bordo_op.gif (351 byte)

Pensieri - Cap. 2

Le Metà

IANTE SIGNORA DELLE VIOLE
Con un gesto della mano allontano i capelli dalla spalla, e appoggio il mento alla mano.
Vedo Kandi sorpresa dal fatto che proprio io voglia prendere la parola e parlare, chissà, forse un po' di me: non rimarrai delusa, piccola umana….
Sorrido lievemente, lo sguardo concentrato nel thè, il pensiero al passato, tempo e spazio si dilatano, e così comincia il mio racconto:

Ormai sono davvero tanti gli anni passati da quello che pensavo essere il mio primo incontro con mio padre, mentre in realtà era solo il primo della mia seconda esistenza… comunque allora non lo sapevo, ma sapevo che lo cercavo, che l'avrei ucciso, che l'avrei fatto per mia madre.
Non dovete pensare che me l'avessero ordinato: ero nata per farlo, addestrata per questo, ero l'arma della vendetta di mia madre, e non volevo altro.
Qual era il motivo?
Mio padre è un eroe, il suo nome è Eracle, figlio di Zeus e di una donna mortale.
Mia madre la odiava, e odiava il piccolo Eracle: appena nato gli mandò due serpenti nella culla, per ucciderlo e levarsi dagli occhi una buona volta la prova del tradimento di Zeus… ma mio padre, anche se allora era davvero un bimbo, li stritolò.
Semplicemente, con le sue piccole manine grassocce.
Mia madre tentò di tutto per eliminare l'eroe… finchè non capì che l'unico modo di ferirlo era distruggerne l'animo.
Così, sotto le spoglie di una fanciulla mortale, affascinò l'eroe.
Quando tornò sull'Olimpo era incinta, e non lo disse a nessuno: voleva crescere il bimbo nell'odio verso il padre, e poi scagliarlo contro l'eroe, che l'avrebbe ucciso: a battaglia terminata gli avrebbe rivelato che quello che aveva appena ucciso altro non era che suo figlio.
Cosa accadde?
Come in tutte le famiglie anche nella nostra c'è il genietto, o per meglio dire la genietta: Atena, figlia dell'ingegno di Zeus.
La dea si accorse dello strano comportamento di mia madre, e ne visitò i sogni: vide quali erano le intenzioni della regina degli dei… e mutò il sesso del nascituro: invece di un maschietto sarebbe nata una bambina.
Divenuta adulta, o quasi, fui scagliata contro mio padre, e persi.
Così mia madre, per impedire la mia morte, mi sostituì alla bambina che cresceva nel grembo di una contadina, e aspettò che fossi di nuovo pronta.
E lo ero.
L'avevo cercato per l'intera Grecia, e finalmente, eccolo, lo avevo trovato.
Insieme a lui viaggiava il nipote, Iolao, che spesso l'aveva aiutato durante le famose "fatiche": un uomo coraggioso, ma sapevo che non mi avrebbe dato grandi problemi.
Il gioco era tra me e quel mastodontico eroe, ricoperto dalla pelle di un leone, e famoso per la sua forza.
Quanto a quella… beh, ne ho ereditata un poco, ma certo non saprei tenere sulle spalle il mondo!
Comunque sia, io avevo una cosa: il mio collier, che mi fa custode dei quattro elementi e mi permette di scatenarli.
Contavo di farne uso per spazzarlo via dalle terre conosciute.
L'avevo seguito per mesi, accompagnata da Shina, Juma e Galahad, e ogni volta che stavo per sferrare un attacco Zeus riusciva ad impedirmelo, senza nemmeno bisogno che il figlio se ne accorgesse.
Ma quel giorno sarebbe andata diversamente: mia madre avrebbe attirato il marito nel letto nuziale, permettendomi di avere il tempo necessario…
Nella boscaglia avevo seguito mio padre, in silenzio, per tutta la giornata: batteva un sole terribile e l'aria era calda e pesante, e ne soffrivamo tanto io quanto lui, mentre dal terreno più solido passavamo a quello scivoloso di una palude… il sole rimase all'esterno, ma l'ambiente oltre ad essere riscaldato era terribilmente umido, e le zanzare ci assalivano a sciami talmente fitti che più di una volta corsi il rischio di perdere le tracce dell'eroe… e c'era un odore, che non riuscivo a individuare, ma che mi piaceva molto poco.
Capii cos'era quando mi imbattei nel primo cadavere, sommerso nel pantano.
Procedetti……e per poco non finii addosso a Iolao, che, fermo dietro all'eroe, osservava le radici di un platano enorme, che sorgeva vicino ad un fiotto di acqua putrida.
Arretrai di un passo, giusto perché il giovane non sentisse il mio respiro sul collo, e attesi, guardando mio padre.
E in quel momento vicino all'eroe apparve Atena.
Rimasi talmente stupita da restare a bocca aperta: la dea mi aveva sempre aiutato nel mio addestramento, come poteva ora chiacchierare amabilmente con quello che era il mio nemico!
Li sentii parlottare per un po', poi la dea sparì, Eracle imbracciò l'arco e, aiutato dal nipote, scoccò una freccia infuocata, che si andò a conficcare nel tronco dell'albero.
Alla prima ne seguì una seconda, poi una terza.
Perplessa mandai all'aria la prudenza e feci un passo avanti per osservare meglio… quando dalle radici del platano emerse un serpente orrendo, con almeno una cinquantina di teste: quella era l'Idra di Lerna, un mostro addestrato da mia madre per uccidere l'eroe….

