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Pensieri
- Cap. 3
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La Notte della
Consapevolezza
RAF GRAYWOLF
Scende la sera sulla Laguna Incantata, le ombre si allungano mentre
l'astro argenteo sorge facendo sbiadire col suo lucore, le stelle
incastonate nel nero velluto della notte.
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Una delle
tante notti, qui in queste lande, ma una delle poche per me in questa
mia nuova dimora.
La baita che ho appena terminato, fatta di una base di pietre su cui
poggiano grossi tronchi messi in orizzontale l'uno sull'altro, sembra
migliore di quanto mi fossi aspettato.
Non posso che constatarne la solidità, volgendo lo sguardo sulle robuste
travi del tetto e sulla perfezione degli intagli delle finestre.
Come fosse una risposta ai miei muti pensieri, un alito di vento fischia
sui battenti esterni, strappandomi le parole di bocca: "Ottimo lavoro
per un lupo mezzo uomo. Stanotte si dorme al calduccio, basta capanne da
oggi!".
Indescrivibile il sollievo nel togliersi stivali e copriavambracci di
cuoio borchiato, e rimasto in pantaloni, sentire il caldo legno di noce
sotto i piedi nudi arricciando i pollici come ad accarezzarlo.
Anche la scabra corteccia del tronchetto che ho in mano per attizzare il
fuoco, mi pervade del piacere di aver trovato un posto, un legame.
E venne il tempo di riflettere, stimolato dalla suadente carezza del
fuoco e dall'ipnotica danza delle fiamme, unica fonte di luce.
"Sono qui.."- mi dico, esprimendomi a parole, forse per sentirmi meno
solo.
"Ho viaggiato e conosciuto molte genti, differenti per credo e lingua,
seppur così simili. Draghi, goblins, elfi di varie razze, uomini e maghi
e sacerdoti e chissà quanti altri.
Sogni cancellati nel triste sguardo di colui che ancora non può
accettarlo, felicità immense nel sorriso e la certezza di avere in sé
qualcosa che ti fa andare avanti.
E anche la solita, maledetta gentaglia che crede di essere migliore
degli altri, sopraffacendola per nascondere le proprie piccolezze e
meschinità.
Io sono Raf Graywolf, mezzo uomo mezzo elfo mezzo animale non so più
cosa..
Né migliore né peggiore di tanti altri, né il più forte e coraggioso né
debole e pavido.
Ma forte di aver accettato ciò che sono fino in fondo, di aver infine
compreso che prima bisogna credere in sé stessi e poi in ciò che ci
circonda: e trovare così forze e risorse inaspettate nella tua anima.
La solitudine a volte può essere migliore della vicinanza di qualcosa
che non ti piace, non scendendo a compromessi.
Amo la solitudine, se necessaria, ma a volte, anche se sai che essa ti
occorre per essere te stesso, a volte pesa, e aspetti che giunga al suo
termine.
Padre, so che ci sei e che sei un Dio per alcuni, ma anche colui che mi
ha creato così simile a sé... maledizione, ma possibile che per arrivare
ad avere gioie e soddisfazioni, si debba sempre percorrere la strada più
dura.?"
Siedo dondolandomi sulla sedia, poggiando il capo sull'alto schienale
con gli occhi socchiusi.
La stanza si riempie improvvisamente dell'odore mai dimenticato della
sua presenza, ancor prima che egli appaia.
Sorride, si siede al margine del camino, lasciando danzare le luci sul
suo volto prima di volgersi verso di me.
La sua presenza è di per sé sufficiente a carezzarmi lo spirito, ma
esclama:
"Figlio mio, sai che è e sarà sempre così, per quelli come noi che SANNO
sentire la vita attorno a sé.
Come sai che sarò con te, fino alla fine ed anche oltre.".
Nello stesso modo in cui era giunto, svanisce come il fumo della mia
pipa, dimenticata tra le mani.
"Toc toc toc.".- chissà chi è a quest'ora.
Mi stiracchio un po', dirigendomi verso la porta.
"Ciao, lupo."-
Kandi, fregandosi le mani intirizzite dall'incipiente freddo - "lo sai
che sei il mio vicino? Ti ho portato del thé speziato.. così facciamo
due chiacchiere e mi fai vedere come ti sei sistemato.. ti va? Scusa,
hai per caso avuto ospiti? Ho come la sensazione che ci fosse stato
qualcuno fino a pochi istanti fa.".
KANDI
Guardai affascinata l'uomo che avevo di fronte...
Avevamo chiacchierato per un po', ma il suo sguardo sembrava spesso
assente, mentre guardava le fiamme del caminetto senza vederle.
Chissà perchè, avevo la netta sensazione che anch'egli fosse... uomo a
metà... e che il suo segreto fosse racchiuso in ciò che pochi istanti
prima aveva preso posto su quel camino, ove il suo sguardo ora vagava
pensieroso.
