avuta in casa da Archim.
Mi domando chi sia mai questa amazzone?
Sarà Lei ad indicarmi la via?
Non posso fare a meno di guardarla ancora una volta prima di allontanarmi nella nebbia.
Se mi dicesse qualcosa penso, solo una cosa tornerei indietro almeno per chiederle il nome, mi giro... una volta soltanto.... e le sorrido.
Mi allontano sempre di più, provando quasi un senso di tristezza nel farlo.
Erano Appo e Falcos, miei grandi amici, che accoglienti come al solito mi offrono da bere alla taverna.
Racconto a loro del viaggio che sto per compiere e tra risa e battute mi offrono rifugio per la notte ma ringraziando rifiuto, so già a chi andrò a chiedere.
Prendendo scusa dalla stanchezza del viaggio saluto l'allegra brigata e ritorno sui miei passi diritto verso il rione di Zaira.
Riconosco il lupo davanti alla porta, mi avvicino, mi sente, mi si avvicina e guaisce piano, come per non svegliare la sua padrona, mi abbasso, lo accarezzo mentre la sua calda lingua scalda le mie mani.
Mi avvicino alla porta socchiusa e busso ...


ARMORICA

Ho raggiunto il mio alloggio, come al solito Ryu fa gli onori di casa, saltellando ovunque in un ultimo guizzo di vitalità.... anche lui è molto stanco e si accuccia in un angolo.
Eppure lo sa che deve stare fuori.
Lo guardo, e mi capisce senza fiatare... esce guaendo... non mi commuovo.
Sono distratta dai miei pensieri, che si assommano uno sull'altro e formano un nome.... Licht... chi è costui, cosa faceva qui... non ho visto uomini in giro... non ancora.
Sono rimasta colpita da quella figura massiccia, imponente, che la penombra della kioskas rendeva ancora più cupa.
Eppure è stato gentile.... e quello sguardo, non posso fare a meno di pensarci, è ancora nei miei occhi.
Mi scrollo di dosso il pesante mantello, i lunghi capelli bagnati sul collo..... un brivido lungo la schiena.... anche gli oggetti sono gelidi dentro la stanza.
Mi guardo intorno... beh, in fondo poteva andarmi peggio... domani incontrerò qualcuno che mi spiegherà i fondamenti di questa nuova vita.
Ed ancora Licht tra i miei pensieri, confusi dalla stanchezza e dal freddo.
Se avessi parlato, se gli avessi chiesto di accompagnarmi... inutile pensarci... non l'ho fatto.
Eppure dentro di me la forte sensazione di rivederlo.... si lo rivedrò, ne sono certa.
Questo posto avrebbe bisogno di una sistemata.... uhm.... domani, rimandiamo tutto a domani.
Controllo Ryu fuori dalla porta, riposa il mio fido lupetto... apre un occhio e poi lo richiude.
Sto per chiudermi la porta alle spalle, ma non lo faccio... e se tornasse, se mi cercasse, se stesse pensando a me come io a lui.... se avesse provato lo stesso intenso brivido in uno scambio di sguardi infinito....
E mentre confusamente tento di asciugarmi, non mi accorgo che bussano, sento il cigolio della porta che lentamente si apre...."
Ryu - grido - lo sai che...." e voltandomi lo vedo sulla porta, fradicio di nebbia e di fumo, con un ghigno ammiccante sulle labbra.
Con un lieve sorriso mi dice: " E' freddo fuori..."
Le mie labbra riescono solo a sillabare un "Licht..." tra lo stupore e la gioia di vederlo di nuovo.
Baldanzosamente continua: "..non mi hai risposto prima... non mi piacciono le domande senza risposta..."
"Armorica... mi chiamo Armorica...."
Si erge sulla porta quell'uomo che ho tanto sperato di rivedere.
Ora è lì, davanti a me.
Alla luce tremolante della lanterna vedo il suo viso.
Porta i segni di chi conosce la vita.... e poi le sue mani, grandi, forti, ma gentili insieme.
Intuisco in lui l'abitudine al comando ed allo stesso tempo la misericordia di chi ha subito e visto soprusi ingiustificabili...
"Entra ti prego...." è l'unica cosa che riesco a dire.
Lo fa, passa la soglia e chiude la porta dietro di se.
"Sono molto stanco..." comincia... e la sua voce calda arriva ai miei sensi come una dolce musica.
