La storia di Kikka e Molten
 |
3
SOGNI |
Cap. 1
La notte buia opprimeva la Kioskas di Ylea: un vento gelido batteva
sulle porte delle case degli hammers, Mystryl appariva e scompariva tra
la nebbia, illuminando a tratti il paesaggio. L'atmosfera era quasi
spettrale, ma ovunque gli abitanti dormivano tranquilli nel loro
focolare domestico.
Kikka stava riposando nella propria dimora: da poco si era trasferita da
Kanveska ad Ylea, ma il suo sonno inquieto non era come quello degli
altri hammers. Mille immagini vorticavano nella sua mente, ma lentamente
quel turbinio caotico si stava focalizzando in qualcosa di più definito.
Una foresta fitta che scorreva veloce. Kikka aveva quasi l'impressione
di scontrarsi con quel fiume di alberi che sembravano avvolgerla. Ma di
colpo quelle piante si aprirono in una radura con al centro una casupola
di legno. Con rapidità l'immagine si proiettò all'interno di essa e si
fermò su un viso smunto e malato che urlava disperato il suo nome: "Kikkaaaaaaaaa".
Un rumore secco svegliò di scatto la strega: un'improvvisa folata di
vento aveva spalancato un'imposta della sua camera. Con gli occhi rigati
di lacrime, ancora sconvolta, si guardò in giro e lentamente capì di
essere di nuovo a casa. Nelle iridi aveva ancora quel volto morente.
Sospirò angosciata: era il viso della sua mentore. Lei era stata la sua
prima insegnante, colei da cui aveva appreso i primi rudimenti di magia,
colei che le aveva indicato Arcano, colei a cui doveva la sua felicità
attuale, il principio. Con le guance ancora umide, dove l'ultima lacrima
scorreva lenta e triste fino al mento, per andare a cadere morente sul
proprio cuore, guardava Molten che dormiva inconsapevolmente tranquillo
accanto a lei e poi, alzando lo sguardo, i tanti libri nella libreria: i
due pilastri della sua giovane vita: l'amore e la magia.
Scese dal letto e chiuse con pazienza l'imposta che si era aperta per il
vento, rabbrividendo per la brezza gelida che penetrava nella pelle
ancora calda dal tepore delle coperte. Nonostante gli occhi della strega
si stessero abituando all'oscurità ed ormai fosse perfettamente sveglia,
quelle immagini non riuscivano a svanire, come l'urlo agghiacciante che
ancora le assordava i timpani.
Non era un incubo normale quello, era troppo reale! Ma cosa poteva fare,
ormai erano passati due anni e mezzo dall'ultima volta che l'aveva
vista, e il luogo dove abitava la saggia vecchietta distava giorni da
Ylea.
Senza far rumore, uscì dalla casa. Il tempo stringeva. Se avesse
svegliato Molten, avrebbe insistito per venire con lei, oppure l'avrebbe
convinta che era solo un sogno. Ma qualcosa nel proprio animo non la
convinceva. Si avvicinò rapidamente al destriero Shaki, che nitriva
perplesso dalla strana ora nella quale la sua padrona si presentava
nella stalla. Kikka salì senza molte cerimonie e si diresse al galoppo
verso i confini di Arcano, là dove qualcuno, forse, aveva bisogno di
lei.
Ormai la strega viaggiava per giorni e notti senza sosta, anche Shaki
sembra non sentire la stanchezza. Ad un tratto una stringente ansia si
insinuò nel cuore di Kikka: il terrore di non arrivare in tempo. Gli
zoccoli calpestavano furiosamente il terreno mentre correvano, erano
sempre più veloci sollevando una nuvola polverosa, ma la distanza che la
separava dalla destinazione sembra essere sempre più lontana e
irraggiungibile. Durante il giorno il caldo afoso di Amanuator asciugava
la gola di Kikka, mentre la notte il freddo pungente si faceva strada
sotto il mantello sempre più logoro. L'oscurità con le sue ombre le
ricordava l'incubo e il viso stravolto della sua mentore.
Finalmente raggiunse il limitare della foresta dove aveva imparato le
sue nozioni più basilari: la tentazione di fermarsi ad ammirare i
magnifici paesaggi era forte, ma la paura di non avere le forze poi di
ripartire e fare l'ultimo pezzo di strada, la fece desistere e si
inoltrò nella selva...
Cap. 2
Kikka correva tra gli arbusti: il sogno si faceva sempre più reale. I
rami secchi che la ostacolano e le ferivano il volto, le lacrime si
mescolavano con le gocce vermiglie che scendevano dai lievi tagli sul
viso. Le mani stringevano con forza le redini chiedendo a Shaki di fare
un ultimo sforzo, mentre il Quarab nitriva ed esaudiva il desiderio
della strega stessa. Un ultimo tronco saltato e la radura con
l'abitazione della vecchina era finalmente apparsa nella sua bramata
realtà: una piccola aura di energia proveniva da essa.
Kikka scese rapidamente dal destriero dirigendosi verso la porta
angosciata: si ricordava che il potere della mentore in passato era
palpabile per tutta la foresta, la sua energia era sempre stata enorme,
ma adesso si percepiva solo una piccola fievole fiamma. Cos'era successo
ad una grande maestra come lei? Si domandava la strega mentre spalancava
la porta e gli occhi di smeraldo scrutavano attenti le ombre della
stanza rischiarata solo da una candela quasi consunta. Era alla ricerca
dei due occhi lucenti azzurri e cristallini che ben ricordava. Lo
sguardo si pose sul letto che si intravedeva da un'ulteriore porta
dischiusa: oltre questa Kikka rimase senza fiato al triste spettacolo
che le si poneva davanti. Il celeste delle iridi di Sorgentia, così si
chiamava la pura e saggia, come la sorgente appena nata da
un’incrinatura della roccia, erano opachi e la carnagione era più
pallida di Mystryl nelle notti di nebbia. Riscossa dallo shock si
avvicinò al letto: la mentore delirava e pareva non riconoscere più la
propria allieva. Kikka si mise subito all'opera, inzuppando dei panni
puliti con dell'acqua fresca per placare la bruciante febbre che stava
divorando le difese di Sorgentia. Cercando il più possibile di mantenere
la calma e non farsi prendere dal panico, cominciò a preparare vari
infusi di erbe. I sintomi erano piuttosto vaghi e provò ad escludere
mentalmente e metodicamente le varie malattie connesse ad essi. Nella
normalità dei casi non era difficile, con la sua conoscenza, curare una
malattia. La difficoltà era diagnosticare quale malattia fosse, e solo
allora si poteva rapidamente passare alla cura.
Il tempo passava, e niente sembrava avere effetto. Con le lacrime agli
occhi, dopo l'ennesimo fallimento strinse le mani delicate della mentore
tra le sue. Solo in quel momento notò delle strane punture sotto le
unghie della vecchina. I morsi erano piccoli e triangolari: solo un
insetto poteva causare questo tipo di puntura e il veleno era terribile,
ma curabile. Dalla borsa prese un coltellino e, dopo averlo sterilizzato
sulla fievole fiamma della candela, fece delle piccole ma precise
incisioni dove la vecchina era stata morsa. L'aura di Sorgentia era
sempre più debole e avvolta da una luce sempre più oscura. Kikka fece in
modo che le gocce di sangue dalle dita incise cadessero in un piccolo
recipiente contenente altre erbe medicinali che trovò nella dispensa
fornitissima dell'insegnante. Con esse preparò l'antidoto al veleno, che
porse frettolosamente sulle labbra della morente. Poi, con un gessetto,
disegnò un preciso pentacolo e scrisse al suo interno il nome della
mentore. Quindi prese la stessa candela dal comodino e mormorò le trame
dell'incanto :
"Che il tuo stesso veleno che circola nel sangue, mescolato con le erbe
che ci dona la terra, possa essere la tua medicina. Ogni male rivela il
bene che lo contrasta. Sorgentia usa la tua forza interiore e sconfiggi
il dolore che ti tortura!"
