Il ricatto - Capitolo 1
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LICHT
Mi risvegliai in piena notte, stanco, completamente spossato dopo un
tempo che io reputavo lungo come secoli eppure a vedere la posizione
della luna dovevo aver dormito al massimo due ore.
Mi ritrovai seduto sopra il letto, il respiro affannoso, il corpo
sudato, la mia mente che cercava di capire cosa mi stesse accadendo
ma ... trovava solo confusione. |
In quella situazione l'unico che poteva aiutarmi era
Archim, uno dei maghi più potenti della Kioskas, egli sapeva vedere
laddove gli occhi degli altri si fermavano come davanti ad un muro
impenetrabile.
Era notte fonda ma sapevo che la notte spesso era in piedi.
Scesi dal letto, indossai i miei vestiti e mi apprestai ad uscire.
Aprii la porta, una gelida folata di vento entrò nella mia capanna
passando nella fessura aperta tra la porta e lo stipite, e dopo aver
percorso pochi metri nella stanza la vidi morire sotto il peso della
polvere che aveva sollevato.
Chiusi la porta alle mie spalle e andai verso l’alloggio di Archim.
Arrivai davanti alla porta della sua casa e mi stavo domandando se anche
quella notte sarebbe stato in piedi o se era andato a riposare, ma la
risposta non tardò ad arrivare accompagnata dagli eventi.
Ad un tratto vidi la porta aprirsi senza che io l'avessi toccata ma come
se una mano invisibile l’avesse fatto, l'istinto mi fece fare un passo
indietro ma l'amicizia con il mago e la curiosità di capire come si
fosse aperta mi fecero avanzare e arrivare sulla soglia dove potei
sbirciare nella stanza d'ingresso.
Un tremolante chiarore, debole, arrivava dal centro della stanza e
presto i miei sensi furono avvolti da un forte odore d'incenso.
Un candelabro a cinque punte era posato al centro del tavolo e la luce
delle candele accese illuminava un libro chiuso posto davanti al
candelabro.
"Archim ci sei?" dissi sottovoce.
Attesi qualche secondo e alzando il tono della voce: "Archim sei in
casa?"
Non udii risposta, e pensai che il mago doveva essere uscito da poco
lasciando la porta socchiusa e il vento poi l'aveva aperta davanti a me.
Incuriosito dalle fattezze del libro mi avvicinai al tavolo e mentre lo
facevo la porta cigolando si richiuse alle mie spalle.
Mi fermai e guardai verso la porta e poi girai … lentamente il mio
sguardo lungo tutta la stanza senza scorgere nulla e dissi tra me che
questa notte il vento doveva essere veramente dispettoso e accennai
anche un sorriso.
Arrivai al tavolo, afferrai il libro e iniziai ad osservarlo.
Era di pelle dura, ruvida, pesante e nella sua pagina iniziale portava
strane incisioni che non avevo mai visto neanche quando ero alla Global
Detector.
Stavo per aprirlo quando alle mie spalle sentii la voce di Archim:
"Licht, vuoi forse farmi concorrenza diventando un potente mago?"
Non l'avevo sentito arrivare, non capivo da dove era entrato, non avendo
sentito aprire quella porta cigolante che mi aveva invitato ad entrare.
Lo stupore mi fece sorridere, riposai il libro sul tavolo e mi voltai.
"Credo che prima dovresti insegnarmi a leggere questi strani caratteri"
indicando con la mano il libro. Vedevo il mago e alle sue spalle una
porta aperta che non avevo visto prima quando ero entrato.
"Vieni Licht, di là staremo più comodi" e m'invitò a seguirlo attraverso
la porta da cui era entrato.
La stanza era più illuminata, il fuoco del camino l'aveva riempita di un
caldo tepore ed Archim m'indicò di sedermi su una poltrona che
all'aspetto era comodissima.
Mi sedetti ed osservai la stanza, arredata come era assomigliava più ad
una abitazione del mondo da cui venivo che una povera capanna di Arcano.
Mi colpì moltissimo l'enorme quadro posto sopra il camino dai colori
vivaci ma di cui non riuscivo a capire quale fosse il soggetto.
Archim prese da un tavolinetto appoggiato al muro una bottiglia stretta
e lunga contenente un liquido rosso e denso, versò una parte della
bevanda in una coppa di oro e me la porse.
"Questa è una mia specialità"
Non chiesi neanche cosa fosse, presi il bicchiere nelle mie mani ed
iniziai a bere.
Un gusto intenso, dolce ma non troppo, leggermente frizzante:
"Buona, Archim, molto buona, complimenti" dissi apprezzando la bevanda
che mi aveva offerto.
"Grazie Licht, ma non dirmi che sei venuto a casa mia in piena notte
solo per assaggiare questa bevanda" e vidi comparire un ghigno nel suo
viso.
"Già Archim, la verità è che neanche io so perché sono venuto da te,
cerco risposte ma non so la domanda, cerco soluzioni ma non conosco
neanche il problema"
E il ghigno precedente si stava trasformando in un sorriso sarcastico,
ma se conoscevo Archim quel sorriso stava significare che lui aveva già
capito cosa volevo, aveva già trovato la soluzione.
Vidi il suo sguardo fissarmi, mi si avvicinò per versarmi ancora da bere
e mentre lo faceva mi disse:
"Licht, ti piace quel quadro?"
Mi voltai nuovamente verso il quadro, rividi i suoi vivaci colori, molto
belli ma non capivo cosa rappresentasse e gli dissi:
"Si Archim, diciamo che mi piace, i colori sono vivaci, belli, vivi ma
..."
Cosa stava accadendo al quadro, il disegno sembrava che si stesse
ricomponendo in una nuova forma...
"Ma cosa, Licht?"
Non risposi, forse neanche avevo capito la nuova domanda, stavo cercando
di capire cosa stava avvenendo al quadro, ora … ora sembrava una cosa
viva.
I colori vivaci erano scomparsi, il disegno assomigliava sempre di più
al mio ritratto, mi sembrava di vedere la mia immagine, il mio viso.
Pensai di lasciare il bicchiere, di alzarmi dalla poltrona, di
avvicinarmi al quadro e quando fui li vicinissimo al quadro mi voltai, e
... vidi il mio corpo immobile con il bicchiere in mano sulla poltrona,
guardai nuovamente il quadro e il mio corpo ora lo vedevo chiaramente
anche lì.
Volevo gridare, volevo chiedere ad Archim cosa mi stesse accadendo ma
non riuscivo a sentire la mia voce eppure stavo parlando.