Ora non avevo tempo per approfondire, ma sapevo che sarebbe nata una
lunga e solida amicizia.
Ora avevo un appuntamento...
Lo lasciai e, in ritardo come sempre, corsi verso il viottolo che
portava al villaggio di montagna, dalla piccola semidea.
La follia
HARUKA
Il fuoco illuminava la radura che mi circondava… un silenzio fitto di
sospiri e di pensieri inespressi aleggiava leggero attorno a me.
La Luna era sorta da poco… quella sarebbe stata una lunga notte…
Stavo lì, assorta, ad osservare il crepitare armonioso delle fiamme… la
penna di grifo in mano… in silenziosa e religiosa attesa di
un’ispirazione che non sarebbe venuta…
Scrivere i miei pensieri, le mie riflessioni, era l’unico modo che avevo
per sentire Oki viva e vicina a me: alla fine dell’anno, in quella che
per me era la notte degli addii, bruciavo gli scritti in un fuoco
azzurro, sperando che le mie parole potessero giungere fino a lei.
Stavo così, serenamente assorta al di fuori della mia capanna, in una
delle tante dolci notti che ipnotizzavano Fantasy… piangevo…
E fu allora che sentii un fruscio provenire dai rami che stavano di
fronte a me.
Un rumore leggero e subito dopo il falco mi sfrecciò sopra il capo,
andandosi ad appollaiare su di un ramo che stava alle mie spalle.
- Galahad! - esclamai sorpresa, mentre l’uccello si lisciava le penne.
Un istante dopo, dalla stessa direzione dalla quale era giunto il falco,
spuntarono la tigre e la pantera.
Juma si defilò veloce, mentre Shina venne ad odorare le mie pergamene.
Le lisciai il capo… strano che si facesse coccolare.
E difatti, un attimo dopo si era già allontanata da me.
Dal lato dal quale erano giunti i tre animali sentivo un brusio
sommesso… e fui davvero felice quando dal sottobosco spuntarono i volti
amici di Iante e di Kandi.
Mi asciugai gli occhi.
- Che ci fate qui? - chiesi, mentre abbracciavo la mia capo-villaggio.
- Giro di ricognizione, cavaliere! - mi rispose Iante col solito tono
mordace.
- Sono molti i nuovi venuti… - continuò Kandi. - Volevamo accertarci che
stessero tutti bene. E visto che è così e che ci trovavamo da queste
parti… abbiamo deciso di farti visita. -
- Sono felice che siate qui! Sedetevi, entro dentro a prendere qualcosa.
-
- Abbiamo già cenato, Haru! - mi disse Iante mentre si sedeva accanto al
fuoco.
- Bene… io non bevo, ma tengo sempre del sidro in casa. Sidro per te e
thè per me e per Kandi. Che ne dite? -
I loro sorrisi furono una risposta più che sufficiente… in un istante
fui da loro… avevo preso anche delle coperte con le quali ognuna di noi
si era avvolta.
Non che facesse eccessivamente freddo, ma il calore del fuoco e il
tepore protettivo delle coperte ci avrebbero aiutato a scioglierci.
- Stavi scrivendo, Haru? - mi chiese Kandi, notando le pergamene. - Ti
abbiamo interrotta? -
- No, Kandi… niente ispirazione stasera… - girai di un poco il capo… le
lacrime venivano fuori da sé, senza che riuscissi a trattenerle.
Uno strano groppo in gola mi bloccava… il dolore mi aveva avvolta nel
tardo pomeriggio e si era protratto fino ad allora.
Kandi mi sorrise, cercando di tirarmi su.
Avevo paura di contagiare anche loro con le mie lacrime e non volevo
rattristarle… ma loro sapevano che mi accadeva spesso di soffrire
dell’assenza di Oki.
- Il dolore… - mormorò Iante. - Saremmo degli oggetti se non riuscissimo
a sentire dolore, Haru! -
Mi asciugai le lacrime, la semi-dea aveva ragione e lo sapevo.
- E con esso tutti i sentimenti - continuò Kandi. - Siano essi positivi
o no… l’amore, la nostalgia, l’odio, il rancore… -
- La follia! - l’interruppi. - La follia… -
Spesso le cose non sono mai come pensi che siano.
La morte di Oki aveva lasciato in me un vuoto che difficilmente sarei
riuscita a colmare.
Certo, conoscevo la mia personale via di fuga alla mia essenza di
immortale.
Sì, sapevo come morire e più volte avevo desiderato di porre la parola
fine alla mia esistenza ormai vuota… non so perché non l’ho mai fatto…
forse perché Oki mi aveva insegnato che la vita è il bene più grande che
abbiamo e che dobbiamo rispettarla ad ogni costo… ma il dolore non si
era mai sopito, né mai lo avrebbe fatto…
Dalla sua morte erano passati millenni.