Lo guardo dritto negli occhi, sostengo il suo sguardo... ed interrompo il suo parlare: "...non devi dirmi nulla Licht, sarei felice di ospitarti qui per la notte..."
Leggo uno strano stupore nei suoi occhi, che si allarga all'espressione del viso, ma tutto questo dura solo un attimo.
Lo sapeva, se lo aspettava, era tornato per questo.
Lo aiuto a togliersi quel mantello che ormai è zuppo di ogni cosa, e lo appoggio accanto al mio.
Comincia a posare anche le armi.... lo fa con gesti lenti, precisi, ...ma non distoglie mai lo sguardo da me.
So cosa vuole, di cosa ha bisogno adesso, e mi stupisco di come riesco a leggere nella mente e negli occhi di quest'uomo che in realtà non conosco... non ancora.
Mi fido di lui... non è un uomo qualunque... so che non è qui per lo squallore di una notte di sesso... glielo leggo sul viso percorso dai segni della stanchezza di notti trascorse insonni...
Anche lui sa di potersi fidare.
Si avvicina e poggia le pesanti mani sulle mie spalle... lentamente salgono fino alla nuca... reclino leggermente il capo... mi bacia sulla fronte.
Sa che ho capito, che non ho frainteso.... ho guardato non solo fuori, ma anche dentro di lui... ed egli mi ha lasciato fare, mi ha permesso di leggere dentro un'anima che forse era sola da tempo... troppo...
..... che io sia qui per questo, mi domando... prematuro e difficile rispondere adesso.
Comincio ad aiutarlo, mentre si toglie le pesanti vesti... inizio a sentire l'odore della sua pelle, sfioro con le mani le possenti spalle, le forti braccia... gli accarezzo i capelli...
Chiude gli occhi, sorride silenzioso... si abbandona e si sdraia... io vicino a lui.
Lo stringo tra le braccia, continuo a passargli la mano tra i capelli... nella mia mente il ricordo di una nenia dolce.... ed in quel momento mi accorgo che l'azione ha preceduto il pensiero... gliela sto già sussurrando all'orecchio.
Ed è così che si addormenta... tra le mie braccia e la mia voce... il viso si è rasserenato... sembra un bambino.
Imprimo nella memoria ogni particolare del suo viso... gli sfioro le labbra con le mie... buonanotte Licht... veglierò sul tuo sonno... e mentre penso a tutto questo, Morfeo mi porta via, lontano... non ho paura.. Licht è con me.


LICHT

“Army stai dormendo?” le dissi mentre ancora dalle fessure non si scorgeva i raggi della luce del giorno che nasceva.
“No Licht, ascoltavo i miei pensieri”
Mettendomi su un fianco appoggiando il peso del mio corpo tutto sul gomito del braccio sinistro mentre la mia testa si adagiava sul palmo aperto della mano le dissi: “E cosa ti dicono?”
“Mi piacerebbe seguirti”
Per un attimo scrutai il suo volto, indagai nei suoi occhi per vedere quanto lo desiderasse e le dissi:
“Non ho una meta precisa, non avrò un giaciglio comodo come questo per riposare la notte, freddo e gelo saranno i miei compagni notturni, mentre la spada sarà la mia sola difesa …”
Con fare deciso e determinato mi rispose bloccando il mio discorso:
“In questo modo non fai altro che aumentare il mio interesse, i tuoi compagni li conosco da sempre, non avrò problemi con loro”
“Nella mia missione so che devo seguire il corso del fiume Kruill, risalire oltre le montagne fino a scoprire cosa si nasconde dietro la frase: Grida innocenti sveleranno i cuori”
“Licht, tu da dove vieni?”
“Kolise“
dopo aver risposto la mia mente afferrò il senso di quella domanda e ripresi a parlare.
“Un mio amico, un potente mago di Kolise mi ha fatto avere una visione dove ho visto quello che ti ho appena raccontato e sempre nella visione ho visto il viso di un'Amazzone di Klivia che mi sorrideva indicandomi la via”.
“Eccomi” disse tirandosi su dal letto e mettendosi a sedere, “sarò io la tua guida, conosco il Kruill, le montagne e i territori intorno. Certo abbiamo scelto il periodo meno adatto ma credo ce la faremo anche se l’inverno è alle porte”.