Mi sentivo attratto dal quadro e presto mi ritrovai nel corpo disegnato
dentro, vidi lo sfondo del quadro scomporsi in un effetto a vortice che
inghiottiva tutto il quadro compreso il mio riflesso.
Mi sentii trasportare in quel vortice e dopo un tempo che non seppi
misurare vidi una luce sempre più intensa come alla fine di un tunnel.
L’intensità della luce aumentava, i raggi di luce si trasformarono nella
criniera di un Leone, al centro del fascio apparvero due occhi rossi, si
vedevano le zanne aprirsi lasciando vedere una lingua di colore rosso
sangue.
Il vortice mi portò all'interno di quella bocca e mi ritrovai come
sospeso in un cielo azzurro.
Sentii una voce lontana, profonda che mi diceva:
"Osserva Licht, guarda e troverai tutte le risposte"
Capii che era Archim che mi parlava, ma non lo vedevo, non avvertivo
neanche la sua presenza e allora volsi lo sguardo verso il basso e vidi
la forma di un sinuoso fiume scorrere nell'immensa pianura verde e
andare a morire nel seno delle montagne.
Volsi il mio sguardo a sinistra dove era una città, la sua forma mi
ricordava Klivia e vidi apparire una donna dal viso bellissimo, vestita
da amazzone che mi sorrideva e sembrava che volesse indicarmi la via.
Tornai ad osservare le montagne, si avvicinavano sempre di più, fino a
quando riuscii a leggere scolpita nella roccia una frase:
“Grida innocenti sveleranno i cuori”
Stavo per tornare a guardare verso la città dove avevo visto la
bellissima Amazzone ma in quel momento sentii il mio essere come
risucchiato dal vortice che mi aveva condotto sin li.
Ebbi appena il tempo di pensare che stavo ritornando indietro quando
persi i sensi.
"Licht..., Licht ..."
Sentivo risuonare il mio nome nella mia mente, la voce mi sembrava
quella familiare di Archim, sentivo la sue mani che scuotevano il mio
corpo spingendo sulle mie spalle, ebbi un sussulto... sentii il rumore
della coppa d'oro sbattere sul pavimento, realizzai che ero tornato nel
mio corpo e nella casa di Archim appena lo sentii dire:
"Ecco, io ti offro da bere e tu mi sporchi casa e abbozzi le mie coppe
d'oro"
"He he he" questa volta ero io che ridevo, sentivo il mio cuore sereno e
gli dissi: "Cosa mi hai dato da bere?"
"Ma che c'entra la bevanda, io ti ho chiesto come ti sembrava il quadro"
e scoppiammo tutti e due in una risata fragorosa.
Il sole era alto nel cielo azzurro e terso, ero ancora sdraiato sul
letto a riposare.
Non avevo dormito molto, era quasi l'alba quando uscii dalla casa di
Archim e pensavo continuamente a quello che mi era accaduto.
La decisione ormai era presa, tirai via la pesante coperta e mi alzai
dal letto iniziandomi a vestire. Subito dopo iniziai a preparare i pochi
effetti personali che mi sarei portato dietro nel viaggio che stavo per
intraprendere.
Un viaggio tracciato per grandi linee da una visione ma di cui non
sapevo nè la durata nè il percorso.
Le due sacche da viaggio furono presto pronte ma mi restava da fare la
cosa più difficile.
Le Amazzoni di guardia all'ingresso del palazzo della Madras mi
riconobbero subito ma dovetti fermarmi e attendere che mi annunciassero
alla Madras.
L’attesa durò pochi minuti e mi venne incontro un ufficiale amazzone per
accompagnarmi da Klara.
Seguivo l'amazzone pensando alle parole da dire ma mi sembrava che
qualunque cosa pensassi non fosse sufficiente ad avere il suo permesso
per allontanarmi da Kolise.
La mano alzata dell’amazzone per indicarmi di fermarmi mi distolse dai
miei pensieri, eravamo davanti all’enorme portone che dava accesso alle
camere, udii il bussare energico dell’amazzone contro il portone e
subito dopo mi fece segno di proseguire da solo e che lei mi avrebbe
aspettato lì.
Mentre aprivo il pesante portone di legno scuro, non potei fare a meno
di vedere i suoi splendidi intarsi e le splendide maniglie di ferro
battuto finemente lavorate.
Aperta la porta mi fermai sulla soglia e udii la sua voce chiara e
decisa:
"Avanti Licht"
Klara era al centro della stanza, la sua presenza da sola riempiva gli
ampi spazi vuoti della sala; mi fece segno di entrare, mi mossi verso di
lei richiudendo il portone alle mie spalle.
Quando ci trovammo uno di fronte all’altro fu Lei a prendere la parola e
mi disse:
"Licht, temo di sentire quello che mi stai per dire, deve essere
sicuramente qualcosa d'importante o molto grave se hai voluto vedermi
così d'urgenza"
"Madras, devo lasciare Kolise"
I nostri sguardi erano incatenati, ognuno poteva scrutare negli occhi
dell’altro per ascoltarne i sentimenti.
"Per quanto tempo Licht? … o per sempre"
"Non so Klara, so che sarà lungo ma non so quanto durerà … e se
ritornerò"
Sentivo che con il suo sguardo stava scrutando il mio cuore, rimanemmo
in silenzio per alcuni secondi poi:
"Beh Licht, oggi non hai certo contribuito a mettermi di buon umore e
iniziare nel modo migliore la giornata. Quindi prima che cambi idea e ti
faccia mettere ai ferri ti conviene lasciare Kolise".
Rimasi in silenzio a fissarla ancora un attimo, m’inginocchiai per
salutarla.
“…. Grazie … Madras ”
“Non perdere tempo a salutarmi perché devi tornare presto”
Abbozzai un sorriso, mi rialzai e tornai oltre il portone dove
l'amazzone che mi scortava mi riaccompagnò all'uscita.
Passai a salutare tutti i miei ufficiali e dirgli che sarei stato via
per un po’.
Era quasi l’ora di pranzo quando andai alle stalle a prendere Aronne.
Tornai alla capanna a prendere le mie cose, prima caricai le due sacche
da viaggio alla sella poi tornai dentro, alzai una grossa tavola del
pavimento, tirai fuori un lungo involucro ricoperto con un panno di
velluto verde.
Iniziai ad aprirlo lentamente sopra il tavolo con gesti simili a quelli
di una cerimonia religiosa.
Il panno verde era completamente aperto e disteso sul tavolo, sopra di
esso brillavano la cresta e i rivestimenti dorati del fodero che
conteneva la mia spada.