La strega spense quindi la candela, e con questo si spense anche il
dolore della vecchia. Il sonno agitato divenne tranquillo, e l'aura da
nera era tornata bianca e l'energia che circondava la saggia vecchina si
fece sempre più forte.
Kikka solo ora si permise di sentire la stanchezza del viaggio e delle
angosciose ultime ore. Uscì quindi all'aria aperta, respirandola a pieni
polmoni più rilassata. Diede il fieno a Shaki che si stava già
ristorando alla piccola fontanella che c'era in giardino. Accarezzò il
suo musetto, ringraziandolo per la fatica che aveva dovuto anche lui
sopportare. Shaki nitrì orgoglioso e si fece accarezzare docile. Dopo
essersi accertata che il cavallo stava bene tornò all'interno della
casa. Il sorriso tornò sul volto di Kikka mentre guardava la sua mentore
che riprendeva colore. Si sedette vicino a lei e le accarezzò con
affetto gli argentei capelli che circondavano il volto. Ben presto
sprofondò anche lei in un sonno tranquillo, sfinita per la dura prova
che aveva affrontato.
Cap. 3
Quando Sorgentia aprì gli occhi, tutto le sembrava sfocato e per diversi
secondi non capiva nemmeno dove fosse. Le travi di legno del soffitto
della casetta si facevano sempre più chiari. Il profumo silvestre
proveniente dalla finestra socchiusa fece riacquistare lucidità alla
vecchina: era a casa ed era viva. L'odore del muschio e dei fiori
sbocciati si mescolava con un'essenza insolita, quello di cera sciolta
dell'incanto di Kikka. Il viso segnato nel tempo si guardò intorno,
lentamente. Lo sguardo si sorprese nel vedere il volto di una fanciulla
addormentata riposare ai margini del proprio letto. I capelli lunghi e
ambrati ne coprivano il viso, ma lei aveva già realizzato a chi
appartenevano. Come poteva scordare quella ragazzina dolce e ingenua che
aveva istruito ormai parecchio tempo fa, quasi tre anni prima? Il tempo
scorreva troppo veloce. Il suo cuore affaticato dall'età, oggi sembrava
rinascere dalla gioia nel rivedere quella fanciulla; la mano tremante
sfiorò le ciocche per toglierle delicatamente dal viso ed a quel tocco
la strega si risvegliò. Bastò uno scambio di sorrisi ed il legame
d'affetto che la distanza aveva tenuto lontano era di nuovo forte, come
se il tempo non fosse mai passato.
Sorgentia osservava i cambiamenti di Kikka: i lineamenti erano gli
stessi, ma il viso era più maturo ed i tratti da bambina erano ora
quelli di giovane donna. Con gli occhi lucidi l'anziana sussurrò:
"Piccola Kikka. Come sei diventata bella."
Kikka arrossì ed abbracciò con affetto Sorgentia: "E tu sei sempre
uguale, mia Maestra. Sembra che il tempo non passi mai!" Si liberò
delicatamente dall'abbraccio e prese la mano della sua mentore,
stringendola. "Mi hai fatto prendere un bello spavento, pensavo di
perderti per sempre." Gli occhi smeraldini si abbassarono, mentre
scorrevano davanti a lei gli ultimi angosciosi avvenimenti. "Per fortuna
ho avuto quell'incubo, quel presagio che mi ha portato da te. Ho visto
che stavi morendo!" Scrollò la testa volgendo la testa verso la
finestra, non avendo il coraggio di guardare la sua cara amica. "Non mi
era mai capitato prima, e non è stata una bella esperienza, ma grazie a
quelle terribili visioni sono riuscita ad arrivare in tempo."
Ora si girò ad osservare il volto della mentore, che stranamente non
appariva spaventato o sorpreso, ma riflessivo. Scese dal letto, indossò
una mantella calda e appoggiò una mano alla strega "Tesoro, non è stata
la prima volta che hai fatto questi sogni, e non sarà l'ultima..."
Kikka non capiva il senso delle parole, e la guardava perplessa
"Piccola, è ora che parliamo un po'. Abbiamo tante cose da raccontarci,
vieni che beviamo qualcosa"
Kikka guardò l'anziana alzarsi, preoccupata più per le condizioni di
salute di Sorgentia, che delle sue parole. "Devi riposare! Non è meglio
che torni a letto?"
Ma la vecchina prese sotto braccio la sua allieva sorridendo "Ah io sto
benissimo, ora. La tua cura è stata perfetta. Ne hai imparate di cose ad
Arcano. Suvvia, ti faccio un infuso al limone, come ti piaceva tanto da
piccina ricordi?"
La strega non poté far a meno di ridere "Eccome se me lo ricordo! Ho
cercato mille volte di rifarlo, solo una bevanda della mia amica Mabel
ha quasi superato la tua specialità! Il problema che quello
dell'amazzone è alcolico, e mi ha creato un bel po' di problemi..."
Arrossì vistosamente, ripensando ad alcune scene esilaranti. Ma dopo
aver assaggiato la delizia di Sorgentia, era difficile farne a meno. E
così aveva trovato un buon surrogato...
La Maestra appoggiò sul tavolo la bevanda fumante, accanto ad un pezzo
di papiro, sorridendo per i racconti della sua allieva "Sei partita
troppo in fretta, e ti sei dimenticata la ricetta dell'infuso. Ecco qui,
ma non rivelarla a nessuno. E' segreta!" le due donne risero insieme ed
il tempo trascorse sereno nei lunghi racconti di Kikka e di quello che
le era accaduto in questi tre anni.
Ma al termine di quel bel momento lo sguardo di Kikka tornò serio. "Cosa
intendevi prima? Riguardo ai miei sogni..."
Gli occhi azzurri di Sorgentia fissarono ora seri quelli smeraldini
della strega. "Qualche giorno prima della tua partenza, ti ho sorpresa
in un sonno agitato. Urlavi continuamente il nome di Arcano. Io non ti
avevo mai parlato di quella terra e il giorno dopo ti chiesi di
raccontarmi il sogno. Ma tu non ti ricordavi nulla, la cosa mi sembrava
parecchio strana. Ed il mio istinto mi disse che quella doveva essere la
tua direzione, e lì avresti trovato la famiglia che cercavi tanto. Così
ti indicai quella strada, ed a quanto pare non mi sbagliai e nemmeno il
tuo sogno." si fermò cercando le parole giuste per farmi capire meglio
"Penso che quello fosse il tuo primo sogno premonitore. La tua giovane
età e inesperienza non ti permisero né di ricordare né di possedere la
consapevolezza del suo significato."
Kikka rimase senza fiato a quelle parole e non riusciva a parlare,
rimase in silenzio in attesa di altri particolari. "Ed ero sicura che
prima o poi, il tuo dono si sarebbe manifestato. Le Dee hanno percorsi
misteriosi, evidentemente qualcosa ti doveva riportare qui, dove il tuo
primo sogno si era manifestato..." quando finì la frase si guardò le
mani, dove c'erano ancora le cicatrici delle punture scatenatrici della
malattia, che Kikka aveva guarito. "Non avrei creduto che questo tuo
dono mi avrebbe salvato la vita..." aggiunse infine orgogliosa mentre la
giovane strega abbracciò la sua mentore forte, mentre altre lacrime
scesero commosse.