Il sole splendeva in un cielo azzurro e terso, il freddo gelido e l’aria umida della notte erano resi leggermente più miti dai raggi del sole.
Il rumore degli zoccoli dei nostri cavalli erano attutiti dall’erba alta degli immensi prati che si distendevano davanti ai nostri occhi come un oceano di verde, spesso solcato da rivoli d’acqua argentati che con il loro gorgogliare facevano da sottofondo ai nostri discorsi mentre le nubi alte nel cielo e trasportate veloci dal vento sembravano guidare i nostri sogni.
Il primo giorno di viaggio passò tranquillo senza incontrare nessuno, solo da lontano ogni tanto si intravedevano sulle colline macchie bianche, probabilmente greggi di pecore al pascolo.
Avevamo ancora pochi minuti di luce quando arrivammo alla grotta naturale sotto una roccia che si ergeva dal terreno e assomigliava alle fauci aperte di un leone.
In breve scaricammo i cavalli dal peso delle nostre cose e ci preparammo a passare la notte riscaldati da un caldo fuoco.
Era buio inoltrato quando finimmo di consumare una frugale cena discutendo di come il nuovo giorno ci avrebbe riportato lungo il corso del Kruill passando per la valle delle nebbie.
Il riparo dove ci trovavamo era piccolo e le vivaci fiamme del fuoco con il loro calore ne occupavano una buona parte e questo fece si che i miei gomiti sfiorassero quelli di Armorica nei nostri movimenti.
Li in uno scenario suggestivo con la luna bassa poco alta sopra l’orizzonte, che sembrava essere molto più grande, di un colore tenue arancio che illuminava la pianura davanti alla grotta, sotto migliaia di stelle che con il loro calore riempivano le fredde distanze spaziali, la bellezza di Armorica illuminata dalla fioca luce rossastra del fuoco era straordinaria.
Sedevo muto come muto era il canto degli uccelli notturni, il gorgogliare dei ruscelli e anche la legna nel fuoco aveva smesso di crepitare ammutolita dalla bellezza di Armorica.
Si era tolta il filo di cuoio che teneva legati i suoi capelli e come la massa d’acqua di una cascata scendevano ora liberi e selvaggi sopra le spalle fino a metà della sua schiena.
Tutto era immoto, solo il mio cuore batteva forte, i suoi battiti scandivano il ritmo della passione che saliva lentamente ma inesorabilmente nel sangue come un'armata invincibile travolgendo ogni ostacolo, ogni pensiero che si parasse davanti per fermarla.
Con il dorso della mia mano sinistra scoprii la sua guancia leggermente arrossata dal calore del fuoco dai capelli appoggiandoli delicatamente tutti dietro la spalla, mentre i miei occhi scendevano lungo il suo collo dove era allacciato il mantello, sopra la spalla e seguendo il profilo del seno arrivarono alle sue mani, fini e lunghe che mostravano un leggero senso di irrequietezza.
Con un leggero filo di voce le dissi:
“Sei stupenda”
Lentamente dopo pochi attimi gira il suo viso verso di me, i suoi profondi occhi neri penetrano nei miei dando ancora più forza all’ormai invincibile passione dei sensi:
“Stupendo è quello che si vede nei tuoi occhi Licht”.
Sentii un tonfo al cuore, la passione ormai che scorreva nel sangue aveva abbattuto ogni difesa e ogni portone era stato divelto.
Restai per pochi ma lunghissimi attimi ad ammirarla, gli sguardi si fecero sempre più intensi, respirando sentivo i miei sensi avvolti da un'atmosfera di mistero e magia.
Eravamo seduti con le gambe incrociate, ci sollevammo nello stesso istante e senza distogliere i nostri sguardi ci mettemmo in ginocchio uno di fronte all’altro accarezzandoci i capelli e il viso.
Sentii le nostre labbra iniziare a sfiorarsi, incerte, come intimorite.
Poi mi chinai un po’ di più verso di lei e affondai le mani tra i suoi lunghi capelli mentre il bacio si faceva più appassionato.
Le mani cominciarono a vagare freneticamente, esplorando i corpi nascosti dai mantelli e dai vestiti.
Allentai il nodo che fissava il suo mantello facendolo cadere alle sue spalle, poi le mie dita iniziarono a slegare i lacci del corpetto che lasciava immaginare la bellezza e il profumo dei suoi seni.