Il sorriso sulle labbra di Kandi mi distrae: "Sì, Kandi, l'avevi già capito, ora stai buona, mh?"
Di nuovo lo sguardo al thè:

Non era la prima volta che mi capitava di essere intralciata da mia madre, anche se inconsapevolmente.
Erano così tante le trappole che la dea aveva posto sul cammino dell'eroe che era strano mi fosse capitato una volta sola!
Comunque era la prima volta che il pericolo mi riguardava: la volta prima si era trattato del leone di Nemea, ma, una volta visto il grosso gattone, mi ero allontanata lentamente e sbuffando, già sapendo quale sarebbe stata la fine di quel povero micio…..ho un debole per i felini…
E l'Idra mi guardava.
Gli altri non mi avevano vista, ma quell'orribile cosa mi stava fissando.
Mio padre si gettò su una delle teste, e la spaccò con un colpo di clava.
Alzai gli occhi al cielo: ma è mai possibile?
Possibile che non sapesse che le teste del mostro ricrescevano?
E che ce n'era una immortale che bisognava eliminare se si voleva distruggere il mostro?
E infatti dove prima c'era una testa ne spuntarono due.
L'eroe rimase immobile per un attimo solo, e il mostro fece saettare una delle sue teste verso di me, avvolgendomi: così, in questa maniera ingloriosa, avvenne il primo incontro tra me e mio padre.
Ero arrabbiatissima.
Quel maledetto animale non sapeva che eravamo tutti e due dalla stessa parte, e mi stava lentamente stritolando!
L'eroe si gettò verso il serpente, e grazie alla forza che lo caratterizzava e ancora lo caratterizza, aprì le spire del mostro, permettendomi di scivolarne fuori.
Poi mi porse la spada:
"Tieni. Non so perché mi segui, né perché mi vuoi uccidere, ma suppongo che tu voglia farmi a pezzi autonomamente, quindi aiutami a liberarmi di questo stupido rettile"
Rimasi senza parole.
Letteralmente.
Poi sorrisi, e mi voltai verso il rettile.
"Ha una testa immortale. Bisogna staccarla dal busto e seppellirla. Solo così possiamo ucciderlo."
Mio padre spiccò un balzo verso la testa centrale, ma le altre lo respinsero, violentemente, sibilando, pericolosamente velenose.
Mi guardai intorno, in fretta.
E vidi Iolao, immobile e impotente.
E di fianco a lui il bosco.
Strinsi il collier con la mano libera, e proiettai verso i rami degli alberi la mia mente.
E con essa, il fuoco, che imprigionò in una carezza gli alberi dietro a Iolao.
Poi mi lanciai verso le teste dell'Idra, e ne tagliai un paio con un colpo di spada: guardai verso il giovane, vicino al bosco che ardeva… e Iolao capì.
Velocemente mi arrivò vicino con un ramo infuocato, e con il fuoco chiuse la ferita, cauterizzandola, e impedendo così il sorgere di nuove teste.
Poi ci gettammo verso la testa successiva, che tagliai affilando il pensiero con il ghiaccio.
Gettai la spada a mio padre, che con un balzo silenzioso giunse alla testa centrale……… e la tranciò di netto.
Il corpo dell'Idra ricadde senza vita, mentre Eracle lottava con la testa ancora viva del serpente.
La seppellimmo, insieme, sotto un masso.
E l'eroe squartò l'Idra, e nel sangue del mostro intinse le frecce, che da allora sarebbero state sempre fatalmente avvelenate.