Avevo stretto il suo corpo oramai esanime fra le mie braccia e poi il
buio, l’annientamento dell’anima… in un grido senza voce avevo perso me
stessa…
Dei giorni che seguirono (giorni? Chi può dire se furono giorni, o anni,
o secoli… o millenni a loro volta…) non ho ricordi.
Ricordo solo che dopo anni di vagabondaggi mentali… persa nei meandri
della mia mente, della mia follia… un giorno mi risvegliai ai piedi di
una fontana… da essa zampillava latte.
Mi issai, dolorante, e bevvi desiderosa da quel fiotto dolce.
Pian, piano riuscii a riacquistare un minimo di lucidità… non sapevo
dove ero giunta… non sapevo dove mi trovavo…
Cominciai a guardarmi attorno… mi trovavo in una sorta di piazzale, al
centro del quale stava la fontana.
Le sculture che l’ornavano erano tutto tranne che reali.
Erano parti di membra umane che fuoriuscivano dalla sua struttura.
Porzioni di volti, schegge di ossa umane.
Non mi ero accorta di esse mentre bevevo.
Mi allontanai inorridita.
Dove ero giunta?
Alzai gli occhi al cielo ed enorme fu il mio stupore quando vidi che i
due soli gemelli che brillavano sul cielo di Omenworth e di Laran erano
spariti.
Al loro posto vibravano tre poliedri oscuri dalle forme irreali.
Che posto era mai quello?
Cosa dovevo aspettarmi?
Cercai di orientarmi, ma era quasi impossibile… era come se la follia
della mia mente avesse abbandonato il mio corpo e si fosse fusa alla
realtà esterna, trasformandola, rigenerandola in quell’orrore.
Il cielo splendeva di irreali sfumature generate da quegli strani corpi
celesti.
Le case che mi circondavano erano altrettanto irreali nella loro
strutture quanto la fontana da cui sgorgava latte.
Erano decorate con strani disegni amorfi… forme che mai avevo visto o
sognato di vedere.
Sporgenze irreali fuoriuscivano dalle loro pareti.
Erano come dei tentacoli violacei che si avvinghiavano e si
contorcevano, azzuffandosi fra di loro… oh sì, perché i tentacoli si
muovevano.
Tutto ciò che mi circondava si muoveva, ondeggiava.
E non appena mi accorsi che le stesse membra della fonte dalla quale
avevo bevuto si muovevano e mormoravano non riuscii a contenermi e fui
costretta a rimettere.
Cominciai a barcollare pervasa da una strana sensazione di orrore e di
abominio, perché sentivo che tutto ciò che mi circondava era sbagliato,
innaturale.
E quando la voce mi esplose nella testa caddi a terra, inerte, incapace
di compiere ogni movimento.
“Corri!” sibilava la voce, serpeggiando dentro la mia anima. “Corri fino
al castello!”
Mi alzai, barcollai e il mio stupore divenne ancora più fitto quando
vidi le case che stavano davanti a me aprirsi, contorcersi e lacerarsi
per lasciarmi intravedere la sagoma di un maniero oscuro, innalzato
davanti a me, simbolo dell’assurda irrazionalità che mi attorniava.
“Corri al castello e distruggi la nostra essenza, se ti riesce!”
gracchiava la voce nella sua ironia… e rideva, rideva…
Mi feci coraggio, maledicendo il momento in cui ero giunta in quelle
terre e con in mente un unico pensiero, distruggere quel luogo, mi
avviai verso la forma oscura che stava stagliata davanti a me.
Pochi istanti e fui di fronte al suo ingresso, spalancato ad attendermi.
Varcai la soglia, presa da un misto di terrore reverenziale e
soggezione.
Avevo capito dove mi trovavo… ero nelle terre del signore dell’Inganno.
Non poteva essere altrimenti, non potevo che essere nelle terre di
Tilmit l’Oscuro.
- Tilmit! - ruggii all’interno del maniero.
Non una voce in risposta.
Pian piano l’oscurità che mi circondava lasciò il posto ad una luce
soffusa, generata da migliaia di lumicini accesisi all’unisono.
- Tilmit! - ruggii ancora. - Vieni fuori ed affrontami! - mi voltai e
notai un’infinità di pertugi e corridoi e scale irregolari che
scendevano e salivano.
Sapevo che nessuna di quelle vie mi avrebbe condotto al bandolo della
matassa.
Sapevo che se volevo interrompere l’incubo dovevo distruggere l’oggetto
che faceva da ponte fra le mente contorta del Dio oscuro e quel luogo
irreale.
E intanto il castello sembrava respirare, affannato, e rideva di me.
La collera mi pervase.
L’energia cominciò a scorrere in me e in pochi istanti mutai forma…
Mi sollevai in volo, distruggendo con le mie spire ciò che mi ritrovavo
davanti e man mano salivo su… verso l’alto… verso la torre dove avrei
trovato ciò che cercavo…
Quando giunsi nella parte più alta del castello lasciai sopire l’energia
e riacquistai forma umana.