Rimasero lì, fino a quando Sorgentia si spostò, tornando seria "Devi
imparare a capire il significato dei sogni. Non solo quelli premonitori
ed i tuoi. Con la tua sensibilità potrai aiutare i tuoi amici di Arcano
a capire le loro paure e speranza. Il sogno può dire molte cose del
passato e del presente, se vuoi ti insegnerò come farlo. Vuoi essere
ancora la mia allieva per qualche giorno?" domandò con un lieve sorriso
divertito. I pensieri vorticavano velocemente nella testa di Kikka: era
difficile assorbire quelle novità. Ma alla domanda finale, gli occhi
tornarono a brillare, perché la sete di conoscenza della strega era
infinita. "Non devi nemmeno chiederlo! Quando cominciamo?" esclamò
entusiasta, mentre Sorgentia sorrideva e le sfiorava il viso dolcemente.
"Domani all'alba mia bambina, ora andiamo a riposare." Kikka annuì
raggiante e seguì la sua maestra nella stanza. Si addormentarono quindi
l'una accanto all'altra mentre fuori da quel rifugio, Mystryl sembrò
annuire soddisfatta di rivedere riunite Maestra e Allieva, ed illuminò i
loro visi dormienti, prima di sparire dietro ad una nuvola.
Cap. 4
Il respiro di Arawen colorava di un delicato rosa il cielo alle prime
luci dell'alba. Con un tocco della man divina, la Dea risvegliò i fiori,
chiusi per proteggersi dal freddo notturno. Compiaciuta del suo operato
infine intonò un melodioso canto: Amanuator, desideroso di ascoltare il
suono della voce della sua Dea, abbandonò il suo giaciglio dietro al
monte e apparve radioso nel firmamento.
Kikka e Sorgentia erano da poco sveglie, la Maestra aveva servito alla
ragazza una deliziosa colazione: latte con miele e una focaccia
casereccia. Ora camminavano nel prato della radura dirette nel cuore
della foresta.
Sorgentia aveva già riacquistato colore, non c'era quasi più traccia
della recentissima malattia. Sorrise alla ragazza e cominciò a spiegare
cosa avrebbero fatto quel giorno. "Cara, oggi ti mostrerò la Natura con
altri occhi, tutto servirà per accrescere il tuo sapere e vedere nei
sogni delle persone con la giusta prospettiva."
La curiosità di Kikka cresceva passo dopo passo, era ansiosa di
cominciare. Dopo qualche ora di cammino arrivarono ad una cascata: il
fiume d'acqua scendeva impetuoso, per poi proseguire tortuoso nella
foresta. La mano della vecchina indicava il torrente: "Togliti i sandali
ed entra in acqua. Su piccola non guardarmi perplessa, fidati di me". La
strega annuì alla Maestra, slacciò i sandali in pelle, tolse il mantello
celeste appoggiando il tutto su un masso; con indosso la veste bianca
che le arrivava appena sopra il ginocchio, entrò in un punto in cui la
trasparente e cristallina acqua non era molto alta: sfiorava l'orlo
della tunica. Si voltò verso Sorgentia attendendo che le spiegasse il
motivo di tutto questo.
"Chiudi gli occhi Kikka, lascia che l'energia della corrente penetri nel
tuo corpo, e fa sì che diventi tutt'uno con l'acqua. Ascolta quello che
questo elemento della Natura ti rivela, dimentica di essere la strega,
ma sii parte dell'azzurra signora che domina questo luogo."
La ragazza lasciò che gli spruzzi freschi della cascata vicina le
sfiorassero il viso e che la forza del torrente che toccava le sue gambe
si diffondesse nelle sue vene. Le sue orecchie sentivano solo lo
scroscio dell'acqua, era concentrata solo sui rumori provocati da essa;
sentiva la roccia che si erodeva per la forza provocata dalla cascata,
le gocce che fuoriuscivano dall'argine e si adagiavano su qualche filo
d'erba e nient'altro. La strega aprì alla fine gli occhi, prese un po'
d'acqua con le mani e ne bevve un sorso. Il sapore era stranamente dolce
e di una freschezza che non aveva mai assaporato in nessuna fontana o
sorgente. Kikka si girò verso la vecchina, che stava sorridendo
compiaciuta mentre le porgeva una mano per aiutarla ad uscire. La
ragazza si sentiva rinata, il viso era disteso e la sua pelle ora era
più rosea e delicata. Appoggiò la sua mano al palmo della Maestra e uscì
dal torrente. Prese il mantello e i sandali, ma li ripose nella borsa da
viaggio: ora preferiva continuare il suo percorso a piedi nudi e a pieno
contatto con la Natura.
Non molto lontana dalla cascata, seguendo il corso del fiume, arrivarono
ad un gigantesco salice piangente, intorno al quale crescevano vari
cespugli fioriti. Sorgentia le indicò il punto in cui la chioma faceva
ombra sulla distesa erbosa.
"Il primo elemento è stata l'Acqua, ora tocca alla Terra che ci dà il
nutrimento per vivere. Sdraiati sotto i rami di questo albero, vicino
alle radici e segui i miei insegnamenti di poco fa. Non più strega, ma
foglia, radici e terra..."
Kikka si avvicinò all'albero, e si distese. I rami del salice quasi
arrivavano a terra e danzavano al ritmo del vento davanti ai suoi occhi,
dello stesso colore delle foglie dell'arbusto. Le mani appoggiate con il
palmo verso il terreno, giocavano con i fili d'erba, ancora umidi dalla
rugiada che non era ancora del tutto evaporata. Dopo aver osservato per
un po' di tempo l'intrecciarsi dei rami sopra di lei, chiuse gli occhi e
ascoltò l'ambiente circostante: sentiva il dolce fruscio della brezza
tra le fronde, l'erba che piano piano cresceva, le radici che traevano
il nutrimento e la linfa vitale che scorreva oltre la corteccia, nel
cuore dell'albero.
Altre energie scorrevano nelle vena della strega, e quando aprì gli
occhi essi parevano più sereni e ancora più verdi del solito.
Anche questa volta, la vecchina porse la sua mano e aiutò la sua allieva
ad alzarsi. Indicò un cespuglio di fiori rossi scarlatti "Prendine uno,
ti servirà fra poco".
Kikka si avvicinò e subito fu avvolta dal loro straordinario profumo, ne
colse uno e notò che sulle sue mani c'era della polvere rossa "Ma questi
fiori, lasciano una sostanza colorante!".
Sorgentia annuì "Si chiama Battito di Cuore, probabilmente l'avrà
scoperto qualche esploratore romanticone" ridacchiò senza aggiungere
nulla, lasciando nella curiosità la strega, che non poté fare altro che
seguire la Maestra avviatasi di nuovo nella foresta.
Dopo qualche ora di cammino, trovarono davanti a loro un profondo
strapiombo: dall'altra parte continuava la folta foresta. L'unico
collegamento era un ponte di pietra, molto stretto ma all'apparenza
stabile. Anche questa volta il braccio della Maestra si alzò e indicò un
punto, il centro del ponte. Un forte vento spirava in quella parte della
regione. Con cautela Kikka si avviò in mezzo al passaggio.
Sorgentia cominciò a spiegarle cosa doveva fare: "Acqua, Terra ed ora
Aria. Alza la mano in alto nel cielo, tieni stretto il pugno quello con
cui tieni il fiore che hai colto, ascolta il vento e poi rilascia i
petali..."
I lunghi capelli di Kikka volteggiavano al vento, la veste e i veli
candidi svolazzano al ritmo dell'aria che correva nella gola di pietra.
Come le due volte precedenti, la strega chiuse gli occhi e ascoltò il
rumore del vento che solleticava il suo volto, che entrava nelle grotte
e diffondeva il suo eco, che batteva sul ponte quasi furibondo di
incontrare un ostacolo alla sua corsa. Alzò quindi il braccio stringendo
il rosso fiore, quando sentì che era venuto il momento rilasciò i petali
all'aria. Essi vorticarono intorno a lei, avvolgendola. La polvere
rossastra che rilasciavano tinsero la tunica bianca di vermigli disegni,
formando delle rune color rosso fuoco.