Le sue mani avevano lasciato cadere il mio mantello, le sentivo giocare con la pesante maglia e l’aiutai a sfilarla dalla testa.
In quel momento la vista dei nostri corpi seminudi fece esplodere la passione che ormai aveva raggiunto i nostri cuori e mentre le nostre labbra tornarono a baciarsi mi piegai su di Lei abbracciandola e lentamente ci adagiammo distesi a terra sopra il suo mantello ormai inebriati dalla passione dei corpi che si denudavano completamente, quella grotta per tutta la notte si nutrì della passione che usciva dai nostri corpi infervorata dalle calde fiamme del fuoco che proiettava nel terreno e sulle pareti le lunghe ombre dei nostri corpi che si amavano.
La valle delle nebbie era il luogo ideale per rapine e imboscate e solo nelle ore più calde la nebbia si alzava leggermente dando un minimo di visibilità che consentiva di viaggiare con un minimo di sicurezza in più.
Cosi la mattina successiva partimmo alle prime luci dell’alba per cercare di arrivare nelle ore di maggiore visibilità alla valle delle nebbie.
Uno spettacolo incredibile si presentava ai nostri occhi appena arrivammo alla cima della collina che rappresentava l’ingresso alla valle.
Un'enorme nuvola sembrava caduta dal cielo e si era adagiata in quella valle.
La superficie della nebbia era a pochi metri in linea d’aria sotto i nostri occhi, era tanto densa che sembrava si potesse camminare sopra.
Restammo li silenziosi ad ammirare quello spettacolo dimenticandoci di grossi pericoli che potevamo trovare.
Aspettammo ancora un po’ che il sole salisse alto nel cielo per sperare in una migliore visibilità.
Ci muovemmo, iniziammo a discendere il pendio della collina, i cavalli nitrivano come spaventati da dover entrare in quel muro di umidità.
Di colpo ci ritrovammo immersi in un paesaggio reso sconosciuto e ostile dalla nebbia.
Rabbrividendo mi strinsi nel mantello mentre la tensione mi fece aumentare di colpo l’attenzione verso ogni singolo rumore.
Oltre il mio campo visivo mi sembrava di sentire la presenza ostile e minacciosa di nemici che tendevano un agguato, mi voltavo continuamente verso Armorica cercando il suo sguardo, ma spesso quando si allontanava di qualche metro riuscivo a scorgerne solo la figura.
Ogni passo in quella nebbia sembrava durare un'eternità, continuamente gettavo occhiate preoccupate d’intorno quando d’un tratto apparve all’improvviso:
“Attento Lichtttttt alle spalle” sentii il grido di Armorica che mi avvisava.
Mentre mi voltai vidi uscire confuso dalla nebbia da dietro un grosso cespuglio una figura umana che crollava a terra alle mie spalle.
Con Armorica scendemmo velocemente dai nostri cavalli e impugnammo le nostre spade assumendo una posizione di difesa facendo allontanare i nostri cavalli. Ma non si udiva alcun rumore se non i sospiri e i lamenti di quell’uomo che giaceva davanti a noi. Guardinghi ci avvicinammo e mentre Armorica era alle mi spalle, mi abbassai per vedere cosa avesse. Era un hammer, aveva ferite sia sulla spalla che nel petto, i vestiti strappati e ormai era alla fine della sua vita.
Armorica prese la borraccia d’acqua che avvicinai alle sue labbra, iniziò a deglutire anche se ciò gli costava molta fatica intuendolo dalle smorfie di dolore del suo viso.
Poi pian piano iniziò a parlare dicendo:
“Ci hanno aggredito … ribelli e amazzoni, hanno ucciso … tutti ……salvate mio figl….” Non riuscì a terminare la parola che mi spirò tra le braccia.
“Brutta storia eh Licht?”
“Già Army, qui lontano da Nimira i ribelli e le Amazzoni di Ylea agiscono quasi indisturbati forti della loro potenza, ma la pagheranno, verrà il giorno in cui smetteranno di seminare odio e terrore”
“Ssssshhhhh” mi fece cenno anche con la mano Armorica, ora anche io sentivo un leggero fruscio dei passi che si avvicinavano e che ora si erano fermati, probabilmente chi si stava avvicinando aveva ravvisato la nostra presenza.