Sfoderai la mia spada e mi inoltrai all’interno dell’ultima stanza.
Al centro di essa vi era un piccolo globo di luce biancastra… vibrava
dello stesso vibrare del maniero.
Mi avvicinai ad esso e l’orrore mi prese nel vedere che il globo di luce
altro non era che un teschio umano.
Sulla parte sinistra vi era una cicatrice che lo passava da parte a
parte…
- Distruggi l’abominio, se ne sei capace! - gracchiarono le mandibole.
Non dovevano ripetermelo due volte.
Un colpo secco della mia spada e frantumai il teschio.
Con esso, tutta la realtà barcollò e si sgretolò ed io caddi giù verso
il vuoto…
E mentre la voce di Tilmit ruggiva - Me la pagherai, Drago di Laran! -
un ampio sorriso di vittoria solcò le mie labbra.
Quando mi risvegliai ero lontana da quel luogo maledetto.
Altri soli splendevano alti nel cielo, ma io sapevo di non essere più
nel mondo contorto di Tilmit.
I miei occhi si erano persi nel vuoto, nel ricordare il mio primo
incontro con il Signore dell’Inganno. Sospirai.
- L’hai più incontrato? - mi chiese Iante.
- Tilmit? Oh sì, Iante… molteplici altre volte… ma come vedi io sono
ancora qui, non è riuscito a distruggere la mia essenza. -
Kandi beveva il suo thè, assorta…
Sentivo Shina fare le fusa in risposta alle coccole di Iante.
- Perdonatemi! - dissi. - Non so neanche perché vi ho parlato del mio
primo scontro con il Dio Oscuro… - scossi la testa, al ricordo della mia
personale follia, sapevo che non sarebbe mai andata via da me finché il
dolore per la perdita di Oki era parte della mia anima… e finché la mia
follia sarebbe stata al mio fianco, le battaglie con Tilmit non si
sarebbero esaurite.
- La follia… - mormorò Iante.
IANTE
La follia….
Guardo Kandi e Haru, ognuna immersa nei propri pensieri…
Forse toccherà a me, forse vogliono che tocchi a me… eppure non sono
sicura di volerlo fare.
Il mio incontro con le zone d’ombra dell’uomo è avvenuto in maniera
tragica.
Troppo perché nel ricordarlo non mi senta lo stomaco stretto in una
morsa.
Concentro lo sguardo sul fuoco… so che Kandi si è accorta del mio
silenzio, so che rimarrà ad aspettare, so che alla fine parlerò,
cercando di ricordare il meno possibile le loro facce…. le facce dei
bambini.
Così, senza nemmeno accorgermene, giocando con le fiamme, facendole
passare sinuose tra le dita, cominciai
“Seguivo mio padre e suo nipote da poco, ancora l’eroe non era al
servizio di Euristeo.
Non so esattamente come sia cominciato il tutto, so che Eracle si
rifiutava di accettare Euristeo come padrone, e che mia madre era
furente.. non che la cosa mi interessasse, ero troppo impegnata a
cercare di prenderlo in trappola.
Comunque sia sapevo che l’eroe stava tornando a casa e lo seguivo quasi
annoiata….. quando tutto cambiò di colpo; vidi il suo viso mutarsi in
una maschera scomposta, i lineamenti confondersi, e gli occhi
accenderglisi di una luce strana: si gettò sulla casa, con il nipote che
gli correva dietro… li seguii di corsa e assistetti mentre l’eroe
preparava una pira altissima.
Ero sorpresa, e non sapevo cosa aspettarmi……. quando mio padre uscì
dalla casa.
Uscì dalla casa portando sotto un braccio sua figlia, la sua bimba di
sette anni.
Cominciai a correre allo scoperto, mentre Iolao si gettava sullo zio e
veniva respinto brutalmente… Eracle gettò la figlia tra le fiamme.
Rimasi immobile, allibita, per un attimo.
Poi cercai di intervenire… e fu a quel punto che mi fu impedito: venni
afferrata da Ermes, che pretendeva di portarmi via.
Iolao cercò ancora di fermare mio padre, che lo mandò a sbattere con una
forza inaudita contro un albero.
Mi liberai in fretta dalla stretta del Dio, per impedire all’eroe di
uccidere anche il vecchio padre……. quando dal nulla apparve Atena,
splendida nell’armatura e fermò Eracle facendolo svenire.
A lui fu risparmiato di vedere l’ultimo dei suoi figli bruciare
incredulo, mentre gli Dei mi impedivano di intervenire…. perchè questo
voleva il Fato.”
Guardo le due donne, allibite e dolorosamente disgustate… le guardo
mentre mi fissano attonite, come se fosse stato loro tirato un pugno in
pieno viso.