Bianco e rosso. Purezza e Passione. Quando successe questo, guardò
basita la Maestra come a chiedere spiegazioni. Sorgentia sorrise, alzò
le spalle e mormorò soltanto: "il vento ti ha voluto fare un dono" e
porse di nuovo il palmo, attendendo che la ragazza tornasse indietro.
Quando le fu vicino le tolse dai capelli un petalo, i capelli già
ambrati aveva ora un tocco di luce rossastra, che brillava ai raggi di
Amanuator.
Kikka, ancora sorpresa, continuava a guardare il proprio vestito e mille
domande le affollavano la testa; ma la vecchina, nonostante l'età, aveva
il passo svelto e si stava già allontanando in fretta. La strega sospirò
e la seguì chiedendosi cosa l'attendeva ora.
Il cammino proseguì a lungo. Era notte fonda quando la Maestra di colpo
si fermò, prese velocemente un bastone e disegnò un cerchio intorno a
loro. Prese delle foglie secche e rametti disponendoli nei solchi
creati, con una pietra focaia che aveva nella sua borsa scatenò una
scintilla.
Un cerchio di fuoco divampò intorno a loro, pochi istanti dopo un grosso
orso bruno comparve dall'oscurità della foresta.
Kikka emise un gemito soffocato di paura, ma la vecchina appoggiò una
mano alla spalla della ragazza: "Non temere, il cerchio ci proteggerà.
La sua protezione però non durerà a lungo perciò fai come ti dico:
avvicinati al confine infuocato e continua a tenere gli occhi ben aperti
e fissi a quelli scuri dell'animale senza mai abbassare lo sguardo."
Kikka con passo incerto si avvicinò al fuoco. L'orso ringhiò e con una
zampata sfiorò il viso, nonostante non potesse oltrepassare la barriera
con il corpo. La ragazza indietreggiò di un passo ed a quell'esitazione
Sorgentia la rimproverò duramente: "Dov'è il tuo coraggio strega?
Ricorda i miei insegnamenti!".
Kikka si riprese e ritornò a fissare le iridi scure dell'orso, si
concentrò e ascoltò la Natura: il crepitio del legno che bruciava, le
lingue infuocate che crescevano e si muovevano al vento, il fumo che si
perdeva nell'aria, la cenere che si depositava sul prato; non sentiva
più, ormai, il ringhio della bestia. La potenza dell'ultimo elemento
brillava negli occhi smeraldi della strega, il suo sguardo era sempre
più deciso e impenetrabile. L'orso resistette ancora per poco, fino a
che abbassò il muso e corse via impaurito. Kikka e Sorgentia si guardano
sorridendo sollevate.
Il cuore della Maestra era colmo di orgoglio "il tuo insegnamento è
finito, ora torniamo alla capanna, non è il caso di rimanere ancora nel
bosco". La strega abbracciò la sua mentore e si avviò con lei verso la
radura.
Il mattino dopo, Kikka radunò le sue cose: era tempo di tornare a casa.
Accarezzò il dolce muso di Shaki e ci salì in groppa. Sorgentia si
avvicinò ad essi e salutò la giovane allieva "Piccola, io ti ringrazio
per avermi salvato la vita. Tieni a mente i miei insegnamenti, non
sottovalutare il tuo dono; a volte sarà dura, tremendamente difficile,
ma i sogni sono importanti: rivelano le nostre paure e le nostre
speranze." concluse sospirando amaramente " Ed a volte ci avvertono di
cose che nemmeno noi vorremmo sapere."
Gli occhi celesti erano velati di tristezza, ma presto spuntò un
sorriso: "Su, corri a casa. C'è chi ti aspetta, non è vero?"
La strega capì solo in parte quello che la Maestra le aveva detto, annuì
gioiosa all'ultima frase sorridendo radiosa "Sì! Molten sarà
preoccupato! Non ringraziarmi, sono io che ti devo molto, sei e sarai
sempre la mia mentore e ti voglio un gran bene! A presto!" Con un colpo
di redini la ragazza spronò il suo destriero nella foresta, con il
pensiero che presto avrebbe rivisto il suo amato: non vedeva l'ora di
raccontargli ogni cosa.
Sorgentia guardava la figura della giovane che spariva nella foresta, e
scrollò la testa sconsolata: Kikka non sapeva il triste destino che
l'attendeva.
La Dea Arawen quella mattina non aveva voglia di cantare, era
malinconica per la sua protetta che correva nella selva all'insaputa del
suo futuro. Raccolse quel che era rimasto del cerchio infuocato ormai
spento e, in groppa all'ormai mansueto orso, sparse nell'aria la cenere
e una fitta, malinconica nebbia si adagiò nell'arboreo paesaggio...
Cap. 5
La silenziosa Ylea era avvolta nella notte stellata e dormiva serena,
solo un rumore di passi disturbava la quiete notturna. Kikka camminava
tra le vie, era quasi arrivata alla dimora, sua e del suo amato
guerriero. Shaki la seguiva pigramente, il viaggio era stato lungo anche
per un forte cavallo come lui. Una porta si aprì e il guerriero Etek,
pronto per il suo turno notturno, uscì dalla tana. Quando si trovò
davanti la sua dolce metà rimase sorpreso, ma non tanto per il suo
ritorno, più per il cambiamento che percepiva in lei.
La strega sorrise radiosa alla vista del guerriero, i suoi capelli erano
più rossi e lucenti grazie ai petali del fiore 'Battito di cuore', gli
occhi più verdi per l'energia ricevuta dalla Terra e più decisi e
combattivi per la forza del Fuoco, la pelle più delicata e bella per
dono dell'Acqua e il vestito che indossava, la tunica bianca con le rune
rosse che si intravedeva dal mantello, aveva un qualcosa di magico.
Molten ne rimase incantato, il suo cuore batté forte, corse velocemente
quei pochi passi che li separava e strinse forte la sua amata. Anche il
profumo era diverso, aveva ogni essenza della natura.
La strega ricambiò l'abbraccio felice di sentirne ancora il calore.
Nonostante fosse stata bene dalla sua mentore, il suo guerriero le era
mancano infinitamente. Alzò piano lo sguardo per guardare i suoi occhi
neri, così scuri ma estremamente candidi d'animo. "Quanto mi sei
mancato, dolce amore mio! Non riuscivo più a stare lontano da te, mi
mancava perdermi nei tuoi occhi, stringermi nel tuo abbraccio e sentire
il tuo cuore che batte all'unisono con il mio..."
Molten accarezzava dolcemente la chioma dell'amata pieno d'amore, era
quasi senza parole, pensava già di amarla moltissimo, ma quella sera
scoprì che il vero amore non aveva mai fine, e cresceva sempre di più.
"Lo stesso vale per me, scusami se non parlo molto oggi, sei troppo
bella e sono avvolto nella tua magia..."
Al sorriso gioioso di lei, il guerriero la baciò intensamente e le
vibrazioni che entrambi provarono erano davvero come mai provate. Senza
sapere che la situazione sarebbe cambiata da lì a poco.
Il guerriero si staccò suo malgrado da Kikka "purtroppo ora devo correre
al comando, ma domani mattina mi racconterai tutto quello che hai
passato, e come mai sei così straordinariamente divina! Che magari ci
vado a fare un salto pure io!” scoppiarono a ridere insieme, ma il tempo
era tiranno “Su amore, vai, entra in casa... a presto!”
L'Etek salì velocemente su Mikasa e lo spronò al galoppo, dopo aver
salutato con una mano la dolce Kikka. La strega entrò in casa e,
raggiunta la camera, si spogliò velocemente e si addormentò quasi
subito, l'ultimo pensiero a Molten e al bacio di quella sera.