I muscoli tesi, la spada tesa in avanti pronta a colpire, vidi Army allontanarsi alla mia destra come per circondarlo annuendo con il viso, tutto ora taceva e solo il brusio di un drakor iniziò a sentirsi nella valle. All’udire quel brusio mi rilassai gridando a gran voce:
“Diavolo di un esploratore, Draven vieni fuori, sono Licht! ah ah ah”


DRAVEN

Li seguivo da alcune ore ormai, vegliando sul loro cammino senza disturbare la loro solitudine.
Licht e l'amazzone viaggiavano insieme, ma erano soli, ognuno come chiuso in se stesso per combattere la sua personale battaglia... ma contro quale nemico?
E a dire il vero, c'erano nemici molto più visibili che si annidavano nella Valle delle Nebbie, nemici armati e crudeli, che non aspettavano altro che un minimo segnale per scaraventarsi sulla preda e sbranarla.
Licht chiamava a gran voce il mio nome, e rideva per allentare la tensione accumulata.
Ero felice che mi avesse riconosciuto, ma dovevamo essere il più silenziosi possibile, il nemico era in agguato.
Mi rivelai alla vista dei due viaggiatori, inducendoli con un cenno della mano ad evitare di far troppo rumore.
"Salute a te, Licht, amico" gli dissi mentre ci stringevamo gli avambracci in gesto di saluto "Sono lieto di rivederti, seppur non nelle migliori circostanze"
Licht si guardò attorno con circospezione, conscio che la nebbia poteva nascondere molte insidie, poi riportò l'attenzione su di me.
"Anch'io sono contento di rivederti, è passato molto tempo" mi disse Licht con aria serena "Ti trovo in salute, ma... dov'è la tua inseparabile sorella?"
Io e Rue ci eravamo inoltrati nella valle alcuni giorni prima, per sorvegliare una banda di predoni che minacciavano di arrivare troppo vicini a Klivia, quando avevamo intravisto Licht e l'amazzone incrociare la nostra strada.
Era mia intenzione vegliare sul cammino del caro Licht in terre così insidiose, e Rue non doveva far altro che riportare a Klivia gli spostamenti dei predoni, nel caso si facessero pericolosi.
Avevamo così deciso di dividerci momentaneamente.
Spiegai la situazione a Licht, ed, esaurita anche quella formalità, uno strano silenzio calò su di noi.
L' amazzone tagliò la tensione con la sua voce cristallina "Io sono Armorica di Klivia, Draven, piacere di fare la tua conoscenza"
La donna sembrava lievemente a disagio, come se la situazione stesse prendendo una piega inaspettata.
"Salute a te, Armorica" le dissi senza perder tempo, e senza indagare troppo sulla sua identità.
Mi accorsi che forse la mia comparsa aveva smosso qualcosa negli animi dei due viaggiatori, e non intendevo essere d'intralcio per nessuno dei due.
Mi rivolsi nuovamente a Licht, il cui volto si era incupito lievemente:
"Ascolta Licht, queste terre sono infide e colme di insidie. Io so che tu sei completamente in grado di cavartela da solo..." avevo volutamente estromesso l'amazzone dalla mia ultima affermazione, per saggiare le sue reazioni, ma lei rimase impassibile, "...ma se preferisci, io potrei farvi da guida per un tratto del viaggio. Conosco queste zone, e, se ho ben compreso, intendi raggiungere il fiume Kruill e proseguire lungo il suo corso. Esserti d'aiuto mi riempirebbe il cuore di gioia"
Licht sembrò pensieroso.
C'era sicuramente qualcosa che non andava.
Il comandante di Betris era sempre deciso e pronto, e raramente esitava.
Armorica era sempre una statua di marmo, nell'espressione e nel candore della sua pelle.
"Beh... suppongo che una guida ci farà comodo" disse al fine Licht, abbozzando un sorriso "non trovi anche tu, Armorica?"
Il volto di Armorica divenne più affabile, e sfiorando il braccio di Licht con una mano disse: "Come desideri"
Era deciso, avrei proseguito con loro.
Procedevamo in silenzio lungo l'invisibile sentiero del mio istinto, i miei passi e gli zoccoli dei loro cavalli affondavano nella nebbia, così fitta da attutire il rumore del nostro avanzare, ma anche i nostri sensi.
Quello era il pericolo maggiore nel viaggiare avvolti dalla bruma.