Sorrido amaramente: “Sono felice di non essere del tutto una dea. Molto
felice.”
Concentro lo sguardo sul fuoco, cercando di levarmi dalla mente il
ricordo di quel giorno….. anche quella volta era stata mia madre, aveva
mandato la follia a mio padre…….. eppure io non avevo capito.
Non allora, comunque.
Avevo continuato a dar la caccia all’eroe per molto tempo ancora….
KANDI
Madre….. padre….. bambini…. follia contro i propri bambini…. la cosa più
orrenda, assurda, inaccettabile che il Cielo possa permettere.
Abbracciavo Iante quasi per impedirle di continuare a ricordare, non era
giusto che rivivesse quella scena atroce.
Ed intanto ripensavo al passato, e col capo di Iante appoggiato alla
spalla la mia voce uscì triste dalle labbra…
“No, non è stata così crudele la follia che ha accompagnato la mia vita,
da quando nacqui, ma faceva male.
Un piccolo paese, dei piccoli umani, nessun mostro ad avvelenare lo
scorrere lento del tempo.
Eppure qualcosa mi tormentava…
Prima un dubbio, poi via via una consapevolezza: mia madre non mi
accettava.
Mille frasi iniziate e non finite…
”Non doveva nascere”….
”Troppo tardi per porvi rimedio”….
”Lei è stata la causa della mia malattia, mi ha quasi portata alla
cecità”…
Ed io le udivo, quelle frasi… piccola, inerme e colpevole… ma di cosa?
Lunghi mesi passati lontano da lei (che andava a curarsi in un altro
villaggio), da mio padre e da mio fratello, e poi il ritorno a casa,
tanto atteso, ma a volte così amaro…
Amaro al punto di voler fuggire di nuovo, perché capivo che nulla era
cambiato.
Non era gelosia verso mio fratello che lei amava, no…
Mio padre adorava me, e nemmeno questo era giusto, i figli dovrebbero
essere tutti uguali.
Ma io avevo un bisogno immenso di lui, della sua tranquillità che mi
proteggeva e m’impediva di arrendermi, del suo non arrabbiarsi mai, e
sorridere sempre.
Venne l’adolescenza, con gli amici, coi primi amori, e col disprezzo di
mia madre addosso.
Ed infine divenni madre io stessa.
Stringevo quell’esserino che per me era più della vita, ormai, e mentre
guardavo la mia bimba pensavo: ”Ma come si può? Come può una madre non
amare la sua creatura?”
Ora capivo ancor di più quanto tutto fosse assurdo ed ingiusto.
Tante persone nella vita s’incontrano, e fanno del male, ma questo lo si
accetta.
Ma dalla propria madre, no….
Non passava giorno che non piangessi, non più per uno schiaffo come
quando ero bambina, ma per ferite che facevano ancor più male, ed ancora
non capivo perché.
Un giorno una minaccia mi colpì più delle altre…
Il suo odio per mio marito era una cosa nota, oramai, ma quel giorno lei
disse una cosa terribile: ”Attento a lui, potrei farlo morire….e non
sarebbe il primo.”
Allibii…
Ma avevo paura di lei, ancora non riuscii a reagire.
Passavano gli anni, e mia figlia crebbe, e s’accorse ben presto di
tutto.
Decisa, e con un carattere sin troppo forte, iniziò la sua “piccola
battaglia”, difendendo prima se stessa e poi anche me, stupido essere
che non sapeva reagire a nulla.
Ed una notte un sogno mi diede un’inaspettata forza…
Mia madre ed io eravamo ai lati opposti d’una tavola, e lei, con occhi
perfidi, mi lanciava coltelli, uno dietro l’altro.
Io urlavo terrorizzata, piangevo, la imploravo di smettere.
Ad un tratto mi sentii pervasa da qualcosa di strano, da una forza
sovrumana…
Ero diventata un mostro, altissimo, verde, e ruggivo con tutto il fiato
che avevo in corpo, verso di lei…
Urlavo a pieni polmoni, e la mia voce risuonava terribile, persino a me
stessa… stavo scaricando in un solo attimo tutto il male che avevo
sentito dentro per la vita intera…
Vidi mia madre impallidire, e finalmente indietreggiare impaurita, con
le mani avanti come per proteggersi, ed urlai ancor più forte, di gioia.
Mi risvegliò la voce di mio marito, che mi scuoteva chiamandomi, come
era abituato a fare per portarmi via dagli incubi che ogni tanto mi
catturavano in sonno.
Tremavo sconvolta, mentre mi rivedevo piccola e umana come sempre, ma
sapevo d’essere diversa: da quel momento in poi avrei reagito.
E fu così….
Non temo più mia madre, lascio che le sue parole scorrano su di me senza
lasciarmi toccare, non la ascolto più.
Ma non ho imparato ad amarla….