Rimango in silenzio, Kandi mi guarda.
Sorrido: "Vuoi sapere perché ve l'ho raccontata?
In quel giorno mi sono accorta di quanto il nostro essere umani ci avvicinasse.
Ogni specie lotta per la sua sopravvivenza.
E spesso ho visto divinità rimanere indifferenti davanti alla morte di eroi che fino a poco prima erano stati i loro protetti e che un attimo dopo erano divenuti semplicemente merce di scambio.
Mio padre, pur senza sapere di esserlo, era venuto in mio soccorso, anche se sapeva che l'avevo seguito, e desideravo ucciderlo.
Ed io l'avevo aiutato.
L'avevo aiutato perché lui aveva fatto lo stesso con me, e lo avevo aiutato perché, se avesse dovuto morire, volevo che fosse per mano mia.
Anche se nemici eravamo uniti comunque,e fino a quel giorno non mi ero mai sentita così tanto figlia di mio padre, tanto umana: anche perché ad attaccarmi era stato un servo di mia madre, madre e dea che finora era sempre venuta in mio soccorso.
Non fu da quella volta che mi unii a mio padre e a Iolao………. ma penso che fu da allora che abbandonai l'idea di ucciderlo…. anche se me lo sarei confessato solo più avanti….


ARKAEL

Una Semidea?
Ma di che dei parla?
Eracle, Zeus, Atena...
Mai sentiti...
E cosa ci fa da queste parti una semidea?
Ma nonostante tutto è una debole, poteva attaccare suo padre e ucciderlo.
Le era stato ordinato di farlo...
Ma suo padre l'aveva salvata...
E cosa c'entra, mi dico, solo i deboli si fanno prendere dai sentimenti quando hanno un compito da svolgere.
Io non ho esitato quando... conservo ancora il pugnale...
Una semidea...
Di nuovo mi chiedo dove io sia finito... all'improvviso la vita non mi sembra più così rosea come mi sembrava quando me ne sono andato uccidendo il mio ultimo 'maestro'...
Diciamo che la mia sfortuna è imputabile al fatto di essere un elfo scuro...
Non mi accetteranno mai, neanche se mi stabilissi in una grotta lontano da qualsiasi centro abitato... se mi vedessero mi darebbero la caccia... non sarei in grado di affrontare draghi e semidei e chissà cos'altro mi capiterà di incontrare...
Fek't
Ora ha cominciato a parlare la ragazza/drago...


HARUKA

Avete mai osservato una tazza di thè fumante per qualche minuto senza mai staccarle gli occhi di dosso?
Il fumo si spande leggermente e crea una strana sensazione di torpore intorno a voi.
Le vostre mani, a contatto con il calore della tazza, si addormentano e gli occhi… gli occhi si fanno stanchi, languidi e il vostro io si sdoppia.
Una parte di voi resta lì, davanti alla tazza di thè, inerte… ma l'altra parte comincia a vagare per i meandri della vostra vita, fra i ricordi o fra i desideri inespressi e i sogni non avverati.
E voi vi sentite leggeri, indifesi…
E così mi sentivo io quel giorno… dunque Kandi sapeva: mi aveva vista mentre mi trasformavo e me lo aveva confermato nella sua casa… ovviamente anche Iante adesso sapeva.
Ma non m'importava poi più di tanto che la mia natura di Drago fosse stata svelata e non mi riferivo solo a Kandi e Iante: tutta Fantasy, vedendomi volare, avrebbe saputo della mia presenza e questo non mi turbava… a patto che tutti avessero ricollegato il Drago al ragazzo dai capelli neri che viveva ai margini della radura.
Non volevo in nessun modo che gli altri (i comuni mortali) sapessero che ero una donna.
E per quanto riguardava coloro che sapevano distinguere l'aura, beh a loro non potevo nasconderlo…
Comunicai i miei dubbi alle due donne, sapevo che si chiedevano perché mi ostinassi a passare per un uomo quando non lo ero… ma semplicemente io ero così.
Ed era molto più facile che la gente comune non sapesse.
I loro sorrisi mi rassicurarono: avevano capito ed io potevo fidarmi di loro.
Calò il silenzio, un silenzio dolce che ci cullava verso sogni lontani e il thè fumava davanti a noi… ipnotico nel suo vorticare.
Fu allora che Iante parlò e ci raccontò di suo padre.
Quando finì la sua storia, calò nuovamente il silenzio ed io pensai quanto erano strano le nostre vite: lei che odiava il padre aveva deciso di non ucciderlo ed io che l'amavo più di me stessa, lo avevo fatto.