Le percezioni umane si intorpidiscono, conducendo il viandante alla disattenzione, che troppo spesso è preludio di sciagura, soprattutto in territori dove le condizioni atmosferiche stesse forniscono riparo ai predatori, abituati a sfruttare ogni vantaggio loro concesso a discapito degli estranei.
Tentavo di rimanere concentrato sulla direzione che avevo deciso di percorrere.
In quella distesa priva di punti di riferimento, potevo seguire solo l'esperienza accumulata nei lunghi anni come esploratore in quelle stesse terre.
Era proprio l'esperienza che mi faceva avvertire qualcosa, un movimento nella nebbia che ormai mi avvolgeva fino al busto.
Incominciai a temere per i cavalli di Licht ed Armorica, che tenendoli a distanza di sicurezza dalle insidie della terra, correvano loro stessi il rischio di diventare vittime.
Mi fermai.
Ad alcuni passi di distanza dietro di me, udii le cavalcature bloccarsi quasi istantaneamente, comandate a perfezione dai loro cavalieri.
Concentrai l'udito, oltre il rumore degli zoccoli, oltre il lieve sbuffare delle froge, oltre il tintinnare delle selle.
Oltre il mio respiro.
Estrassi la daga dal fodero, e mi abbassai nella nebbia, fuoriuscendone in un batter d'occhio, con un lungo serpente grigiastro infilzato sulla punta della mia lama.
"Cos'è?" chiese Armorica sporgendosi dal suo destriero.
Mi voltai verso di lei e le mostrai il rettile "Un serpente foagh. Si mimetizzano nella nebbia e iniettano un veleno paralizzante. Non eccessivamente pericoloso, ma può intorpidire un uomo o la zampa di un cavallo per alcune ore. Piuttosto fastidioso"
Licht smontò da cavallo per osservare più da vicino la creatura.
"Di certo non può ingoiare un uomo. Cosa può averlo spinto a tentare di attaccarti?"
Era una giusta osservazione.
Il serpente stava cacciando, si era mimetizzato perfettamente, non era un caso che lo avessimo incontrato.
In genere si nutriva di piccoli roditori e uccelli, non era normale che fosse arrivato così vicino a me in modo così silenzioso.
Annusai l'aria attorno a me.
L'umidità circostante si fece strada dentro di me attraverso le mie narici, e portò con se un messaggio.
Sangue.
"Un grosso predatore" esclamai fissando Licht "Un cacciatore che ruba le prede di tutti gli altri animali. Forse... un cacciatore che attacca gli altri predatori"
Armorica mise mano alla spada "E' vicino? Ci attaccherà?"
Stavo per risponderle, quando scorsi qualcosa oltre Armorica e il suo cavallo.
Qualcosa che si muoveva nella nebbia alta.
Era silenziosa, in maniera innaturale, e non l'avrei notata se non fosse stato per la fioca luminescenza verdastra che scaturiva da quelli che supponevo essere degli occhi.
"E' vicino" dissi sfoderando la seconda daga "Ci attaccherà".
Armorica si voltò di scatto, in tempo per vedere la bestia saltarle addosso.
L'amazzone si gettò a terra, rotolando nella nebbia e completando il suo movimento ponendosi in posizione d'attacco, con la spada sfoderata, ad alcuni metri dalla sua cavalcatura.
La bestia aveva completato il suo volo precipitando sul destriero e scaraventandolo in terra, ma riprendendo subito l'equilibrio si accovacciò nuovamente nella bruma.
Incominciammo a posizionarci attorno alla creatura, Licht fronteggiandola, io ed Armorica sui lati.
"Sembra un lupo" disse il guerriero preparandosi ad attaccare.
"Ma è grosso come un cavallo!" aggiunse Armorica stupita.
"Ed è dannatamente veloce" conclusi io.
Ma la bestia non ascoltava i nostri commenti, i suoi occhi verdi brillarono più intensi e si lanciò nuovamente all'attacco.
Con un ringhio feroce si scaraventò contro Licht, che aveva previsto quella mossa e scartò di lato, colpendo il lupo sul fianco con la spada.
Un fiotto di sangue cominciò a sgorgare dalla sua pelliccia, con il risultato secondario di far infuriare la bestia.
Approfittando della situazione, Armorica caricò impugnando la spada con due mani, e con un fendente aprì un nuovo squarcio sulla grigia peluria del predatore.