Il Cielo mi perdoni… so che dovrei farlo, invece, che dovrei perdonarla
ed amarla, è così che succede negli adulti.
Non ho superato la fase adolescenziale, con lei…
E’ malata, ha bisogno….
Ogni tanto abbandono Fantasy e svolgo tutti i compiti che mi spettano,
ma senza amore.
E forse anche questa è follia, come è follia la paura di sapere…. che
forse non soffrirò, quando lei se ne andrà……….”
Tacqui, un po’ triste ed un po’ inquieta.
Che strano effetto mi faceva, stare accoccolata dentro una coperta
vicino a Iante ed Haruka…
Così desiderose d’apparire diverse da quello che invece erano dentro:
dolcissime, generose, capaci di far sciogliere i nodi che avevo dentro
l’anima.
Mi sentivo assurdamente piccola, molto più piccola di loro, così forti e
mature…
Non parlavamo più.
Guardavamo assorte le ciotole vuote, la lucerna che stava esaurendosi in
una piccola fiammella tremolante.
Non servivano commenti, era stato sufficiente raccontare: solo di questo
avevamo realmente bisogno.
Salutammo Haruka ed uscimmo con un piccolo brivido nella notte,
consapevoli che non sarebbe stato l’ultimo incontro… avremmo condiviso
ancora i nostri pensieri.
Segreti
IANTE
Il caldo mi intorpidisce le membra e il cervello....
Oggi a Fantasy il silenzio regna sovrano, la calura estiva ha zittito i
rumori della laguna, e il sole rende ogni movimento più faticoso, e meno
necessario.
Sdraiata su un ramo giocherello distratta con il pelo lucido di Juma
che, gli occhi socchiusi, risponde pian piano, facendo le fusa...
Senza nemmeno accorgermene mi ritrovo con il capo appoggiato nel grembo
della mia zietta....
Quale?
Facile: quella che, se fosse vista, provocherebbe reazioni scomposte da
ogni uomo: il marinaio dimenticherebbe come nuotare, il cavaliere
cadrebbe da cavallo, uccidendosi, il più spietato assassino piangerebbe
come una bambina... Afrodite, Dea dell'amore.
"Benvenuta zia" Sorrido, continuando ad accarezzare Juma, mentre la Dea
mi infila scherzosa rametti di pino nei capelli.
"Ciao tesoro. Sono venuta a portarti un regalo..."
Mi alzo, veloce: "Ah, no, per carità, no!"
Balzo giù dall'albero, allontanandomi: Dopo pochi passi la Dea mi sbarra
la strada, sorridente, al solito.
"No, piccola, buona, non è da me... semplicemente c'è chi si chiede come
te la cavi"
Mi sfugge un sorriso, mio malgrado, mentre la Dea mi prende
sottobraccio, ormai certa della mia attenzione: "Vedi, un padre è pur
sempre un padre... il tuo è un rozzone, ma ti vuol bene... così mi ha
chiesto di vedere come te la cavavi... come te la cavi?"
Sorrido, offrendo il viso ai raggi di sole, mentre cammino, salutando
chi incontriamo e non vede la mia accompagnatrice, e si stupisce di
sentirmi parlare da sola:
"Come me la cavo... benissimo. Detto tra noi, zietta, mi sento in
vacanza. Fantasy non offre molti fastidi, posso starmene per conto mio,
nessuno è ancora venuto a rompermi le scatole..... lo zietto si tiene
alla larga..."
Il viso di Afrodite si scurisce, per un attimo, se è possibile che il
viso dell'amore si rabbui: "Non riesci ancora ad andarci d'accordo, mh?"
"Che vuoi, gli ho ucciso due figli..."
"Oh, beh, non una grande perdita... i ciclopi sono alcuni tra gli esseri
più ributtanti del pianeta.... secondo me gli hai fatto un piacere.."
"A me non pare..." rispondo, soffocando il riso.
"Beh, se anche non fosse, l'hai fatto ad Atena.... e direi che è stata
una buona mossa."
Scuoto la testa, sorridendo tra me, mentre aiuto la Dea a scavalcare un
tronco abbattuto da uno dei frequenti temporali estivi.
"Bene, bella Dea, e tu cosa racconti, dimmi? Ares..."
"Tu sei troppo interessata a tuo fratello, per i miei gusti."
"Oh, fantastico, potrò vantarmi del fatto che la Dea della bellezza mi
teme..."
"Non essere ridicola."
"D'accordo..."
"E invece, dimmi, la piccola Callisto?"
"Afrodite?"
"Sì?"
"Non ti aspettare che la tradisca."
"D'accordo. Ma lasciami dire che..."
"Non ti lascio dire nulla. Quindi inutile cominciare il discorso"
"Va bene."
"Bene."
Mi sembra di essere tornata da capo, prima della mia nascita, poco dopo
quella di mio padre... dev'essere opprimente avere contro il volere
degli Dei, doversi districare tra le mille trappole che questi annoiati
padroni del mondo sanno architettare....