Tutto cominciò non so più quanti anni fa (l'immortalità ti fa perdere il conto degli anni che passano) in una di quelle residenze nobiliari nel Nord.
Mio padre andava e veniva, su e giù per i corridoi: la sua amata consorte stava per partorire e lui non vedeva l'ora di stringermi a sé.
Purtroppo tutti gli altri figli (i miei fratelli), tutti maschi, erano morti appena nati a causa di una maledizione che gravava su George VonAlsaizer: egli non avrebbe avuto mai un figlio maschio.
Sembra che le urla di mia madre, quel giorno, si udirono per tutta la Contea, tanto erano lancinanti i dolori del parto, e quando la levatrice mi prese tra le sue braccia mia madre giaceva esanime nel suo letto nuziale, morta.
Ovviamente il dolore di mio padre fu enorme, ma a consolarlo rimanevo pur sempre io.
Sembra che quel giorno lo stesso Conte Eton Luter scese nella nostra residenza a portare le sue più sentite condoglianze al suo Maestro d'Armi nonché migliore amico.
Qualche mese dopo la mia nascita (ah, fui chiamata Haruka che nelle lingue ancestrali significa "Re del Vento", guardate che strana coincidenza: nessun Drago potrebbe volare senza vento ed io allora ero solo una comune mortale…), beh qualche mese dopo nacque anche il primogenito di Sua Grazia il Conte.
Alexander lo battezzarono, Alexander Luter futuro Conte di Omenworth.
Sette anni dopo mio padre cominciò l'addestramento del piccolo Alexander.
Io e lui eravamo molto amici ed io non sopportavo l'idea che Alex passasse tutto il giorno ad allenarsi con mio padre mentre io restavo da sola e poi, in quanto a maneggiare una spada… Alex era proprio negato.
Una sera chiesi a mio padre di insegnare anche a me e lui mi rispose che se avesse avuto un figlio maschio gli avrebbe senza dubbio insegnato a tirar di spada, ma io fui così convincente nell'insistere che nel capo di cinque anni nessuno fra i miei coetanei riusciva a tenermi testa.… a parte Alexander: gli insegnamenti di mio padre avevano dato i suoi frutti anche con lui.
Più passava il tempo, più mi rendevo conto di quanto fossimo simili io ed Alex e in più eravamo anche inseparabili.
Oramai le zone circostanti il castello non avevano più segreti per noi ed un giorno arrivammo a spingerci fino al limitare della radura, a combattere mostri immaginari che nella realtà che ci circondava non esistevano.
Tutto era luce ad Omenworth, ma l'ombra stava comparendo negli occhi di Alex e nei miei… ed io non capivo il perché.
Quando si hanno 13 anni ed una spiccata sensibilità cominci a capire se le cose non vanno secondo natura… lo senti dentro.
Ed io sentivo che qualcosa non andava.
Mio padre mi adorava, il Conte Eton mi voleva bene come se ne vuole ad un figlio… tutta Omenworth mi amava come avrebbe dovuto amare l'erede.
La piccola e pestifera Haruka VonAlsaizer, incubo dei viandanti e gioia della Corte… ma io non ero l'erede.
Più passava il tempo più la mia vita si complicava… da anni ormai avevo preso a comportarmi come un maschio, dai tempi dell'addestramento e solo quando avevo in mano una spada potevo dire con sicurezza di essere felice.
Ma la notte… la notte non dormivo, mille incubi turbavamo il mio sonno ed io cominciavo a capire perché.
La maledizione che gravava su mio padre diceva che mai avrebbe avuto un figlio maschio… oh come si sbagliava … ed io ne ero la testimonianza vivente…
E mentre notavo che dentro di me tutto andava al contrario… notavo lo stesso in Alex.
Paradossalmente, io ero l'uomo… e lui la donna…
Diventava sempre più fragile, giorno dopo giorno, succube della volontà del padre che ormai era diventato troppo vecchio per reggere il potere.
E ben presto notai che nelle nostre passeggiate non eravamo più in due… ma tre.
Qualcuno aveva preso a seguirci nell'ombra e Alex doveva averlo notato, non poteva essere così sprovveduto, per tutti gli Dèi!
Cosa fare di quello sconosciuto che ci seguiva, o meglio seguiva Alex, ovunque andassimo?
Un giorno, eravamo a cavallo, decisi che era arrivato il momento di capire.
Avevo notato l'ombra fra gli alberi che costeggiavano la valle, Alex parlava di non so quale libro, rilassato.
Quando mi fermai ed inforcai l'arco i suoi occhi divennero una sottile fessura.
"Haru, cosa fai?" balbettò, mentre tendevo la corda e lasciavo partire una freccia dalla penna rossa.
"No! Per gli Dèi!" gridò.
Scesi da cavallo o lo afferrai per il collo, anche lui era sceso.
"Sta zitto!" gli intimai.
"Vieni con me!" sul suo viso erano apparse le lacrime.