Io lanciai entrambe le daghe, che si conficcarono in profondità nelle carni della creatura, rubandole un altro ruggito di dolore, e presi rapidamente l'arco.
Sembrava che stessimo avendo la meglio, ma il peggio doveva ancora arrivare.
Il grosso lupo, sanguinante ed inferocito, sembrò alzarsi sulle due zampe posteriori, e colpì con entrambi gli artigli, imprimendo forza al suo attacco roteando sull'agile busto.
Artigliò la pesante armatura di Licht, senza provocare molti danni, ma lanciando il guerriero in lontananza con un orribile rumore di artigli che stridevano contro l'acciaio.
L'altro artiglio ebbe più successo, poiché squarciò in profondità le carni di Armorica all'altezza della spalla, facendo volare lontano uno dei suoi spallacci borchiati, accompagnato da uno spettacolare zampillare di sangue.
Armorica guardò con stupore la sua ferita, alzò gli occhi al cielo e crollò al suolo.
La bestia si voltò verso di me, e incominciò a caricare.
Scagliai una freccia mirando alla testa, ma la velocità della belva, e la paura che incominciava a farsi strada dentro di me, fecero in modo che il mio dardo si conficcasse in una zampa anteriore, senza peraltro rallentare la corsa sfrenata del demone.
Mi fu addosso in un attimo, inchiodandomi al suolo con gli artigli che arpionavano le mie spalle, schiacciandomi col suo immane peso.
Eravamo immersi nella nebbia, ma i suoi occhi brillavano, troppo vicino ai miei.
La sua calda bava, mista al sangue, colava sul mio viso, preludio della violenta morte che stava per reclamare il mio corpo.
Tentai di muovere le braccia, ma ero completamente alla mercé del gigante artigliato.
La bestia ruggì, ed aprì le fauci.
Vedevo negli abissi della sua gola quella che sarebbe stata la mia tomba, e ripensai a Rue, al fatto che l'avrei lasciata sola.
"Mi dispiace" dissi piano agli acuminati denti giallastri che stavano per chiudersi sul mio volto, quando il tempo si cristallizzò.
Tra le fauci del mostro,dall'interno della sua cavità orale, si fece strada la punta di una lama, che si fermò a pochi centimetri dal mio volto.
Udii la voce di Licht. "Non così in fretta, mostro" e con un rapido gesto liberò la sua spada dal cranio della creatura, che ormai priva di vita si abbandonò con tutto il suo peso su di me.
Rimasi li per alcuni istanti, soffrendo sotto la carne martoriata del mio ultimo incubo, sorridendo per la felicità di essere ancora vivo.
Ancora vivo.
Raccolsi le forze e sgusciai via, scrutando attorno a me.
Licht stava prestando soccorso ad Armorica, che aveva già ripreso i sensi, ed insieme medicavano la brutta ferita di lei.
Li guardai mentre i loro sguardi si incrociavano e le loro dita si sfioravano, e compresi che c'era più di una ferita del corpo da guarire... c'era una ferita dello spirito da rimarginare.
Mi dedicai dunque a medicare le mie ferite, non molto gravi fortunatamente, e ad ispezionare la carcassa della creatura.
Sembrava effettivamente un grosso lupo grigio, troppo grosso.
Doveva pesare poco meno di un cavallo, ed i suoi occhi, ormai privi di luce, brillavano fino a poco fa di una innaturale luminescenza verde.
Osservai il suo pelo grigio, e scorsi, vicino alla mortale ferita che Licht aveva inflitto alla base del cranio, una macchia scura.
Spostai con la mano alcuni crini insanguinati, e vidi un marchio impresso sulla cute dell'animale.
Avevo già visto quel simbolo.
Lo avevo scorto sugli stendardi che accompagnavano gli stregoni ribelli durante l'assedio di Kolise.
La situazione stava peggiorando.
Mi rivolsi ai miei due compagni di viaggio "Dobbiamo partire subito" dissi, anche se comprendevo che tutti avevamo bisogno di riposo.
Licht ed Armorica mi guardarono con sguardo deciso, e senza batter ciglio si risollevarono e recuperarono i loro cavalli, generando in me un profondo senso di ammirazione nei loro confronti.
Fu così che, feriti e con il dubbio nel cuore, riprendemmo il nostro cammino.

 

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