La mia mano destra accarezzò il fodero a partire dalla cresta e salire
fino all’impugnatura della spada.
Il pollice con mossa rapida e sicura sganciò il perno che fissava la
spada al fodero, un rapido movimento dell’avambraccio sguainò la spada,
ora era dritta davanti ai miei occhi come un prolungamento della mia
mano.
L’impugnatura aveva la forma di una testa d’aquila, due rubini erano i
suoi occhi, dal becco aperto partiva l’elsa a forma di ala che
proteggeva la mano.
Da sotto il mio polso scendeva la Dragona composta da due cordoncini
incrociati per assicurare una presa più sicura della spada.
Ammirai la spada per qualche minuto ripensando a come era arrivata nelle
mie mani e che ora era il momento d’impugnarla.
Riposi la spada nel fodero, e attraverso il cordoncino dorato attaccato
alle campanelle del fodero la fissai alla cinta che mi cingeva la vita.
Chiusi la porta e salii su Aronne dirigendomi al portone d’uscita dove
non incontrai nessuno, visto che era l’ora del pranzo.
Al portone salutai i guerrieri e le amazzoni di guardia e lanciai Aronne
al galoppo per un centinaio di metri poi …
Tirai le redini, fermai Aronne lo feci voltare verso Kolise e osservai
la mia cara Kioskas pensando alla gioia del momento in cui sarei tornato
e l'avrei rivista.
Accarezzai Aronne sul suo collo e lo lanciai di nuovo al galoppo,
destinazione Klivia.
ARMORICA
"Sono appena arrivata... mi chiamano Armorica, per il nome che porto
sulla spada.
Ryu, il mio lupacchiotto, non è molto felice di trovarsi qui, è buio
nella Kioskas ed un misto tra fuliggine e nebbia avvolge le cose... le
persone... ne sfuma i contorni, rende tutto più etereo.
Sto cercando la mia casa, mi hanno detto che è qui vicino... vorrei
ripararmi da questo freddo, e riposare, il viaggio è stato lungo e sono
stanca.
All'improvviso Ryu si ferma, rimane immobile... ha sentito qualcosa....
ora la sento anche io.... una presenza, alle spalle, non troppo vicino.
Come un animale spaventato mi giro di scatto brandendo la spada e la
punto contro l'ignoto......
Credo di avere un'espressione buffa, perché colui che mi seguiva mi
sorride... non lo vedo bene... è sempre più buio, ma sono colpita dai
bagliori che scaturiscono dai suoi occhi che mi scrutano, mi
osservano... indagano dentro e fuori di me.
Ryu non è allarmato dalla sua presenza e questo mi rassicura... ci
possiamo fidare.
Alla figura si accompagna una voce.. profonda, calda... mi avvolge, mi
rassicura, mi indica la strada... non ho quasi più freddo ora.. mentre
lo ascolto mi rendo conto di sentirmi a mio agio lì, in piedi di fronte
a lui... non temo il suo sguardo, anzi mi infonde certezze che non avevo
da un po'.
Sto per prendere fiato, domandare qualcosa.... quando in lontananza una
voce lo chiama.
Prima di congedarsi con garbo deciso, arruffa con la mano la testa di
Ryu sdraiato ai miei piedi... ed il suo sguardo intenso percorre tutta
la mia figura.
Allontanandosi nella nebbia si gira... una volta soltanto.... e con lo
sguardo mi sorride.
Lo vedo sparire nel fumo... sento solo il rumore dei calzari che si
dilegua piano... sempre più piano.....
Licht... lo hanno chiamato Licht... questo è il primo ricordo che ho di
colui che ha segnato la mia vita qui su Arcano."
LICHT
Avevo cavalcato tutto il giorno ma non ero riuscito ad evitare
l'oscurità e a complicare la visibilità, ora c'era anche la nebbia che
aveva steso il suo umido mantello davanti al mio cammino.
Finalmente tirai un sospiro di sollievo appena vidi le luci delle torce
e dei fuochi brillare nel buio riconoscendo i contorni delle mura di
Klivia.
Davanti a me imponente, sontuoso si ergeva socchiuso, il grosso portone
di legno d'ingresso di Klivia.
Massicci cardini di ferro ferivano i grossi blocchi di pietra squadrati
sostenendo cosi il peso del portone.
Ero a pochi metri dal portone quando mi giunse l'altolà delle guardie e
mi affrettai a rispondere:
"Licht di Betris"
Una guardia si avvicinò e con la luce della sua torcia illuminò il mio
volto.
"Pessima serata per una passeggiata, Comandante"
"Già, la nebbia si taglia con la spada"
Sentii il portone cigolare, il rumore delle pesanti catene che
scorrevano mentre si apriva, salutai le guardie e mi ritrovai nel
cortile ampio e spazioso sotto alla torre di guardia, e andai verso le
stalle dove lasciai Aronne.
Mi misi sulle spalle le due sacche e tornai verso il piazzale.
Il forte odore acre del fumo che copioso usciva dei camini mescolato con
le gocce d'umidità della nebbia arrivò alle mie narici.
Anche dentro Klivia nonostante le torce e i fuochi accesi la nebbia
nascondeva l'anima delle case e delle persone mostrando solo fredde
figure dai contorni confusi senza riconoscerne i particolari.
Il freddo intenso era penetrato fino al midollo delle mie ossa,
l'umidità aveva bagnato ogni parte del mio mantello e lo stava forando.
Il mio udito riconobbe un leggero rumore di passi veloci ma i miei occhi
non scorsero nulla, la mia mente dice che non è nulla.
Poi piano piano i miei occhi iniziano a distinguere nella nebbia due
figure che si muovevano pochi metri davanti a me, e continuando a
camminare con il mio passo sostenuto mi avvicino alle ombre che ora sono
immobili e ferme davanti a me: un lupo e una donna.
Distinguo il rapido movimento del braccio della donna, il corpo che
ruota, una mano brandisce una spada dritta verso la mia gola.
Mi fermo, i miei occhi che scrutano, osservano... indagano oltre la
lama, dentro e fuori quella donna.
Il lupo nonostante il suo aspetto non è allarmato dalla mia presenza, e
forse è questo che aiuta la donna a rilassarsi, accennando un leggero
sorriso le rivolgo un complimento:
'Rapida e precisa, chi mai oserà avvicinarsi ad una sì tale guerriera?'