Ci dirigemmo verso gli alberi, io avevo sfoderato la mia spada ed Alex mi seguiva singhiozzando.
Quello che mi ritrovai davanti era ciò che mi aspettavo: un ragazzo dai sottili capelli biondi, i lineamenti perfetti, delicati.
Giaceva a ridosso di un albero, reggendosi la spalla destra che sanguinava leggermente.
La mia freccia lo aveva appena sfiorato, andandosi a conficcare prima nella sua tunica, poi nell'albero che gli stava alle spalle, immobilizzandolo così a terra.
Se fosse stata una freccia azzurra, anziché rossa, sarebbe morto avvelenato nel giro di pochi istanti.
"Tirati su!" gli ordinai, tenendo la punta della mia spada ben dritta davanti al suo volto.
Strappò il lembo della sua tunica liberandosi da quella prigionia e, reggendosi il taglio sulla spalla con la mano sinistra, si alzò.
Presi dalla sua cintola la spada, disarmandolo, e mentre Alex mugolava, dissi:
"Adesso mi dici chi sei e mi dai almeno una buona ragione per non ucciderti, determinato il fatto che da un bel po' di tempo segui l'erede e per quel che ne so potresti essere anche un sicario…"
"Non farei mai del male ad Alex…"
"Haru, ti prego" continuava Alex, vedendo che non accennavo ad abbassare la guardia.
"Adesso basta, Alex! Raddrizza quella schiena! Ti stai comportando come un moccioso!"
"Ti prego, non fargli del male!" mormorò asciugandosi le lacrime.
"Sia" sospirai "Ma dovrete darmi un bel po' di spiegazioni, voi due!"
"Ricordi tre anni fa circa, veniste alla radura…" mormorò il giovane biondo.
"Ebbene?"
"Io sono Yari!" mi disse porgendomi la mano che non strinsi.
"Mio padre è tagliaboschi, io e la mia famiglia viviamo al limitare della radura e quando ho visto per la prima volta Alex ho capito di non essere più solo…"
"Di che sta parlando, Alex?" gli chiesi.
"Per favore Haru, cerca di capire. Lui è come me… è come te!"
Lo fulminai con lo sguardo
"Cosa sta succedendo qui? Cos'è successo fra voi due?"
"Quello che sarebbe successo anche a te se avessi incontrato la ragazza giusta qui ad Omenworth. Non nasconderti più, Haru. Non farlo con me! Io sono l'unico che ti conosce davvero e sai perché? Perché siamo uguali…"
Guardai ancora gli occhi del ragazzo, di Yari… erano sinceri?
"Tuo padre non lo accetterà mai!" dissi ad Alex.
"Mio padre sta morendo…" mormorò lui.
Li guardai ancora una volta, prima Alex, poi Yari.
"Vi lascio soli: avrete delle cose di cui parlare."
"Haruka…" mormorò Yari "Grazie!"
"Sta attento a quello che fai, tagliaboschi. Dammi un solo motivo valido ed io ti uccido!"
Poi sorrisi e me ne andai.
Quella sera non chiusi occhio: Alex era come me e ormai la sua natura aveva preso il sopravvento
"Che ne sarà di Omenworth?" mi chiedevo "Adesso che il Conte sta morendo, ucciso dalla vecchiaia e dal male nero, chi reggerà le redini della Contea…"
Qualche settimana dopo mi trovavo lungo l'argine del fiume, stavo lì ad affilare la mia spada e a pensare a quello che sarebbe stato il mio futuro, quando vidi sopraggiungere mio padre.
George VonAlsaizer era alto e biondo (mia madre era scura, a lei devo i miei capelli corvini), e a ben pensarci era ancora un uomo attraente… dopo la morte di mia madre avrebbe potuto risposarsi, ma in realtà non esisteva in tutta Omenworth un uomo più leale di lui… e per lealtà nei confronti di mia madre era rimasto solo…
I suoi muscoli, sprizzavano ancora potenza e la sua abilità con la spada era rimasta intatta nel tempo.
Si diresse verso di me e si sedette sullo stesso tronco dove stavo seduta io.
"Salve, padre…" mormorai, sorridendogli.
"Buongiorno a te, mia piccola Haru. Come stai? Ho saputo che stamattina ti sei alzata presto…"
"Si è vero, ma tu eri già fuori di casa…"
"Sono andato su al castello, da Eton…"
"Come sta Sua Signoria?"
"Il male oscuro lo sta uccidendo…"
Dunque era vero: stava morendo ed era alquanto inutile nasconderlo.
"Sì, Eton vorrebbe che tu facessi il tuo ingresso ufficiale in società prima di morire, in fin dei conti hai 16 anni, Haru. Alexander lo ha già fatto due anni orsono…"
"Uhm… ingresso in società…" mormorai.
"Sì, l'ideale sarebbe per la festa di fidanzamento di Alexander, non trovi?"
Festa di fidanzamento di Alex? Non è possibile…
"La festa di fidanzamento di Alexander?" chiesi stupita.
"Sì!"
"Sua Signoria ha trovato una moglie per l'erede?"
"Ah, Ah…" rise lui "Sei proprio una piccola ragazzina ingenua…" mormorò lui sfiorandomi i capelli…
"Tu sarai la fidanzata di Alex! E il tuo ingresso in società corrisponderà alla presentazione della futura Contessa a tutta Omenworth…"
Rimasi di stucco alle parole di mio padre… non sapevo come reagire…