Le stelle che brillavano sulla kioskas si spensero una ad una, ed una
coltre nebbia spettrale avvolse la notte ormai senza astri splendenti.
Un forte vento gelido cominciò a soffiare, si ricreò la stessa atmosfera
di parecchi giorni prima, all'inizio di questa avventura. La ragazza,
stretta nelle calde pelli di sciaves, cominciò a sognare... ancora...
Molten le corse incontro come poco prima al suo rientro, solo che lo
spazio tra loro le sembrò enorme. Infine, quando la raggiunse, anziché
abbracciarla continuò sorpassandola, appena in tempo per salvarla da un
colpo di una spada sferrato da un ribelle, appostato nell’ombra dei
cespugli. Kikka era salva, ma mentre vide scappare il ribelle notò con
orrore il sangue che incominciò ad uscire copioso dal fianco del
Guerriero.
“Kikka… ora e sempre…” riuscì a sussurrare prima di chiudere gli occhi e
precipitare nell’eterno oblio della morte. La scena si offuscò piano
piano come se ella stessa, e non Molten, vedesse la propria vita
scivolare via. Ma dopo il buio l’immagine tornò di nuovo nitida e
chiara, e un’altra scena lentamente si stava formando.
Ora a Kikka sembrò di essere sveglia, ma non lo era ancora; il sogno
stava continuando: era di fronte a Molten che le teneva le mani,
nell'anulare della strega un bellissimo anello con un smeraldo
incastonato che brillava alla luce di Amanuator, anche se non come gli
occhi della ragazza, stava pensando l'Etek.
Intorno a loro, i loro amici hammers urlavano festosi i loro nomi.
Elenie, la serena e maestosa Sacerdotessa stava finendo le ultime parole
del rito d'unione. Accanto a lei il Comandante Ace teneva in grembo il
bimbo suo e di Elenie. Non mancava nessuno: le quattro Streghe del
Consiglio, Alucard il vice Mago con i maghi del Consiglio. Alexandria
vicino ad Elvelion che guardava un po' preoccupato lo sguardo sognante
della compagna, aveva forse paura di essere il prossimo a dover fare il
grande passo. Solenor con Morry, che era ormai prossima al parto. E
tanti tanti altri amici hammers. Tutti i Comandanti, Madras e Vicari
erano stati invitati alla grande festa. Berserk, fratello di Kikka, si
grattava la schiena con il manico dell'ascia, borbottando che quelle
erano solo stupidaggini, creando ilarità fra tutti gli invitati.
Kikka raggiante di felicità nel suo abito lungo e bianco, finemente
ricamato dai migliori sarti di Arcano, guardava il suo amato nella sua
divisa elegantissima di vice Etek. I fiori scarlatti scelti dalla
ragazza volavano nella brezza primaverile, i suoni delle cetre suonavano
melodiose canzoni, e in ogni cuore c'era aria di festa e felicità.
Il rito era finito e Kikka si avvicinò a Molten per ricevere il bacio
dallo sposo, quando un urlo di battaglia risuonò nell'aria. Un esercito
di ribelli, saputo dell'evento che avrebbe riunito le teste più
importanti di Arcano, si dirigeva minaccioso verso di loro. Una freccia
veloce si diresse verso Kikka, e Molten in un scatto felino spostò
l'amata prendendo la freccia in pieno petto.
La strega vedeva tutto al rallentatore, il suo guerriero che si
accasciava a terra, i guerrieri e le amazzoni che salivano sui cavalli
per affrontare il nemico, il sangue che cominciava a sgorgare dalla
ferita. Molten provava a parlare, ma la lucidità stava sparendo ogni
istante che passava, le mani della strega gli accarezzavano il viso, le
lacrime scendevano senza sosta cadendo sul petto ferito e mescolandosi
con il sangue.
Il guerriero alzò il braccio verso la strega e sussurrò "io sarò accanto
a te..."si fermò e con un ultimo sforzo disse "ora e sempre..." e gli
occhi splendenti, di solito pieni di vita, diventarono di colpo spenti e
Molten, tra le braccia di Kikka, morì. Lei baciò le sue labbra ormai
fredde per l'ultima volta, e lanciò in aria l'urlo più angosciante e
disumano che Arcano avesse mai sentito.
La strega si svegliò urlando in lacrime, davanti a sé vedeva solo sangue
e passò molto tempo finché si rese conto di essere ad Ylea, nel suo
letto. Guardò le sue mani d'istinto, ma non c'era nessun anello. Con il
respiro affannoso, uscì dal letto e pose il capo sotto l'acqua, cercando
di allontanare quell'orribile immagine. Più cercava di allontanare, più
il sogno si faceva più chiaro, ovunque vedeva il viso senza vita di
Molten e sentiva le parole ''ora e sempre''.
Alla fine si fece una tisana potente per provare ad addormentarsi di
nuovo, ma la paura era sempre più crescente. Quello non era un sogno
normale, era un sogno particolare, era un sogno premonitore. Le
vorticavano nella mente le parole di Sorgentia riguardo ai sogni: -Ed a
volte ci avvertono di cose che nemmeno noi vorremmo sapere.- Ecco il
significato di quello sguardo così rammaricato! "No! No! Noooo!" urlò
Kikka, non poteva essere vero! Molten non poteva morire... il gomito
appoggiato al tavolo, la mano sulla fronte, con il calore della tisana
che saliva dalla tazza. Nella mente di Kikka solo una possibilità di
salvezza rimaneva per tenere in vita chi amava più della sua stessa
vita: doveva lasciare Molten.
Strinse forte la tazza rompendola con la forza delle mani, ferendosi e
ustionandosi. Il dolore che provava nel cuore era così forte, che non
sentì nemmeno il bruciore per la ferita. Continuò a piangere per tutta
la notte su quel tavolo, finché le forze l'abbandonarono e stremata si
addormentò.
Il Vice Etek, ignaro di cosa succedeva, stava tornando dal turno
notturno, fischiettava di buon umore e non vedeva l'ora di rivedere la
sua amata. Si fermò al banco dei mercanti che stava aprendo, curiosò fra
la merce e quando vide quello straordinario anello con lo smeraldo lo
comprò di istinto. Fece pochi passi e poi prese dalla vecchina che
vendeva i fiori all'angolo un grandissimo mazzo di rose rosse. Aveva
deciso, quel giorno avrebbe chiesto a Kikka di condividere con lui tutto
il resto della vita.
Gli passarono in mente tutti quei straordinari momenti della loro
storia, dal primo bacio all'ultimo di ieri, emozionante. Entrò piano in
casa, si sorprese di vederla sul tavolo invece che a letto; si preoccupò
quando vide la mano ferita e la tazza spezzata. Con un gesto delicato
accarezzò il viso stranamente arrossato dal pianto e chiamò dolcemente "Kikka..."
La strega si svegliò di scatto e quando vide il guerriero con il mazzo
di fiori lo spinse lontano "Via via!! Io odio i fiori rossi!" nella
mente della strega vorticavano le immagini del sogno. I fiori rossi di
decorazione del rito, il rosso del sangue: "Io, io... Non ti voglio
più!!"
Quando spinse l'incredulo guerriero, la scatola con l'anello nella tasca
di Molten cadde in terra aprendosi. Kikka appena lo vide ebbe un altro
flash back del sogno: le sue mani con indosso il gioiello. Scoppiò a
piangere e con un piede distrusse l'incastonatura e la pietra rotolò via
sul pavimento.
Molten rimase senza parole, mentre Kikka usciva di corsa dalla casa. Il
guerriero prese Kikka per un braccio "Amore! Cosa ti succede? Spiegami
ti prego! Ti ho offesa? Forse è troppo presto per te?"