Abbassata la spada mi avvicino di altri due passi, distinguo sempre più
i tratti del suo viso, i suoi lineamenti, mi colpisce la semplicità
della sua bellezza e ... ma non sento risposta cosi continuo:
“I tuoi fregi indicano Zaira, sei lontana dai tuoi alloggi e vai nella
direzione sbagliata. Volta a destra e prosegui dritta per un centinaio
di passi, troverai la tua casa”
Ancora silenzio, studio attentamente i tratti del suo volto sottile in
basso e ampio alla fronte.
I lunghi capelli neri tutti raccolti dietro la testa da un fine
cordoncino di cuoio.
Le delicate ciglia scure ombreggiavano sopra ai suoi occhi grandi e neri
dando luminosità al viso.
Le labbra carnose sembravano tinte di rosso scarlatto facendo risaltare
il bianco dei suoi denti simili a perle.
Bella, luminosa e ...
Indossava un mantello lungo di colore rosso dal bordo decorato di un
fine tessuto dorato, trattenuto alla base del collo da un fermaglio
d'oro a forma di spada e con un cappuccio che cadeva dietro le spalle
sotto il fascio dei suoi capelli.
Il braccio che ancora impugnava la spada l'aveva scoperta dal caldo
abbraccio del mantello e l'aderente divisa di amazzone invitava la mia
mente ad immaginare l'avvenente bellezza del suo corpo.
La corta gonna corta lasciava scoperte le sue gambe lunghe e sensuali e
i suoi polpacci erano rivestiti dal cuoio dei suoi calzari.
Forte era la tentazione di dire: se vuoi ti accompagno ai tuoi alloggi,
ma una voce mi distolse da questo pensiero.
Sentii il mio nome, mi girai ma la nebbia non mi permetteva di vedere
chi mi stava chiamando ma solo due figure confuse nella nebbia.
Mi domandai come diavolo hanno fatto a riconoscermi in quella nebbia,
probabilmente le guardie che mi avevano visto lo avevano riferito a
qualche mio amico.
Prima di seguire la voce che mi aveva chiamato, arruffo con la mano la
testa del lupo sdraiato ai suoi piedi... e con lo sguardo accarezzo
tutto il corpo dell'amazzone fino a fermarmi ai suoi occhi.
Un brivido percorre la mia schiena, questa amazzone è cosi somigliante a
quella della visione avuta in casa da Archim.
Mi domando chi sia mai questa amazzone?
Sarà Lei ad indicarmi la via?
Non posso fare a meno di guardarla ancora una volta prima di
allontanarmi nella nebbia.
Se mi dicesse qualcosa penso, solo una cosa tornerei indietro almeno per
chiederle il nome, mi giro... una volta soltanto.... e le sorrido.
Mi allontano sempre di più, provando quasi un senso di tristezza nel
farlo.
Erano Appo e Falcos, miei grandi amici, che accoglienti come al solito
mi offrono da bere alla taverna.
Racconto a loro del viaggio che sto per compiere e tra risa e battute mi
offrono rifugio per la notte ma ringraziando rifiuto, so già a chi andrò
a chiedere.
Prendendo scusa dalla stanchezza del viaggio saluto l'allegra brigata e
ritorno sui miei passi diritto verso il rione di Zaira.
Riconosco il lupo davanti alla porta, mi avvicino, mi sente, mi si
avvicina e guaisce piano, come per non svegliare la sua padrona, mi
abbasso, lo accarezzo mentre la sua calda lingua scalda le mie mani.
Mi avvicino alla porta socchiusa e busso ...
ARMORICA
Ho raggiunto il mio alloggio, come al solito Ryu fa gli onori di casa,
saltellando ovunque in un ultimo guizzo di vitalità.... anche lui è
molto stanco e si accuccia in un angolo.
Eppure lo sa che deve stare fuori.
Lo guardo, e mi capisce senza fiatare... esce guaendo... non mi
commuovo.
Sono distratta dai miei pensieri, che si assommano uno sull'altro e
formano un nome.... Licht... chi è costui, cosa faceva qui... non ho
visto uomini in giro... non ancora.
Sono rimasta colpita da quella figura massiccia, imponente, che la
penombra della kioskas rendeva ancora più cupa.
Eppure è stato gentile.... e quello sguardo, non posso fare a meno di
pensarci, è ancora nei miei occhi.
Mi scrollo di dosso il pesante mantello, i lunghi capelli bagnati sul
collo..... un brivido lungo la schiena.... anche gli oggetti sono gelidi
dentro la stanza.
Mi guardo intorno... beh, in fondo poteva andarmi peggio... domani
incontrerò qualcuno che mi spiegherà i fondamenti di questa nuova vita.
Ed ancora Licht tra i miei pensieri, confusi dalla stanchezza e dal
freddo.
Se avessi parlato, se gli avessi chiesto di accompagnarmi... inutile
pensarci... non l'ho fatto.
Eppure dentro di me la forte sensazione di rivederlo.... si lo rivedrò,
ne sono certa.
Questo posto avrebbe bisogno di una sistemata.... uhm.... domani,
rimandiamo tutto a domani.
Controllo Ryu fuori dalla porta, riposa il mio fido lupetto... apre un
occhio e poi lo richiude.
Sto per chiudermi la porta alle spalle, ma non lo faccio... e se
tornasse, se mi cercasse, se stesse pensando a me come io a lui.... se
avesse provato lo stesso intenso brivido in uno scambio di sguardi
infinito....
E mentre confusamente tento di asciugarmi, non mi accorgo che bussano,
sento il cigolio della porta che lentamente si apre...."
Ryu - grido - lo sai che...." e voltandomi lo vedo sulla porta, fradicio
di nebbia e di fumo, con un ghigno ammiccante sulle labbra.
Con un lieve sorriso mi dice: " E' freddo fuori..."
Le mie labbra riescono solo a sillabare un "Licht..." tra lo stupore e
la gioia di vederlo di nuovo.
Baldanzosamente continua: "..non mi hai risposto prima... non mi
piacciono le domande senza risposta..."
"Armorica... mi chiamo Armorica...."
Si erge sulla porta quell'uomo che ho tanto sperato di rivedere.
Ora è lì, davanti a me.
Alla luce tremolante della lanterna vedo il suo viso.
Porta i segni di chi conosce la vita.... e poi le sue mani, grandi,
forti, ma gentili insieme.
Intuisco in lui l'abitudine al comando ed allo stesso tempo la
misericordia di chi ha subito e visto soprusi ingiustificabili...
"Entra ti prego...." è l'unica cosa che riesco a dire.
Lo fa, passa la soglia e chiude la porta dietro di se.
"Sono molto stanco..." comincia... e la sua voce calda arriva ai miei
sensi come una dolce musica.