"Padre… io contessa?" chiesi con gli occhi sbarrati per lo stupore "Ma Alex sa già tutto?"
"Sì, certo ed è entusiasta…"
"Padre… ti dispiace se vado a parlargli?"
Lui annuì, tranquillo.
"Ma certo, ragazzina! Va pure, avete tante cose di cui parlare…"
Mi allontanai sconvolta, lasciando mio padre seduto sul tronco d'albero a guardare il fiume.
Mille pensieri mi attraversavano la mente mentre mi dirigevo verso le stalle dove sicuramente avrei trovato il mio "fidato" amico. Sentivo la rabbia che mi saliva agli occhi, il sangue che mi ribolliva nelle vene e quando lo vidi lo acchiappai per la collottola e lo sbattei contro il muro, intimandogli di parlare.
"Cerca di capire…" balbettava "Se noi ci sposiamo mio padre sarà felice…"
"Sì!" lo interruppi "Tu potrai avere la tua storia con il baldo Yari, senza che la tua mogliettina dica una sola parola e se poi non avrai figli sarà facile far ricadere la colpa su di me e su tuo padre che ha combinato il matrimonio… Davvero furbo, Alex, ma hai fatto i conti senza di me: io non ti sposo!"
"E come farai a tirarti indietro? Tuo padre è Maestro d'Armi e non vede l'ora di avere la sua unica figlia al potere e mio padre stravede per te…"
"Maledetto!" gridai tirandogli un pugno in pieno viso.
Cadde a terra, reggendosi il labbro dolorante.
"Verremo domattina, io e mio padre, a prenderti. Non puoi tirarti indietro, Haruka!"
Mi allontanai da lui con una collera in petto che mai avevo provato, odiavo quel che stava succedendo e per la prima volta mi resi conto di quanto gli umani siano mediocri: Alex stava sacrificando me (la sua amica di sempre), la mia vita e la nostra amicizia per i suoi scopi personali.
Il giorno dopo il conte Eton, Alex, la loro scorta e lo stesso Yari (divenuto nel frattempo membro della guardia) vennero a prendermi, come era uso fare nella Contea.
Ovvero lo stesso Conte si recava dal padre della futura sposa a chiedere la sua mano per conto del figlio, l'erede…
Fu così che mentre eravamo tutti riuniti io rivelai loro la verità, e cioè che non avrei mai sposato Alex… non perché non fossi affezionata a lui, ma perché lui era un uomo… e a me piacevano le donne…
Vidi gli occhi di mio padre diventare gialli per la collera, non sapevo quello che sarebbe successo, mentre Alex cercava di calmare i nostri genitori dicendo loro che scherzavo.
Ma io non scherzavo affatto, e mio padre lo sapeva.
Venne verso di me e mi disse: "Tu non puoi farmi questo!"
"Non negherò la mia natura, padre! Io non amerò mai nessun uomo, tantomeno ne sposerò uno, fosse pure l'Imperatore in persona…"
Né mio padre, né il Conte sopportarono l'affronto e ben presto ci ritrovammo all'esterno della nostra residenza, io e mio padre, l'uno di fronte all'altra.
"Haru!" gridava preso dalla collera "Morirai per mano mia e col tuo sangue io laverò l'onta della mia vergogna!"
Sapevo che era giunto il momento di combattere per me stessa per quello che ero, anche se il prezzo da pagare era troppo alto.
"Non voglio combattere con te, padre!"
"E invece lo farai, Haru! Perché solo se mi ucciderai potrai continuare la tua vita, se non sarà così, morirai per mano mia…"
"Io voglio solo lasciare Omenworth!" dissi "E nessuno può impedirmelo!"
"Haruka VonAlsaizer!" disse il Conte "Tu non hai offeso solo tuo padre, ma anche me, mio figlio Alexander e con noi tutta la Contea. Battiti con lui e se lo ucciderai sarai libera di andartene. Altrimenti morirai per mano sua… o dei miei uomini…"
Sospirai, sapevo che il Conte era un uomo di parola, se avessi ucciso mio padre avrei potuto lasciare Omenworth.
Sfoderai la mia spada e squadrai Alex "Guarda cosa hai fatto!" gli gridai con disprezzo… o forse con odio…
Qualche istante dopo, io e mio padre ci ritrovammo faccia a faccia, spada contro spada e dopo pochi colpi il suo sangue scorreva sulle mie mani…
Raccolsi la sua spada e la riposi nel mio fodero.
"Mio signore…" mormorai rivolta al Conte "Dategli degna sepoltura…"
Il Conte piangeva, poi si avvicinò verso di me e mi strinse al suo petto.
"Haru, tu sei e sarai sempre l'unico vero erede al trono di Omenworth. Ovunque tu vada… sii felice figlia mia…"
Quella stessa sera cavalcavo verso oriente, lontana da Omenworth, dalla salma di mio padre, dal mio Signore che moriva in preda al dolore… lontana da Alex e dai luoghi che ci avevano visto fratelli… in cuor mio maledicevo quel biondo tagliaboschi e la sua essenza… la mia essenza…
Da Omenworth portavo via con me solo la spada che fu di mio padre…