Raccogliendo tutto il coraggio che aveva, guardò negli occhi l’Etek e
disse quello che non avrebbe mai pensato di dire: "Semplicemente non ti
amo più, anzi non ti ho mai amato!" Con uno strattone si liberò dalla
presa e salì in groppa a Shaki.
Molten rimase impietrito nella sua casa ormai così tremendamente vuota,
anche se niente poteva essere come il vuoto che si stava creando dentro
di lui. Raccolse la pietra dal pavimento e si precipitò fuori, salì in
groppa a Mikasa e in preda alla confusione più totale si diresse verso
la Cordigliera.
Kikka dopo aver corso per molte Antie si ritrovò a Krymenia, percorse i
corridoi bui finché arrivò nella sua stanza, quella che in futuro
avrebbe accolto gli hammers che volevano sapere il significato dei
sogni. Buttò tutto per terra, libri, pergamene, pietre, barattoli di
erbe. L'unica cosa che rimase sulla scrivania era una pergamena bianca e
un pennino. Sconvolta prese a scrivere:
"A volte i sogni superano la realtà, quando i sogni diventano incubi
allora essi non sono più doni della vita, ma diventano peggio che la
peggior maledizione. Il mio sogno è ora il mio tormento!".
Con la mano la strega spezzò il legno del pennino, così come il suo
cuore si spezzò in mille pezzi. E una lacrima scese lenta sulle fredde
parole della pergamena. Lontano sotto un albero, il guerriero strappava
nervosamente i fili d'erba, così nello stesso modo sentiva il suo cuore
che era come strappato dal suo petto. E una lacrima scese lenta sulla
fredda lama della spada.
Cap. 6
La cordigliera s’inerpicava dalla sponda del Kruill, prima dolcemente
poi più aspramente; alternava le due salite a brevi tratti di piano.
Molten e Mikasa percorsero più volte tutti i sentieri, dormendo ogni
notte in luoghi diversi. Fino a quando giunsero su un pianoro, uno dei
più alti che avevano visto fino ad allora; non era una superficie
enorme, ma per una cavalla ed un guerriero in fuga poteva bastare. Era
appena discosto rispetto dal sentiero principale che portava verso la
cima, così da risultare nascosto agli occhi di Hammers o peggio di
ribelli che avessero avuto voglia di salire fin lassù.
Si era negli ultimi giorni di Colderule, freddi ma non troppo, anche se
sul quel lato della cordigliera l’umidità aveva trovato il suo habitat
naturale, aumentando pertanto la percezione stessa del freddo.
Era così passato il primo compleanno arcanese di Molten, anche se non lo
aveva festeggiato come avrebbe voluto, ma Kikka nonostante tutto aveva
trovato il modo di recapitargli gli auguri: una pergamena era giunta
all’imbocco della caverna dove aveva trovato riparo. “Kikka… Amore… Sei
scappata senza un perché, ma questi auguri significano che non è come
vorresti che credessi…” pensò triste l’Etek.
Da quel giorno sulla Cordigliera cominciarono ad arrivare tutte le
pergamene che normalmente giungevano alla tana di Ylea; erano
indirizzate solo a lui. Molten le trovava al mattino davanti
all’ingresso della caverna, sempre perfette nonostante l’umidità della
notte. C’era solo una spiegazione per questo: la Strega non pensava
affatto le parole urlategli nei giorni precedenti. Era sicuramente
successo qualcosa nel suo viaggio da Sorgentia, qualcosa che l’aveva
fatta reagire in quella maniera a lei non consona, qualcosa che lei era
costretta a subire senza poter fare niente per cambiare la situazione e
l’invio delle missive ne era la prova; probabilmente era la sua maniera
per stargli vicino, per dirgli che non era come sembrava, per fargli
sentire il suo calore e quello degli abitanti di Arcano.
Erano passati ormai parecchi giorni da quando si erano stabiliti in
quella grotta. Molten e Mikasa facevano lunghe passeggiate ed il
Guerriero lasciava che la sua cavalla corresse libera nei campi;
cacciava di tutto per mangiare: lepri, conigli selvatici, ed un
solitario sciaves che si era avventurato in quella landa desolata.
L’acqua la trovava al Kruill, dove scendeva a giorni alterni per farne
rifornimento e per lavarsi. In un’occasione aveva anche dovuto
combattere contro un ribelle, ma l’ucciderlo non gli aveva dato la
soddisfazione che solitamente provava nell’eliminare i nemici di Nimira.
Una mattina uscendo dalla caverna notò le solite pergamene, come al
solito ben ordinate sul lato destro dell’apertura, ma una in particolare
lo colpì immediatamente: profumava lievemente di mughetto. Molten l’aprì
subito, certo che fosse di Kikka e non si sbagliava. La Strega gli aveva
mandato una poesia, ed era intitolata “Primavera” come la stagione che
stava incominciando negli Sdu. La lesse:
Un soffio di vento
all'improvviso è arrivato,
e da una nuvola di fiori rosa,
sono avvolta.
Con un salto prendo un po'
di quei petali profumati.
Piano apro il pugno,
alzo il viso e vedo già
che riprendono il volo,
dalla mia mano, verso il cielo.
Guardo quel manto azzurro limpido
e saluto la primavera che è arrivata...
Primavera, dolce fanciulla danzante,
con una tavolozza colori già,
il grigiore cittadino.
Pennellate verdi sugli alberi,
nuovi germogli che nascono.
Punti rosa nel cielo,
profumati petali che volano.
Cammini nei prati et voilà,
delicati fiori di ogni colore.
Dimmi musa di tanti poeti,
questa stagione cosa ci riserverà?
Forse nuovi amori
freschi come i tuoi fiori,
dolci come le piccoli rondini
richiamate dal tuo canto.
Forse la riscoperta
di quanto sia bella la persona
che ci già sta vicino e ci ama,
vedere come i suoi occhi brillano
al sole caldo che torna a scaldare...
Tra gli alberi intravedo però,
i monti ancora innevati,
l'inverno non ci ha ancora salutato.
Sono i cuori inquieti,
che non riescono a sciogliere
il gelido freddo che hanno dentro.
Se siete in attesa
di nuovi amori,
sperate.
Se siete già felici,
e avete l'amore,
sorridete.
Se siete malinconici,
e non c'è più l'amore,
tornate a vivere:
lasciate che il sole
sciolga i ghiacciai,
che solo i torrenti
scorrano veloci e impetuosi
e non le lacrime sul vostro viso.
Solo le gocce di rugiada,
si fermino sul filo d'erba,
e non le lacrime sui vostri cuori.
E' primavera:
la nuova rinascita,
la nuova forza,
la nuova vita...
Non ne capì subito il significato, ma gli piaceva molto, ne era rimasto
commosso; fino a quando pensando e ripensando, leggendo e rileggendo il
suo cuore era tornato in tumulto. La lontananza da Arcano l'aveva
aiutato a sopportare quella dalla Strega Saggia, ma era la peggior
ferita che avesse ricevuto, sapeva che difficilmente si sarebbe
rimarginata completamente. Guardò fuori dal rifugio, vide in lontananza
le mura di Krymenia: cosa doveva fare? Lasciare che il suo cuore si
inaridisse o tornare alla tana di Ylea? Decise in fretta questa volta:
qualche tramonto sarebbe passato ancora, ma come aveva scritto Kikka, l'Etek
pensava che fosse ora di rinascere, nuova vita, niente più malinconia,
ma linfa vitale che scorreva. Ancora una volta la Strega Saggia aveva
saputo stargli vicino.
Scese dalla Cordigliera alcuni giorni dopo, dopo aver accuratamente
eliminato traccia del suo passaggio in quel luogo; si volse indietro,
guardò la caverna per l’ultima volta, poi salì su Mikasa, destinazione
Ylea.