Lo guardo dritto negli occhi, sostengo il suo sguardo... ed interrompo
il suo parlare: "...non devi dirmi nulla Licht, sarei felice di
ospitarti qui per la notte..."
Leggo uno strano stupore nei suoi occhi, che si allarga all'espressione
del viso, ma tutto questo dura solo un attimo.
Lo sapeva, se lo aspettava, era tornato per questo.
Lo aiuto a togliersi quel mantello che ormai è zuppo di ogni cosa, e lo
appoggio accanto al mio.
Comincia a posare anche le armi.... lo fa con gesti lenti, precisi,
...ma non distoglie mai lo sguardo da me.
So cosa vuole, di cosa ha bisogno adesso, e mi stupisco di come riesco a
leggere nella mente e negli occhi di quest'uomo che in realtà non
conosco... non ancora.
Mi fido di lui... non è un uomo qualunque... so che non è qui per lo
squallore di una notte di sesso... glielo leggo sul viso percorso dai
segni della stanchezza di notti trascorse insonni...
Anche lui sa di potersi fidare.
Si avvicina e poggia le pesanti mani sulle mie spalle... lentamente
salgono fino alla nuca... reclino leggermente il capo... mi bacia sulla
fronte.
Sa che ho capito, che non ho frainteso.... ho guardato non solo fuori,
ma anche dentro di lui... ed egli mi ha lasciato fare, mi ha permesso di
leggere dentro un'anima che forse era sola da tempo... troppo...
..... che io sia qui per questo, mi domando... prematuro e difficile
rispondere adesso.
Comincio ad aiutarlo, mentre si toglie le pesanti vesti... inizio a
sentire l'odore della sua pelle, sfioro con le mani le possenti spalle,
le forti braccia... gli accarezzo i capelli...
Chiude gli occhi, sorride silenzioso... si abbandona e si sdraia... io
vicino a lui.
Lo stringo tra le braccia, continuo a passargli la mano tra i capelli...
nella mia mente il ricordo di una nenia dolce.... ed in quel momento mi
accorgo che l'azione ha preceduto il pensiero... gliela sto già
sussurrando all'orecchio.
Ed è così che si addormenta... tra le mie braccia e la mia voce... il
viso si è rasserenato... sembra un bambino.
Imprimo nella memoria ogni particolare del suo viso... gli sfioro le
labbra con le mie... buonanotte Licht... veglierò sul tuo sonno... e
mentre penso a tutto questo, Morfeo mi porta via, lontano... non ho
paura.. Licht è con me.
LICHT
“Army stai dormendo?” le dissi mentre ancora dalle fessure non si
scorgeva i raggi della luce del giorno che nasceva.
“No Licht, ascoltavo i miei pensieri”
Mettendomi su un fianco appoggiando il peso del mio corpo tutto sul
gomito del braccio sinistro mentre la mia testa si adagiava sul palmo
aperto della mano le dissi: “E cosa ti dicono?”
“Mi piacerebbe seguirti”
Per un attimo scrutai il suo volto, indagai nei suoi occhi per vedere
quanto lo desiderasse e le dissi:
“Non ho una meta precisa, non avrò un giaciglio comodo come questo per
riposare la notte, freddo e gelo saranno i miei compagni notturni,
mentre la spada sarà la mia sola difesa …”
Con fare deciso e determinato mi rispose bloccando il mio discorso:
“In questo modo non fai altro che aumentare il mio interesse, i tuoi
compagni li conosco da sempre, non avrò problemi con loro”
“Nella mia missione so che devo seguire il corso del fiume Kruill,
risalire oltre le montagne fino a scoprire cosa si nasconde dietro la
frase: Grida innocenti sveleranno i cuori”
“Licht, tu da dove vieni?”
“Kolise“
dopo aver risposto la mia mente afferrò il senso di quella domanda e
ripresi a parlare.
“Un mio amico, un potente mago di Kolise mi ha fatto avere una visione
dove ho visto quello che ti ho appena raccontato e sempre nella visione
ho visto il viso di un'Amazzone di Klivia che mi sorrideva indicandomi
la via”.
“Eccomi” disse tirandosi su dal letto e mettendosi a sedere, “sarò io la
tua guida, conosco il Kruill, le montagne e i territori intorno. Certo
abbiamo scelto il periodo meno adatto ma credo ce la faremo anche se
l’inverno è alle porte”.
Il sole splendeva in un cielo azzurro e terso, il freddo gelido e l’aria
umida della notte erano resi leggermente più miti dai raggi del sole.
Il rumore degli zoccoli dei nostri cavalli erano attutiti dall’erba alta
degli immensi prati che si distendevano davanti ai nostri occhi come un
oceano di verde, spesso solcato da rivoli d’acqua argentati che con il
loro gorgogliare facevano da sottofondo ai nostri discorsi mentre le
nubi alte nel cielo e trasportate veloci dal vento sembravano guidare i
nostri sogni.
Il primo giorno di viaggio passò tranquillo senza incontrare nessuno,
solo da lontano ogni tanto si intravedevano sulle colline macchie
bianche, probabilmente greggi di pecore al pascolo.
Avevamo ancora pochi minuti di luce quando arrivammo alla grotta
naturale sotto una roccia che si ergeva dal terreno e assomigliava alle
fauci aperte di un leone.
In breve scaricammo i cavalli dal peso delle nostre cose e ci preparammo
a passare la notte riscaldati da un caldo fuoco.
Era buio inoltrato quando finimmo di consumare una frugale cena
discutendo di come il nuovo giorno ci avrebbe riportato lungo il corso
del Kruill passando per la valle delle nebbie.
Il riparo dove ci trovavamo era piccolo e le vivaci fiamme del fuoco con
il loro calore ne occupavano una buona parte e questo fece si che i miei
gomiti sfiorassero quelli di Armorica nei nostri movimenti.
Li in uno scenario suggestivo con la luna bassa poco alta sopra
l’orizzonte, che sembrava essere molto più grande, di un colore tenue
arancio che illuminava la pianura davanti alla grotta, sotto migliaia di
stelle che con il loro calore riempivano le fredde distanze spaziali, la
bellezza di Armorica illuminata dalla fioca luce rossastra del fuoco era
straordinaria.
Sedevo muto come muto era il canto degli uccelli notturni, il
gorgogliare dei ruscelli e anche la legna nel fuoco aveva smesso di
crepitare ammutolita dalla bellezza di Armorica.
Si era tolta il filo di cuoio che teneva legati i suoi capelli e come la
massa d’acqua di una cascata scendevano ora liberi e selvaggi sopra le
spalle fino a metà della sua schiena.