Scuoto la testa, sedendomi all'ombra, di fianco alla bella Dea che,
accaldata, si fa vento con una foglia.
"Piccola, una folata di vento non sarebbe male...."
"Sarebbe malissimo. Meglio lasciare la natura com'è."
"D'accordo... beh, comunque sia... ho visto che hai un'amica qui...."
Sorrido tra me, pensando a Kandi, e annuisco: "Sì, è vero."
"E come mai?"
"Non so che dirti, è successo. Quella ragazza è... un'impicciona con i
fiocchi"
Scambio uno sguardo con la Dea, che però pare assorta in altri pensieri.
"Cosa succede?" Le chiedo.
"Nulla. Nulla. "
Vedete, mia sorella è particolare: non che non abbia coraggio, al
contrario.... nella guerra di Troia si buttò nella mischia, lei che di
battaglia non sapeva nulla, per salvare il figlio.... ma ha le lacrime
in tasca, credo sia una delle uniche nella mia famiglia...... così,
eccola che scoppia a piangere.
Alzo gli occhi al cielo: "Cosa c'è, cosa ti ha fatto questa volta?"
Beh, insomma, come accade di frequente, la mia zietta ha spesso e
volentieri problemi di cuore... credo sia l'altra faccia della
medaglia.... quando va bene ha un amante passionale e bellissimo, uno
degli Dei più temuti sulla terra... quando va male il Dio in questione
se la spassa altrove, durante qualche guerra.
Sorrido tra me al nuovo racconto della Dea, pensando che presto sarà
tutto risolto, fino alla prossima volta, perlomeno... quando ecco che il
racconto finisce, ed io annuisco, partecipe e ignara... del resto, è
questa la reazione che ci si aspetta da me.
"Afrodite?"
"Sì?"
"Hai altro da dirmi? Parlavi di un regalo...."
"Oh, sì, certo..."
La Dea congiunge le mani, poi le riapre: al centro dei palmi c'è un
piccolo mucchietto di neve.
"Cos'è?" Chiedo
La Dea sorride:
"Neve."
"Grazie tante, questo lo vedo da me."
"Viene dal monte di Nemea... ricordi? Chi l'ha raccolta per te mi ha
detto di dirti che ti aspetta........ e con lui tuo padre."
Afrodite sorride, mi posa un bacio sulla fronte, e piano scompare.
Rimango ferma, la neve in mano... finché un tuono non precede di poco
uno scroscio d'acqua che mi si rovescia violento sulla testa: la neve si
scioglie, e mi scivola lungo le dita in piccoli rivoletti...
Sorrido, mi annuso le palme, poi mi volto e comincio a correre, Shina e
Juma mi seguono a grandi balzi, giocando, cercando di afferrarmi per le
spalle e sbattermi a terra... offro uno schiaffo al muso di Shina, evito
quello di Juma, e, ridendo, mi precipito verso la capanna di Kandi.
KANDI
Oggi è una giornata splendida e caldissima, anche dopo l'improvviso
temporale che ha lustrato le isole della Laguna facendole brillare come
perle.
Sono in attesa di Iante ed Haruka, mi hanno promesso una visita, e
pregusto già le piacevoli chiacchiere e le risate che faremo mentre,
canticchiando, controllo la doratura della torta di mirtilli e ne aspiro
il piacevole profumo.
Dalla finestra a nord, seguendo con gli occhi la cascata fino alla
sommità, posso appena scorgere il villaggio fra le montagne dove abita
Iante.
Ne spio ansiosa l'arrivo, che sarà preceduto come al solito da una
confusa nuvoletta di pellicce colorate e zampe agili in corsa: Yuma e
Shina catapultate lungo il sentiero, in gara per arrivare prime... ed
eterne perdenti, perchè Galahad ha un'imbattibile scorciatoia: il cielo!
Ed Haruka, come arriverà?
Udrò il suo poderoso fruscìo d'ali di Dragone bianco, oppure lo
scalpiccìo dei suoi stivaletti sul selciato? (Benedetta ragazza,
potrebbe portare qualcos'altro ai piedi, almeno d'estate!!!)
Il sidro è in fresco, ho poggiato l'otre fra i sassi a mollo nell'acqua
corrente del ruscello ed ora andrò a prenderlo: ci metterà allegria!
Fantasy è stata una grande medicina per tutte noi, in questo frattempo.
Le nottate trascorse insieme a narrarci tristi ricordi sembrano
lontanissime oramai: c'è solo il presente, pieno d'amicizia e di
serenità, e di nuove dolci speranze...
C'è un segreto racchiuso dentro di me, nato da poco ma già così grande
da riempire ogni angolo del mio cuore... ed allo stesso tempo così
fragile che necessita d'esser protetto come il più prezioso dei
gioielli.