Magicamente dal giorno del suo ritorno le missive tornarono ad arrivare
alla tana, prova ulteriore di quanto pensato in Cordigliera. Aveva
ripreso anche la sua vita al Comando Etek, i suoi turni di guardia e le
missioni negli Sdu, che gradiva particolarmente perché gli permettevano
di liberare la mente dai pensieri più negativi.
Una mattina ricevette la missiva con la quale Kikka invitava tutti al
gioco della pentolaccia: “Peccato” pensò, “proprio la sera che sono di
turno al Comando”. Uscì dalla tana per sbrigare alcune faccende quando
vide per la via Galath, che discuteva animatamente con Mabel a proposito
della gara ed Hammers che scommettevano sulla vincita di uno o
dell’altra. Il cuore impazzì però, al vedere ed al sentire la voce di
chi riceveva le scommesse: la sua Kikka.
"Scommetto 5 scaglie di miara sulla vincita di Galath" disse
improvvisamente l'Etek alle spalle della Strega, era la prima volta che
la rivedeva dalla loro separazione. Il cuore era sempre in tumulto, ma
la vita doveva ricominciare: ci sarebbe stato tempo per le spiegazioni.
"Lokot amico mio, se vuoi una mano ti aiuterò, basterà sedermi in
disparte ed incominciare a suonare la cornamusa" continuò Molten in
attesa che la sua scommessa venisse accettata.
Kikka sobbalzò nel sentire la voce di Molten, prese le scaglie e le mise
nel forziere con mano tremante. “Va bene, vediamo chi vincerà” rispose
evitando lo sguardo dell'Etek sapendo ancora di non poterlo sostenere
senza stare male. Quando Molten si mise a parlare con Galath fece un
sospiro di sollievo e tornò alla sua raccolta di scommesse.
Nella serata si svolse la gara e Molten venne a spere dalla missiva che
Galath era riuscito a battere l’amazzone. Si preparò quindi con cura
indossando un’uniforme nuova di zecca, sellò Mikasa e si recò alla casa
di Kikka. Amanuator era alto nel cielo, intimorito come la prima volta,
bussò due volte e la Strega venne ad aprire.
“Cosa vuoi?” gli chiese sorpresa di trovarselo davanti, avendo
dimenticato la scommessa.
“Sono venuto a riscuotere la mia vincita” rispose l’Etek, senza riuscire
a distogliere lo sguardo da quei due smeraldi incastonati in un
diamante. “Per noi non ti preoccupare,ci saranno tempo e luogo per
fermarci a discutere meglio. Capisco che c'è qualcosa che ti turba e che
potresti aver bisogno di tempo per riflettere ed avere fretta potrebbe
essere nocivo. Prenditi il giusto tempo,mi troverai ad aspettarti, ora e
sempre".
Kikka rientrò in casa, prese le miare dovute ed uscì nuovamente sulla
porta. “Eccoti la vincita” gli disse posandogli il sacchetto sulla mano,
mano che avrebbe voluto stringere ancora come sempre.
“Perché, perché le Dee hanno voluto questo?” pensò la Strega. “Ora
vattene, scusami, ma non posso sopportare oltre” disse poi a Molten
mentre una lacrima cominciava a scendere sul suo bel viso. Entrata in
casa e chiusa la porta, scoppiò in un pianto irrefrenabile.
L’Etek era ancora sulla porta, sentiva il pianto dell’amata: ed era
straziante.
Capitolo 7
Kikka guardava dall’esterno la maestosità del Tempio dei Sogni, era da
parecchio che non entrava in quel luogo sacro e così sereno. La dura
prova che le avevano inferto le Dee era davvero quella più terribile che
aveva mai subito; non ci aveva più messo piede, perché aveva paura di
non riuscire a trattenere la sua rabbia, aveva il timore di dire parole
che avrebbero offeso in modo irrimediabile le divinità arcanesi. Ma
quando si toccava veramente il fondo, non c’era più spazio per il
rancore e ogni persona aveva bisogno di riempire in qualche modo quel
vuoto dentro che cresceva ogni attimo in modo esponenziale.
La Strega Saggia era appena scappata via dalla taverna, dove si era
svolto, dopo quello a casa sua, di nuovo un angosciante scontro con
Molten. Mentre saliva sui gradini della dimora delle Dee, ripensava alla
scena di quella sera: alle parole premurose del guerriero che voleva
essere solo gentile e non invasivo, aveva risposto di nuovo con parole
dure.
Lei voleva che la odiasse, ma lui sapeva leggerle dentro; ogni parola
che diceva, i suoi occhi esprimevano il contrario. Sospirò amaramente ed
entrò dentro il Tempio, subito fu avvolta dalla pace del luogo, pace… da
quanto tempo non sentiva quella sensazione.
Si inginocchiò davanti alla Dea Arawen, la sua preferita tra le quattro
divinità e cominciò a pregare ed inevitabilmente a piangere di nuovo.
“Mia Dea, non so perché hai chiesto alla tua protetta questa prova, ma
ti supplico di darmi nuova forza. Io sento che sto per cedere, il mio
cuore si sta frantumando e non riesco più a sorridere!”
Vedendo la Strega Saggia piangere, si avvicinò a lei la sacerdotessa e
sua amica Elenie, che preoccupata le chiese “Piccola, che ti succede?”
Kikka alzò gli occhi pieni di lacrime, la sacerdotessa aprì le braccia e
avvolse la spaventata strega tra le sue braccia, la ragazza si sfogò per
diverso tempo, finché si calmò nel sentire l’affetto e aveva
l’impressione che la stessa Dea la stesse consolando.
Un abbozzo di sorriso all’amica “Grazie…” si alzò in piedi, accese una
candela guardò la statua e poi voltandosi verso la sacerdotessa “Ora
devo fare una cosa che ho sempre rimandato. A presto!”
Elenie annuì “pregherò per te.”
La strega la abbracciò nuovamente e poi si diresse verso l’uscita.
Doveva scrivere a Molten, era venuto il momento di spiegargli la
maledizione che pendeva sul loro amore e il motivo del suo comportamento
degli ultimi mesi e convincerlo a dimenticarla.
Prima di salire a cavallo, affidò una missiva ai corrieri da consegnare
al Vice Comandante Etek:
“Ti aspetto domani nel primo pomeriggio, sulle sponde del Kruill fuori
da Ylea, dove tutto ha avuto principio… ” …e dove tutto avrà fine,
continuò la frase mentalmente la strega cercando di non cadere di nuovo
nello sconforto: non doveva più piangere, non doveva più versare nessuna
lacrima, doveva accettare il proprio destino.
Su un masso in riva al Kruill, il cuore di Molten era come impazzito
mentre leggeva e rileggeva la frase della pergamena, la mano che teneva
la missiva, tremava. Da quanto aspettava questo momento, il momento del
chiarimento. Tante domande che avrebbero finalmente avuto risposta.
Nello stesso tempo lo aveva temuto, aveva paura di sapere cosa aveva
sconvolto la sua amata.
Quando sentì il nitrito di Shaki in lontananza, si alzò e aspettò con
ansia Kikka che si stava avvicinando, lui rimase immobile incapace di
muovere qualsiasi muscolo del corpo.
La strega scese da cavallo, lasciò libero il suo destriero di correre
con Mikasa, felici di aver ritrovato il loro compagno di gioco; si
avvicinò al guerriero con anch’essa il cuore che batteva a tremila. Gli
occhi erano di una freddezza inusuale per la ragazza, non voleva più far
vedere la debolezza del suo animo, sarebbe stato tutto più facile.