Tutto era immoto, solo il mio cuore batteva forte, i suoi battiti
scandivano il ritmo della passione che saliva lentamente ma
inesorabilmente nel sangue come un'armata invincibile travolgendo ogni
ostacolo, ogni pensiero che si parasse davanti per fermarla.
Con il dorso della mia mano sinistra scoprii la sua guancia leggermente
arrossata dal calore del fuoco dai capelli appoggiandoli delicatamente
tutti dietro la spalla, mentre i miei occhi scendevano lungo il suo
collo dove era allacciato il mantello, sopra la spalla e seguendo il
profilo del seno arrivarono alle sue mani, fini e lunghe che mostravano
un leggero senso di irrequietezza.
Con un leggero filo di voce le dissi:
“Sei stupenda”
Lentamente dopo pochi attimi gira il suo viso verso di me, i suoi
profondi occhi neri penetrano nei miei dando ancora più forza all’ormai
invincibile passione dei sensi:
“Stupendo è quello che si vede nei tuoi occhi Licht”.
Sentii un tonfo al cuore, la passione ormai che scorreva nel sangue
aveva abbattuto ogni difesa e ogni portone era stato divelto.
Restai per pochi ma lunghissimi attimi ad ammirarla, gli sguardi si
fecero sempre più intensi, respirando sentivo i miei sensi avvolti da
un'atmosfera di mistero e magia.
Eravamo seduti con le gambe incrociate, ci sollevammo nello stesso
istante e senza distogliere i nostri sguardi ci mettemmo in ginocchio
uno di fronte all’altro accarezzandoci i capelli e il viso.
Sentii le nostre labbra iniziare a sfiorarsi, incerte, come intimorite.
Poi mi chinai un po’ di più verso di lei e affondai le mani tra i suoi
lunghi capelli mentre il bacio si faceva più appassionato.
Le mani cominciarono a vagare freneticamente, esplorando i corpi
nascosti dai mantelli e dai vestiti.
Allentai il nodo che fissava il suo mantello facendolo cadere alle sue
spalle, poi le mie dita iniziarono a slegare i lacci del corpetto che
lasciava immaginare la bellezza e il profumo dei suoi seni.
Le sue mani avevano lasciato cadere il mio mantello, le sentivo giocare
con la pesante maglia e l’aiutai a sfilarla dalla testa.
In quel momento la vista dei nostri corpi seminudi fece esplodere la
passione che ormai aveva raggiunto i nostri cuori e mentre le nostre
labbra tornarono a baciarsi mi piegai su di Lei abbracciandola e
lentamente ci adagiammo distesi a terra sopra il suo mantello ormai
inebriati dalla passione dei corpi che si denudavano completamente,
quella grotta per tutta la notte si nutrì della passione che usciva dai
nostri corpi infervorata dalle calde fiamme del fuoco che proiettava nel
terreno e sulle pareti le lunghe ombre dei nostri corpi che si amavano.
La valle delle nebbie era il luogo ideale per rapine e imboscate e solo
nelle ore più calde la nebbia si alzava leggermente dando un minimo di
visibilità che consentiva di viaggiare con un minimo di sicurezza in
più.
Cosi la mattina successiva partimmo alle prime luci dell’alba per
cercare di arrivare nelle ore di maggiore visibilità alla valle delle
nebbie.
Uno spettacolo incredibile si presentava ai nostri occhi appena
arrivammo alla cima della collina che rappresentava l’ingresso alla
valle.
Un'enorme nuvola sembrava caduta dal cielo e si era adagiata in quella
valle.
La superficie della nebbia era a pochi metri in linea d’aria sotto i
nostri occhi, era tanto densa che sembrava si potesse camminare sopra.
Restammo li silenziosi ad ammirare quello spettacolo dimenticandoci di
grossi pericoli che potevamo trovare.
Aspettammo ancora un po’ che il sole salisse alto nel cielo per sperare
in una migliore visibilità.
Ci muovemmo, iniziammo a discendere il pendio della collina, i cavalli
nitrivano come spaventati da dover entrare in quel muro di umidità.
Di colpo ci ritrovammo immersi in un paesaggio reso sconosciuto e ostile
dalla nebbia.
Rabbrividendo mi strinsi nel mantello mentre la tensione mi fece
aumentare di colpo l’attenzione verso ogni singolo rumore.
Oltre il mio campo visivo mi sembrava di sentire la presenza ostile e
minacciosa di nemici che tendevano un agguato, mi voltavo continuamente
verso Armorica cercando il suo sguardo, ma spesso quando si allontanava
di qualche metro riuscivo a scorgerne solo la figura.
Ogni passo in quella nebbia sembrava durare un'eternità, continuamente
gettavo occhiate preoccupate d’intorno quando d’un tratto apparve
all’improvviso:
“Attento Lichtttttt alle spalle” sentii il grido di Armorica che mi
avvisava.
Mentre mi voltai vidi uscire confuso dalla nebbia da dietro un grosso
cespuglio una figura umana che crollava a terra alle mie spalle.
Con Armorica scendemmo velocemente dai nostri cavalli e impugnammo le
nostre spade assumendo una posizione di difesa facendo allontanare i
nostri cavalli. Ma non si udiva alcun rumore se non i sospiri e i
lamenti di quell’uomo che giaceva davanti a noi. Guardinghi ci
avvicinammo e mentre Armorica era alle mi spalle, mi abbassai per vedere
cosa avesse. Era un hammer, aveva ferite sia sulla spalla che nel petto,
i vestiti strappati e ormai era alla fine della sua vita.
Armorica prese la borraccia d’acqua che avvicinai alle sue labbra,
iniziò a deglutire anche se ciò gli costava molta fatica intuendolo
dalle smorfie di dolore del suo viso.
Poi pian piano iniziò a parlare dicendo:
“Ci hanno aggredito … ribelli e amazzoni, hanno ucciso … tutti ……salvate
mio figl….” Non riuscì a terminare la parola che mi spirò tra le
braccia.
“Brutta storia eh Licht?”
“Già Army, qui lontano da Nimira i ribelli e le Amazzoni di Ylea
agiscono quasi indisturbati forti della loro potenza, ma la pagheranno,
verrà il giorno in cui smetteranno di seminare odio e terrore”
“Ssssshhhhh” mi fece cenno anche con la mano Armorica, ora anche io
sentivo un leggero fruscio dei passi che si avvicinavano e che ora si
erano fermati, probabilmente chi si stava avvicinando aveva ravvisato la
nostra presenza.