Sorrido felice, tuffando le mani nell'acqua frizzante, mentre mille
spruzzi argentei mi ricoprono i capelli e mi rinfrescano il viso.
No....
Stavolta non lo racconterò, il mio segreto, nemmeno a loro...
Ma sapranno leggermi negli occhi che adesso sono felice.
Galahad! Sei qui... Ed ecco Iante!!
Sta correndo verso di me, ha preceduto i micioni e ride, come se le
avessero appena fatto un bellissimo dono.
Si catapulta verso la baracca e quasi mi travolge, e mentre la abbraccio
mi lascio contagiare dalla sua insolita gioia.
Haruka, manchi solo tu!!!
HARUKA
Caldo.
Respiravo piano, sdraiata sul mio letto di paglia, al chiuso della mia
baracca, alla ricerca di un attimo di refrigerio che non voleva saperne
di arrivare.
Tutte le sensazioni alla ribalta, odori confusi che si mescolavano alle
immagini indesiderate del mio inconscio surreale... sempre pronto a
sorprendermi, a spiazzarmi.
Mi alzai, sudata per la calura insopportabile.
Mi avevano detto che le estati ad Egos erano insostenibili ma non potevo
immaginare nulla del genere, e forse non c'ero abituata.
"Andiamo Haru, hai promesso a Kandi che saresti passata da lei a
pranzo... non vorrai darle buca?"- la mia coscienza grugnì le parole nel
silenzio della mia anima.
Un po' inquieta e senza dubbio irritata mi alzai dal giaciglio, mi
lavai, mi vestii e uscii all'esterno.
Il solo batteva incessante, e i miei sensi cominciarono a lamentarsi,
pregandomi di tornare a letto o di ripartire alla volta di terre più
fresche... chissà forse un viaggio a Nord... ma non volevo cedere, non
stavolta, avevo una famiglia ora non potevo lasciarmi andare, permettere
alla paura di prendere il sopravvento e di strapparmi ai loro sorrisi...
al suo sorriso...
"Per i Rospi dell'Impero!"- pensai, passandomi la mano sui capelli
ancora bagnati - "Ma che mi passa per la testa! Tutto sto caldo mi rende
vulnerabile... devo smetterla di farmi prendere da queste idee folli...
Insomma Haruka, contegno! Uff però quant'è carina quando sorride... No,
ora basta, devo andarmene da qui o divento pazza!"
Mi avviai per il sentiero, presto sarei arrivata alla capanna del mio
capovillaggio.
"Cos'è, non riesci ad ammettere a te stessa che sei ancora in grado di
amare!"- la mia coscienza tornò a becchettarmi, trotterellando
invisibile al mio fianco.
"Sparisci!"
"Una volta eri più gentile con me!"
"Ti ho detto di sparire, non vedi che ho da fare?"
"Ah sì? È vero, dobbiamo andare da Kandi, ma allora perché continui a
girare intorno senza deciderti ad imboccarti il sentiero giusto?"
- Per tutti i Rospi dell'Universo! - imprecai, fermandomi al centro
dello spiazzo.
Era vero, stavo girando su me stessa, un cerchio ampio che costeggiava
la mia capanna e che ovviamente non mi avrebbe portato da nessuna parte.
"Ah l'amour..."- gracchiò irriverente ancora una volta.
"Ti ho detto di finirla! Cavoli, ma che mi prende... sto davvero
perdendo la ragione..."
"Sì per lei! "
- Adesso basta! - urlai alla mia interlocutrice invisibile, e al suono
della mia voce irata un piccolo uccello dai colori argentei prese il
volo da uno dei rami vicini, visibilmente irritato. - Oddio adesso parlo
anche sola... stiamo messi bene... uhm qual era il sentiero, questo? -
"Naa... quello porta dritto a casa sua!"
Finsi di non aver sentito e mi avviai.
"Già, casa sua, come se non avessi altro cui pensare..."
"Per esempio?"
"Per esempio non lo so, però non ha senso e poi non sono affatto
innamorata, hai capito?"
"Ho forse detto questo io?"
"Giuro che ti uccido!"
"Uccidi la tua coscienza?"
Il caldo mi toglieva il respiro.
Ed ero sempre più irritata.
Giunsi davanti alla capanna di Kandi, Iante era già arrivata e le due
stavano tirando fuori dal ruscello l'otre col sidro.
Quando mi videro, Kandi venne ad abbracciarmi, mi passò una mano sui
capelli scuri, arruffandomeli e poi mi sorrise col suo solito tono
dolce: - Sei in ritardo, cavaliere! - disse.
- Lo so, mi spiace... - mormorai.
- Cos'hai, sembra che mille pensieri affollino la tua testa! - esclamò
Iante, venendomi incontro anche lei.
"Magari fossero solo mille!"- gracchiò la mia coscienza.
- Magari fossero solo mille! - diss'io, mentre entravamo in casa.
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