Il thè si era raffreddato mano a mano che raccontavo il primo degli episodi della mia travagliata vita…
"Sono così dalla nascita… ecco perché non voglio che nessuno sappia che sono una donna… non voglio altri Alex nella mia vita… perdonatemi…" mormorai.
"La spada che porti al fianco…"
"Sì, Iante… è la spada di mio padre… Come me, anch'essa è millenaria… ho perso il conto degli anni che ho e del mio passato restano solo molteplici ricordi che pian piano si dissolvono… Eppure alcuni di essi restano vivi, e soprattutto vividi, in me… spesso prendono il sopravvento e allora ho la strana sensazione di riviverli infinite volte…"
Sorrisi, erano anni che non raccontavo a qualcuno di mio padre… di Sir George VonAlsaizer, maestro d'armi di Omenworth… possa riposare in pace…


ARKAEL

Amare... uomini che amano uomini, donne che amano donne... perché è sbagliato?
La soluzione deve essere all'interno della parola amare, chissà cosa vuol dire...
Io non ricordo di aver mai amato nessuno...
Ma devo dire che la ragazza/drago mi sta simpatica.
Ha avuto il coraggio di uccidere il padre, ha sacrificato tutto ciò che aveva per la libertà.
Ahhh, quanto mi ricorda me stesso...
Mio padre, i miei maestri... nemmeno io ho altri legami con il passato eccetto me stesso...
Osservo le mie spade... una di esse, con la lama nera, era quella appartenente alla mia famiglia, la spada di mio padre...
Solo una cosa mi turba, è immortale...
Le difficoltà aumentano.
Ma ora comincia Kandi a raccontare...


KANDI

La voce di Haruka non era ancora del tutto spenta, che già mille pensieri m'attanagliavano.
Queste due fanciulle mi stavano donando la loro amicizia, mi confidavano tutto della loro vita e mi credevano innocente, e senza peccato.
Non potevo più approfittare di loro, dovevano conoscermi fino in fondo, perché ora mi sentivo colpevole, e quindi avrei condiviso con loro una parte della mia vita.
Un lungo sospiro, mentre Iante e Haruka sorseggiavano il thè ancora immerse nelle loro storie, ed infine la mia voce ruppe il silenzio, mentre i loro sguardi si posavano su di me, in attesa.