I muscoli tesi, la spada tesa in avanti pronta a colpire, vidi Army
allontanarsi alla mia destra come per circondarlo annuendo con il viso,
tutto ora taceva e solo il brusio di un drakor iniziò a sentirsi nella
valle. All’udire quel brusio mi rilassai gridando a gran voce:
“Diavolo di un esploratore, Draven vieni fuori, sono Licht! ah ah ah”
DRAVEN
Li seguivo da alcune ore ormai, vegliando sul loro cammino senza
disturbare la loro solitudine.
Licht e l'amazzone viaggiavano insieme, ma erano soli, ognuno come
chiuso in se stesso per combattere la sua personale battaglia... ma
contro quale nemico?
E a dire il vero, c'erano nemici molto più visibili che si annidavano
nella Valle delle Nebbie, nemici armati e crudeli, che non aspettavano
altro che un minimo segnale per scaraventarsi sulla preda e sbranarla.
Licht chiamava a gran voce il mio nome, e rideva per allentare la
tensione accumulata.
Ero felice che mi avesse riconosciuto, ma dovevamo essere il più
silenziosi possibile, il nemico era in agguato.
Mi rivelai alla vista dei due viaggiatori, inducendoli con un cenno
della mano ad evitare di far troppo rumore.
"Salute a te, Licht, amico" gli dissi mentre ci stringevamo gli
avambracci in gesto di saluto "Sono lieto di rivederti, seppur non nelle
migliori circostanze"
Licht si guardò attorno con circospezione, conscio che la nebbia poteva
nascondere molte insidie, poi riportò l'attenzione su di me.
"Anch'io sono contento di rivederti, è passato molto tempo" mi disse
Licht con aria serena "Ti trovo in salute, ma... dov'è la tua
inseparabile sorella?"
Io e Rue ci eravamo inoltrati nella valle alcuni giorni prima, per
sorvegliare una banda di predoni che minacciavano di arrivare troppo
vicini a Klivia, quando avevamo intravisto Licht e l'amazzone incrociare
la nostra strada.
Era mia intenzione vegliare sul cammino del caro Licht in terre così
insidiose, e Rue non doveva far altro che riportare a Klivia gli
spostamenti dei predoni, nel caso si facessero pericolosi.
Avevamo così deciso di dividerci momentaneamente.
Spiegai la situazione a Licht, ed, esaurita anche quella formalità, uno
strano silenzio calò su di noi.
L' amazzone tagliò la tensione con la sua voce cristallina "Io sono
Armorica di Klivia, Draven, piacere di fare la tua conoscenza"
La donna sembrava lievemente a disagio, come se la situazione stesse
prendendo una piega inaspettata.
"Salute a te, Armorica" le dissi senza perder tempo, e senza indagare
troppo sulla sua identità.
Mi accorsi che forse la mia comparsa aveva smosso qualcosa negli animi
dei due viaggiatori, e non intendevo essere d'intralcio per nessuno dei
due.
Mi rivolsi nuovamente a Licht, il cui volto si era incupito lievemente:
"Ascolta Licht, queste terre sono infide e colme di insidie. Io so che
tu sei completamente in grado di cavartela da solo..." avevo volutamente
estromesso l'amazzone dalla mia ultima affermazione, per saggiare le sue
reazioni, ma lei rimase impassibile, "...ma se preferisci, io potrei
farvi da guida per un tratto del viaggio. Conosco queste zone, e, se ho
ben compreso, intendi raggiungere il fiume Kruill e proseguire lungo il
suo corso. Esserti d'aiuto mi riempirebbe il cuore di gioia"
Licht sembrò pensieroso.
C'era sicuramente qualcosa che non andava.
Il comandante di Betris era sempre deciso e pronto, e raramente esitava.
Armorica era sempre una statua di marmo, nell'espressione e nel candore
della sua pelle.
"Beh... suppongo che una guida ci farà comodo" disse al fine Licht,
abbozzando un sorriso "non trovi anche tu, Armorica?"
Il volto di Armorica divenne più affabile, e sfiorando il braccio di
Licht con una mano disse: "Come desideri"
Era deciso, avrei proseguito con loro.
Procedevamo in silenzio lungo l'invisibile sentiero del mio istinto, i
miei passi e gli zoccoli dei loro cavalli affondavano nella nebbia, così
fitta da attutire il rumore del nostro avanzare, ma anche i nostri
sensi.
Quello era il pericolo maggiore nel viaggiare avvolti dalla bruma.
Le percezioni umane si intorpidiscono, conducendo il viandante alla
disattenzione, che troppo spesso è preludio di sciagura, soprattutto in
territori dove le condizioni atmosferiche stesse forniscono riparo ai
predatori, abituati a sfruttare ogni vantaggio loro concesso a discapito
degli estranei.
Tentavo di rimanere concentrato sulla direzione che avevo deciso di
percorrere.
In quella distesa priva di punti di riferimento, potevo seguire solo
l'esperienza accumulata nei lunghi anni come esploratore in quelle
stesse terre.
Era proprio l'esperienza che mi faceva avvertire qualcosa, un movimento
nella nebbia che ormai mi avvolgeva fino al busto.
Incominciai a temere per i cavalli di Licht ed Armorica, che tenendoli a
distanza di sicurezza dalle insidie della terra, correvano loro stessi
il rischio di diventare vittime.
Mi fermai.
Ad alcuni passi di distanza dietro di me, udii le cavalcature bloccarsi
quasi istantaneamente, comandate a perfezione dai loro cavalieri.
Concentrai l'udito, oltre il rumore degli zoccoli, oltre il lieve
sbuffare delle froge, oltre il tintinnare delle selle.
Oltre il mio respiro.
Estrassi la daga dal fodero, e mi abbassai nella nebbia, fuoriuscendone
in un batter d'occhio, con un lungo serpente grigiastro infilzato sulla
punta della mia lama.
"Cos'è?" chiese Armorica sporgendosi dal suo destriero.
Mi voltai verso di lei e le mostrai il rettile "Un serpente foagh. Si
mimetizzano nella nebbia e iniettano un veleno paralizzante. Non
eccessivamente pericoloso, ma può intorpidire un uomo o la zampa di un
cavallo per alcune ore. Piuttosto fastidioso"
Licht smontò da cavallo per osservare più da vicino la creatura.
"Di certo non può ingoiare un uomo. Cosa può averlo spinto a tentare di
attaccarti?"
Era una giusta osservazione.
Il serpente stava cacciando, si era mimetizzato perfettamente, non era
un caso che lo avessimo incontrato.
In genere si nutriva di piccoli roditori e uccelli, non era normale che
fosse arrivato così vicino a me in modo così silenzioso.