Molten che tante volte aveva preparato un sacco di discorsi e parole da
dire in quel momento, rimase solo in silenzio in attesa che lei
parlasse. Gli occhi lucidi si imprimevano ogni singolo particolare della
strega: il ricciolo ribelle che non voleva mai stare al suo posto che
aveva spesso creato ilarità nei giorni felici, il contorno del viso,
così delicato ma deciso insieme… e quegli occhi di cui si era follemente
innamorato ma che oggi non riconosceva, erano troppo freddi. Aveva paura
che non l’avrebbe più potuta vedere da così vicino.
Kikka sentiva che la sua forza stava vacillando, strinse forte il pugno
quasi a farlo sanguinare, si fece coraggio e incominciò il triste
racconto: “Molten, come avrai sentito nel mio viaggio dalla mia mentore,
ho perfezionato il mio dono di vedere ed interpretare i sogni. Inoltre,
ho acquisito purtroppo anche il dono della premonizione.”
Il guerriero rimase ancora fermo, non capiva ancora cosa c'entrava con
la loro storia, con quella che doveva essere una voce ferma, ma che uscì
tremula disse soltanto “Continua…”
La strega annuì cercando di mantenere il controllo e lo stesso tono
senza emozione “La sera che sono tornata, mentre tu eri al comando ho
sognato che tu…” la voce divenne meno sicura e pronunciò quasi
sussurrando “…morivi”
Gli occhi del guerriero si spalancarono e la voce prese forza e quasi
urlò “E per questo stai buttando via tutto? Per uno stupido sogno?”
La strega dimenticò tutte le promesse fatte a se stessa e scoppiò a
piangere scrollando la testa “Non sai cosa ho visto! Tu morivi per
salvare me! Per colpa mia! Per due volte! Una nei pressi di casa nostra,
e un’altra al nostro rito d’unione, avevo l’anello di smeraldo, ma io
non lo avevo ancora mai visto! Come possono non credere a questa…
maledizione?”
Molten prese tra le sue mani le spalle della strega per costringerla a
guardarlo “Ma non capisci che per me la maledizione più grande è non
poter stare insieme a te? Tu dici che io morirò, ma non capisci che io
sarò come morto senza di te! Non fisicamente forse, ma…” lasciò la
stretta per toccarsi il petto “qui.”
La Strega Saggia pose anche le sue mani sul proprio petto e aggiunse
alzando lo sguardo “E come pensi che mi sentirò, se tu dovessi perire a
causa mia e perché non ho ascoltato ciò che il mio sogno diceva. Tu
senza vita e io nel dolore inconsolabile”
Molten tolse la sua mano dal petto e la lasciò cadere sul fianco e
questa volta senza rabbia, ma con dolcezza “Amore, come fai a sapere che
succederà davvero? Io non posso accettare questa ragione. Non posso.
No.”
Kikka sospirò, era sicura che non lo avrebbe convinto e c’era un solo
modo per farlo cambiare idea, ma aveva paura di compiere quel gesto. Ma
doveva farlo, per lui… “Dammi la gemma, lo smeraldo che volevi
regalarmi.”
L’Etek rimase spiazzato, di tutti i gesti quello era l’ultimo.. Dalla
tasca tirò fuori tremante la pietra, forse aveva cambiato idea, forse
l’aveva convinta. Cominciò a sorridere quando pose nella delicata mano
lo smeraldo, ma quell’abbozzo di sorriso si spense quando vide il
terrore negli occhi della strega che chiudeva la pietra tra le sue mani
e le proprie.
“Ora ti farò vedere il mio sogno. Chiudi gli occhi.” Sentiva le mani di
lei che tremavano e cominciò ad avere timore anche lui, ma quando lei
chiuse gli occhi sospirò e fece altrettanto.
Amanuator subito sparì dietro le nuvole grigie, questa volta nessun
soffio di vento, ma un ovattato silenzio. Nessun canto di usignoli,
nessuna lepre che correva nel prato, silenzio. Un solo e inquietante
silenzio.
Le immagini percorsero ancora più veloci della prima volta, la corsa di
Molten, il ribelle che lo colpiva, buio… la festa e gli urli festosi,
l’anello che splendeva, la freccia e la morte che arrivava, ed infine
l’urlo angosciante di Kikka che spaccò il silenzio irreale che si era
creato.
Entrambi lasciarono cadere la gemma, che dalle loro mani cadde lenta sul
prato. Molten sentiva come se le ferite bruciassero davvero, ma era
quell’urlo che aveva colpito il suo cuore, come se un musicista
inesperto avesse tranciato in un colpo, i delicati fili del proprio
violino. Non melodiosa sinfonia ma un angosciante litania e poi…. il
nulla.
Kikka e Molten con gli occhi pieni di lacrime si guardarono senza dire
niente, chiusi nel loro dolore, intorno il silenzio, anche se l’eco
dell’incubo, prepotentemente era ancora nell’aria.
Insieme si avvicinarono e, consci che era l’ultimo, si baciarono. Ma non
c’era dolcezza di miele in quel bacio, solo il sapore amaro e salato
delle lacrime che scendevano da entrambi.
Kikka si staccò e fece un passo indietro, si voltò e richiamò Shaki e
prendendolo per le redini si allontanò da Molten senza mai voltarsi,
camminando sull’argine del Kruill. Il guerriero guardava lei andare via
incredulo, non credeva che tutto ciò fosse vero, domani si sarebbe
risvegliato e questo sarebbe solo stato parte dell’incubo.
Ma il freddo vento che sfiorava il suo viso in lacrime lo portava alla
dura realtà.
Lo spirito del fiume Kruill era agitato e si dibatteva furibondo, non
voleva che la prossima storia che avrebbe raccontato alla dolce Kristal
fosse stata così dolorosa. Un fulmine scese vicino a Shaki che
imbizzarrito fece spaventare la strega, che scivolò e cadde nelle acque
del fiume.
Il guerriero che la stava ancora guardando, corse e si tuffò lottando
contro la corrente, fino a raggiungere la ragazza che aveva perso i
sensi e la portò in salvo alla riva. La appoggiò delicatamente
sull’erba, il viso era pallido e sembrava quasi senza vita. Premette sul
petto per farle tornare il battito e con la respirazione fece in modo
che non ci fosse più traccia di acqua nei polmoni della ragazza.
Kikka rivenne e sorrise, nonostante tutto, al guerriero: “A quanto pare,
quella che stava per morire ero io.”
Molten abbracciò la strega e la guardò negli occhi “Visto? Tutto può
accadere, e questo non l’hai visto in nessun sogno. Un detto dice –vivi
intensamente ogni attimo della tua vita, come fosse l’ultimo- e per poco
il tuo ultimo attimo sarebbe stato il nostro addio. Kikka viviamo senza
pensare al futuro, ti prego.”
La strega alzò il braccio e accarezzò i capelli bagnati del guerriero,
sorridendo ancora “Sarà quel che sarà, che il destino decida ciò che
vuole, il mio cuore ha già deciso…”
In quel momento Amanuator riapparve da dietro le nuvole e illuminò i
loro visi, che risplendettero di gioia quando entrambi dissero insieme
“Ora e sempre.”
In una soffitta vecchia di una casa desolata ai confini di Arcano, un
libro cadde a terra e si aprì ad una pagina, c’era una scritta quasi
cancellata dal tempo: “L’unico modo per interrompere la maledizione
della morte certa di un innamorato, è che salvi chi ami da morte certa”.
L’antico fiume Kruill ora scorreva tranquillo e sereno, lanciò un
occhiolino alla Dea Arawen che sorrise mentre con un soffio sparse
nell’aria i petali del fiore “Battito di Cuore”, che scesero dolcemente
su Kikka e Molten.
Kikka e Molten
| Cap.
1 |
Cap.
2 |
Cap.
3 |
Cap. 4 |
Cap. 5 |
|
|
|
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
|
|
|
|
|
|