Nacqui e crebbi in un piccolo paese di campagna, semplici umani furono i miei genitori, mio fratello Lari ed i compagni della mia infanzia.
La vita scorreva serena, piccole amicizie e piccoli amori innocenti la arricchivano.
Ma come sempre, quando si è giovani, si ha fretta d'aver di più, e subito.
Un giorno decidemmo di fare un viaggio, per conoscere altre città.
Fra i miei compagni d'avventura c'era un ragazzo, Walt, e fu subito amore.
Giungemmo ad un lago incantevole, ed il tempo trascorse veloce.
Poi si fece l'ora del ritorno...
Walt era di un paese vicino al mio, ed ancora non m'aveva preso la nostalgia di lui che già me lo trovai di fronte, una splendida sera di fine estate, e ci giurammo che non ci saremmo lasciati più.
17 anni io, 19 lui, e ci sentivamo così grandi...
Tre anni e poi il matrimonio, e la nascita d'una bambina, e qualche incomprensione a turbare la quiete.
Troppo giovani per affrontare la vita con le sue infinite debolezze...
Troppo giovane lui, per resistere alle tentazioni delle fanciulle che lo attorniavano, per non ferirmi.
E troppo giovane io, per non soffrire del tormento della gelosia e della solitudine, e per perdonare.
La vita insegna tante cose, ma troppo tardi...
Ora so che è diverso l'amore da un incontro furtivo e casuale, che il secondo non può far male, non sempre...
Mi lasciai assorbire dal lavoro, che già faceva parte della mia vita.
Mi donava tutte le soddisfazioni che nel matrimonio mi mancavano: ero stimata ed apprezzata, ed indispensabile.
Un amico mi era più caro degli altri, era stupendo lavorare con lui.
Era...un Drago, il Drago Vator.
Anni ed anni d'amicizia e collaborazione...e poi un giorno spiegò le sue ali, mi abbracciò, e mi disse..."Vola con me.."
Non seppi, o non volli dirgli di no.
Il cielo era là, solo allora lo raggiunsi.
Incredula e felice...era questo dunque l'amore!
L'amicizia era divenuta qualcosa di diverso, o forse era sempre stato così, ma non potevo guardare la realtà...non dovevo.
Non avrei dovuto nemmeno quella volta.
Qualche anno fatto di momenti di gioia ed altri di rimorso, di tristezza...
Tristezza, perché sapevo che dovevo tornare giù, sulla terra...e che forse non lo avrei mai più raggiunto.
Troppe piccole vite avrebbero sofferto, ed io non volevo.
E precipitai giù, infatti.
Lo vidi volare lontano, per sempre.
La terra mi accolse, con la mia colpevolezza di sposa infedele, di madre non più sincera.
Mi accolse disperata e sola, senza più l'amico di una vita, e senza più la capacità di dare amore a chi avevo accanto a me.
Questa è la colpa più grande che mi sento addosso: non aver più saputo amare Walt, non essere più stata una vera moglie per lui, mentre lui con tutte le sue avventure s'era sentito sempre e comunque mio marito.
Fantasy mi accolse col suo splendore ed i suoi sogni fantastici, e le sue meravigliose genti, che seppero giorno dopo giorno guarire le mie ferite e ridarmi la serenità.
Come voi, dolcissime amiche...
E' per questo che lotterò sempre affinché essa rimanga sempre com'è: piena di gioia, e capace di darne a tutti.

Non so se mi capivano.
Iante aveva lo stesso sguardo di sempre, lievemente ironico.
Ed Haruka...forse si chiedeva dove fosse l'importanza di ciò che avevo raccontato loro.
Non era niente, la mia storia, al confronto delle vicissitudini da loro vissute.
Ma per me lo era. Ora potevano giudicarmi, condannarmi o assolvermi, ma io mi sentivo finalmente onesta verso di loro.
Le guardai con lo sguardo sereno, ed attesi.


ARKAEL

Almeno questa è umana... però ha volato con un drago... che nasconda i suoi poteri?
Di nuovo l'amore tirato in ballo...
Ma sembra vergognarsi di ciò che ha fatto: che amore sia qualcosa di cattivo?
Allora io ho sicuramente amato in vita mia...
Sorrido.
Se raccontassi io le mie vicissitudini mi caccerebbero anche se fossi un umano...
Col passare degli anni ho anche perso il conto di quanti abbia derubato, ucciso, punito, torturato...
All'inizio lo facevo su commissione, poi ho cominciato a prendere gusto per ciò che facevo... mi divertivo... bei tempi quelli...
Mi manca la caccia, la tensione dell'attesa, l'adrenalina del combattimento...
Il guizzare dell'acciaio e dell'adamantite...
Mentre sono perso nei miei ricordi, una voce da dentro casa mi riporta alla realtà...

'E' una bella storia, Kandi, ma tu non hai ucciso nessuno... eri giovane, hai fatto degli errori, come tutti... ma gli errori servono per imparare, per migliorarci...
E' stato bello conoscervi entrambe, grazie per avermi accolta e ascoltata... Non lo dimenticherò!'
E' Haruka.
Kandi le risponde.
'Grazie a te di averci confidato il tuo passato... Ora sei nella laguna incantata di Fantasy... Il tuo passato non conta.'
'Certo', aggiunge Iante 'Ora hai due amiche, e vedrai che non tarderai a farti amici anche gli altri...'
Si alzano, stanno uscendo dalla casa... meglio che mi allontani...
Esco dalle ombre e rientro nella foresta...
Le vedo salutarsi, poi ognuna se ne va per la sua strada...
Non posso fare a meno di pensare, mentre mi inoltro sempre più in profondità nel bosco, a ciò che ho sentito...
Sembra che gli abitanti qui accolgano indipendentemente da ciò che uno era prima, forse potrei...
No, sono un drow...
La mia razza ispira odio a vista, anche se non fossi ciò che sono stato, che sono ancora...
Mi porto le mani sul volto e tocco i tatuaggi che mi contraddistinguono come assassino e qualcosa di più...
No, meglio nascondersi per un po' e vedere se c'è un modo per raggiungere il continente più vicino...
 

Cap. 1 Cap. 2 Cap. 3

Cerca nella Biblioteca

bordo_op.gif (351 byte)