Annusai l'aria attorno a me.
L'umidità circostante si fece strada dentro di me attraverso le mie
narici, e portò con se un messaggio.
Sangue.
"Un grosso predatore" esclamai fissando Licht "Un cacciatore che ruba le
prede di tutti gli altri animali. Forse... un cacciatore che attacca gli
altri predatori"
Armorica mise mano alla spada "E' vicino? Ci attaccherà?"
Stavo per risponderle, quando scorsi qualcosa oltre Armorica e il suo
cavallo.
Qualcosa che si muoveva nella nebbia alta.
Era silenziosa, in maniera innaturale, e non l'avrei notata se non fosse
stato per la fioca luminescenza verdastra che scaturiva da quelli che
supponevo essere degli occhi.
"E' vicino" dissi sfoderando la seconda daga "Ci attaccherà".
Armorica si voltò di scatto, in tempo per vedere la bestia saltarle
addosso.
L'amazzone si gettò a terra, rotolando nella nebbia e completando il suo
movimento ponendosi in posizione d'attacco, con la spada sfoderata, ad
alcuni metri dalla sua cavalcatura.
La bestia aveva completato il suo volo precipitando sul destriero e
scaraventandolo in terra, ma riprendendo subito l'equilibrio si
accovacciò nuovamente nella bruma.
Incominciammo a posizionarci attorno alla creatura, Licht
fronteggiandola, io ed Armorica sui lati.
"Sembra un lupo" disse il guerriero preparandosi ad attaccare.
"Ma è grosso come un cavallo!" aggiunse Armorica stupita.
"Ed è dannatamente veloce" conclusi io.
Ma la bestia non ascoltava i nostri commenti, i suoi occhi verdi
brillarono più intensi e si lanciò nuovamente all'attacco.
Con un ringhio feroce si scaraventò contro Licht, che aveva previsto
quella mossa e scartò di lato, colpendo il lupo sul fianco con la spada.
Un fiotto di sangue cominciò a sgorgare dalla sua pelliccia, con il
risultato secondario di far infuriare la bestia.
Approfittando della situazione, Armorica caricò impugnando la spada con
due mani, e con un fendente aprì un nuovo squarcio sulla grigia peluria
del predatore.
Io lanciai entrambe le daghe, che si conficcarono in profondità nelle
carni della creatura, rubandole un altro ruggito di dolore, e presi
rapidamente l'arco.
Sembrava che stessimo avendo la meglio, ma il peggio doveva ancora
arrivare.
Il grosso lupo, sanguinante ed inferocito, sembrò alzarsi sulle due
zampe posteriori, e colpì con entrambi gli artigli, imprimendo forza al
suo attacco roteando sull'agile busto.
Artigliò la pesante armatura di Licht, senza provocare molti danni, ma
lanciando il guerriero in lontananza con un orribile rumore di artigli
che stridevano contro l'acciaio.
L'altro artiglio ebbe più successo, poiché squarciò in profondità le
carni di Armorica all'altezza della spalla, facendo volare lontano uno
dei suoi spallacci borchiati, accompagnato da uno spettacolare
zampillare di sangue.
Armorica guardò con stupore la sua ferita, alzò gli occhi al cielo e
crollò al suolo.
La bestia si voltò verso di me, e incominciò a caricare.
Scagliai una freccia mirando alla testa, ma la velocità della belva, e
la paura che incominciava a farsi strada dentro di me, fecero in modo
che il mio dardo si conficcasse in una zampa anteriore, senza peraltro
rallentare la corsa sfrenata del demone.
Mi fu addosso in un attimo, inchiodandomi al suolo con gli artigli che
arpionavano le mie spalle, schiacciandomi col suo immane peso.
Eravamo immersi nella nebbia, ma i suoi occhi brillavano, troppo vicino
ai miei.
La sua calda bava, mista al sangue, colava sul mio viso, preludio della
violenta morte che stava per reclamare il mio corpo.
Tentai di muovere le braccia, ma ero completamente alla mercé del
gigante artigliato.
La bestia ruggì, ed aprì le fauci.
Vedevo negli abissi della sua gola quella che sarebbe stata la mia
tomba, e ripensai a Rue, al fatto che l'avrei lasciata sola.
"Mi dispiace" dissi piano agli acuminati denti giallastri che stavano
per chiudersi sul mio volto, quando il tempo si cristallizzò.
Tra le fauci del mostro,dall'interno della sua cavità orale, si fece
strada la punta di una lama, che si fermò a pochi centimetri dal mio
volto.
Udii la voce di Licht. "Non così in fretta, mostro" e con un rapido
gesto liberò la sua spada dal cranio della creatura, che ormai priva di
vita si abbandonò con tutto il suo peso su di me.
Rimasi li per alcuni istanti, soffrendo sotto la carne martoriata del
mio ultimo incubo, sorridendo per la felicità di essere ancora vivo.
Ancora vivo.
Raccolsi le forze e sgusciai via, scrutando attorno a me.
Licht stava prestando soccorso ad Armorica, che aveva già ripreso i
sensi, ed insieme medicavano la brutta ferita di lei.
Li guardai mentre i loro sguardi si incrociavano e le loro dita si
sfioravano, e compresi che c'era più di una ferita del corpo da
guarire... c'era una ferita dello spirito da rimarginare.
Mi dedicai dunque a medicare le mie ferite, non molto gravi
fortunatamente, e ad ispezionare la carcassa della creatura.
Sembrava effettivamente un grosso lupo grigio, troppo grosso.
Doveva pesare poco meno di un cavallo, ed i suoi occhi, ormai privi di
luce, brillavano fino a poco fa di una innaturale luminescenza verde.
Osservai il suo pelo grigio, e scorsi, vicino alla mortale ferita che
Licht aveva inflitto alla base del cranio, una macchia scura.
Spostai con la mano alcuni crini insanguinati, e vidi un marchio
impresso sulla cute dell'animale.
Avevo già visto quel simbolo.
Lo avevo scorto sugli stendardi che accompagnavano gli stregoni ribelli
durante l'assedio di Kolise.
La situazione stava peggiorando.
Mi rivolsi ai miei due compagni di viaggio "Dobbiamo partire subito"
dissi, anche se comprendevo che tutti avevamo bisogno di riposo.
Licht ed Armorica mi guardarono con sguardo deciso, e senza batter
ciglio si risollevarono e recuperarono i loro cavalli, generando in me
un profondo senso di ammirazione nei loro confronti.
Fu così che, feriti e con il dubbio nel cuore, riprendemmo il nostro
cammino.
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